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domenica 8 aprile 2012

Un recente studio ha dimostrato che per controllare l'aggressività sarebbe utile usare la "mano sbagliata".


Il nome "Look back in anger", vale a dire in italiano "Ricorda con Rabbia", caratteristico della generazione degli "arrabbiati", ovvero gli scrittori che, contestando la mediocrità della classe media ed i pochi ideali della classe borghese, aprirono la strada al Sessantotto, è stato tratto dalla celebre omonima commedia del drammaturgo londinese John Osborne. Inoltre questo nome ha riempito per anni i teatri di tutto il mondo diventando per gli anglosassoni un modo per indicare coloro che ponderano rabbiosamente su ogni minima offesa. Oltretutto quest'espressione si è diffusa al punto tale che l'anno scorso è entrata anche nelle pubblicazioni scientifiche. Infatti tempo fa il professor Thomas Denson dell'Università australiana del South Wales ha pubblicato sulla rivista Neuroimage uno studio che aveva ironicamente intitolato: "Don't look back in anger.....during recall of an anger-inducing autobiographical memory", che in pratica significa: "Non ricordare con rabbia quando ripensi ad un'offesa", nel quale aveva dimostrato attraverso la risonanza magnetica funzionale che un ricordo rabbioso attiva in maniera alquanto eccessiva le connessioni fra la parte frontale inferiore della corteccia cerebrale, l'amigdala ed il talamo, in sostanza un circuito che, se bloccato, potrebbe evitare gli scatti violenti. Mentre recentemente sempre Thomas Denson ha scoperto che per inibirlo esiste un modo abbastanza semplice che non richiede l'assunzione di farmaci, né dell'intervento di psicologi e/o psichiatri; in pratica basterebbe utilizzare per almeno 2 settimane sempre la mano opposta a quella a cui solitamente si è abituati, cioè la sinistra o, se si è mancini, quella destra. Ciò è stato dimostrato il professore nel suo ultimo studio pubblicato su Current Directions in Psychological Science nel quale ha spiegato che questo stratagemma obbliga il cervello a ripensare ogni singola azione imponendo un rigido autocontrollo anche nei movimenti più semplici come ad esempio, aprire le porte, bere un caffè oppure usare il mouse del computer. Infatti l'autocontrollo e l'aggressività sono legati da uno stretto equilibrio neurofisiologico, sostanzialmente quando uno scende l'altra sale e viceversa. E dunque il vecchio concetto dell'atto violento commesso impulsivamente significa proprio atto commesso con poco o senza autocontrollo dovuto ad un sovraccarico del circuito corteccia frontale/amigdala e talamo. Ed inoltre durante il suddetto studio si è notato che di fronte ad uno stimolo volutamente eccessivo fatto sperimentalmente per provocare una reazione di rabbia, (ad esempio rovesciare una tazzina di caffè sulla camicia di qualcuno e poi prenderlo in giro per la sua goffaggine), questo circuito cerebrale non è apparso iperattivo in quei soggetti che non reagiscono rabbiosamente perché possiedono un buon autocontrollo, mentre in quelli che hanno un'incontrollata reazione aggressiva quel circuito andava in sovraccarico. Al riguardo il professor Thomas Denson ha spiegato: "Non è che gli aggressivi non vogliono controllarsi, semplicemente non sono in grado di farlo. Se si osserva il loro cervello con la risonanza magnetica funzionale mentre vengono insultati, il circuito che ho identificato si attiva molto di più che nelle persone non aggressive. Ma se a queste persone viene offerta l'opportunità di migliorare il loro autocontrollo il circuito si blocca e diventano meno aggressive. E quindi più a lungo fanno questi esercizi meno il circuito della rabbia va in sovraccarico e più l'autocontrollo s'irrobustisce". Per di più quelle persone che tendenzialmente non sono violente, avendo già un buon autocontrollo, potrebbero mantenerlo nel tempo con pratiche molto semplici come cercare di migliorare la loro postura sforzandosi di camminare con il collo diritto invece di ingobbirsi. Difatti alcuni studi hanno dimostrato che un buon autocontrollo si verifica anche quando ad esempio, s'impara a suonare il pianoforte, dove la mano sinistra viene usata per le note basse del cosiddetto "rigo di basso" del pentagramma che accompagnano le note più alte che sono suonate dalla mano destra. E dunque con il metodo forzato della mano non dominate di Thomas Denson l'autocontrollo risulta ancora più forte, un po' come se si suonasse il pianoforte solo con la sinistra. In aggiunta alla domanda: "A chi consigliare questo metodo?", Thomas Denson ha spiegato che per identificarle si avvale del test DAQ, acronimo di Diplaced Aggression Questionnaire, vale a dire un questionario dell'aggressività posticipata che evidenzia tre aspetti fondamentali quali: la ruminazione rabbiosa, la pianificazione vendicativa e la tendenza all'aggressività posticipata. Praticamente quelle persone che continuano a ripensare con rabbia all'offesa ricevuta e che, invece di sfogarsi immediatamente, pianificano con divertita determinazione il momento in cui vendicarsi che può arrivare anche anni dopo, come accade nelle faide mafiose. Oltretutto lo scorso anno sempre Thomas Denson aveva illustrato un ulteriore suggerimento anti-aggressività attraverso uno studio pubblicato su Psychology of Addictive Behaviour, si trattava di un'indicazione che, alla luce delle sue recenti scoperte, potrebbe essere interpretato con il fatto che durante le suddette 2 settimane in cui ci si sforza ad usare la "mano sbagliata", sarebbe utile farlo in particolar modo per bere il caffè. Il motivo di ciò è che la caffeina da' la carica e combatte l'affaticamento mentale. Infatti una persona mentalmente provata diventa aggressiva quando viene provocata, ma la caffeina potrebbe ridurre l'aggressività riducendo gli effetti negativi dell'affaticamento mentale. Inoltre nel suddetto studio alcuni volontari, sia mentalmente affaticati sia normalmente vigili, hanno ricevuto delle tavolette di caffeina da 200 mg oppure placebo, ignorando quale tipo di pastiglia fosse toccata loro. Successivamente nel momento in cui venivano provocati intenzionalmente tutti rispondevano in maniera meno aggressiva, indicando che sia l'effetto farmacologico della caffeina sia l'effetto placebo legato all'aspettativa dell'azione della caffeina agivano sull'affaticamento mentale ripristinando l'autocontrollo che riduceva l'aggressività. E quindi, infine, se un individuo si accorge di essere troppo reattivo, litigata con gli altri automobilisti per ogni minimo problema di traffico o con i propri familiari su ogni piccolo dettaglio, dovrebbe provare a bere un caffè in più, magari utilizzando la mano sinistra, (o destra se è mancino), per reggere la tazzina.


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