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sabato 31 agosto 2013

Up Jawbone, il braccialetto wellness che monitora attvità fisica e parametri vitali per "conoscersi meglio".


Dopo l'anello "intelligente" in grado di sbloccare smartphone, porte ed effettuere pagamenti, nella categoria della cosiddetta "tecnologia indossabile" arriva un altro gadget ingegnoso dall'aspetto utile e creativo, ricavato grazie alla tecnologia a partire da un accessorio puramente decorativo. In pratica, (già disponibile dal 2011 in America e nel Regno Unito; ma che è stato ritirato quasi subito perché difettoso e che però è stato rinnovato e da qualche mese reso disponibile anche in Italia), si tratta di Up Jawbone, ovvero un particolare braccialetto dall'aspetto abbastanza gradevole, (realizzato in plastica morbida e disponibile in differenti colori: azzurro, grigio, nero, verde acqua, arancione chiaro, rosso, blu scuro e verde scuro), che risponde in modo tecnologico al motto socratico: «conosci te stesso». Infatti una volta scelta la misura, (ne esistono tre, in base alla circonferenza del polso), lo si indossa ed attraverso dei sensori tiene traccia della propria attività fisica ed i parametri vitali durante l'intera giornata. Tuttavia il bracciale in questione non è propriamente di tipo "fitness", (ovvero riservato esclusivamente per chi corre o va in bici, ad esempio), quanto più genericamente di tipo "wellness". Questo poiché fondamentalmente la sua funzione base consiste nel registrare due parametri: il primo è il numero di passi compiuti durante la giornata, (l'obiettivo sarebbe di farne almeno 10.000 al giorno, come da indicazioni dell'OMS; anche se comunque la distanza può essere ricalibrata a proprio piacimento); mentre il secondo è la quantità e qualità del sonno: Up Jawbone fornisce informazioni su quanto una persona ha dormito, quali sono state la fasi di sonno leggere e quali di sonno profondo, ed anche quanti risvegli ci sono stati. Tuttavia questi dati non possono essere consultati direttamente sul bracciale, (che stato dotato solo di piccoli led di stato e nessun display), bensì sullo smartphone e/o tablet, (per il momento solo su sistemi operativi iOS o Android), con cui il bracciale vive in simbiosi. In sostanza sarà necessario scaricare l'apposita applicazione gratuita, attivare un proprio profilo personale ed il bracciale sarà pronto a trasmettere i dati sul dispositivo, una volta collegato attraverso la porta delle cuffie. Questo perché, come spiegano i suoi realizzatori della Jawbone: "Una soluzione wireless intelligente, come ad esempio, l'adozione del Bluetooth avrebbe ridotto drasticamente l'autonomia di Up, che invece resiste una decina di giorni senza necessità di ricariche". Ad ogni modo, secondo chi l'ha già provato, il bracciale funziona su tutti i dispositivi iOS; mentre su quelli Android la compatibilità non è sempre garantita, considerata la varietà di prodotti e versioni del sistema operativo in commercio. Quindi magari sarebbe meglio fare una verifica prima dell'acquisto. Per di più arrivato intorno all'ottavo giorno di utilizzo lo stesso bracciale avverte la persona che la batteria sta per scaricarsi, attraverso vibrazioni e notifiche all'interno dell'applicazione; naturalmente per ricaricarelo tramite caricabatterie USB o Pc servirà un adattatore per il connettore jack incorporato nello stesso bracciale, (basta rimuovere la sorta di cappuccio firmato Jawbone), che sarà incluso nella confezione. Si tratta di un accessorio che sarà meglio non perdere, considerato che, non essendoci porte micro-USB su Up Jawbone, non si tratta di un cavo di ricarica standard. Il che rappresenta uno dei pochi difetti tra le scelte dei creatori, ma d'altronde non poteva essere diverso: optare per una porta micro-USB avrebbe obbligato la società a creare due versioni del bracciale con connettori differenti, una per iOS ed una per Android; invece la porta del connettore jack è universale. Comunque sia, tornado a parlare delle funzioni di Up Jawbone, (oltre a quelle sopra elencate), ci sono anche diverse altre funzioni accessorie; alcune delle quali potrebbero essere davvero utili, ed il tutto comandabile sempre attraverso il proprio device. Ad esempio questo particolare braccialetto può essere utilizzato anche come sveglia "intelligente"; infatti pre-impostando l'ora desiderata, Up Jawbone  emetterà delle vibrazioni per svegliare la persona, ma lo fa dopo aver verificato che quest'ultima sia in una fase di sonno leggero. Oltretutto può essere usato anche come "sveglia per il pisolino pomeridiano", in modo che non si vada oltre e si arrivi al sonno profondo. Oppure anche come "richiamo anti-pigrizia": ad esempio, se per un certo periodo si resta seduti in ufficio, (un arco di tempo di 30-45-60 minuti), un'altra vibrazione inviterà a fare un po' di movimento. Come se non bastasse, il bracciale serve anche a tener traccia delle calorie assunte, anche se in questo caso i cibi dovranno essere inseriti manualmente. Per di più esiste anche il riconoscimento delle pietanze, (informazioni generali, valori nutrizionale ecc..), tramite una foto oppure con la scansione del codice a barre. Tuttavia in generale questi due procedimenti non sono del tutto intuitivi e perciò è probabile che solo i più motivati si appresteranno ad utilizzare queste funzioni. Ad ogni modo, come già detto, Up Jawbone non è un prodotto propriamente fitness, (infatti non c'è possibilità di collegarlo, ad esempio, da un cardiofrequenzimetro), ma tuttavia è possibile connettere l'applicazione al proprio profilo RunKeeper e/o altri software analoghi. Ovviamente non potevano mancare le solite funzioni social per condividere con i propri amici i risultati ottenuti; si tratta di funzioni che, come al solito, andranno configurate a scelta in modo da tutelare la propria privacy ed evitare spiacevoli gaffe: pensate, ad esempio, a chi fa sapere al proprio partner lontano che sta andando a dormire e poi si ritrova condiviso pubblicamente un report del sonno notturno in cui è evidente che si son fatte le ore piccole. In ogni caso, oltre al connettore per la ricarica, gli altri piccoli difetti di Up Jawbone sono: l'imprecisione del podometro, (essendo basato sui movimenti del polso, il bracciale non sa distinguere sempre con precisione le differenze tra una camminata o altre azioni come un percorso in scooter o in bicicletta); ed anche l'acqua, considerando che il bracciale non è del tutto impermeabile, (lo si può tenere quando ci si lava le mani, ma non se si vuole nuotate in piscina o al mare). Comunque sia, secondo quelli che l'hanno provato, nel complesso Up Jawbone è un gadget davvero gradevole, ben realizzato e molto efficace e d'aiuto per avere una vita un po' più attiva e sana: attraverso i trend mensili e settimanali si potranno tenere sempre sott'occhio se ci si è comportati bene oppure no. Ed anche coloro che si dicono tipi non proprio alla "improve yourself", hanno fatto sapere che in pochi giorni il bracciale è diventato una presenza discreta nelle loro abitudini quotidiane. Altra pecca di questo accessorio è il prezzo di 129,99 euro, che non sono pochissimi, ma se si è veramente interessati alle funzioni dell'oggetto, può essere una cifra abbordabile per un regalo da fare o da farsi. Inoltre Up Jawbone include funzioni presenti già in varie applicazioni per smartphone, (ad esempio, il Samsung Galaxy S4 ha un podometro incorporato), ma il fatto di proporle in un oggetto che si porta sempre addosso e che ha autonomia lunghissima offre un valore aggiunto non replicabile dalle alternative software per i telefoni. Ovviamente sul mercato esistono oggetti simili come Fitbit Flex oppure, con caratteristiche più orientate al fitness, Nike FuelBand. Comunque sia, come detto inizialmente, con i modelli del 2011 la Jawbone ha avuto un certo tasso di prodotti non funzionanti, tanto da attivare una procedura di rimborso completo per i clienti non soddisfatti. In sostanza questi guai non dovrebbero riguardare i clienti italiani che lo possono acquistare solo da poco, ma in ogni caso l'azienda ha messo a disposizione un'apposita pagina con tutte le informazioni per il rimborso. 

 Di seguito alcune immagini di Up Jawbone:
 http://images2.corriereobjects.it/Primo_Piano/Tecnologia/gallery/2013/08/up/bracciale/img_bracciale/up_05_941-705_resize.jpg?v=20130827125531
 http://images2.corriereobjects.it/Primo_Piano/Tecnologia/gallery/2013/08/up/bracciale/img_bracciale/up_06_941-705_resize.jpg?v=20130827125531
 http://www.iwatchapple.it/wp-content/uploads/2013/03/Jawbone-Up-2.jpg
 http://media.wired.it/uploads/599x337/201322/jawbone_up_3944.jpg http://www.androidworld.it/wp-content/uploads/2013/07/Jawbone-Up-6.jpg
http://the-gadgeteer.com/wp-content/uploads/2013/04/jawbone-up-2.jpg 
...alcuni screenshoot dell'applicazione:
Ecco come funziona l'app. Una volta riversati i dati su sonno e movimento vengono visualizzati in questa schermata. La percentuale è relativa agli obiettivi fissati (8 ore di sonno e 10 mila passi)
I trend giornalieri, settimanali e mensili
Sincronizzazione in corso: in questo modo viene visualizzata anche la batteria residua
Il dettaglio del podometro
Molte le funzioni accessorie interessanti: eccole
Si possono associare i profili di app per il fitness
La sveglia intelligente
Avviso anti-pigrizia
Cronometro
La sveglia per il pisolino pomeridiano
Le attività sportive vanno inserite a mano, ce ne sono di vari tipi. Anche le calorie dei cibi mangiati vanno inserite manualmente
...ed un video di recensione a cura del sito Tecnophone.it:



giovedì 29 agosto 2013

Dal 20 Novembre il dio nordico del lampo e del tuono torna sul grande schermo con "Thor: The Dark World".


Preparatevi... Thor, il supereroe Marvel basato sull'omonimo dio del lampo e del tuono della mitologia norrena, sta per tornare sul grande schermo. Infatti, dopo l'omnimo film del 2011, che lo ha visto protagonista, (esiliato dal suo pianeta d'origine, Asgard, e spedito sulla Terra senza poteri dal padre Odino, come punizione per il suo comportamento immaturo), insieme al fratello adottivo Loki, (deciso a prendere il posto del padre), e dopo The Avangers, film del 2012 che lo ha visto protagonista insieme agli altri supereori del mondo Marvel, (Iron Man, Capitan America, Hulk, e Vedova Nera), intenti a fermare i piani di Loki, (deciso ad impossessarsi del potere del Tesseract e conquistare la Terra con il suo esercito alieno), il dio nordico sarà protagonista della nuova pellicola intitolata Thor: The Dark World. In pratica, prodotto dalla Marvel Studios e Walt Disney Studios Motion Pictures, annunciato già dal 2011 e le cui riprese sono iniziate dal 10 Settembre 2012 e concluse il 14 Dicembre dello stesso anno, il film in questione rappresenterà il sequel del primo film su Thor. Infatti la storia ripartirà ad un anno di distanza dagli avvenimenti raccontati in The Avangers, e vedrà il dio del fulmine e del tuono intento a combattere per salvare tutti i Nove Regni da un misterioso nemico più antico dello stesso universo. Tuttavia allo stesso tempo, una malvagia razza guidata da Malekith, (uno degli Elfi Oscuri di Svartálfaheimr), che cerca vendetta contro Asgard, vuole trascinare l'universo nell'oscurità. Perciò, di fronte ad un nemico ben più potente di Odino ed a cui nemmeno tutte le forze di Asgard possono opporsi, Thor dovrà ricongiungersi con la sua amata astrofisica, Jane Foster, e poi liberare suo fratello Loki per prepararsi ad intraprendere il viaggio più pericoloso ed introspettivo della sua vita che lo costringerà ad un sacrificio estremo per salvare l'universo intero. Ad ogni modo la distribuzione del film Thor: The Dark World nelle sale americane è prevista per il prossimo 8 Novembre, mentre nelle sale italiane per il prossimo 20 Novembre, (anche in 3D), e naturalmente vedrà come principale protagonista l'attore australiano Chris Hemsworth, che indosserà ancora una volta i panni del dio nordico. Mentre il resto del cast sarà composto da: Natalie Portman, (nel ruolo di Jane Foster); Tom Hiddleston, (nel ruolo di Loki); Stellan Skarsgård, (nel ruolo del Dr. Erik Selvig: tutore e collega scienziato di Jane); Anthony Hopkins, (nel ruolo di  Odino); Kat Dennings, (nel ruolo di Darcy Lewis: la stagista amica di Jane); Idris Elba, (nel ruolo di Heimdall: il tutto-ascolta e l'asgardiano più onnisciente, nonché guardiano del ponte Bifröst); Christopher Eccleston, (nel ruolo del perfido Malekith); Adewale Akinnuoye-Agbaje, (nel ruolo di Algrim il forte/Kurse: Elfo Oscuro, costretto a combattere contro Thor da Malekith); Ray Stevenson, (nel ruolo di Volstagg: uno dei Tre guerrieri, ovvero i compagni più intimi di Thor); Zachary Levi, (nel ruolo di Fandral: anch'esso uno dei Tre guerrieri); Tadanobu Asano, (nel ruolo di Hogun: terzo membro dei Tre guerrieri); Jaimie Alexander, (nel ruolo di Sif: una guerriera asgardiana ed amica di infanzia di Thor); Clive Russell, (nel ruolo della divinità Tyr); e Rene Russo, (nel ruolo di Frigga: moglie di Odino, matrigna di Thor e madre adottiva di Loki, nonché regina di Asgard). Per di più saranno presenti: Richard Brake, (che interpreterà un capitano Einherjar); Chris O'Dowd, (per un ruolo non ancora specificato); e lo stesso Stan Lee, co-creatore del supereroe scandinavo, avrà un cameo nel film.


 Di seguito la locandina ufficiale:
 http://www.comingsoon.it/imgdb/PrimoPiano/impaginate/ThorTheDarkWorld_poster_italiano.jpg
...ed i due trailer ufficiali di Thor: The Dark World:




mercoledì 28 agosto 2013

Il primo intervento chirurgico trasmesso in diretta streaming tramite i Google Glass.

Il dottor Christopher Kaeding con indosso i Google Glass.
Dopo i campi dalla NBA e quelli di tennis, dopo le riviste dedicate al mondo della moda ed i set dei film per adulti, gli ormai popolare Google Glass arrivano anche nelle sale operatorie. Infatti, nonostante questi occhiali per la realtà aumentata siano ancora lontani dall'essere commercializzati al pubblico, (cosa che dovrebbe prendere il via nella prima metà del 2014 al costo di 300 dollari; anche se per il momento non vi è nulla di certo), stanno già mettendo in luce tutta la versatilità e le potenzialità di un device alquanto innovativo. E, come anticipato, l'ultima dimostrazione arriva dagli Stati Uniti, dove Christopher Kaeding, chirurgo ortopedico dell'Ohio State University Wexner Medical Center, ha deciso di inforcare i suoi Google Glass, (solo mille persone negli Stati Uniti sono state scelte per avere gli occhiali del colosso californiano: tra questi anche il chirurgo ortopedico in questione), per registrare e trasmettere in diretta le immagini di un intervento. Naturalmente non si tratta della prima volta che delle operazioni vengono trasmesse in diretta streaming: in passato alcuni interventi, (come ad esempio quello dell'attore e musicista 39enne, Brad Carter, affetto dal morbo di Parkinson, che ha deciso di suonare la chitarra per aiutare i medici durante una craniotomia), erano state già registrate grazie a Vine, un'applicazione gratuita che permette agli utenti di creare mini-video, della durate di pochi secondi, e condividerli su numerosi servizi di Social Network; oppure come nel caso di un chirurgo tedesco che di recente ha usato un iPad durante un'operazione a Brema, dove il dispositivo fotografava i vari momenti dell'intervento per sovrapporle in un modello 3D e trasmetterle in diretta. Ma ad ogni modo in merito all'intervento con i Google Glass, il professor Christopher Kaeding ha dichiarato: "È un privilegio far parte di questo progetto, potendo scoprire come queste nuove ed entusiasmanti tecnologie possano essere integrate nella cura quotidiana dei nostri pazienti. Se devo essere onesto, una volta iniziata l'operazione ho scordato di aver indossato il dispositivo". Perciò, rispetto ai suddetti esempi, i Google Glass si confermano un device comodo e che non limita in alcun modo l'utente e senza ostacolare il campo visivo, al punto da potersene dimenticare una volta indossato. Comunque sia in questo caso specifico, l'intervento chirurgico eseguito dal dottor Christopher Kaeding è stato guardato in tempo reale da alcuni colleghi e da numerosi studenti sui propri laptop. Al riguardo Ryan Blackwell, uno degli studenti di medicina del secondo anno che hanno assistito in diretta streaming all'operazione, ha spiegato: "Avere l'opportunità di studiare medicina e disporre di una tecnologia simile è davvero entusiasmante". In ogni caso, secondo molti, per il futuro è possibile immaginare scenari in cui i medici saranno in grado di sfruttare i comandi vocali dei Google Glass per visualizzare sul piccolo display immagini delle radiografie del paziente, cartelle cliniche complete ed altre informazioni utili, oltre a poter consultare in diretta colleghi dall'altra parte del mondo connessi online.


martedì 27 agosto 2013

Scoperta la zona del cervello in cui la cocaina agisce per provocare dipendenza.


Di recente alcuni ricercatori dell'Ernest Gallo Clinic and Research Center e dell'Università della California, grazie ad un nuovo studio condotto per il momento soltanto sui topi da laboratorio sono riusciti ad individuare quella zona del cervello in cui si sviluppa la dipendenza da cocaina. In sostanza una volta assunta la sostanza stupefacente in questione agisce rapidamente, modificando quei circuiti cerebrali responsabili dell'apprendimento, della memoria ed dei processi decisionali, "dominando" questi tipi di meccanismi cognitivi ed innescando il fenomeno della dipendenza. Dunque i risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Nature Neuroscience, gettano una nuova luce sia sul ruolo della zona frontale del cervello, individuata come responsabile di questo meccanismo, che sugli effetti della cocaina sul comportamento di chi ne è dipendente. In pratica i ricercatori, utilizzando un microscopio in grado di osservare il funzionamento delle cellule cerebrali, hanno scoperto che già a due ore dalla primissima dose cocaina, i roditori mostravano una crescita molto rapida nella corteccia frontale della densità delle spine dendritiche, (più comunemente dette dendriti, vale a dire le fibre minori che si ramificano a partire dal singolo neurone). Ma non solo; infatti i ricercatori hanno anche scoperto una relazione diretta tra la creazione di nuove spine dendritiche e la dipendenza dalla sostanza: in particolare, tanto più alto era il numero delle spine dendritiche "nuove" nella corteccia frontale dei topi, tanto più forte era il meccanismo di dipendenza rilevato negli animaletti. Al riguardo Linda Wilbrecht, prima autrice della ricerca, ha spiegato: "I consumatori di droga a lungo termine mostrano una riduzione della funzionalità della corteccia frontale in relazione a stimoli o compiti comuni, mentre la funzionalità aumenta in risposta ad attività o informazioni relative alla droga. Ogni cervello è programmato per avere un certo livello di creazione di nuove spine dendritiche in risposta all'apprendimento quotidiano. Potenziando questa crescita, la cocaina potrebbe quindi rappresentare un super-stimolo in grado di rinforzare l'apprendimento legato all'esperienza del consumo di cocaina". Mentre gli altri ricercatori hanno fatto sapere: "Abbiamo osservato in chi in consuma questa sostanza una riduzione della funzione della corteccia frontale in relazione a banali stimoli o semplici compiti, mentre l'attività di questa zona aumentava in risposta ad attività o ad informazioni relative alla droga. Dunque il cervello dei tossicodipendenti potrebbe "muoversi" o essere "dominato" in base allo stimolo che gli viene fornito". Ad ogni modo tali risultati potrebbero rappresentare una nuova chiave di interpretazione per spiegare i cambiamenti nei circuiti di gratificazione cerebrale che avvengono in chi ha una dipendenza dalla droga, e magari riuscire a trovare una cura per "spegnere" tale dipenden. In tal proposito Linda Wilbrecht ha concluso dichiarando: "Questa nuova ricerca potrebbe portare a "decifrare" il meccanismo tramite cui il cervello dei tossicodipendenti risponde agli stimoli legati alla droga".


lunedì 26 agosto 2013

Attenzione al "malware dei tag" che prende possesso degli account Facebook per infettare gli altri.


Immaginate di essere in giro e di star navigando con il vostro smartphone, oppure di essere comodamente seduti davanti al vostro Pc, vi arriva una notifica che vi avvisa di essere stati taggati su Facebook da un/a amico/a; aprite il post, nel quale trovate un link accompagnato da uno smile. La curiosità è tanta che decidete di aprire il suddetto link, il quale vi reindirizza ad un sito esterno: una pagina apparentemente normale con al centro un video, cliccando sul quale si apre una finestra che avverte: "per guardare il video bisogna installare l'estensione ecc...". Il che può sembrare del tutto normale, visto che si tratta una finestra che appare tantissime volte, quando nel proprio browser mancano i plugin per poter eseguire una determinata azione non supportata. Ma tuttavia in questo caso se avete installato il plugin su Google Chrome e se avete tentato di riprodurre il video in questione, c'è il forte rischio di essere stati infettati. In pratica è questo quello che sta accadendo in questi ultimi nel famoso Social Network in Blu, per colpa di un malware progetto per attaccare chiunque utilizzi, appunto, Google Chrome. In sostanza, intercettato da due ricercatori, (Danny di Stefano e Matt Hofmann), il malware in questione sembrerebbe, secondo le prime analisi, di origine turca, anche se sarà necessario ancora del tempo per conoscerne con accuratezza i dettagli. Ad ogni modo, come già anticipato, il malware è stato creato per installarsi soltanto tra le estensioni di Google Chrome, e quindi se siete soliti utilizzare un browser differente, come Firefox, Internet Explorer, Opera o Safari, siete al sicuro, (almeno in questo caso specifico). Comunque sia, una volta installato, questo malware prende possesso del vostro account Facebook e tagga tutti i vostri amici, in post differenti, invitandoli con smile o frasi a cliccare sullo stesso link malevolo, innescando così un circolo vizioso. Inoltre facendo un "reverse" del codice, (vale a dire analizzando il malware nella sua parte tecnica), i ricercatori sono riusciti ad arrivare ad un cosiddetto "short url", che ha fornito informazioni relative a quanto il malware si è diffuso. Infatti in poco meno di 70 ore le persone reindirizzate al sito malevolo sono state oltre 550.000, (con un oltre 90% di visitatori provenienti da Facebook, che ancora una volta si dimostra la miglior strategia per far circolare velocemente ed infettare migliaia di persone); anche se è impossibile sapere quante di loro sono effettivamente state infettate. E, nonostante il malware sia già stato segnalato ai responsabili di Facebook, i cibercriminali stanno creando più indirizzi con lo stesso software malevolo, in modo da evitare di essere bloccati. Ed anche se il malware non sembra essere particolarmente avanzato in senso tecnico, risulta perfetto per infettare i navigatori meno esperti. Oltretutto tra le sue varie funzioni, una in particolare lo rende difficile da rimuovere: se l'utente si accorge che il problema è stata l'estensione da lui installata per guardare il video e prova a rimuoverla dal pannello di Google Chrome, il malware riconosce l'azione e chiude immediatamente il browser prima che l'utente possa cancellare il plugin malevolo. Inoltre durante l'analisi Danny di Stefano e Matt Hofmann sono riusciti ad ottenere anche delle informazioni in merito agli autori del sistema: la macchina utilizzata sembrerebbe essere un server in affitto da una grande società di servizi web, ma gli indirizzi IP degli autori riconducono alla Turchia. Ed a rafforzare questa tesi vi è anche il codice del malware che, tra le linee del codice, contiene dei commenti scritti in turco. Ma come se non bastasse il malware potrebbe potenzialmente andare ben oltre la diffusione via Facebook; infatti sembra avere delle funzionalità per intercettare account bancari e relative carte di credito. In questo modo lo scopo diventa molto più "criminoso" del solito virus da Social Network al quale ci si è abituati in questi anni. Ma comunque al momento è ancora troppo presto per avere tutti i dettagli sul malware, (compreso il come eliminarlo), la cosa positiva è che gli utenti italiani ad essere stati infetti dovrebbero essere ancora molto pochi, anche se in queste ore il malware si sta diffondendo con maggiore rapidità in tutto il mondo. Attenzione quindi ai tag, ma anche ai link che si ricevono via chat, (non solo su Facebook). Dunque se vi trovate ad aprire, per sbaglio o per curiosità, un indirizzo sospetto e vi viene chiesto di installare plugin oppure di scaricare software, siate saggi e chiudete immediatamente la pagina, anche se questa vi potrebbe sembrare "normale". In ogni caso la cosa più saggia da fare in questi casi resta il non aprire affatto link di questo genere, poiché, secondo gli ultimi report delle maggiori case di sicurezza informatica, da anni i cosiddetti "attacker", (unione di attack ed hacker), utilizzano tecniche che prevedono l'utilizzo dei Social Network, e questa è la prova di quanto possano essere potenti come strumento di diffusione.


domenica 25 agosto 2013

Scoperto che alcuni tipi di videogame possono aumentare la "potenza" del cervello.


Gli studi condotti nel corso degli anni per verificare gli effetti che i videogame hanno sul cervello sono molti, e spesso forniscono risultati contrastanti. Tuttavia quello che ormai è più o meno chiaro è che la differenza dei suddetti effetti dipende non tanto nel videogioco in sé, ma dal tipo. Ed infatti è stato su questa stessa linea di pensiero che si è basato un nuovo studio condotto dai ricercatori della Queen Mary University di Londra, (spesso abbreviata in Queen Mary, con la sigla QMUL oppure semplicemente con la sigla QM), e della University College London, (nota anche con la sigla UCL), i quali hanno fatto sapere di aver trovato un particolare tipo di videogioco che a quanto pare è in grado di stimolare e potenziare le funzioni cerebrali. In pratica al fine di misurare la cosiddetta "flessibilità cognitiva", il dottor Brian Glass, della Queen Mary's School of Biological and Chemical Sciences, e colleghi hanno reclutato 72 volontari che successivamnte sono stati suddivisi in tre gruppi ed invitati a giocare ad altrettanti tipi di videogame. In sostanza i primi due gruppi hanno giocato a due differenti versioni di un gioco di strategia in tempo reale chiamato "StarCraft", nel quale i giocatori devono costruire ed organizzare velocemente degli eserciti per combattere un nemico. Mentre gli appartenenti al terzo gruppo sono stati invitati a giocare a "The Sims", ovvero il famoso videogioco di simulazione della vita reale, che rispetto all'altro gioco è più semplice e non richiede particolare memoria o tattiche specifiche. Inoltre, come spiegato dai ricercatori, la flessibilità cognitiva oggetto dello studio era intesa come la capacità di una persona di adattarsi alle diverse situazioni e di muoversi tra le diverse attività; oltre che come la capacità di pensare a più idee in un dato momento per risolvere i problemi. Ad ogni modo tutti i partecipanti hanno giocato ai suddetti videogiochi per 40 ore, distribuite nel corso di 6-8 settimane, durante le quali sono stati osservati e studiati anche per mezzo di una serie di test psicologici condotti sia prima che dopo il periodo di studio. Insomma i risultati dello studio, che sono stati pubblicati sulla rivista PLOS ONE, hanno dimostrato che coloro che hanno giocato a StarCraft erano più veloci e più accurati nello svolgere i compiti di flessibilità cognitiva, rispetto a quelli che hanno giocato a The Sims. Al riguardo lo stesso dottor Brian Glass ha spiegato: "Precedenti ricerche hanno mostrato che i videogiochi d'azione, come Halo, possono accelerare il processo decisionale, ma gli studi in corso hanno scoperto che i giochi di strategia in tempo reale sono in grado di promuovere la nostra capacità di pensare al volo ed imparare dagli errori del passato. Il nostro lavoro mostra che la flessibilità cognitiva, una pietra miliare dell'intelligenza umana, non è una caratteristica statica e può essere addestrata e migliorata utilizzando strumenti di apprendimento divertenti come un gioco". Mentre il professor Brad Love dell'UCL, nonché coautore dello studio, ha aggiunto: "La flessibilità cognitiva varia a seconda delle persone e dell'età. Per esempio, un personaggio di fantasia come Sherlock Holmes ha la capacità di impegnarsi contemporaneamente in più aspetti del pensiero e di dislocarsi mentalmente in risposta ai cambiamenti negli obiettivi e delle condizioni ambientali. Il "problem solving creativo" ed il "thinking outside the box" [pensare fuori dagli schemi] richiedono flessibilità cognitiva. Forse in contrasto con la natura ripetitiva del lavoro nei secoli passati, la moderna economia della conoscenza da' molta importanza alla flessibilità cognitiva". Ed, infine, il dottor Brian Glass ha concluso spiegando: "I volontari che hanno giocato la versione più complessa del videogioco StarCraft sono stati i migliori nei test psicologici post-partita. Adesso dobbiamo capire che cosa esattamente in questi giochi promuove questi cambiamenti, e se queste spinte cognitive sono permanenti o se diminuiscono nel corso del tempo. Una volta che riusciremo a comprenderlo, potrebbe, per esempio, diventare possibile sviluppare interventi clinici per i sintomi legati alla Sindrome da deficit di attenzione ed iperattività oppure a lesioni cerebrali traumatiche".


sabato 24 agosto 2013

Ubuntu Edge non vedrà mai la luce, ma i prossimi smartphone dotati di Ubuntu OS arriveranno nel 2014.


Il mese prefissato dalla Canonical per raccogliere fondi sul sito Indiegogo necessari alla costruzione del suo primo smartphone, Ubuntu Edge, è volto al termine e, nonostante il progetto abbia avuto un enorme successo, il fenomenale smartphone purtroppo non vedrà mai la luce. Infatti la cifra di 32 milioni di dollari richiesta dalla società per l'assemblaggio di 40.000 pezzi non è stata raggiunta: nonostante l'appoggio ricevuto dalla Bloomberg LP e diverse altre piccole imprese che avevano creduto nel progetto, si è arrivati a soli, (si fa per dire), 12.813.501 dollari. In pratica ad annunciare la "fine" del progetto è stato lo stesso Mark Shuttleworth, fondatore della Canonical, tramite un comunicato pubblicato direttamente sul sito di raccolta fondi, nel quale ha spiegato: «Così si conclude un mese pazzesco. Abbiamo battuto tutti i record, abbiamo scritto e parlato in tutto il mondo, abbiamo usurato le nostre F5 keys, ed abbiamo imparato molte lezioni preziose in merito al crowdfunding. La nostra coraggiosa campagna di costruire un nuovo dispositivo visionario in ultima analisi sono venute meno, ma siamo in grado di portare a casa così tanti aspetti positivi. Abbiamo raggiunto oltre 12.800.000 dollari, rendendo quella di Ubuntu Edge, la campagna di crowdfunding più grande del mondo mai fissata. Cerchiamo di non perdere di vista ciò che un risultato è. Quasi 20.000 persone creduto nella nostra visione abbastanza da contribuire con centinaia di dollari per un telefono un mese in anticipo, proprio per permettere di realizzarlo. Non si è trattato solo di singoli individui: la Bloomberg LP ha donato 80.000 dollari e diverse piccole imprese hanno contribuito con 7.000 dollari ciascuna. Grazie a tutti per averci spalleggiato. Poi c'è la comunità di Ubuntu. Molti hanno dato il loro tempo e denaro, organizzando mailing list, strategie per social media e pubblicità online, su come contattare con successo i mezzi di informazione locali. Abbiamo visto anche interi siti creati per raccogliere informazioni ed aiutare nella promozione di Ubuntu Edge. Contatteremo personalmente i nostri maggiori sostenitori». Ad ogni modo, nonostante il progetto non abbia raggiunto il suo obiettivo e quindi non sarà realizzato, la speranza di vedere il sistema operativo Ubuntu anche su smartphone non è affatto morta. Infatti, come ha spiegato lo stesso Mark Shuttleworth: «Il grande vincitore di questa campagna è Ubuntu. Mentre noi abbiamo appassionatamente voluto costruire Ubuntu Edge per portare il sistema operativo sugli smartphone, il sostegno e l'attenzione ricevuta sarà un'ulteriore enorme spinta enorme per i prossimi smartphone Ubuntu, che inizieranno ad arrivare nel 2014. Migliaia di voi vogliono chiaramente possedere uno smartphone di Ubuntu e credere nella nostra visione di convergenza, e state tranquilli non dovrete aspettare per molto tempo. Tutto il sostegno e la pubblicità hanno continuato a guidare le nostre discussioni con alcuni importanti produttori, e molte delle più grandi reti di telefonia mobile di tutto il mondo hanno già aderito all'Ubuntu Carrier Advisory Group. Sono state a guardare molto da vicino questa discussione globale di Ubuntu e l'effettiva necessità d'innovazione. Tenete d'occhio questo spazio! [il sito Indiegogo]. Per quanto riguarda il crowdfunding, crediamo che sia un ottimo modo per dare ai consumatori una voce in capitolo e per spingere verso una maggiore innovazione e trasparenza nel settore della telefonia mobile. E chissà, forse un giorno ci prenderemo tutto quello che abbiamo imparato da questa campagna - successi ed errori - e provare di nuovo». Ad ogni modo Mark Shuttleworth ha, infine, concluso il comunicato con un "Post Scriptum", nel quale ha precisato: «Ci è stato assicurato da PayPal che tutti i rimborsi saranno effettuati entro cinque giorni lavorativi».


venerdì 23 agosto 2013

Soundwave Festival: Annunciata la line-up dell'edizione 2014.


Diverse ore fa è stata ufficialmente annunciata la line-up della prossima edizione del Soundwave Festival, vale a dire uno dei più famosi festival della musica heavy metal, metalcore, pop punk, punk rock, hardcore punk ed alternative rock, che ogni anno verso la fine di Febbraio e l'inizio di Marzo, (a partire dal 2007), coinvolge le maggiori città dell'Australia. In pratica il prossimo anno, come per le scorse edizioni, (a partire da quella del 2011), si svolgerà presso l'RNA Showgrounds, (a Brisbane: il prossimo 22 Febbraio); Olympic Park, (a Sydney: il prossimo 23 Febbraio); Flemington Racecourse, (a Melbourne: il prossimo 28 Febbraio); Bonython Park, (ad Adelaide: il prossimo 1 Marzo); Claremont Showgrounds, (a Perth: il prossimo 3 Marzo). Ad ogni modo, mentre l'edizione di quest'anno ha visto come principali headliners i Metallica, i Linkin Park ed i Blink-182, (accompangati da band come: gli Anthrax, gli Slayer, i Ghost, gli A Perfect Circle, i The Offspring, i Garbage, i Paramore, i Tomahawk, i Cypress Hill, i Killswitch Engage e tante altre), l'edizione 2014 vedrà come principali headliners i Green Day, gli Avenged Sevenfold, gli Stone Temple Pilots, (con Chester Bennington; famoso per essere il frontman dei Linkin Park), e gli Alice in Chains. Per di più, come è stato fatto sapere quest'oggi, le suddette band saranno accompagnate da diversi altri artisti, quali: Volbeat, Megadeth, Rob Zombie, Amon Amarth, Alter Bridge, Trivium, Newsted, (gruppo formato di recente da Jason Newsted, ex-bassista dei Metallica e di Ozzy Osbourne), Korn, Testament, Placebo, AFI, Down, DevilDriver, Biffy Clyro, Rocket From The Crypt, Asking Alexandria, Clutch, Alkaline Trio, Baroness, Five Finger Death Punch, August Burns Red, Living Color, Letlive., Motionless In White, GWAR, The Black Dahlia Murder, Mushroomhead, Finch, Pulled Apart By Horses, Ill Niño, Nancy Vandal, Bowling for Soup, Trash Talk, Skindred, Terror, Whitechapel, Tesseract, The Story So Far, Hardcore Superstar, 10 Years, Walking Papers, Our Last Night, Coliseum, Your Demise, Heaven's Basement, Real Friends ed altri che dovrebbero essere annunciati prossimamente. Comunque sia per chi fosse interessato i biglietti saranno venduti pubblicamente a partire dal prossimo 5 Settembre alle ore 9:00, (ora Australiana), mentre per prenotarsi per la pre-vendita ci si può iscrivere alla "Mailing List" sul sito ufficiale del festival: http://www.soundwavefestival.com.


Di seguito la locandina del Soundwave Festival 2014:
https://accessreel.com/sites/default/files/1167443_10152050217462262_1561300334_o.jpg



giovedì 22 agosto 2013

Secondo l'OMS, i bambini italiani sono i più grassi d'Europa.


Durante recenti studi è stato calcolato che soltanto negli ultimi decenni obesità e sovrappeso sono quasi triplicati in numerose nazioni. Il che dovrebbe mettere tutti in guardia e spingere ad identificare strategie preventive ed efficaci, poiché, come spiega la definizione fornita dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, (noto anche con la sigla OMS): "l'obesità è come un'epidemia globale e silente"; ed è proprio per questo che prevenzione e trattamento dell'eccesso di peso, soprattutto nei bambini, sono da considerarsi priorità di salute pubblica. Per di più, secondo recenti stime, in tutto il mondo, circa 300 milioni di persone sono obese e, tra questi, circa il 4% è composto dai bambini europei; percentuale che peraltro è in netto aumento. Infatti dal rapporto annuale sulla salute in Europa, pubblicato di recente dall'Ufficio Regionale Europeo dell'OMS si viene a conoscenza che: «L'obesità infantile è in continuo aumento ed in molti Paesi europei un bambino su cinque è affetto da obesità o sovrappeso. Un preoccupante dato di fatto è rappresentato dalla persistenza dell'obesità infantile anche una volta raggiunta l'età adulta». E, nostro malgrado, in tutto questo l'Italia, (come lo scorso anno), si piazza al primo posto, detenendo il primato negativo di bambini ed adolescenti con eccesso di peso. Infatti si calcola che circa il 23% dei bambini in una fascia d'età compresa fra i 9 e gli 11 anni risulta essere in sovrappeso, mentre circa 12% è affetto da obesità. Al riguardo gli esperti hanno fatto sapere che tra le cause vi è sicuramente il ricorso frequente a snack e fast food; soprattutto i giovani nella cosiddetta fase "preadolescenziale", i quali spesso prediligono prodotti classificati come "cibo spazzatura", vale a dire privi di valore nutrizionale, che tra l'altro ormai possono trovare ovunque: nei supermercati, nei distributori automatici delle scuole, nei negozi di alimentari e nei bar. Ma a questo va aggiunto anche il fatto che molto spesso sono gli stessi genitori ad indirizzare i propri figli verso il consumo di tali cibi, con frasi del tipo: "Se sei bravo/a ti porto a mangiare l'hamburger" oppure "Se fai i compiti senza capricci puoi mangiare le patatine". Infatti, sempre secondo gli esperti, in questo modo il bambino sarà portato ad associare il "cibo spazzatura" ad una sorta di premio e continuerà ad assumerlo per compiacersi, considerandolo un comportamento del tutto corretto. Senza considerare la tendenza di dormire sempre meno e lo stile di vita sedentario assunto da bambini e ragazzi, che rappresenta un incide notevolmente sull'accumulo indesiderato di grasso. Infatti molto spesso gli impegni lavorativi dei genitori e quelli scolastici dei bambini riducono le possibilità di praticare costantemente attività fisica, (sportiva e/o ricreativa che sia), soprattutto all'aria aperta. Ad ogni modo, come già spiegato, l'obesità rappresenta un vero e proprio problema sociale, ed è proprio per questo che le strategie attualmente messe in campo in tutto il mondo sono molteplici. Un esempio di ciò è il fatto che a quanto pare perfino la Disney si sia attivata a tale proposito, facendo in modo che le reti di sua proprietà non mandino in onda spot pubblicitari contenenti "cibo spazzatura" ed alimenti che non rientrano nella categoria di cibi destinati ad un'alimentazione adeguata.


mercoledì 21 agosto 2013

Twitter decide di introdurre la funzione "titoli correlati" per contestualizzare i contenuti dei tweet.


Mentre si prepara per la propria quotazione in borsa, con un IPO da 10 miliardi di dollari, Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), ha di recente annunciato l'arrivo di una nuova funzione che dovrebbe dare "maggior senso" ad alcuni tweet, che spesso risultano vaghi e senza contesto. In pratica con questa nuova funzione i tweet più popolari saranno accompagnati dalla voce "titoli correlati", (in inglese related headlines), che fornirà un elenco di informazioni extra pensate per aiutare l'utente a capire a cosa si riferiscono quei tweet. Per di più in un post pubblicato sul blog ufficiale del sito, i responsabili hanno spiegato che quando un sito popolare deciderà di inserire un tweet all'interno di una sua pagina, (naturalmente con la classica funzione "incorpora tweet", all'intero del menù "altro", che appare in basso ad ogni tweet, passandoci su con il mouse), il link di quella pagina comparirà in un elenco speciale che comparirà in fondo al tweet originale, aumentando la portata del messaggio ed aiutando a capire a cosa fa riferimento. In sostanza lo speciale elenco sarà presente nella pagina permalink del tweet, vale a dire all'indirizzo unico del post: raggiungibile cliccando sulla voce "dettagli" di ogni tweet. Ad ogni modo l'esempio utilizzato dallo stesso Twitter per spiegare meglio la funzione è la storia di Jason Collins, il primo giocatore dell'NBA che all'inizio del 2013 ha deciso di dichiarare la propria omosessualità. In sostanza dopo l'outing, il giocatore aveva pubblicato un tweet per ringraziare i fan del sostegno dimostratogli; tweet che poi è stato retwittato migliaia di volte. Perciò è probabile che chi non conosceva la notizia avrebbe letto solo il messaggio di ringraziamento senza sapere a cosa si riferisse. Quindi con l'aggiunta di link legati a testate, quotidiani e blog, all'interno del permalink, i tweet più popolari verranno contestualizzati con i contenuti prodotti che li riguardano, migliorando la comprensione di ogni singola storia. Al riguardo Brian Wallerstein, Platform Services Engineer di Twitter, ha spiegato: "Le notizie viaggiano velocemente sui Social, come quella di Jason Collins. Quando lanciò il tweet, il messaggio venne ripreso da varie testate di informazione come ESPN e MSNBC, oltre che da blog sportivi. Tutte avevano incorporato il tweet del cestista sui propri siti web, ma ancora non vi era la possibilità di capire a cosa si riferisse senza un contesto aggiuntivo". Oltretutto, secondo i responsabili del Social Network in questione, gli editori potranno avere maggiore possibilità di pubblicizzare i propri contenuti quando si riferiscono a messaggi popolari pubblicati sulla piattaforma ed integrati direttamente sulle proprie pagine. Il che rappresenta una possibilità che, d'altro canto, pone maggiore forza al poter del Web, in particolar modo all'utilizzo, spesso eccessivo, del tasto "retweet". Mentre gli editori, testate e blog vari dovranno porre maggiore attenzione a ciò che pubblicaranno, soprattutto nel caso di grandi organi di informazione, perché un articolo che contiene un particolare tweet avrà molte possibilità di finire nell'elenco delle fonti nel permalink a cui si riferisce. Tuttavia Twitter non ha ancora spiegato che tipo di qualità dovrà avere un tweet per presentare l'elenco "titoli correlati" nel suo permalink; anche perché non è facile capire a quanti retweet possono far riferimento le parole "di successo". Comunque sia, secondo gli esperti, l'aggiunta di questa nuova funzione potrà rappresentare un'ulteriore spinta verso l'utilizzo del Social Network dai 140 caratteri come piattaforma di produzione di notizie; cioè come una sorta di Google News e simili. Ma tuttavia è facile, infine, ipotizzare ciò che potrebbe accadere: in molti tenderanno ad incorporare tweet popolari, (o potenzialmente tali), all'interno dei propri siti e blog in modo eccessivo nella sola speranza di vedere il proprio articolo tra quelli presenti nel suddetto elenco.

Di seguito l'esempio utilizato da Twitter per spiegare la funzione:
https://g.twimg.com/blog/blog/image/headlines_image_JasonCollins.png



martedì 20 agosto 2013

Adesso la chirurgia estetica permette anche di cambiare colore degli occhi in modo permanente.


Fino ad oggi coloro che desideravano sfoggiare un colore di occhi differente dal proprio doveva utilizzare le ormai diffusissime lenti a contatto colorate. Ma non tutti riescono a sopportare quel più o meno leggero fastidio causato da questo "mezzo", che comunque non offre una soluzione definitiva. Per questo motivo adesso in soccorso di tutti "gli scontenti del colore dei propri occhi" arriva la chirurgia estetica, con un intervento che, appunto, dona in modo permanente il colore che più si preferisce. Per il momento i medici che offrono questo tipo di servizio sono solamente quattro in tutto il mondo, ed tuttavia ancora nessuno in Europa: se ne trova uno in India, uno in Messico, uno in Libano ed uno in Turchia. Ma comunque sia sembra che la distanza non è sufficiente a fermare chi desidera donarsi un nuovo look, (o per meglio dire: uno sguardo nuovo), considerando il gran successo riscontrato dai suddetti quattro chirurghi che hanno visto prendere quasi d'assalto le loro cliniche da parte di clienti provenienti un po' da tutto il mondo. In pratica l'intervento in questione viene chiamato "Brightocular Iris Implant", dura oltre un'ora, costa intorno alle 6.000 euro, consiste nell'impianto di un'iride artificiale colorata creata con dello speciale silicone, e qualora ci si penta, (nonostante l'effetto sia definitivo), si può tornare al colore originale sottoponendosi ad un intervento "di rimozione". Inoltre si può decidere tra diversi tipi di colori: oltre ai classici azzurro o marrone, c'è anche il grigio fumo o grigio chiaro, l'ambra, il celeste, il turchese, il verde, il verde mare, il verde oliva e molti altri. Ad ogni modo quello che stupisce maggiormente è il fatto che, qualora lo si desideri, è anche possibile ottenere dei veri e propri disegni, (tra cui si può scegliere un fiore, una nuvola o tanto altro), direttamente nell'iride; insomma come se fosse una sorta di tatuaggio. Comunque sia, infine, gli esperti avvertono che l'intervento non può essere eseguito su chiunque; infatti prima di sottoporsi al Brightocular Iris Implant sarà necessario sia un approfondito check-up dell'intero occhio con lo scopo di misurare e determinare la pressione dell'occhio ed il numero di cellule endoteliali presenti, sia un accurato studio della retina.

 Di seguito un video che mostra come avviene l'intervento:
*(visione sconsigliata ai più impressionabili)*
...il video che mostra come tornare al colore originale:

...ed il video che mostra le eventuali complicazioni:




lunedì 19 agosto 2013

Realizzato il primo teletrasporto quantico di informazioni all'interno di un circuito elettronico.


Il teletrasporto, inteso come la capacità di spostare istantaneamente una persona o un qualsiasi altro oggetto di grandi dimensioni da un luogo all'altro, almeno per il momento è destinato a rimanere confinato in film e telefilm di fantascienza come quelli delle famose serie di Star Trek e Stargate. Ma tuttavia a livello microscopico è tutta un'altra storia; infatti con l'aiuto della meccanica quantistica, il teletrasporto è ormai già da tempo all'ordine del giorno. E di recente a questo si è aggiunto un nuovo risultato importante. In pratica alcuni ricercatori dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, (noto anche come ETH Zurich oppure semplicemente con la sigla ETHZ), sono riusciti ad ottenere per la prima volta nella storia un teletrasporto di 10.000 bit di informazioni al secondo all'interno di un normale circuito elettronico. Certo, come già spiegato, non si tratta del cosiddetto "teletrasporto di massa", ma è comunque un passo importante verso la realizzazione di un computer quantistico. In sostanza durante lo studio in questione, che è stato pubblicato sulla rivista Nature, il team di ricercatori guidati dal professor Andreas Wallraff, del Quantum Device Lab dell'ETHZ, è riuscito a costruire un particolare chip con tecnologia simile a quella dei normali processori, ma in cui valgono le leggi della meccanica quantistica invece che della fisica classica. In particolare i ricercatori hanno posizionato tre circuiti elettronici micrometrici su un normale chip di computer di 7x7 millimetri: due di questi circuiti, posizionati in un'estremita del chip, lavoravano come dispositivi di invio, mentre l'altro, posizionato nell'estremita opposta, agiva come ricevitore. Una volta fatto ciò, gli scienziati hanno raffreddato il chip in questione fino a farlo arrivare ad una temperatura vicina allo zero assoluto e successivamente hanno fatto passare una corrente attraverso i suddetti circuiti. Il risultato è stato che in quelle condizioni gli elettroni nel circuito, (noti come quantum bit: più comunemente abbreviati in qubit), hanno, appunto, iniziato a comportarsi secondo le regole della meccanica quantistica. Il che significa che i qubit sono diventati "entangled", (ovvero "intrecciati"), condividendo identici stati quantistici anche se erano fisicamente separati. Dunque i ricercatori dell'ETHZ hanno codificato alcune informazioni nei qubit dei due circuiti di invio ed hanno poi misurato lo stato dei qubit nel circuito ricevitore, scoprendo che qualunque fosse lo stato del "qubit mittente", veniva immediatamente riflesso nel circuito di ricezione: segno che le informazioni erano state "teletrasportate" senza utilizzare alcun mezzo fisico per viaggiare. Ad ogni modo una distanza di 7 o 6 millimetri può apparire piccola, dato che di recente sono stati realizzati esperimenti di teletrasporto anche a distanza di centinaia di chilometri. Tuttavia finora il tutto era avvenuto all'interno di raggi di luce visibile, e questa è la prima volta in cui il teletrasporto viene realizzato all'interno di un normale circuito elettronico realizzato con semiconduttori. Inoltre questo sistema è estremamente più veloce ed affidabile di quelli realizzati in precedenza, considerando che, come già anticipato, permettendo di teletrasportare informazioni alla velocità di 10.000 qubit/s, (dove i qubit sono l'equivalente dei bit di informazione in campo quantistico). Perciò si tratta di un grosso passo avanti, appunto, verso la creazione di computer quantistici utilizzabili a livello pratico. Comunque sia il prossimo passo dei ricercatori sarà tentare il teletrasporto di informazioni ad una maggiore distanza e, anziché sullo stesso chip, fra due o più chip differenti.


domenica 18 agosto 2013

SayMeTruth, il Social Network dove "dire la verità" ai propri amici, rimanendo totalmente anonimi.


Il fatto che ai giorni d'oggi le persone prima fanno di tutto per farsi conoscere, creare reti e relazioni, metterci la faccia nel proprio "io personale" pubblicato su Internet e poi vorrebbero non averlo mai fatto, potrebbe essere considerato un po' come "il paradosso del Web 2.0". Infatti i lati positivi del frequentare i Social Network sono molti, ma di certo non mancano quelli negativi: dallo stalking, alla pedofilia, fino al cyberbullismo. Per questo motivo di recente una startup con sede in Armenia ha pensato di sviluppare un proprio Social Network dove tutti possono tranquillamente scambiarsi messaggi ed opinioni restando del tutto anonimi; si tratta di SayMeTruth, la cui versione beta è stata lanciata proprio in questi giorni. Al riguardo Alexander Adamyan, co-fondatore del Social Network in questione, ha spiegato: "Ci sono un sacco di cose che anche i migliori amici, familiari o parenti vorrebbero dire agli altri ma non possono. Ad esempio, a volte una ragazza non può dire alla sua migliore amica che le sue scarpe non sono in tono con il vestito, un marito a sua moglie che ha comprato un altro smartphone oppure un figlio al padre che il sabato sera si diverte con gli amici al bar. Le ragioni per non dire la verità sono molte, tra tutte il fatto che ci preoccupiamo che la persona di fronte a noi possa fraintenderci, capire male e sentirsi a disagio. Tuttavia crediamo che ci siano delle cose che le persone debbano sapere su loro stessi e se non siamo in grado di dirlo apertamente possiamo farlo in incognito". Ad ogni modo uno dei punti chiave di SayMeTruth è che gli utenti devono dimostrare di conoscere una persona prima di inviarle un messaggio anonimo: per farlo bisognerà indicare il numero di telefono di quella persona, (richiesto durante la registrazione), o, per chi decide di registrarsi, averli nella propria lista amici di Facebook. Inoltre le persone non sono tenute a registrarsi se vogliono semplicemente contattare i loro amici: sarà necessario digitare il nome, (ovviamente qualora quell'amico sia già registrato al sito), ed inviare un messaggio anonimo. Comunque sia chi vuole può registrarsi gratuitamente oppure utilizzare la funzione "Sing up with Facebook" per creare un profilo tutto suo e tenere d'occhio vedere la cronologia delle interazioni con gli altri. Insomma, per farla breve, un po' come succede con Ask.fm, anche se da questo punto di vista lì chiunque, (e non come in questo caso solo gli "amici" o chi conosce il numero di telefono), può fare domande e/o scrivere qualcosa agli utenti, rimanendo nell'anonimato. Ad ogni modo, secondo gli sviluppatori, il sito potrebbe aiutare le persone ad "essere migliori"; infatti in tal proposito hanno fatto sapere: "Se una persona sa che esiste un sito dove poter raccontare la verità ad un proprio amico senza farlo nella vita reale, smetterà di sparlare alle spalle, andando diritto al sodo con un messaggio anonimo". Certo, l'anonimato di per sé non è mai indice di verità e certezza, ma tuttavia potrebbe essere un modo come un altro per rendere la verità un po' "meno dolorosa". Al riguardo i responsabili hanno concluso assicurando: "Non c'è alcuna possibilità di essere scoperti su SayMeTruth, poiché non serve nessun dato personale. Qua nessuno vi spia".