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giovedì 30 maggio 2013

Scoperto che i pesticidi, i diserbanti e gli insetticidi possono aumentare il rischio di sviluppare il Parkinson.


A quanto pare il morbo di Parkinson potrebbe arrivare anche dall'agricoltura e dai suoi prodotti che passano sulle nostre tavole ogni giorno, e non solo; infatti di recente l'esposizione a pesticidi, diserbanti ed insetticidi è stata associata ad un maggiore rischio di sviluppare, appunto, la malattia di Parkinson. O almeno questo è quanto è emerso da uno studio revisionale su oltre 100 ricerche, condotto dagli scienziati della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia in collaborazione con il Centro per la Malattia di Parkinson e i Disturbi del Movimento degli Istituti Clinici di Perfezionamento, (noti anche con la sigla ICP), di Milano, e coordinato dal dottor Gianni Pezzoli. In pratica durante questo studio il dottor Emanuele Cereda, (il principale autore), assieme ai colleghi, ha analizzato 104 studi precedenti che avevano, appunto, esaminato il legame tra l'esposizione a pesticidi, diserbanti, insetticidi, solventi ed il rischio di sviluppare il Parkinson, (in modo particolare in chi lavora in agricoltura). Tuttavia in questa revisione sono stati inclusi anche quegli studi che avevano valutato la vicinanza all'esposizione, come per esempio in coloro che vivono vicino alle campagne, lavorano nelle vicinanze di campi e bevono acqua potabile di rubinetto. Ad ogni modo la revisione, pubblicata su Neurology, (la rivista medica dell'American Academy of Neurology), ha mostrato che una ripetuta esposizione a queste sostanze tossiche ha aumentato il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson dal 33% all'80%. Infatti in diversi studi revisionati, l'esposizione a determinati pesticidi è stata associato al doppio di rischio di sviluppare la malattia in questione. Al riguardo il dottor Emanuele Cereda ha spiegato: "Non abbiamo studiato se il tipo di esposizione, come per esempio se il composto è stato inalato oppure assorbito attraverso la pelle, ed il metodo di applicazione, come la lubrificazione o la miscelazione, abbiano influenzato il rischio di sviluppare il Parkinson. Tuttavia il nostro studio suggerisce che il rischio aumenta in maniera dose/risposta proporzionalmente all'aumento del tempo di esposizione a queste sostanze chimiche". E dunque la presunta necessità di avere un'agricoltura che favorisca la produzione piuttosto che la qualità ha fatto in modo che l'utilizzo di sostanze chimiche nei campi abbia raggiunto proporzioni incontrollate, senza tener conto che tutto ciò che si immette nell'ambiente poi torna a noi in diverse e nascoste forme: nei cibi che si portano in tavola, nell'acqua che si beve, e nell'aria che si respira. E se è vero che chi lavora in agricoltura è senz'altro più esposto, è anche vero che coloro che respirano, bevono, e mangiano prodotti trattati con le suddette sostanze chimiche, non ne sono proprio al sicuro.


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