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domenica 3 febbraio 2013

Scoperto un nuovo gene che funziona come fonte di "eterna giovinezza".


L'individuazione del gene in grado di rendere "immortale" qualsiasi individuo è da sempre un obiettivo di molti ricercatori. Infatti di tanto in tanto un'équipe mette in evidenza le proprietà "ringiovanenti" di una o più proteine che fanno parte del organismo umano e che promettono di assicurare a tutti la così tanto ricercata "eterna giovinezza". Questa volta è il turno di un team dell'Università della California, (con sede a Berkeley), che di recente sulla rivista Cell Reports ha pubblicato un nuovo studio che descrive il procedimento attraverso il quale è stato possibile ringiovanire le cellule staminali di un topo da laboratorio ormai anziano, grazie alla manipolazione di un praticolare gene. In pratica il gene preso di mira dai ricercatori è stato Sirt3, vale a dire una proteina che fa parte della famiglia delle sirtuine, (molecole già note alla comunità scientifica per il loro coinvolgimento nei processi di invecchiamento), e che aiuta il plasma a contrastare il processo di invecchiamento. In effetti a seguito del suddetto trattamento, le cellule staminali del topo sono ritornate ad una condizione "giovane", aumentando di conseguenza la produzione di nuove cellule nel sangue. E dunque questo nuovo esperimento dimostra che in teoria è, appunto, possibile rendere reversibile il deterioramento delle cellule staminali connesso con l'età. Al riguardo la dottoressa Danica Chen, coordinatrice della ricerca, ha spiegato: "Uno dei principali obiettivi nel campo dell'invecchiamento è utilizzare le conoscenze sulla regolazione dei geni per trattare le malattie associate all'età". Ed ha proseguito dichiarando: "Sapevamo già che le sirtuine regolano l'invecchiamento, ma in realtà il nostro studio è stato il primo a dimostrare come queste proteine siano in grado di invertire il processo di invecchiamento associato alla degenerazione''. Inoltre i ricercatori hanno aggiunto ulteriori dettagli al ruolo svolto da questo gene svelando che, mentre nelle cellule staminali del sangue di topi giovani la presenza di Sirt3 non è indispensabile, negli topi anziani l'assenza di questo gene riduce sia il numero delle cellule staminali, sia la loro capacità di produrre nuove cellule del sangue e che per riprendere questa produzione è sufficiente reintrodurre il gene Sirt3 proprio nelle cellule staminali. In tal proposito Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata, ha commentato: ''Lo studio conferma il ruolo delle sirtuine nell'allungamento della vita perché interferiscono con lo stress ossidativo. Le sirtuine sono già note per gli effetti "anti-invecchiamento" nelle mosche, nei lieviti e nei vermi. Tuttavia nei mammiferi vi erano dei dubbi". Ed ha subito messo in chiaro che: "Lo studio è lungi dall'aver scoperto "la pillola della giovinezza" perché l'invecchiamento è un processo multifattoriale e complesso, al quale contribuiscono fattori ambientali, casuali e genetici, e quindi non coinvolge solo le sirtuine". Ed ha, infine, concluso affermando: "Tuttavia il risultato ha implicazioni interessanti per la cura di alcune malattie cronico degenerative. Aver scoperto che le sirtuine hanno un effetto rigenerante sulle cellule staminali adulte può fornire un'arma utile contro le malattie cronico degenerative nelle quali le cellule staminali devono essere rigenerate e stimolate a riprodursi per ringiovanire i tessuti malati''.


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