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lunedì 25 marzo 2013

L'Unione degli Studenti Ebrei Francesi fa causa a Twitter per alcuni messaggi razzisti ed antisemiti.


In questi giorni l'Unione degli Studenti Ebrei Francesi, (nota anche con il nome di Union des Etudiants Juifs de France oppure con la sigla UEJF), ha deciso di fare causa a Twitter, (l'ormai famoso Social Network dai 140 caratteri), per 38,5 milioni di euro, dopo che il sito si è rifiutato di fornire i nominativi di alcuni utenti che avevano pubblicato messaggi chiaramente razzisti ed antisemiti. In pratica già nello scorso mese di Gennaio il  Tribunal de Grande Instance di Parigi aveva stabilito che il Social Network avrebbe dovuto consegnare i dati personali e gli indirizzi IP degli autori dei tweet incriminati, (entro due settimane, pena una multa fino a 1.000 euro per ogni giorno di ritardo), e creare un sistema di allerta per la polizia in tempo reale, in caso di messaggi simili. Questa sentenza era giunta al termine di un'azione legale promossa lo scorso Ottobre da un'organizzazione anti-razzisita, secondo la quale i messaggi pubblicati violavano le attuali leggi francesi che proibiscono l'istigazione all'odio razziale. In sostanza il tutto è stato scatenato da un hashtag chiamato #unbonjuif, (in italiano: "un buon Ebreo"), il quale nel mese di Ottobre 2012 è diventato il terzo più popolare di Twitter, seguito da altri, non meno inquietanti, come #unjuifmort, (in Italiano: "un Ebreo morto"). Tuttavia, come risposta al tribunale, il Social Network fece rimuovere i tweet in questione; rifiutandosi però di consegnare i dati personali, sostenendo di avere la sede centrale negli Stati Uniti e quindi di essere tutelato dal Primo Emendamento, il quale garantisce libertà a qualunque tipo di opinione. Ma a quanto pare tutto ciò è stato giudicato insufficiente dall'UEJF, considerando che, (come ha affermato il presidente Jonathan Hayoun): "Twitter si sta rendendo complice ed offre un canale per razzisti ed antisemiti". Ad ogni modo in caso di vittoria della causa, l'Unione degli Studenti Ebrei Francesi ha già fatto sapere che donerà la somma richiesta al Fondo Shoah Memorial; dal canto suo però Twitter in una nota ufficiale ha sottolineato come l'associazione francese risulti mostrarsi più interessata alle grandi azioni in aula piuttosto che alla ricerca del giusto percorso legale ed ha già annunciato il ricorso in appello. E dunque ancora una volta, a scontrarsi saranno la globalità di Internet e le leggi locali. Infatti da sempre ci si chiede: "I messaggi attraversano i confini senza passaporti e senza dogane, ma le società che li ospitano a chi devono rispondere?". Ma si tratta di un problema antico quanto il Web a cui ancora non si è trovata una perfetta risposta, che deve comunque passare attraverso la volontà di collaborazione tra le autorità inquirenti e giudicanti. Comunque sia in gioco ci sono sensibilità etniche e culturali in cui i confini tra la libera d'espressione, l'ingiuria e l'istigazione alla violenza si mescolano abbastanza pericolosamente.


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