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venerdì 23 dicembre 2011

L'acquirente di "Vatican.xxx" resta anonimo ed il Vaticano accusa la ICM dell'accaduto.


Il mondo della pornografia è pieno di "storie" ambientate in conventi, monasteri ed in particolare di monaci e suore molto lontani dalle regole di castità che dovrebbero regolare la loro vita religiosa, ma prima di adesso un sito con l'indirizzo Vatican.xxx, ovvero con una desinenza dedicata ai contenuti online "per adulti", non si era visto. Effettivamente questo "top level domain", (vale a dire l'ultima parte del nome di un determinato dominio internet), con la tripla x, un'esclusiva dei siti internet pornografici, venne istituito meno di un anno fa ma è stato messo in vendita pubblicamente solo da poche settimane. In questi casi i cosiddetti "registrar", (ovvero i siti che fungono da intermediari, appunto, per l'acquisto dei vari indirizzi web), possono assegnare al miglior offerente qualunque nome, purché non sia già stato prenotato. E quindi è sato proprio in questo modo che l'Url, (abbreviazione di Uniform Resource Locator, cioè una sequenza di caratteri che identifica univocamente l'indirizzo internet), Vatican.xxx sarebbe stato venduto ad un cliente, il quale attualmente rimane nell'anonimato, che è stato più svelto della Santa Sede nell'acquisto. Lo ha specificato padre Federico Lombardi, ai microfoni di Radio Vaticana, che ha dichiarato: "Il dominio non è più disponibile perché è stato comprato da qualcun altro acquirente, ma non dal Vaticano". Inoltre gli uffici pontifici almeno in apparenza non sono sembrati particolarmente indaffarati, né prudenti. Infatti, prima della vendita pubblica dei vari domini .xxx, la società ICM, che ha sponsorizzato la creazione di questa nuova desinenza presso le autorità competenti, ha offerto la possibilità a qualsiasi proprietario di marchi e di siti di assicurarsi da eventuali abusi dei propri nomi, approfittando del cosiddetto "sunrise period", ovvero un periodo di 30 giorni entro i quali con un pagamento leggermente superiore a quello previsto dal mercato si può far valere una sorta di "diritto di precedenza" ed evitare così che istituzioni culturali, museali o qualsiasi altra marca possano finire nell'arena della pornografia. Un esempio di ciò si può avere quando si prova a digitare l'indirizzo Disney.xxx si accede ad una pagina in cui viene spiegato che la ICM ha messo al sicuro il nome da eventuali prenotazioni. Oltretutto precedentemente la Santa Sede aveva provato ad ottenere il suddetto risultato però senza riuscirci. Al riguardo la rapida reazione dell'ufficio stampa del Vaticano ha fatto supporre che la questione non ha lasciato indifferenti le autorità pontificie. Proprio perché non è questo il momento migliore per esporsi a nuovi scandali a sfondo sessuale, vista la recente ricomparsa nelle pagine di cronaca dei dossier sulla pedofilia negli ambienti ecclesiastici in seguito alle requisitorie della magistratura olandese. Tuttavia non è detto che il Vaticano abbia mancato di tempismo in questa circostanza. Infatti, andando a controllare i dati di registrazione dell'indirizzo Vatican.xxx, viene fuori che la data di assegnazione è stata il primo Dicembre di quest'anno, quando si era ancora nella fase di "sunrise period", di cui vi ho parlato precedentemente. Mentre la vendita pubblica del dominio hard è cominciata soltanto il 6 Dicembre e dunque, secondo quanto sostiene il Vaticano, sarebbe stata la ICM a non aver rispettato le regole, vendendo il nome del proprio dominio a qualcuno che probabilmente lo ha comprato a fini di speculazione. Inoltre comportamenti scorretti di questo tipo sono stati denunciati anche da alcune importanti società dell'industria pornografica, che hanno ingaggiato una causa legale con l'ICANN, (vale a dire l'autorità che regola la creazione ed assegnazione dei top level domain), e con la stessa ICM. Comunque l'unica cosa certa per il momento è che per il Vaticano il prezzo per potersi riappropriare del proprio nome e sottrarlo così al mondo dell'hard è certamente salito, e non di poco.


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