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domenica 2 settembre 2012

La Chemie Grünenthal pone le proprie scuse ufficiali alle vittime del Talidomide dopo ben 50 anni di silenzio.

Tre delle oltre 20.000 vittime, ormai più che cinquantenni, che per protesta reggono dei cartelli con scritto: "Dottrina economica, guarda!"

Sono dovuti trascorrere ben cinquant'anni di silenzio prima che le vittime del Talidomide, un farmaco utilizzato negli anni '50 e '60 contro la nausea provocata dalla gravidanza, che causò la nascita di circa 20.000 bambini affetti da malformazioni, ricevessero le dovute scuse. In pratica Harald Stock, l'amministratore delegato della Chemie Grünenthal, (appunto società produttrice del Talidomide), durante la cerimonia di inaugurazione di un monumento in onore delle vittime a Stolberg, (città in cui a sede la società), ha spiegato: "La nostra azienda è molto dispiaciuta per il silenzio mantenuto sulla scottante vicenda". Ma probabilmente non basterà una statua dell'artista tedesco Bonifatius Stirnberg, costata 5.000 euro, a placare la rabbia delle vittime. In sostanza il farmaco, progettato per le nausee mattutine ed altri fastidi tipici della gravidanza, fu approvato in Germania nel 1954, invece i primi effetti avversi furono direttamente ricollegati al Talidomide solo cinque anni più tardi ed il suo ritiro avvenne soltanto nel 1961. Tuttavia solo dopo molto tempo i ricercatori riuscirono a capire che la tossicità di questo farmaco era dovuta alla coesistenza di due forme, una "buona" ed una "cattiva", all'epoca indistinguibili, mentre attualmente la forma "buona" viene usata per la cura di alcuni tumori. Tutto questo però solo che, secondo alcune stime, più di 20.000 bambini nacquero con malformazioni agli arti, ma non tutti riuscirono a sopravvivere. Al riguardo sempre Harald Stock ha spiegato: "Per 50 anni non siamo riusciti a parlare con le vittime e le loro madri; siamo rimasti in silenzio, e ci dispiace molto per questo. Il Talidomide sarà sempre parte della storia della nostra compagnia. Noi abbiamo una responsabilità e la affrontiamo apertamente". Ed ha proseguito dichiarando: "Chiediamo perdono per il fatto che non abbiamo trovato un modo per parlarvi, da essere umano ad essere umano. Chiediamo che si consideri il nostro lungo silenzio come segnale dello shock che quello che vi accadde provocò in noi". Tuttavia finora la Chemie Grünenthal ha pagato risarcimenti finanziari solo ai bambini tedeschi nati tra il 1957 ed il 1960 con gravissime malformazioni dopo che le loro madri avevano assunto, appunto, il Talidomide; mentre attualmente contenziosi sono in corso in diversi altri Paesi fra cui l'Australia. Ma in ogni caso i vertici della casa farmaceutica non erano mai andati oltre la vaga espressione di un dispiacere per l'accaduto. Infatti per l'associazione delle vittime in Germania le scuse sono troppo poco e sono arrivate troppo tardi. In tal proposito Ilonka Stebritz, portavoce della suddetta associazione, ha affermato: "Una scusa del genere non ci aiuta a gestire la nostra vita quotidiana, abbiamo bisogno di altro". In sostanza l'accordo raggiunto in Germania negli anni '70 portò alla creazione di un fondo di 150 milioni di euro per circa 3.000 vittime tedesche, ma, secondo quanto spiegato da Ilonka Stebritz, considerando che le aspettative di vita normali sono di circa 85 anni, la somma non è sufficiente. Oltretutto in molti altri Paesi le vittime stanno ancora aspettando di ottenere un risarcimento da parete della Chemie Grünenthal oppure dai distributori del farmaco. Per quanto riguarda l'Italia, Vincenzo Tomasso, presidente dell'Associazione Thalidomidici Italiani, ha spiegato: "Le scuse sono sempre importanti anche se a 50 anni di distanza, ma siamo rammaricati del fatto che né noi né le altre associazioni internazionali delle vittime siamo stati invitati alla cerimonia di inaugurazione del memoriale durante la quale sono state pronunciate le scuse. Inoltre le vittime italiane, così come quelle di molti altri Paesi, non hanno ricevuto un centesimo dalla Chemie Grünenthal; per 50 anni abbiamo visto solo un muro di gomma". Ed ha concluso dichiarando: "In Italia le vittime del farmaco ancora in vita  sono circa 300. In tutto saranno state circa 6-700, ma molti sono morti proprio a causa del Talidomide. Solo negli ultimi anni siamo riusciti a vederci riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato, visto che anche le aziende italiane a cui è stato venduto il brevetto sono fallite o scomparse; anche se alcuni problemi burocratici stanno mettendo ostacoli per alcuni nostri associati". Tuttavia, secondo il farmacologo Silvio Garattini, esiste almeno un aspetto positivo della vicenda; difatti ha spiegato: "All'epoca non si pensava proprio che fosse possibile un simile effetto di una sostanza chimica sulla riproduzione, fu proprio dopo la vicenda del Talidomide che è diventato obbligatorio fare dei test per vedere gli effetti in gravidanza. Questo e l'introduzione della farmacovigilanza hanno fatto sì che in 50 anni non ci sono più stati casi così gravi".


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