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lunedì 9 aprile 2012

Anonymous ritorna all'attacco; questa volta colpendo il sito web e rendendo pubblico il database della FIMI.


Dopo il recente attacco ai siti web del Ministero della Difesa, del Ministero dell'Interno, ed anche dell'Arma dei Carabinieri, ieri, giorno di Pasqua per i cattolici, gli hacker della divisione italiana dell'ormai famosa legione Anonymous sono tornati all'azione ed hanno messo a segno un nuovo "TANGO DOWN", (che, come più volte spiegato, in gergo militare significa che un nemico è stato abbattuto). Questa volta l'obiettivo degli hacker, che, come accade sempre, è stato messo fuori combattimento e quindi irrangiungibile, è stato il sito web della FIMI, acronimo che indica la Federazione Industria Musicale Italiana. Come di consueto gli hacker hanno reso pubblico sul blog ufficiale di Anonymous Italia e quindi sui vari profili Facebook, (il famoso Social Network in Blu), e Twitter, (il noto Social Network dai 140 caratteri), un comunicato ufficiale dove hanno spiegato le loro motivazioni; ma non solo; infatti questa volta hanno reso pubblico sul sito Pastebin anche il database relativo alla FIMI. Comunque nel suddetto comunicato gli hacker hanno iniziato scrivendo: "Salve FIMI e case discografiche italiane, in questa data così particolare per le ricorrenze della Chiesa Cattolica, il nostro pensiero è rivolto a voi. Vi ricordiamo che il "male" della musica italiana non è rappresentato dal web in sé, bensì dal business che tentate di nascondere dietro ogni qualsivoglia tipologia di evento da voi organizzato. Pagare 19 € per il CD originale di un artista, 99 cent. per ogni singolo brano su Itunes oppure 60 € per il biglietto di un concerto è un furto legalizzato". E successivamente dopo hanno proseguito evidenziando: "Vi ricordiamo che il nostro denaro dovrebbe essere impiegato nell'ambito di un' economia etica ed equa che permetta uno sviluppo genuino dell'ambito musicale". Ed hanno continuato dichiarando: "Al contrario, apprendiamo con rammarico che gli operai addetti all'allestimento delle strutture dei concerti sono in larga parte assunti in nero, senza nessun tipo di tutela né garanzia alcuna. Tutto ciò è spesso teatro di disgrazie delle quali voi stessi siete complici". Poi hanno loro rivolto la seguente domanda: "Con quale coraggio osate parlare di legalità, avidi profittatori?". Ed hanno proseguito spiegando: "Sarebbe auspicabile fornire agli utenti la possibilità di ascoltare gratuitamente i brani, valutarli ed esprimere così un parere in modo genuino e svincolato dalle logiche degli introiti. Vi indignate nei confronti di chi promuove il libero scambio dei prodotti mediali e riversate le vostre frustrazioni sul popolo del web, dopo aver sfornato centinaia di pseudo artisti con la complicità delle trasmissioni televisive, provocando altresì la saturazione del mercato discografico e dei palinsesti. Recitate la parte dei moralizzatori, prodigandovi in ammonimenti contro una condivisione da voi definita impropriamente illegale, ma forse dimenticate lo sperpero di denaro che si nasconde dietro l'organizzazione di eventi sfarzosi ed iper-pubblicizzati ma poveri di contenuti culturali, quali il Festival di Sanremo: un'accozzaglia di interessi economici celati sapientemente dietro la parola Arte, manovrata da speculatori che traggono buona parte dei loro profitti dal pagamento del Canone". Successivamente sempre nel suddetto comunicato hanno fatto una richiesta scrivendo: "Vi chiediamo chiarimenti in merito alla presenza di personaggi, (in un contesto che dovrebbe fornire risalto esclusivamente agli Artisti ed ai testi presentati), che si discostano dall'ambito dell'accezione più genuina della musica italiana; ci riferiamo a Morandi, Belén, Canalis ed, in generale, all'apoteosi del trash che, in concomitanza allo sperpero di denaro pubblico, fornisce risalto ad un evento che privo di orpelli mostrerebbe ciò che realmente è: l'icona dell'Italietta nazional popolare". Ed ancora hanno continuato sottolineando: "È ingiusto pagare prezzi spropositati per prodotti culturali utili all'accrescimento dell'Individuo e, più in generale, necessari al consolidamento dell'Intelligenza collettiva. La sete di introiti vi ha resi incapaci di comprendere che la libera condivisione è una cassa di risonanza che non solo fornisce risalto ai prodotti mediali, ma consente di migliorarli, essendo libera da logiche profittuali e fondata sulla valutazione disinteressata dei fruitori". Ed, infine, hanno concluso con una promessa, cioè: "Noi continueremo a portare avanti una battaglia in difesa dell'economia etica, della libertà della condivisione e della salvaguardia della cultura, la quale deve essere svincolata da questioni meramente commerciali. Non riuscirete a contaminare l'Arte con losche manovre volte a mitigare la vostra implacabile sete di profitto".


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