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venerdì 28 giugno 2013

AntiSecITA attacca e defaccia il sito di Gianroberto Casaleggio; Anonymous Italia ne prende le distanze.

Immagine apparsa nell'home page del sito di Gianroberto Casaleggio.
Come successo circa un anno fa in occasione dell'attacco al blog di Beppe Grillo, gli hacktivisti di della divisione italiana della famosa legione Anonymous hanno preso le distanze dall'attacco condotto dalla divisione italiana dell'altrettanto noto collettivo AntiSec che diverse ore fa ha preso di mira e defacciato il sito di Gianroberto Casaleggio, stretto collaboratore di Beppe Grillo ed ispiratore del MoVimento 5 Stelle. Infatti al riguardo gli hacker su uno dei loro tanti blog hanno fatto sapere: «Anonymous non attaccherebbe mai un giornale, una Tv o un sito che divulga informazioni perché è mosso da ideali, il primo dei quali è quello della libertà di informazione. AntiSec non è mosso da ideali, se non quelli che spingono alcuni hacker a testare la sicurezza dei siti. Una volta trovata una "falla" nel sito, i componenti di AntiSec distruggono o modificano tramite un deface il sito completo. Non vi sono ideali, ma solo la voglia di trovare falle e mettere alla luce questi errori». Per di più sempre in quest'ore è stato intervistato un "portavoce" di Anonymous Italia, (anche se parlare di portavoce per un collettivo come quello in questione è probabilmente impropriato, proprio per la natura della legione, ed inoltre per lo stesso motivo non è possibile verificare con assoluta certezza di avere a che fare con un membro appartenente ad essa, poiché non è stato possibile avere un incontro fisico con la fonte oppure operare un'identificazione anagrafica), il quale ha spiegato: "Noi tutti sappiamo la preoccupante situazione nella quale versa il nostro Paese da ormai più di vent'anni: Anonymous Italia è nato per focalizzare l'attenzione su alcuni temi importanti per gli italiani e per cercare di dare una sorta di contributo con lo scopo di porre fine alle ingiustizie. Tra le nostre fila raggruppiamo ogni persona, indipendentemente dalla classe sociale o dall'età: non ci sono discriminazioni, tutti sono i benvenuti a patto che abbiano voglia di mettersi in gioco e rischiare per contribuire alla causa. Era il 2009 quando comparve sul server internazionale di Anonymous, (Anonops), il primo canale italiano: #OpItaly. All'inizio non neghiamo le difficoltà riscontrate nel far confluire utenti, (si sa, noi italiani arriviamo sempre dopo), ma grazie al lavoro ed alle operazioni internazionali ora anche noi possiamo affermare di essere una parte importante di Anonymous. A tal proposito vorremmo esprimere la nostra solidarietà e vicinanza a tutti gli amici arrestati". Ed ha proseguito dichiarando: "Non siamo una struttura gerarchizzata, non esiste reclutamento ufficiale, abbiamo una chat aperta a tutti dove chiunque può entrare, parlare, confrontarsi, proporre ecc. L'organizzazione di un'"Op" può partire da chiunque, se incontra il consenso ed un numero sufficiente di persone disposte a collaborare. Non è facile descrivere il processo di nascita di un'operazione. Principalmente nel nostro canale IRC si discute di temi d'attualità: da qui nascono le prime impressioni del gruppo riguardo fatti o situazioni che si ritengono ingiusti, illegali o comunque fatti sui quali è doveroso richiamare l'attenzione ed eventualmente da lì parte l'azione. Ogni persona facente parte del gruppo mette a disposizione le proprie competenze per far sì che il risultato sia un successo: c'è chi si occupa della stesura dei comunicati, chi della grafica, chi della traduzione nelle varie lingue, chi della diffusione sui vari canali di comunicazione ed ovviamente coloro che effettuano i vari attacchi informatici agli obiettivi prestabiliti". Successivamente riguardo alla tendenza di rendere pubblici dei documenti riservati ha puntualizzato: "Siamo pienamente consapevoli che la legge italiana punisce l'accesso abusivo ad un sistema informatico e la pubblicazione di atti segreti, ma per noi è una questione di principio: legale ed illegale sono solo stereotipi creati dalla società per limitare l'uomo. Nei documenti che pubblichiamo si trovano spesso molte cose illegali, ma spiegateci perché l'opinione pubblica invece di interrogarsi sui contenuti di questi, focalizza l'attenzione solo sui nostri modi di operare?!". Mentre sul fatto che a volte si attribuiscono ad Anonymous azioni compiute da altri ha detto: "Essendo il nostro un gruppo famoso a livello internazionale, è normale avere degli emuli che tentano di sfruttare il nostro nome per attirare l'attenzione su di loro. Non sempre però le loro intenzioni sono positive: esistono persone o gruppi che tentano di denigrare Anonymous. Tra le azioni non compiute da noi possiamo citare: attacchi a tribunali, (il caso dell'attacco al Tribunale di Venezia, senza alcuna vera motivazione), partiti politici, (il famoso caso degli "hacker del PD"), enti e siti presi a caso. L'unica fonte affidabile è il nostro organo di comunicazione ufficiale, il blog: www.anon-news.blogspot.com". Ed ha poi continuato parlando proprio del caso degli "hacker del PD" e della messa online di alcune e-mail del MoVimento 5 Stelle, dichiarando: "Le e-mail violate in quel caso sono di privati cittadini, era posta personale, non proveniva dalle caselle di parlamentari o deputati, quindi il fatto è molto grave. Noi siamo apartitici, non attacchiamo parti politiche, non c'entriamo assolutamente con quell'azione, né sappiamo chi possa averla fatta. Siamo estranei a tutta la vicenda". Invece sul fatto che qualcuno potrebbe vedere il fatto di nascondersi dietro pseudonimi ed operare in incognito sul Web come una una sorta di mancanza di "coraggio" nel non volersi impegnare direttamente ed a viso aperto nel cambiare la società civile, ha detto: "La maschera è una parte importante del concetto di Anonymous, significa: «non importa chi siamo, importano i valori che incarniamo, significa possiamo essere chiunque, possiamo cambiare di volta in volta, siamo la gente, siamo quelli che subiamo e paghiamo»". Ed ha, infine, concluso spiegando: "Anonymous è un'idea, un insieme di ideali in nome dei quali si opera. Quello che ci unisce sono ideali fondamentalmente trasversali alla società, quali, ad esempio, quello della libertà d'espressione, del diritto all'informazione, del diritto all'autodeterminazione degli individui ecc, ecc . Alla luce di ciò, quel che diventa importante non è il "chi" ma il "cosa"… Quel che importa è, secondo il fine della singola Op, la diffusione delle informazioni, la denuncia dei fatti, il richiamo dei media su certe situazioni, la protesta per ingiustizie e così via. Non è l'azione dei singoli, ma il suo insieme la vera forza. A volte il nostro nome viene utilizzato, sfruttato, sciupato per patrocinare atti che sono in realtà contrari agli ideali che ci legano e più di una volta abbiamo dovuto denunciare la nostra estraneità ad azioni che non ci avrebbero mai visti schierati, ma questa destrutturazione è la nostra forza, è l'anima profondamente democratica del nostro collettivo con i suoi pro ed i suoi contro".



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