|  

giovedì 9 agosto 2012

Martin Fleischmann, il padre della fusione a freddo, è morto all'età di 85 anni stroncato dal Parkinson.


Venerdì scorso, 3 Agosto 2012, Martin Fleischmann, elettrochimico originario della Repubblica Ceca, conosciuto soprattutto per avere scoperto la fusione nucleare fredda, si è spento nella sua casa di Tisbury, (in Inghilterra), all'età di 85 anni, stroncato dal morbo di Parkinson. Alle sue spalle una vita dedicata alla ricerca e segnata da grandi soddisfazioni ma anche da diverse delusioni. In pratica, come già anticipato, Martin Fleischmann, insieme a Stanley Pons, un suo ex-allievo dell'Università dello Utah, sconvolse il mondo annunciando di aver scoperto, appunto, la fusione a freddo. Più precisamente il 23 Marzo del 1989 durante una conferenza stampa a Salt Lake City annunciò di aver raggiunto un risultato che avrebbe potuto cambiare la storia della scienza; infatti dichiarò di essere riuscito a replicare, con una semplice provetta, la fusione nucleare, però a temperatura ambiente. Dichairazione che creò immediatamente sconcerto ed allo stesso tempo grande interesse. Inoltre il termine "fredda" venne usato in opposizione alla fusione "calda", che attualmente si sta cercando di ottenere ad esempio, con il reattore ITER e che richiede altissime temperature, (si parla di milioni di gradi kelvin), e densità del plasma molto elevate. Comunque l'esperimento di Martin Fleischmann e di Stanley Pons si basava su una cella elettrolitica riempita di acqua pesante, vale a dire acqua arricchita con deuterio al posto dell'idrogeno, con elettrodi di palladio e platino. Oltretutto secondo i due scienziati questa cella era in grado di produrre energia 400 volte superiore a quella immessa. Tuttavia questo esperimento fece molto scalpore poiché era in netto contrasto con tutta la letteratura consolidata che prevede per la fusione nucleare condizioni di temperatura e pressione simili a quelle presenti sul sole e nelle stelle. Ma non solo; infatti poteva mettere a rischio tutti quegli esperimenti che, con spese di miliardi di dollari, cercavano di mettere a punto nei più prestigiosi centri di ricerca del mondo e con potenti macchine le condizioni per realizzare la fusione termonucleare controllata. Inoltre i due scienziati confermarono che alla fine dell'esperimento si riscontrava un eccesso di energia termica; in sostanza, a causa di reazioni molto simili ad una reazione di fusione nucleare che avveniva all'interno dell'elettrodo di palladio, si produceva più energia di quella consumata. Quest'annuncio risvegliò immediatamente la speranza di poter disporre finalmente di energia pulita, rinnovabile ed a buon mercato. Difatti l'esperimento di Martin Fleischmann e di Stanley Pons richiedeva solo di una soluzione di acqua pesante, un filo di platino ed uno di palladio. Il cui costo era di poche migliaia di dollari. Tuttavia questa speranza durò solo alcune settimane. Infatti nel momento in cui nei laboratori di tutto il mondo gli altri scienziati e ricercatori tentarono di ripetere l'esperimento, fu la delusione a prendere il sopravvento, dal momento che qualunque altro esperimento fallì miseramente. Motivo per il quale nella comunità scientifica iniziarono ad emergere diversi dubbi circa la reale consistenza ed addirittura esistenza del fenomeno, soprattutto poiché spesso risultava non riproducibile. Difatti i risultati non c'erano o erano frammentari e sporadici; perciò la prova era scarsamente riproducibile e ciò contrastava con i canoni del metodo scientifico che conferma la validità di un esperimento solo se questo può essere ripetuto con risultati analoghi in qualunque parte del mondo. Inoltre mancava una teoria di riferimento valida e condivisa capace di spiegare il fenomeno. Così, in breve tempo la fusione a freddo venne etichettata come "scienza spazzatura" e relegata nel limbo delle truffe. Al riguardo Alberto Rotondi, professore ordinario di Fisica Nucleare all'Università di Pavia, ha spiegato: "All'epoca c'era una duplice difficoltà; in primo luogo, non c'erano spiegazioni del fenomeno sulla base delle leggi fisiche: era un risultato sperimentale che contraddiceva le teorie già esistenti. In secondo luogo invece i tentativi fatti sono stati contraddittori. Anzi, la maggior parte di questi non confermano i dati". In ogni caso dopo alcuni tentennamenti i principali media di tutto il mondo condannarono definitivamente l'esperimento ed i suoi autori. Di particolare virulenza fu la campagna condotta dal quotidiano La Repubblica a firma di Giovanni Maria Pace che nell'Ottobre del 1991 accusò i due chimici americani di frode e di incompetenza. Dunque i due scienziati citarono il quotidiano italiano; citazione alla quale aderirono anche tre noti fisici italiani che proprio in quel periodo stavano lavorando sulla fusione fredda cercando anche di elaborare una teoria interpretativa per spiegarne il funzionamento. Tuttavia i cinque, condannati in prima istanza con una speditezza inusuale per la giustizia italiana, vennero definitivamente assolti nel 2001 con una motivazione che ribaltava completamente il giudizio di primo grado. In ogni caso imperturbabile e sicuro del fatto suo, Martin Fleischmann continuò a lavorare sulla sua scoperta, salvo poi abbandonare del tutto il progetto qualche anno più tardi; In al proposito lo stesso Martin Fleischmann durante un'intervista del 2009 ha dichiarato: "Non avrei dovuto usare il termine 'fusione fredda' ed avrei dovuto resistere alla tentazione di presentare direttamente la scoperta alla stampa e non tramite i canali tradizionali". Tuttavia ancora oggi in molti laboratori del mondo gli esperimenti su questo strano e intrigante fenomeno, e su tutta quella serie di ricerche che vanno sotto il nome di reazioni della materia condensata LENR, (acronimo di Low Energy Nuclear Reactions), stanno continuando e non certo di nascosto sempre con il preciso scopo di arrivare ad applicazioni industriali. Anche se gli annunci in merito vengono ancora accolti con scetticismo dalla comunità scientifica. A questo proposito recentemente hanno fatto scalpore le affermazioni di Andrea Rossi, un ingegnere bolognese che ritiene di poter a breve produrre un piccolo reattore, chiamato E-Cat, capace di fornire energia basandosi, appunto, sul tanto discusso fenomeno. Oltretutto anche la NASA e la Defense Intelligence Agency negli Stati Uniti, la Toyota ed il MITI in Giappone, Israele, Russia nonché alcune università ed istituti di ricerca nazionali come l'INFN, (sigla che sta ad indicare Istituto Nazinale di Fisica Nucleare), stanno continuando a cimentarsi nei più importanti laboratori del mondo per capire e valutare le conseguenze e le possibili applicazioni di quella scoperta. Il che rappresenta il segno evidente che non si trattava di una truffa come molti all'epoca vollero etichettare quella scoperta. Comunque Martin Fleischmann ebbe una vita alquanto avventurosa. Nato a Karlovy Vary nel 1927, riuscì a fuggire con la famiglia in Gran Bretagna nel 1938, cioè quando la regione venne occupata dai nazisti. Ad ogni modo completò gli studi in chimica presso il prestigioso Imperial College di Londra, nel quale venne ben presto notato per le sue capacità e la sua vivace intelligenza. Per di più fu direttore del Dipartimento di Chimica dell'Università di Southampton e membro della Royal Society, vale a dire l'Accademia delle Scienze Britannica. Insomma era ben conosciuto nel mondo scientifico, apprezzato e stimato, era quello che uno dei suoi cari amici, Michel Melich, definisce come: "un genio esploratore". E quindi era un tipo di persona che difficilmente può essere etichettata con l'appellativo di truffatore, come all'epoca fu definito da molti media.


Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts