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mercoledì 8 febbraio 2012

Un recente studio Italiano è riuscito ad identificare delle cellule staminali per la rigenerazione del cuore.


Un recente studio Italiano effettuato in collaborazione tra l'Istituto di Biologia Cellulare e Neurobiologia(IBCN), del Consiglio Nazionale delle Ricerche, (conosciuto con l'acronimo CNR), di Roma e l'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico MultiMedica di Milano, è riuscito ad aperire nuove strade nello scenario delle terapie cellulari, dimostrando per la prima volta nella storia che i cardiomiociti, (vale a dire le cellule del cuore), possono essere un'ottima fonte di cellule staminali con caratteristiche diversamente vantaggiose rispetto ad altre staminali conosciute prima di adesso. Inoltre la ricerca, condotta dai ricercatori Roberto Rizzi e Claudia Bearzi, è stata pubblicata sulla rivista Cell Death and Differentiation. Per quanto riguarda questo studio Roberto Rizzi ha spiegato: "I cardiomiociti hanno capacità proliferative minime, se non assenti, e ciò significa che, a seguito di danno ischemico cardiaco come ad esempio, nell'infarto, si crea una cicatrice che riduce la capacità funzionale del cuore, situazione nota come scompenso cardiaco". Ed ha proseguito dichiarando: "Il nostro lavoro ha dimostrato che attraverso l'introduzione di geni fetali all'interno del genoma di cardiomiociti post-natali è possibile ricondurre queste cellule già differenziate ad uno stato embrionale. Una volta ottenute le staminali dai cardiomiciti, queste sono state stimolate a modificare nuovamente le cellule cardiache battenti. La ricerca ha messo in evidenza che queste cellule multipotenti indotte ottenute dai cardiomiociti hanno una capacità maggiore di ridiventare nuovamente cellule cardiache contrattili rispetto ad altre cellule staminali, e ne ha definito le basi molecolari stabilendo che questa 'memoria' dipende da pochi geni". Dunque in pratica, grazie a questa ricerca, si è aperta la possibilità di utilizzare i cardiomiociti come cellule staminali cardiache, passando per lo stadio embrionale. Al riguardo la ricercatrice Claudia Bearzi ha spiegato: "Grazie alle loro capacità differenziative, queste cellule potranno essere utilizzate per la riparazione del miocardio danneggiato". Ed ha concluso dicendo: "La capacità di generare qualsiasi tipo di tessuto è esclusiva delle cellule staminali embrionali, ma è noto che restrizioni etiche limitano l'utilizzo delle stesse. Infatti nel 2006 un ricercatore giapponese, Shinya Yamanaka, ha dimostrato la possibilità di riportare cellule neonatali ed adulte, quindi già differenziate, ad una condizione di 'staminalità' con la capacità di generare tessuti pari a quella delle cellule staminali embrionali con l'introduzione di pochi geni fetali. Queste staminali ottenute da cellule mature erano state definite 'pluripotenti indotte'". Oltretutto i due autori della suddetta ricerca sono rientrati in Italia dopo un lungo periodo lavorativo negli Stati Uniti presso la Harvard Medical School. Per di più questa ricerca è stata finanziata dal ministero della Salute nell'ambito del programma "giovani ricercatori" ed è stata supportata da collaborazioni con altre istituzioni Italiane, tra cui l'Università degli Studi di Torino, l'Università degli Studi di Milano-Bicocca ed, infine, l'Università Vita-Salute San Raffaele sempre di Milano .


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