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lunedì 10 settembre 2012

Durante la sperimentazione il vaccino RV144 è risultato efficace contro l'AIDS nel 31% dei casi.


Ai giorni d'oggi il problema non è più se i ricercatori riusciranno a sconfiggere l'AIDS, ma quanto tempo impiegheranno per farlo. Infatti l'ultima ricerca in ordine cronologico ha dato nuove speranze a tutte quelle persone che si trovano costrette a vivere con questa patologia. In pratica si è trattato di uno studio pubblicato sulla rivista Nature che ha riguardato l'utilizzo di un particolare vaccino denominato RV144, ovvero il prodotto della ricombinazione di due vaccini anti-HIV che durate le rispettive sperimentazioni avevano entrambi fallito. Inoltre, stando ai risultati dello studio, l'efficacia di RV144 al momento soltanto, (si fa per dire), del 31%, ma non è questa la notizia più positiva. Difatti al riguardo Morgane Rolland dello US Military HIV Research Program, (conosciuto anche con la sigla MHRP), e principale autore dello studio, ha spiegato: "Questa è la prima volta che abbiamo visto una pressione sul virus a livello genetico causata da un vaccino efficace contro l'HIV". Oltretutto l'analisi che ha accompagnato la sperimentazione ha dimostrato l'esistenza di una risposta immunitaria particolarmente aggressiva in due siti della regione Env-V2, la quale si trova sulla parte esterna del virus dell'HIV. Per di più l'efficacia del suddetto vaccino nei confronti dei virus associati a queste particolari impronte genetiche è stato pari all'80%. In tal proposito Jerome Kim, autore senior dello studio, ha dichiarato: "Questi risultati rafforzano sia quanto emerso su RV144 sia i dati del precedente studio, secondo cui gli anticorpi diretti nella regione V1V2 riducono il rischio d'infezione. Nel complesso il lavoro suggerisce che la regione Env-V2 potrebbe essere un obiettivo fondamentale per i futuri vaccini contro l'HIV". In sostanza gli scienziati americani si sono serviti dei dati relativi a 110 volontari che avevano partecipato alla sperimentazione del vaccino RV144 in Thailandia e che in seguito avevano contratto il virus. Ne è risultato che coloro che avevano assunto il vaccino avevano sviluppato un'infezione geneticamente diversa da quelli che avevano assunto soltanto placebo, mettendo in evidenza un nuovo potenziale bersaglio terapeutico che potrebbe presto mettere fuori gioco il virus dell'HIV. Al riguardo Nelson Michael, direttore del MHRP, ha concluso spiegando: "Stiamo facendo progressi sostanziali nella comprensione di ciò che occorre per sviluppare un vaccino più efficace contro l'HIV. Si tratta di progressi che in ultima analisi ci aiutano a porre fine a questa pandemia".


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