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lunedì 17 settembre 2012

Il consumo di benzina e diesel diminuisce del 9,3% e nonostante questo il Fisco continua a guadagnarci.


Da diversi mesi ormai è stato lanciato un vero e proprio allarme per quanto riguarda l'impennata dei prezzi di benzina e diesel. Una situazione che sta mettendo a dura prova soprattutto i bilanci delle famiglie che costrette spesso a rinunciare all'auto pur di risparmiare qualcosa, ma anche delle imprese che hanno visto le spese riguardanti il carburante raggiungere livelli impressionanti. Tuttavia in questo scenario di evidente difficoltà c'è qualcuno che può festeggiare; vale a dire è il Fisco, che, nonostante il calo drastico dei consumi di carburanti e grazie agli aumenti delle accise, ha visto lievitare le proprie entrate. O almeno secondo quanto ha fatto sapere il Centro Studi Promotor GL events, che ha rilevato come nei primi otto mesi del 2012 i consumi di benzina e gasolio siano scesi del 9,3%. Prima di adesso il dato storico peggiore negli ultimi anni si era registrato nel 2009 con un calo di consumi pari al 3%, ovvero tre volte inferiore a quello rilevato quest'anno. Ma nonostante tutto in questi mesi gli italiani hanno speso ben 3,373 miliardi di euro in più rispetto ai circa 41 miliardi sborsati nello stesso periodo dello scorso anno. Secondo gli esperti e non solo, la ragione di questa maggiore spesa è da ricercarsi ovviamente nel considerevole aumento della tassazione che in questi mesi ha riguardato proprio i carburanti. Infatti a causa soprattutto del doppio aumento delle accise deciso dal governo Monti, (una prima volta per risanare il bilancio dello Stato ed una seconda volta per fare fronte al dramma del terremoto in Emilia Romagna), il prelievo medio sulla benzina è aumentato del 22,45%, mentre quello sul gasolio è aumentato addirittura del 33,04%. Il che spiega come, dei 45,235 miliardi di euro spesi complessivamente in questi primi otto mesi dagli italiani per benzina e gasolio, ben 24,48 miliardi siano finiti nelle casse dell'Erario, con un aumento complessivo pari al 17,4%, ossia in valore assoluto ben 3,625 miliardi di euro rispetto sempre allo stesso periodo dello scorso anno. Ciò rappresenta la conferma che tassare benzina e diesel, nel nostro Paese, è la "soluzione migliore" per fare cassa in maniera efficace e veloce. Inoltre per benzina e diesel non funziona solo il classico meccanismo valido per tutte le merci che prevede incrementi del gettito dell'IVA ogni volta che ci sono aumenti dei costi di fabbricazione, vale a dire dei cosiddetti "prezzi industriali". Difatti a questo si aggiunge un meccanismo del tutto anomalo per cui l'IVA si applica anche sulle accise. In pratica noi cittadini ci ritroviamo a pagare una tassa su altre tasse. Il che significa che, grazie ad un aumento massiccio delle accise, l'IVA sui carburanti, (che già di suo è cresciuta in generale di un punto percentuale), provoca effetti ancora più devastanti per i consumatori, ma evidentemente ciò non vale per il nostro Fisco, che da questo ne trae benefici. Infine un'ultimo appunto che emerge dai dati del Centro Studi Promotor GL events riguarda le compagnie petrolifere che spesso vengono accusate di essere gli altri soggetti in campo a trarre beneficio dall'aumento dei prezzi dei carburanti. Infatti, stando a quanto dicono i numeri, i distributori hanno visto il loro fatturato calare nei primi otto mesi dell'anno dai 21,006 miliardi di euro registrati nel 2011, agli attuali 20,755 miliardi. Ovvero una perdita netta di circa 252 milioni di euro, e questo anche se i prezzi industriali, (cioè quelli che in pratica definiscono i costi di fabbricazione al netto delle imposte), sono cresciuti del 9,5% per la benzina e dell'8,4% per il diesel.


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