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martedì 26 marzo 2013

Il governo cinese fa un accordo con Ubuntu per sviluppare i "sistemi operativi di Stato".


Dopo aver approvato una legge che obbliga tutti i cittadini ad identificarsi per accedere sul Web, il governo cinese è pronto a finanziare un proprio "sistema operativo di Stato" che a quanto pare sarà basato sull'open source di Ubuntu. Infatti in questi giorni la Canonical, società fondata da Mark Shuttleworth e principale sponsor e finanziatrice del progetto Ubuntu, ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il Ministero per l'Industria e la Tecnologia dell'Informazione cinese, (conosciuto con la sigla MIIT), con la stipula di una vera e propria partnership con tanto di partecipazione economica da parte del governo cinese. In sostanza nella nota ufficiale diffusa dalla stessa Canonical si può leggere: "Il CIPS, (China Software and Integrated Promotions Center), ha selezionato Ubuntu come base per l'architettura di riferimento così da offrire un sistema operativo aperto, flessibile, ampiamente usato e standardizzato. L'annuncio fa parte del programma quinquennale del governo cinese che mira a promuovere il software open source e ad accelerare la crescita dell'ecosistema aperto in Cina". In poche parole in base a questo accordo, Ubuntu diventerà il software di riferimento per i "sistemi operativi cinesi", di cui una prima versione stabile si vedrà già dal prossimo Aprile. Si chiamerà UbuntuKylin, (un sistema operativo "anti-hacker" realizzato partendo da FreeBSD e basato sulla prossima release di Ubuntu in versione desktop), ed aspirerà ad essere non una semplice localizzazione di meteo, mappe, calendari, bensì un vero e proprio ecosistema informatico per il pubblico della grande potenza asiatica. Infatti, secondo le prime indiscrezioni, UbuntuKylin sarà naturalmente in grado di fornire pieno supporto alla lingua e al calendario cinese, includerà servizi per il mercato interno come un indicatore meteorologico, la ricerca "cloud" sulle reti musicali online direttamente da interfaccia Dash, (la quale consente di cercare ed avviare le applicazioni presenti nel sistema operativo e per la ricerca dei file), l'integrazione con Baidu, (meglio noto come il "Google cinese"), e relative mappe, servizi di shopping Yahoo!, informazioni di viaggio in tempo reale per treni e voli aerei e tanto altro ancora. Inoltre si prevede che i servizi per scaricare musica, i software, le varie applicazioni per lo shopping online in futuro saranno anch'essi realizzate dal governo cinese. Al riguardo i rappresentanti della Canonical hanno spiegato: "Il team di UbuntuKylin sta collaborando con WPS, la più popolare suite da ufficio in Cina, e sta creando un sistema per la modifica di fotografie e strumenti di gestione che potrebbero trovare spazio anche in altre versioni di Ubuntu in tutto il mondo". In pratica si tratta dell'ultimo passo verso l'autarchia informatica, in un Paese in cui i principali siti web non si chiamano Google o Facebook, ma Baidu e Weibo e che però per il 90% continua a funzionare grazie a Windows. Ad ogni modo questa decisione non è una sorpresa; infatti la Cina è da sempre un terreno fertile per le tecnologie rilasciate con licenza open source, (di cui Linux è l'esempio più noto e diffuso al mondo). In sostanza questo tipo di licenza permette di controllare il linguaggio di programmazione con cui è costruito il software, modificarlo, riadattarlo e, soprattutto, analizzarne l'esatto funzionamento, valutandone affidabilità e sicurezza. Tuttavia la sicurezza di avere un sistema operativo trasparente non è stato il motivo principale che ha spinto il governo cinese ad affidarsi a tecnologie a codice libero. E nemmeno la possibilità che un sistema operativo creato direttamente dal governo possa rappresentare solo un modo per rendere ancor più stringente il controllo sulle operazioni informatiche dei propri cittadini; anche perché la stessa natura aperta del software è il principale limite di questa possibilità, poiché le modifiche sarebbero facilmente rintracciabili. Altrettanto fuorvianti sono le motivazioni ideologiche, anche perché già sperimentate in passato. Infatti a partire dal 2007 il governo cinese ha sponsorizzato lo sviluppo di Red Flag Linux, un sistema operativo che avrebbe dovuto rappresentare il simbolo dell'indipendenza tecnologica da Windows, ma che tuttavia si è rivelata un'iniziativa che, a parte un'imitazione da parte della Corea del Nord, (che sviluppò un equivalente "Red Star OS"), ha avuto scarsissima fortuna. E dunque alla base della suddetta scelta del governo cinese ci sono strategie di innovazione e sviluppo, di cui il software open source rappresenta il motore principale. Infatti nel piano quinquennale inaugurato nel 2011 è ben chiaro che la Cina non ci sta ad essere vista solo come la forza lavoro che stringe le viti degli smartphone che vengono progettati in California e venduti in Europa. Oltretutto dal punto di vista dell'hardware, la Cina ha saputo affiancare ad un'industria basata principalmente sulla manifattura e l'assemblaggio anche aziende leader di settore; difatti Lenovo è diventato il produttore di Pc a maggior crescita di mercato dell'ultimo anno e Huawei comincia a far capolino nelle tabelle delle analisi accanto ad Apple, Samsung e Nokia. Tuttavia ciò che manca invece sono delle solide fondamenta per lo sviluppo di servizi software, e non solo per Pc. Dal suo canto Ubuntu, con il mercato dei desktop in sofferenza, sta pian piano ampliando il proprio ecosistema verso i servizi mobile e di cloud computing, servizi su cui si concentrano le maggiori innovazioni e le maggiori aspettative del panorama software moderno. Infatti attualmente Ubuntu ha in sviluppo sia versioni per Tablet e Smartphone del proprio sistema, sia una completa offerta di servizi cloud. Tutto basato su codice aperto, e tutto disponibile per essere usato come leva per creare nuovi servizi e per fare innovazione. E quale miglior luogo per farlo se non la Cina: il primo mercato mobile del mondo ed il più attento ai servizi cloud.


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