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venerdì 28 febbraio 2014

Dal 15 Maggio Godzilla ritorna sul grande schermo.


Il primo film su Godzilla, il famosissimo e mostruoso lucertolone del cinema giapponese, (noto ai più esperti per essere un kaijū), risale al lontano 1954 e da allora sono passati 60 anni ed una lunga serie di film, serie animate e videogames a lui dedicati. Ed è proprio per celebrare il suo 60° anniversario il celebre kaijū tornerà a calpestare il suolo americano, (dopo il remake degli anni '90), sia in occasione di un evento che lo vedrà nei cinema americani sia in una versione restaurata ed integrale, (di 98 minuti), che nei cinema di tutto il mondo con un nuovo reboot. Quest'ultimo è stato realizzato in 3D grazie alla Legendary Pictures ed alla Warner Bros, che lo scorso Marzo hanno comprato dalla Toho Company i diritti cinematografici di Godzilla, e che hanno anche finanziato il progetto, (diretto da Gareth Edwards, con principale protagonista Aaron Taylor-Johnson), con la modica cifra di circa 160 milioni di dollari. In pratica le riprese del reboot in questione, (iniziate lo scorso 18 Marzo e terminate nello scorso Giugno), si sono svolte tra il Canada, (rispettivamente a Vancouver, Nanaimo, New Westminster, Victoria e Richmond), e lo stato statunitense delle Hawaii, ad Honolulu. Inoltre il progetto fu inizialmente nominato col falso titolo di lavorazione Nautilus, per non cadere sotto l'attenzione del mondo cinematografico. Mentre durante il Comic-Con 2012 venne pubblicizzato a sorpresa con il titolo Godzilla 3D e con un anno di anticipo dall'inizio delle riprese, tramite la diffusione di un poster ed un teaser pubblicitario, che però non conteneva alcuna sequenza del film, (considerando che le riprese sono iniziate solo l'anno successivo). Ad ogni modo, secondo quanto emerso finora, pare che la pellicola avrà un approccio simile a Batman Begins, e che gli studi abbiano pensato di rendere omaggio al Godzilla tradizionale, ridando al mostro l'aspetto di un dinosauro invece che quello di un'iguana gigante, come è avvenuto nel suddetto remake di Roland Emmerich del 1998. Per di più, come prevedibile, il popolare kaijū è stato ricreato nuovamente in computer grafica, mentre Drew Pearce ha avuto il compito di invecchiare i vari personaggi del film, in modo che corrispondano all'età degli attori che gli studi hanno deciso di usare. Comunque sia nel film saranno presenti: Bryan Cranston, (noto soprattutto per essere uno dei protagonisti della famosissima serie Breaking Bad), nel ruolo di Joseph "Joe" Brody; Aaron Taylor-Johnson, nel ruolo del Tenente Ford BrodyKen Watanabe, nel ruolo di Daisuke Serizawa; Elizabeth Olsen nel ruolo di Elle Brody; Sally Hawkins, nel ruolo della Dottoressa Wates; Juliette Binoche, nel ruolo di Sandra Brody; David Strathairn, nel ruolo dell'Ammiraglio Stenz; CJ Adams, nel ruolo del fratellastro di Ford; Richard T. Jones, nel ruolo de il colonnello; Akira Takarada e Victor Rasuk, in dei ruoli non ancora noti; ed Al Sapienza, nel ruolo di Huddleston. In ogni caso adesso il tutto è pronto e verrà distribuito dalla Warner Bros nelle sale cinamatografiche di tutto il mondo a partire dal prossimo 15 Maggio; fatta eccezione per quelle giapponesi dove la pellicola sarà distribuita tramite la Toho Company a partire dal prossimo 25 Luglio.


Di seguito la locandina:
http://www.assodigitale.it/wp-content/uploads/2014/02/Godzilla-Poster-Italia-02-716x1024.jpg
...ed il trailer ufficiale in italiano:



giovedì 27 febbraio 2014

Nintendo: Da Maggio addio al servizio Wi-Fi Connection per Wii, DS e DSi.


A quanto pare Nintendo a partire dal prossimo 20 Maggio interromperà il servizio multiplayer online per quanto riguarda la Wii, la DS, e la DSi; ciò significa che gli utenti possessori di tali console non potranno più connettersi ad internet per giocare online, sfidare gli amici lontani e fruire delle classifiche dei migliori giocatori per ogni titolo. O almeno questo è quanto ha annunciato la stessa la azienda nipponica attraverso un comunicato stampa diramato in questi giorni. In pratica l'interruzione del servizio in questione, (noto ai più esperti come Nintendo Wi-Fi Connection), per le suddette console riguarderà tutto il mondo, (Italia compresa), ed interesserà una grande serie di giochi, tra cui sia quelli distribuiti in versione retail che tramite WiiWare. Per citare qualcuno, esempio, non sarà più possibile giocare online su: Animal Crossing: Let's Go to the City; Super Smash Bros. Brawl; Mario Kart Wii e DS; Pokémon Battle Revolution; Pokémon Platino; Professor Layton and the Curious Village; The Legend of Zelda: Phantom Hourglass; e Fire Emblem: Shadow Dragon. Anche se a dire il vero la lista completa è molto più lunga ed è stata pubblicata sul sito ufficiale Nintendo. Tuttavia Nintendo ha tenuto a precisare che dopo il 20 Maggio sarà comunque possibile accedere al Canale Wii Shop, al Nintendo DSi Shop, al browser per DS e DSi, ai canali dedicati alla Wii, (ovvero Hulu, Internet Channel e YouTube), ed il servizio Nintendo Wi-Fi Connection Pay & Play. Per tanto il "pensionamento" riguarderà solo ed esclusivamente il multiplayer online. Ad ogni modo questa decisione non giunge a sorpresa poiché lo scorso anno la stessa azienda produttrice aveva già anticipato che avrebbe "ucciso" diverse applicazioni integrate sulla Wii. In effetti, nonostante il servizio Nintendo Wi-Fi Connection sia stato supportato in videogame anche popolari, (tra cui, ad esempio, Mario Kart e Super Smash Bros.), la Wii, la DS e la DSi non sono mai state viste come le console ideali per il gaming online; questo in parte a causa al sistema integrato per connettersi con gli altri utenti, (ovvero i cosiddetti "codici amico"), molto più scomodo di quello implementato in Xbox Live o nel PlayStation Network. Per di più la stessa Nintendo alla fine del 2012 ha rilasciato un nuovo modello della Wii, (chiamato Wii Mini), in cui ha rimosso del tutto la connettività ad Internet; il che aveva fatto già ben comprendere che si trattasse di una feature poco utilizzata dagli utenti e che la società nipponica avesse intensione di "mandarla in pensione".


mercoledì 26 febbraio 2014

Fumare il narghilè per 20-80 minuti equivale a fumare circa 100 sigarette.


Di sicuro in Italia non è diffuso quanto le sigarette, ma lo si può trovare in alcuni locali e chi va in alcuni Paesi africani o orientali può addirittura acquistarne uno da tenere in casa; si tratta del narghilè, (detto anche "pipa ad acqua"), il quale spesso viene considerato come un modo di fumare più "sano" rispetto alle sigarette. Ma a quanto pare così non è, come ribadito di recente da una revisione di studio firmata da ricercatori dell'Universidad Anáhuac di Huixquilucan, (in Messico), pubblicata in questi giorni sulla rivista Respiratory Medicine con il titolo «Hookah, is it really harmless?»; (in italiano: "Narghilè, è davvero innocuo?"). In pratica sembra proprio che il narghilè determini per la salute gli stessi rischi di qualsiasi altro modo di consumare tabacco, a partire dalla dipendenza. Infatti nelle urine di chi ne fa uso tutti i giorni sono stati trovati livelli di metaboliti di nicotina equivalenti a quelli di una persona che fuma 10 sigarette al giorno; sufficienti a causare dipendenza. Inoltre alcune precedenti ricerche hanno legato il narghilè agli stessi tumori e problemi respiratori delle sigarette, (bronchite cronica, tumori al polmone, alla bocca, alla prostata e disturbi cardiovascolari), con in più il rischio di trasmissione di herpes ed epatite C dovuto alla condivisione della pipa; per non parlare poi del rischio di avvelenamento da monossido di carbonio. Al riguardo Ruben Blachman-Braun, uno degli autori della suddetta revisione, ha spiegato: "Il narghilè spesso è visto come una forma di uso del tabacco più socialmente accettabile, ma non dovrebbe essere considerata un'alternativa più salutare". Tanto più che, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, (nota anche con la sigla OMS), chi usa il narghilè lo fa in genere per un tempo che va dai 20 agli 80 minuti, ed in questo lasso di tempo è possibile inalare un quantitativo di fumo equivalente a quello di circa 100 sigarette. In poche parole, per chi non lo conoscesse, il narghilè, (chiamato anche "shisha" o "hookah"), produce il fumo grazie ad un sistema che per principio di aspirazione fa bruciare un carboncino posto nella parte superiore, (ovvero nella cosiddetta ciotola o testa), sopra un foglio di alluminio con dei fori, al di sotto del quale viene posto prima il tabacco, (molto simile a quello usato per le pipe tradizionali, ma speziati con della melassa e disponibili in diversi aromi; oppure in versione classica, senza aromatizzazione, noto con il nome tömbeki). Successivamente il fumo prodotto viene filtrato da membrane e dall'acqua, (spesso profumata), presente nella parte inferiore, all'interno della quale viene fatta passare una spirale che consente al fumo di raffreddarsi prima di giungere alla bocca del fumatore attraverso un tubicino flessibile. In tal proposito Tracey Barnett dell'Università della Florida interpellata dalla rivista Reuters ha, infine, dichiarato: "È proprio il sapore aromatizzato del tabacco usato nei narghilè che lo rende uno strumento attraente e alla moda per i ragazzi, che in questo modo credono falsamente che sia meno dannoso rispetto alle sigarette. Ma ciò che non sanno è che l'acqua non filtra nessuna delle tossine presenti nel tabacco".


martedì 25 febbraio 2014

Arrivano i primi preservativi elettrici.


Si sa, nei rapporti sessuali la sicurezza viene prima di tutto e per questi motivi esistono i preservativi, (o profilattici, o condom, che dir si voglia), che vengono utilizzati soprattutto per evitare gravidanze indesiderate e la trasmissione di malattie più o meno gravi. Ma, nonostante tutti siano d'accordo sul fatto che questo metodo contraccettivo sia molto utile, sono in molti a non volerlo utilizzare perché l'immagine che nel tempo si è costruita, suo malgrado, è quella di un oggetto poco pratico, che può addirittura spegnere la libido e ridurre il piacere. Quindi per ovviare a questa immagine poco edificante, i ricercatori nel corso degli anni hanno studiato nuovi e più performanti condom; sono nati così quelli sempre più sottili e sensibili, come per esempio quelli al grafene. Ma tuttavia a volte anche questo non basta per convincere i più restii all'uso; così, per trovare altre qualità in grado di far aumentare l'interese dei consumatori, ecco arrivare dagli Stati Uniti, incredibile ma vero, il primo tipo di "condom elettrico". Infatti i ricercatori del Georgia Institute of Technology di Atlanta, (abbreviato anche in Georgia Tech o con la sigla GIT), hanno deciso di realizzare dei preservativi elettrici, in grado, secondo loro, di regalare nuove ed intense sensazioni di piacere a chi lo indossa. In pratica l'idea arriva dal programma "Digital Media" dello stesso Georgia Tech e si presenta come il preservativo rivoluzionario del XXI secolo: l'unico in grado di regalare un nuovo tipo di piacere grazie a brevi impulsi elettrici inviati lungo la parte inferiore del preservativo. In sostanza, come hanno sottolineato Firaz Peer ed Andrew Quitmeyer dal GIT, (i due principali ideatori del "preservativo elettrico"): "Il meccanismo studiato aumenta le sensazioni provate durante il rapporto sessuale ed apre le porte alla tecnologia da utilizzare con altri dispositivi indossabili e sensori". Ed hanno proseguito spiegando: "Il dispositivo è alimentato da un microcontrollore programmabile detto «Lilypad», che può inviare impulsi elettrici a piccoli elettrodi che rivestono l'interno del preservativo, denominato «Electric Eel». Questo tipo di dispositivo può essere collegato a numerosi controller, gestiti dalla persona o tramite il già esistente software Internet". Dunque a quanto pare grazie a questo rivoluzionario preservativo si potranno sperimentare nuovi e più intensi piaceri; il che, secondo le speranze degli esperti, potrà "stimolare" le persone a utilizzarli di più. Tuttavia se poi qualcuno dovesse essere frenato dall'utilizzarli perché teme magari che possano essere pericolosi, gli ideatori hanno rassicurano tutti dichiarando che l'energia elettrica applicata a questo particolare preservativo è a bassissima frequenza e del tutto innocua.


lunedì 24 febbraio 2014

Spread the Sign, il primo video-dizionario online delle lingue dei segni.


Si chiama "Spread the Sign" e si tratta del primo video-dizionario online delle lingue dei segni al mondo per consentire ai non udenti di superare le barriere della comunicazione. In pratica il sito è il frutto di un progetto internazionale supportato dalla Commissione Europea tramite l'ufficio per il Programma internazionale svedese di educazione e formazione, e che ha visto la partecipazione di interpreti e studiosi di oltre 24 Paesi in tutto il mondo rappresentanti di altrettanti lingue dei segni e lingue. Inoltre la piattaforma è online più o meno dal 2008, ma tuttavia la sua versione italiana, è stata presentata quest'oggi all'Università Ca' Foscari di Venezia, (partner del progetto per l'Italia, nonché responsabile della versione italiana tramite linguisti ed interpreti del Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati o DSLCC), alla presenza delle delegazioni di 15 Paesi.Ad ogni modo il sito nella sua interezza mette a disposizione oltre 200.000 video ed oltre 92.000 file audio relativi ad altrettanti segni di parole, frasi di uso comune e numeri, (tutti accessibili gratuitamente sia tramite Pc che su smartphone e tablet); tra questi circa 10.000 riguardano la Lingua Italiana dei Segni, (nota anche con la sigla LIS). In sostanza una volta collegatisi al sito, basta digitare una parola o una frase per veder comparire le bandierine corrispondenti alle lingue dei segni di una determinata nazione, a questo punto basterà cliccare su quella prescelta per veder apparire, (a sinistra, se si utilizza il Pc), l'assistente segnante online che tradurrà la parola o la frase. Infatti, come per le lingue tradizionali, anche la lingua dei segni non è la stessa ovunque: ogni Paese ne possiede una specifica. Inoltre la ricerca può essere effettuata anche per gruppi: per esempio, cibo, medicina, turismo o sport e tanti altri. Quindi il video-dizionario sarà utile agli studenti come ai turisti non udenti per poter comunicare anche con le persone sorde di altri Paesi. Al riguardo Anna Cardinaletti, direttrice del DSLCC dell'Università Ca' Foscari, nonché coordinatrice del progetto in questione per l'Italia, ha spiegato: "Il video-dizionario potrà servire sia ai parlanti della lingua ma anche a facilitare la mobilità delle persone sorde. Il nostro Paese ha già inserito nella piattaforma oltre 10.000 segni, ovvero circa il triplo di quelli contenuti nei dizionari finora disponibili per la comunità non udente. La lista delle parole è la stessa per tutte le lingue, ma abbiamo aggiunto anche nuovi segni per esprimere nuove parole, come per esempio «chattare». Le lingue dei segni di solito sono usate in ambito familiare, ma negli ultimi anni si stanno diffondendo in ambito professionale e formativo. Come per le lingue orali abbiamo i dizionari scritti, ora abbiamo la codifica della LIS anche in video, grazie alle nuove tecnologie". Mentre Lisa Danese, supervisore di "Spread the Sign" per l'Italia, ha dichiarato: "I segni non sono semplici gesti ma fanno parte di una lingua vera e propria che appartiene alle persone e consente loro di comunicare. Il video-dizionario rappresenta una piccola rivoluzione per il nostro Paese: oltre 10.000 i segni resi disponibili su Web, con la prospettiva di arrivare a 17.000 a fine progetto, tra circa un anno e mezzo. Arricchire il lessico, anche confrontando la LIS con altre lingue dei segni, significa avere maggiore accesso alle informazioni". Ed ha poi concluso sottolineando: "Progetti come questi sono utili anche per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'urgenza del riconoscimento della LIS come lingua di minoranza. L'Italia è uno dei tre Paesi europei, (insieme a Malta e Lussemburgo), che ancora non l'ha riconosciuta. Da tempo è in discussione in Parlamento un disegno di legge che sembra aver ripreso a fine Gennaio il suo iter". Invece Anna Cardinaletti ha concluso spiegando: "Siamo orgogliosi di essere i partner italiani del progetto è un riconoscimento internazionale che premia la qualità del lavoro svolto in 15 anni di didattica e di ricerca sulla lingua dei segni". In ogni caso in tal proposito Thomas Lydell-Olsen, coordinatore del progetto "Spread the Sign", nonché fondatore e coordinatore dello European Sign Language Centre a Örebro, (in Svezia), ha, infine, affermato: "Solo l'immaginazione può fissare i limiti all'uso di questo video-dizionario multilingue".


domenica 23 febbraio 2014

In futuro i vetri si "autopuliranno" con la luce del Sole.


In un futuro non troppo prossimo i vetri delle finestre di casa si puliranno da soli; o almeno questa è la speranza dei ricercatori dell'Università degli Studi di Sassari, (nota anche con la sigla UNISS), e dell'Università degli Studi di Cagliari, (conosciuta anche con la sigla UNICA), i quali di recente hanno annunciato di essere riusciti a sviluppare un nuovo tipo di nanomateriale high-tech che promette di rivoluzionare la vita quotidiana, soprattutto quella delle casalinghe. In pratica lo studio, finanziato con i fondi della Regione Sardegna, apre nuove prospettive nell'ambito delle applicazioni del grafene, la cui scoperta è stata premiata con il Premio Nobel per la Fisica nel 2010. In sostanza durante questo nuovo studio il materiale in questione, ottenuto grazie ad una tecnica innovativa di "esfoliazione chimica", è stato aggiunto ad un sottilissimo strato di ossido di titanio nano-poroso in modo da ottenere una sorta di pellicola con una elevatissima attività fotocatalitica, (per la precisione la più alta registrata fino ad ora in un cosiddetto "film sottile e trasparente"). Ed è prorio questa caratteristica che consentirà, ad esempio, ai vetri domestici di "autopulirsi" sfruttando la luce del Sole per eliminare lo sporco depositato sulle superfici, evitando così la manutenzione legata alla loro pulizia. Ad ogni modo questa nuova invenzione, pubblicata sulla rivista internazionale "ACS Applied Materials & Interfaces" e diretta da Luca Malfatti e Plinio Innocenzi, (entrambi del Laboratorio di Scienza del Materiali e Nanotecnologie del Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica dell'UNISS), in collaborazione con il gruppo di Alberto Mariani, (del Dipartimento di Chimica e Farmacia dell'UNISS), ed il gruppo di Maria Casula, (del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell'UNICA), è stata considerata di particolare rilevanza tanto da essere premiata con la copertina. Inoltre alla scoperta hanno contribuito anche prestigiose collaborazioni nazionali ed internazionali, in particolare: l'Istituto Italiano di Tecnologia, (noto con la sigla IIT); l'Università Tecnica di Graz, (nota anche con la sigla TU Graz); e la divisione di Scienza ed Ingegneria dei Materiali della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation, (nota anche con l'acronimo CSIRO).


sabato 22 febbraio 2014

Dimostrato che l'aglio è un potente antibiotico naturale.


A quanto pare il trattamento delle infezioni batteriche passa anche per la cucina; o almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio dell'Università di Copenaghen che ha segnalato le proprietà antibiotiche naturali dell'aglio, il famoso bulbo già noto soprattutto per i suoi effetti benefici contro l'ipertensione. Infatti, secondo quanto scoperto dai ricercatori danesi, la pianta dell'aglio avrebbe significative proprietà antibatteriche, concentrate principalmente nel suo composto chimico chiamato ajoene, il quale risulterebbe aggressivo anche contro i batteri più pericolosi. In pratica il dottor Tim Holm Jakobsen ed i suoi colleghi hanno evidenziato la pericolosità del cosiddetto "fenomeno antibiotico-resistenza", proponendo proprio l'ajoene come elemento chiave per lo sviluppo di nuovi rimedi, in quanto sarebbe in grado di interferire nel sistema di comunicazione dei batteri. Infatti una volta entrati nell'organismo, i batteri più resistenti secernono una tossina chiamata ramnolipide che si occupa della distruzione dei globuli bianchi, (ovvero le cellule del sistema immunitario preposte al compito di difesa dell'organismo dagli agenti esterni), di conseguenza i batteri riescono a proliferare e a diffondere l'infezione. Tuttavia per sopravvivere i batteri devono agglutinarsi, vale a dire procedere a formare un cosiddetto biofilm di materiale organico che li protegge dall'attacco degli antibiotici. Per ciò l'obiettivo dei ricercatori è quello di rompere questa barriera protettiva e fermare l'intero sistema di comunicazione, chiamato Quorum Sensing. Al riguardo il dottor Tim Holm Jakobsen ha spiegato: "L'ajoene rinforza e migliora il trattamento con antibiotici convenzionali. Abbiamo chiaramente dimostrato questo sul biofilm coltivato in laboratorio e negli studi che coinvolgono i topi. Quando aggiungiamo antibiotici contro il biofilm questi hanno poco effetto, e l'ajoene da solo non fa quasi differenza. È solo quando i due sono combinati che accade qualcosa di veramente significativo". Infatti, se studi precedenti avevano dimostrato che l'aglio è un potente antibatterico ed antisettico, lo studio in questione, pubblicato su Future Microbiology, ha dimostrato che il trattamento combinato con ajoene ed antibiotici riesce ad eliminare oltre il 90% delle colonie batteriche pericolose. Questo perché, come già anticipato, l'azione dell'ajoene è indirizzata contro la produzione di ramnolipidi ed inoltre paralizza il sistema di comunicazione, bloccando la produzione delle armi batteriche e proteggendo dalle infezioni. Tuttavia l'unico incoveniente è che, come ha spiegato anche lo stesso dottor Tim Holm Jakobsen: "L'aglio contiene così poco ajoene che si avrebbe bisogno di mangiare circa 50 spicchi al giorno per ottenere l’effetto desiderato". Per questo motivo il prossimo passo dei ricercatori danesi è quello di riuscire a mettere a punto un integratore concentrato che possa agire in combinazione con il farmaco antibiotico prescelto per la cura dell'infezione batterica, e che allo stesso tempo salvi l'alito e le relazioni sociali.


venerdì 21 febbraio 2014

eBay acquista PhiSix per far provare virtualmente i vestiti prima di comprarli.

 

Lo shopping online è un fenomeno che, soprattutto negli ultimi anni, ha visto una sostanziale e continua evoluzione, e per questo motivo i grandi protagonisti di questo mercato si stanno dando da fare per investire sempre di più per assicurare ai propri clienti la migliore esperienza d'acquisto possibile. E proprio in quest'ottica, di recente eBay ha annunciato di aver acquistato PhiSix Fashion Labs, (spesso abbreviato in PhiSix), vale a dire una società specializzata nella realizzazioni di modelli tridimensionali applicati alla moda, fondata nel 2012 da Jonathan Su, il quale in passato ha lavorato anche per la DreamWorks. In sostanza la società in questione è specializzata nella realizzazione di modelli 3D di abiti, (come jeans e camicie ecc...), con i quali poi vestire dei manichini virtuali simulando così il risultato finale. Dunque grazie alle simulazioni PhiSix, chiunque può provare un abito senza la necessità di doverlo per forza farlo realmente, ma non solo: la tecnologia sviluppata dalla suddetta società, oltre a consentire di provare virtualmente gli abiti, suggerisce anche le misure di un abito rispetto alla corporatura del manichino virtuale, (che ognuno crea secondo il proprio aspetto fisico), e può essere utilizzata ovunque, sia su computer classici che su dispositivi mobili. Quindi lo scopo dell'acquisizione di eBay è chiaro: implementare tale tecnologia all'interno dei suoi negozi online e fisici per permettere ai propri clienti di provare virtualmente gli abiti prima di acquistarli. Dunque in un futuro non troppo lontano i clienti eBay potranno sfruttare questa tecnologia per migliorare la loro esperienza d'acquisto, simulando in anticipo il look scelto sia sulla propria corporatura che in un determinato ambiente. In questo modo eBay riuscirà a risolvere uno dei più grandi problemi legati agli acquisti online dei prodotti dedicati alla moda, spesso comprati alla cieca e con molta titubanza proprio per l'impossibilità di non poterli provare prima. Al riguardo Steve Yankovich, vice president of Innovation and New Ventures di eBay, ha infine spiegato: "La tecnologia PhiSix consente ai consumatori di comprendere la forma ed il movimento dei vestiti in un ambiente di shopping online. I consumatori possono sperimentare la merce in modo più efficiente e con un grande impatto visivo, cosa che crediamo aiuterà le vendite per i rivenditori e creerà una piacevole esperienza di shopping per gli acquirenti".

Di seguito il video che mostra la tecnologia PhiSix:



giovedì 20 febbraio 2014

Pubblicati il "Quadro strategico" ed il "Piano nazionale" per la cybersicurezza.


In questi giorni sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, (conosciuta anche con l'acronimo GUUE), i due provvedimenti varati con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, (in ambito politico noto anche con la sigla dPCm), del 24 Gennaio 2014 ed elaborati dal Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, (noto con la sigla CISR). In pratica si tratta del "Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico" e del "Piano nazionale per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica"; il primo dei quali descrive le principali minacce informatiche per i sistemi e le reti di interesse nazionale, mentre il secondo individua le priorità, gli obiettivi e le linee d'azione per dare concreta attuazione al primo documento. Questo perché, secondo gli esperti, se un privato cittadino deve prestare attenzione solo ai siti visitati o ai file scaricati sul proprio computer, il compito che deve eseguire un Paese è molto più gravoso. Infatti i cybercriminali possono attaccare i sistemi di comunicazione, energetici o addirittura militari; e tra l'altro le minacce sono in costante aumento. Inoltre, sempre secondo gli esperti del settore, un crimine informatico può decretare il fallimento di un'azienda, mentre le conseguenze di un attacco contro le infrastrutture statali possono essere catastrofiche, di tipo materiale ed economico. Per cui sarebbe necessario conoscere sia l'evoluzione delle minacce, sia le eventuali vulnerabilità che possono essere sfruttate dai malintenzionati, così come è importante specificare i ruoli dei soggetti pubblici e privati, ed individuare gli strumenti che permettono di prevenire e rispondere agli attacchi esterni. Ed, in questo senso, il Quadro strategico nazionale per la sicurezza dello spazio cibernetico individua quattro principali categorie: cybercrimine, cyberspionaggio, cyberterrorismo e cyberwarfare. Per di più il crescente aumento di servizi di cloud computing per conservare dati personali ed aziendali contribuisce a rendere gli attacchi informatici molto più lucrativi, tanto che anche i governi di alcune nazioni sfruttano Internet per compiere veri e propri atti di spionaggio, sabotaggio e guerra digitale. Dunque per rafforzare la capacità di prevenzione, reazione e ripristino, il Quadro strategico specifica i sei indirizzi che dovranno essere conseguiti mediante gli 11 indirizzi operativi indicati nel Piano nazionale. Oltretutto tra le azioni da mettere in pratica vengono, infine, citate: la creazione di un CERT, (vale a dire un Computer Emergency Response Team), nazionale e di CERT regionali; il potenziamento delle capacità di intelligence; la collaborazione tra settore pubblico e privato; la diffusione della cultura della sicurezza informatica; e l'adozione di standard, protocolli e certificazioni internazionali.


mercoledì 19 febbraio 2014

Premio Drago D’Oro: Ecco le nomination dell'edizione 2014.


In America hanno gli Interactive Achievement Awards, in Inghilterra il Golden Joystick Awards ed i BAFTA Video Games Awards, ed, a partire dallo scorso anno, anche qui in Italia abbiamo i nostri "Oscar dei videogiochi": si tratta del Permio Drago D'Oro è rappresenta il premio ufficiale dedicato all'eccellenza nel mondo dei videogiochi in Italia. Ad organizzarlo è AESVI, (vale a dire l'Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani), e la seconda edizione si concluderà tra poche settimane, con una serata di premiazione prevista il prossimo 11 Marzo a Roma presso l'auditorium del MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo. In pratica i videogiochi presi in considerazione sono, ovviamente, quelli usciti nel corso del 2013, ripartiti in 17 categorie, la più importante delle quali si chiama "Videogioco dell'Anno". Ad ogni modo di seguito vi propongo le nomination nelle varie categorie:

VIDEOGIOCO DELL'ANNO:
-Assassin's Creed IV: Black Flag;
-BioShock Infinite;
-
Grand Theft Auto V;
-
Ni no Kuni;
-
Pikmin 3;
-
Rayman Legends;
-Super Mario 3D World;

-The Last of Us;
-
The Legend of Zelda: A Link Between Worlds;
-
Tomb Raider.

MIGLIOR VIDEOGIOCO DI AZIONE/AVVENTURA:
-Assassin's Creed IV: Black Flag; 
-Batman: Arkham Origins;
-Grand Theft Auto V;
-The Last of Us;
 -Tomb Raider.

 MIGLIOR VIDEOGIOCO CASUAL:
-Animal Crossing: New Leaf;
-Disney Infinity;

-Just Dance 2014;
-Skylanders: Swap Force;
-Wii Party U.

 MIGLIOR VIDEOGIOCO DI CORSE:
-Forza Motorsport 5;
-F1 2013;
-Gran Turismo 6;
-GRID 2;
-Need for Speed: Rivals.

MIGLIOR VIDEOGIOCO PLATFORM:
-Guacamelee!;
-Puppeteer: Kutaro E Le Forbici Magiche;
-Rayman Legends;
-Super Mario 3D World;
-Tearaway: Il Messaggero di Carta.

MIGLIOR VIDEOGIOCO DI RUOLO:
-Bravely Default;
-Final Fantasy XIV: A Realm Reborn;
-Ni no Kuni;
-Pokémon X & Y;
-The Legend of Zelda: A Link Between Worlds.

MIGLIOR VIDEOGIOCO SPARATUTTO:
-Battlefield 4;
-BioShock Infinite;
-Call of Duty: Ghosts;
-Killzone: Shadow Fall;
-Metro: Last Light.

MIGLIOR VIDEOGIOCO SPORTIVO:
-FIFA 14;
-Football Manager 2014;
-NBA 2K14;
-PES 2014;
-NHL 14.

MIGLIOR VIDEOGIOCO DI STRATEGIA:
-Dota 2;
-Fire Emblem: Awakening;
-Pikmin 3;
-SimCity;
-Tomb Raider.

MIGLIOR COLONNA SONORA:
-BioShock Infinite;
-Grand Theft Auto V;
-Ni no Kuni;
-Rayman Legends;
-The Last of Us.

MIGLIOR GAMEPLAY:
-Brothers: A Tale of Two Sons;
-Grand Theft Auto V;
-Pikmin 3;
-Super Mario 3D World;
-The Wonderful 101.

MIGLIOR GRAFICA:
-Battlefield 4;
-Killzone: Shadow Fall;
-Ni no Kuni;
-Ryse: Son of Rome;
-The Last of Us.

MIGLIOR SCENEGGIATURA:
-Beyond: Due anime;
-BioShock Infinite;
-Grand Theft Auto V;
-Remember Me;
-The Last of Us.

MIGLIOR PERSONAGGIO:
-Barbanera, (Assassin's Creed IV: Black Flag);
-Jodie Holmes, (Beyond: Due anime);
-Joel, (The Last of Us);
-Lara Croft, (Tomb Raider);
-Trevor, (Grand Theft Auto V).

MIGLIOR VIDEOGIOCO INDIE:
-Brothers: A Tale of Two Sons;
-Contrast;
-Gone Home;
-Papers, Please;
-The Stanley Parable.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA:
-BioShock Infinite;
-Papers, Please;
-Puppeteer: Kutaro E Le Forbici Magiche;
-Tearaway: Il Messaggero di Carta;
-The Last of Us.

VIDEOGIOCO "SCELTA DEL PUBBLICO":
-Assassin's Creed IV: Black Flag;
-BioShock Infinite;
-
Grand Theft Auto V;
-Ni no Kuni;
-
Pikmin 3;
-
Rayman Legends;
-Super Mario 3D World;

-The Last of Us;
-
The Legend of Zelda: A Link Between Worlds;
-
Tomb Raider.


Comunque sia, infine, chiunque fosse interessato potrà votare il proprio videogame preferito, (considerato che si può esprimere soltanto una preferenza), nella categoria "scelta del pubblico", seguendo le indicazioni e registrandosi al seguente indirizzo: http://www.premiodragodoro.it/come-votare/.


martedì 18 febbraio 2014

Scoperte alcune cellule del sangue che potrebbero combattere la Sclerosi Multipla.


Esistono malattie, come la Sclerosi Multipla, (spesso abbreviata in SM), caratterizzate da un'infiammazione cronica del cervello ed una correlata degenerazione. Questa infiammazione si ritiene sia causata da un'iperattività del sistema immunitario e veda coinvolte principalmente le cellule immunitarie note con il nome di linfociti T. Tuttavia, secondo alcuni scienziati dell'Università di Copenaghen, la cura a questo stato di cose potrebbe trovarsi nel sangue ed in particolare in alcune cellule individuate da poco che a quanto pare sono in grado di combattere le cellule T iperattive e di conseguenza "spegnere" l'infiammazione da esse causata. O almeno questa è la scoperta effettuata durante un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature Medicine e condotto dai ricercatori del Biotech Research and Innovation Centre, (noto anche con l'acronimo BRIC), la quale si pone come una nuova possibilità di trattamento dell'infiammazione cerebrale, i sintomi della Sclerosi Multipla collegati ed altre malattie autoimmuni. In sostanza le cellule individuate di recente dai ricercatori danesi appartengono alla famiglia dei linfociti, (o globuli bianchi): nello specifico si tratta di un sottoinsieme che esprime il gene FOXA1, responsabile dello sviluppo delle cellule con funzioni soppressive nei confronti delle linfociti T. Ad ogni modo durante il suddetto studio gli scienziati, stimolando l'attività di queste cellule regolatrici, sono riusciti a diminuire in modo significativo il livello di infiammazione cerebrale e quindi la malattia in questione. Al riguardo Yawei Liu, coautore dello studio, ha spiegato: "Sapevamo che alcune cellule del sangue non ben identificate prima erano state in grado di inibire la Sclerosi Multipla nei topi ed attraverso l'analisi del gene abbiamo scoperto che queste cellule sono un sottoinsieme dei nostri linfociti che esprimono il gene FOXA1. Importante sottolineare che quando si inserisce FOXA1 in linfociti normali con terapia genica, potremmo modificarne l'azione permettendo di regolare attivamente l'infiammazione ed inibire la Sclerosi Multipla". Inoltre l'espressione del gene FOXA1 dei linfociti non era nota finora, e questa è stata la prima dimostrazione della loro importanza nel controllo della Sclerosi Multipla e quindi, se quanto osservato in questo studio risulterà ripetibile, si potrebbe dare una speranza ai milioni di persone, (il cui numero è in costante aumento), che convivono con questa devastante malattia. Per di più durante la ricerca il team di ricercatori, guidato dalla professoressa Shohreh Issazadeh-Navikas del BRIC, ha esaminato il sangue dei pazienti affetti da Sclerosi Multipla, prima e dopo due anni di trattamento con l'interferone-beta-1a, scoprendo che grazie a questo farmaco nei pazienti vi è stato un aumento del numero di questo nuovo tipo di cellule del sangue che combattono la malattia. In tal proposito la stessa Shohreh Issazadeh-Navikas ha dichiarato: "Dal punto di vista terapeutico i nostri risultati sono davvero interessanti e speriamo che possano aiutare a trovare nuove opzioni terapeutiche per i pazienti che non beneficiano di farmaci già esistenti; pazienti con Sclerosi Multipla soprattutto più cronica e progressiva. Nel nostro modello abbiamo potuto attivare i linfociti con stimolazione chimica e la terapia genica, e siamo curiosi di stabilire se questa possa essere una nuova strategia di trattamento". In ogni caso la prossima fase della ricerca, (tra l'altro già intrapresa), prevede test con cui valutare se i nuovi linfociti FOXA1 potranno impedire il deterioramento della guaina mielinica delle cellule nervose e la degenerazione cerebrale in un modello di Sclerosi Multipla progressiva. Comunque, come già detto, oltre che per la Sclerosi Multipla, la comprensione di come prevenire questa infiammazione cronica del cervello sarà anche utile per altre malattie autoimmuni come, ad esempio, il diabete mellito di tipo 1, (detto anche "diabete giovanile"), le malattie infiammatorie croniche intestinali, (note anche con la sigla MICI), e l'artrite reumatoide; insomma tutti casi in cui l'infiammazione è un fattore importante nello sviluppo della patologia.


lunedì 17 febbraio 2014

I "robot muratori" in grado di costruire come le termiti.


Di certo l'ultima invenzione dell'Università di Harvard non farà piacere a molti muratori e carpentieri. Infatti di recente un gruppo informatici ed ingegneri della Harvard School of Engineering and Applied Sciences, (nota anche con la sigla SEAS), e del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering at Harvard University hanno ultimato la creazione di una squadra di piccoli robot che sono in grado di costruire edifici, (anche centinaia di volte più grandi di loro), in modo del tutto autonomo, quindi senza il minimo intervento da parte dell'uomo. In pratica questa squadra di mini-robot fanno parte del progetto TERMES, (avviato nel 2011, presentato in questi giorni in occasione dell'AAAS 2014 Annual Meeting e pubblicati sulla rivista Science), il quale ha preso spunto dalla natura, ed in particolare dalle capacità sociali delle termiti. Infatti quest'ultime sono capaci di costruire nidi di varie forme, architetture e complessità, utilizzando diversi tipi di materiali; insomma nessuno può competere con le termiti per quanto riguarda la grandezza dei lavori edilizi, se si considerano le loro minuscole dimensioni: milioni di "operai" collaborano per raggiungere l'obiettivo finale, ovvero proteggere la regina e l'intera colonia da eventuali nemici ed un termitaio può raggiungere anche i 12 metri di altezza, 30 di larghezza e 40 di profondità. Ed è stato proprio da questa rete sociale che gli scienziati di Harvard hanno tratto ispirazione per realizzare questi piccoli "robot muratori", (da molti chiamati "robot termiti"), che cooperano senza nessuna supervisione centralizzata e senza seguire progetti precisi. In sostanza ogni singolo robot possiede quattro sensori e tre attuatori, (per orientarsi e per seguire quello che accade nell'ambiente circostante, in modo da coordinare le proprie azioni con quelle degli altri), e nessun sistema di comunicazione: il robot trova l'elemento costruttivo, lo trasporta e lo deposita nella giusta posizione. Inoltre, proprio come avviene con le termiti, i robot possono operare in gruppi composti da centinaia o migliaia di unità, (il che significa che l'eventuale rottura di un robot non comprometterebbe l'esito finale, in quanto gli altri proseguiranno la costruzione), e le strutture 3D vengono assemblate a strati, eventualmente sfruttando scale temporanee per arrivare più in alto. Al riguardo Radhika Nagpal, uno dei creatori dei piccoli robot, ha spiegato: "Funzionano come un unico sistema complesso, composto da elementi indipendenti che singolarmente compiono azioni molto elementari, ma che tutti insieme riescono a raggiungere obiettivi complessi". Insomma si tratta del metodo di comunicazione chiamato "stigmergia", caratteristico, appunto, di termiti e formiche, solo che in questo caso viene tradotto in particolari algoritmi che controllano movimenti molto semplici ma che nel loro complesso danno luogo ad un comportamento intelligente. In tal proposito Justin Werfel, autore principale della ricerca, ha commentato: "Normalmente all'inizio si ha un progetto ed un piano dettagliato su come eseguire i lavori ed il caposquadra dirige il suo gruppo, supervisionando le varie operazioni. Ma nelle colonie di insetti ogni termite non sa quello che gli altri stanno facendo o quello che è lo stato generale dell'abitazione in costruzione". Comunque sia una delle possibili applicazioni pratiche future di questa tecnologia potrebbe essere, ad esempio, il trasporto dei sacchetti di sabbia, in caso di inondazioni; oppure la sostituzione dell'uomo in caso di pericolo, ad esempio, in seguito ad un evento disastroso; oppure ancora l'impiego per la realizzazione di edifici nello spazio. Anche se per il momento l'obiettivo dei ricercatori a stelle e strisce è, infine, quello di costruire "squadre" di robot capaci di raggiungere un obiettivo progettato dall'uomo.

Di seguito un video che mostra come lavorano questi robot:



domenica 16 febbraio 2014

Twitter sarebbe pronto a diventare come Facebook e Pinterest, rischiando però di perdere tutto.


Molto probabilmente a diversi utenti la cosa di sicuro non piacerà, ma a quanto pare Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), sta pensando seriamente di stravolgere una delle impostazioni che l'ha reso celebre. E questa volata non si tratta della solita "limazione" la grafica, o dello spostamento di qualche bottone, (cosa, tra l'altro, successa qualche settimana fa), ma si tratta dell'abbandono della disposizione a scorrimento verticale dei tweet per inaugurare un'interfaccia più distribuita, che a prima vista sembra proprio un'elegante via di mezzo tra Facebook, Google+ e Pinterest. Infatti la prima cosa che si può notare, (guardando le immagine rese pubbliche da Matt Petronzio del sito Mashable), è che la pagina profilo sembra ricalcare l'impostazione "foto profilo+ foto copertina" che già contraddistingue Facebook e Google+. Tuttavia è sufficiente soffermarsi qualche istante per comprendere quale sia il vero punto di svolta: i contenuti sono riarrangiati ed organizzati in riquadri in modo da poterne presentare di più in una singola schermata. Questo, come già anticipato, vale sia per la disposizione dei tweet e dei retweet, che passerà da verticale a distribuita, (con un'organizzazione "a tiles" che ricorda il nuovissimo Paper di Facebook ed in parte Pinterest), che per qualsiasi altro tipo di informazione, che verrà servita in punta di forchetta all’utente. Inoltre dando un'occhiata alla striscia di tab orizzontale sotto quella che adesso è una vera e propria immagine di copertina, si notare, oltre ai tre statuari, (Tweet, Following e Follower; anche quest'ultimi due menù saranno visualizzati a riquadri, nei quali ci saranno i singoli profili degli utenti, compresi foto del profilo, quella di copertina e la mini-biografia), altri tre menù: Photos/Videos, Favorites e View, (che conterrà le eventuali liste). Ad ogni modo la scelta di dare più spazio a foto e video non è casuale, ed entra in risonanza con quella di presentare un maggior numero di tweet nella stessa schermata. In pratica l'obiettivo evidente sarebbe quello di dare maggiore longevità ai singoli contenuti e fare in modo che rimangano in circolo il più a lungo possibile, così che possano creare maggior coinvolgimento e di conseguenza dare nuova linfa ad una piattaforma che a quanto pare comincia a dare i primi segni di appassimento. Infatti è passata solo qualche settimana da quanto Twitter ha registrato un inatteso e pesante tonfo in borsa, scatenato dai dati relativi al coinvolgimento dell'utenza. Insomma, se da un lato il Social Network dai 140 caratteri è una compagnia profittevole capace di aumentare il suo bacino d'utenza del 30% su base annua, nell'ultimo trimestre i nuovi utenti attratti dalla piattaforma non superavano il 3,9%. Il che rappresenta un dato che, inserito nel contesto, non è così preoccupante, ma che è stato comunque sufficiente per mettere in allarme Dick Costolo e seminare ansia ai piani alti di Twitter. E non è un caso che il nuovo restyling, (ancora in fase di test), arriva a nemmeno un mese di distanza dall'ultima "mano di bianco", come se quest'ultima fosse una preparazione per il vero e proprio cambiamento, che se dovesse concretizzarsi si tratterebbe del primo vero e sostanziale da quando la piattaforma è stata creata. Comunque l'impressione è che i reponsabili di Twitter vivano nel terrore di perdere la presa sugli utenti, soprattutto ora che Facebook sembra averne indovinata una, appunto, con il suo nuovo Paper. Non a caso questa nuova interfaccia tende a dare maggiore spazio alle interazioni tra gli utenti, quasi come se il Social Network dovesse diventare un'alternativa alle chat ed ai servizi di messaggistica istantanea. In ogni caso, secondo molti, Twitter dovrebbe tener presente che rincorrere Facebook non ha mai portato nulla di buono, (basta ricordare i primi tempi di Google+), e che se fino ad ora la piattaforma ha tenuto botta nella tempesta è anche e soprattutto perché è riuscita a fidelizzare un'utenza pericolosamente allergica alle scorciatoie ed al ricettacolo di contenuti spazzatura che ammorba gli altri Social Network. E quindi a volte, converrebbe chiudere un "orecchio" alle richieste degli azionisti ed occuparsi di non perdere per strada lo zoccolo duro degli utenti più attivi.

Di seguito alcuni screenshot della nuova grafica:
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