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mercoledì 29 febbraio 2012

Arriva Iubenda, un sito creato e curato da giovani Italiani, che agevolerà l'uso e la comprenzione delle privacy policy.


Ai giorni d'oggi tutti noi ci colleghiamo ad Internet almeno una volta al giorno, visitando centinaia di siti web. Ma vi siete mai chiesti che cosa e quanto conoscono di noi i siti che visitiamo? Beh la posizione geografica, indirizzo IP, account di Facebook, (il famoso Social Network in Blu), nomi, e-mail sono alcune delle informazioni che ogni volta che ci colleghiamo ad una pagina transitano sulla rete e vengono gestiti da diverse piattaforme per molteplici scopi. Però è parecchio difficile per un utente comune risalire a tutti gli usi fatti dei suoi dati, a meno che non abbia profonde conoscenze tecniche o molto tempo da dedicare alla lettura delle "privacy policy", vale a dire quei documenti obbligatori per legge, lunghi e noiosi, inseriti spesso in link nascosti. Tuttavia a breve potrebbe porre un rimedio a questa situazione un nuovissimo sito tutto italiano. Si chiama Iubenda e, pur essendo stato lanciato da qualche ora, sembra assai promettente. Lo scopo di Iubenda, semplice ed allo stesso tempo innovativo, è quello di mostrare in una rapida schermata e con un click tutti gli usi che vengono fatti delle informazioni personali su un sito, senza spulciare documenti o doversi improvvisare avvocati. Inoltre a dimostrare che la gestione della privacy online sia un argomento delicato, sono i fatti di cronaca come ad esempio, il recente stop imposto dall'Unione Europea a Google, l'accesso ai numeri della rubrica del Social Network Path oppure anche le periodiche polemiche sulle impostazioni di Facebook. Oltretutto Andrea Giannangelo, fondatore di Iubenda, ha spiegato: "Lavorando su altri progetti mi scontravo sempre con il problema di creare una policy sulla gestione della privacy". Ed ha proseguito dichiarando: "Ormai il sistema di Creative Commons, (vale a dire la gestione dei diritti d'autore), esiste da anni, ma qualcosa di simile non c'è per la privacy e per chi lavora sul web si tratta di una enorme perdita di tempo". E dunque da un lato ci sono i gestori dei siti che percepiscono come un peso il dover spiegare l'impiego dei dati sui propri portali, e dall'altro i molti utenti che quelle spiegazioni neppure le leggono. Per di più Andrea Giannangelo ha continuato spiegando: "Noi offriamo un servizio semplice ed elegante e con pochi click si può generare una policy riferita alla normativa europea, una delle più stringenti, mentre un team legale è costantemente all'opera per monitorare eventuali modifiche, in modo che chiunque gestisca un sito non debba più preoccuparsi di questi aspetti". E molti utenti che hanno già provato Iubenda hanno dichiarato: "Il sito si è rivelato semplice da usare per chi vuole generare la propria policy e di facile consultazione per l'utente finale". Infatti la creazione di questo documento si estende attraverso un sistema di widget; in pratica basta aggiungere i servizi che il proprio sito utilizza, ad esempio il pulsante like, (in Italiano "Mi Piace"), di Facebook oppure Google analytics, (i quali prevedono l'utilizzo dell'indirizzo IP e la creazione di un cookie tramite browser), o anche uno tra gli altri 27 servizi più usati. Oltretutto il documento finale ottenuto ha due diverse visualizzazioni, ovvero quella più strettamente legale e quella semplificata che, attraverso delle icone, fa emergere subito quali dati il sito tratta e quale uso ne viene fatto di essi. In aggiunta la facilità di utilizzo ha portato Iubenda a generare solamente in un giorno già 1.500 policy, oltre che a raccogliere commenti positivi anche dalla stampa di settore anglosassone. In seguito Andrea Giannangelo ha proseguito dicendo: "Il nostro obiettivo è semplificare il mondo legale attraverso la tecnologia. E ci sono tantissime altre novità che introdurremo nei prossimi mesi". Inoltre a far ipotizzare quanto il settore possa rivelarsi promettente lo ha dimostrato poi il finanziamento di 100.000 euro ricevuto dal sito Iubenda da investitori noti nella scena tecnologica italiana come Marco Magnocavallo, Andrea Di Camillo e dal fondo Digital Investment Sca Sicar, insieme ad Advisor dPixel. Però quella di Iubenda è una vicenda che va oltre il prodotto che offre e parte proprio dal fondatore Andrea Giannangelo, uno startupper abruzzese di origine e bolognese d'adozione di soli 22 anni. Ma oltre a lui il team di Iubenda coinvolge anche Domenico Vele, uno sviluppatore di 38 anni, e Carlo Rossi Chauvenet, un avvocato trentenne, divisi tra Milano e Bologna. Infine Andrea Giannangelo ha concluso spiegando: "Nella mia esperienza il fatto di trovarmi in Italia non è mai stato un grande limite, l'ambiente italiano ha delle differenze e bisogna esser capaci di trarre vantaggio da queste. Restare in Italia non è una religione, così come non lo è andare via, ma le cose stanno cambiando a grande velocità ed il sistema ha cominciato a muoversi insieme, a sostenersi a vicenda ed a lavorare di squadra".


martedì 28 febbraio 2012

Google offre premi, per un totale di un milione di dollari, per testare la sicurezza di Google Chrome.


Nel primo post che avevo scritto in questo blog vi avevo parlato del browser di proprietà di Google, vale a dire Google Chrome, e delle funzionalità che mette a disposizione di chi decide di installarlo sul proprio PC. Bene a quanto pare il colosso di Mountain View ha recentemente annunciato una competizione per trovare possibili errori e varchi ancora sconosciuti, appunto, nel suo software per navigare online, Google Chrome. L'annuncio è arrivato dopo la decisione di abbandonare il supporto in qualità di sponsor di Pwn2Own, vale a dire una manifestazione organizzata annualmente dalla TippingPoint che richiama gli hacker di tutto il mondo a misurare le proprie abilità tentando di forzare tutti i principali browser web disponibili sul mercato. Quest'abbandono da parte di Google è stato motivato da Chris Evans e Justin Schuh, due membri del team di Chrome che si occupa dell'aspetto sicurezza, i quali, contestando le modifiche alle regole del gioco ben diverse nelle precedenti edizioni dell'evento, hanno spiegato: "Abbiamo deciso di non sponsorizzare più l'iniziativa Pwn2Own quando abbiamo scoperto che ai partecipanti è permesso di accedere alla competizione senza l'obbligo di rivelare il codice completo alla base del funzionamento delle loro imprese oppure la lista dei bug sfruttati". In pratica si tratta di una gara rivolta a tutti i talenti della programmazione informatica comunemente chiamati, appunto, "hacker"; da non confondere però con i "cracker", i quali vengono considerati i criminali informatici che attaccano i vari siti web. Comunque Google ha indetto questa gara per mettere alla prova le proprie difese, alzando la posta in gioco, offrendo un milione di dollari, e attirando così l'interesse dei ricercatori di sicurezza autonomamente. Tuttavia la società di Mountain View ha deciso che la ricompensa non sarà tutta intera ma suddivisa in più premi diversi, vale a dire 60.000 dollari a tutti coloro che riusciranno ad evadere dalla sandbox del suddetto browser ed a chi riuscirà a causare modifiche a livello del sistema operativo, riuscendo ad accedere ai permessi di un account in Windows 7. Inoltre gli attacchi che verranno sferrati non utilizzando unicamente le vulnerabilità di Google Chrome frutteranno agli scopritori 40.000 dollari, mentre un premio di consolazione di 20.000 dollari verrà assegnato a tutti coloro che faranno leva su bug esterni al browser per alterarne il suo corretto funzionamento. Tuttavia finora Google ha già assegnato 300.000 dollari in ricompense per la segnalazione di alcuni punti vulnerabili. Oltretutto lo scorso anno Google Chrome era uscito indenne dalla competizione Pwn2Own, resistendo agli attacchi degli hacker che erano invece riusciti a sfruttare con successo alcune problematiche nascoste in altri browser quali: Safari, Internet Explorer e Firefox. Per di più da poco Google Chrome è sbarcato anche su cellulari con un sistema operativo Android, ma solamente a partire dalla versione 4.0  nota come "Ice Cream Sandwich", ovvero l'ultima appena approvata da Google. Comunque non sono pochi i colossi di Internet che cercano un'alleanza con gli hacker. Infatti Facebook, il famoso Social Network in Blu, ha di recente annunciato un passo verso l'hardware elettronico, cioè contribuirà alla progettazione di strumenti per l'archiviazione di dati. E per fare ciò avrà bisogno di tecnologie apposite per gestire le attività dei suoi oltre 845 milioni di utenti attivi. Perciò ha deciso di convalidare un suo progetto, cioè Open Compute, aperto anche alla collaborazione con degli hacker per riuscire a trovare soluzioni innovative. Al riguardo Tom Stocky, direttore del product management di Facebook, in una recente conferenza pubblica a Boston ha spiegato il funzionamento della "strada dell'hacker", (in inglese "The hacker way"), descritta nel dossier preliminare per la quotazione in Borsa di Facebook. In aggiunta ha ricordato il caso della chat del Social Network lanciata nel 2007, dichiarando che: "Gli sviluppatori software non erano convinti dell'introduzione delle comunicazioni private in tempo reale. E per risolvere il dibattito interno hanno varato una hackaton; vale a dire una sorta di maratona dove nell'arco di una giornata hanno dimostrato quale sarebbe stata la soluzione tecnologica e hanno avviato la sperimentazione". In particolare la chat di Facebook utilizza un protocollo progettato anni prima in Italia da un'azienda friulana. Comunque ad interagire con gli hacker è stata anche la Kinect della Microsoft; in pratica si tratta di un dispositivo in grado di rilevare i movimenti del corpo in tempo reale. La quale ha trovato applicazioni in alcuni laboratori universitari di robotica in Italia ed all'estero, dove gli studenti-hacker gestiscono i movimenti di piccoli automi simili agli esseri umani proprio grazie alla Kinect. Ed, inoltre, si stanno moltiplicando i gruppi di appassionati che sperimentano alcune applicazioni per la domotica, il design ed anche lo shopping. Comunque, concludendo il discorso di Google Chrome, il suddetto milione di dollari sarà messo in palio alla conferenza CanSecWest che avrà luogo a Vancouver tra il 7 ed il 9 Marzo, però al di fuori del concorso Pwn2Own con il quale, come già spiegato prima, la rottura sembra ormai definitiva.


lunedì 27 febbraio 2012

Wikileaks colpisce ancora, decidendo di rendere pubbliche alcune e-mail che faranno scoppiare lo scandalo Stratfor.


Di recente la famosa organizzazione Wikileaks ha promesso attraverso un comunicato pubblicato sul suo sito di rendere pubblici oltre 5 milioni di e-mail, tutte originate dalla Stratfor Global Security, una società che si occupa di geopolitica e che indaga riguardo agli interessi di operazioni di ogni tipo per conto dei suoi clienti. Si tratta di e-mail che rappresentano una sorta di lettere a senso unico, fatta eccezione per le risposte che sono contengono nel testo, che renderebbero possibile la costruzione di un'immagine dell'agenzia, (sia per quanto riguarda il gergo condiviso, che per le scorribande gastronomiche dei propri dipendenti), ma anche di tutti coloro che se ne servono. Come ad esempio, la Coca-Cola che era interessata a conoscere i dettagli riguardanti il PETA e l'attivismo animalista; oppure la Bhopal's Dow Chemical Co. che avrebbe voluto seguire da una distanza ravvicinata le strategie degli attivisti. Inoltre per il momento il pacchetto contiene 167 e-mail. Ed il loro rilascio dovrebbe avvenire nel corso delle prossime settimane, ben frazionato ed organizzato con un gruppo di partner sempre più selezionati, (infatti è stato dichiarato che non saranno coinvolti né il The Guardian, né il New York Times, mentre entrerà nel team il magazine satunitense, Rolling Stone). In pratica i media faranno da filtro giornalistico, cioè si occuperanno di elaborare le informazioni per renderle più sopportabile ed allettanti per il pubblico. Oltretutto queste e-mail dovrebbero ritrarre la complessa struttura organizzativa della Stratfor costituita da informatori pagati e da clienti paganti; insomma dovrebbero offrire uno sguardo sulla recente attualità e sulle decisioni che nell'ombra sono state intraprese per cercare di sistemare la storia e le cronache. Per di più il comunicato con cui il sito ha annunciato il rilascio delle e-mail ha fatto sapere che: "Il materiale contiene informazioni confidenziali riguardo gli attacchi del governo statunitense nei confronti di Julian Assange, (fondatore di Wikileaks), e dei tentativi della stessa Stratfor di sconfiggere Wikileaks". Ovviamente da parte di Wikileaks non è trapelato nessun riferimento alla fonte ed alla modalità con cui queste informazioni sono state ottenute. Mentre a parlare sono stati tutti gli altri protagonisti che sono risultati coinvolti nella suddetta operazione del cosiddetto "sito delle soffiate". In aggiunta queste e-mail sono state inviate tra il mese di Luglio del 2004 ed il mese di Dicembre del 2011. Infatti proprio lo scorso Dicembre alcuni account Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), relativi all'ormai famosa legione Anonymous hanno rivendicato il pacchetto legato alla Stratfor che conteneva e-mail, dati personali, numeri di carte di credito utilizzati dagli hacktivisti per divulgare donazioni. Inoltre a tracciare un collegamento esplicito tra il rilascio delle e-mail e l'attacco natalizio sono state le stesse fonti che ruotano intorno alla magmatica identità degli Anonymous, vale a dire alcuni tweet più o meno misteriosi ed esplicite confessioni rilasciate sulla rivista Wired. E come se non bastasse Wikileaks potrebbe contare su alcuni strumenti di comunicazione migliori rispetto a quelli in dotazione agli Anonymous; infatti a quanto pare beneficerebbe di una credibilità supportata a sua volta dagli accordi con i colossi dell'informazione che si occupano di limare e di fare da amplificatore delle informazioni brute pubblicate dal sito. Oltretutto un presunto Anonymous ha dichiarato sempre sulla rivista Wired: "Fondamentalemente Wikileaks è il partner ideale per questo tipo di cose. L'operazione Antisec recupera la roba e Wikileaks fa in modo che questa sia diffusa nella maniera migliore". Comunque a confermare la connessione tra l'attacco alla Stratfor ed il rilascio dei dati è stata la stessa società di analisi, che nell'intento di rassicurare i propri utenti ha chiarito che la soffiata non è stato il risultato di un nuovo attacco condotto contro i loro server, infatti, attraverso un comunicato ha spiegato: "A Dicembre dei ladri hanno compromesso i sistemi della Stratfor e hanno rubato un grande numero di e-mail interne, insieme a delle informazioni riservate dei lettori del materiale della Stratfor, dei clienti e dei dipendenti. Sembrerebbe che quelle e-mail verranno adesso pubblicate su Wikileaks". Tuttavia le precisazioni che rappresentano un avvertimento per chi curioserà fra la corrispondenza dell'agenzia non sono finite qua, infatti, il comunicato prosegue sostenendo: "Alcune delle e-mail potrebbero esser state create ad arte, oppure alterate in modo che finiscano per includere inaccuratezze; alcune potrebbero essere autentiche". Comunque i contenuti potranno apparire molto seri oppure passare inosservati, ma in ogni caso la Stratfor ha deciso di non dare spiegazioni, né di aiutare i media partner di Wikileaks a contestualizzare i testi trafugati, infatti, sempre nel comunicato la Stratfor ha spiegato: "Come tutte le e-mail private, sono state scritte anche in maniera estemporanea senza aspettarsi che possa leggerle qualcun altro oltre al mittente ed al destinarario. Ed in quanto tali dovrebbero essere lette". Ed ha ribadito: "Si tratta di una violazione della privacy deplorevole, infelice ed illegale. Le e-mail sono proprietà privata". Ed, infine, sembra stia già circolando una lettera di dimissioni che si presume sia stata scritta dall'amministratore delegato, (noto negli USA con l'acronimo CEO), dell'agenzia, George Friedman. Anche se la stessa Stratfor l'ha smentito categoricamente in un tweet pubblicato nel prorpio account ufficiale.


domenica 26 febbraio 2012

Una recente statistica ha rivelato che gli stipendi Italiani sono più bassi di quelli di tanti Paesi dell'Eurozona.


Ormai che in Italia la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, è un problema grave, è un dato di fatto. Però, secondo una recente classifica, anche coloro che un posto di lavoro ce l'hanno, anche quelli assunti a tempo indeterminato, non se la passano tanto bene. Ciò non è dovuto solo al peso del carico fiscale e contributivo che di questi tempi è diventato molto più severo. Infatti in Italia gli stipendi medi sono tra i più bassi dell'intera Eurozona. Sono addirittura inferiori a quelli della Grecia che da questo punto di vista non se la sta passando molto bene. Inoltre sono superiori soltanto a quelli di Malta, Slovacchia, Slovenia e Portogallo, tutti Paesi che non possono essere di certo comparabili all'Italia per quanto riguarda le dimensioni e lo sviluppo industriale. In pratica la suddetta classifica, emersa dai dati Eurostat pubblicati sul recente rapporto chiamato «Labour market statistics», ha preso come riferimento le aziende con almeno 10 persone e dati riguardanti l'anno 2009. Dalle statistiche è emerso che in media un lavoratore Italiano ha guadagnato nel suddetto anno 23.406 euro lordi; che corrispondono a circa la metà del Lussemburgo, (dove il guadagno è stato 48.914 € lordi), in Olanda, (con un guadagno di 44.412 € lordi), ed anche in Germania, (dove il suddetto guadagno è stato di 41.100 € lordi). A questi si aggiungono l'Irlanda, (con 39.858 € lordi), la Finlandia, (con 39.197 € lordi), la Francia, (con 33.574 € lordi), e l'Austria, (con 33.384 € lordi). Ma la cosa più sorprendente è risulta essere il livello elevato di due Paesi in grave difficoltà economica come, appunto, la Grecia, (con 29.160 € lordi), e la Spagna, (con 26.316 € lordi), alle quali ha fatto seguito Cipro, (con 24.775 € lordi). Oltretutto l'Eurostat ha riportato l'elenco delle paghe lorde medie annue dei Paesi facenti parte dell'Unione Europea anche per gli anni precedenti fino all'ultimo aggiornamento, (vale a dire, appunto, il 2009), così da poter osservare anche la crescita delle retribuzioni. In questo modo la statistica ha rivelato che l'avanzamento per l'Italia è risultato essere tra i più ridotti, infatti, in quattro anni, (cioè a partire dal 2005), il rialzo è stato solo del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna e dal +22% del Portogallo. Oltretutto anche i Paesi che partivano già da livelli alti hanno messo a segno rialzi rilevanti; ad esempio il Lussemburgo, (con un rialzo del 16,1%), l'Olanda, (con +14,7%), il Belgio, (con +11%), la Francia, (con +10%), e la Germania, (con +6,2%). Tuttavia una buona notizia per l'Italia è arrivata per ciò che riguarda le differenze di retribuzioni tra uomini e donne, ovvero quello che l'Eurostat chiama Unadjusted Gender Pay Gap, vale a dire l'indice utilizzato in Europa per rilevare, appunto, le disuguaglianze tra le remunerazioni, (definito come la differenza relativa espressa in percentuale tra la media del salario grezzo ed orario dei lavoratori e delle lavoratrici). Però è solamente un'illusione. Poiché la nostra Penisola, con un Unadjusted Gender Pay Gap che supera di poco il 5%, (con riferimento al 2009), si è colloca parecchio sotto la media europea che è pari al 17%, risultando un Paese superiore per quanto riguarda il suddetto indice solo della Slovenia; però, come dice un vecchio detto: "Non è tutto oro quel che luccica". Infatti a ridurre le differenze di stipendio in Italia contribuiscono fenomeni di cui non si può andare fieri, come ad esempio, il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso al part-time, (se vengono confrontati con il resto d'Europa). Difatti non a caso, sempre secondo le statistiche, tra i Paesi che vantano una minor divario ci sono anche Polonia, Romania, Portogallo, Bulgaria, Malta, ovvero tutti Paesi dove c'è una bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro.


sabato 25 febbraio 2012

Scoperto il responsabile della nascita delle metastasi; si tratta della proteina MTOR.


Una recente scoperta potrebbe rilevarsi fondamentale per le terapie antitumorali. Poiché, durante una ricerca, è stato individuato il difetto cellulare che a quanto pare sarebbe responsabile dell'attivazione del processo di nascita delle cellule tumorali. Praticamente si tratterebbe di una proteina che nella specie umana viene codificata dal gene FRAP1, chiamata MTOR, (acronimo di Mammalian Target Of Rapamycin), vale a dire un regolatore principale della sintesi delle proteine umane scoperto nel 2006, il quale, se risulta alterato, comporta, appunto, lo sviluppo delle metastasi che vengono considerate un passo inesorabile nell'accrescimento del cancro. Questa scoperta, pubblicata sulla rinomata rivista Nature, è stata effettuata da un gruppo di ricercatori della University of California a San Francisco coordinato da Davide Ruggero, un ricercatore Italiano originario della Calabria trasferitosi, appunto, a San Francisco dove vive e lavora. Per di più il suddetto team di ricercatori ha anche testato su alcuni topi da laboratorio un nuovo composto che ha avuto come bersaglio proprio la suddetta proteina e che si è rivelato abbastanza promettente nel bloccare le metastasi del cancro alla prostata.  Al riguardo gli esperti hanno spiegato: "La proteina MTOR in genere aiuta le cellule sane e normali a percepire i nutrienti ed a controllare la crescita ed il metabolismo. Tuttavia in molte forme di tumori questo processo fallisce e MTOR riprogramma le cellule sane inducendole a dividersi in modo anomalo, diventano invasive e creano, appunto, delle metastasi". Oltretutto il ricercatore calabrese, Davide Ruggero, ha fatto sapere che: "Nell'uomo molti tipi di cancro mostrano l'iperattivazione di questo percorso". Ed in seguito ha proseguito spiegando: "Finora non eravamo a conoscenza di come la proteina MTOR in stato iperattivo riusciva a sconvolgere la sintesi di determinate proteine portando così allo sviluppo del cancro". Ed ha concluso dichiarando: "Però adesso stiamo scoprendo che, durante la formazione del tumore, MTOR porta alla metastasi modificando la sintesi di un gruppo specifico di proteine che incita le cellule tumorali a muoversi ed ad invadere gli organi sani". In pratica i ricercatori hanno identificato i "giocatori" che istruiscono oppure eseguono le decisioni prese dalla proteina MTOR e hanno scoperto come MTOR agevola uno degli ultimi stadi dell'espressione genetica poco prima che avvenga la sintesi delle proteine da parte di quelle grandi macchine molecolari chiamate i ribosomi. E dunque, dal momento che interpreta un ruolo cruciale nella biologia del cancro, MTOR rappresenta anche una meta precisa per riuscire a sviluppare dei composti per bloccare l'azione di questa proteina. Inoltre molti composti, inclusa la rapamicina, (detta anche sirolimus), sono già passati attraverso studi clinici, senza però grandi successi. E, secondo quanto sostenuto da Davide Ruggero, il problema consisterebbe nel fatto che questi composti non riescono a bloccare completamente la proteina MTOR. Infine, come già detto precedentemente, il gruppo di ricercatori ha recentemente testato su alcuni topi affetti da cancro alla prostata un composto chimico chiamato INK128 dimostrando di riuscire a bloccare le metastasi, e quindi ci potrebbero essere buone speranze di creare un composto che produca lo stesso risultato anche sugli esseri umani; però ancora c'è un bel po' di lavoro da fare.


venerdì 24 febbraio 2012

Un manuale svela le linee guida che Facebook usa per punire gli abusi commessi dagli utenti.


Rieccomi a parlarvi dell'ormai stra-famoso Social Network in Blu, Facebook, secondo le cui 17 pagine di manuale nel quale vengono spiegate le linee guida: "Ogni moderatore sa esattamente cosa può rimanere in bacheca e cosa va eliminato". Infatti, dopo la segnalazione di un abuso delle regole del Social Network, un apposito team interviene dopo una massiccia operazione di filtraggio di altre aziende che fanno questo lavoro in appalto. Inoltre il suddetto manuale che è diviso in diverse categorie, (vale a dire: "Sesso e Nudità", "Hate contents", "Minacce", "Bullismo e molestie"), stabilisce che non potrebbero essere pubblicati ad esempio, foto di donne che allattano al seno, inviti sessuali espliciti, giocattoli ed altri oggetti erotici in contesti sessuali, immagini ritoccate con Photoshop in una luce negativa, oppure un linguaggio esplicito e violento. Fin qua nessuna novità, tuttavia, secondo alcuni documenti trapelati dall'azienda che si occupa di moderare e censurare questi contenuti, vale a dire la oDesk, tramite un'indignata marocchina di 21 anni pagata 1 dollaro ad ora per questo lavoro, si è appreso che da adesso in poi i capezzoli sono e saranno considerati volgari, al contrario di teste spappolate e i fluidi corporei. Ovviamente la vicenda è diventata subito un giallo; infatti, dopo la diffusione del manuale da parte del blog newyorkese, Gawker, la oDesk ha pubblicato una nuova versione del manuale, ovvero la 6.2, aggiungendo la clausola di "materiale privato e confidenziale". Anche se ormai le frittata era già fatta. Oltretutto l'anzicitato manuale è stato progettato per essere costantemente aggiornato. Ad esempio il protocollo di verifica riguardanti gli abusi relativi alla categoria "Sesso e Nudità" prevede 12 situazioni tipo che vanno dall'esposizione delle parti intime al nudo infantile. Per di più stabilisce che le attività sessuale esplicita sono da vietare, ma i preliminari sessuali, anche omosessuali, non lo sono; e che i capezzoli maschili vanno bene, mentre quelli femminili no. Mentre nel caso del nudo infantile il protocollo prevede che il contenuto sia "escalated", vale a dire che deve essere richiesta un'accurata indagine al team di Facebook. In pratica questo intervento è richiesto ai valutatori nel caso di sesso bestiale, necrofilia e pedofilia e nel caso di attività criminali, già valutabili come tali, di torture e maltrattamenti animali. Ma in particolare quello che ha scatenato più curiosità non è stato che sia richiesto un intervento verso contenuti legati all'Olocausto ed alla sua negazione, ma che ciò avvenga per contenuti politici collegati alla Turchia. Infatti a questo team di valutatorviene suggerito di intervenire immediatamente se qualche utente celebra gli indipendentisti curdi del Partîya Karkerén Kurdîstan, (ovvero il Partito dei Lavoratori del Kurdistan acronimato in PKK), od anche se utilizza immagini di bandiere turche in fiamme, (mentre nella versione precedente del manuale era lecito farlo per quelle di altri Paesi); oppure se attacca il padre della patria turca, Mustafa Kemal Atatürk. Inoltre abbastanza ovvia è l'approvazione di una richiesta di intervento relativa alle automutilazioni, alle minacce a capi di stato, ufficiali e poliziotti, anche quando non sono credibili. Tuttavia le rappresentazioni della marjuana vengono accettate, a meno che ciò non avvenga in un contesto di spaccio. Ed anche la nudità artistica è consentita. Ovviamente tutte queste raccomandazioni non si riferiscono solo alle fotografie che potrebbero essere rimosse anche soltanto per il testo sovraimpresso, ma anche a messaggi, video, testi, audio. L'altra cosa interessante è che, mentre nella precedente versione tutto quello che non era incluso nel manuale poteva essere tollerato, adesso il riepilogo del manuale sostiene che: "Ogni abuso nei termini descritti richiede l'intervento censorio, tranne in casi specifici definiti altrove o in altro modo". Tuttavia le pagine informative sui contenuti ed i comportamenti accettabili su Facebook sono abbastanza vaghe, tanto che gli utenti non sanno esattamente cosa sia possibile fare oppure no, ritrovandosi l'account bloccato senza motivo. Infatti se si viene bannati da Facebook per aver violato gli standard comunitari oppure le regole d'uso, in particolare relative alle immagini, può accadere di perdere le fanpage, il controllo di alcuni gruppi, migliaia di account raggiungibili via notifica e-mail con un click e l'intero archivio della messaggistica. Oltre che naturalmente tutte le informazioni di status ed il controllo delle foto pubblicate. Oltretutto quando ciò accade, non è sempre possibile contattare il team dei risolutori di Facebook per richiedere che ci ripensino. Comunque nel frattempo ci si può sempre spostare su un altro Social Network. Inoltre non è la prima volta che Facebook finisce sotto i riflettori della polemica per voler imporre una morale che non è condivisa interamente dai suoi oltre 800 milioni di utenti, di estrazione sociale, geografica e culturale diverse, e comunque non sarà l'ultima. Infatti nell'Aprile dell'anno scorso le polemiche erano state scatenate da gruppi gay-friendly per aver bannato un bacio gay; mentre è da almeno due anni che "gli attivisti del latte" protestano contro il divieto di mostrare il seno nudo delle donne che allattano. Però ci sono state anche delle censure di carattere politico che hanno creato stupore in tutto il mondo, non solo in Italia dove diversi gruppi come Valigia Blu, Libertà e Partecipazione ed Il Popolo del pomodoro sono stati zittiti da Facebook. Mentre solo in un caso, ovvero quello di Valigia Blu, il Social Network ha fatto marcia indietro. In aggiunta Marco Pusceddu, un utente Italiano di Facebook, ha confermato questo tipo di policy dichiarando: "Qualche giorno fa ho inserito all'interno di una pagina antirazzista un'immagine che mi serviva da veicolo per parlare di determinate questioni. A distanza di qualche giorno, esattamente il 28 Gennaio, Facebook ha rimosso tale immagine e mi ha bloccato l'account per 24 ore". In pratica quest'immagine rappresentava una donna di colore che allattava un bimbo bianco, probabilmente un albino. Per questo motivo Marco Pusceddu si è indignato ed ha sostenuto: "Il fatto di essere loro ospite come utente non significa che si debba accettare passivamente la loro posizione od andarsene via se non ci piacciono le loro regole. Ritengo che l'atteggiamento di Facebook sia un'umiliazione per tutte le donne e le mamme, per la società civile in sé stessa. Allattare al seno non è osceno. Una madre che allatta non è considerata pornografia". In più Marco Pusceddu sta organizzando la sua protesta che consiste nell'astenersi dal collegarsi a Facebook per 3 giorni, anche se come lui stesso ha affermato: "Facebook nella creazione dell'evento non ci ha permesso di utilizzare alcune parole...". Comunque sull'intera vicenda Facebook ha espresso una posizione ufficiale facendo sapere che: "Per processare in modo rapido ed efficiente milioni di segnalazioni che riceviamo ogni giorno, abbiamo deciso di appoggiarci a società esterne per effettuare una classificazione iniziale di una piccola parte dei contenuti segnalati. Queste società sono soggette a rigorosi controlli di qualità ed abbiamo implementato diversi livelli di tutela per proteggere i dati degli utenti che usano il nostro servizio. Inoltre nessun altra informazione viene condivisa con terzi oltre ai contenuti in questione ed alla fonte della segnalazione". Ed, infine, il comunicato ha concluso spiegando: "Abbiamo sempre gestito internamente le segnalazioni più critiche e tutte le decisioni prese dalle terze parti sono soggette a verifiche approfondite. I nostri processi vengono migliorati costantemente ed i fornitori sono monitorati su base continuativa. Questo documento fornisce una fotografia dei nostri standard applicati ad uno dei nostri fornitori. Ulteriori informazioni si possono trovare qui".


giovedì 23 febbraio 2012

Arriva Ekso, l'esoscheletro che darà l'opportunità ai paraplegici di poter camminare.


Da oggi il sogno per tanti paraplegici, (vale a dire tornare a camminare, tornare a vedere il mondo dall'alto e non più dal basso di una sedia a rotelle, tornare ad essere autonomi, in poche parole tornare a vivere), è diventato realtà, grazie all'esoscheltro Ekso, un robot indossabile che permetterà, appunto, ai pazienti di stare in piedi sulle proprie gambe. Il suo utilizzo avverrà presso il centro di riabilitazione Prosperius di Umbertide, l'unico in Italia ed in Europa ad averlo, grazie ad un accordo esclusivo siglato recentemente con l'azienda californiana che lo ha prodotto, ovvero la Ekso Bionics, che, durante la sperimentazione, lo ha collaudato sui militari rimasti vittime di lesioni spinali in guerra. Da quì poi è nata l'idea di poter estendere questa nuova tecnologia anche ai civili. In pratica l'esoscheletro Ekso è un dispositivo alimentato a batteria che si indossa come una normale tuta, sopra gli indumenti e le scarpe, e che viene manovrato con i movimenti delle mani. Inoltre è dotato di quattro motori elettrici, una sorta di "ossa" sintetiche in acciaio e carbonio che vengono applicate alle gambe e che sono state munite di 15 sensori computerizzati per il movimento, grazie ai quali, Ekso è in grado di riconoscere le intenzioni del paziente in tempo reale ed immediatamente calcolare ed effettuare i movimenti corrispondenti. Le batterie di questo esoscheletro hanno una durata di circa quattro ore. Inoltre Ekso può essere utilizzato in due diverse modalità: la prima è l'utilizzo con l'ausilio di un telecomando e con l'aiuto di un fisioterapista per coordinare i movimenti; comunque solitamente in una prima fase dell'utilizzo occorre essere assistiti. Successivamente, quando il paziente ha preso confidenza con l'apparecchiatura, può camminare autonomamente grazie all'utilizzo di due stampelle intelligenti. Per di più l'esoscheletro Ekso è regolabile in altezza da 1 metro e 50 centimetri ad 1 metro e 90 centimetri, ed il peso massimo che supporta è di 100 chilogrammi. In aggiunta può essere adattato nel giro di pochi minuti a chi è in grado di cambiare autonomamente la propria posizione. Tuttavia per il momento questo esoscheletro non è adatto per tutti, ma potranno utilizzarlo soltanto coloro che hanno determinati requisiti, infatti, è l'intensità della lesione midollare a creare questa limitazione. Dunque il suo utillizzo è affidato unicamente ai centri specializzati per la riabilitazione. Al riguardo il professor Paolo Milia, responsabile dell'area neurologica del Prosperius, ha spiegato: "L'obiettivo nel 2013 è quello di poter applicare la tecnologia anche ad altre patologie, come per esempio, migliorare la riabilitazione dell'ictus, del Morbo di Parkinson e tutte quelle patologie demielinizzanti, ma soprattutto ai malati di sclerosi multipla. Poi si spera di fare lo step successivo, infatti, speriamo che entro il 2014 si riuscirà a mettere in pratica un modello per l'utilizzo domiciliare, così che ognuno possa essere autonomo". Oltretutto in Italia il 75% dei pazienti paraplegici è compreso fra un'età di 10 e 50 anni, la cui causa prevalente è quella di origine traumatica, incidenti stradali, cadute, e la prognosi è direttamente proporzionale al livello di lesione, infatti, più è bassa maggiori sono le possibilità di recupero, viceversa più è alta e più la riabilitazione sarà lenta e problematica. Comunque ad assistere a questa storica innovazione erano presenti in sala il presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini, il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli, il giornalista Bruno Vespa, il sindaco di Umbertide, Giampiero Giulietti, l'amministratore delegato di Prosperius, Mario BigazziAmanda Botlex, rimasta paralizzata dopo una caduta dagli sci, che è tornata a camminare proprio grazie al dispositivo della Ekso Bionics, e che ha effettuato una dimostrazione pratica in sala, e tante altre personalità di prestigio del mondo della medicina. Inoltre la presidente Catiuscia Marini, durante la suddetta dimostrazione, ha dichiarato: "Sono davvero fiera di essere qui quest'oggi, dove possiamo toccare con mano come la ricerca e la scienza possono essere al servizio della salute e della qualità della vita. Ci inorgoglisce che questo istituto umbro sia il primo in Europa che userà questo prodigio della scienza e della tecnologia. Spesso, come nei giorni passati, finiscono in cronaca casi di mala sanità, qui oggi invece celebriamo un servizio innovativo ed efficiente". Ed anche il sindaco Gianpiero Giulietti si è detto soddisfatto, dichiarando: "Per una piccola cittadina di 17 mila persone come Umbertide, è motivo di lusinga avere l'unico robot disponibile in Europa". Ed, infine, anche Luca Pancalli è intervenuto sostenendo: "Questa è una grande svolta per i paraplegici, sono contento che i ragazzi più giovani possano avere a disposizione questa tecnologia per migliorare la loro vita, ai miei tempi tutto ciò non era possibile".


mercoledì 22 febbraio 2012

Dopo i tanti no, l'ACTA, l’accordo per imbavagliare la Rete, finisce alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.


Il percorso di ratifica dell'ACTA, (acronimo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement), che dovrebbe ultimarsi il prossimo 11 Giugno, sta continuando ad incontrare notevoli e motivati ostacoli nel proprio cammino, infatti, dopo che il mondo di Internet ha espresso il proprio dissenso nei confronti di un atto definito giustamente lesivo della libertà dei cittadini Europei, i Paesi che non hanno sottoscritto l'accordo continuano a manifestare i propri dubbi e le proprie perplessità. Inoltre i primi che hanno espresso un parere contrario alla ratifica dell'ACTA sono stati la Polonia e la Repubblica Ceca. Mentre lo scorso 13 Febbraio anche la Germania ha insinuato dubbi sulla legittimità del documento ed l'attuale ministro degli Esteri della Repubblica federaleGuido Westerwelle, in una nota ufficiale ha spiegato che: "Il parlamento tedesco ha deciso di sospendere il processo di ratifica per avviare una discussione più ampia ed approfondita sui temi in discussione, ed anche per aprire nuovi dibattiti sui temi relativi all'accordo ACTA". Per di più la decisione di sospendere la ratifica dell'accordo da parte della prima economia dell'Unione Europea ha spinto anche altri due Paesi a non firmare, vale a dire Croazia e Slovenia. Per questo motivo, visti i tanti no, l'Unione Europea ha recentemente deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia per verificare la legittimità del suddetto accordo contro la contraffazione e sul copyright, per la tutela della proprietà intellettuale, firmato lo scorso 26 Gennaio a Tokyo. In pratica il controverso Anti-Counterfeiting Trade Agreement, o ACTA che dir si voglia, sarà sottoposto al giudizio della Corte di Giustizia dell'UE. E , come già detto primanon poteva essere diversamente viste le proteste che sono scoppiate in tutta l'Europa ed i dubbi espressi perfino da varie cancellerie nell'Unione Europea. Infatti, come già anticipato, persino in Germania la ratifica è stata rinviata, mentre per quel che riguarda l'Italia è stata chiesta un "pausa di riflessione", (con tanto di petizione online), direttamente all'attuale Premier, Mario Monti; e, come già spiegato, anche la Polonia, (dopo essere stata oggetto di un duro cyber-attacco degli hacker dell'ormai nota legione di Anonymous), ha ritratto la propria firma, ed il Primo ministro della Repubblica Ceca, Petr Necas, aveva detto che l'ACTA sarebbe stato messo al microscopio. E dunque, mentre si sta scatenando la cosiddetta "crisi dei debiti sovrani", l'Europa non si potrebbe concedere un'ondata di disapprovazione per colpa dell'ACTA, definito da molti come "un accordo nato sotto una cattiva stella" a causa della sua segretezza fin dagli esordi. Oltretutto, come vi avevo spiegato precedentemente, l'approvazione dell'ACTA ha già registrato le dimissioni del relatore del dossier Kader Arif, europarlamentare francese incaricato, appunto, del rapporto sull'accordo ACTA. Per questi motivi il commissario europeo per il commercio nella Commissione Barroso II, Karel de Gutch, ha deciso di prendere una decisione drastica dichiarando: "È bene che valuti tutti gli aspetti dei diritti fondamentali. Spetta alla Corte di Giustizia dare un orientamento e dire quali sono i limiti che l'UE deve rispettare". Una scelta secondo alcuni equilibrata, poiché l'ACTA intende uniformare le leggi internazionali che regolano la proprietà intellettuale. Tuttavia questo, secondo le varie associazioni dei diritti digitali, è un argomento scottante a causa dell'enorme espansione della pirateria; un "terreno minato" visto che la lotta contro la pirateria a volte finisce per intaccare la tutela della privacy ed altri cyber-rights. Inoltre anche l'attuale presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha espresso forti perplessità riguardo l'ACTA; invece Amnesty International ha espressamente richiesto all'Unione Europea di respingere questo trattato poiché teme potrebbe diventare una sorta di "vaso di Pandora" di potenziali violazioni dei diritti umani. Per di più Jérémie Zimmermann, co-fondatore de'associazione francese chiamata La Quadrature du Net, aveva denunciato il tentativo da parte dell'UE di "aggirare i processi democratici per imporre misure repressive". Comunque sia adesso toccherà alla Corte di Giustizia decidere sul da farsi. Poiché, infine, come ha concluso il commissario europeo, Karel de Gutch: "In gioco c'è la compatibilità dell'ACTA con i diritti fondamentali dell'Unione Europea, come ad esempio, la libertà di espressione, di informazione oppure di protezione".


martedì 21 febbraio 2012

Uno studio ha scoperto che l'obesità è dovuta alla disfunzione di una proteina nel DNA.


Recentemente un gruppo internazionale di ricerca è riuscito a scoprire che nell'organismo umano a dare il via alla reazione che provoca l'obesità sarebbe un dannegiamento della proteina chiamata GPR120, vale a dire un sensore che si trova sulla superficie delle cellule dell'intestino, del fegato e del tessuto adiposo, il quale ha il compito di controllare i grassi assunti attraverso gli alimenti. A dimostrarlo è stato, appunto, uno studio pubblicato sulla rivista Nature che è stato coordinato dall'Imperial College di Londra, al quale hanno partecipato anche l'Università degli Studi di Verona e l'Università della Sapienza di Roma. Per di più la proteina GPR120 è un recettore che riesce a legarsi alle molecole degli acidi grassi, soprattutto a quelli "buoni", (detti anche insaturi), come ad esempio, gli Omega-3. Inoltre la sua attivazione nell'intestino favorisce la stimolazione della produzione degli ormoni anti-fame e la secrezione di insulina da parte del pancreas. E nel momento in cui questa sorta di "sentinella" rileva un livello eccessivo di grassi all'interno del sangue, fa in modo che le cellule adipose aumentino il loro numero per poter immagazzinare i grassi in eccesso, evitando così che vadano a finire pericolosamente nel fegato oppure nelle arterie. Dunque, durante il suddetto studio per riuscire a capire che cosa avviene quando questa proteina è fuori uso, i ricercatori hanno selezionato dei topi di laboratorio del tutto privi della proteina GPR120 e li hanno nutriti fin dalla nascita con una dieta molto ricca di grassi. Al riguardo Raffaella Buzzetti, docente di endocrinologia all'Università della Sapienza di Roma, che ha partecipato allo studio, ha spiegato: "Fin dalle prime settimane di vita, questi topi hanno sviluppato obesità, intolleranza al glucosio ed insulino-resistenza, (cioè tutte anticamere del diabete), oltre al cosiddetto fegato grasso, vale a dire la steatosi epatica". Successivamente il gruppo di ricerca ha deciso di passare dagli esperimenti su topi a quelli sugli esseri umani. Quindi i ricercatori hanno analizzato il DNA di circa 7 mila pazienti affetti da obesità, (tra cui anche diverse centinaia di pazienti italiani), e lo hanno confrontato con quello di un numero equivalente di soggetti dal peso regolare. Così facendo sono riusciti ad  individuare una mutazione genetica che altera, appunto, la struttura della proteina GPR120, la quale è la causa principale dell'incremento del 60% del rischio di obesità. Oltretutto questa scoperta è stata molto importante perché ha reso più chiari i complessi meccanismi che portano all'obesità. Infatti Raffaella Buzzetti ha proseguito dichiarando: "In futuro potremo valutare il DNA di ciascun paziente per impostare un programma di prevenzione, oppure potremo mettere a punto un farmaco che agisca su questo recettore alterato; tuttavia per il momento è ancora troppo presto per fare previsioni". E quindi chi tende ad essere in sovrappeso non deve però nascondersi dietro la giustificazioni del DNA. Infatti la stessa Raffaella Buzzetti ha concluso evidenziando che: "Essere portatori di questa mutazione però non significa diventare per forza obesi, infatti, molto dipende anche dall'alimentazione che scegliamo di adottare".


lunedì 20 febbraio 2012

Muore all'età di 97 anni il premio Nobel per la medicina, Renato Dulbecco.


Quest'oggi si è spento all'età di 97 anni il biologo, medico e genetista, Renato Dulbecco, che aveva ricevuto il premio Nobel per la medicina nel 1975. Premio che Renato Dulbecco ricevette per aver scoperto in America, dove era andato a vivere 50 anni fa, il meccanismo d'azione dei virus tumorali nelle cellule animali. Inoltre Paolo Vezzoni, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche, (noto anche come CNR), che, insieme al genetista Italiano aveva condiviso l'esordio negli anni '90 del "Progetto Genoma Umano", e che è rimasto in contatto con il premio Nobel della Medicina fino a qualche mese fa, lo ha ricordato con queste parole: "Era un po' amareggiato. L'esperienza fatta in Italia lo aveva davvero deluso". Oltretutto quello di Renato Dulbecco è stato quasi un secolo di vita interamente dedicata alla scienza, (tanto per la cronaca era nato a Catanzaro il 22 Febbraio 1914), e quasi tutta negli Stati Uniti con una brillante ed inaspettata parentesi, vale a dire la conduzione del Festival di Sanremo nel 1999 assieme a Fabio Fazio. La sua è stata una vita lunghissima e piena di successi. Una carriera iniziata 80 anni fa, quando nel 1930 Renato Dulbecco si iscrisse alla facoltà di medicina dell'Università di Torino, e già dal secondo anno, grazie ai brillanti risultati ottenuti, fu ammesso come interno all'Istituto di Anatomia di Giuseppe Levi, una personalità in vista nell'ambito medico e biologico. Per di più Renato Dulbecco nel periodo in cui si occupava prevalentemente di biologia ebbe modo di conoscere Salvador Luria e Rita Levi Montalcini, la quale divenne un'ottima compagna di lavoro e con la quale instaurò una profonda amicizia che proseguì anche in seguito. Riuscì a laurearsi a soli 22 anni, nel 1936, con una tesi sulle alterazioni del fegato dovute al blocco nell'efflusso della bile e ricevette in quell'occasione diversi premi, essendo stato riconosciuto come il migliore laureando dell'Università con la migliore tesi. Inoltre nello stesso anno, mentre era in procinto di scegliere se diventare scienziato oppure scegliere se intraprendere la carriera chirurgica, fu chiamato a prestare il servizio militare come ufficiale medico, fino al 1938. Tuttavia, dopo aver scelto la via della ricerca, non ebbe neppure il tempo di trovarsi un lavoro che nel 1939 venne richiamato alle armi per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, sempre come ufficiale medico a San Remo. Comunque per Renato Dulbecco fu decisivo l'incontro con Salvador Luria, che aveva già avuto modo di conoscere, essendo stato anch'egli studente a Torino ed interno dell'istituto di Giuseppe Levi. Infatti Salvador Luria si occupava a quel tempo di quei virus che infettano i batteri, (vale a dire i batteriofagi), ed utilizzava, proprio come il suo collega Renato Dulbecco, le radiazioni; e dunque, data la comunanza di interessi, gli offrì la possibilità di lavorare nel suo laboratorio a Bloomington, nell'Indiana, (USA), nel quale collaboravano già altre personalità di gran rilievo della comunità scientifica. Ed, infatti, nell'autunno del 1947 si trasferì negli Stati Uniti, a Bloomington, scoprendo un mondo totalmente diverso dalla sua terra natia, (vale a dire l'Italia), che però era accomunato dai medesimi pregiudizi razziali. Oltretutto inizialmente il suo lavoro, svolto in un laboratorio di dimensioni ridotte, fu da supporto alle ricerche di Salvador Luria, che avevano come obbiettivo quello di comprendere e spiegare scientificamente l'interazione tra più batteriofagi all'interno dello stesso batterio, dopo essere stati colpiti da radiazione ultravioletta. E, dopo molte osservazioni, si giunse alla conclusione che al massimo una ventina di batteriofagi potevano interagire l'uno con l'altro e sopravvivere più a lungo. Successivamente nel 1949 Max Delbruck, padre della genetica moderna, gli offrì un posto di lavoro al California Institute of Technology dell'università privata di Pasadena, (più noto con il nome Caltech), ovvero uno dei più importanti laboratori scientifici al mondo. E, dopo un'iniziale esitazione, dovuta al timore di recare un torto a colui che lo aveva introdotto in quel rilevante ambiente, accettò, convinto anche dalle parole del collega James Watson, (futuro premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA). In aggiunta la grande occasione, quella che appianò la strada alle nuove frontiere della ricerca biologica, fu lo studio del virus responsabile dell'Herpes zoster, meglio conosciuto come "fuoco di Sant'Antonio". Inoltre un'altra conquista sopraggiunse poco tempo dopo, cioè nel 1955, quando Renato Dulbecco riuscì ad identificare un mutante del virus della poliomelite, (una malattia estremamente temuta), che fu utilizzato da Albert Sabin per preparare un vaccino. Il suo interesse per i virus si fece sempre più specifico al punto di sfociare in uno studio del tutto nuovo riguardante i virus che rendono le cellule cancerose, vale a dire capaci di moltiplicarsi incessantemente. In pratica l'idea di base di questo nuovo studio fu quella di studiare l'origine di un cancro dovuto, come era già noto, ad un'alterazione genetica all'interno di queste piccole entità biologiche costituite da pochi geni, a differenza delle cellule animali. Quello che bisognava comprendere era la modalità d'azione dei virus, che, una volta penetrati nella cellula, sembravano scomparire. I risultati tanto attesi del suddetto studio sopraggiunsero solo, (si fa per dire), alcuni anni dopo, cioè nel 1968; infatti lo stesso Renato Dulbecco dichiarò : "Per indagare l'azione dei geni di questi virus pensai che bisognava prima di tutto capire che cosa accadesse all'interno delle cellule rese tumorali. Si supponeva che il virus entrasse nelle cellule, ne alterasse i geni e poi scomparisse, comportandosi come un pirata della strada che investe un pedone ferendolo e poi scappa abbandonando il luogo dell'incidente". Tuttavia l'elemento sconosciuto fu l'individuazione di una sostanza chiamata antigene T, (dove la "T" sta per Tumorale), assente nelle cellule "sane" dell'organismo, ma presente sia in quelle infettate che in quelle uccise dal virus. Ed, anche se non se ne conosceva la natura, era sufficiente per indurre a pensare che qualcosa del virus restasse nella cellula colpita; infatti ciò su cui si puntò fu l'identificazione di tale sostanza. Ne risultò che si trattava di DNA virale che si univa chimicamente a quello della cellula, diventando così parte integrante del suo materiale genetico. Questa scoperta fu clamorosa perché successivamente fu semplice dedurre che i geni virali definiti oncogeni erano in grado di attivare i geni cellulari necessari alla moltiplicazione cellulare facendola proseguire incessantemente. In aggiunta il trasferimento del ricercatore in Inghilterra fu seguito dalla sua elezione a membro straniero della Royal Society di Londra. Da quel momento in poi la sua carriera fu sempre in ascesa. Infatti tra i numerosi riconoscimenti assegnatigli, ricevette la laurea honoris causa dall'Università di Yale, il premio Lasker per le scienze biologiche e mediche e, come già anticipato inizialmente, nel 1975 il premio Nobel per la medicina e la fisiologia, ricevuto, appunto, per le sue scoperte in materia di interazione tra virus tumorali e materiale genetico della cellula. Riguardo quell'occasione Renato Dulbecco dichiarò: "Il cuore mi saltò in gola. Avevo capito bene? Non osavo dirlo, ma facendomi coraggio mormorai: il premio Nobel!". I suoi ultimi decenni sono stati dedicati al Progetto Genoma Umano, il cui obiettivo è di identificare tutti i geni delle cellule umane ed il loro ruolo in modo da comprendere e combattere concretamente lo sviluppo del cancro. Mentre nel 1999, come già detto precedentemente, accettò di presentare Sanremo con Fabio Fazio e Laetitia Casta, diventando rapidamente, con il suo sorriso puerile e l'inconfondibile parlata italo-americana, un idolo del teatro Ariston. E nel Dicembre del 2000 venne coinvolto nel consiglio di beneficienza della Fondazione Cariplo assieme al collega Carlo Rubbia. Infine, come anticipato, è morto oggi, 20 Febbraio 2012, a Genova a soli 2 giorni dal suo 98° compleanno, colpito purtroppo da un infarto.


domenica 19 febbraio 2012

Google finisce sotto accusa poiché ritenuto colpevole di aver "spiato" gli utenti Apple.


Di recente sul quotidiano statunitense, The Wall Street Journal, è stato pubblicato un dossier basato sul lavoro di Jonathan Mayer, un ricercatore della Stanford University, riguardante alcune pratiche messe in atto da Google, l'azienda fondata da Larry Page Sergey Brin, nei confronti di tutti quegli utenti che sono soliti utilizzare il browser Safari, il programma per la navigazione in Internet ideato dalla Apple, e quindi di conseguenza installato automaticamente su tutti i computer Mac, gli iPhone e gli iPad. In pratica il sistema utilizzato da Google e rivelato proprio dal suddetto quotidiano newyorkese tracciava e memorizzava il comportamento online degli utenti attraverso i classici cookies, (vale a dire alcuni piccoli file di testo che contengono informazioni sulla navigazione), riuscendo ad eludere le impostazioni di privacy prestabilite dal browser targato Apple. Infatti quest'ultimo normalmente impedisce l'installazione e quindi la memorizzazione dei vari cookies. Comunque ciò è accaduto poiché le informazioni di navigazione degli utenti sono essenziali per il modello pubblicitario proposto da Google, il quale offre annunci personalizzati agli utenti in base ai loro interessi. Tuttavia Google, ( il cui motto non ufficiale è "Don't be evil", che letteralmente significa "Non essere cattivo" ma meglio traducibile come "Non comportarti male"), attraverso un comunicato inviato direttamente al Wall Street Journal, si è difeso spiegando: "Nei cookies non vengono salvate le informazioni personali". Ciononostante, dopo essere stato contattato dal quotidiano, Google ha subito bloccato questo sistema. Tuttavia il colosso di Mountain View non è il solo ad utilizzare questo medesimo metodo, infatti, ci sono altre tre aziende pubblicitarie, vale a dire la Vibrant Media, la WPP PLC's Media Innovation Group e la Gannett Co.'s PointRoll. Comunque Rachel Whetstone, il Senior Vice President Communications e Public Policy della società Google, ha precisato: "Diversamente da altri importanti browser, il browser Safari della Apple blocca per impostazione predefinita i cookies di terze parti". E ha proseguito dichiarando: "Tuttavia, Safari abilita per i propri utenti svariate funzioni web che fanno affidamento su terze parti e sui cookies di terze parti, quali ad esempio, i pulsanti "Like". Per di più lo scorso anno abbiamo cominciato ad usare questa funzionalità per abilitare alcune funzioni, (come per esempio, la possibilità di fare "+1" su contenuti ritenuti interessanti dall'utente), per quegli utenti di Safari che erano loggati nel loro account Google e che avevano scelto di vedere pubblicità personalizzate ed altri contenuti". Oltretutto l'azienda ha ribadito ancora un volta di aver usato tutte le accortezze per far sì che lo scambio di informazioni tra Safari e Google fossero anonime. Infatti Rachel Whetstone ha continuato spiegando: "Tuttavia il browser Safari conteneva altre funzionalità che hanno fatto sì che altri cookies pubblicitari di Google fossero installati nel browser stesso". Ed ha aggiunto: "Non avevamo previsto che potesse succedere ed ora abbiamo cominciato a rimuovere questi cookies pubblicitari dai browser Safari. Oltretutto è importante sottolineare che, esattamente come con altri browser, questi cookies pubblicitari non raccolgono informazioni personali". Ed ha, infine, concluso precisando: "Gli utenti di Internet Explorer, Mozilla Firefox e Google Chrome non sono stati interessati da questo problema, né lo sono stati gli utenti di qualsiasi altro browser, incluso Safari, che avevano scelto di effettuare un opt-out dal nostro programma di pubblicità, basata sui loro interessi, utilizzando il nostro strumento di Gestione Preferenze Annunci Pubblicitari". Comunque proprio riguardo questa faccenda il Parlamento Europeo sarà a breve chiamato a votare una direttiva riguardante quello che dovrà rimanere sottinteso e quello che invece dovrà essere esplicitato con dei flag, (ovvero quello che in molti chiamano "la spunta").


sabato 18 febbraio 2012

Gli Anonymous attaccano il sito di Maurizio Paniz per vendicare la chiusura del sito Vajont.info.



Continuano gli attacchi dei famosi hacker appartenenti alla legione Anonymous e, dopo il recente attacco al sito della CIA, questa volta ad essere oscurato è stato il sito di Maurizio Paniz, avvocato e deputato del PdL. Infatti quest'oggi, durante il pomeriggio, il volto mascherato, (tratto dal celebre film V per Vendetta), simbolo di Anonymous, è apparso nel sito del deputato accompagnato da un messaggio che per qualche ora ha campeggiato sulla home page, che comunque rimane tuttora inattiva, nel quale si poteva leggere: "Salve Maurizio Paniz, piacere di conoscerla. We are Anonymous". La motivazione che ha spinto gli hacker Italiani facenti parte della legione ad effettuare questa incursione informatica è stata vendicare la chiusura del sito Vajont.info, (vale a dire il portale dedicato alla strage del Vajoint), disposta dal GIP, (acronimo di giudice per le indagini preliminari), di Belluno, Aldo Giancotti, su richiesta proprio di Maurizio Paniz, insieme con l'onorevole Domenico Scilipoti, medico e politico Italiano fondatore del partito MRN. Questa chiusura è stata motivata dal fatto che il suddetto sito conteneva una definizione pesantemente sarcastica, appunto, del deputato PdL e del suo collega Domenico Scilipoti. Infatti nel sito era stato scritto: "E se la mafia è una montagna di m***a, i Paniz e gli Scilipoti sono guide alpine!". Per di più Tiziano Dal Farral'autore del sito Vajont.infoera già stato querelato almeno altre sei volte sempre da Maurizio Paniz. Circostanza che secondo il magistrato: "rende più consistente il periculum in mora". La risposta di Anonymous, (Italy), pubblicata in un comunicato ufficiale, è stata: "Il giudice delle indagini preliminari di Belluno ha ordinato la chiusura dell'intero portale dedicato alla strage del Vajont, costata la vita nel 1963 a 1910 persone". Immediata la risposta di Maurizio Paniz che ha sostenuto: "Mi hanno informato di questo attacco di Anonymous: si tratta di una reazione inconsulta. Evidentemente è la reazione ad una erronea informazione in ordine alla mia attività professionale, avendo io ottenuto la chiusura del sito Vajont.info che non ha nulla a che vedere con il disastro del 1963. Conteneva solamente alcuni dati gettati alla rinfusa, per il resto era un paravento per poter continuare ad insultarmi. Tiziano Dal Farra non può essere assolutamente considerato come uno storico del Vajont, basta chiedere a chiunque a Longarone". Tuttavia lo studio del deputato è stato inondato di lettere di proteste. A tal punto da sentirsi più volte penalizzato da questa vicenda; infatti ha proseguito dicendo: "La persona in questione è un delinquente che è stato condannato e querelato più volte per diffamazione, eppure si fa beffe delle sentenze e dei provvedimenti giudiziari. E continua nella sua azione diffamatoria aprendo siti anche all'estero. Quest'ultimo sito oscurato è stato, ad esempio, aperto in Arizona. E, secondo quanto ha già dichiarato, continuerà ad aprirne ovunque nel mondo. Altri suoi siti sono stati chiusi, ma continuava ad aprirne di nuovi. La chiusura del provider è la conseguenza di questa inconcepibile ostinazione". Dall'altra parte della polemica il comunicato degli hacker di Anonymous ha proseguito spiegando: "C'è da considerare il diritto degli 'Scilipoti ed i Paniz' sopra al diritto di migliaia di utenti che avevano come riferimento il portale oscurato; fra i documenti destinati a scomparire almeno per un determinato periodo dalla rete, molte fotografie, interviste, e rappresentazioni teatrali come quella tenuta a Febbraio dai ragazzi di uno dei Paesi della comunità ancora sconvolta dal ricordo di quel disastro". Infatti la misura richiesta dalla procura e disposta dal GIP, in virtù della frase sarcastica adottata nei confronti dei due parlamentari, è stata adottata non solo nei confronti del portale ma anche a carico di 226 Internet Service Providers Italiani, ai quali è stato ordinato di inibire ai rispettivi utenti l'accesso all'indirizzo Vajont.Info, ai relativi alias ed ai nomi di dominio presenti e futuri rinvianti al medesimo sito, all'indirizzo IP statico che al momento dell'esecuzione del sequestro risultava associato al suddetto nome di dominio ed ad ogni altro indirizzo IP statico che sarà associato in futuro, (vale a dire il blocco alla risoluzione dell'indirizzo mediante DNS). In aggiunta gli Anonymous hanno proseguito dichiarando: "Interessante è notare come la magistratura Italiana abbia fatto il suo esordio censorio in rete con un portale del genere, andando a ledere il diritto primario all'informazione, come se si volesse costituire un precedente: il giudice decide cosa si può scrivere e cosa si può sapere, ledendo gravemente i diritti all'informazione dei cittadini Italiani che potrebbero vedere scomparire dal mondo di Internet interi quotidiani, blog, portali informativi, in virtù di una o più frasi ritenute lesive dei diritti di un singolo cittadino". E hanno continuato spiegando: "Per queste ragioni non perdiamo l'occasione di tacere ed agiamo!!!. Wikileaks dice: "Informations want to be free". E voi cari avvocati? Oltre ai soldi ed alla reputazione, un po' di sana libertà, non ve la volete godere?". Ed, infine, il comunicato si è concluso con una minaccia: "Abbiamo deciso di farvi incazzare un bel po' iniziando un lungo processo di attacchi, che comincia proprio con il sito mauriziopaniz.it".


venerdì 17 febbraio 2012

Creato con "origami" di DNA un nuovo nano-robot utile per la somministrazione dei farmaci.


Una recente ricerca, condotta dai ricercatori dell'Istituto Wyss dell'Università di Harvard e pubblicata sulla rinomata rivista Science, è riuscita a sviluppare alcune strutture cilindriche complesse che sono costituite da porzioni infinitesimali di DNA, che è stato ripiegato su se stesso con una tecnica simile a quella degli origami, (vale a dire l'arte giapponese di piegare la carta). In pratica queste strutture sarebbero capaci di colpire con grande precisione le singole cellule malate, somministrando al loro interno determinati medicinali o pacchetti di istruzioni come ad esempio, quelle che inducono al auto-distruzione le cellule tumorali. Si tratta di veri e propri nano-robot costituiti da materiale biologico, con la funzione di cargo, vale a dire che sono in grado di riconoscere le cellule infette e rilasciare il loro carico. Inoltre il corpo principale di questi nano-robot è formato da un cavo cilindrico diviso in due parti che, come nelle valvole dei molluschi, sono tenute insieme da una cerniera laterale. La struttura è completata da alcuni speciali lucchetti di DNA capaci di identificare le proteine presenti sulla membrana delle cellule, compresi i marcatori tumorali. In poche parole la loro forma ricorda quella di un barile tagliato a metà e collegato da una sorta di Zip. Dunque non appena riescono ad individare il bersaglio, questi nano-robot modificano la loro struttura aprendo la parte cilindrica e liberando il carico contenuto al loro interno. Per di più queste strutture, che sono state realizzate grazie ad un software in grado di manipolare le molecole, sono larghe 35 milionesimi di millimetro e lunghe 45 milionesimi di millimetro. Oltretutto a rendere possibile tutto ciò sono stati gli studi di Shawn Douglas e del suo collega Ido Bachelet. Inoltre questo approccio programmabile è stato modellato sul sistema immunitario del corpo umano, dove i globuli bianchi, (detti anche leucociti), pattugliano il sangue per rilevare eventuali infezioni. Infatti sempre nel sistema immunitario sono proprio i leucociti che si legano alle cellule infette e trasmettono loro segnali di autodistruzione. Tuttavia finora i suddetti dispositivi sono stati sperimentati su due differenti tipi di cellule cancerogene, ovvero quelle del linfoma e della leucemia; durante le sperimentazioni i nano-robot sono stati capaci di attivare "l'interruttore" dell'auto-distruzione delle cellule cancerose, provocanone così la morte. Al riguardo Gorge Chrch, uno degli autori principali dello studio, ha spiegato: "Siamo finalmente in grado di integrare complesse funzioni di rilevamento e di funzionalità in nanostrutture". In più l'autore ha affermato che: "Questo nano-robot raccoglie per la prima volta molte delle innovazioni prodotte negli ultimi anni da numerosi centri di ricerca sparsi in tutto il mondo ed aprirà la strada alla nascita di applicazioni realmente efficaci in campo bio-medico". In aggiunta  Donald Ingber, il Founding Director dell'Istituto Wyss, ha sostenuto: "Questo lavoro contiene alcune importanti novità appena introdotte che rappresentano un significativo passo in avanti nel campo delle nanobiotecnologie per arrivare alla reale applicazione di questi supporti in ambito medico, in quanto dimostra la capacità di sfruttare i progressi recenti nel campo degli origami di DNA sperimentato dai ricercatori di tutto il mondo per far fronte ad una sfida reale, vale a dire uccidere le cellule tumorali con elevata specificità". Infatti questo nuovo nano-robot, per la prima volta basato sulla tecnica degli origami di DNA, riesce ad utilizzare frammenti di anticorpi per trasmettere messaggi programmabili alle cellule e per indurre risposte al sistema immunitario. Infine anche il sistema di riconoscimento del bersaglio è risultato essere molto efficiente, in quanto è stato in grado di riconoscere le singole proteine presenti sulla membrana che caratterizzano i diversi tipi di cellule.

La struttura dettagliata dei nano-robot.