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martedì 1 maggio 2012

Scoperto perché alcuni assumono droghe mentre altri no; il tutto risiede nel loro cervello.


Un nuovo studio di recente ha provato a rispondere alla domanda: "Perché alcuni adolescenti dicono no al fumo e/o alle droghe ed altri invece non sanno resistere?"; ed a quanto pare la risposta starebbe nel loro cervello. Infatti in coloro che non si lasciano andare alle tentazioni alcuni circuiti neuronali capaci di controllare l'impulsività funzionano meglio, mentre negli altri prevalgono dei sistemi di interconnessione fra i neuroni che li rendono più a rischio di comportamenti dannosi per la salute. Questa scoperta è stata effettuata da due ricercatori americani, Robert Whelan e Hugh Garavan, dell'University of Vermont i quali, assieme ad un gruppo di colleghi internazionali, grazie all'ausilio della risonanza magnetica hanno analizzato il cervello di circa 1.900 quattordicenni, identificando così i "Network cerebrali", (vale a dire quelle aree del cervello fortemente interconnesse che possono essere individuate studiando il flusso sanguigno), che si attivano quando ci si trova ad affrontare delle decisioni. Al riguardo Hugh Garavanche ha firmato il lavoro pubblicato su Nature Neuroscience, ha spiegato: "La presenza di particolari Network sembrano precedere l'abuso di droghe e non esserne la conseguenza". In sostanza sarebbe la diminuita attività del Network che coinvolge la corteccia orbito-frontale e che rende un individuo più impulsivo ad essere associato con il ricorso all'alcool, sigarette e sostanze illegali nell'adolescenza. Inoltre, secondo gli esperti, l'esame dell'attività cerebrale in queste aree potrebbe essere utilizzato come biomarker in grado di prevedere i comportamenti a rischio. Per di più i ricercatori hanno anche dimostrato in che modo i suddetti Network, (che, come già spiegato, predispongono un individuo all'uso di droghe), siano diversi da quelli correlati ai disordini da iperreattività con deficit di attenzione, (conosciuto anche con la sigla ADHD), mentre non molto tempo fa queste due condizioni venivano collegate tra loro. Dunque il suddetto studio dei Network cerebrali ha voluto tentare di fare luce sulla complessa neurobiologia del comportamento impulsivo così come sulla capacità di tenere a freno certi impulsi, (ovvero sul controllo inibitorio), nel cervello degli adolescenti. In tal proposito Hugh Garavan ha dichiarato: "La conclusione è che l'impulsività è suddivisa su diverse aree del cervello, una legata all'impiego di droghe ed un'altra distintamente connessa all’iperreattività".  Oltretutto il nuovo studio si è basato su un lavoro dell'Imagen Consortium, lanciato dall'Unione Europea e condotto da un team di ricercatori internazionali, che, attraverso dei test di neuroimaging, (come ad esempio, la risonanza magnetica del cervello), analisi genetiche e comportamentali, ha tenuto sotto controllo per diversi anni circa 2.000 teenager volontari in Irlanda, Inghilterra, Francia e Germania con lo scopo di valutarne la salute mentale e risalire alle base dei comportamenti a rischio. Infatti che gli adolescenti siano portati a sfidare la sorte è un dato di fatto e ciò succede in tutte le culture, poiché l'adolescenza è proprio il periodo in cui si sperimentano i limiti e si sviluppa l'indipendenza. Tuttavia i decessi fra i teenager nel mondo industrializzato sono provocate da incidenti auto-inflitti e prevenibili, che spesso sono legati proprio all'abuso di alcool, di fumo e di droghe. Ed, infine, sempre secondo i ricercatori, capire come il cervello spinga gli adolescenti verso questi comportamenti potrebbe avere grandi coinvolgimenti per l'intera salute pubblica.


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