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mercoledì 30 aprile 2014

PornHub lancia "Gives America Wood", un'iniziativa per piantare un albero ogni 100 video visualizzati.


A quanto pare PornHub, uno dei più influenti e popolari siti di pornographic video sharing, (vale a dire di condivisione libera di materiale video pornografico), ha deciso di omaggiare il cosiddetto "Arbor Day", (ovvero una festa in cui persone singole o gruppi si impegnano a piantare nuove piante ed a prendersi cura degli alberi esistenti, celebrata negli Stati Uniti l'ultimo Venerdì di Aprile, in Belgio il 21 Marzo, in Australia il 28 Luglio ed in Brasile il 21 Settembre; a seconda del periodo di semina dei rispettivi Paesi), con un'iniziativa che prevede, appunto, l'impegno ad interrare un albero sul suolo statunitense ogni 100 video visualizzati: avviata lo scorso Venerdì, durerà fino al prossimo 2 Maggio e, secondo il contatore ufficiale, ha già fruttato oltre 13.000 nuove piante. Tuttavia nonostante la serietà del tema, i responsabili del sito non si sono lasciati sfuggire l'occasione di condire il tutto con un po' di ironia e doppi sensi, sia nel nome dell'iniziativa, "PornHub Gives America Wood", (in italiano Pornhub da' il legno all'America), giocando con l'ambiguità del termine "wood" che significa sì legno, ma che può essere usato per indicare anche l'erezione, sia sulle categorie dei video, sottolineando che gli unici filmati validi per partecipare alla campagna sono quelli sui "grossi fusti" e che invece i "cespugli" sono facoltativi. Comunque al momento non è dato sapere quale tipo e soprattutto dove verranno piantati questi alberi; molto probabilemente tutto dipenderà dalle organizzazioni che PornHub sceglierà per portare a termine questa iniziativa: tra quelle attualmente prese in considerazione ci sarebbero l'Arbor Day Foundation, la Trees for the Future e l'American Forests. Ad ogni modo il sito a luci rosse, che forse vuole riprendersi da un calo di visite subìto dall'inizio del 2014, non è nuovo ad iniziative di marketing simili ed originali; infatti nel periodo di San Valentino ha deciso di eliminare il limite giornaliero di 5 visualizzazioni sui dispositivi mobile dei suoi video, in omaggio alla famosa battuta di Woody Allen secondo cui: "La masturbazione è fare sesso con qualcuno che ami veramente". Oppure dopo il recente Super Bowl, che ha deciso di pubblicare le statistiche sulle visualizzazioni dei suoi filmati: durante la partita c'è stato un "fisiologico" calo di interesse, ed alla fine c'è stata un'impennata solo in Colorado, (stato degli sconfitti Denver Broncos), mentre a Washington i fan dei Seattle Seahawks erano troppo impegnati a festeggiare per "consolarsi" con un i video del sito.


martedì 29 aprile 2014

Creato un microchip per studiare le metastasi.


Di recente alcuni ricercatori dell'IRCCS Galeazzi di Milano, (coordinati da Simone Bersini, Chiara Arrigoni e Matteo Moretti del Laboratorio di Ingegneria Cellulare e Tissutale), insieme ai colleghi del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), di Boston durante uno studio pubblicato su Biomaterials e ripreso dal settimanale The Economist, hanno realizzato un particolare microchip con lo scopo di tracciare le vie delle metastasi tumorali e comprendere meglio i processi ed i meccanismi che permettono al cancro di invadere l'organismo. In pratica il suddetto team è riuscito per la prima volta a ricostruire in laboratorio, per mezzo di un modello tridimensionale che utilizza cellule umane, il processo di formazione di metastasi ossee derivanti dal tumore al seno. Questo perché, secondo recenti statistiche, quasi il 70% dei pazienti con un cancro al seno in stato avanzato va incontro a metastasi ossee; cosa che gli studiosi sono, appunto, riusciti a riprodurre ed osservare. In sostanza per ricostruire l'ambiente naturale del tessuto osseo a contatto con la parete dei vasi sanguigni, su un piccolo microchip sono stati creati diversi canali comunicanti, all'interno dei quali sono state inserite delle cellule staminali mesenchimali umane che hanno formato l'osso e le cellule endoteliali, che a loro volta hanno generato i vasi. Successivamentre all'interno di quest'ultimi i ricercatori hanno iniettato delle cellule tumorali umane di carcinoma mammario e ne hanno osservato il cosiddetto processo di extravasazione, vale a dire il passaggio attraverso la parete del vaso sanguigno all'interno del tessuto osseo. In questo modo i ricercatori hanno potuto fotografare uno dei meccanismi molecolari alla base del processo che trasporta le cellule malate dal seno all'osso: in particolare hanno visto che CXCL5, (ovvero una proteina prodotta dalle cellule ossee), è in grado di attirare le cellule tumorali interagendo con CXCR2, (ossia un recettore caratteristico disposto sulla loro superficie). Quindi adesso il modello descritto grazie a questa ricerca potrà essere usato in studi futuri per osservare la diffusione di altri tipi di cancro e verificare l'azione di nuovi farmaci anti-metastasi. Al riguardo Simone Bersini ha spiegato: "L'innovatività di questo modello risiede nella ricostruzione di un microambiente tridimensionale contenente cellule umane, in grado di riprodurre in modo accurato il processo di metastatizzazione verso il tessuto osseo così come avviene all'interno del corpo umano. E ciò apre le porte verso lo sviluppo di modelli avanzati che possano limitare la sperimentazione animale e condurre allo sviluppo di farmaci sempre più efficaci e selettivi". A cui a fatto eco Matteo Moretti che ha, infine, concluso dichiarando: "Il progetto è nato per poter studiare più accuratamente i meccanismi molecolari coinvolti nei processi metastatici dell'osso, grazie all'uso di cellule umane per generare tessuti biologici in 3D. Nella prospettiva di una medicina sempre più attenta al singolo individuo, pone le basi per la creazione di modelli personalizzati che riproducono i tessuti e le condizioni specifiche di un individuo, permettendo la selezione di farmaci e terapie più mirate ed efficaci".


lunedì 28 aprile 2014

Internet Explorer: Individuata una nuova falla zero-day su tutte le versioni.


A quanto pare tutte le versioni di Internet Explorer attualmente presenti sul mercato, (dalla numero 6 alla recentissima numero 11), nascondono un nuovo bug che mette a rischio tutti gli utenti che utilizzano questo browser. O almeno questo è quanto hanno scoperto in questi giorni alcuni ricercatori FireEye, che hanno subito notificato il problema alla community Microsoft, la quale a sua volta ha chiesto ai propri utenti massima attenzione mentre sta tentando di organizzare lo sviluppo delle apposite patch correttive, (che a quanto pare non arriveranno per chi utilizza ancora Windows XP, in quanto il supporto è terminato definitivamente lo scorso 8 Aprile*). In sostanza, come si può leggere in una nota ufficiale pubblicata dalla stessa Microsoft, (per la precisione nel Security Advisory 2963983), il problema è causato dal modo in cui Internet Explorer tenta di accedere agli oggetti precedentemente rimossi oppure conservati in modo non appropriato: un eventuale malintenzionato potrà sfruttare questa falla per portare a termine attacchi mirati tramite l'esecuzione di codice arbitrario sul sistema vulnerabile, con tutte le possibili conseguenze del caso. In altre parole un criminale potrebbe realizzare un sito web esca per installare un virus sul computer del malcapitato o portare a termine qualsiasi altra azione a suo piacimento. Tra l'altro il problema maggiore sta nel fatto che un metodo per sfruttare tale vulnerabilità è già in circolazione, di cui sarebbero già state registrate le prime, (seppure limitate), conseguenze e che, finché una patch non sarà disponibile, l'utenza non avrà rimedi efficaci contro gli attacchi. Per di più, stando a quanto affermano gli esperti di FireEye, un eventuale attacco basato su questa falla potrebbe superare sia Windows DEP, (sigla che indica Data Execution Prevention), sia ASLR, (acronimo di Address Space Layout Randomization). Inoltre, trattandosi di una falla cosiddetta "zero-day", c'è già qualcuno che sta sfruttando questa possibilità; infatti, secondo quanto riportato dai ricercatori FireEye, alcuni criminali stanno prendendo di mira istituzioni finanziarie e militari negli USA: si tratta, secondo gli specialisti, di un gruppo noto da tempo ma particolarmente elusivo. Ed il fatto che siano coinvolte le versioni più comuni di Internet Explorer, (con uno stratagemma attivo però soltanto sulle versioni 9, 10 ed 11), implica un pericolo concreto per circa il 26% degli utenti online. Ad ogni modo entrando più nello specifico il metodo in questione agisce in modo particolarmente pericoloso poiché, come già anticipato, è sufficiente una visita su un sito appositamente sviluppato, (su cui si può arrivare per errore, per un click su una e-mail di spam o su un messaggio truffaldino proveniente da un qualsiasi servizio di messaggistica istantanea), per portare il codice maligno ad agire all'insaputa dell'utente all'interno del browser. Oltretutto non essendoci versioni del browser escluse da questa minaccia ed in attesa di un pacchetto correttivo che risolva la situazione, Microsoft suggerisce di usare la Enhanced Security Configuration, affidarsi alla Restricted Zone per l'apertura di siti dai client di posta ed in generale disabilitare i controlli ActiveX per siti sconosciuti; una soluzione che di certo riduce i rischi ma che tuttavia non li elimina. Motivo per il quale il consiglio di molti è quello di utilizzare temporaneamente uno dei tanti browser alternativi oppure in modo definitivo se si utilizza ancora Windows XP*.

*(Aggiornamento dell'1 Maggio 2014): Microsoft ha annunciato a sorpresa che le apposite patch correttive saranno disponibili anche per Windows XP.


domenica 27 aprile 2014

Ricreato in laboratorio il cosiddetto "brodo primordiale" per studiare l’origine della vita.


In questi giorni alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge, coordinati da Markus Ralser, (del Dipartimento di Biochimica), sono riusciti a ricreare in laboratorio il cosiddetto "brodo primordiale". In pratica si tratterebbe di una soluzione molto calda composta da acqua e molecole carboniose che, secondo un processo ipotizzato per la prima volta dal biochimico russo Aleksandr Oparin, avrebbe interagito con i componenti chimici dell'atmosfera terrestre primitiva, (ovvero metano, idrogeno ed ammoniaca), per dare origine alle primissime molecole organiche, in condizioni anaerobiche a causa della mancanza di ossigeno nell'atmosfera; col passare del tempo queste molecole sarebbero diventate sempre più complesse fino ad arrivare ai coacervati, formati dai primi nucleotidi ed enzimi. Tra l'altro tale processo fu poi dimostrato in laboratorio negli anni '50 dal chimico americano Stanley Miller, il quale dimostrò che i suddetti componenti chimici dell'atmosfera primitiva, se sottoposti ad una sorgente di energia come, per esempio, una scarica elettrica, (che simulava quella prodotta da fulmini, eruzioni vulcaniche e meteoriti presenti nell'ambiente terrestre primitivo), possono reagire con l'acqua, appunto, per produrre gli amminoacidi essenziali per la formazione della materia vivente. Ad ogni modo, secondo quanto descritto sulla rivista Molecular Systems Biology, i ricercatori dell'Università di Cambridge hanno ricostruito in laboratorio una sorta di mare in miniatura ricchissimo di ferro per osservare la nascita spontanea delle reazioni chimiche che sarebbero alla base della vita. In particolare hanno osservato la formazione di molecole organiche come lipidi ed aminoacidi, necessari per formare una delle molecole fondamentali per la vita: l'acido ribonucleico, (meglio conosciuto con la sigla RNA). In sostanza per ricostruire il "brodo primordiale" i ricercatori si sono basati sulla composizione dei sedimenti descritti nella letteratura scientifica, portandolo poi a temperature elevate comprese tra 50 e 90 gradi, ovvero simili a quelle che si trovano ancora oggi nel fondo degli oceani dove sono attive le sorgenti idrotermali. Così facendo hanno notato che in tali condizioni il ferro e gli altri metalli presenti nella suddetta soluzione iniziavano ad accelerare le reazioni chimiche. Al riguardo lo stesso Markus Ralser ha, infine, spiegato: "Attualmente abbiamo osservato 29 reazioni chimiche metaboliche simili, incluse quelle che producono i precursori delle molecole della vita".


sabato 26 aprile 2014

Dal 15 Maggio arriva sul grande schermo "Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra".


Dopo il grande successo dello scorso anno con il primo episodiogli autori di Scary Movie hanno deciso di tornare sui grandi schermi con un secondo episodio che promette di essere ancora più sconvolgente e di far morir dal ridere sulla scia dei più grandi horror di tutti i tempi. In pratica si tratta di Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra, (titolo originale A Haunted House 2), un film-parodia, come il capitolo precedente, diretto da Michael Tiddes e prodotto dalla IM Global Octane e la Wayans Bros. Entertainment. Inoltre in questa pellicola, (le cui riprese sono iniziate lo scorso 26 Agosto e terminate lo scorso 29 Settembre), i film presi di mira dalla parodia sono: Paranormal Activity 4; SinisterInsidious; L'evocazione - The Conjuring; e The Possession. Ad ogni modo, essendo un sequel, Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra riprenderà a raccontare la storia ovviamente da dove si era interrotta con il capitolo precedente; infatti la trama spiega: "Dopo aver perso la sua amata Kisha in un incidente stradale, Malcolm inizia una nuova vita sposando Megan, madre di due bambini. Ma tuttavia il paranormale è ancora una volta in agguato e prende di mira la sua nuova famiglia. Infatti non appena la famiglia si trasferisce in una nuova casa, iniziano a verificarsi bizzarri eventi paranormali che coinvolgono sia i bambini che la proprietà. La situazione si complica maggiormente quando Kisha, tornata misteriosamente dal mondo dei morti, si stabilisce nel quartiere... e non c'è niente di peggio che il disprezzo di una ex-fidanzata demoniaca". Per di più nel film saranno presenti: Marlon Wayans, nel ruolo di Malcolm Johnson; Jaime Pressly, nel ruolo di Megan; Essence Atkins, nel ruolo di Kisha Davis; Dave Sheridan, nel ruolo di Bob Kearney; Affion Crockett, nel ruolo di Ray-Ray; Cedric the Entertainer, nel ruolo di Padre Doug Williams; Gabriel Iglesias, nel ruolo di Miguel; ed Ashley Rickards, nel ruolo di Becky. Comunque sia a differenza del precedente episodio Ghost Movie 2 - Questa volta è guerra verrà distribuito nei cinema italiani dalla Notorious Pictures, (invece che della Lucky Red), a partire dal prossimo 15 Maggio.


Di seguito la locandina:
http://www.sagoma.com/wp-content/uploads/2014/05/GhostMovie_PosterITA.jpg
...ed il trailer italiano ufficiale:




venerdì 25 aprile 2014

Project:EVO, il videogame per individuare l'Alzheimer.


Si chiama Project:EVO e si tratta di un videogioco per smartphone e tablet che potrebbe aiutare a diagnosticare l'Alzheimer ed altri problemi neurodegenerativi ed i cui i primi test, (che vanno avanti da Marzo), sono stati positivi. In pratica ad idearlo è stata la start-up statunitense Akili Interactive Labs, la quale ha già attirato l'attenzione di alcune multinazionali farmaceutiche che si sono dette pronte a finanziere il progetto. Tuttavia, secondo quanto spiegato dalla rivista Ieee Spectrum, il gioco in quesitone è progettato, (almeno in questa prima fase), soltanto per iPad ed iPhone. Ad ogni modo in Project:EVO l'utente, muovendo il dispositivo, dovrà condurre un omino giallo, (mascotte della Akili Interactive Labs), a bordo di una specie di navicella, lungo una sorta di fiume in diversi ambientazioni ed in diverse sfide per fargli raccogliere vari oggetti ed allo stesso tempo deve premere sullo schermo in corrispondenza di quelli che sembrano essere pesci ed uccelli. Ed è proprio questo tipo di esercizio, messo a punto da Adam Gazzaley, neuroscienziato dell'Università di San Francisco, che mette in moto quello che in neurologia si chiama "elaborazione di interferenza", vale a dire una funzione che è tra le prime a venire meno in caso di problemi neurologici. Al riguardo Eric Elenko, uno dei fondatori della suddetta start-up, ha spiegato: "Abbiamo creato un prodotto che sembra un gioco di intrattenimento, ma che in realtà è basato sulla scienza. Il sistema raccoglie dati 30 volte al secondo mentre l'utente gioca e li analizza in tempo reale. Potremmo metterlo direttamente sul mercato, ma preferiamo fare prima dei test e farlo registrare dall'FDA come dispositivo medico". Il che sarebbe un'ottima cosa, considerando che attualmente l'Alzheimer viene diagnosticato con certezza solo con la tomografia a emissione di positroni, (nota anche con la sigla PET), ovvero un esame molto costoso al cervello, in cui si ricercano le placche amiloidi, (o senili), cioè accumuli di proteine principali responsabili della malattia in questione. Comunque sia nei test finora effettuati sono stati reclutate sia persone che risultavano avere un alto grado che persone con un basso grado di queste placche, per verificare se questo influisce sui punteggi di Project:EVO. In tal proposito Eric Elenko ha concluso dichiarando: ''Se riusciamo a dimostrare che i risultati del gioco saranno direttamente proporzionali alle placche senili, avremo un metodo di diagnosi economico e preciso''. Tra l'altro in altre sperimentazioni attualmente in corso i ricercatori della Akili Interactive Labs cercheranno, infine, di verificare se un uso regolare del gioco in questione possa migliorare i sintomi di deficit di attenzione, autismo e depressione, in cui è coinvolto lo stesso meccanismo neuropsicologico.


Di seguito alcuni screenshot di Project:EVO:



http://thenerdstash.com/wp-content/uploads/2015/10/akili.jpgw578h9999crop0.jpg



giovedì 24 aprile 2014

SLAYER: Presentano un nuovo brano ed annunciano un contratto con la Nuclear Blast per il nuovo album.


La scorsa notte, in occasione dell'edizione di quest'anno dei Revolver Golden Gods Awards che, come ogni anno, hanno avuto luogo al Nokia Theatre di Los Angeles, gli Slayer hanno deciso di sorprendere i fan con una performance senza preavviso, in cui hanno suonato tre canzoni tra cui la premiere mondiale di un nuovissimo brano: "Implode", il primo dopo ben 5 anni, (per la precisione dopo l'album World Painted Blood del 2009), registrato all'inizio del mese presso l'Henson Recording Studio, prodotto da Terry Date e Greg Fidelman, ed adesso disponibile per il download gratuito come ringraziamento ai fans per il continuo supporto. Tra l'altro gli utenti registrati al fan club degli Slayer hanno ricevuto una e-mail intorno alla mezzanotte con il link per ascoltare la canzone prima che fosse resa pubblica, ma adesso può, appunto, essere scaricato gratuitamente da chiunque, visitando il sito www.slayer.net. Ad ogni modo, come avevano già annunciato, entro la fine dell'anno la band inizierà a registrare un nuovo album, che dovrebbe uscire nel 2015. In sostanza si tratta di un album che farà storia per gli Slayer in quanto sarà pubblicato dalla Nuclear Blast Records attraverso l'etichetta di stampa della band, (che tuttavia è ancora senza nome), chiudendo così un rapporto di ben 28 anni con Rick Rubin e la sua American Records. Al riguardo Tom Araya, frontman della band, ha dichiarato: "Rick ha coperto un ruolo enorme nella nostra carriera, abbiamo fatto grandi album insieme a lui. Ma oggi è un nuovo giorno, le case discografiche non ricoprono più il ruolo di una volta e ci piace molto l'idea di diventare indipendenti e di avere un collegamento diretto coi nostri fans e la Nuclear Blast ha accettato la nostra sfida!". Perciò tutto fa sembrare che tutte le future registrazioni dell'etichetta della band saranno pubblicate in tutto il mondo esclusivamente tramite la Nuclear Blast. Infatti Markus Staiger, proprietario della suddetta etichetta, ha spiegato: "Ero un adolescente ribelle quando è uscito "Show No Mercy" e sono cresciuto con quel disco. All'epoca era il disco più estremo ed aggressivo e gli Slayer erano e sono ancora oggi la band più brutale del pianeta! Davvero non riesco ad esprimere quanto sono orgoglioso del fatto che si siano uniti alla famiglia Nuclear Blast. Siamo pronti per la prossima registrazione e sono sicuro che farà la storia del metal!". Mentre Gerardo Martinez, direttore dell'etichetta, ha aggiunto: "La prospettiva di aiutare gli Slayer ad assumere un ruolo di primo piano nel processo creativo delle loro uscite, progetti ed altre opportunità promozionali è un onore estremo per me, un metallaro cresciuto a Los Angeles che ascolta gli Slayer. In nessuno dei miei sogni più irraggiungibili avrei immaginato che la Nuclear Blast avrebbe fatto la storia insieme ad una delle migliori band metal". Comunque sia è bene ricordare che gli Slayer, (attualmente composti da: Tom Araya alla voce e basso; Kerry King alla chitarra; Paul Bostaph alla batteria in sostituzione di Dave Lombardo; e Gary Holt, chitarrista degli Exodus, nonché turnista degli Slayer che continua a sostituire l'indimenticabile Jeff Hanneman, purtroppo scomparso il 2 Maggio dello scorso anno), trascorreranno i prossimi mesi in tour tra i più importanti festival nordamericani ed europei e con numerose date da headliner; tra cui ben tre tappe in Italia: il 15 Giugno a Milano, il 16 Giugno a Bologna e l'11 Luglio a Bolzano. Perciò la band dovrebbe, infine, tornare in studio verso il prossimo autunno per terminare le registrazioni di questo nuovo album.
 

Di seguito il nuovissimo brano "Implode":



mercoledì 23 aprile 2014

Stampata in 3D la prima mano protesica da circa 50$.


Partendo da un'idea di Jose Delgado Jr., l'imprenditore Jeremy Simon è riuscito a finalizzare la protesi di una mano grazie all'utilizzo di una stampante 3D. In pratica si tratta di una soluzione a basso costo, in quanto il materiale impiegato per crearla è costato solo circa 50 dollari e nonostante ciò sarebbe più efficace ed efficiente di una protesi mioelettrica, (ovvero quella classica), che ha un costo di ben 42.000 dollari. O almeno questo è quanto è stato riportato sul blog 3D Universe, (di proprietà dello stesso Jeremy Simon), dove è stato pubblicato un post in cui sono state condivise maggiori dettagli in merito al progetto. Ad ogni modo Jose Delgado Jr. è un 53enne, nato senza la mano del braccio sinistro e per afferrare gli oggetti ha sempre usato una protesi mioelettrica, (o almeno fin quando ha incontrato Jeremy Simon), e che da qualche anno si è molto interessato alla stampa 3D. In sostanza parlando in maniera approfondita del progetto, l'uomo ha convinto l'imprenditore a creare un modello 3D di una mano: per l'occasione è stata utilizzata una FlashForge Creator 3D e la stampa ha impiegato 14 ore. Inoltre, secondo lo stesso Jose Delgado Jr., la mano stampata in 3D, (di cui, tra l'altro, è stata creata anche una versione per bambini), è più leggera della sua protesi mioelettrica ed anche più facile da usare. Per di più permette di piegare tutte e cinque le dita e di esser usata comodamente, anche per afferrare una scatola. Comunque sia l'obiettivo di Jeremy Simon non sarebbe soltanto quello di permettere a chiunque ne ha bisogno di avere a disposizione una protesi del genere, ma anche quello di permettere a questi di potersela creare da sé; infatti immagina un futuro in cui anche i bambini potranno costruire una mano protesica "fai-da-te" ed in effetti le possibilità legate a tale tecnologia sono numerosissime. Tuttavia attualmente il progetto non è stato presentato a nessun medico ed a nessun azienda, in quanto lo scopo principale è più che altro quello di evidenziare quanto la stampa 3D abbia un enorme potenziale, anche in campo medico; infatti al riguardo Jeremy Simon ha, infine, concluso affermando: "Questo è l'uso più cool della stampa 3D che ho scoperto".

 Di seguito un video in cui Jose Delgado Jr. compara la protesi stampata in 3D con quella mioelettrica: 



martedì 22 aprile 2014

Holograph, la piattaforma per visualizzare i big data in 3D.


Negli ultimi anni sta crescendo sempre più la necessità di trovare la soluzione più idonea alla visualizzazione dei cosiddetti big data, termine usato per identificare l'enorme quantità di dati, (si parla di zettabyte), raccolti in vari modi, soprattuto dai dispositivi connessi ad Internet. Ed è stato proprio per questo motivo che durante l'edizione 2014 della Silicon Valley TechFair, tra i vari progetti Microsoft ne ha mostrato uno che potrebbe risolvere questo problema: si tratta di Holograph, una piattaforma interattiva che è in grado di mostrare i suddetti dati in tre dimensioni, utilizzando una varietà di tecniche stereografiche. In pratica può visualizzare sia dati statici e dinamici, attraverso una loro rappresentazione 3D in cui l'interazione avviene con il semplice tocco delle dita su un ampio touchscreen che permette di modificare il punto di vista, sfruttando il cosiddetto rendering delle immagini sia al di sotto che al di sopra del piano del display. Inoltre questa piattaforma consente anche di esplorare, selezionare e manipolare i complessi dati multidimensionali per creare e perfezionare le tecniche di interazione e le tecnologie con l'obiettivo di far comprendere a tutti l'importanza della crescente marea di grandi data set; in questo contesto la stessa Microsoft usa il termine "democratizzazione" per descrivere la facilità con cui è possibile accedere ai big data. Mentre Curtis Wong, (lo scienziato di Microsoft Research che ha già lavorato con il team Office per integrare in Excel la visualizzazione spazio-temporale dei dati), ha dichiarato che: "Holograph consente agli utenti di esaminare varie tipologie di dati in maniera semplice e naturale. La visualizzazione tiene conto della posizione dell'osservatore, grazie all'uso del Kinect che rileva il punto di vista ed altera dinamicamente i dati. Le funzionalità touch del display Perceptive Pixel permettono di rilevare il tocco delle dita e mostrare i dati 3D rappresentati sotto il piano dello schermo". Certo, tutto ciò potrebbe sembrare un qualcosa di futuristico e fantascientifico ma, come si vede nel video di presentzione, è già realtà; infatti durante la breve dimostrazione Dave Brown, (Senior Research Development Engineer di Microsoft Reaserch), mostra la manipolazione della Terra e del Viper, (ovvero il caccia spaziale di Battlestar Galactica), la rappresentazione 3D della popolazione nelle città e, nella parte finale, l'ologramma della Principessa Leia di Star Wars nella famosa scena in cui chiede aiuto ad Obi-Wan Kenobi. Comunque sia, secondo gli esperti, in un futuro non troppo distante Holograph potrebbe, infine, arrivare anche su display più piccoli, come ad esempio quelli dei monitor e dei dispositivi mobile.


Di seguito il suddetto video di presentazione:




lunedì 21 aprile 2014

Dimostrato che internet può allontanare il rischio di depressione negli anziani.


Le recenti statistiche ILSA, (sigla che indica l'Italian Longitudinal Study on Aging, dell'Università degli Studi di Padova), non sono particolarmente confortanti: l'anziano italiano è il più depresso d'Europa; ed in tutto questo ad avere la peggio sono soprattutto le donne oltre i 65 anni, mentre gli uomini sembrano superare meglio le sfide dell'età, in quanto ne soffre solo il 38% . Eppure a quanto pare una via d'uscita esisterebbe; infatti, secondo alcuni ricercatori dell'Università Statale del Michigan, l'utilizzo di Internet potrebbe ridurre la probabilità di depressione almeno del 30%. In pratica la depressione è molto comune tra gli anziani, soprattutto se non hanno un compagno, se non vivono insieme alla propria famiglia, o peggio, se soffrono di alcune forme di disabilità. Per questo un recente studio, pubblicato sul Journal of Gerontology, ha esaminato per 6 anni la vita di migliaia di persone anziane che vivono negli USA, e l'uso di Internet sembra aver giocato un ruolo determinante per ridurre vistosamente il problema. Al riguardo Sheila Cotten, professoressa di telecomunicazioni presso l'Università Statale del Michigan nonché coordinatrice dello studio, ha spiegato: "Questo è un effetto molto forte e tutto questo ha a che fare con le persone anziane che sono in grado di comunicare, di rimanere in contatto con le loro reti sociali, e non sentirsi sole". In sostanza per arrivare a tali conclusioni sono stati analizzati i dati raccolti dall'Health and Retirement Survey, (nota anche con la sigla HRS), ovvero una raccolta di informazioni provenienti da oltre 22.000 americani anziani. In tal proposito Sheila Cotten ha aggiunto: "Questa è una delle più grandi e più complete indagini di questo genere". Ma tuttavia non è il primo che rivela l'importante ruolo che svolte l'utilizzo di Internet nell'aiutare le persone a superare la depressione: la differenza sostanziale di questa nuova ricerca è che si è riusciti ad evidenziare la differenza di umore prima e dopo l'utilizzo di Internet. Inoltre i ricercatori hanno anche tentato di capire se stati depressivi passati possano aver in qualche modo influenzato quelli futuri; tuttavia hanno fatto notare che non tutte le persone sono riuscite ad uscire dalla depressione: alcune sono state male anche collegandosi alla Rete. In ogni caso, secondo la stessa Sheila Cotten, l'uso di Internet riduce comunque lo stato depressivo, anche se perdura in parte quello precedente. Quindi lo studio attuale non ha fatto altro che confermare tutti quelli precedenti che indicavano nella socializzazione via web un valido strumento per migliorare l'umore delle persone che si sentono sole. Al riguardo Sheila Cotten ha proseguito dichiarando: "Questo studio fornisce contributi significativi allo studio dell'uso di Internet e la depressione in anziani e pensionati". Ovviamente la ricercatrice ha voluto precisare che in ogni cosa ci vuole equilibrio, dunque anche nell'utilizzo della tecnologia: un po' può aiutare; troppa può ledere. Perciò la moderazione è la scelta migliore; infatti Sheila Cotten ha, infine, concluso spiegando: "Se ci si siede davanti ad un computer tutto il giorno, ignorando i ruoli che si hanno nella vita e le cose che si devono realizzare come parte della propria quotidianità, allora si può andare incontro ad un impatto negativo su se stessi. Ma se lo si sta usando con moderazione e si stanno facendo le cose che migliorano la propria vita, gli impatti saranno probabilmente positivi in termini di salute e benessere".


domenica 20 aprile 2014

Il cerotto che trasforma il calore del corpo in elettricità.


Si presenta come un cerotto sottile e flessibile, eppure si tratta di un dispositivo indossabile in grado di convertire il calore corporeo in elettricità; caratteristica che potrebbe aggiungere la possibilità che, un domani, i dispositivi elettronici possano mantenere più a lungo la carica rispetto alle batterie degli attuali congegni tecnologici. Tra l'altro non è la prima volta che dispositivi di questo genere vengono sviluppati, ma tuttavia quelli creati di recente da un team del Korea Advanced Institute of Science and Technology, (noto anche con la sigla KAIST), diretto da Byung Jin Cho, professore d'ingegneria elettronica del Nano IC Technology Lab, combinano caratteristiche capaci di massimizzare l'energia, pur rimanendo sottili e flessibili; entrambi requisiti necessari per un dispositivo destinato ad essere fissato sulla pelle. Infatti il dispositivo in questione è costituito da fibre di vetro intrecciate fino a formare una sorta di foglio, appunto, in grado di convertire il calore in elettricità, sfruttando la differenza di temperatura tra la pelle di una persona e l'aria circostante, che poi viene trattenuta sul tessuto termoelettrico su cui è stampato serigraficamente il cerotto: si tratta di un tessuto fatto di vetro e molto più leggero di altri materiali, come la ceramica e l'alluminio, che tradizionalmente vengono impiegati in questi casi. In pratica basta indossarlo per iniziare a produrre energia e, visto che si basa sul calore, più ci si muove e più si ricaricano gli accessori. Così durante la corsa o quando fa molto caldo il corpo si trasforma in una sorta di piccole centrali termoelettriche. Ad ogni modo, considerando che attualmente l'industria delle cosiddette "tecnologie indossabili" è alla ricerca di una batteria che possa notevolmente prolungare l'autonomia dei dispositivi. Infatti per il momento è difficile, se non impossibile, realizzare un sofisticato device mobile in grado di funzionare adeguatamente ed in modo prolungato anche quando la sua batteria sta per esaurire la propria carica. Di conseguenza possibili sviluppi di questo innovativo cerotto potrebbero in futuro ridurre la dipendenza dei dispositivi dalle batterie, se non eliminarle del tutto. Ad esempio potrebbe essere inserito nel cinturino di braccialetti e/o smartwatch, trasformandoli in questo modo in oggetti autonomi, che non hanno bisogno di essere ricaricati. In tal proposito il team di ricercatori del KAIST ha pubblicato un comunicato, nel quale hanno spiegato che tale tecnologia potrebbe essere utilizzata anche per catturare il calore sprecato dalle automobili, dalle fabbriche, e persino dagli aerei e dalle barche, riciclandolo in energia nuova. Tuttavia la sperimentazione è ancora ai primi passi ed ora si dovrà trovare un metodo per rendere l'idea economicamente sostenibile, fare test di durata e di fattibilità ma comunque sembra proprio che il tempo della tecnologia indossabile autonoma sia dietro l'angolo.

Di seguito alcune immagini:
http://images.wired.it/wp-content/uploads/2014/04/1397575682__0002_2-thermoelectr.jpg
http://images.sciencedaily.com/2014/04/140410131458-large.jpg



sabato 19 aprile 2014

Scoperto che il veleno di serpente potrebbe salvare la vita ai cardiopatici.


Un vecchio detto recita: "non tutto il male vien per nuocere"; e non è la prima volta che in medicina, (soprattutto in quella antica ed orientale), un prodotto nocivo venga sfruttato a basso dosaggio per fini terapeutici. Come è emerso di recente per il veleno mortale del serpente Taipan, (denominato anche con il nome latino Oxyuranus), vale a dire un rettile tipico dell'Australia lungo più di 3 metri che possiede uno dei veleni più tossici al mondo: in grado di uccidere una persona in soli 30 minuti. Tra l'altro il Taipan è considerato il terzo serpente più velenoso al mondo, perché con un solo morso potrebbe uccidere circa 100.000 topi. In pratica il motivo per cui questo rettile rappresenta una minaccia così importante è proprio il suo veleno che interferisce con la coagulazione del sangue: la vittima, nel giro di pochi minuti, comincia ad avere emorragie mortali. Tuttavia un nuovo studio ne ha messo in luce la potenzialità di salvare vite umane; infatti di recente i ricercatori del Q-Sera dell'Università del Queensland sono stati in grado di sviluppare una particolare tecnologia di coagulazione da utilizzare nelle provette durante il prelievo del sangue. Il che, secondo il dottor Goce Dimeski, autore dello studio, potrebbe essere sfruttato durante gli esami del sangue di alcuni pazienti cardiopatici; infatti ha spiegato: "Il veleno di serpente ha la capacità di interferire con la coagulazione del sangue, la quale per ottenere il siero per le prove patologiche è un grosso problema, in particolare per i pazienti in terapia con anticoagulanti, tra cui pazienti cardiopatici". Ed ha poi aggiunto: "Il problema degli anticoagulanti è che possono sballare un esame del sangue. Se il test del sangue non è preciso, ottenere il giusto equilibrio del farmaco può essere difficile, causando disagio per i pazienti, con un costo maggiore per il contribuente a causa del fatto che è necessario ripetere il test". Tuttavia il progetto dei ricercatori è molto costoso, motivo per il quale il Medical Research Commercialisation Fund, (spesso abbreviato con la sigla MRCF), del governo del Queensland ha deciso di finanziarlo per tre anni con ben 990,000 dollari. Al riguardo Ian Walker, Ministro per l'Innovazione del Queensland, ha dichiarato: "Spesso ci vuole tempo prima che le scoperte mediche di cui potrebbero beneficiare di migliaia di persone siano disponibili in commercio, ma il governo del Queensland vuole accelerare il tutto. Vogliamo trasformare grandi idee in grandi opportunità a differenza del precedente governo laburista, che ha lasciato languire il settore di ricerca ed innovazione del Queensland. Questo governo si rende conto che la ricerca e l'innovazione sono vitali per la nostra futura crescita economica e prosperità, e sostiene la nostra promessa elettorale di coltivare un economia a quattro pilastri". Mentre Lawrence Springborg, Ministro della Salute, ha concluso spiegando: "Questo tipo di lavoro pionieristico è un altro esempio dei ricercatori di livello mondiale e le strutture che stiamo sostenendo in Queensland. Due dei beneficiari del MRCF sono l'Università del Queensland e la Queensland Health start-up Q-Sera". Insomma i presupposti sono buoni, il supporto finanziario c'è, quindi adesso non resta altro che attendere che lo studio vada a buon fine e vengano, infine, creati rimedi e farmaci adeguati.


venerdì 18 aprile 2014

Kepler 186f, il "cugino" della Terra.


Dopo la recente scoperta di oltre 1.700 pianeti al di là del Sistema Solare, ecco arrivare l'osservazione del pianeta extrasolare che tutti cercavano: il "cugino" della Terra. Infatti, tramite l'utilizzo del telescopio spaziale Kepler, i ricercatori della NASA hanno identificato un nuovo pianeta dalle dimensioni molto simili a quelle del nostro pianeta ed il quale ruota ad una distanza dalla sua stella anch'essa simile a quella della Terra dal Sole, che renderebbe la sua superficie abitabile. Difatti su di essa le temperature sono tali che l'acqua, (qualora esistesse), potrebbe scorrere senza problemi allo stato liquido: elemento fondamentale per far sì che la vita esista così come la conosciamo sulla Terra. Ad ogni modo per il momento a questo pianeta è stato assegnato il nome Kepler 186f, (in quanto si trova nel "sistema extrasolare" caratterizzato dalla stella nota come Kepler 186), il quale si trova a circa 500 anni luce dal nostro pianeta, più precisamente all'interno della costellazione del Cigno. Inoltre insieme al pianeta appena scoperto ne sono stati scoperti in precedenza altri quattro: Kepler 186b, Kepler 186c, Kepler 186d e Kepler 186e, i quali ruotano attorno alla suddetta stella madre, (una nana rossa che ha una massa equivalente a circa la metà del nostro Sole), una volta rispettivamente ogni 4, 7, 13 e 22 giorni e ad una distanza tale che li rende troppo caldi per ospitare la vita. Comunque sia Kepler 186f non è il primo pianeta ad essere stato scoperto nella cosiddetta "zona abitabile", ma la differenza è che tutti avevano dimensioni superiori a quelle terrestri almeno del 40% e ciò ha reso difficile capire quali possono essere gli ambienti che ne caratterizzano la superficie. Al riguardo Paul Hertz, direttore dell'Astrophysic Division della NASA ha spiegato: "La scoperta di Kepler 186f è un passo in avanti davvero significativo verso la ricerca di altri mondi simili alla nostra Terra e questo fa si che con la costruzione e la messa in orbita del Telescopio Spaziale James Webb e del Transiting Exoplanet Survey Satellite ci fa sperare di trovare molte altri pianeti simili al nostro". Tra l'altro al momento non è possibile dire con estrema precisione quale sia la massa e la composizione di Kepler 186f, anche se tuttavia ricerche precedenti suggeriscono che esso possa essere roccioso, proprio come la Terra. Infatti Elisa Quintana, ricercatrice dell'Ames Research Center che lavora per il SETI alla NASA, nonché autrice principale della ricerca pubblicata su Science, ha sottolineato: "Per adesso conosciamo un solo pianeta con la vita, la Terra, ma ogni volta che ne troviamo uno nella fascia abitabile di un'altra stella è un passo estremamente significativo per trovarne un secondo". In ogni caso Kepler 186f ruota attorno a Kepler 186 una volta ogni 130 giorni e da questo riceve circa un terzo dell'energia che la Terra riceve dal Sole. Quindi, facendo le debite proporzioni, si può immaginare che a mezzogiorno su Kepler 186f la luce che arriva sia simile a quella che giunge sulla Terra circa un'ora prima del tramonto. Tuttavia in tal proposito Thomas Barclay, ricercatore presso il Bay Area Environmental Research Institute, nonché coautore della ricerca, ha, infine, puntualizzato: "Il fatto che il pianeta si trovi nella zona abitabile non significa necessariamente che sulla superficie ci sia vita, perché essa dipende da molti fattori, tra i quali il tipo di atmosfera che lo ricopre"; ma la scoperta è comunque sensazionale.

 Di seguito il confronto tra sistema di Kepler-186 e Sistema Solare:
 http://i.space.com/images/i/000/038/582/original/diagram-kepler-186f.jpg?1397687588



giovedì 17 aprile 2014

Adobe Reader: Scoperto e risolto un pericoloso bug nella versione Android.


In questi giorni Yorick Koster, ricercatore di sicurezza, ha scoperto una grave vulnerabilità presente nella versione di Adobe Reader per i dispositivi Android, la quale potrebbe consentire ad un qualsiasi malintenzionato di accedere ai file memorizzati sulle MicroSD dei dispositivi presi di mira. Fortunatamente però l'azienda statunitense ha già provveduto a correggere velocemente il bug, rilasciando una nuova versione dell'applicazione; quindi a tutti quegli utenti che sono soliti conservare e leggere documenti PDF sui propri dispositivi Android viene consigliato di installare l'aggiornamento al più presto possibile. Ad ogni modo anche se nell'avviso di sicurezza pubblicato dalla stessa Adobe Systems è stato specificato soltanto che Adobe Reader 11.2 risolve una vulnerabilità nell'implementazione delle API JavaScript che potrebbe essere sfruttata per eseguire codice remoto, il ricercatore Yorick Koster ha spiegato in dettaglio che Adobe Reader per Android espone diverse interfacce JavaScript insicure, consentendo ad un malintenzionato di sfruttare la falla quando l'utente apre un file PDF infetto. Ovviamente è chiaro che questa strategia andrà a buon fine solo se e quando viene aperto il documento in questione; quindi dovrebbe essere sufficiente evitare PDF sospetti presenti in una pagina web oppure ricevuti come allegati di posta. Infatti nel caso in cui l'utente non presta attenzione, aprendo il file, viene eseguito automaticamente un codice Java che permette di leggere e copiare il contenuto della memory card SD del dispositivo colpito. Comunque sia Adobe Systems ha verificato che il bug è effivamente presente nell'applicazione fino alla versione 11.1.3 e, come già anticipato, si è messa subito all'opera e reso disponibile gratuitamente sul Play Store la versione 11.2 che consentirà agli utenti di mettersi al riparo da qualsiasi tentativo di attacco. Tra l'altro questa nuova release introduce anche nuove funzionalità, come, ad esempio: la visualizzazione a due pagine sui tablet; il supporto per i bookmark aggiunti dall'utente; ed, infine, anche la possibilità di telefonare direttamente tramite dei collegamenti ipertestuali ai numeri di telefono per la composizione automatica presenti nello stesso documento PDF.


mercoledì 16 aprile 2014

Dimostrato che il cuore sa auto-ripararsi ma è troppo lento.


A quanto pare il cuore è in grado di auto-ripararsi; o almeno questo è quanto ha fatto sapere in questi giorni Giulio Pompilio, cardiochirurgo responsabile del Laboratorio di Biologia Vascolare e Medicina Rigenerativa dell'IRCCS Centro Cardiologico Monzino, nonché pioniere della sperimentazione clinica con cellule staminali a scopo terapeutico, il quale ha spiegato: "Tutte le ultime ricerche, grazie anche al fiorire degli studi sulle cellule staminali, hanno contribuito a sovvertire l'assioma secondo cui il cuore non possiede meccanismi auto-riparativi. Lo si pensava anche del cervello ed ad oggi si è scoperto che non è così. L'idea era che le cellule cardiache ricevute alla nascita fossero solo in grado di diventare più grandi di volume e lunghezza, ma non di proliferare e di ricambiarsi". Ed ha poi proseguito aggiungendo: "Dagli anni '90 c'è stato un gran lavoro culturale e concettuale e questa nozione, data per scontata per decenni, è stata rimessa in discussione. In precedenza c'erano stati studi che avevano fatto pensare ad una capacità rigenerativa intrinseca del cuore. Osservazioni isolate avevano visto come nel post-infarto, e quindi in condizioni patologiche, ci fossero divisioni dei cardiomiociti, ossia delle cellule cardiache. Ma la comunità scientifica si era un po' adagiata sull'idea che il cuore non fosse capace di auto-rigenerarsi. Tant'è vero che la ricerca clinica sperimentale, che va sotto il nome di medicina rigenerativa, utilizzò cellule staminali al di fuori del cuore, di altra origine, come quelle adulte del midollo e le muscolo-scheletriche". Tuttavia, considerando che le cellule staminali sono presenti nell'adulto in quasi tutti gli organi, (cuore compreso), il punto della questione per gli esperti può essere riassunto con la domanda: "perché il muscolo cardiaco non è in grado di far fronte da solo a patologie che lo indeboliscono e/o ne alterano la struttura, come nel caso dell'infarto sostituita da delle cicatrici e non da tessuto contrattile, ossia con cardiomiociti nuovi?". Domanda alla quale ha cercato di dare una risposta lo stesso Giulio Pompilio spiegando: "Oggi sappiamo che ci sono cellule cardiache progenitrici residenti nel cuore, però non abbiamo una chiara cognizione della gerarchia dei precursori miocardici. Con "gerarchia" intendo la capacità di definire qual è la progenie che da' esito alla nascita di cellule cardiache. Il cuore, sia in condizioni normali che patologiche, ha una sorta di "turnover", vale a dire possiede effettivamente un meccanismo di ricambio di cardiomiociti". E la prova di ciò emerse nel 2009 da uno studio pubblicato sulla rivista Science, durante il quale alcuni ricercatori svedesi del Karolinska Institutet dimostrarono che le cellule cardiache hanno un ricambio, anche se questo si era rivelato alquanto lento. In pratica, sfruttando le conoscenze dei livelli di radioattività conseguenti ai test nucleari iniziati negli anni '50, i suddetti scoprirono che le disparità di radioattività osservate nell'atmosfera e nel cuore fossero dovute alla capacità di auto-rigenerazione delle cellule miocardiche; insomma un ricambio limitato, calcolato a 25 anni di età nell'ordine dell'1% in un anno. Al riguardo i ricercatori avevano spiegato: "Nella vita di un 70enne quasi metà del tessuto miocardico viene rinnovato con la produzione di nuovi cardiomiociti. Un ricambio a bassa frequenza e però continuo". In sostanza si è trattata di una scoperta che ha indotto molti a porsi altre domande legate alle fasi embrionali e fetali: "la capacità di rinnovamento del cuore è sempre la stessa?"; "quando termina lo sviluppo del cuore e si passa a una frequenza così bassa di ricambio?"; "quando finisce il programma di sviluppo fetale e comincia quello adulto?"; "e con quali meccanismi molecolari?". Ed ancora: "in condizioni di patologia del cuore adulto questa frequenza resta tale o aumenta?". Ed, infine: "chi è responsabile del rinnovo?"; "le cellule staminali o i cardiomiociti stessi?"; "e le staminali che ruolo hanno?". Tutte domande che preludono a possibili terapie e solo ad alcune delle quali sono già state date delle risposte. Infatti in tal proposito Giulio Pompilio ha dichiarato: "Sappiamo che nelle fasi dello sviluppo fetale, ma anche in quella precoce post-natale, la capacità di autorinnovamento del cuore è molto elevata. Entro le prime settimane di vita il neonato ha un cuore molto più plastico che in età adulta. Ci sono interruttori molecolari che probabilmente vengono spenti nella fase post-natale: attivati o disattivati a seconda di quale sia il programma, da molto plastico a poco plastico". Quindi gli interruttori molecolari sono un elemento-chiave, come spiega lo stesso Giulio Pompilio: "Nel caso dell'infarto il cuore aumenta leggermente la frequenza del ricambio, nel tentativo di adattarsi alla situazione critica. Ma non riesce a far fronte al problema". Perciò adesso l'obiettivo clinico è ben chiaro: accrescere questa risposta insufficiente; ovvero, come ha, infine, affermato il cardiochirurgo: "Una bassa frequenza che in una situazione critica viene coadiuvata dalle staminali nel cuore".


martedì 15 aprile 2014

AC/DC: Vicini allo scioglimento?


A quanto pare, secondo quando fatto sapere alcune ore fa da una stazione radio australiana, sia il nuovo album, (le cui registrazioni sono previste per il mese di Maggio), che il relativo tour per il quarantesimo anniversario degli AC/DC potrebbero saltare e la band potrebbe non suonare mai più dal vivo, né registrare più nessun album; insomma pare proprio che la leggendaria band australiana sia arrivata alla fine. Tuttavia è importante sottolineare che al momento nessuno dei membri degli AC/DC ha ancora confermato o commentato queste voci diffuse dal giornalista Peter Ford, appunto, durante il programma radiofonico 3AW Breakfast. In pratica il suddetto giornalista ha sostenuto che il chitarrista ritmico Malcolm Young sarebbe tornato in Australia per vivere con la sua famiglia e che per motivi personali non potrà continuare con la band; infatti ha spiegato: "Tutto fa sembrare che quel tour non si farà e non potremo mai più vedere gli AC/DC esibirsi live di nuovo o registrare di nuovo. I ragazzi hanno un patto:  nessuno può essere sostituito e quando qualcuno lascia, il gruppo finisce". Ed ha poi proseguito dichiarando: "Le mie informazione sono che Malcolm Young, uno dei membri fondatori del gruppo, negli ultimi tempi è tornato in Australia per vivere con la sua famiglia e per motivi personali non può continuare con la band". Ed al riguardo c'è da dire che lo scorso febbraio è stato lo stesso Brian Johnson, frontman della band australiana, ad ammettere che: "Uno dei ragazzi è stato piuttosto male", alludendo contemporaneamente a delle registrazioni che avrebbero, appunto, preso il via nel mese di Maggio, a Vancouver. Tra l'altro a rafforzare queste indiscrezioni c'è stato anche Darryl Mason, un giornalista australiano di The Orstrahyun, che ha rivelato che Malcolm Young avrebbe scoperto di non ricordare più come si suona a causa di un coagulo di sangue al cervello e che, per via di un patto, gli AC/DC non lo sostituiranno e perciò non potranno più suonare o registrare senza di lui. Inoltre a ciò si aggiunge anche Mark Evans, (che sostiene di essere il figlio di Dave Evans, noto per essere stato il cantante originale della band), il quale alcune ore dopo l'annuncio radiofonico ha pubblicato un tweet nel quale ha spiegato che l'imminente ritiro degli AC/DC dalle scene non è soltanto una voce; infatti ha scritto: «Malcolm Young è molto malato... il figlio, Ross Young, ha parlato con mio padre questa mattina ed è saltato fuori il rospo. La band sta per porre fine alla sua carriera... niente concerti o musica!». Tuttavia prima di trarre conclusioni affrettate, andrebbe notato che si tratta di un tweet che stranamente è stato eliminato poco dopo e che, considerando l'estrema riservatezza della band, che da sempre non si da' al gossip e rispetta la privacy di tutti, per il momento non ci sono conferme o smentite ufficiali perciò queste fino a prova contraria restano solo voci.