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sabato 19 ottobre 2013

L'IARC ufficializza la cancerogenicità dello smog e dell'inquinamento atmosferico.


Se prima c'era qualche minimo dubbio, adesso è ufficiale: lo smog e gli altri tipi di inquinamenti atmosferici possono provocare il cancro. O almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente l'IARC, (acronimo di International Agency for Research on Cancer), ovvero la massima autorità oncologica mondiale, nonché l'agenzia che per conto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, (nota anche con la sigla OMS), analizza e classifica agenti e sostanze, appunto, per la loro capacità di provocare il cancro. Infatti dopo le dovute analisi, l'inquinamento da polveri e sostanze varie che affligge molte città di tutto il mondo è stato classificato nel gruppo 1, vale a dire "altamente cancerogeno per l'uomo"; al pari con il cloruro di vinile, la formaldeide, l'amianto, il benzene e le radiazioni ionizzanti. Tuttavia non si tratta della prima volta, infatti in precedenza sempre l'IARC si era espresso sulla cancerogenicità di alcune sostanze che compongono il classico smog, (come il fumo da diesel e il benzo[a]pirene). Però in questo caso è stato l'intero "cocktail", (formato da combustioni da traffico, riscaldamento ed emissioni industriali), ad aver ricevuto la scomoda qualifica, che avrà quasi sicuramente vaste conseguenze politiche. Al riguardo Christopher Wilddirettore dell'IARC, in occasione della presentazione dei dati ha spiegato: "Classificare l'inquinamento "outdoor" come cancerogeno per l'uomo è un passo importante per spingere all'azione senza ulteriori ritardi, visto che la pericolosità dell'inquinamento è proporzionale alle concentrazioni in atmosfera e molto si può fare per abbassarle". Per di più questo verdetto scientifico è stato frutto di un notevole lavoro di revisione di più di mille studi effettuato da una squadra di esperti di rilevanza internazionale, e documentato dalla Monografia 109 della suddetta agenzia internazionale. Comunque sia i risultati hanno portato ad affermare con certezza che l'esposizione all'inquinamento protratto nel tempo aumenti la probabilità di sviluppare un tumore al polmone oppure alla vescica. Ed anche se certamente questo rischio non è paragonabile a quello del fumo di sigaretta, (che resta il killer principale), coloro che ritenevano lo smog semplicemente come un fastidio tutto sommato sopportabile adesso dovranno ricredersi; infatti, come confermato da uno studio uscito su The Lancet: "L'esposizione ad alte concentrazioni di polveri sottili, idrocarburi policiclici aromatici, ozono e biossido di azoto non aumentano solo il rischio di malattie respiratorie, infarto ad altri problemi come il basso peso alla nascita". Insomma, ora si può dire con relativa certezza che almeno dal 3% al 5% dei tumori al polmone derivino da queste esposizioni ambientali. Certo, si tratta di una percentuale apparentemente bassa, ma tuttavia non deve essere sottovalutata: secondo l'OMS, questa percentuale equivale a circa 223.000 morti in tutto il mondo, a cui vanno aggiunti circa 3 milioni di morti per tutte le altre malattie correlate all'inquinamento dell'aria. Quindi a quanto pare i circa 10.000 litri d'aria non propriamente immacolata che tutto noi mediamente inspiriamo ogni giorno non resta senza effetto. Oltretutto la suddetta monografia dell'IARC ha, infine, evidenziato anche che l'inquinamento provoca il tumore al polmone attraverso un'azione diretta sul DNA, che a causa di ciò mostra chiaramente i segni delle mutazioni indotte dai diversi agenti inquinanti.


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