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mercoledì 31 agosto 2011

Scovata nel cervello la "memoria musicale".



Vi sarete sicuramente chiesti come mai alcune canzoni ascoltate per la prima volta ci entrano in testa e non se ne vanno più per un pò di tempo? Siete ossessionati dai motivetti infernali dei "tormentoni" estivi? Beh la "colpa" è tutta del lobo temporale anteriore destro, ovvero una regione del cervello a forma di pollice che si trova appena dietro l'orecchio destro. Sembrerebbe, infatti, che proprio all'interno di questa parte si trovi la "memoria musicale" e se questa regione del cervello risulta danneggiata, non si è più in grado di riconoscere nemmeno le melodie più famose, come accade in alcune forme di demenza. Tutto ciò è stato dimostrato da uno studio pubblicato sulla rivista Brain dal team di Olivier Piguet del Neuroscience Research Australia. In effetti su New Scientist, (un settimanale di divulgazione scientifica pubblicato in lingua inglese), si può leggere: "Gli scienziati volevano capire perché le persone con Alzheimer hanno difficoltà di memoria, ma possono ricordare le informazioni se queste vengono cantate loro. Uno studio precedente ha attirato l'attenzione dei ricercatori sul lobo temporale anteriore destro, responsabile del nostro modo di capire parole e concetti". Per saperne di più Olivier Piguet ha chiesto a 27 volontari affetti da demenza di ascoltare coppie di brani musicali. Quattordici pazienti soffrivano di Alzheimer, mentre i rimanenti 13 di demenza semantica, (una condizione in cui le persone possono parlare fluentemente, ma perdono la capacità di ricordare i nomi di oggetti, persone e concetti astratti). I risultati ottenuti in questa sorta di "Musichiere" sono stati confrontati successivamente con quelli di venti volontari sani. I risultati hanno dimostrato che le persone con demenza semantica avevano più difficoltà ad identificare i brani musicali famosi rispetto ai malati di Alzheimer. Questo ha permesso di individuare l'area chiave per conservare la "memoria musicale", confrontando le regioni cerebrali danneggiate nei due gruppi di pazienti. Ma in cosa è consistito l'esperimento? In pratica ai partecipanti è stato chiesto di ascoltare fino a 60 melodie differenti. Trenta erano ben note come ad esempio, Jingle Bells, ed ad ognuna veniva abbinato un brano non familiare, nella stessa chiave e con lo stesso tempo dell'altro. Dopo ogni pezzo i volontari dovevano dire se avevano ascoltato una melodia famosa oppure no. I partecipanti hanno anche ascoltato 48 suoni di tutti i giorni, (come ad esempio, un frullatore, il clacson di un'auto ecc...), ed in seguito dovevano abbinare l'immagine appropriata scelta in un gruppo di sei. Come era già stato previsto, le persone con demenza semantica hanno avuto più problemi, individuando i brani famosi solo nel 60% dei casi, contro l'85% dei pazienti con Alzheimer ed il 90% dei volontari sani. Successivamente la risonanza magnetica ha rivelato che il lobo temporale anteriore destro era molto ristretto nella maggior parte delle persone con demenza semantica. Inoltre in media i soggetti in cui quest'area era più danneggiata sono stati i meno abili nel riconoscere i brani famosi. Oltretutto le difficoltà a riconoscere la fonte dei suoni quotidiani sono state associate a danni differenti nel cervello. Mentre le persone affette da Alzheimer non hanno evidenziato problemi significativi nelle regioni del cervello "sotto esame", il che spiega perché sono in grado di riconoscere ed identificare i motivetti ed i suoni familiari come ad esempio, il clacson. Infine proprio per questo motivo Oliver Piguet ha sostenuto che il lobo temporale anteriore destro sia "sotto attacco" nella demenza semantica, ma non nel morbo dell'Alzheimer.


martedì 30 agosto 2011

Ricaricare un cellulare mentre si corre? Da oggi sembra possibile!


Vi sarà capitato di essere fuori a cena piuttosto che per una passeggiata con gli amici e vi siete accorti che il vostro cellulare ha la batteria scarica, proprio in quel momeno in cui vi serviva maggiormente?... Bene da oggi c'è una buona notizia per tutti quanti noi, grazie ad una nuova invenzione! Fino a questo momento tutti gli studi precedenti si erano bloccati di fronte alla difficoltà di realizzare un dispositivo che non fosse troppo ingombrante o che producesse abbastanza energia per riuscire a caricare un cellulare, ma questa nuova ricerca americana, effettuata da due ingegneri dell'Università del Wisconsin, Tom Krupenkin e Ashley Taylor, sembra poter risolvere i problemi emersi in passato. Infatti i due ricercatori avrebbero scoperto come catturare l'energia cinetica che si sviluppa mentre si cammina o si corre e convertirla poi in corrente elettrica. Tom Krupenkin e Ashley Taylordurante la suddetta ricerca, hanno messo a punto un dispositivo che converte l'energia meccanica in energia elettrica, grazie all'interazione di migliaia di goccioline di galistano, una lega metallica liquida composta da gallio, indio e stagnosimile al mercurio, (e che viene anche usata nei termometri di nuova generazione), senza però essere velenosa che, dopo svariati test di comparazione con altri liquidi, ha garantito i risultati migliori. I due scienziati si sono, infatti, accorti che due piccole sacche riempite di questo liquido e posizionate sul fondo di una scarpa generavano corrente elettrica ogni qual volta venivano compresse dal movimento del piede. Ovviamente trasferire questa energia dal piede ad un apparecchio elettronico, (come, appunto, un cellulare), che si tiene in mano, resta ancora un ostacolo abbastanza difficile da superare, ma Krupenkin e Taylor starebbero lavorando alla possibile risoluzione del problema. Infatti anziché collegare un cavo alla scarpa, i due ricercatori suggeriscono piuttosto di piazzare un trasmettitore wireless nel tacco che sia in contatto con la base del cellulare; in questo modo, a loro dire, si aumenterebbe fino a dieci volte la durata di una batteria. Infatti tale tecnologia, nota come "elettrowetting al contrario", è in grado di sviluppare una potenza di circa 20 watt. L'invenzione dunque cosisterebbe in una scarpa in grado di ricaricare il cellulare mentre si cammina oppure si corre. La coppia di studiosi è talmente convinta della validità della loro invenzione da aver già fatto il primo "passo" per la sua commercializzazione, fondando la società "InStep Nanopower", anche se per il momento gli scienziati stanno cercando un'azienda in grado di disegnare e realizzare una scarpa che possa contenere le due sacche di galistano. Anche sul Daily Mail, (un quotidiano britannico di genere e formato tabloid fondato nel 1896), la scoperta statunitense è stata giudicata: «Assai promettente rispetto alle precedenti», come anche dal professor Andrew Bell della Leeds University, il quale da tempo sta lavorando ad un modo per convertire l'energia cinetica in energia elettrica mediante l'utilizzo di un dispositivo da posizionare sulle ginocchia e sulla schiena dei soldati in marcia che riduca il peso dei loro equipaggiamenti, eliminando così il trasporto delle batterie. Dunque se questa scarpa, una volta realizzata, risulterà funzionare ed in seguito verrà messa in commercio, sarà una grande invenzione davvero molto utile in quest'era "digitale" per tutti quanti!!!



lunedì 29 agosto 2011

iPhone: dopo il 4, in arrivo il 5... o sono solo voci?



Tutti conoscono ormai il famoso "iPhone", (nome di una famiglia di smartphone con funzioni multimediali prodotti dalla Apple); ed in molti già lo possiedono anche. Il primo modello, distribuito nel 2007, era un GSM EDGE quad-band, mentre le versioni successive hanno adottato la tecnologia UMTS e HSDPA. L'iPhone include una fotocamera digitale, (più una frontale a partire dal quarto modello), un dispositivo Assisted GPS ed un lettore multimediale, (le funzioni di UMTS ed AGPS sono state inserite a partire dalla versione 3G). I dispositivi, oltre ai normali servizi di telefonia quali chiamate, SMS ed MMS, permettono di utilizzare servizi come e-mail, navigazione web, Visual Voicemail e possono connettersi tramite Wi-Fi. Sono controllabili dall'utente tramite uno schermo multi-touch, una tastiera virtuale, un pulsante per tornare al menu principale, due piccoli tasti per la regolazione del volume, uno per passare dallo stato di suoneria allo stato di vibrazione ed uno per lo standby/spegnimento. L'interazione con l'utente è aiutato da un accelerometro ed un giroscopio digitale che funzionano da sensori di movimento, un sensore di prossimità ed un sensore di luce ambientale. La Apple ha depositato più di 300 brevetti legati a tali dispositivi. La commercializzazione del prodotto venne annunciata da Steve Jobs per il 29 Giugno 2007 in tutti gli Apple Store ed i centri AT&T negli Stati Uniti. In seguito Steve Jobs annunciò che il prodotto sarebbe stato distribuito in Europa nel 2007, ed in Asia nel 2008. Il prodotto venne inizialmente messo in vendita in due configurazioni: un modello da 4 GB a 499 dollari ed un altro modello da 8 GB a 599 dollari. Mentre il 5 Settembre 2007 il modello da 4 GB venne dismesso ed invece il modello da 8 GB subì una riduzione di prezzo arrivando a costare 399 dollari. Successivamente nel Gennaio 2008 venne introdotto un nuovo modello da 16 GB a 499 dollari. In seguito vennero creati svariati modelli di iPhone quali: l'iPhone 3G in uscita l'11 luglio 2008;  la versione aggiornata l'iPhone 3GS lanciato il 19 Giugno 2009; ed, infine, il 7 Giugno 2010 è stato rilasciato l'iPhone 4. Ma adesso a quanto pare si sta lavorando al proggetto del nuovo iPhone 5. Questo nuovo iPhone, infatti, pare offrirà un pannello posteriore realizzato in metallo ed uno schermo uguale o solo poco più grande di quello dell'iPhone 4. Il ritorno dell'ipotesi di un iPhone con almeno una parte dello chassis in metallo anziché in vetro speciale rinforzato è arrivata oggi dalle pagine del DigiTimes, (un quotidiano che si occupa di computer ed elettronica), proveniente da alcuni costruttori orientali. Quest'ultimi bocciano, inoltre, l'ipotesi di uno schermo da 4 pollici od addirittura 4,2 sensibilmente più grande rispetto a quelli visti fino ad oggi. L'anticipazione rivela uno schermo con diagonale inclusa tra i 3,5 ed i 3,7 pollici quindi uguale o solo di poco superiore a quella dell'iPhone 4. Rispetto al modello attuale il tanto atteso iPhone 5 offrirà un design ed una progettazione rivisti con una cornice più ridotta ai lati del display che, occupando più spazio nella parte frontale, darà l'impressione di integrare uno schermo più ampio. Tuttavia non è la prima volta che circola la tesi di un iPhone 5 con retro in metallo, occorre però notare che fino a oggi le numerose parti di ricambio fotografate e già disponibili presso alcuni fornitori orientali e società specializzate in riparazioni, indicavano un nuovo iPhone sostanzialmente identico o molto simile all'iPhone 4, incluso il retro in vetro speciale. Quindi se quanto sostenuto dal nuovo report di DigiTimes è fondato, significa che tutte le parti viste ed esaminate fino ad oggi non sono destinate al nuovo iPhone 5, ma bensì ad una versione alleggerita ed economica dell'iPhone 4, che in molti indicano come iPhone 4S che, con una capacità limitata a 8GB, probabilmente affiancherà l'iPhone 5 al suo debutto come alternativa economica ed entry level per gli utenti che vogliono entrare nell'universo dello smartphone Apple ad un prezzo più accessibile. In conclusione i costruttori sentiti da DigiTimes hanno bocciato all'unisono le caratteristiche di design e le specifiche hardware dell'iPhone 5 illustrate in un filmato del tutto fasullo che, pubblicato nei primi giorni di Agosto, sta spopolando su YouTube, e quindi anche sui vari Social Network tra i quali anche il famoso Social Network in BluFacebook, con quasi 1,9 milioni di visualizzazioni. Inoltre, secondo gli addetti ai lavori, le specifiche e soprattutto il design non rispecchiano le future reali caratteristiche dello smartphone, ma rappresentano piuttosto i desideri e le aspettative degli appassionati per il nuovo iPhone 5.


In allegato ecco il Video Fake che circola sul web:



domenica 28 agosto 2011

Ridere fa bene al curore; lo dimostra una ricerca condotta negli USA.



Dagli Stati Uniti arriva un'ulteriore scoperta per quanto riguarda il campo della medicina, infatti, da una ricerca dell'Università del Maryland presenta oggi al Congresso Europeo di Cardiologia, che si è aperto a Parigi, è emerso che: "Ora è ufficiale, ridere protegge il cuore ed il buonumore tanto quanto l'esercizio fisico ed i farmaci". Questa è stata la prima volta che una ricerca dell'Università del Maryland sia riuscita a misurare l'impatto del buonumore sulla salute. La suddetta ricerca ha dimostrato come la scarica positiva di una risata ha sulle arterie lo stesso effetto benefico dell'attività fisica oppure delle statine, (alcuni farmaci anti-colesterolo). I risultati sono sorprendenti ed hanno destato grande interesse fra i 30.000 medici presenti, tanto da inserire questo parametro fra i capisaldi di uno stile di vita corretto, al pari del movimento e della dieta. Al riguardo il professore Roberto Ferrari, past president della European Society of Cardiology, (ESC), ed anche presidente della "Fondazione Anna Maria Sechi per il Cuore", (FASC), ha affermato: "Per star meglio basta un buon film comico; lo studio ha messo a confronto l'espansione dell'endotelio, cioè il rivestimento interno dei vasi sanguigni, nelle stesse persone in seguito alla visione di uno spettacolo divertente e di uno drammatico, dimostrando che la risata provoca la dilatazione dei vasi fino al 50% in più, aiutando così a prevenire aterosclerosi, infarti ed anche ictus". Inoltre la ridotta funzionalità vascolare è determinante per lo sviluppo di malattie cardiache che rappresentano tuttora la prima causa di morte nel mondo con 4,3 milioni di decessi ogni anno in Europa, ovvero il 48% del totale. Mentre in Italia sono circa 5 milioni le persone affette da cardiopatia ischemica, la più diffusa tra le malattie cardiovascolari, mentre l'infarto del miocardio ogni 12 mesi colpisce circa 200mila persone. Mentre, al contrario, è stato dimostrato da un'altra ricerca dell'Università di Pisa, presentata sempre al suddetto Congresso, che la rabbia e la negatività aumentano invece il rischio di infarti nei sani, fino a raddoppiarlo in chi è già malato. Gli oltre 30.000 esperti dedicano, infatti, grande attenzione al rapporto fra umore e salute, oggetto di un'intera sessione dei lavori, preoccupati per gli effetti della crisi economica globale che fa prevedere un aumento del 15% degli eventi cardiovascolari nel vecchio continente nei prossimi mesi, così come è accaduto in Irlanda in seguito al crack economico del 2010. Infine il professore Roberto Ferrari ha concluso dicendo: "Nel nostro Paese tradurremo in pratica i risultati di queste ricerche nel primo progetto di prevenzione basato sulla promozione del buonumore promosso dalla FASC, chiamato Be happy, be healthy, che partirà in autunno e si baserà sul valore protettivo e terapeutico della risata ed utilizzerà la comicità in Tv come strumento principale di prevenzione, come indicato dallo studio USA. Stiamo elaborando un nuovo programma con la collaborazione di alcuni attori e cabarettisti, che ci vedrà impegnati direttamente per garantire la massima scientificità. Ridere, infatti, è importante ma ovviamente da solo non basta e soprattutto non può sostituirsi all'esercizio fisico ed ad una dieta sana".


sabato 27 agosto 2011

Un raro muschio cinese per combattere l'Alzheimer?



Negli ultimi giorni è stata realzzata un'ulteriore scoperta nel campo della medicina, infatti, negli Stati Uniti è stato condotto uno studio su un raro muschio cinese che sembrerebbe avere effetti benefici nella cura dell'Alzheimer, (detto anche "demenza senile di tipo Alzheimer", "demenza degenerativa primaria di tipo Alzheimer" o più comunemente "morbo di Alzheimer"; è definibile come un processo degenerativo che pregiudica progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale, provocandone alla fine la morte). Dal suddetto studio ne è derivato un integratore alimentare chiamato Huperzine A. Quest'ultimo agisce come inibitore enzimatico ed, in base ad alcuni test clinici condotti sempre in America, sembra funzionare. Però vi era un problema che ne limitava sempre l'utilizzo; infatti l'Huperzine A ha come "fonte" il suddetto muschio cinese, (l'Huperzia), che attualmente è raro ed a rischio d'estinzione. Per questo motivo la ricerca e le sperimentazioni sono state molto frenate. Basti pensare per esempio, che l'Huperzine A può costare addirittura fino a 1.000 dollari al milligrammo. La buona notizia è che i ricercatori dell'Università di Yale sembrano essere riusciti a sintetizzare la molecola in laboratorio. Il che significa che vi è la possibilità di produrne nella quantità voluta anche quando eventualmente il muschio non dovesse più esistere in natura. Anche in passato c'erano stati tentativi di riprodurre la sostanza in laboratorio, ma il processo di sintesi si era rivelato particolarmente complesso. Il nuovo metodo messo a punto a Yale, infatti, richiede solo otto passaggi e produce una resa del 40%, contro quella dell'appena 2% del complicato procedimento tentato in precedenza. Lo studio menzionato in precedenza è stato guidato dal chimico Seth Herzon ed, in seguito, pubblicato sulla rivista Chemical Science e ripreso, inoltre, dalla testata web Osservatorio Malattie Rare. Il suo team ha prodotto in vitro, (vale a dire in provetta), diversi grammi del composto. In proposito il chimico Seth Herzon ha affermato di essere in grado di produrne molto di più, fino ad arrivare a ridurre il costo dell'Huperzine A a soli 50 centesimi al milligrammo, (ovvero la dose media giornaliera necessaria ad un paziente). Inoltre l'Huperzine A ha dimostrato di essere in grado di bloccare nei primati, (cioè nelle scimmie, per chi non lo sapesse...), senza produrre effetti collaterali, la tossicità di molti agenti usati nella guerra chimica. Ed, infatti, per questo motivo è in corso anche una collaborazione con l'esercito americano. Infine lo stesso inibitore enzimatico è attualmente oggetto di sperimentazioni cliniche per diverse malattie neurologiche. Ma, nonostante questi progressi nella ricerca, purtroppo una cura definitiva per l'Alzheimer ancora non esiste. È solo possibile rendere al miglior modo possibile le condizioni di vita del paziente, grazie a cure di supporto ed una continua ed adeguata assistenza. In Italia sono almeno 700 mila i malati di Alzheimer. Ad occuparsi di loro la maggior parte delle volte sono le famiglie che li assistono a domicilio. Pertanto è importante che accanto ai servizi socio-sanitari, spesso insufficienti, vi siano altri aiuti esterni che debbono però essere qualificati per incidere realmente sulla qualità di vita di tutto il nucleo familiare. L'Associazione Alzheimer Uniti ha in progetto di realizzare corsi di formazione per volontari, da inviare presso le famiglie in base all'esperienza acquisita ed alle reali necessità. E chissà che magari un giorno non si riesca a trovare finalmente una cura definitiva a quest'altra grave malattia.


venerdì 26 agosto 2011

Al cinema arriva Elizabeth... una "Bad Teacher"...



A chiunque sarà capitato almeno una volta nella vita di conoscere e magari anche avere dei professori "cattivi"... Beh a quanto pare il mondo di Hollywood ha preso spunto proprio dalla scuola per creare un nuovo film intitolato, appunto, "Bad Teacher - Una cattiva maestra", però la protagonista di questo film non è una di quelle professoresse di cui si parlava all'inizio, fissata con le interrogazioni e per niente flessibile con i voti ecc... Il suddetto film vede come protagonista Elizabeth Halsey che è un'insegnante di scuola media che beve e fuma marijuana in classe, (*eh chissà a quanti sarebbe piaciuto averne una così...*), la quale vuole lasciare l'insegnamento per potersi sposare con il suo ricco fidanzato. Un giorno però il suo fidanzato la molla e lei è costretta a tenersi quel suo lavoro che tanto odia. Fino a quando un bel giorno a scuola arriva Scott Delacorte un giovane e ricco supplente e quindi Elizabeth decide di mettersi a corteggiarlo per sistemarsi nuovamente. Questo film è stato diretto da Jake Kasdan e vede come attori protagonisti la bella Cameron Diaz(attice statunitense nata a San Diego il 30 Agosto 1972), nel ruolo di Elizabeth Halsey; Justin Timberlake, (cantante ed attore statunitense nato a Memphis il 31 Gennaio 1981), con il ruolo di Scott Delacorteed il mitico Jason Segel, (attore, musicista, sceneggiatore ed anche produttore cinematografico statunitense nato a Los Angeles il 18 Gennaio 1980, e che lavora sia in campo cinematografico che televisivo), nel ruolo di Russell Gettis. La sceneggiatura del film, (scritta da Gene Stupnitsky e Lee Eisenberg), è stata acquistata dalla Columbia Pictures nell'Agosto 2008. Mentre nel Maggio 2009, il regista Jake Kasdan venne scelto per dirigere il film ed in seguito, nel Dicembre dello stesso anno, Cameron Diaz venne scelta come protagonista del film. Inoltre Justin Timberlake è stato scritturato nel Marzo 2010 e le riprese del film sono iniziate nel mese successivo. Il 22 Febbraio scorso è stato distribuito su Internet il primo trailer ufficiale del film, mentre il trailer Italiano è stato rilasciato solamente lo scorso 14 Giugno. Inoltre nel trailer Italiano il titolo del film viene rinominato in "Bad Teacher - Una prof da sballo". Gli altri protagonisti di questo film, oltre a quelli menzionati in precedenza, sono: Lucy Punch, nel ruolo di Amy Squirrell; Phyllis Smith, che interpreta Lynn Davies; John Michael Higgins, nel ruolo di Wally Snur; Molly Shannon, nel ruolo di Melody; Kaitlyn Dever, nel ruolo di Sasha Abernathy; Thomas Lennon, nel ruolo di Carl Halabi; Eric Stonestreet, nel ruolo di Kirk; ed, infine, Noah Munck, nel ruolo di TristanIl film è uscito nelle maggiori sale britanniche il 27 Giugno 2011, mentre negli Stati Uniti è iniziato ad essere distribuito dal 24 Giugno. Mentre per quanto riguarda l'Italia si dovrà aspettare fino al prossimo 31 Agosto 2011.

Nel frattempo potete gustarvi il trailer:



giovedì 25 agosto 2011

L'uva è un ottimo anti-stress.


Siete appena tornati dalle vacanze e vi sentite troppo stressati? Bene da oggi c'è una buona notizia per tutti: la frutta ed in particolare l'uva è la soluzione a questo problema. Infatti sembra che i chicchi d'uva, (meglio conosciuti come acini), possono aiutare a combattere lo stress del ritorno dalla vacanze nelle città rese bollenti dal caldo, con la ripresa quotidiana del lavoro che comporta anche un cambiamento drastico dei ritmi di vita. La Coldiretti, (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti, fondata da Paolo Bonomi il 30 Ottobre del 1944, ovvero la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana), ha riferito che, secondo numerosi studi scientifici come la ricerca dell'Istituto di patologia vegetale dell'Università di Milano pubblicata sul Journal of the Science of Food and Agricolture, la melatonina scoperta nelle uve rosse potrebbe aiutare a regolare negli esseri umani i ritmi circadiani, (che sono dei ritmi caratterizzati da un periodo di circa 24 ore), proprio come fa l'ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale situata nel cervello, che regola il ritmo sonno-veglia e indica all'organismo quando è il momento di andare a dormire. Nell'uva, inoltre, è presente la vitamina B6 necessaria per gli individui contratti, nervosi, insonni e per tutti coloro che hanno bisogno di rilassarsi; ed anche le vitamine A e C essenziali per assicurare il buono stato dei vasi sanguigni e per un'azione antiossidante. Inoltre la Coldiretti ha sottolineato che: "La scoperta delle proprietà tranquillizzanti dell'uva è in realtà solo una delle prove scientifiche che avvalora risultati noti nella tradizione popolare sulle proprietà calmanti della frutta che, secondo i ricercatori, contiene sostanze che hanno la stessa azione del diazepam, il principio attivo presente in vari farmaci e che si trova soprattutto nelle mele, nella quantità di 10-20 nanogrammi per grammo". In generale il consumo di alimenti con zuccheri semplici, come la frutta dolce, aumenta la produzione da parte dell'organismo di serotonina, (il neuro-mediatore del benessere che stimola il rilassamento). Dunque frutta e verdura di stagione, oltre a combattere il caldo, costituiscono una farmacia naturale che esprime il massimo delle potenzialità in questi giorni quando è più varia l'offerta, più conveniente l'acquisto e cosa più importante è possibile scegliere produzione Made in Italy guardando con molta attenzione l'etichetta.


mercoledì 24 agosto 2011

Facebook: Nuove interessanti modifiche in arrivo.



Il famoso Social Network in Blu, Facebook, ha recentemente annunciato alcune nuove funzionalità per controllare la condivisione di post, foto e contenuti. Ma in che cosa consistono queste corpose novità previste per tutti gli utenti di Facebook???... Beh al riguardo il Social Network più chiacchierato ha annunciato l'utilizzo di una serie di nuove funzionalità tutte pensate per favorire un controllo maggiormente incalzante della condivisione di foto, post, video, ma anche un maggiore controllo dell'intero profilo. L'idea fondamentale delle modifiche, in dirittura d'arrivo nei prossimi giorni, è che l'utente di Facebook debba essere in grado di controllare il livello di privacy desiderato di ogni singola pubblicazione di stato, infatti, ad ogni nuovo "post" verrà presentato un menù a tendina da cui scegliere le categorie di persone autorizzate alla sua visione, con un sistema che ricorda molto da vicino le "cerchie" presentate da Google come una delle caratteristiche "esclusive" del suo nuovo Social Network Goolge+. In più il livello di riservatezza, (o privacy che dir si voglia), di ogni post potrà essere modificato anche per la condivisione di stato già pubblicati in passato. L'utente avrà, inoltre, un maggiore controllo sulla pratica di "tagging" nelle foto, grazie al quale si potrà scegliere di cancellare un singolo tag impostato da amici e contatti piuttosto che l'intera funzionalità come in passato. Al riguardo verrà creata una nuova pagina che conterrà al suo interno tutte le informazioni riguardanti gli ultimi tag ricevuti, con la possibilità di approvare manualmente ciascuno di essi, allo scopo di concedere a tutti gli utenti l'opportunità di rifiutare tag indesiderati in post ed immagini. Oltretutto verrà inserito nella pagina del proprio profilo un nuovo pulsante il quale permetterà di visualizzare il profilo nel modo in cui lo vedranno gli altri utenti, comprese le informazioni effettivamente rivelate ad amici, parenti ed estranei. In questo modo ogni singolo utente potrà tenere sotto controllo il proprio profilo e potrà gestire in maniera più semplice e più completa tutte le informazioni inserite su Facebook. Un'ulteriore novità ci sarà anche per la condivisione della "location" in cui ci si trova, operazione che potrà essere compiuta per ogni pubblicazione di stato oppure aggiunta agli status pubblicati in passato. In conseguenza di questo nuovo stato di cose, la funzionalità "stand alone Places" utilizzata su piattaforme mobile verrà abbandonata. Inoltre i nuovi cambiamenti in arrivo riguarderanno anche la condivisione di nuovi contenuti la cui visibilità potrà essere impostata ogni volta tramite un apposito "campo" nel box per l'inserimento di un nuovo status personale. In seguito questo menù verrà arricchito di nuove possibilità come ad esempio, quella di limitare la visibilità di un messaggio a specifici gruppi. In aggiunta una volta pubblicato il nuovo post sarà possibile successivamente modificarne la sua visibilità. Sembrerebbe proprio che Facebook stia rispondendo alla sfida con Google+, però in sua difesa ha affermato che in realtà era tutto già preventivato da tempo; ed ha sostenuto di essere al lavoro sulle nuove funzionalità a tutela della privacy già da tempo, e che la loro implementazione successiva all'apertura di Google+ non ha nulla a che fare con la potenziale "minaccia" posta dal nuovo Social Network di Mountain View. Infine Kate O 'Neill, il product manager di Facebook, ha assicurato: "È una questione di tempi tecnici e non di concorrenza". Comunque sia forse questa sarà la volta buona in cui Facebook apporterà dei cambiamenti utili per tutti; non ci rimane che attendere e vedere se davvero sarà così...



martedì 23 agosto 2011

Una nuova versione dell'Ecstasy contro i tumori del sangue.



Di recente è stato scoperto che la cosiddetta "Droga delle discoteche", ovvero l'Ecstasy potrebbe aiutare a combattere leucemie, linfomi e mielomi, almeno secondo alcuni ricercatori dell'Università di Birmingham, in Gran Bretagna. Un'ipotesi che rilancia l'uso terapeutico di alcune droghe leggere, anche se non sintetiche come nel caso dell'ecstasy; oppure anche la cannabis. Per quello che riguarda l'ecstasyil team di ricercatori di Birmingham, che già da sei anni lavorava sulla risposta del cancro che colpisce i globuli bianchi con farmaci psicotropi come pillole dimagranti ed anti-depressivi, ha modificato la sostanza in modo da renderla 100 volte più "mortale" per le cellule cancerogene. In tal proposito il professor John Gordon ha spiegato: "Non è stato facile condurre la ricerca anche perché la dose di ecstasy necessaria per combattere il tumore risultava raggiungere livelli "fatali", quindi si è scelto di isolare solo le proprietà positive per il cancro di questo derivato dell'anfetamina noto come MDMA". Ed ha proseguito aggiungendo: "È un primo passo "eccitante" ed i risultati mostrano un potenziale miglioramento nei trattamenti per i prossimi anni". Il prossimo passo sarà ora la sperimentazione sui pazienti. Inoltre oggi è stata resa pubblica su Amazon EC2, un servizio  pubblico di cloud computing dell'azienda olandese Medicinal Genomics, anche la notizia del completamento della sequenza del DNA della marijuanaInfatti anche la cosiddetta "erba", con le sue discusse proprietà terapeutiche e non solo, sta svelando molti dei suoi segreti grazie alla suddetta opera di sequenziamento del suo DNA. È stata, infatti, pubblicata online e resa disponibile gratuitamente per la comunità scientifica internazionale la prima mappa grezza del genoma della marijuana, ovvero la "Canapa sativa"; nei prossimi giorni seguirà la pubblicazione di una specie più affine, cioè la "Canapa indica". A darne notizia è stata sempre la compagnia olandese Medicinal Genomics che ha compiuto i lavori di sequenziamento nei suoi laboratori ad Amsteram. Secondo quanto riportato sul sito della rivista Nature, il genoma della marijuana averebbe una lunghezza di circa 400 milioni di basi. Al riguardo il fondatore dell'azienda, Kevin McKernan, ha spiegato: "La nostra promessa è quella di pubblicare in seguito le sequenze dei geni ordinati uno a uno, (annotati in gergo tecnico), rendendole accessibili tramite un'applicazione per iPad entro l'autunno". Oltretutto, come già detto inizialmente, anche la cannabis, (una pianta a fiore che, come anche il luppolo, appartiene alla famiglia delle Cannabaceae), potrebbe essere un'ulteriore possibile cura per molti tumori, anche perché la sua tossicità è bassa quindi la dose necessaria per essere efficace non è sufficientemente elevata per essere pericolosa. Inoltre la cannabis è anche promettente come analgesico in quanto sembra essere associata ad un minore rischio di dipendenza rispetto agli oppiodi e, per di più, sembra servirsi di canali nervosi alternativi per spegnere il dolore. Dunque la mappatura dei geni permetterà di conoscere più a fondo le proprietà dei singoli composti, sia di quelli psicoattivi sia di quelli che hanno solo funzioni terapeutiche. E chissà che un giorno non troppo lontano si riescano a curare tutte queste malattie utilizzando queste nuove versioni di droghe e non utilizzandole al solo scopo di "sballarsi" come fanno molti giovani e non solo da molti anni a questa parte.


lunedì 22 agosto 2011

Google lancia l'operazione "Panda" anche in Italia.


L'ormai stra-famoso Google ha recentemente rimesso mano all'algoritmo che governa il suo motore di ricerca. L'obiettivo è quello di migliorare la qualità dei risultati che compaiono tra le ricerche che offre ai tanti utenti in cerca di informazioni. L'operazione prende il nome in codice "Panda", una parolina soft che evoca subito simpatia. In realtà a tanti blogger ed a molti gestori di siti web che popolano la rete l'operazione Panda ha fatto venire non pochi mal di pancia. Infatti in tanti dal giorno alla notte si sono ritrovati con le visite dimezzate o quasi. Altri, invece, sono stati premiati. Il nuovo algoritmo opera dietro le quinte del più famoso motore di ricerca e quindi difficilmente l'utente medio percepirà i suoi effetti. Sta di fatto che qusta nuova operazione sta provocando un vero e proprio terremoto in tutta la rete. In Italia, (e negli altri Paesi Europei), è scattata soltanto pochi giorni fa, ufficialmente lo scorso 12 Agosto, ma gli effetti si sono già visti con un primo Upgrade in Aprile, ma il mega riordino era partito già molto prima, cioè già a Febbraio negli USA, (e per i siti in lingua inglese). Ma vediamo meglio di cosa si tratta... Dunque in pratica Panda segna un nuovo capitolo nella vita del motore di ricerca che tutti i gironi ci aiuta nell'utilizzo della rete. Le nuove regole favoriscono i contenuti di qualità facendo in modo che i siti che soddisferanno questi criteri compaiano tra i primi risultati delle ricerche. Chi non sta alle regole, invece, viene retrocesso così su due piedi e praticamente non ha più visibilità in rete. Una specie di grande pulizia tra i tanti link e contenuti pubblicati sul web. Di fatto Panda è soprattutto una dichiarazione di guerra alle tante Content Farm, (note anche come Click Farm), che popolano il mondo del web; vale a dire i tanti siti "trappola", con contenuti poveri e poco aggiornati o magari del tutto inesistenti, che spesso sono costruiti solo per attirare i visitatori sugli annunci pubblicitari. A rimetterci però sono anche i così detti aggregatori di notizie, cioè i grandi portali che mettono insieme contenuti sui temi più svariati, (spesso in automatico), senza magari creare contenuti propri. In molti in questi giorni si staranno chiedendo: "Quali sono stati gli effetti di Panda in Italia?" Beh la risposta a questa domanda l'ha fornita Searchmetrics, una società di consulenza Internet con base a Berlino, New York, Londra e Parigi. La società ha analizzato la rete Italiana, (ma anche quella di altri grandi Paesi come Francia, Spagna e Germania), e ha pubblicato una classifica di chi è stato avvantaggiato e di chi, invece, è stato penalizzato dall'opeazione Panda. Ne è rilultata una rivoluzione nelle classifiche dei siti con più visite. In testa a chi, con il riordino dell'algoritmo, ci ha guadagnato possiamo trovare i grandi nomi della rete. Infatti le nuove regole hanno avvantaggiato i big già super esposti come YouTube, Facebook, Twitter, (il noto Social Network dai 140 caratteri), Wikipedia oppure i siti dei grandi quotidiani Italiani. Ma nella lista ci sono anche i siti di grandi case come Apple oppure Sky.it. Mentre a rimetterci sono stati i siti con contenuti, valutati da Google, di serie B come Ciao.it, (sito che compara i prezzi di proprietà della Microsoft), oppure come Liquida, (l'aggregatore del gruppo Banzai). In tal proposito il Director Marketing di SerachmetricsMatthias Bachor ha affermato: "Google ha premiato la qualità. Anche in Italia sono stati favoriti i siti con contenuti che rispecchiano le regole del motore di ricerca". Inoltre nella lista dei siti percentemente menzionati vi sono però soprattutto tanti siti medio grandi senza un marchio forte alle spalle come ad esempio, il sito Tuttogratis.it oppure il blog Geekissimo.it. Per quest'ultimi la strada sembra diventata in salita. Anche perché altri nuovi update dell'operazione "Panda" saranno presto in arrivo.



domenica 21 agosto 2011

"Stop Ai Privilegi Della Chiesa"; il Web Protesta!

Immagine tratta dalla pagina Facebook.

I tagli alla spesa e proclami di lotta all'evasione, che in questi giorni stanno riempiendo i vari quotidiani, iniziano ad assumere l'aspetto di una vera e propria caccia al privilegiato- evasore. E l'attenzione, da settimane concentrata su la casta ed i costi della politica, sta allargando il suo raggio d'azione fino ad arrivare sull'altra sponda del Tevere, coinvolgendo anche il Vaticano. I primi a pensarci sono stati i Radicali, puntando i riflettori sui privilegi di cui gode il gigantesco patrimonio immobiliare della Chiesa; esenzioni Ici e Ires in testa. Infatti su buona parte di quel patrimonio l'Ici non viene paga perché si tratta di strutture che risultano adibite ad attività di culto o ad "usi meritevoli", (vale a dire attività assistenziali o didattiche). In ballo ci sono imposte che l'ANCI, (acronimo di Associazione Nazionale Comuni Italiani), ha stimato tra i 400 e i 700 milioni di euro. Stima non del tutto precisa perché in Italia, secondo il decreto Bersani del 2006, (ovvero il n.223): "Sono soggetti all'Ici solo quegli immobili di proprietà della Chiesa in cui vengono svolte attività esclusivamente commerciali". Ma molte di queste strutture risultano esenti dal pagamento pur agendo in concorrenza con enti pubblici o privati perché ospitano al loro interno attività per le quali è prevista l'esenzione e spesso in molti comuni si è arrivati al contenzioso in tribunale. Il segretario nazionale dei Radicali, Mario Staderini, ha affermato che: "Non sarebbero le attività di culto ad essere toccate dai tagli, ma quelle commerciali, su cui l'area dell'elusione, cioè di chi gioca sui dubbi interpretativi, non è irrilevante". Però la CEI, (Conferenza Episcopale Italiana, ovvero l'organismo di comunione dei Vescovi della Chiesa cattolica in Italia), non ci sta e nelle pagine di Avvenire, (un quotidiano a diffusione nazionale fondato nel 1968 a Milano, nato dalla fusione di due quotidiani cattolici), ha respinto le critiche; infatti Umberto Folena ha scritto: "Sembra di capire che non dovrebbe essere il baretto dell'oratorio a pagar, ed allora chi? La casa alpina dei campi scuola? Le sacrestie? Le mense Caritas, ristoranti travestiti?". Mentre su alcuni giornali l'attenzione si è concentrata anche sulle strutture alberghiere; e sempre sul quotidiano dei vescovi si può leggere: "Si sono bevuti la colossale bufala; secondo cui basterebbe piazzare in un albergo 'una cappellina', per poter dichiarare l'intero complesso 'adibito a culto' e quindi non pagare l'Ici". Le critiche sono cresciute dopo la nota della Conferenza Episcopale Italiana che aveva condannato l'evasione fiscale come un "problema gravissimo", negli stessi giorni in cui si sta svolgendo a Madrid la giornata mondiale della gioventù. L'Unione Europea però vuole vederci chiaro ed ha attivato una procedura di violazione della concorrenza per capire se queste esenzioni fiscali possano configurarsi come aiuti di Stato. In effetti in Italia la normativa è pasticciata e tutto ruota intorno a quell'avverbio "esclusivamente", che nel decreto Bersani è riferito alle attività commerciali religiose; Di certo una formulazione che lascia molto spazio al proprietario che autocertifica ai fini dell'Ici ed alimenta molti dubbi interpretativi. Da alcuni anni lo studio di riferimento è quello pubblicato dal Gruppo RE, (ovvero Religiosi ed Ecclesiastici), che si occupa di gestione immobiliare e dal 1984 opera nel mercato degli enti religiosi; e dunque, secondo i dati, il patrimonio della Santa Sede rappresenta circa il 20% dell'intero patrimonio immobiliare Italiano. Tra questi risultano 8.779 scuole, 4.712 centri sanitari e 26.300 strutture ecclesiastiche che, secondo i Radicali, si collocano a ridosso della linea che separa le attività didattiche e meritevoli da quelle commerciali. A Roma ad esempio, quasi un quarto degli immobili sarebbe di proprietà del Vaticano: case di cura, strutture scolastiche, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 case "generalize", (che funzionano anche come strutture alberghiere), 90 istituti religiosi e molto altro ancora. Per non parlare poi di quelle compagini come ad esempio, l'Istituto per le Opere Religiose, (IOR), e la congregazione Propaganda Fide, la quale, finita al centro dello scandalo della cricca, possiede un patrimonio immobiliare stimato dallo studio in 9 miliardi di euro. Le esenzioni fiscali sugli immobili non sono le uniche però; gli enti ecclesiastici operanti nei settori dell'istruzione e della sanità hanno diritto ad uno sgravio del 50% dell'Imposta sul Reddito delle Società, (siglata in Ires), un risparmio stimato in quasi un miliardo di euro. E se alle due esenzioni si aggiunge anche l'8 per mille, il conto lievita fino a raggiungere la cifra complessiva di 3 miliardi che, secondo le stime dei Radicali, verrebbero risparmiati dallo stato. Mario Staderini, infatti, ha affermato che: "Il meccanismo del contributo IRPEF volontario concepito più di vent'anni fa e destinato ad "attività sociali", prevede che, in caso di aumento del gettito, il meccanismo possa essere modificato e noi chiediamo che venga dimezzata". Un coro di no si è levato contro le proposte dei Radicali. Dopo le critiche della maggioranza anche il Pd si è mostrato critico; Infatti Rosy Bindi ha affermato: "Penso proprio che non l'appoggeremo; credo che la Chiesa sia una ricchezza per la società italiana"; anche se si è detta sicura che: "La chiesa farà la sua parte". Contrario anche Casini che in un'intervista a SkyTg24 ha affermato: "Non si può fare la contabilità con i beni della Chiesa; se non si tiene conto del grande aiuto che da' ai bisognosi". Ed anche da Futuro e Libertà hanno fatto sapere: "Il dibattito non diventi occasione per ripristinare un anacronistico anticlericalismo"Intanto sul sito di Avvenire è stata pubblicata un'inchiesta sui costi della chiesa per rispondere alle accuse. Sul web però i sentimenti sembrano essere opposti. Infatti su Facebook(ovvero il famoso Social Network in Blu), la pagina "Vaticano pagaci tu la manovra finanziaria" ha superato in poche ore le 32mila adesioni e si stanno moltiplicando anche blog e commenti degli utenti che chiedono al Vaticano di abolire i loro privilegi ed iniziano ad arrivare anche le prime adesioni dal mondo della cultura; Infatti sul sito web del Futurista, un settimanale vicino a Futuro e Libertà, è possibile leggere: "Da un'istituzione come la Chiesa era lecito aspettarsi, in una fase così drammatica, un atto di responsabilità e di coraggio". Ed, infine, c'è anche chi lamenta il ritardo di questa presa di coscienza, infatti, sempre su Facebook un utente ha scritto: "Non mi sembra che il concordato Chiesa-Stato sia di questi giorni". E magari è proprio questo il primo effetto di una manovra che sembra scontentare tutti e che costringerà a rivedere tutto.



sabato 20 agosto 2011

Bandito il "Mi piace" in Germania.



Da molti anni tutti quanti noi utilizziamo il famosissimo Social Network in BluFacebookfondato il 4 Febbraio 2004 da Mark Zuckerberg all'epoca studente diciannovenne presso l'Università di Harvard, con l'aiuto di Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Per la fine del mese più della metà della popolazione universitaria di Harvard era registrata al servizio. A quel tempo Zuckerberg fu aiutato da Dustin Moskovitz e Chris Hughes per la promozione del sito e Facebook si espanse all'Università di Stanford, alla Columbia University ed all'Università Yale. Questa espansione continuò nell'Aprile del 2004, quando si estese al resto della Ivy League, al MIT, alla Boston University ed al Boston College. Il dominio attuale, ovvero facebook.com, fu registrato soltanto in seguito tra l'Aprile e l'Agosto del 2005 e molte singole università furono aggiunte in rapida successione nell'anno successivo. Col tempo persone con un indirizzo di posta elettronica con un dominio universitario, (per esempio .edu, .ac.uk ed altri che non sto qui ad elencarvi), da istituzioni di tutto il mondo acquisirono i requisiti per parteciparvi. Quindi il 27  Febbraio 2006 Facebook si estese alle scuole superiori ed a grandi aziende. In seguito dall'11 Settembre 2006 chiunque aveva più di 13 anni poteva parteciparvi. Gli utenti possono fare parte di una o più reti partecipanti come la scuola superiore, il luogo di lavoro oppure la regione geografica. Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di Internet. E dal Settembre 2006 al Settembre 2007 la sua posizione nella graduatoria del traffico dei siti è passata dalla sessantesima alla settima. Dal Luglio 2007  figurava nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed era già il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili, con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente. Nel 2007 la Microsoft acquistò una quota dell'1,6% che corrispondeva a 240 milioni di dollari, ed un gruppo di investitori russi comprò il 2% corrispondente a 200 milioni di dollari. Il valore del sito all'epoca era stimato dalla Microsoft in 15 miliardi di dollari, ma successivamente venne smentito e corretto in 3,7 miliardi di dollari nel 2009. Mentre in Italia c'è stato un boom nel 2008, infatti, nel mese di Agosto furono registrate oltre un milione e trecentomila visite, con un incremento annuo del 961%; il terzo trimestre ha poi visto l'Italia in testa alla lista dei paesi con il maggiore incremento del numero di utenti, (+135%). Ad inizio 2010 l'azienda fu valutata a 14 miliardi di dollari. Ed a metà 2010 l'azienda fu rivalutata a 25 miliardi di dollari, per poi giungere a un valore stimato di 41 miliardi di dollari nel Novembre 2010, stima di SecondMarket. Il 3 Gennaio 2011 Goldman Sachs investì in Facebook 450 milioni di dollari facendolo rivalutare alla cifra astronomica di 50 miliardi di dollari. Nel 2010 il sito superava negli Stati Uniti per una settimana come numeri di accessi il motore di ricerca Google. Ed attualmente il sito è gratuito ed aperto a chiunque, inoltre, secondo i dati forniti da Facebook e raccolti nell'Osservatorio Facebook, nello scorso mese di Aprile 2011 gli utenti italiani hanno raggiunto i 22 milioni. Comunque dopo tutta questa storia riguardante Facebook, (che forse a qualcuno potrebbe non interessare...), siamo arrivati all'argomento principale di oggi... Beh tutti noi inscritti al suddetto sito lo utilizziamo principalmente per chattare con i nostri amici, (anche se sulla chat ci sarebbe da ridire, ma non è questo il momento...), guardare le loro foto e caricare le nostre, conoscere nuove persone, condividere e commentare link ed anche "mettere" l'ormai famoso "Mi piace" a qualunque link o pagina vogliamo... Bene è proprio il pulsante "Mi piace" ad essere stato messo sotto accusa in Germania, infatti, nel Schleswig Holstein, il garante della privacy ha messo al bando il suddetto pulsante per le istituzioni e le imprese; Replica immediata del "gruppo" di protesta: "Nessuna censura a Facebook in Germania". Ma il garante Thilo Weichert ha affermato: "Facebook viola le leggi sulla protezione dei dati personali in vigore in Germania e nell'Unione Europea. E chi utilizza questa funzione si rende altrettanto sanzionabile''. E, difatti, qualsiasi di queste istituzioni e imprese utilizzerà il "Mi piace" riceverà una multa che potrebbe arrivare addirittura fino a 50mila euro. Ed, inoltre, Weichert ha sostenuto che Facebook immagazzina le informazioni lasciate da utenti e non utenti e realizza addirittura profili personalizzati, che sono reputati illegali dal garante.


venerdì 19 agosto 2011

La IBM progetta il chip capace di emulare il cervello umano.


Negli anni le invenzione nel mondo della tecnologia e nello specifico dell'informatica sono state davvero molte e rendono più facile la nostra vita... L'ultima di queste invenzioni è davvero sensazionale!!! Ma partiamo dal principio... Il colosso dell'informatica IBM, (acronimo di International Business Machines Corporation, nota anche come Big Blue, un'azienda statunitense costituita il 16 giugno 1911, ma attiva dal 1888, con sede ad Armonk, USA), ha fatto sapere di aver creato, in collaborazione con alcune agenzie statunitensi come ad esempio, la DARPA, (acronimo di Defense Advanced Research Projects Agency, l'agenzia della Difesa statunitense dedicata ai progetti avanzati di ricerca), con un finanziamento pari a ben 21 milioni di dollari; e come anche il dipartimento scientifico del Pentagono, un micro processore in grado di emulare il comportamento del cervello umano. Si chiama SyNAPSE, (System of Neuromorphic Adaptive Plastic Scalable Electronics), e per realizzarlo è stato utilizzato il silicio esattamente come accade per gli altri chip comunemente utilizzati in milioni di devices; sostanzialmente questo microprocessore è stato concepito per simulare i neuroni, le unità cellulari che costituiscono il tessuto nervoso e le sinapsi, vale a dire le strutture che consentono la comunicazione tra i neuroni o con cellule differenti come quelle muscolari o sensoriali. Infatti il chip è stato realizzato con componenti a 45 nm ed è strutturato in maniera tale da riprodurre le sinapsi e i neuroni del cervello umano, riprendendo alcune caratteristiche che ancora oggi non risultano realizzabili con i classici strumenti messi a disposizione dall'inegneria elettronica. Il responsabile della sua realizzazione, Dharmendra Modha, ha sottolineato che l'obbiettivo dei ricercatori è quello di creare un componente elettronico miniaturizzato in grado di imparare dalle esperienze. Nella sua fase iniziale il progetto ha dato vita a due processori composti da circa 256 "neuroni"; uno contiene oltre 260 mila sinapsi programmabili, (programmable synapses); mentre il secondo ha 65 mila sinapsi in grado di apprendere, (learning synapses). L'intenzione delle grandi aziende responsabili della realizzazione del chip è quella di immettere sul mercato entro 10 anni dei sistemi dotati di 10 miliardi di neuroni e 100 triliardi di sinapsi che consumino meno di un kilowatt e che siano in grado di emulare le capacità cognitive del cervello, formulando ipotesi ed esaminando diverse correlazioni per prendere delle decisioni. In effetti questi "cervelli artificiali" sarebbero in grado di interagire in maniera molto più rapida con l'ambiente circostante, imparando dalle esperienze, (anche da quelle sensoriali), senza la necessità di eseguire istruzioni specifiche. Inoltre il fine ultimo di questo progetto è quello di permettere ai calcolatori elettronici di eseguire nuove operazioni altrimenti impossibili, modellando il modus operandi dei chip sulla base delle conoscenze scientifiche riguardanti il cervello umano. In questo modo, data l'attuale evoluzione nel campo della robotica, sarebbe possibile anche costruire degli "umanoidi" in grado di svolgere compiti oggi impensabili.


giovedì 18 agosto 2011

Utenti spiati senza saperlo... Tutta colpa dei "Supercookies".



Al giorno d'oggi l'informazione è alla base di tutto e tutti noi ormai usamo Internet per conoscere qualunque cosa. In una recente intervista l'attuale presidente di Google, Eric Schmidt, ha commentato svariati dubbi sulla privacy di quest'era digitale. Eric aveva ragione; infatti per far soldi con la pubblicità sul World Wide Web non c'è nulla di più importante che sapere esattamente cosa piace alle oltre due miliardi di persone che lo frequentano. E proprio per tracciare un profilo accurato delle attività online di milioni di utenti qualche anno fa sono nati i cosiddetti "supercookies"; ma, a differenza dei normali "cookies" apparsi per la prima volta nel 1996 che erano facilmente cancellabili dai nostri PC, questi non sono facili né da identificare né da disinstallare. Ma non solo, secondo i ricercatori della Stanford University e di Berkeley, questa nuova tecnologia di software spia è usata da alcuni siti statunitensi di prima grandezza come quello di Hulu e Msn.com. Tuttavia le aziende coinvolte hanno negato ogni tipo responsabilità; ma intanto esplode la polemica. Infatti questi "supercookies" sarebbero in grado di ricostruire i nostri viaggi digitali anche se abbiamo impostato dal browser l'eliminazione automatica dei cookies. I dati in seguito vengono messi a confronto con una lista di mille e cinquecento siti per vedere se uno di questi è stato visitato o meno. Secondo un articolo scritto nel Wall Street Journal, (un quotidiano internazionale pubblicato a New York con una media a livello mondiale di 2.012.000 copie stampate giornalmente), una buona parte delle compagnie che hanno usato questa tecnologia non erano a conoscenza della sua reale funzione. Anzi avrebbero perfino eliminato i supercookies dai loro siti non appena contattati dai ricercatori di Stanford e Berkeley, malgrado il loro uso non infranga alcuna legge americana. Ciò succede in un mondo dove la pubblicità online, secondo alcuni dati riscontrati nel 2010, vale circa 26 miliardi di dollari e nel quale le maggiori compagnie che operano sul web stanno cercando  metodi sempre più raffinati per personalizzare i propri servizi ritagliandoli su misura. Nel suo libro The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from YouEli Pariser colloca la data di inizio di questa tendenza: il 4 Dicembre del 2009. Cioè quando Google comunicò sul suo blog che da quel momento in poi avrebbe usato ben 57 segnali diversi per capire chi erano i frequentatori del suo motore di ricerca. Dal luogo di accesso al tipo di browser usato, fino ai siti visitati. A tal riguardo Eric Schmidt affermò: "Più Google saprà di voi con il vostro permesso, più i suoi consigli e le sue indicazioni saranno puntuali". Però adesso tutte le ricerche che facciamo sul web oppure su Amazon, come anche i commenti dei nostri amici su Facebook, il famoso Social Network in Blu, vengono regolarmente filtrati ed allo stesso tempo vanno ad aumentare ad ogni navigazione quello che queste compagnie sanno di noi. Jon Leibowitz, a capo della Federal Trade Commission, l'ente statunitense che vigila sui diritti dei consumatori, sulle pagine del Newsweek, (vale a dire una rivista generalista statunitense, fondata nel 1933 e pubblicata a New York), ha affermato che: "La nostra vita comincia ad essere tracciata, peccato che non ne abbiamo il ben che minimo sentore". Da qui è nata la proposta di obbligare Microsoft, Mozilla, Apple e Google ad inserire nei loro browser l'opzione "Do not track" per evitare che gli utenti vengano seguiti quando navigano. Poi però lo stesso Leibowitz è stato costretto ad ammettere che consigli e pubblicità su misura sono di gran lunga più utili di quelli generici. Ma alla fine è sempre questione di punti di vista... Infatti essere tracciati porta sì dei benefici, ma allo stesso tempo consente ad aziende private ed a quelle con lo scopo di lucro di sapere gran parte di quello che tutti noi facciamo, soprattutto se si naviga attraverso uno smartphone. E proprio come ha fatto notare Eli Pariser: "Quand'ero piccolo sono cresciuto in un'area rurale del Maine ed Internet era una finestra sul mondo. Oggi con tutti questi sistemi di tracciamento, il web è su misura e si affaccia solamente sul cortile di casa mia".


mercoledì 17 agosto 2011

Tumori della pelle: Il caffè ci viene in soccorso.



Tutti beviamo il caffè ma a chi verrebbe l'idea di spalmare sulla propria pelle una crema al gusto di caffè per proteggersi dal sole?... Beh non a tutti, ma, secondo un recente studio condotto dai ricercatori dalla Rutger University, (Stati Uniti), sembrerebbe che il caffè sia, oltre che alla bevanda più amata dagli Italiani, anche un ottimo alleato contro i tumori della pelle. Infatti a breve verranno messi in commercio prodotti solari molto speciali a base di caffè. Potrete dunque scegliere tra creme abbronzanti al gusto di Espresso o Cappuccino; dunque la bevanda verrà presto utilizzata anche come "protezione per i raggi solari". Il suddetto studio è stato pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica dell'Accademia delle Scienze americana, (Proceedings of the national academy of sciences). Il coordinatore dello studio, Allan Conney, direttore del Susan Lehman Cullman Laboratory for cancer research della Rutgers, ha dichiarato: "Il fatto che comunque tutti alla fine si ammalino sta a indicare che l’inibizione dell’enzima Atr funziona al meglio quando le cellule della pelle sottoposta ai raggi ultravioletti sono ancora in uno stadio precanceroso, cioè prima che i tumori causati dalla fotoesposizione si siano completamente innescati". Ed, inoltre, ha aggiunto: "L'applicazione di caffeina potrebbe realmente prevenire le neoplasie indotte dai raggi solari"Gli studiosi della Rutger University per il test hanno preso in esame un campione di topolini e su di loro hanno testato l'effetto della caffeina. I ricercatori americani hanno modificato geneticamente alcuni di questi in modo tale che non producessero il particolare enzima Atr. Successivamente nel corso dell'esperimento i topi, (sia quelli normali che quelli modificati), sono stati esposti ai raggi solari tre volte alla settimana per 40 settimaneL'esito di questo test ha portato alla luce che i topi senza Atr hanno sviluppato il primo tumore tre settimane dopo i topi normali e che, dopo 19 settimane, avevano il 68% di tumori in meno rispetto a quelli normali. I risultati sono stati impressionanti. Il meccanismo protettivo riguarda questa proteina chiamata Atr; si tratta di un enzima che ha il compito di identificare eventuali danni presenti nel DNA delle cellule della pelle... Beh una buona notizia per tutti coloro che passano ore ed ore in spiaggia sotto il sole ad abbronzarsi! Inoltre questo dimostra come nel mondo della medicina si stiano facendo dei passi molto grandi in questi anni; e chissà ancora quali altre scoperte verranno fatte col passare degli anni... Non ci rimane che aspettare e vedere!


martedì 16 agosto 2011

Ritorna Conan il barbaro in 3D.



Sono passati quasi trent'anni dall'uscita nelle sale di Conan il barbaro; un film del 1982 diretto da John Milius che regalò un clamoroso successo ad Arnold Schwarzenegger e che consacrò il mito del guerriero fantasy creato da Robert E. Howard negli anni Trenta. La storia di questo film si svolgeva durante l'era Hyboriana, un'età fantastica del nostro pianeta creata da Howard per ambientarvi le sue opere. Il giovane cimmero Conan rimane orfano dei genitori quando questi vengono uccisi da alcuni guerrieri giunti a cavallo durante l'attacco al loro villaggio, quindi il giovane Conan viene costretto ai lavori forzati per anni, situazione che lo porterà a sviluppare un'enorme forza bruta; finché un giorno arriva un uomo che lo compra per fargli iniziare una nuova vita come lottatore. Proprio grazie alla sua forza ed all'istruzione fornitagli dal suo padrone diventa un grande combattente e viene fatto viaggiare per il mondo per incontrare nuovi avversari. Ormai libero mentre sta fuggendo da dei lupi, Conan si rifugia in un tumulo funerario sotto una grande roccia, dove trova i resti di un antico re a cui appartiene una spada d'acciaio che, dopo essersene impossessato, prosegue il suo cammino in cerca di vendetta con come unico riferimento il vago ricordo del simbolo con il serpente con due teste, (stemma dei guerrieri che avevano ucciso i suoi genitori). Quindi il film prosegue nel raccontare tutte le avventure che Conan è costretto ad affrontare durante il suo cammino fino ad arrivare alla conclusione nella quale vi è l'immagine, (divenuta ormai iconografica), di un Conan anziano divenuto re seduto su un trono con titoli scorrevoli che preannunciano il suo destino futuro. Ma tornando ai giorni nostri e nello specifico in una Hollywood sempre più a corto idee, è recentemente nato il progetto di riprendere ed aggiornare questo film cult del 1982. Dietro alla macchina da presa siede Marcus Nispel, il film è stato girato in 3D ed il ruolo da protagonista è affidato a Jason Momoa. Nel cast anche Rose McGowan già ammirata in Grindhouse. La nuova pellicola s'intitola anche essa: Conan il barbaro. Tuttavia in questo nuovo film la storia viene rivisita; infatti, a differenza della vecchia versione, questa inizia con la nascita di Conan in un campo di battaglia mentre la mamma guerriera si appresta a morire. Il barbaro viene addestrato alla guerra e quando il perfido Khalar Singh tortura e uccide davanti ai suoi occhi il padre e gli abitanti del suo villaggio, Conan gli promette vendetta eterna. Successivamente una volta adulto, Conan ritrova l'oscuro sovrano mentre è sadicamente impegnato, assieme alla figlia Marique, nella ricerca di una "purosangue" diretta discendente delle streghe di Acheron, il cui sacrificio deve servire a riportare in vita la moglie morta ed a regalare a lui l'immortalità. Inoltre il potente Khalar vuole diventare re di Acheron attraverso la maschera di un demone ed imprigionando la regina Ilira; per liberare la regina la sua damigella Tamara, (una giovane sacerdotessa), chiede l'aiuto di Conan per il quale si presenta l'occasione giusta per vendicare la morte del padre; e quindi insieme proveranno a sconfiggere le forze occulte del nemico che conta sull'aiuto di orribili mostri e dei sortilegi della figlia Marique. A differenza del film del 1982, questa nuova avventura cinematografica di Conan è molto più cruda e violenta e punta sugli effetti del 3D, tra battaglie in mare, scenari fatti di caverne, citazioni greco-romane e sterminate lande selvagge. E, per di più, si basa su combattimenti spettacolari quanto cruenti ed efferati in cui Jason Momoa, perfetto mix di sangue irlandese e hawaiano, affronta da solo schiere di selvaggi mostri marini ed un esercito di guerrieri di sabbia creati dalla magia nera di Marique. Altra curiosità di questo film è che una delle spade usate da Ron Perlman è stata impiegata anche nella sequenza delle crociate nel film L'ultimo dei templari. È stato lo stesso Perlman a chiedere ed ottenere di poter impugnare la stessa arma in entrambi i film. Comunque l'uscita del film nelle maggiori sale Italiane è prevista per il 18 Agosto; nel frattempo gustatevi il trailer: