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venerdì 15 giugno 2012

Dimostrato che la depressione maschile può dipendere anche dal testosterone basso.


Di recente è stato rilevato che la depressione negli uomini può dipendere anche da un calo del testosterone, ovvero l'ormone sessuale maschile che svolge pure un ruolo fondamentale in un gran numero di processi cognitivi del cervello. Infatti questo particolare ormone regola l'espressione di alcuni geni che aumentano l'attività dei neurotrasmettitori e proteggono le cellule nervose. E per questo motivo le recenti scoperte hanno associato il testosterone a degli "effetti neuro-attivi" che in passato erano sconosciuti. E dunque adesso alcune affermazioni come "mi sento più stanco"; "sono di cattivo umore"; "non ho più interesse nella vita sociale e sento anche un calo del desiderio" possono essere interpretate in un modo nuovo, vale a dire "una carenza di testosterone". O almeno questo è quanto lamenta in media un uomo di 55 anni nel colloquio con l'endocrinologo oppure con l'andrologo. Inoltre il testosterone riduce la produzione di beta-amiloide, (vale a dire la proteina dell'invecchiamento con effetti tossici sui neuroni), che partecipa anche alla comparsa del morbo di Alzheimer. In pratica questo nuovo ruolo antidepressivo dell'ormone sessuale maschile è stato recentemente studiato ed è stato visto come agisce su aree del sistema nervoso centrale e soprattutto sull'amigdala che è l'obiettivo principale delle cure contro la depressione; il tutto è stato poi confermato dall'Imaging a risonanza magnetica. Comunemente il testosterone cala con l'invecchiamento a partire dai 40 anni e, secondo recenti dati ISTAT, sono oltre 15 milioni gli italiani con oltre 40 anni di età interessati ad un possibile calo del testosterone, mentre, secondo i dati dell'European male ageing study 2012, l'ipogonadismo, (ovvero l'inadeguata produzione di ormoni sessuali), colpirebbe il 23,3% degli uomini dai 40 agli 80 anni. Oltretutto, secondo i dati dell'EpiCentro ISS risalenti all'anno 2007, nel nostro Paese il 5,9% degli uomini riportano i sintomi della depressione ed, secondo quanto affermato dagli specialisti, il problema è ampiamente sottostimato. Invece è stato accertato che con il calo del testosterone iniziano a comparire i sintomi tipici della depressione; difatti al riguardo Andrea Lenzi, endocrinologo dell'Università La Sapienza di Roma, ha spiegato: "Di depressione maschile si parla poco, ma il problema è comune soprattutto negli uomini dai 55-60 anni di età. Se ne parla, inoltre, solo dal punto di vista psichiatrico ma è anche un problema endocrino legato al calo della produzione di testosterone che avviene progressivamente con l'invecchiamento". E per di più Emmanuele Jannini, coordinatore del corso di laurea in sessuologia dell'Università degli Studi dell'Aquila e segretario generale della societa' italiana di endocrinologia, ha dichiarato: "Talvolta basta un semplice dosaggio del tasso di testosterone nel sangue per scongiurare anni di inutili impasticcamenti con gli antidepressivi". Mentre Andrea Lenzi ha proseguito precisando: "Il primo effetto della riduzione del testosterone è il calo dell'umore, successivamente con l'età compaiono i classici sintomi cognitivi, come la diminuzione della memoria visiva e poi cognitiva, cioè la difficoltà a ricordare i nomi fino ai casi più difficili di perdita della memoria spaziale che porta gli anziani a perdersi". Comunque in sostanza questa nuova relazione fra l'ormone maschile per eccellenza ed il calo di umore, i sintomi della depressione e la comparsa dei sintomi dell'Alzheimer negli uomini è arrivata dalle recenti ricerche sul testosterone presentate nelle giornate di studio sull'Andrologia medica italiana presso il Policlinico Umberto I di Roma in occasione dei 30 anni della prima cattedra di Andrologia dell'Università La Sapienza. Tuttavia il ruolo strategico del testosterone, (che tra l'altro è prodotto in parte anche nelle donne), nell'organismo umano non si ferma all'umore ed alla depressione; infatti è anche in grado di influenzare la funzione metabolica, ossea, muscolare, dell'accumulo di grasso, urinaria, cardiovascolare, sessuale e riproduttiva. In tal proposito Andrea Lenzi ha concluso spiegando: "E non aumenta il rischio come troppi ancora pensano dal cancro alla prostata. Anzi spesso protegge"; ed in aggiunta la presenza di obesità o sovrappeso ne riducono la produzione. E dunque coloro che hanno livelli più bassi di testosterone sono a maggiore rischio di incorrere in diabete, riduzione della densità ossea ed ha anche un rischio di mortalità più alto rispetto a chi non presenta carenze. In ogni caso però il testosterone non rappresenta la cura ad ogni male, ma assumerlo in presenza di carenza potrebbe evitare l'assunzione psicofarmaci, un invecchiamento precoce degli organi e delle loro funzioni, ed adesso anche prevenire il cosiddetto "mal di vivere".


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