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mercoledì 2 ottobre 2013

La sonda spaziale Cassini scopre del propilene su Titano, la più grande luna di Saturno.


A quanto pare anche nello spazio c'è della plastica; o almeno questo è quanto ha scoperto di recente la sonda Cassini della NASA che durante una delle sue analisi ha rilevato del propilene su Titano, la più grande luna di Saturno. In pratica si tratta di una sostanza chimica, composta da tre atomi di carbonio e sei di idrogeno, che qui sulla Terra viene impiegata per realizzare, ad esempio, dei contenitori per alimenti, paraurti di auto e tanti altri prodotti di consumo. Ad ogni modo lo spettrometro ad infrarossi, (strumento che misura la luce ad infrarossi e le radiazioni emesse), presente su Cassini, (nota anche con la sigla CIRSComposite Infrared Spectrometer), in questi giorni, isolando lo stesso segnale a varie quote all'interno dell'atmosfera di Titano, ha, appunto, identificato delle piccole quantità di propilene; il che rappresenta la prima volta che un "ingrediente plastico" viene scoperto su un satellite o un pianeta al di fuori della Terra. In ogni caso adesso questo nuovo studio aiuterà a risolvere un mistero sull'atmosfera di Titano. Infatti quando la sonda spaziale Voyager 1 condusse lo studio sul primo passaggio ravvicinato del satellite nel 1980, riuscì a riconoscere dei gas nella sua atmosfera, ma si trattava soprattutto di idrocarburi, le sostanze chimiche alla base del petrolio e degli altri combustibili fossili sulla Terra. Il che rende la più grande luna di Saturno è un posto sorprendentemente simile alla Terra, con un'atmosfera, delle nuvole, un ciclo di pioggia e laghi giganteschi. Ma a differenza del nostro pianeta, la sua superficie è troppo fredda per permettere la presenza di acqua liquida; ed oltretutto nubi, pioggia e laghi sono costituiti soprattutto da idrocarburi liquidi come metano ed etano. Inoltre quando questi evaporano, incontrano la radiazione ultravioletta dell'alta atmosfera di Titano ed alcune delle molecole vengono "rotte" per poi "rimontarsi" per formare idrocarburi più lunghi come etilene e propano. Tuttavia dei prodotti chimici intermedi, di cui, appunto, il propilene, la sonda Voyager 1 non aveva trovato traccia. E così è stato finora; al riguardo Michael Flasar, ricercatore principale per il CIRS, ha, infine, spiegato che questa scoperta è stata molto difficile a causa della debole quantità del propilene nell'affollato panorama di sostanze chimiche che presentano tracce molto più forti.

Di seguito un breve servizio realizzato dalla NASA:




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