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giovedì 26 gennaio 2012

Scoperti nel DNA alcuni marcatori che sono in grado di fare resistenza naturale all'AIDS.



Una recente ricerca, coordinata da Guido Poli, professore di Patologia Generale e Immunologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell'Unità di immunopatogenesi dell'AIDS presso l'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, pubblicata sulla rinomata rivista Journal of Infectious Diseases, ha scoperto alcuni nuovi marcatori genetici relativi al controllo spontaneo dell'avanzamento di malattia in persone con infezione da virus HIV. Il suddetto studio è stato condotto da un consorzio finanziato dal Sesto Programma Quadro della Commissione Europea, dal GISHEAL, (vale a dire l'unione tra il Genetic and Immunological Studies on HIV ed l'European and African LTNP), il quale include alcuni tra i massimi ricercatori Europei impegnati in questi studi. In pratica quasta ricerca ha messo sotto osservazione 144 persone sieropositive con caratteristiche di non progressione spontanea di malattia. Insomma si tratta di alcuni individui definiti "LTNP, (Long Term Non Progressors)", vale a dire una rara condizione rilevata solo nell'1-2% di tutte le persone con infezione da HIV, nelle quali il sistema immunitario reagisce in modo innato o naturale alla replicazione del virus senza l'utilizzo di nessuna terapia antiretrovirale. Dunque lo studio ha confrontato il loro profilo genomico con quello di un gruppo di controllo composto da 605 persone che erano state recentemente infettate, (denominato GWAS, acronimo di Genome-Wide Association Study). In seguito lo studio ha permesso di rivelare la presenza di 47 varianti genetiche, (definite "SNP", cioè mutazioni di un singolo nucleotide), che erano significativamente più delineate nei soggetti LTNP rispetto alla popolazione del suddetto gruppo di controllo. Inoltre la maggioranza di queste mutazioni sono state individuate in quella parte di genoma nella quale è presente il gruppo geni del cosiddetto "Complesso Maggiore d'Istocompatibilità, (MHC)", che è a sua volta sottodiviso in differenti "Classi". Olretutto alcuni studi precedenti avevano già identificato alcuni geni del gruppo MHC appartenenti alla Classe I che erano coinvolti nel controllo spontaneo della replicazione del virus HIV in assenza, appunto, di terapia antiretrovirale. Infatti questi geni di Classe I sono i responsabili della risposta immunitaria specifica all'infezione fatta abitualmente dai linfociti T citotossici che sono in grado di riconoscere, grazie anche alle proteine codificate da questi geni in modo altamente selettivo le cellule infettate dal virus e di eliminarle automaticamente. In aggiunta questa ricerca ha sotolineato per la prima volta l'importanza di un'altra categoria del gruppo MHC, vale a dire la Classe III, la quale codifica molte proteine che sono responsabili della cosiddetta immunità naturale o innata alle infezioni. Infatti sembra che queste varianti geniche sono specificamente legate agli individui LTNP studiati dal GISHEAL. Al riguardo il professor Guido Poli, coordinatore della ricerca, ha spiegato: "Questo lavoro scientifico servirà come base per ulteriori studi di varianti geniche associate alla resistenza spontanea alla malattia in persone già infettate e potrebbe portare alla scoperta di nuovi aspetti della risposta immunitaria, sia specifica che innata, importanti per la messa a punto di strategie di prevenzione generale dell'infezione quali i vaccini potenzialmente in grado di avere un impatto fondamentale sulla corrente pandemia da HIV". Ed, infine, ha concluso affermando: "Purtroppo il finanziamento Europeo al consorzio GISHEAL è terminato e non vi sono ulteriori finanziamenti attivi per proseguire lo studio. Tuttavia i ricercatori del consorzio sono fiduciosi che l'importante pubblicazione scientifica stimolerà l'interesse di enti pubblici e privati per sostenere sia il consorzio che iniziative simili finalizzate a comprendere quali siano "i segreti" alla base della resistenza naturale alla progressione di malattia in persone infettate che non assumono farmaci antiretrovirali i quali, è importante sottolinearlo, rimangono un presidio fondamentale per l'assoluta maggioranza delle persone infettate".


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