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mercoledì 28 dicembre 2011

"Andare a scuola rende più intelligenti"; lo dimostra uno studio Norvegese.


Di recente è stato scoperto che, contrariamente a quanto in molti pensavano, l'intelligenza non è una caratteristica innata, vale a dire che non è esclusivamente di pertinenza genetica, ma anche l'ambiente in cui un determinato bambino vive fa la sua parte che è un ruolo davvero importante. A confermare ciò esiste il neo-natismo ovvero quel fenomeno secondo il quale l'essere umano nasce con quasi tutto da imparare fino ad un'età considerevole se si confronta con le altre specie animali. Infatti il bambino neonato non sa fare nulla, o quasi, e solo con il passare del tempo riesce ad apprendere il linguaggio, la deambulazione ed una dopo l'altra tutte le autonomie che lo renderanno man mano un adulto auto-sufficiente. Quindi non c'è da meravigliarsi se, dopo anni in cui forse era dato per scontato che gli apprendimenti scolastici potessero rendere più intelligenti gli studenti, si è giunti a dimostrarlo con dei dati scientifici. Infatti in un recente studio realizzato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di statistica dell'Università di Oslo è stato dimostrato che il QI, (acronimo di Quoziente Intellettivo, vale a dire un punteggio ottenuto tramite uno dei svariati test standardizzati con lo scopo di misurare, appunto, l'intelligenza), dei ragazzi che hanno alle spalle più anni di istruzione scolastica è maggiore rispetto ad altri che interrompono prima il loro ciclo di studi. Quindi si può dire che l'andare a scuola, cosa che a non a tutti piace fare, rende più intelligenti. Al riguardo l'autore dello studio, Taryn Galloway, ricercatore presso l'Università norvegese, ha spiegato: "Ci sono prove per sostenere l'idea che la scuola ti fa più intelligente". I risultati del suddetto studio sono stati pubblicati sugli Atti della National Academy of Sciences. Successivamnete Taryn Gallowayconfrontando i punteggi QI prima e dopo la riforma dell'istruzione, ha scoperto che la media è in effetti aumentata di 0,6 punti, ed ha dichiarato: "La dimensione dell'effetto è stata abbastanza grande". E ha proseguito spiegando: "Siamo in grado di studiare gli effetti della riforma solo sugli uomini perché ci siamo serviti dei dati QI provenienti dalla visita militare, a cui sono stati sottoposti tutti gli uomini intorno all'età di 19 anni". E ha aggiunto: "L'acculturazione ha effetti permanenti sulle capacità cognitive, come quelle misurate con i test d'intelligenza. Le abilità cognitive sono a loro volta legate a una vasta gamma di fattori sociali ed economici. Gran parte della rilevanza dello studio deriva dal fatto che vi è stata qualche controversia relativa alla questione se l'istruzione ha un effetto indipendente sull'QI o se le persone con alto quoziente intellettivo sono indipendentemente in grado di raggiungere livelli più elevati di istruzione". E ha, infine, concluso affermando: "I risultati dello studio sono problematici per il coro di psicologi ed educatori ancora fermo nella convinzione che il QI sia genetico, stabile e non modificabile".


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