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domenica 31 agosto 2014

Esperimento Borexino: Misurata per la prima volta in tempo reale l'energia che fa brillare il Sole.


In questi giorni durante quello che è stato chiamato "esperimento Borexino", tenutosi presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, (noti anche con la sigla LNGS), dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, (conosciuto anche con l'acronimo INFN), è stata misurata per la prima volta in tempo reale l'energia che fa brillare così intensamente il Sole. In pratica lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature, ha mostrato come l'attività solare è rimasta uguale negli ultimi 100.000 anni ed ha provato anche che il Sole è una grande centrale a fusione nucleare. Infatti, come hanno spiegato gli stessi ricercatori dell'INFN: "L'esperimento Borexino, frutto di una collaborazione fra diversi Paesi europei, (Germania, Italia, Francia e Polonia), Stati Uniti e Russia, è riuscito a realizzare in tempo reale la misura dell'energia del Sole rivelando i neutrini prodotti da reazioni nucleari all'interno della massa solare: queste particelle impiegano solamente pochi secondi ad uscire dalla massa solare ed 8 minuti per arrivare fino alla Terra". Insomma, si è trattato di un'impresa senza precedenti perché, come hanno proseguito i ricercatori: "Le precedenti misure dell'energia solare erano sempre state realizzate sulle radiazioni, (fotoni), che attualmente illuminano e scaldano la Terra e che si riferiscono alle stesse reazioni nucleari, ma avvenute circa 100.000 anni fa; difatti è questo il tempo che l'energia mediamente impiega per attraversare la densa materia solare e raggiungere la sua superficie". Quindi il confronto fra la misura dei neutrini pubblicata in occasione dell'esperimento Borexino e le precedenti misure riguardanti l'emissione di energia raggiante dal Sole ha mostrato che l'attività solare non è, appunto, cambiata negli ultimi 100.000 anni. Ma tuttavia, come già anticipato, la ricerca in questione ha anche provato che il Sole è una grande centrale a fusione nucleare; infatti al riguardo lo scienziato italiano Gianpaolo Bellini, cordinatore del suddetto esperimento per il nostro Paese, ha spiegato: "Grazie ai risultati di questa nuova ricerca di Borexino, tocchiamo con mano, mediante i neutrini prodotti nella reazione protone-protone, (o p-p), che è la catena di fusioni nucleari p-p a far funzionare il Sole, fornendo proprio l'energia che si misura con i fotoni. Insomma questo prova che il Sole è una grande centrale a fusione nucleare". Ed ha poi proseguito dichiarando: "Questo prova che il Sole è una grande centrale a fusione nucleare, dove due nuclei di idrogeno fondono per formare un nucleo di deuterio". Inoltre questa reazione iniziale produce circa il 99% dell'energia solare, (il restante 1% viene prodotta con il ciclo carbonio-azoto-ossigeno, che invece è la principale reazione nelle stelle di massa molto maggiore). Ad ogni modo la difficoltà della misurazione realizzata in passato al Gran Sasso era dovuta all'energia estremamente ridotta di questi neutrini, (che arriva al massimo a 420 keV), la più piccola rispetto agli altri neutrini emessi dal Sole. Inoltre, come ha osservato lo stesso Gianpaolo Bellini: "I neutrini non interagiscono con la materia, tanto che ogni secondo 420 miliardi particelle bombardano un metro quadrato di superficie terrestre senza lasciare traccia del loro passaggio. Riuscire a misurarli senza alcun disturbo ha permesso di misurarne esattamente il flusso e di calcolare la quantità di energia prodotta nel cuore del Sole. Il risultato ottenuto è una conferma diretta degli attuali modelli teorici sui neutrini e sulle reazioni nucleari che avvengono nel cuore delle stelle di piccola massa come la nostra". Comunque sia i risultati di questa ultima scoperta saranno, infine, presentati il prossimo 5 Settembre nel corso di un workshop scientifico presso gli stessi LNGS e subito dopo nel corso di una conferenza pubblica aperta a tutti che si terrà alle ore 18:00 presso l'Aula Magna del Gran Sasso Science Institute, (noto anche con la sigla GSSI), all'Aquila. 

Di seguito un'immagine che riassume il tutto, (per quanto possibile):
http://www.interactions.org/images/INFN-Borexino-Infographic-ENG-sm.png



sabato 30 agosto 2014

Air Guitar World Championships 2014: Vince Nanami Nagura, giovane giapponese di 19 anni.


Durante l'edizione di quest'anno dell'Air Guitar World Championships, (per la precisione la 19ª, che si è tenuta ad Oulu, nel nord della Finlandia, dal 27 al 30 Agosto), ad essere incoronata nuova campionessa mondiale di "air guitar" è stata la giapponese Nanami Nagura, la quale ha sbaragliando i suoi concorrenti dopo il terzo spareggio. In pratica la 19enne nipponica, il cui nome d'arte è Seven Seas, era già campionessa nazionale in Giappone. Ad ogni modo, come già anticipato, dopo i primi due round, la giovane 19enne, (le cui coreografie non si limitano alla sola parodia dei guitar heros, ma attingono anche alla danza), era in parità con il suo rivale, il campione statunitense Matt "Airistotle" Burns: entrambi avevano 35,3 punti, e quindi si è reso necessario un terzo round; quello decisivo. Al riguardo Susanna Kyllönen, portavoce della manifestazione, ha commentato: "È stata una competizione molto accesa". In sostanza per chi non conoscesse l'Air Guitar World Championships, si tratta di una competizione annuale, (il cui intento principale è promuovere la pace nel mondo), in cui i contendenti vengono giudicati secondo loro abilità di fingere di suonare una chitarra elettrica, sulla base di musica rock o heavy metal, tuttavia senza avere tra le mani il reale strumento. Inoltre la prima fase della finale si apre con i concorrenti che suonano una canzone a loro scelta, (fase in cui Nanami Nagura ha optato per un medley che comprendeva "Bridge Burning" dei Foo Fighters e "Battery" dei Metallica); mentre nel secondo round i concorrenti devono suonare un pezzo richiesto dagli organizzatori, (che quest'anno hanno selezionato "TNT Diet" di Michael Monroe). Tuttavia, come già spiegato, in questa edizione è stato necessario in terzo round, per il quale gli organizzatori hanno scelto "Animal" dei Sweatmaster, (band finlandese poco conosciuta in Italia): i due concorrenti hanno potuto ascoltare il pezzo solo una volta prima di salire sul palco ed eseguire la loro performance. Comunque sia in totale la gara ha visto coinvolti 16 concorrenti provenienti da diversi Paesi del mondo, e tra quelli arrivati alle finali ci sono stati il Belgio, l'Inghilterra, la Bulgaria, il Canada, la Germania, il Giappone, i Paesi Bassi, il Taiwan e gli Stati Uniti. Tra l'altro, come già accennato, l'Air Guitar World Championships si svolge ogni a Oulu, in Finlandia, a partire dal 1995, dove un pubblico di oltre 5.000 persone può assistere alla competizione dal vivo. In ogni caso la tendenza di quest'anno è stata la presenza di diversi concorrenti giovanissimi, rispetto alle passate edizioni in cui molti avevano già superato i 30 anni. Infatti in tal proposito la stessa Susanna Kyllönen ha, infine, concluso, dichiarando con soddisfazione: "Nanami Nagura ed Atanas "Air Grinder" Tsvetkovd, concorrente della Bulgaria, hanno entrambi 19 anni, mentre il concorrente americano Matt Burns ne ha 24".


Di seguito la playlist con le varie esibizioni:



venerdì 29 agosto 2014

Scoperta la causa dell'allergia al latte.


Chi è intollerante al latte sa bene, (o dovrebbe sapere), che la causa è la mancanza di uno specifico enzima, chiamato "lattasi", il quale serve per digerire il lattosio. Tuttavia chi ne è allergico, (situazione in cui i sintomi e la pericolosità sono molto diversi), non ha le idee del tutto chiare in merito al meccanismo che la scatena, in quanto in campo medico non è completamente noto. O almeno così era finora; infatti in questi giorni alcuni scienziati dell'Università di Medicina di Vienna, durante un recente studio pubblicato su PLOS ONE, sono riusciti a scoprire che la responsabile di tutto ciò è una proteina specifica del latte, conosciuta con il nome di beta-lattoglobulina. In sostanza quest'ultima, secondo quanto hanno spiegato i ricercatori, si attiverebbe solo nel caso in cui fosse priva di ferro: quando viene associata a questo elemento, è totalmente innocua; insomma si tratta di un meccanismo simile a quello che si verifica, ad esempio, in caso di allergia ai pollini di betulla. In pratica, come anticipato, l'intolleranza non ha niente a che fare con un'allergia: mentre nel primo caso si tratta di una semplice mancanza di enzimi, nel secondo intervengono meccanismi di difesa molto più importanti come gli anticorpi IgE. Inoltre, stando alle statistiche, l'allergia al latte interessa una piccola percentuale di popolazione infantile europea che si attesta intorno al 2-3%; mentre gli adulti sarebbero in una percentuale ancora inferiore. Ad ogni modo in tali pazienti si formano in abbondanza alcuni tipi di linfociti chiamati TH2, i quali, una volta che si introducono le proteine del latte, contribuiscono in gran parte alla produzione di anticorpi IgE. E questo è in poche parole il motivo per cui i pazienti allergici sviluppano reazioni avverse quando assumono il latte vaccino. Per di più l'allergene del latte più importante, (appunto, la beta-lattoglobulina), appartiene ad una specifica famiglia di proteine denominata lipocalins, la quale possiede delle "tasche molecolari" in grado di ospitare complessi di ferro, (che a sua volta è legato alla proteina dai cosiddetti siderofori). Quindi, secondo i ricercatori, i linfociti TH2 si attiverebbero quando le proteine del latte sono vuote, ovvero senza ferro e siderofori. Tra l'altro, secondo la dottoressa Franziska Roth-Walter, del dipartimento di Medicina Comparata presso l'Istituto di Ricerca Messerli, nonché autrice principale dello studio, in questo modo viene stimolata la produzione di anticorpi IgE contro le proteine del latte, ed a lungo andare tutto ciò può scatenare vere e proprie allergie. Al riguardo ha spiegato: "La conoscenza della struttura molecolare degli allergeni ha contribuito in maniera significativa alla nostra conclusione sulle allergie al latte. Questo è di enorme rilevanza pratica". Mentre Erika Jensen-Jarolim, professoressa di fisiopatologia e ricerca anallergica a capo del suddetto dipartimento, ha concluso dichiarando: "Alcune delle domande più scottanti a cui vogliamo rispondere è: perché queste proteine del latte sono caricate in maggior o minor misura con il ferro? Il modo in cui vengono tenute e nutrite le vacche può essere un fattore coinvolto in questo fenomeno? Il caricamento del ferro può dipendere dal modo in cui il latte è prodotto: biologico o convenzionale? Questo sarà uno dei nostri interessi principali in futuro. Le lipocaline esistono in tutti i mammiferi, quindi diamo per scontato che le nostre conclusioni saranno applicabili anche al latte di altri mammiferi". Comunque sia è evidente che le domande che si pongono i ricercatori viennesi sono più che lecite; infatti è molto probabile che sia lo stile di vita delle vacche da latte, (spesso poco naturale), potrebbe portare alla produzione di un tipo di latte che potrebbe danneggiare o andare contro il sistema immunitario umano: sicuramente le future ricerche sapranno offrire le dovute risposte.


giovedì 28 agosto 2014

Banche USA sotto attacco; si sospetta degli hacker russi.


In questi giorni si è scoperto ed ufficializzato che la JP Morgan Chase ed almeno altri quattro importanti istituti finanziari statunitensi sono stati vittima di un attacco hacker avvenuto durante quest'estate, (si parla della metà di Agosto). E, cosiderando che si è trattato di "una significativa violazione della sicurezza informatica", gli agenti dell'FBI hanno avviato le dovute indagini, ma tuttavia al momento non sono ben chiari quali siano i nomi delle altre banche, la durata e l'entità dell'attacco, e le potenziali violazioni a danno dei protagonisti dell'alta finanza americana. Inoltre gli stessi agenti dell'FBI hanno fatto sapere di essere in collaborazione "con i servizi segreti per determinare l'entità dei recenti attacchi a diverse istituzioni finanziarie americane"; anche se a quanto pare i criminali informatici, (che si sospetta siano russi), sarebbero entrati in possesso di un cospicuo numero di dati sensibili della JPMorgan Chase attraverso un particolare malware, avviato dal personal computer di un funzionario della banca, e mediante il quale sono poi riusciti a penetrare nei sistemi informatici dell'intera istituzione. Per di più gli esperti di sicurezza hanno descritto l'operazione come un "attacco cybernetico sofisticato", in quanto i cybercriminali sono riusciti non solo ad infiltrarsi nelle reti delle banche, ma anche a sottrarre gigabyte di dati, che comprendono il controllo e le informazioni sui conti bancari. Ad ogni modo né la motivazione né l'origine degli attacchi sono ancora del tutto chiare: potrebbero esser dovuti a questioni finanziarie, (vale a dire alla volontà di ottenere denaro facile), ma anche ad operazioni di spionaggio; attualmente si escludono motivazioni politiche. Al riguardo Patricia Wexler, portavoce della JPMorgan Chase, ha spiegato: "Le aziende delle nostre dimensioni sperimentano purtroppo attacchi informatici quasi ogni giorno. Abbiamo varie linee di difesa per bloccare eventuali minacce e controllare costantemente i livelli di frode". Mentre Joshua Campbell, un portavoce dell'FBI, ha fatto sapere: "L'agenzia sta lavorando assieme ai servizi segreti per valutare quanto avvenuto: la lotta contro le minacce informatiche e criminali rimane una priorità assoluta per il governo degli Stati Uniti". Tra l'altro le intrusioni sono state originariamente riportate dalla testata Bloomberg, che ha indicato come il tutto fosse avvenuto ad opera di criminali russi; anche se non è però ancora sicuro, visto che gli esperti di sicurezza e l'FBI hanno spiegato di non esser ancora giunti a quella conclusione. Oltretutto i sospetti su un coinvolgimento dei russi sarebbero avvalorati dal clima di tensione che negli ultimi mesi ha dominato i rapporti tra USA, Europa ed il governo Russo, con l'imposizione reciproca di embargo e restrizioni nei rapporti commerciali. Ed in particolare la stessa JPMorgan Chase aveva attirato su di sé le ire delle autorità russe bloccando un pagamento effettuato dall'ambasciata russa ad una banca americana sotto sanzione. E come se non bastasse pare che la Russia era già ricorsa a strategie simili in occasioni di altre crisi internazionali: all'epoca dei conflitti con Estonia e Georgia, alcuni hacker erano stati reclutati dal governo Russo per indebolire il sistema di difesa e comunicazione con infiltrazioni nei siti web governativi. Ma tuttavia il settore bancario americano è stato un frequente bersaglio per hacker e cracker negli ultimi anni; infatti in tal proposito Jack Lew, segretario al Tesoro americano, ha di recente messo in evidenza i crescenti rischi legati ai potenziali cyberattacchi, riprendendo l'allarme lanciato dall'International Organization of Securities Commissions, (noto anche con la sigla IOSCO), secondo la quale tali operazioni rappresentano la peggior minaccia per i mercati finanziari.


mercoledì 27 agosto 2014

Secondo un recente studio, i bambini autistici avrebbero un numero eccessivo di sinapsi.


A quanto pare bambini e gli adolescenti autistici avrebbero un eccessivo numero di sinapsi; o almeno questo è quello che hanno fatto sapere alcuni ricercatori del Columbia University Medical Center, (noto anche con la sigla CUMC), tramite un recente studio pubblicato sulla rivista Neuron. In pratica, secondo gli scienziati, si tratterebbe di una sorta di "mancata potatura", la quale farebbe si che nel cervello si formi una "foresta cerebrale". Inoltre un rallentamento del processo cerebrale di "potatura" durante l'età dello sviluppo porterebbe ad effetti profondi sulle funzioni del cervello, in quanto, come già noto, le sinapsi sono i punti in cui i neuroni si connettono e comunicano tra di loro; perciò va da sé che la comunicazione non può essere efficiente se è eccessiva. Al riguardo il professor David Sulzer, che ha diretto la ricerca, ha spiegato: "È la prima volta che qualcuno ha cercato e visto la mancanza di "potatura" durante lo sviluppo dei bambini con autismo; anche se i numeri più bassi di sinapsi in alcune aree del cervello erano stati rilevati in precedenti ricerche nei cervelli di pazienti anziani e nei topi con comportamenti autistico-simili" . In sostanza questa "potatura sinaptica" sembrerebbe essere guidata da un processo di degradazione cellulare noto come autofagia e l'unico modo per risolvere il problema sarebbe l'ausilio di un farmaco che sia in grado di ripristinarne il normale funzionamento. Ed in questo senso, per tentare una possibile soluzione è stata testata la rapamicina, (meglio detta anche Sirolimus): un farmaco immunosoppressore tradizionalmente utilizzato nei trapianti d'organi per evitarne il rigetto. Per di più la ricerca in questione, per il momento condotta soltanto su animali, (per la precisione su modelli murini affetti da autismo), è stata in grado di tracciare il difetto di "potatura" di una particolare proteina denominata mTOR, che, tra le altre cose, regola la crescita e la sopravvivenza cellulare. Infatti è proprio quando questa proteina diviene iperattiva che le cellule cerebrali perdono la capacità di autofagia cellulare portando, appunto, ad un numero eccessivo di sinapsi. Inoltre è stato rilevato che, ripristinando nei topi il normale processo di autofagia, e quindi anche la conseguente "potatura sinaptica", i comportamenti autistico-simili si mostravano reversibili. Ad ogni modo, come già anticipato, per far tutto ciò i ricercatori del CUMC hanno deciso di utilizzare la rapamicina, tra le cui funzioni c'è anche quella di inibire proprio le proteine mTOR. Tra l'altro è stato scoperto che il farmaco in questione funzionava anche se somministrato dopo che i comportamenti autistici si erano instaurati da diverso tempo; il che ha portato gli scienziati a pensare che il medicinale possa essere adoperato anche a malattia avviata. Oltretutto, secondo quanto riportato sulla rivista Neuron, nel cervello delle persone affette da autismo vi è una quantità eccessiva di proteina mTOR, tuttavia la rapamicina è stata in grado di inibirla riportando l'autofagia a condizioni normali. In tal proposito lo stesso David Sulzer ha proseguito dichiarando: "Il fatto che possiamo ravvisare cambiamenti nel comportamento suggerisce che l'autismo può essere ancora curabile dopo che è stato diagnosticato al bambino, se riusciamo a trovare un farmaco migliore. La cosa incredibile circa i risultati è che centinaia di geni sono stati collegati all'autismo, ma quasi tutti i nostri soggetti umani avevano mTOR iperattiva ed una diminuzione di autofagia e tutti sembrano avere una mancanza di normale "potatura sinaptica". Questo ci dice che molti dei geni, (forse la maggior parte), possono convergere sulla via mTOR/autofagia, allo stesso modo in cui molti affluenti portano al fiume Mississippi. Infatti quando mTOR risultava instabile ed aveva ridotto l'autofagia, la normale "potatura sinaptica" era come bloccata; il che può essere alla base dell'apprendimento di un comportamento appropriato che può essere una caratteristica unificante di autismo". Mentre, secondo Alan Packer, ricercatore americano della Simons Foundation e co-finanziatore dello studio, eseguire uno screening della proteina mTOR e l'attività autofagica potrebbe fornire in un prossimo futuro un valido mezzo per diagnosticare alcune caratteristiche dell'autismo al fine di poter somministrare il trattamento più idoneo al soggetto autistico. Ed, infine, Carol Povey, direttore del Centro per l'Autismo della National Autistic Society, (nota anche con la sigla NAS), ha concluso spiegando: "Questa interessante ricerca potrebbe aiutare a sviluppare la nostra comprensione delle complesse differenze cerebrali che esistono tra le persone con autismo e quelli che non hanno tale condizione. Tuttavia, l'idea che un farmaco potrebbe essere sviluppato per trattare l'autismo deve essere valutata con estrema cautela. Oltre a considerare le implicazioni etiche, ci chiediamo se è possibile estrapolare gli effetti dei farmaci sui topi che mostrano un comportamento apparentemente autistico e simile a quello degli esseri umani che in realtà hanno una reale disabilità".


martedì 26 agosto 2014

Amazon acquista Twitch per 970 milioni di dollari.


A quanto pare per Amazon è arrivato il momento di acquisti; infatti la scorsa notte la famosa società di commercio elettronico capitanata da Jeff Bezos ha sorpreso tutti concludendo un accordo della modica cifra di 970 milioni di dollari, che ha portato all'acquisizione di Twitch, (la celebre piattaforma di video streaming esclusivamente dedicata ai videogiocatori), scavalcando le ambizioni altri colossi del Web, come Google, il quale da mesi sembrava ormai prossima alla chiusura dell'affare. Infatti sebbene non fosse ancora nota la controparte, l'accordo era nell'aria: Twitch cercava ormai da diverso tempo un partner con il quale affrontare la propria crescita e gli ultimi mesi sono passati tra trattative ed indiscrezioni. Al riguardo Emmet Shear, amministratore delegato della piattaforma di video streaming, in una lettera pubblicata sullo stesso sito ha spiegato: "Abbiamo voluto cercare un partner perché procedere da soli sarebbe stato "pericoloso". Abbiamo scelto Amazon perché crede nella nostra comunità, condivide i nostri valori e la visione a lungo termine e ci aiuterà ad arrivare più rapidamente ai nostri obiettivi. Grazie ad Amazon saremo in grado di darvi il miglior Twitch di sempre". Ed a fargli eco è stato anche lo stesso Jeff Bezos, che nel comunicato ufficiale ha fatto sapere: "Amazon annuncia di aver trovato un accordo per l'acquisizione di Twitch, piattaforma video per il gaming. Nel mese di Luglio, oltre 55 milioni di visitatori unici ha visto più di 15 miliardi di minuti di contenuto su Twitch, prodotti da oltre 1 milione di broadcaster, inclusi gamers individuali, giocatori professionisti, editori, sviluppatori e media outlet. Entrambe le compagnie sono ossessionate dalla soddisfazione dei clienti e capaci di pensare in maniera diversa. Non vediamo l'ora di imparare da loro ed aiutarli a crescere rapidamente per dare nuovi servizi alla comunità mondiale dei gamers". In sostanza per chi ancora non lo conoscesse, Twitch è, appunto, una piattaforma che, come già anticipato, permette a chiunque di trasmettere in diretta sul Web le proprie fasi di gioco; insomma, si tratta di uno strumento per la divulgazione da una parte, (ovvero il "luogo" di condivisione), all'altra, il tutto all'interno di un sistema di socializzazione incentrato sul mondo del gaming. Inoltre la sua natura è del tutto originale ed ha generato dinamiche che, dalla fondazione del gruppo nel 2011, ha visto crescere esponenzialmente successo e penetrazione del brand tra i gamers di tutto il mondo. Tra l'altro è stato proprio in questa prima metà del 2014 che per Twitch è arrivata la consacrazione definitiva: grazie all'integrazione con Xbox One e Playstation 4, (le due cosiddette console "next-gen"), il parco utenti della piattaforma si è allargato a dismisura, totalizzando cifre da capogiro; tanto che ad Aprile il Wall Street Journal lo aveva persino piazzato al quarto posto per volume di traffico negli Stati Uniti, dopo Netflix, Google ed Apple. E pensare che, come già spiegato, solo qualche mese fa Google aveva messo sul tavolo più o meno la stessa cifra: quasi un miliardo di dollari per integrare Twitch nel suo cosmo di servizi web; senza contare che l'azienda aveva rifiutato offerte simili da altri concorrenti, (tra cui Microsoft), preferendo invece il colosso di Mountain View anche e soprattutto per il fattore YouTube, di cui Twitch sembrava essere il compagno perfetto. Tuttavia pare che il rischio sarebbe stato quello di rimanere invischiati nelle restrittive politiche sul copyright di Google, già causa di problemi per i molti giocatori desiderosi di condividere le loro partite attraverso YouTube, oltre che di diventare gli eterni "fratelli minori" della grande televisione del colosso di Mountain View. Inoltre, secondo Forbes, un ulteriore grave ostacolo si sarebbe posto sulla strada che portava le due parti ad incontrarsi: l'antitrust; infatti Google, avendo già in possesso YouTube, avrebbe potuto dar vita ad una eccessiva concentrazione di potere nel mercato dei video online. Perciò la situazione ha preso una piega favorevole per la potenza infrastrutturale, economica e la libertà offerte da Amazon; senza contare un sistema cloud efficiente, un'importante ambizione nel mondo del gaming e la necessità di un colpo importante per dar corpo ai propri progetti. Ad ogni modo, come assicurato dallo stesso Emmet Shear, per il momento Twitch conserverà la sua indipendenza, anche se le possibilità di integrazione potrebbero essere molteplici: a partire dalla possibilità di acquistare con pochi clic i videogiochi ai quali si sta facendo da spettatori. Per di più grazie all'integrazione nei servizi di Amazon, (tra l'altro è già presente come applicazione anche sulla Fire Tv, dotata di un proprio controller), la piattaforma streaming in questione potrebbe raggiungere un pubblico ancora più vasto e differenziato, più ampio di quello dei videogiocatori "duri e puri", che per ora costituisce il suo punto di forza. E questo perché non si parla solamente di videogiochi: negli ultimi tempi Twitch aveva testato proprio lo streaming di eventi come concerti e cosiddetti "DJ set", destinati probabilmente a ritornare in futuro attraverso dispositivi come Fire Tv e Fire Phone. Comunque sia attualmente si tratta di un'acquisizione apparentemente di nicchia, ma che in futuro potrebbe garantire all'azienda di Jeff Bezos un cospicuo vantaggio in un settore come quello dell'incontro tra videogiochi e streaming, destinato sicuramente a crescere sempre di più.


lunedì 25 agosto 2014

SLIPKNOT: Svelati il titolo, la tracklist, l'artwork e la data di uscita del nuovo album.


Dopo le varie indiscrezioni e le varie immagini ed indizi rilasciati nel corso di quest'ultimo mese, gli Slipknot ha finalmente deciso di svelare, sui vari Social Network, il titolo, la tracklist, l'artwork e persino la data di uscita del loro prossimo album. In pratica quest'ultimo, che per la precisione sarà il loro 5° album in studio, (dopo All Hope Is Gone del 2008), e che che vedrà, per la prima volta, l'assenza del bassista Paul Gray, (purtroppo scomparso il 24 Maggio del 2010 a causa di un'overdose di morfina e di un suo sostituto sintetico: l'analgesico fentanyl), e del batterista Joey Jordison, (il quale lo scorso 12 Dicembre ha deciso di abbandonare la band per motivi personali non ben precisati), si intitolerà ".5: The Gray Chapter", evidentemente proprio in onore del suddetto bassista. Inoltre è stato svelato anche che l'album in questione conterrà ben 14 brani, (due dei quali sono già stati resi pubblici: The Negative One, di cui è stato rilasciato anche un video ufficiale ed il quale sembrava non dovesse far parte del nuovo album; ed The Devil In I, il cui audio è stato pubblicato in questi giorni), più 2 bonus tracks per quanto riguarda l'edizione deluxe, e la sua uscita è prevista in tutto il mondo il prossimo 21 Ottobre e distribuito tramite la Roadrunner Records. Ad ogni modo di seguito la tracklist completa:

01. XIX
02. Sarcastrophe
03. Aov
04. The Devil In I
05. Killpop
06. Skeptic
07. Lech
08. Goodbye
09. Nomadic
10. The One That Kills The Least
11. Custer
12. Be Prepared For Hell
13. The Negative One
14. If Rain Is What You Want
15. Override, (bonus track)
16. The Burden, (bonus track)


...l'artwork:
http://www.5thegraychapter.com/images/5thegraychapter.jpg
...il video ufficiale di "The Negative One":
...e l'audio di "The Devil In I":



domenica 24 agosto 2014

NASA: Creata una vernice talmente nera da assorbire quasi completamente la luce.


Di recente è stata ultimata la creazione una particolare vernice talmente nera da assorbire quasi del tutto la luce, in ogni sua particella. Insomma si tratta di una sorta di "divoratrice di fotoni" realizzata con tecnologie simili a quelle utilizzate su aerei militari come i cosiddetti "Stealth" che, sfruttando proprio queste caratteristiche chimiche, sono capaci, (nella maggior parte dei casi), di sfuggire ai radar. Tuttavia a quanto pare questo tipo di vernice troverà ben presto impiego in campo scientifico e probabilmente in futuro anche in campo commerciale come vernice dalle caratteristiche uniche. In pratica a svilupparla è stata la NASA e perciò la vernice in questione non dovrebbe essere impiegata nel campo militare, considerando che si tratta di un ente civile che tra l'altro utilizza vernici nere super-speciali per caratteristiche legate più che altro all'aerodinamica ed alle alte temperature, sin dagli anni '60 e dai tempi del mitico North American X-15. Ad ogni modo dopo ben 6 anni di test e sviluppo, ora sembra finalmente terminata la vernice che potrà avere impieghi importanti proprio in campo scientifico, ed in particolar modo nell'astronomia; infatti questa vernice speciale potrebbe essere adoperata per gli strumenti dei futuri satelliti scientifici, soprattutto per gli osservatori spaziali, i quali scrutano nelle profondità del cosmo a caccia di pianeti extrasolari. Ed il motivo di tale impiego starebbe nel fatto che questa vernice è in grado di bloccare la luce proveniente da stelle o altri oggetti luminosi, la quale va ad offuscare l'osservazione degli esopianeti e rendere quindi assai più vantaggiose le osservazioni. Inoltre attualmente alcuni campioni della vernice in questione si trovano nello spazio, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, (nota anche con la sigla ISS). A trasferirli in quest'ultima è stato, a fine Luglio, il cargo automatico europeo ATV-005, in modo che fossero sottoporli ad alcuni test da parte degli astronauti. Da questi test è risultato che questa vernice assorbe il 99,5% della luce visibile, (ed 99,8% di luce in lunghezza d'onda più lunga), quindi ne sfugge via solo una piccola percentuale. Al riguardo John Hagopian, responsabile scientifico dell'esperimento per la NASA, ha spiegato: "Quello che abbiamo raggiunto è già un notevole risultato. Per adesso il nostro obiettivo non è tanto di battere dei record o di creare il nero più nero che c'è, ma creare una vernice capace di resistere alle sollecitazioni estreme dello spazio". Comunque sia in merito alla composizione della vernice, il laboratorio NASA che se occupa, ne svelò i primi dettagli già nel 2010: è stata creata sfruttando dei nanotubi in carbonio delle dimensioni 10.000 volte più piccole di quelle di un capello.In sostanza l'intreccio di questi nanotubi crea una sorta di "effetto rimbalzo" in cui la luce viene assorbita completamente e non si riflette più nella superficie, se non, appunto, in una frazione minima. In ogni caso la NASA ha fatto sapere che nei prossimi anni continuerà a testare la nuova vernice anche come rivestimento per satelliti e per altri progetti, come quello del James Webb Space Telescope, vale a dire il successore di Hubble, il cui lancio è in programma per il 2017; anche se si sta già pensando al suo successore, che si chiamerà "ATLAST", (acronimo di Advanced Technology Large-Aperture Space Telescope), il quale sarà dedicato in particolar modo alla ricerca di esopianeti, magari con caratteristiche simili a quelle della Terra e con qualche forma di vita. Sì, perché in fondo l'obiettivo principale ed il grande sogno rimangono sempre questi.


sabato 23 agosto 2014

Dimostrato che il siero del latte è efficace contro il diabete.


Forse non tutti quelli che sono affetti da diabete mellito di tipo 2 sanno che il siero del latte potrebbe aiutarli a tenere sotto controllo i picchi glicemici che si verificano dopo i pasti. Infatti da diversi anni gli scienziati sono impegnato nello studio della relazione tra questo liquido, (che per chi non lo sapesse si ottiene dal latte durante il processo di caseificazione per il formaggio; e che si usa, ad esempio, per fare la ricotta), e gli effetti sull'organismo dei diabetici, e finora è stato scoperto che l'assunzione di siero del latte aumenta la produzione di insulina e diminuisce i livelli di glucosio nel sangue. Mentre di recente una nuova ricerca, condotta presso il Wolfson Medical Center di Holon, (in Israele), e pubblicata sulla rivista Diabetologia, ha confermato l'efficacia del siero del latte nel ridurre l'aumento della glicemia post-prandiale; problema conosciuto fin troppo bene dai diabetici. Al riguardo Daniela Jakubowicz dell'Università di Tel Aviv, la quale ha coordinato la ricerca, ha spiegato: "Se preso prima dei pasti, il siero del latte può incrementare il livello di insulina nel sangue a valori comparabili, se non addirittura maggiori, a quelli raggiunti con i farmaci contro il diabete. Le proteine contenute nel siero del latte infatti favoriscono il rilascio del GLP-1, (ovvero il Glucagon-like peptide 1), vale a dire un ormone prodotto dall'intestino che stimola la secrezione dell'insulina, che a sua volta riduce la concentrazione ematica di zuccheri". Inoltre, secondo lo studio effettuato dai diabetologi israeliani, per trarne i maggiori benefici l'ideale sarebbe assumerlo prima di colazione. Difatti durante la ricerca in questione gli studiosi hanno somministrato a 15 pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2, (ma tenuto ben sotto controllo), un bicchiere d'acqua da 250 ml a digiuno: alcune volte aggiungendo 50 grammi di siero del latte, altre invece con un placebo disciolto. Successivamente ai partecipanti è stata servita una colazione ipercalorica, a base di fette di pane bianco e con un'abbondante porzione di gelatina, preparata appositamente per innalzare il più possibile l'indice glicemico. A quanto punto i ricercatori hanno misurato i valori di GLP-1, insulina e glucosio con esami del sangue a ciascun individuo, scoprendo che i prelievi venivano effettuati mezz'ora prima del succulento pasto e ad intervalli di 15, 30, 60, 90, 150 e 180 minuti dopo mangiato, ovvero quando l'indice glicemico raggiunge il massimo. Ad ogni modo i risultati dello studio hanno mostrato una drastica riduzione del picco di glicemia in coloro che avevano bevuto il siero del latte prima di colazione, in tutti i campioni di sangue prelevati ad ogni intervallo temporale e col minimo dei valori raggiunto a 3 ore dal pasto. In tal proposito la stessa Daniela Jakubowicz ha dichiarato: "Il glucosio era del 28% più basso, mentre la concentrazione dell'ormone GPL-1 arrivava a quasi il doppio del normale; migliorando la risposta insulinica della prima fase del 96%". Infatti l'aumento fisiologico del glucosio provoca direttamente il rilascio di insulina che avviene in due fasi: una prima rapida messa in circolo iniziale, (che si esaurisce entro i primi 15-20 minuti), seguita da una seconda che può persistere anche alcune ore; per di più nelle persone affette da diabete mellito di tipo 2, la perdita della prima fase di secrezione è caratteristica e costante. Al riguardo la ricercatrice dell'Università di Tel Aviv ha, infine, concluso spiegando: "Abbiamo dimostrato che questo alimento può davvero mitigare tale problema: ora vogliamo capire se è un effetto estemporaneo o se può perdurare nel tempo, eseguendo trial clinici per verificare i benefici a lungo termine di una dieta comprendente proteine di siero del latte".


venerdì 22 agosto 2014

Microsoft sviluppa "DeLorean", un sistema speculativo di cloud gaming a bassa latenza.


È risaputo che ai giorni d'oggi per ottenere un'esperienza di gioco soddisfacente è necessario utilizzare un computer abbastanza potente oppure una console di nuova generazione. Tuttavia a quanto pare Microsoft starebbe immaginando un futuro in cui sarà sufficiente possedere un tablet o uno smartphone, (cosa che ormai hanno tutti o quasi), per giocare online, sfruttando il cosiddetto mobile cloud gaming. Infatti di recente i ricercatori dell'azienda hanno sviluppato un sistema di esecuzione speculativa, denominato "DeLorean", (sì, proprio come l'auto sportiva divenuta celebre in tutto il mondo per la sua apparizione nella trilogia cinematografica "Ritorno al futuro"), che permetterebbe di risolvere il problema della latenza. In pratica quando si parla di cloud gaming si fa riferimanto ad un sistema che potrebbe mandare definitivamente in pensione le attuali Xbox One e PlayStation 4, consentendo agli utenti di giocare a qualsiasi titolo in qualsiasi momento; ma tuttavia prima di poter offrire una simile esperienza di gioco sarà necessario trovare una soluzione all'eccessivo ritardo tra l'input e l'output. Difatti il cloud gaming richiede una bassa latenza, vale a dire un ridotto intervallo di tempo tra i comandi inviati ai server, (sui quali avviene il cosiddetto rendering delle immagini), e la visualizzazione dei frame sul dispositivo degli utenti. Inoltre il cosiddetto Round Trip Time, (noto anche con la sigla RTT), delle reti cablate, delle reti mobile e delle reti Wi-Fi può superare i 100 millisecondi, ovvero una soglia oltre la quale il tempo di risposta diventa inaccettabile. Ed in questo senso pare che il nuovo sistema di esecuzione speculativa progettato da Microsoft sia in grado di mascherare latenza di rete fino a 250 millisecondi. In altre parole "DeLorean" nasconde al client il ritardo tra input ed output, utilizzando una combinazione di quattro particolari tecniche: future input prediction; state space subsampling and time shifting; misprediction compensation; e bandwidth compression. Ad ogni modo i test effettuati con i giochi come Doom 3 e Fable III hanno dimostrato le prestazioni offerte da "DeLorean" sono nettamente superiori a tutte le altre soluzioni di cloud gaming attualmente disponibili. Comunque sia per chi volesse saperne di più, il funzionamento dell'intero sistema è stato, infine, descritto dettagliatamente nella documentazione di 14 pagine pubblicata dalla stessa Microsoft.


giovedì 21 agosto 2014

L'inventore dei "pop-up" chiede scusa per averli creati.


Son dovuti passare quasi 20 anni, ma alla fine Ethan Zuckerman ha deciso di chiedere scusa per aver inventato i cosiddetti "pop-up", (ovvero quelle fastidiose ed invadenti pubblicità che su Internet appaiono automaticamente in finestre del browser separate e senza il consenso degli utenti). Infatti in questi giorni ha implorato il perdono degli internauti attraverso un lungo e appassionato articolo pubblicato sulle pagine, (ovviamente digitali), dell'Atlantic, vale a dire lo storico mensile americano fondato nel 1857, e nel quale ha scritto: «Ho inventato il pop-up per risolvere un problema, con le migliori intenzioni possibili. Non avevo idea delle conseguenze». Difatti il primo pop-up della storia fu creato da Ethan Zuckerman mentre lavorava per la realizzazione di Tripod.com nella seconda metà degli anni '90. In tal proposito lo stesso informatico ha continuato scrivendo: «Il sito era nato come un mezzo rivolto ai neolaureati, sviluppavamo contenuti e servizi dedicati a questa particolare categoria. L'idea non funzionò, così, dopo vari tentativi, Tripod diventò uno dei primi servizi di web hosting ed una specie di proto-Social Network. Il nostro modello di business era semplice: vendevamo pubblicità sui siti che ospitavamo. Il problema è stato che, all'epoca, non c'erano algoritmi per stabilire quali pubblicità fossero interessanti per un certo tipo di utente. Un giorno una casa automobilistica si lamentò perché i suoi banner comparivano su un sito di materiale pornografico». Ed ha proseguito scrivendo: «Il pop-up era un modo per separare la pubblicità dal contenuto. Ripeto: le mie intenzioni erano buone. Mi dispiace. Il mio intento era quello di creare uno strumento che permettesse a tutti di esprimersi, di avere una propria pagina sul web, di raggiungere molte più persone. Questo era Tripod, e tutto ha funzionato solo grazie ai soldi della pubblicità. Ai tempi non c'erano servizi come PayPal e l'unico modo per sopravvivere sul web era tramite banner ed inserti pubblicitari». Eppure le conseguenze dell'arrivo dei pop-up sono ben note a tutti, soprattutto per coloro che come primi esploratori della rete avevano vizio di andare su certi siti, magari per scaricare una canzone o guardare un film vietato ai minori: il rischio era di ritrovarsi decine di finestre aperte contemporaneamente. Tuttavia si tratta un rischio che rimane concreto anche oggi: non a caso tutti i browser, (da Firefox a Chrome, da Internet Explorer a Safari), hanno implementato funzioni che bloccano l'apertura di finestre indesiderate. Ma forse il "crimine" di Ethan Zuckerman è stato ancora più grave; infatti, come ha scritto lui stesso: «Penso che la pubblicità sia il peccato originale del Web». Ad ogni modo ai giorni d'oggi ci si è ormai arresi all'idea che tutto quello che viene fatto su Internet, (dallo scrivere un'e-mail al semplice pubblicare una foto su Facebook), contribuisce a creare un proprio profilo digitale, il quale viene poi venduto agli investitori pubblicitari per far conoscere loro tutti i gusti degli internauti e sapere, (o far pensare di sapere), cosa potrebbe interessare agli utenti. Insomma, si potrebbe dire che tutto quello che viene fatto sul Web dagli utenti serve ad arricchire qualcun altro a scapito della loro privacy; e questa è solo una conseguenza di quel primo pop-up che servì ad accontentare le richieste di quella casa automobilistica. Al riguardo Ethan Zuckerman ha proseguito a raccontare scrivendo: "Quando ero a Tripod sviluppai anche i primi algoritmi che studiavano i nostri utenti, le loro preferenze, i loro hobby, cosa andavano a visitare più spesso: informazioni che poi giravamo agli investitori pubblicitari, promettendogli un alto ritorno per le loro inserzioni sul nostro portale". In pratica, per fare due esempi, è quello che oggi fanno Google e Facebook, solo che naturalemente il tutto è tecnologicamente molto più avanzato. In tal proposito l'informatico ha affermato: «La realtà è che oggi il Web non è libero, ma è schiavo delle pubblicità. E questo è il suo "crimine" più grande». Comunque sia Ethan Zuckerman da ormai diversi anni sta cercando di espiare le sue colpe attivandosi per un Web libero e senza intrusioni nella privacy degli utenti: un valore che va protetto e che non deve essere merce di scambio per le multinazionali. Infatti dal 2007 è membro dell'advisory board della Wikimedia Foundation e dal 2011 è direttore del Center for Civic Media presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT). In tal proposito lo stesso Ethan Zuckerman ha concluso scrivendo: «Dopo 20 anni mi sembra chiaro che il modello di un Web che si alimenta solo con i soldi delle pubblicità abbia fallito. È un modello rotto, cattivo, corrosivo. Bisogna capire che è arrivato il momento di abbandonare la filosofia "gratis è meglio" e cominciare a pagare per i servizi che davvero ci interessano. Chi naviga sul Web non è un prodotto da vendere, ma un essere umano la cui privacy va rispettata e protetta». Tuttavia è difficile dire se si sia davvero pronti ad un Web a pagamento; l'unica cosa certa, su cui non ci sono dubbi è che Ethan Zuckerman sembra davvero pentito.


mercoledì 20 agosto 2014

Alopecia areata: Individuato il farmaco che potrebbe far ricrescere i capelli.


La perdita di capelli e la calvizie purtroppo affliggono milioni di persone in tutto il mondo e ad esserne più soggetti sono soprattutto gli uomini; anche se ai giorni d'oggi pure le donne ne vengono colpite. In pratica, come ormai ben noto, le cause di ciò possono essere diverse tra cui, ad esempio, l'ereditarietà, (ritenuta una delle principali cause), ma anche uno stile di vita scorretto può fare la sua parte. Inoltre un'altra causa di una perdita drammatica dei capelli è una malattia autoimmune conosciuta con il nome alopecia areata. Quest'ultima risulta molto difficile da trattare: se ne può rallentare la progressione, ma raramente si riesce a curarla definitivamente ed a far ricrescere i capelli perduti; ed il motivo di ciò è che avviene una vera e propria distruzione dei follicoli piliferi. Tuttavia se fino ad oggi essere affetti da alopecia areata poteva apparire come una sorta di condanna all'ergastolo, una speranza di libertà arriva dai ricercatori del Columbia University Medical Center, (noto con la sigla CUMC), i quali hanno prima identificato le cellule immunitarie responsabili della distruzione follicoli dei capelli e poi testato un farmaco che ha soppresso le cellule immunitarie in questione e ripristinato la crescita dei capelli in alcuni pazienti partecipanti ad uno studio, (ancora in corso), i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine; si tratta di risultati in cui è stato mostrato come il farmaco testato abbia prodotto la completa ricrescita dei capelli in diversi pazienti con moderata/grave alopecia areata. In particolare i dati pubblicati fanno riferimento a tre partecipanti che hanno riportato la ricrescita totale dei capelli entro cinque mesi dall'inizio del trattamento. Al riguardo il dottor Raphael Clynes, professore del Dipartimento di Dermatologia e di Genetica e Sviluppo del CUMC, che ha guidato la ricerca insieme ad Angela M. Christiano, ha spiegato: "Abbiamo iniziato a testare il farmaco soltanto su alcuni pazienti, ma se il farmaco continua ad avere successo e risulta sicuro, avrà un eccezionale impatto positivo sulla vita delle persone affette da questa malattia". Infatti la malattia in questione, che può manifestarsi a qualsiasi età, si contraddistingue per la perdita di capelli a chiazze, ed in alcuni casi provoca anche la perdita di peli sul viso e del corpo. Per questo le persone che ne sono colpite, spesso sono soggette ad un forte stress psicologico e sofferenza emotiva. Per di più sebbene non sia ancora stata trovata una cura definitiva, gli scienziati sanno da decenni che la perdita dei capelli si verifica, (in questo caso), quando le cellule del sistema immunitario circondano ed attaccano la base del follicolo pilifero, che entra in uno stato dormiente, causando la caduta dei capelli. Tuttavia finora il tipo specifico di cellula cui competeva l'attacco ai follicoli era un mistero; infatti, come già anticipato, una prima fase dello studio ha previsto una serie di test su modello animale, in cui si è osservato ed identificato la serie specifica di cellule T responsabili dell'attacco ai follicoli dei capelli. Mentre ulteriori approfondimenti, condotti anche sulle cellule dei pazienti, hanno rivelato in che modo queste cellule T siano incaricate di attaccare i follicoli e permesso di identificare alcuni importanti percorsi immunitari che potrebbero essere bersaglio di una nuova classe di farmaci, noti come inibitori JAK. Ed in questo caso i due inibitori JAK approvati dalla Food and Drug Administration, (nota anche con la sigla FDA), e testati separatamente dai ricercatori del CUMC sono stati: il ruxolitinib ed il tofacitinib, i quali si sono dimostrati in grado di bloccare queste vie immunitarie e fermare l'attacco ai follicoli dei capelli. Per la precisione nei topi con una vasta perdita di peli causata della malattia in questione, entrambi i farmaci hanno completamente restaurato i peli entro 12 settimane; tra l'altro l'effetto di ogni farmaco è stato anche di lunga durata, in quanto i nuovi peli sono durati per diversi mesi dopo l'interruzione del trattamento. Ad ogni modo la fase successiva dello studio ha previsto il trattamento clinico di alcuni pazienti, per valutare l'effetto del farmaco sugli esseri umani: insieme al dottor Julian Mackay-Wiggan, (direttore dell'Unità di Ricerca Clinica presso il Dipartimento di Dermatologia del CUMC), i ricercatori hanno rapidamente avviato uno piccolo trial clinico open-label con il ruxolitinib in pazienti con moderata/grave alopecia areata che aveva comportato oltre il 30% di perdita dei capelli. I risultati sono stati che in tre dei primi partecipanti del trial, il farmaco in questione ha completamente restituito la crescita dei capelli entro 4-5 mesi dal trattamento di partenza, e le cellule T che avevano attaccato i follicoli erano scomparse dal cuoio capelluto. In tal proposito il dottor Raphael Clynes ha proseguito dichiarando: "Abbiamo ancora bisogno di fare ulteriori test per stabilire se il ruxolitinib possa essere utilizzato nel trattare l'alopecia areata, ma questa è una notizia entusiasmante per i pazienti ed i loro medici. Questa malattia è stata completamente sottostudiata, fino ad ora sono stati condotti solo due piccoli studi clinici che hanno valutato terapie mirate nell'alopecia areata, in gran parte a causa della mancanza di comprensione della meccanicistica sottesa". Mentre il dottor David Bickers, professore di Dermatologia al Carl Truman Nelson presso il CUMC, ha, infine, concluso spiegando: "Vi sono alcuni strumenti nel nostro deposito delle armi per il trattamento dell'alopecia areata che hanno una qualche dimostrata efficacia. Si tratta di un importante passo avanti nel miglioramento dello standard di cura per i pazienti affetti da questa malattia devastante".


martedì 19 agosto 2014

Google starebbe preparando una versione di YouTube per bambini.


A quanto pare Google avrebbe trovato un modo del tutto legale per eludere il vincolo dell'età imposto dalla normativa statunitense, (vale a dire dai 13 anni in su); o almeno questo è quanto ha riportato in questi giorni il sito The Information, dove è stato fatto sapere che il colosso di Mountain View avrebbe iniziato lo sviluppo di un insieme di tool che dovrebbe consentire ai bambini di usare i suoi servizi con il permesso dei genitori: un'apposita dashboard permetterà di controllare le attività online dei figli e verrà creata una versione di YouTube adatta ai minori di 13 anni. In pratica tutto nasce circa tre anni fa, quando Google aveva pubblicato un bellissimo video, (intitolato Dear Sophie), per pubblicizzare il proprio browser, Google Chrome; all'epoca un padre aveva aperto un account Gmail a nome della figlia per creare un archivio di foto e video sulla sua vita. Ma tuttavia a dire il vero ciò non è possibile: il Children's Online Privacy Protection Act, (noto anche con la sigla COPPA), impone specifici vincoli ai gestori dei siti web, tra cui quello di chiedere il consenso dei genitori. Per questo motivo, qualora non ci sia il consenso dei genitori, gli account Google verranno chiusi anche senza preavviso, come già successo in passato. Ed in questo senso, ad esempio, Yahoo! chiede di inserire gli estremi della carta di credito per addebitare una somma di 50 centesimi. Ad ogni modo, come molti già fanno, è ovviamente possibile creare un account inserendo dati anagrafici falsi, ma tuttavia in futuro Google potrebbe decidere di attivare controlli più severi. Difatti attualmente la verifica dell'età è presente solo se l'account viene creato tramite un computer desktop, ma se verrà implementato il controllo parentale, è probabile che la funzione venga inclusa anche sui dispositivi Android. Comunque sia la strategia di Google sarebbe quella di espandere il suo già vasto numero di utenti, senza violare la legge: i suddetti tool permetteranno ai bambini di accedere ad un versione "filtrata" dei servizi, sotto il controllo dei genitori. Ovviamente Google dovrà, infine, specificare chiaramente se e come le informazioni personali dei giovani utenti verranno raccolte e condivise con gli inserzionisti pubblicitari.

Di seguito il suddetto video "Dear Sophie":
 



lunedì 18 agosto 2014

SCORPIONS: Nel 2015 nuovo album e nuovo tour per il 50° anniversario.


La notizia era in circolazione già da un po' di tempo, ma in questi giorni ha ricevuto una conferma ufficiale: "Comeblack" non sarà l'ultimo album in studio nella carriera degli Scorpions. Infatti la band tedesca ha di recente annunciato di avere in programma per il 2015, (anno in cui tra l'altro ricorre il 50° anniversario dalla sua nascita), un nuovo album, (per la precisione: il 19°), a cui, naturalmente, farà seguito un consecutivo nuovo tour. D'altro canto una prima anticipazione in merito all'arrivo di un nuovo album era stata rilasciata dallo stesso Matthias Jabs, chitarrista degli Scorpions, durante una intervista dello scorso mese in cui aveva dichiarato: "Stiamo già lavorando a qualcosa, abbiamo avuto una pausa dal tour durante i primi mesi del 2012, abbiamo fondamentalmente registrato 12-13-forse addirittura 14 brani standard, canzoni mai pubblicate prima d'ora e che risalgono ai primi anni '80. La gente all'epoca diceva che gli Scorpions erano in piena fase creativa e ci erano rimasti molti "avanzi", avevamo a disposizione molto materiale rimasto; se guardiamo ad album come "Lovedrive", "Animal Magnetism" e "Blackout", possiamo dire che uscirono in formato vinile ancor prima che fosse inventato il formato classico, e vi erano qualcosa come 8-9 tracce, mentre al giorno d'oggi un album normale contiene, ad esempio, 15 o 16 brani. Noi comunque siamo sempre stati in grado di tirar fuori dai 20 ai 24 pezzi affinché potessimo scegliere le canzoni migliori; anche se poi solo 8 o 9 finivano sul disco. Tuttavia questo non significa necessariamente che fossero brutte canzoni, ma solo che all'epoca abbiamo pensato che quelle canzoni in particolar modo fossero le migliori. Però, come già spiegato, abbiamo questi pezzi rimasti e sarebbe stato quasi un peccato, una vergogna lasciarli inutilizzati. Quindi le abbiamo ri-registrate, anche perché non erano totalmente completate e le abbiamo rinnovate, ci abbiamo lavorato e ci siamo recati in studio per completarle definitivamente". Ed aveva, infine, concluso precisando: "Non appena questo ciclo di tour sarà finito, (a fine Luglio), inizieremo a scrivere qualcosa e ci piacerebbe tirar fuori qualcosa come 5 o 6 nuovi pezzi, con la speranza di poter rilasciare un nuovo album per il prossimo anno, in occasione del 50° anniversario della band. Non parlo del mio anniversario, sia chiaro, sto parlando degli anni che sono passati da quando è stato fondato il gruppo nel lontano 1965".


Di seguito l'immagine pubblicata per l'occasione sulla pagina ufficiale Facebook degli Scorpions:
http://assets.blabbermouth.net.s3.amazonaws.com/media/scorpions50thanniversaryalbum.jpg



domenica 17 agosto 2014

Dimostrato che i videogame possono ridurre la depressione e migliorare il rendimento cognitivo.


A quanto pare giocare con i videogame potrebbe servire agli anziani a ridurre i sintomi della depressione; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente una ricerca del Weill Cornell Medical College di New York, pubblicata su Nature Communications, che ha testato l'efficacia dei cosiddetti "mind games" su una popolazione formata da anziani di età compresa fra i 60 e gli 86 anni. Quest'ultimi non avevano ottenuto benefici dalle terapie farmacologiche ed hanno giocato circa 30 ore nel giro di un mese. In pratica durante questo studio i ricercatori hanno verificato e dimostrato l'efficacia dei videogiochi per la mente su funzioni fondamentali come, ad esempio, la memoria, il grado di attenzione e l'accuratezza dei movimenti. Al riguardo gli stessi autori della ricerca hanno spiegato: "In tutti i soggetti i sintomi si sono ridotti sensibilmente in appena 4 settimane, un risultato paragonabile a quello che si ottiene con l'ultima generazione di antidepressivi in 3 mesi". E dello stesso parere è un'altra ricerca condotta da alcuni ricercatori dell'Università dell'Illinois e pubblicata su Journals of Gerontology: Series B, secondo la quale i giochi elettronici aiuterebbero le persone anziane a camminare meglio e ad evitare le cadute, eliminando così l'inattività fisica: uno dei principali fattori scatenanti della depressione. In sostanza durante quest'altro studio i ricercatori americani hanno reclutato 51 anziani maschi e 70 femmine la cui età andava oltre gli 85 anni, suddividendoli poi in due gruppi: al primo è stato chiesto di giocare a 3 videogiochi diversi per 3 volte alla settimana; mentre al secondo è stato chiesto di praticare altre attività. Ad ogni modo al termine della sperimentazione, i risultati hanno mostrato che gli anziani del primo gruppo avevano una velocità maggiore nel camminare ed un maggiore equilibrio, rispetto agli anziani del secondo gruppo. Tra l'altro i videogiochi interattivi in cui l'attività fisica si combina con quella ludica offrono la possibilità alle popolazioni di anziani di trarre un duplice beneficio: cognitivo e fisico. Difatti in un ulteriore studio, promosso da Cay Anderson-Hanley del Dipartimento di Psicologia della Union College di Schenectady e pubblicato dall'American Journal of Preventive Medicine, alcuni studiosi hanno affermato: "Abbiamo scoperto che per gli anziani la realtà virtuale e l'esercizio interattivo potenziato, come il "cybercycling" proposto due o tre volte alla settimana per 3 mesi, hanno dato maggiori benefici cognitivi ed una maggiore protezione contro il deterioramento cognitivo lieve, (o MCI), rispetto ai programmi analoghi di esercizio tradizionale". Difatti durante lo studio in questione sono stati reclutati 101 volontari di età compresa tra i 58 ed i 99 anni, i quali sono stati suddivisi in un gruppo di 78 persone il quale è stato "arruolato" nell'esercizio con cyclette tradizionale, ed un altro gruppo di 63 il quale si è esercitato con delle "cybercyclette". In pratica si trattava di un videogioco in cui c'era una cybercyclette che doveva percorrere un tour tridimensionale, affrontando battaglie contro un "Ghost Rider". A termine dello studio è risultato che coloro che avevano giocato al suddetto videogame avevano riportato un miglioramento di funzioni cognitive superiori, (quali l'attenzione, la memoria, la capacità di pianificazione e di problem solving), maggiori rispetto al gruppo che si era esercitato in modo tradizionale. Inoltre alcuni dei "cyberciclisti" avevano, infine, evidenziato una riduzione del 23% della progressione della demenza senile di cui soffrivano in forma lieve.


sabato 16 agosto 2014

Germania: In aumento l'utilizzo degli SMS "silenziosi" per rintracciare i sospetti.


Inviare un SMS "silenzioso", (senza parole né suono), che raggiunge il cellulare destinatario, senza che quest'ultimo si accorga di nulla: si tratta di una tecnica, (molto simile al cosiddetto "ping" dei computer), che permette di individuare dove il dispositivo, (e dunque anche il proprietario), si trova in quel determinato momento, proprio come avviene attraverso la triangolazione delle celle. Ed inoltre, secondo il codice di procedura penale tedesco, per metterla in atto non c'è nemmeno bisogno di un'autorizzazione specifica: in altre parole, questi "messaggini fantasma" sfruttano un cosiddetto "spazio grigio" della normativa, e per questo in questi ultimi tempi sono diventati lo strumento prediletto per rintracciare i "sospetti", (senza, appunto, bisogno di chiedere il via libera di un magistrato). A dire il vero il sistema in questione non è nuovo, ma a quanto pare in Germania è in crescita netta; infatti, secondo le statistiche, la polizia federale tedesca, (nota anche come Bundeskriminalamt o con la sigla BKA), nei primi sei mesi del 2014 lo avrebbe usato quasi 70.000 volte, l'Ufficio federale anticrimine circa 35.000 volte, mentre l'Ufficio per la protezione della Costituzione, (ovvero dei servizi di sicurezza degli interni), circa 53.000 volte, vale a dire il doppio rispetto allo scorso anno durante il medesimo periodo. E tuttavia pare che le cifre non comprendano l'uso delle autorità doganali, le quali non hanno rivelato quanto spesso utilizzino lo strumento. O almeno questi sono i dati rivelati dallo stesso governo tedesco su richiesta di Andrej Hunko, parlamentare del Die Linke, all'opposizione nel Bundestag. Infatti, secondo il Die Linke, un utilizzo così vasto deve essere considerato preoccupante per la privacy dei cittadini; mentre per il capogruppo del partito Jan Korte: "La sorveglianza elettronica sta diventando sempre più diffusa, incontrollabile ed antidemocratica". Difatti se si va a guardare l'utilizzo dei sistemi più tradizionali, (come, appunto, l'esame della triangolazione fra le celle), si può notare che è molto più limitato: il BKA ne ha fatto uso 50 volte, l'Ufficio federale anticrimine appena 3 volte, mentre le dogane solo un centinaio di volte. Ed inoltre è leggermente diminuito, (tranne che nel sistema doganale), l'impiego di sistemi cosiddetti "IMSI-catcher", i quali intercettano le chiamate funzionando come celle e ponendosi fra il telefono da intercettare e la cella che ne trasmette le chiamate. Al riguardo lo stesso Andrej Hunko, contestando la mancanza di trasparenza del governo e soprattutto del sistema di controllo alle frontiere, ha sottolineato: "Continua a scendere la soglia per l'uso di tecnologia di sorveglianza digitale da parte delle autorità, i numeri sono in aumento". Tuttavia, secondo le autorità di polizia della Renania Settentrionale-Vestfalia, il sistema degli SMS "silenziosi" è molto efficace per la cattura di criminali, in quanto finora sarebbe stato utilizzato per arrestare delinquenti violenti, stupratori, coltivatori di cannabis e persino sospetti terroristi islamici.