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lunedì 30 aprile 2012

Secondo il ministro Paola Severino sarebbero necessarie nuove norme per blog, intercettazioni e giornali.



Dei controlli sui vari blog e su Facebook, (il famoso Social Network in Blu), un filtro alle intercettazioni e delle punizioni per giornalisti, editori ed aziende nei casi di pubblicità camuffata da informazione. Sono state queste le tre regole fondamentali da applicare all'informazione secondo l'attuale Ministro della Giustizia, Paola Severino, presente al gruppo Etica e giornalismo durante il Festival Internazionale del Giornalismo tenutosi negli scorsi giorni a Perugia. Per quanto riguarda il tema della pubblicazione delle intercettazioni, il Guardasigilli ha parlato di un "filtro" durante le indagini, in occasione di provvedimenti, ordinanze cautelari, sequestri o perquisizioni. In pratica Paola Severino ha dichiarato: "È durante le fasi interlocutorie delle indagini che più di frequente avviene la comunicazione e la diffusione della notizia". E quindi, secondo il Ministro di Giustizia; la selezione spetterebbe al pubblico ministero oppure al giudice, a seconda dei momenti. Infatti ha spiegato: "L'idea di base è quella di lasciare al magistrato il compito di escludere le notizie che non sono rilevanti ed attengono esclusivamente alla sfera personale delle persone interessate dal provvedimento, anche in quelle fasi nelle quali il provvedimento stesso viene consegnato alle parti". E sempre secondo il ministro Severino, un testo ufficiale non esiste; tuttavia c'è uno schema che prevede di bilanciare gli interessi delle indagini, quelli degli indagati e quelli del diritto all'informazione. In sostanza ciò a cui sta pensando Paola Severino è una regolamentazione basata su tre cardini. Il primo dei quali è la libertà della magistratura di emettere informazioni che metterebbero in crisi le indagini ed allo stesso tempo salvaguardare la sfera personale. Al riguardo il ministro ha affermato: "Poiché non è utile, neppure ai giudici, che si divulghino elementi non riconducibili alle indagini". Inoltre tra i tre punti rientrano anche: "il diritto-dovere del giornalista di informare su fatti che hanno una rilevanza sociale"; "quello del magistrato di portare avanti le proprie indagini con una tutela della riservatezza indispensabile in alcune fasi"; ed, infine, "il diritto del cittadino, anche sotto indagine, di vedere pubblicate notizie che attengano all'inchiesta ma non esclusivamente la sua vita privata ed anche di non vedere sui mezzi d'informazione i contenuti delle intercettazioni non rilevanti per il procedimento". Oltretutto il ministro ha insistito sull'importanza che i media affrontino le indagini a tutto campo, ciò significa che dovrebbero riportare non solo le voci dei magistrati ma, con la stessa rilevanza, anche quelle della difesa e dell'indagato. La medesima cosa deve valere nel caso in cui avvenga un'assoluzione a distanza di molto tempo dalla diffusione delle informazioni sulle accuse. In tal proposito Paola Severino ha dichiarato: "Certo il grande problema italiano è la lunghezza dei processi. Ed è proprio in quell'estensione di tempo che deve intervenire il "filtro" della legge". Mentre, accennando ad una regolamentazione in sede di Unione Europea per evitare che i provider si possano trasferire in Paesi dove le maglie della legge sono più larghe, ha sostenuto: "I blog possono fare più danni dei giornali".  Ed ha proseguito dicendo: "Il cittadino ha il diritto di interloquire con un altro. Ma deve seguire le regole", giustamente creando in questo modo non poco scompiglio nel mondo di Internet dove su Twitter, (il noto Social Network dai 140 caratteri), è comparsa subito una marea di tweet contro l'opinione del ministro. Successivamente Paola Severinoche prevede, appunto, tra non molto tempo una forma di regolamentazione, ha spiegato: "Scrivere su un blog non autorizza nessuno a scrivere qualunque cosa, soprattutto se si sta trattando dei diritti degli altri. I blog hanno la capacità di diffondere un pensiero ma questo non deve trasformarsi in libertà di arbitrio. Anche se credo sarà difficile pensare ad un'obbligo di rettifica nei blog". Ed, infine, ha concluso facendo sapere: "Sappiate però che quello che voi fate ad altri potrà essere fatto a voi. Cominciate ad autoregolamentarvi".



domenica 29 aprile 2012

Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il meccanismo del morbo della Mucca Pazza.


Di recente per la prima volta è stato scoperto il meccanismo tossico dei prioni, vale a dire le proteine "impazzite" responsabili dell'Encefalopatia Spongiforme Bovina, (conosciuta con l'acronimo BSE o più semplicemente come la malattia della Mucca Pazza); in pratica è stato rivelato che alla base della degenerazione dei neuroni bovini vi è un problema di "traffico" a livello molecolare. A descrivere questo fenomeno su Neuron è stato Roberto Chiesa, ricercatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano e dell'Istituto Telethon Dulbecco. Infatti proprio al premio Nobel Renato Dulbecco, recentemente scomparso, è stato dedicato questo lavoro che ha usufruito anche della collaborazione dell'Università degli Studi di Milano e dell'University College di Londra. Inoltre questo nuovo studio ha rappresentato un primo passo per capire in che modo i prioni provocano la disfunzione dei neuroni e quindi la malattia in questione. Al riguardo Roberto Chiesa ha spiegato: "Abbiamo studiato quello che succede all'interno cervelletto, ovvero l'area del cervello che controlla i movimenti, prima che inizi la degenerazione neuronale. In questo modo abbiamo constatato che in corrispondenza dei primi deficit motori si ha un'alterazione nel rilascio di un particolare messaggero chimico cerebrale, vale a dire il neurotrasmettitore glutammato. Questo perché, accumulandosi all'interno del neurone, la proteina prionica alterata ostacola il trasporto sulla superficie della cellula di un'altra proteina, cioè un canale per il calcio voltaggio-dipendente, coinvolta nel regolare il rilascio dei neurotrasmettitori". Ed ha proseguito dichiarando: "Questo problema di "traffico" è un meccanismo patologico del tutto nuovo che potrebbe essere alla base della disfunzione dei neuroni anche in altre malattie neurodegenerative in cui si osserva un accumulo di proteine alterate all'interno della cellula". Ed ha continuato spiegando: "In particolare aver identificato i canali per calcio voltaggio-dipendenti come target del prione, permetterà di pensare delle terapie che ripristino il funzionamento di questi canali, e quindi la corretta funzionalità dei neuroni. Ma questo è un campo ancora tutto da esplorare". In seguito lo studioso ha continuato affermando: "Ripristinare il corretto trasporto dei canali per il calcio potrebbe dunque rivelarsi la chiave per evitare la degenerazione dei neuroni, ma naturalmente resta ancora molto da capire sui meccanismi con cui questo avviene". Oltretutto Roberto Chiesa assieme al suo gruppo di ricercatori hanno utilizzato un modello murino della Malattia di Creutzfeldt-Jakob di origine genetica, (vale a dire quella che nella variante infettiva viene definita come "Morbo della Mucca Pazza"), il quale riproduce fedelmente l'andamento della patologia; in sostanza l'animale, apparentemente sano alla nascita, sviluppa con il passar del tempo alcuni problemi nella coordinazione dei movimenti e dell'equilibrio e successivamente arriva a soffrire di un deficit neurologico. Dunque l'aver identificato i canali per calcio voltaggio-dipendenti come target del prione adesso permetterà di pensare e sperimentare delle nuove terapie in grado di ripristinare il funzionamento di questi canali, e di conseguenza la corretta funzionalità dei neuroni. Tuttavia ancora si tratta di un campo ancora tutto da esplorare. Al riguardo sempre Roberto Chiesa ha concluso spiegando: "Per il momento, come accade sempre nella ricerca, è impossibile prevedere i tempi necessari per raggiungere eventuali cure. In particolare nelle malattie genetiche come quella oggetto del nostro studio, la ricerca procede per una serie di fasi successive, vale a dire identificazione del difetto genetico, sviluppo di modelli di malattia, studio del meccanismo cellulare e molecolare, sviluppo di potenziali terapie, validazione della terapie nei modelli sperimentali ed, infine, studio dell'efficacia della terapia nell'uomo attraverso studi clinici. Comunque nel caso della pubblicazione in questione ci troviamo alla fase 3, cioè all'identificazione del meccanismo nel modello sperimentale. Ciò significa che ci troviamo ad un passo per arrivare alla possibile cura, ma ancora siamo abbastanza lontani".


sabato 28 aprile 2012

Nasce DogTv, il primo canale su abbonamento interamente dedicato ai cani.


Si sa, ai giorni d'oggi in una nuova "economia delle idee" è sufficiente una buona idea per far nascere un business profittevole. Ed, infatti, recentemente da una banale idea, (cioè: "Dopo tutte le televisioni da cani che trasmettono in giro per il mondo, perché non farne una per cani?"), è nata DogTv, che, come si può intuire dallo stesso nome, si tratta di un canale Tv dedicato ai "miglior amici dell'uomo", ed al momento è disponibile via cavo soltanto per quei cani che risiedono a San Diego, in California. A diffondere questa notizia è stato il noto quotidiano The New York Times. Al riguardo Nicholas Dodman, direttore dell'Istituto di comportamento animale alla Tufts University del Massachusetts, nonché direttore scientifico di DogTv, ha spiegato: "Questa idea è stata studiata per il dog-sitting dei cani che restano soli in casa". Ed ha aggiunto: "Abbiamo studiato per 3 anni come i cani reagiscono a stimoli diversi. Ad esempio per i cani che soffrono di ansia da separazione, DogTv può essere un aiuto per rilassarsi. Così che il padrone li troverà più rilassati e felici al suo rientro a casa". Inoltre attualmente il palinsesto del canale canino, che ovviamente trasmette 24 ore al giorno per sette giorni la settimana, è composto segmenti di 3-6 minuti durante i quali vengono mostrati paesaggi, cani che giocano, palle che rotolano sui prati, uomini che gli strofinano la pancia, aspirapolvere silenziosi e campanelli d'ingresso attutiti, il tutto per aiutare i cani a stare a proprio agio con i normali fattori d'agitazione di casa. In seguito Nicholas Dodman ha proseguito dichiarando: "La programmazione include trasmissioni per rilassare gli animali ed altre per stimolarli, ovviamente girate su misura per loro". Oltretutto che non sia un canale per umani, si può distingue anche dal colore delle immagini. Infatti dal Network di DogTv hanno spiegato: "I cani non vedono bene il colore rosso e verde, per questo motivo il colore è stato leggermente modificato per piacere a loro". Per di più alla domanda: "Davvero i cani sono interessati a guardare la televisione?", dal Network hanno dichiarato: "Oh sì, basta andare a vedere su YouTube, dove ci sono centinaia di video di cani che guardano la Tv. Ed oggi più che mai". E dunque il motivo di tutto ciò non sta in un'evoluzione teledipendente della razza canina, ma nell'innovazione tecnologica umana. Infatti quando le televisioni erano tutte analogiche e con il tubo catodico, non potevano incontrare i favori delle retine canine poiché il tasso di "refresh" dell'immagine a 50-60 hertz era perfetto per l'occhio umano, ma i cani vedevano l'immagine sobbalzare, (vale a dire vedevano la Tv nel modo in qui si vede quando una telecamera riprende un vecchio televisore acceso). Quindi adesso che schermi piatti, (detti anche LCD o a cristalli liquidi), e digitali sono nella normalità di tutti, gli animali a quattro zampe riescono a vedere abbastanza meglio di quelli vecchi. Ovviamente poi c'è da considerare anche la musica. In tal proposito sul sito web di DogTv è possibile leggere: "Nei programmi di rilassamento, la colonna sonora è stata studiata per calmare il cane. Invece quelli disegnati per stimolarlo includono immagini con suoni del mondo reale, per tenerlo vigile. La nostra programmazione è studiata per seguire il tipico ciclo quotidiano del cane, in modo da evitargli fatica mentale, depressione oppure noia". Inutile dire che l'iniziativa di DogTv ha ricevuto l'appoggio della Humane Society of the United States. Tuttavia DogTv è stata lanciata solo da pochi giorni e per questo non si hanno ancora notizie riguardanti la risposta del pubblico, che però quasi sicuramente dirà la sua su Twitter, il famoso Social Network dai 140 caratteriAnche se però non tutti sono favorevoli ad un esperimento del genere. Infatti lo staff veterinario dell'Animal medical center di Manahattan ha sostenuto che: "Per i propri animali sia meglio fare esercizio e stare in un ambiente interessante. Non si può lasciare il proprio cane davanti alla Tv e sperare che stia meglio". Ma nonostante le critiche, un esperimento condotto dalla Escondido Humane Society in California ha dimostrato che gli animali che avevano visto il suddetto canale abbaiavano meno e riducevano l'ansia. Ed anche Stanley Coren, psicologo dell'Università della British Columbia e creatore di una serie di DVD per cani, ha spiegato: "I cani hanno un'enorme sensibilità al movimento e quindi l'illusione ottica che rende le immagini fluide sulla Tv non li inganna come accade con gli uomini. Non gli sembra reale. Per aumentare la loro attenzione, bisogna mettere una Tv ad alta definizione al livello dei loro occhi, magari proiettando le immagini sulla parete". Comunque DogTv è accessibile anche da Internet ed al momento l'abbonamento costa 4,99 dollari al mese ed a breve il canale televisivo si appresterà ad allargare la propria offerta agli interi Stati Uniti. E, se tutto andrà per il meglio, potrebbe essere diffuso anche in Italia, nel resto dell'Europa ed forse anche nel resto del mondo.


venerdì 27 aprile 2012

In Toscana potrebbe essere venduta cannabis a scopo terapeutico; il 2 Maggio la votazione finale.


Recentemente la Commissione Sanità della regione Toscana presieduta da Marco Remaschi, (del PD), ha espresso un parere favorevole alla proposta di legge regionale sull'uso terapeutico della marijuana. Proposta di legge che, inoltre, è stata votata dalla maggioranza. In pratica la motivazione di questo provvedimento è stata, appunto, quella di garantire a tutti i cittadini residenti in Toscana la possibilità di accedere ai farmaci cannabinoidi per la cura del dolore, nelle cure palliative ed anche in altri campi di trattamento. Oltretutto questo provvedimento ha unificato due diverse proposte di legge ed ha visto come primi firmatari Enzo Brogi, (anch'esso del PD), e Monica Sgherri, (capogruppo Fds-Verdi), insieme a Pieraldo Ciucchi, (del Gruppo Misto); comunque il provvedimento dovrà essere discusso in Consiglio regionale nella seduta prevista per il prossimo 2 Maggio, per la votazione finale. Al riguardo Stefano Mugnai, (del PdL), ha spiegato che: "L'azione dovrebbe essere quella di chiedere al Ministero della Salute di valutare se tali farmaci siano o meno da inserire nel tabellario farmaceutico"; ed ha aggiunto che: "Siamo di fronte ad una legge bandiera". Invece secondo Marco Carraresi, (dell'UDC): "È una legge manifesto con risultati pratici pari allo zero e dove l'aspetto scientifico è pressoché ignorato". Mentre il primo firmatario della suddetta proposta di legge, ovvero il consigliere Enzo Brogi, ha dichiarato: "Sono sempre stato contrario alla cultura del proibire, soprattutto quando l'uso di sostanze stupefacenti può aiutare ad alleviare terribili sofferenze. In moltissimi altri Paesi chi è sottoposto a chemioterapia oppure ad altri trattamenti simili può assumere sostanze cannabinoidi perché, come è stato provato scientificamente, diminuiscono nausea e vomito e con esse si riduce notevolmente l'assunzione di morfina". Inoltre Marco Remaschi ha descritto questa proposta come "un segnale importante di apertura e civiltà", che, secondo alcuni, potrebbe essere accompagnato, in sede di approvazione in aula, da un ordine del giorno della commissione che impegna la Giunta regionale a svolgere un'azione forte nei confronti del ministero. Oltretutto la letteratura, (soprattutto straniera), è molto ricca sull'argmento ed istituti come l'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, la British Medical Association ed il Comitato per la scienza e la tecnologia della Camera dei Lord inglese hanno da tempo dato il loro parere favorevole. Mentre in Italia l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, (conosciuta con l'acronimo AISM), ha redatto una lettera molto esaustiva sul tema e sull'impiego della marijuana per scopi curativi. Per di più Paolo Notaro, presidente dell'associazione NoPain, (nata in Italia per promuovere la cultura della terapia del dolore), e responsabile della Struttura di Terapia del dolore dell'azienda ospedaliera Milano Niguarda, ha spiegato: "In alcune regioni è già previsto l'uso ed il rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Se no come principio attivo, in base alla normativa europea, si può già recuperare il prodotto galenico, contenuto in tabella II B delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Si chiama infiorescenza di cannabis essiccata e si prescrive sotto responsabilità del medico. Si può dare per aerosol o diluita come tisana. Solo che è a carico del paziente, che dovrà spendere 400-500 euro al mese e quindi non tutti possono permettersela". Successivamente Paolo Notaro ha proseguito affermando: "Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di spostare l'attenzione sulla cannabis non dal punto di vista dell'uso delinquenziale, ma di quello terapeutico. Questo purtroppo è un argomento che si presta ai soliti schieramenti da Guelfi e Ghibellini. In realtà, con le droghe non c'entra nulla. La gente s'informa, va su internet e finisce magari per andare a comprare il farmaco derivato dai cannabinoidi di cui ha bisogno, in Svizzera. Sono farmaci, vanno usati sotto controllo di medici competenti e visto che in Italia a torto o a ragione c'è questa problematica sull'uso per altri fini, ben venga un controllo maggiore, a garanzia di tutti: dei professionisti che magari la prescrivono ma anche dei pazienti che sono controllati. Insomma lo stato dell'arte è che esistono già molecole sintetiche dei cannabinoidi". Ed ha continuato dichiarando: "Perciò vorrei rassicurare che sono prodotti farmacologici e che vengono utilizzati soltanto a scopo terapeutico e non delinquenziale. La loro azione è abbastanza conosciuta e descritta". Ed oltretutto anche Luca Moroni, presidente della Federazione italiana cure palliative, si è così espresso riguardo l'impiego di queste sostanze che ha affermato: "Sui cannabinoidi non posso esprimermi, però sull'uso degli oppioidi ribadiamo che l'Italia è in forte ritardo rispetto al resto d'Europa e, nonostante si stia recuperando, non riusciremo a metterci in pari in breve tempo. Rispetto all'utilizzo di oppioidi e quindi alla terapia del dolore, le risposte in Italia sono decisamente insoddisfacenti quindi questo vuole dire che esiste una barriera culturale decisamente forte". Ed ha proseguito dicendo: "Noi stiamo cercando di colmarla, attraverso un'attività di informazione dei cittadini rispetto al superamento di alcuni pregiudizio a partire da quello della morfina. La nostra esperienza come federazione cure palliative è che i cittadini sono molto ricettivi rispetto a questo tipo di stimolo, perché una volta informati le barriere di tipo culturale sono molto facilmente superabili. Lo sono meno nella nostra esperienza, da parte dei professionisti". In aggiunta una ricerca canadese della McGill University durante un recente studio ha analizzato proprio gli effetti di cannabinoidi nella terapia del dolore, associandoli anche all'uso di un semplice placebo. Durante il suddetto studio i partecipanti aiutati da un'infermiera hanno inalato la marijuana da una pipa tre volte al giorno per cinque giorni. E dopo una pausa di nove giorni, i pazienti hanno ripreso a fumare, per un totale di quattro cicli. Ne è risultato che i volontari che avevano fumato la quantità più alta hanno avuto una riduzione del dolore più intensa rispetto agli altri, migliorando anche i sintomi depressivi ed i livelli di ansia.


giovedì 26 aprile 2012

Il Garante Europeo per la protezione dati decide di bocciare l'ACTA.


In questi giorni l'ACTA, (acronomo di Anti-Counterfeiting Trade Agreement), ovvero l'accordo internazionale sull'anti-pirateria e l'anti-contraffazione, dopo essere passato sotto la decisione del Parlamento Europeo, è stato praticamente bocciato dal Garante Europeo per la protezione dati, (noto come Garante Europeo per la privacy ed anche con la sigla EDPS). E dunque, secondo quanto spiegato ieri dall'avvocato Guido Scorza sul suo blog, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea adesso sarà costretta a tenere conto di questo parere negativo nella sua valutazione finale per la Commissione Europea. In pratica i dubbi erano già chiari fin dalle prime ore, ed, infatti, la ratifica è sembrata praticamente impossibile. Oltretutto, com'è già noto, sarà necessario un voto unanime per l'approvazione dell'ACTA, ma Polonia, Cipro, Estonia, Olanda, Slovacchia e Germania si sono già schierate contro. Per di più in un documento ufficiale del Garante UE è possibile leggere: "L'EDPS comprende la legittima esigenza di garantire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale in un contesto internazionale. Tuttavia mentre maggior cooperazione internazionale è necessaria per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, gli strumenti utilizzati per realizzare tale tutela non devono essere adottati a spese dei diritti fondamentali degli individui ed in particolare del loro diritto alla privacy ed alla protezione dei dati personali". E quindi sostanzialmente è stato riconosciuto il valore della tutela dei diritti di proprietà intellettuale ma anche quelli della privacy dei cittadini europei. Insomma ancora una volta l'iniziativa fortemente sostenuta dalle lobby industriali è risultata mancante di un adeguato bilanciamento fra le tutele dei diritti. Inoltre sempre nel suddetto documento ufficiale il Garante Europeo ha scritto: "L'ACTA manca di un adeguato bilanciamento tra tutela dei diritti di proprietà intellettuale e necessario rispetto di altri diritti e libertà fondamentali degli individui quali la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto alla privacy, la presunzione di innocenza ed il diritto di ciascuno ad un giusto processo dinanzi ad un'Autorità giudiziaria". E successivamente nel documento si può continuare a leggere: "Molte delle misure individuate nell'Accordo nell'ambito dell'enforcement dei diritti di proprietà intellettuale nel contesto digitale potrebbero comportare il monitoraggio dei comportamenti degli utenti e delle loro comunicazioni elettroniche. Si tratta di misure fortemente invasive nella sfera privata degli individui e che, se non appositamente impiegate, potrebbero interferire con i loro diritti e libertà quali, tra gli altri, anche privacy, protezione dei dati personali e segretezza della corrispondenza". Per esempio il monitoraggio di massa delle attività online risulta in netta violazione dell'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell'uomo, degli articoli 7 e 8 rispettivamente della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e della direttiva sulla privacy. Comunque non meno preoccupante è risultata essere la procedura di identificazione degli utenti da parte degli Internet Service Provider che verrebbe affidata a delle "Autorità competenti" e non invece esclusivamente a delle "Autorità giudiziarie". Oltretutto la violazione dei dati personali provocata dal sospetto di violazione dei diritti di proprietà intellettuale genererebbe una violazione ancora più grande se affidata ad istituzioni di carattere amministrativo, (si pensi ad esempio, in Italia alla proposta AGCOM). E quindi per questi motivi è arrivata una forte battuta d'arresto per l'ACTA ed un brusco rallentamento anche per il progetto normativo anti-pirateria che l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è in procinto a varare. Infine Guido Scorza ha messo in evidenza che il suddetto documento ufficiale apporta la firma di Gianni Buttarelli, considerato il candidato numero uno per la poltrona di presidente del Garante Europeo per la protezione dati. Anche se adesso a preoccupare maggiormente gli attivisti del web è il CISPA, un nuovo accordo che si prospetta essere più pericoloso anche dell'ormai quasi abbandonato ACTA. Ma ciò non significa che quest'ultimo debba essere sottovalutato poichè, con l'apporto di qualche modifica, potrebbe essere approvato e cambiare così il mondo di Internet e non solo.


mercoledì 25 aprile 2012

In arrivo un vaccino a base di immunoglobulina per prevenire deficit cognitivi e di memoria legati all'Alzheimer.


Sì sa l'Alzheimer è una malattia ritenuta incurabile, progressiva e neurodegenerativa che colpisce oltre 5 milioni di persone in tutto il mondo, ed è la causa principale di demenza negli anziani. E qualche mese fa è stato scoperto che questa malattia è causata principalmente dall'accumulo di depositi di una proteina, ovvero la beta-amiloide, nel cervello. In pratica durante una precedente ricerca era stato rilevato che tutti gli esseri umani producono la suddetta proteina, ma in quei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer si verifica un accumulo eccessivo. Insomma questa molecola si accumula, soffoca i neuroni e di conseguenza causa dei seri problemi alla memoria dell'individuo. E ciò, come già spiegato nel precedente post, si verifica a causa delle placche amiloidi, vale a dire una catena di molecole alla base del processo degenerativo delle funzioni cognitive legate alla malattia. In sostanza i ricercatori pensano che la formazione di queste placche potrebbe essere legata ad un errore di trasmissione di alcuni segnali tra proteine nel cervello. Tuttavia recentemente a San Diego, (California), nel corso dell'Experimental Biology 2012, alcuni ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno presentato il prodotto di una nuova sperimentazione sugli animali la quale ha portato a dei risultati davvero importanti in favore del possibile utilizzo terapeutico di particolari anticorpi per proteggere il cervello; il tutto è stato reso pubblico sulle pagine della rivista Federation of American Societies for Experimental Biology. Oltretutto questa teoria è stata, e lo è tuttora, in discussione da tempo all'interno della comunità scientifica ed i risultati emersi da precedenti studi sembravano poco incoraggianti. Al riguardo, secondo gli autori del recente studio, la causa sarebbe da ricercare nelle dosi da somministrare ai pazienti e per questo motivo hanno deciso di abbassare notevolmente il dosaggio, (vale a dire 5-20 volte in meno rispetto ai precedenti studi), per un periodo di tempo più lungo. E quindi l'appena descritta somministrazione condotta dagli scienziati statunitensi ha permesso di evidenziare una buona tollerabilità da parte degli animali con un'adeguata neuro-protezione in grado di ritardare il declino cognitivo e la perdita di memoria relativi all'Alzheimer, favorendo la "plasticità cerebrale". Al riguardo il dottor Giulio Maria Pasinetti, coordinatore dello studio, ha spiegato: "Questa osservazione sperimentale offre una base razionale per correggere l'incoerenza dei risultati dei precedenti studi sull'utilizzo dell'immunoglobulina per il trattamento della malattia di Alzheimer". Ed ha concluso dichiarando: "Ora abbiamo le informazioni che necessitavamo a supporto della potenziale applicazione di immunoglobuline somministrate lentamente per via sottocutanea così da ritardare l'evoluzione della malattia dell'Alzheimer, persino ad uno stadio pre-sintomatico della malattia". E dunque l'ipotesi prodotta dal dottor Giulio Maria Pasinetti è quella secondo la quale una somministrazione lenta di un nuovo vaccino a base di immunoglobuline direttamente nella circolazione e nel cervello per un certo periodo di tempo potrebbe ritardare la demenza connessa alla patologia in questione e di conseguenza la sua progressione verso dei cambiamenti epigenetici nell'espressione del gene C5a- mediated pCREB-C/EBP, segnalando i componenti associati con la modulazione della plasticità sinaptica, con una riduzione delle capacità mnemoniche, (vale a dire capacità di memoria), in particolare, e di apprendimento più in generale. Vaccino che per il momento è stato testato sotanto sugli animali dando buoni risultati, e che quindi adesso dovrà essere testato sugli esseri umani per verificarne l'efficacia.


martedì 24 aprile 2012

Anonymous lancia AnonTune ed AnonPaste, due servizi web per la musica e per i documenti.



Di recente la famosa legione "hacktivista" Anonymous, attraverso un nuovo filmato caricato online intitolato "La musica è cambiata", ha reso noto di aver deciso di non dedicarsi soltanto agli attacchi informatici di protesta a siti ed istituzioni, ma anche alla musica ed alla privacy. Questo per molti ha rappresentato una mossa inaspettata, ma che ha dimostrato ancora una volta l'estrema interazione con la Rete di cui la legione è capace. In pratica sono due i servizi che Anonymous ha creato in questi giorni, uno dedicato, appunto, alla musica che è stato denominato "AnonTune", e l'altro allo scopo di evitare censure e garantire privacy durante la divulgazione di documenti che è stato chiamato "AnonPaste". Tuttavia anche se è ancora in fase di sviluppo, AnonTune non passerà di certo inosservato. In sostanza l'idea è semplice ed alquanto geniale, infatti questa nuova piattaforma promette di raccogliere in un unico flusso tutta la musica in streaming disponibile sul web, da quella su pubblicata sul più famoso sito di video-sharing, YoutTube, a quella pubblicata sugli innumerevoli servizi di divulgazione audio. Inoltre, come già detto prima, il servizio si trova attualmente nelle sue fasi iniziali e funziona permettendo a tutti gli utenti di creare delle playlist e di "prelevare" il contenuto dai siti che ospitano musica in qualsiasi forma, ovviamente il tutto in modo del tutto gratuito. Per di più AnonTune è nato da un'idea ben precisa, vale a dire quella di offrire un modello di consumo "alternativo" e di proporre brani in una forma in cui i siti originari non permettono. Al riguardo gli hacker della legione hanno spiegato: "YouTube è pieno di canzoni, ma sono difficili da ascoltare per come è fatto il sito". E quindi AnonTune convoglia in un unico stream tutti i brani rintracciabili su YouTube, Yahoo!, Myspace, Bandcamp e tutti gli altri servizi simili. E quindi a quanto pare ad Anonymous, o meglio ad un gruppo di sviluppatori che ha dichiarato alla redazione ella rivista Wired di far parte della famosa legione, non sembra andar giù il recente giro di vite effettuato dal governo statunitense e dalle grandi major discografiche sui grandi siti della condivisione dei contenuti. Inoltre c'è stato anche un attacco alle multinazionali della musica, come già avvenne ai tempi della chiusura di Megaupload, infatti gli hacker hanno dichiarato: "Stiamo per arrivare ad un modello di consumo in cui l'ascolto di musica verrà pagato a tempo". E dunque, stando a quanto affermato dai suoi creatori, "AnonTune funzionerà come un grande contenitore di musica, con un motore di ricerca interno ed un player capace di organizzare le playlist dei vari artisti. I brani verranno rastrellati ovunque, dalle pagine blog di Tumblr ai siti di streaming". Quindi, sempre secondo gli hacker, per ascoltare la musica, basterà scrivere le proprie playlist sul sito per vederle comparire, e poterle riprodurre in tempo reale. Tutto farà brodo per questo nuovo servizio che, secondo molti, tanto anonimo poi non sembra. Poiché la versione attuale del sito prevede la registrazione di un account con relativo indirizzo di posta elettronica. Tuttavia al momento AnonTune vanta poco meno di un migliaio di utenti, che possono importare le proprie playlist caricate su dispositivi come iPod. In aggiunta la piattaforma si va inserisce così nella più vasta "Operazione Mozart", annunciata dai presunti membri di Anonymous per combattere il business musicale globale. Comunque per ascoltare musica con AnonTune, gli utenti dovranno far eseguire al proprio browser un codice Javascript che verrà utilizzato per il player. Codice che proviene sempre da Anonymous, il che, secondo qualcuno, potrebbe essere alquanto rischioso per la sicurezza con tutte le eventualità che questa origine comporta. Mentre per quanto riguarda la divulgazione di testi in forma completamente anonima, Anonymous, insieme al misterioso gruppo People's Liberation Front, ha annunciato il lancio di AnonPaste, che andrà a sostituire Pastebin, ovvero un sito di divulgazione documentale di terze parti che finora veniva utilizzato dagli stessi hacktivisti. Questa azione è stata effettuata poiché negli ultimi tempi Pastebin aveva cancellato alcuni file postati da Anonymous e, secondo gli hacker, il sito aveva anche consegnato alcuni indirizzi IP appartenenti agli hacktivisti nelle mani delle forze dell'ordine, sulla base di leggi come il DMCA. Inoltre questa nuova piattaforma è stata descritta da molti come "un luogo più sicuro di Pastebin", nel quale gli utenti saranno al riparo da eventuali attività di tracciamento e rastrellamento dei dati da parte di governi e soggetti privati e dove non ci sarà nessuna forma di censura o di moderazione, per garantire un totale anonimato offerto agli utenti interessati. Al riguardo in un comunicato ufficiale gli hacker di Anonymous hanno spiegato: "Non ci sarà bisogno di sorvegliare il servizio, infatti non abbiamo nemmeno la possibilità di cancellare i documenti incollati". Dunque chiunque potrà utilizzare AnonPaste per diffondere testi, senza censura e moderazione, ed, appunto, i contenuti pubblicati non potranno essere cancellati, però l'utente potrà decidere per quanto tempo i testi dovranno rimanere online. In aggiunta i documenti saranno protetti da una crittografia a 256 bit, e si potranno importare singoli testi dal peso massimo di 2 MegaByte. E quindi a quanto pare la legione Anonymous, attraverso questi due nuovi servizi, si è voluta in qualche modo evolvere e diventare parte creativa del web, oltre che ad agente di controllo e di protesta.


Di seguito il suddetto video caricato online da Anonymous:



lunedì 23 aprile 2012

Scoperto il meccanismo che regola lo sviluppo delle cellule staminali del cervello.


Di recente è stato individuato il meccanismo molecolare principale che permette alle cellule staminali cerebrali di restare sempre "giovani" oppure, viceversa, di diventare adulte, diversificandosi in altri tipi di cellule. A scoprirlo è stata un nuova ricerca coordinata da Anna Lasorella ed Antonio Iavarone, due ricercatori italiani del Columbia University Medical Center di New York, che è stata pubblicata sulla rinomata rivista Nature Cell Biology. E dunque in sostanza queste nuove informazioni riguardati lo sviluppo cerebrale e sulle eventuali anomalie alle quali può andare incontro il cervello potrebbero aprire le porte a delle nuove terapie rigenerative per le malattie neurologiche. Inoltre i ricercatori hanno spiegato: "Lo studio risulta importante anche ai fini della ricerca sulle neoplasie del cervello, dal momento che le cellule staminali sane e le cellule staminali tumorali condividono le stesse caratteristiche". Per di più il lavoro condotto durante la suddetta ricerca si è basato su alcuni studi precedenti che avevano dimostrato che le cellule staminali si collocano in delle cavità specializzate oppure in microambienti all'interno di cui restano sempre giovani. Al riguardo Antonio Iavarone ha spiegato: "Da queste ricerche sappiamo che quando le staminali si staccano dalla loro cavità perdono la loro identità di staminali ed iniziano a differenziarsi in tipi specifici di cellule". Mentre Anna Lasorella ha dichiarato: "Tuttavia il meccanismo che regolava l'interazione delle cellule staminali con la loro cavità era finora oscuro". Infatti adesso è stato scoperto che le cellule staminali neuronali sono attentamente regolate in modo che un certo numero venga rilasciato per popolare specifiche aree del cervello, mentre una certa quota viene trattenuta in qualità di riserva. Oltretutto in precedenti studi i ricercatori Antonio Iavarone ed Anna Lasorella si erano già focalizzati su alcune proteine chiamate Id, (vale a dire inibitori di differenziazione), responsabili della regolarizzazione di diverse proprietà delle cellule staminali. In tal proposito il nuovo studio condotto su alcuni topi di laboratorio hanno rivelato che queste proteine Id sono in grado di regolare direttamente la produzione di una particolare proteina chiamata Rap1GAP, che a sua volta controlla la proteina Rap1, che rappresenta un gene fondamentale per l'adesione cellulare. E quindi in questo modo gli studiosi sono riusciti a scoprire che il meccanismo Id-Rap1GAP-Rap1 regola la permanenza delle cellule staminali del cervello nel loro microambiente ed il loro mantenimento allo stadio "giovanile". Al riguardo Antonio Iavarone ha spiegato: "Potrebbero esserci altri meccanismi coinvolti, ma noi pensiamo che questo sia il meccanismo principale". Ed ha proseguito affermando: "Ci sono buone ragioni per credere che questo meccanismo funzioni anche in altri tipi di cellule staminali, e ci siamo messi a lavoro per cercare di scoprirlo". Comunque alla suddetta ricerca hanno partecipato anche altri tre ricercatori italiani, ovvero Francesco Niola ricercatore presso la Columbia University grazie ad una borsa di studio concessagli dal Ministero Lavoro-Provincia Benevento, ed, infine, Mario Lauria e Diego Di Bernardo del Telethon Institute of Genetics and Medicine, (conosciuto con l'acronimo Tigem), di Napoli.


domenica 22 aprile 2012

GEMA Vs YouTube: il sito dovrà intervenire per rimuovere i video che violano il copyright.


Una sentenza emanata Venerdì scorso dai giudici del tribunale di Amburgo, in Germania, ha prospettato un futuro alquanto oscuro per il più famoso sito di video-sharing, YouTube. Infatti la Corte tedesca ha stabilito che Google, (famosissima società che nel Novembre 2006 acquistò il suddetto popolarissimo sito web alla modica cifra di 1,65 miliardi di dollari), dovrà combattere la pubblicazione da parte dei suoi utenti di materiale protetto dalle leggi a tutela del copyright. Praticamente, secondo i giudici tedeschi, Google dovrebbe attivarsi immediatamente nel momento in cui si renderà conto che gli iscritti a YouTube hanno caricato online dei contenuti audiovisivi senza detenerne effettivamente i diritti. Inoltre la Corte di Amburgo ha stabilito che Google dovrà utilizzare i suoi algoritmi software di monitoraggio dei contenuti per assicurarsi che non si verifichino ulteriori violazioni dell'altrui copyright impegnandosi attivamente nel bloccare e nel rimuovere tutto il materiale che illecitamente è stato condiviso sul sito. Per di più la causa nei confronti di YouTube, e quindi anche di Google, era stata avviata due anni fa dalla "GEMA", vale a dire un'associazione simile alla SIAE italiana che raccoglie molte case discografiche tedesche e che ne difende i diritti, (in sostanza sarebbero circa 64.000 gli editori, i musicisti e gli artisti iscritti). All'epoca i legali della GEMA denunciarono l'utilizzo illecito di brani musicali di proprietà di alcuni artisti tutelati dall'organizzazione in diversi video apparsi su YouTube. E dunque per questo motivo, sempre secondo i giudici, l'attuale decisione intrapresa dal tribunale non potrà non avere delle conseguenze per YouTube e si va ad aggiunge alla recentissima presa di posizione della Corte d'Appello degli Stati Uniti: la sentenza emessa nel precedente grado di giudizio che esentava Google dall'essere chiamata in causa per violazione di copyright secondo quanto previsto nel "Digital Millennium Copyright Act", è stata parzialmente rivista. Al riguardo dagli USA hanno fatto sapere: "La questione dovrà essere nuovamente affrontata verificando se i responsabili di YouTube fossero a conoscenza di specifiche violazioni ed avessero tardato o comunque si fossero rifiutati di eliminare i contenuti illeciti". Tuttavia, accogliendo in parte la testi di Google, la Corte tedesca ha riconosciuto che YouTube non potrebbe agire "proattivamente", ma dovrà necessariamente agire a posteriori, ovvero solo successivamente ad una presa di posizione degli aventi diritto. Ed è stato proprio quest'ultimo punto a far vedere una speranza a Google che ha commentato: "I giudici hanno stabilito che YouTube non può essere obbligato a supervisionare ogni singolo video"; obbligo che la stessa società ha da sempre definito "tecnicamente impossibile". Infatti in questi casi i tecnici di YouTube sono tenuti ad intervenire non appena un contenuto viene "flaggato", vale a dire il momento in cui viene indicato come illecito da parte di un avente diritto. Comunque sia la GEMA ha espresso la sua soddisfazione senza riserve per il verdetto, dichiarando: "Il nostro obiettivo primario era quello di veder sancito il principio della responsabilità da parte degli utenti di YouTube che caricano illegalmente del materiale protetto dal copyright. E ci siamo riusciti. Inoltre adesso YouTube deve porre ragionevoli misure per proteggere il nostro repertorio e questo adempimento non può essere semplicemente trasferito al detentore dei diritti". Oltretutto sul ruolo del cosiddetto "intermediario della comunicazionela Corte di Giustizia dell'Unione Europea si era recentemente espressa, mentre per quanto riguarda l'Italia il tribunale di Roma aveva preso le sue decisioni nel caso che aveva visto come protagonisti Mediaset e Google, (in particolare YouTube), prima, ed in seguito anche Yahoo!.


sabato 21 aprile 2012

A quanto pare dal 2015 arriverà un nuovo decoder per il Digitale Terrestre.


Nel 2004 venne emanata la cosiddetta legge Gasparri, ovvero una legge che ha predisposto il riordino del sistema televisivo italiano. Inizialmente per l'Italia il termine ultimo previsto per la conversione da televisione analogica terrestre a televisione digitale terrestre, (cioè il cosiddetto "switch-off"), e quindi il termine ultimo per aggiornare gli impianti, era il 31 Dicembre 2006, ma il Consiglio dei ministri nel Dicembre 2005 rinviò la cessazione del servizio analogico alla fine del 2008. Inoltre il 15 Luglio 2006, durante la seconda Conferenza Nazionale sul Digitale Terrestre, tenutasi a Napoli, la RAI, Mediaset e Telecom Italia Media hanno presentato "Tivù", vale a dire la piattaforma unica per il digitale terrestre; in sostanza un progetto con il quale le tre aziende si impegnavano, appunto, a fornire nuovi contenuti gratuiti su piattaforma digitale. Tuttavia l'allora ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni aveva anche indicato come data realistica per la chiusura della Tv analogica il 2012, data che fu imposta dall'Unione Europea come scadenza per il passaggio definitivo al digitale. In tal senso l'Italia ha iniziato il passaggio al Digitale Terrestre già dal 2003 in Sardegna ed in seguito in Valle d'Aosta, transizione che dovrebbe, appunto, terminare entro il prossimo 30 Giugno 2012. Ma a quanto pare è già ora di cambiare. Infatti tra un paio di anni il Digitale Terrestre si evolverà e promette un maggior numero di canali ed una migliore qualità visiva, con un ampliamento dell'alta definizione e forse anche l'arrivo del 3D. E quindi bisognerà cambiare ancora una volta Tv oppure decoder. Anche se, come hanno spiegato gli esperti, c'è ancora qualche anno a disposizione ed il cambiamento sarà graduale. Infatti sempre a detta degli esperti: "Vecchio e nuovo Digitale Terrestre coesisteranno a lungo". Però nel frattempo l'attuale governo all'interno dell nuovo decreto legge fiscale ha fissato una data ben precisa, infatti, a partire dall'1 Gennaio 2015 tutti i produttori di Tv avranno l'obbligo di integrare nei loro nuovi modelli un sintonizzatore Digitale Terrestre in standard DVB-T2, mentre a partire dall'1 Luglio 2015 i televisori privi dell'anzicitato nuovo tipo di decoder non potranno più essere venduti. Ovviamente in molti si sono chiesti: "Ma cosa cambierà nel mondo della Tv?". Al riguardo l'ingegner Mario Frullone, direttore delle ricerche della Fondazione Ugo Bordoni, ovvero un'Istituzione di alta cultura e ricerca che svolge attività di consulenza nei confronti del Parlamento, del Governo e delle Amministrazioni Pubbliche, ha spiegato: "Facciamo una premessa per capire i termini del problema. Oggi la banda a disposizione per le trasmissioni Tv si va riducendo per la "fame" di frequenze di smartphone, tablet, ecc.. che hanno portato prima a destinare una parte dello spettro al nuovo standard dei telefonini 4G e che dal 2015 porteranno via un'altra parte significativa di frequenze". Ed ha proseguito dichiarando: "C'è quindi la necessità di far stare su una banda sempre più stretta un numero sempre crescente di canali e questo sarà possibile solo con il passaggio al nuovo standard DVB-T2. Con questo standard per esempio, all'interno dello stesso multiplex sarà possibile avere fino a 6 canali in HD contro i 2 attuali". Ed ancora ha proseguito sottolineando: "Quello che ha disposto la legge è stato nient'altro che dare un semplice messaggio ai broadcaster, (RAI, Mediaset ecc...): potete pensare di passare al DVB-T2 perché a partire dal 2015 esisterà sicuramente una base di utenti dotati dei decoder e dei televisori idonei a decodificare il segnale". Mentre in molto si sono domandati: "Ma cosa cambierà invece per l'utente finale?". Ed al riguardo sempre Mario Frullone ha spiegato: "Dipende dalla strategia dei broadcaster. Per esempio si potrebbe pensare a contenuti premium, (come il calcio, i grandi film ecc...), veicolati, magari in alta definizione oppure in 3D, con il nuovo standard. Per quei contenuti occorrerà dotarsi del nuovo decoder o comprare un televisore che ne sia dotato. Ma le due tecnologie, cioè quella attuale e la prossima, continueranno a coesistere per un gran numero di anni". Ed, infine, Mario Frullone ha concluso dichiarando: "Dobbiamo solo verificare se entro qualche mese abbiamo l'intenzione di comprare un televisore, di gran lunga il componente più costoso della catena video, che sia dotato di decoder DVB-T2 oppure, in alternativa, che sia aggiornabile al nuovo standard".


venerdì 20 aprile 2012

Creato in un laboratorio di Cambridge l'XNA, il "cugino artificiale" del DNA.


Da quest'oggi "l'alfabeto della vita" avrà sei lettere in più, anche se a quanto pare il loro numero potrebbe essere destinato ad aumentare. In pratica oltre alle quattro molecole dalla cui combinazione derivano tutte le informazioni indispensabili allo sviluppo, al mantenimento ed all'evoluzione della vita, conosciute con le iniziali A,T,G,C, adesso se ne aggiungono, infatti, delle altre. Quest'ultime sono state create in laboratorio e sono in grado di dare origine ad un polimero che, come anche il DNA, è capace di immagazzinare informazioni, trasmetterle ed evolversi. Infatti oggi, 20 Aprile 2012, la rivista Science ha pubblicato uno nuovo studio, e ne ha citato altri due, che sono stati presentati al meeting di primavera dell'American Chemical Society, attraverso i quali alcuni ricercatori britannici, giapponesi e statunitensi, seguendo diverse strade, sono riusciti ad inserire elementi nuovi nel DNA. In pratica, tra i diversi esperimenti, è stata cambiata la natura di queste molecole e la fedeltà con la quale le nuove informazioni vengono trascritte. Inoltre nel Laboratorio di biologia molecolare del Medical Research Council britannico, a Cambridge, lo scienziato Philipp Holliger è stato colui che ha voluto osare di più e che si è spinto più in là. Infatti assieme ad altri colleghi europei e statunitensi è riuscito a produrre un nuovo materiale genetico, che ha subito deciso di ribattezzare con il nome XNA. Un nome che sta a significare Acido Xeno Nucleico, (in inglese Xeno-Nucleic-Acid), che ha preso spunto dall'Acido Ribonucleico, (ovvero l'RNA) e dall'Acido Desossiribonucleico, (praticamente il DNA), dalla cui interazione dipende la vita sulla terra da parecchie centinaia di milioni di anni. Tuttavia adesso le cose potrebbero cambiare. Infatti gli esperimenti di questi scienziati potrebbero dare origine a delle forme di vita del tutto nuove, più di quelle a cui si poteva pensare riarrangiando semplicemente il DNA oppure costruendo nuove sequenze con il materiale esistente. Al riguardo Diego Di Bernardo, responsabile del programma di ricerca in biologia sintetica dell'Istituto Telethon di Genetica e Medicina, (noto con l'acronimo TIGEM), di Napoli, ha voluto sottolineare l'importanza della scoperta dichiarando: "È interessante perché dimostra che esistono altri polimeri oltre al DNA e l'RNA che possono essere utilizzati per trasmettere le informazioni genetiche". Inoltre, volendo interpretare il lavoro dei colleghi britannici, ha rassicurato: "Il fatto di utilizzare materiale diverso da quello presente in natura rappresenta un fattore protettivo". E quindi allo stesso modo in cui si combattono i batteri con gli antibiotici per le loro caratteristiche diverse dalle cellule umane, oppure si distruggono le cellule tumorali puntando su ciò che le distingue da quelle sane, così l'utilizzo di "blocchi" dell'informazione genetica diversi da quelli che normalmente sono presenti in natura permette di distinguerli, e dunque anche di controllarli meglio. Inoltre successivamente sempre Diego Di Bernardo ha spiegato: "Le applicazioni potrebbero essere moltissime, dalla medicina alle biotecnologie, ma attenzione siamo ancora molto lontani da tutto questo". Infatti non solo non esistono ancora organismi artificiali basati sull'XNA, ma il materiale creato a Cambridge per il momento ha dato prova delle sue proprietà solamente al di fuori di un sistema biologico costituito dalle cellule e da tutti i loro meccanismi di controllo. E quindi al momento nessuno può dire se tutto ciò funzionerà altrettanto bene se inserito all'interno del DNA di un microrganismo, e tanto meno di un mammifero. Oltretutto ancora più lontana è la possibilità che ne derivino nuove forme di vita, poiché è vero che ci stiamo avvicinando sempre più alla fantascienza, ma ancora è necessario molto tempo per far sì che ciò diventi realtà.


giovedì 19 aprile 2012

Facebook decide di aprire ufficialemente le porte alla musica introducendo il nuovo pulsante "Listen".


Rieccomi qua a parlarvi dell'ormai famosissimo Social Network in BluFacebook, il quale, dopo le prime voci dello scorso Settembre, ha deciso di aprire ufficialmente le porte anche alla musica, introducendo una novità che andrà a rendere molto più semplice l'ascolto dei brani musicali dei propri artisti preferiti senza che gli utenti debbano per forza spostarsi su altre pagine web. Infatti a partire da ieri, 18 Aprile 2012, su ogni Pagina di un musicista oppure di un gruppo è stato inserito un nuovo pulsante "Listen", (in italiano Ascolta), che rende possibile, appunto, di ascoltare ciò che più si desidera. Il tasto in questione si è ispirato a quello del servizio di musica Spotify ed è stato posizionato in mezzo ai pulsanti "Mi piace" e "Messaggio". In pratica premendo il suddetto pulsante, sistemato appena sotto "l'immagine di copertina" della Timeline, (o Diario che dir si voglia), di Facebook, si attiverà una connessione alle API delle piattaforme di streaming integrate con il Social Network in Blu, vale a dire i servizi Spotify e MOG, in base a quello in cui l'utente si è iscritto. Inoltre nel caso in cui l'utente non si è iscritto a queste piattaforme, Facebook imposterà di default il servizio di musica in streaming che l'utente utilizza più spesso, lasciando però la possibilità di selezionarne un altro. Comunque, dopo aver stabilito l'anzicitata connessione, sarà avviata immediatamente la riproduzione della canzone di quell'artista. Oltretutto il pulsante "Ascolta" è presente su quasi tutti le pagine ufficiali degli artisti e, siccome le applicazioni musicali sono connesse con la Timeline, che, come già detto prima, viene denominata "Diario" nella versione italiana di Facebook, ogni qualvolta che un utente andrà ad ascoltare un brano, l'attività di ascolto verrà pubblicata in tempo reale sul profilo stesso. Il tutto permetterà di condividere l'esperienza di ascolto con i propri amici e di tener traccia degli ascolti passati, trasformando così l'archivio Spotify o Mog in un nuovo strumento in grado di completare ulteriormente la Timeline. E dunque con questo servizio, la rete sociale di Mark Zuckerberg ha semplificato e migliorato quanto già fatto in precedenza da MySpace, non solo incentivando la musica, ma anche trattenendo in questo modo il più possibile l'utente sulle proprie pagine. In sostanza il vantaggio di ciò è anche per gli artisti che hanno così una maggiore possibilità di far ascoltare la loro musica, sollecitare gli acquisti ed invogliare i fan ad andare ai loro concerti. Tuttavia per il momento il pulsante "Listen" è disponibile solo accedendo al Social Network da PC oppure da Mac, mentre il supporto per dispositivi mobile quali smartphone e tablet dovrebbe arrivare a breve. Anche se ancora non è stato reso noto quando. Per di più, secondo il blog specializzato TechCrunch, questo servizio ha sferrato un altro duro colpo a MySpace, il Social Network che, dopo essere stato soppiantato da Facebook, si era riconvertito in un canale principalmente musicale. Ed, infine, sempre secondo TechCrunch, a breve potrebbe essere aggiunta anche l'opzione "Wacth", (in italiano Guarda), che offrirà l'opportunita di visualizzare anche gli show televisivi ed i film direttamente su Facebook, magari in collaborazione con le principali piattaforme di video-streaming come Netflix e Hulu; cosa che già era stata ipotizzata già verso la fine del mese di Settembre.


mercoledì 18 aprile 2012

Boceprevir, un nuovo farmaco efficace contro il virus dell'epatite C.


Al giorno d'oggi le persone affette dall'epatite C cronica sono circa 130-170 milioni in tutto il mondo, ovvero più del 3% dell'intera popolazione globale. E l'Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di persone positive al suddetto virus, con 1.000 nuovi casi e 10.000 morti ogni anno. Comunque adesso sembra che la lotta contro questo virus, considerato la più insidiosa malattia del fegato, sia arrivata ad una svolta. Infatti nel 2009 è stato sviluppato un nuovo farmaco, che è stato già approvato dalla Food and Drug Administration, (FDA), in tutto il mondo il 13 Maggio 2011 e che forse il prossimo Giugno sarà autorizzato anche in Italia, e che sembra addirittura in grado di eliminare completamente il virus dall'organismo dei malati; cosa che prima d'ora non era mai successa. In pratica la molecola utilizzata per questa una nuova classe di farmaci si chiama Boceprevir ed agisce direttamente sul virus, (conosciuto con l'acronimo Hcv), ed è risultata efficace contro l'Hcv di genotipo 1, considerato il più temibile perché risulta più refrattario alle cure e perché rappresenta circa il 60% delle infezioni mondiali. Inoltre, se aggiunto alle cure standard con Interferone e Ribavirina, la Boceprevir è in grado di raddoppiare ed addirittura triplicare la percentuale di guarigione dei pazienti. Ciò è stato dimostrato da due sperimentazioni cliniche di fase III, vale a dire lo Sprint-2, al quale hanno partecipato alcuni pazienti mai trattati precedentemente, e il Respond-2, dove sono stati trattati quei pazienti su cui erano fallite le cure standard. Dunque l'aggiunta di Boceprevir in entrambi i gruppi ha migliorato significativamente la risposta virologica sostenuta, producendo un tasso di guarigione rispettivamente del 66% e del 67% in quegli individui che avevano ricevuto il farmaco per ben 44 settimane. Infatti al riguardo Savino Bruno, epatologo dell'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano coinvolto nelle prime sperimentazioni del farmaco, ha spiegato: "Si tratta di una svolta perché è il primo farmaco che risulta avere un'azione diretta contro il virus: raddoppia il tasso di guarigione nei pazienti non trattati prima e lo triplica in quelli su cui altre cure sono fallite". Per di più a farsi portavoce dei pazienti è stato Ivan Gardini, il presidente dell'Associazione EpaC, che ha spiegato: "È necessario che siano stanziati i fondi per garantire le terapie per tutti i pazienti eleggibili alla cura, a prescindere dalla gravità della malattia. Che sia con la duplice terapia o con l'aggiunta di nuovi farmaci, il diritto alla guarigione va comunque garantito a tutti i pazienti". Oltretutto l'epatite C può entrare nel nostro organismo seguendo differenti strade, anche se ad oggi le principali vie di diffusione sono sostanzialmente due, ovvero piercing-tatuaggi e rapporti sessuali di gruppo. In tal proposito a mettere in guardia è stato Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma e presidente della Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia, (conosciuta anche con la sigla FIRE), che ha dichiarato: «In passato l'epatite C veniva diffusa molto con le trasfusioni infette, tra le comunità tossicodipendenti ed in Italia anche con una sanità non troppo protetta. Pensiamo che fino agli anni '70 si usavano ancora le siringhe di vetro. Invece ad oggi due sono le vie principali di diffusione". Infatti Antonio Gasbarrini ha proseguito sottolineando: "Da un lato la via sessuale, quella più difficilmente utilizzata dal virus Hcv, anche se in caso di rapporti sessuali di gruppo, può essere ancora assolutamente una via di diffusione della malattia. Poi non c'è dubbio che una grande problematica può essere quella dei piercing e dei tatuaggi, che rappresentano ormai una realtà e che devono essere fatti in strutture assolutamente protette. Per questo noi come epatologi stiamo chiedendo il controllo assoluto di tutti i centri che fanno tatuaggi e piercing". Ed, infine, ha concluso puntalizzando: "Inoltre anche le sedute di manicure e di pedicure, se fatte in posti non controllati e con materiali non sterili oppure non usa e getta, possono portare ad una diffusione del virus Hcv".


martedì 17 aprile 2012

A quanto pare la NASA avrebbe scoperto l'esistenza di vita su Marte già dal 1976.


Nel lontano Agosto del 1975 la NASA inviò su Marte due sonde, Viking 1 e la gemella Viking 2, (che arrivarono sul pianeta nel mese di Luglio del 1976), con lo scopo di ottenere immagini ad alta risoluzione di Marte, caratterizzarne la struttura e la composizione dell'atmosfera e della superficie ed anche di scoprire se sul "pianeta rosso" vi fosse la presenza di vita. A questo preciso scopo, le suddette sonde condussero tre esperimenti, uno dei quali fu denominato Labeled Release, (noto anche con la sigla LR). Quest'ultimo consisteva nel raccogliere frammenti di suolo marziano e mischiarlo con gocce d'acqua che contenevano nutrienti ed atomi di carbonio radioattivo. L'idea era che, nel caso in cui il suolo conteneva dei microbi, queste forme di vita avrebbero metabolizzato i nutrienti rilasciando sia anidride carbonica radioattiva che metano, i quali avrebbero potuto essere individuati da un rilevatore di radiazioni presente sulla sonda. Inoltre all'epoca furono eseguiti anche una serie di esperimenti di controllo come quello di riscaldare alcuni campioni di suolo marziano a diverse temperature ed isolando altri campioni nell'oscurità per mesi, condizioni che avrebbero ucciso eventuali microbi fotosintetici oppure che basano la propria sopravvivenza su organismi fotosintetici. Ed anche questi campioni di controllo vennero miscelati con una soluzione di nutrienti. Per la felicità di molti biologi dell'epoca, l'esperimento LR risultò positivo, mentre quelli di controllo negativi. Al riguardo Joseph Miller, neurobiologo della University of Southern California ed ex direttore di progetto dello space shuttle NASA, ha spiegato: "Nel momento in cui i nutrienti vennero mixati con i campioni di suolo, il conteggio delle molecole radioattive arrivava a qualcosa come 10.000, un valore altissimo rispetto al 50-60 che costituisce la naturale radiazione di fondo su Marte". Sfortunatamente però l'esperimento LR non venne confermato dagli altri due esperimenti delle sonde, i quali risultarono entrambi negativi; perciò l'agenzia spaziale fu portata ad escludere la possibilità che vi fosse vita sul "pianeta rosso". Tuttavia adesso, dopo aver rivisto i dati dell'esperimento Labeled Release raccolti grazie alla missione Viking attraverso un test matematico progettato appositamente per separare i segnali biologici da quelli non biologici, il team di Joseph Miller è arrivato alla convinzione che l'esperimento avesse effettivamente individuato delle tracce di vita microbica nel suolo marziano. Infatti il ricercatore ha fatto sapere: "È estremamente probabile che, se vi sono microbi, essi vivano qualche centimetro al di sotto del suolo, vicino a del ghiaccio d'acqua". Oltretutto per condurre il loro studio, (che è stato pubblicato online su International Journal of Aeronautical and Space Sciences), Joseph Miller e Giorgio Bianciardimatematico dell'Università degli Studi di Siena, hanno utilizzato il cosiddetto clustering, (conosciuto anche come analisi dei gruppi), vale a dire un insieme di tecniche di statistica multivariata dei dati che puntano alla selezione ed al raggruppamento di elementi omogenei in un insieme di dati. In questo modo i ricercatori sono stati in grado di costituire due gruppi differenti: il primo comprendeva i due esperimenti attivi, mentre l'altro includeva i cinque esperimenti di controllo. Per di più a sostegno del loro operato, i ricercatori hanno anche messo a confronto i dati della missione Viking con i parametri prelevati da fonti biologiche terrestri e da altre forme puramente fisiche, non biologiche. In tal proposito Joseph Miller ha spiegato: "È risultato che tutti gli esperimenti biologici terrestri corrispondevano a quelli attivi delle sonde, e tutte le serie di dati non biologici agli esperimenti di controllo". Tuttavia i ricercatori hanno concordato che ciò non basta a provare in modo inequivocabile l'esistenza di vita su Marte. Successivamente sempre Joseph Miller ha proseguito sottolineando: "Le nostre analisi dicono soltanto che esiste un'enorme differenza fra gli esperimenti attivi e quelli di controllo, che gli esperimenti attivi della missione Viking corrispondono ai dati biologici terrestri, e che quelli di controllo corrispondono ai fenomeni non biologici". Ciò nonostante le nuove analisi sono anche coerenti con un precedente studio pubblicato sempre da Joseph Miller, che avrebbe rilevato segni di ritmo circadiano, (ovvero l'orologio interno presente in ogni forma di vita che aiuta a regolare processi biologici come il sonno, la veglia, oppure la temperatura), dei risultati dell'esperimento LR.  Infatti se sulla Terra questo orologio è impostato su un ciclo di 24 ore, su Marte sarebbe su 24,7 ore, che corrisponde alla lunghezza di un giorno marziano. Comunque durante il suo precedente studio, Joseph Miller si era reso conto che la radiazione rilevata nell'esperimento LR variava a secondo del momento della giornata marziana. Al riguardo lo stesso ricercatore ha spiegato: "Osservando attentamente, si notava che la misurazione della radioattività del gas saliva durante il giorno e scendeva durante la notte... Le oscillazioni avevano un periodo di 24,66 ore che corrisponde quasi esattamente al giorno di Marte". Ed ha proseguito dichiarando: "In sostanza si tratta di un ritmo circadiano, ed i ritmi circadiani sono un buon segnale della presenza di vita". Comunque, nonostante i ricercatori siano certi che la missione Viking abbia effettivamente rilevato vita su Marte, secondo Joseph Miller saranno in pochi a condividere questa convinzione finché non vedranno un video con dei batteri marziani su un vetrino. Infatti ha affermato: "Non so perché, ma la NASA non ha mai inviato su Marte un microscopio che permetterebbe di fare esattamente questo. Eppure, se fanno arrivare lassù un microscopio per i geologi, potrebbero farlo anche per i biologi". Inoltre la prossima missione della NASA su Marte, vale a dire il Mars Science Laboratory, noto anche con il nome Curiosity, (lanciato lo scorso Novembre), dovrebbe arriverà sul "pianeta rosso" verso il mese di Agosto dell'anno in corso. E benché non sia provvisto di un simile microscopio, Joseph Miller ha ipotizzato che il lander possa trovare elementi a supporto dell'ipotesi del suo team. Infatti ha concluso dichiarando: "Non verificherà l'ipotesi della vita su Marte in modo diretto, ma potrebbe essere in grado di rilevare del metano. E se osservassimo un ritmo circadiano nel rilascio del metano nell'atmosfera, ciò sarebbe una conferma di quanto abbiamo appena verificato matematicamente".