|  

venerdì 31 ottobre 2014

La CBS svela nuovi dettagli su Supergirl, la sua nuova serie Tv.


A quanto pare sono cominciati i casting per Supergirl, potenziale novità della prossima stagione televisiva della CBS che sarà incentrata sull'omonimo personaggio della DC Comics, e che il network in questione sta sviluppando con Greg Berlanti, co-ideatore di serie come Arrow e The Flash, ed Ali Adler, produttrice e scrittrice, nota per aver lavorato a serie come No Ordinary Family e Chuck. Ad ogni modo in attesa di dare un volto alla protagonista, proprio dai casting in questi giorni sono arrivati nuovi dettagli su alcuni personaggi della nuova serie di fantascienza. In pratica quello che si sapeva finora è che l'adattamento racconterà la storia di Kara Zor-El, cugina e controparte femminile dell'iconico Superman, ma in modo nuovo e differente rispetto al fumetto. Ed adesso, secondo la descrizione resa nota per il casting, si scopre che: «Nella serie Kara ha 24 anni, è stata mandata sulla Terra all'età di 12 anni in seguito alla distruzione del suo pianeta d'origine, (Krypton), ed è stata allevata dai Danvers, i quali crescendo le hanno insegnato a tenere sotto controllo i suoi straordinari poteri. Dopo aver represso la sua natura per oltre un decennio, Kara è costretta a rivelare al mondo ciò di cui è capace durante un disastro inaspettato. Rivitalizzata dall'esperienza, per la prima volta nella sua vita, la ragazza decide di abbracciare le sue abilità per aiutare la gente della sua città, guadagnandosi l'appellativo Supergirl». Inoltre è noto che Kara sarà in grado di volare, ma non è chiaro se indosserà il classico costume rosso e blu, né se Superman farà parte di questo mondo; anche se pare che, almeno per il momento, la risposta a quest'ultima domanda sia negativa. Comunque sia un altro dettaglio reso noto è che la nuova serie Tv della CBS coinvolgerà anche Alexandra "Alex" Danvers, figlia naturale dei Danvers, nonché sorella maggiore adottiva di Kara. La descrizione rilasciata per quest'ultima fa sapere: «Alex è una 26enne bella, brillante e con una predilezione per le materie scientifiche. Crescendo, Alex ha provato un misto di gelosia ed affascinazione per i poteri di Kara, che l'hanno spronata a studiare tutto il possibile sull'antropologia, la cultura e la sociologia aliena. Ora lavora per un'organizzazione governativa segreta ed, al fianco della sua super sorella, affronterà le sfide più disparate, sia umane che "superumane"». In ogni caso va, infine, ricordato che, se tutto andrà per il verso giusto, la CBS procederà con l'ordine di un primo ciclo di episodi senza passare dall'episodio pilota.

*(Aggiornamento del 23/01/2015): La CBS ha trovato la sua Supergirl: sarà Melissa Benoist, (ex-star di Glee, vista anche in Homeland e The Good Wife, ed anche in Whiplash, film nominato a cinque Oscar), a vestire i panni della celebre supereroina della DC Comics nell'adattamento che il network sta attualmente sviluppando con Greg Berlanti ed Ali Adler.

*(Aggiornamento del 07/03/2015): La CBS ha diffuso le prime immagini in cui Melissa Benoist indossa il costume della supereroina, disegnato da Colleen Atwood, vincitrice del premio Oscar per i costumi di Alice in Wonderland, Memorie di una geisha e Chicago, nonché la stessa costumista, non a caso, dietro alle uniformi di Arrow e Flash; difatti, come già spiegato, Supergirl porta la firma di Greg Berlanti, ovvero uno dei co-ideatori delle suddette serie Tv. Ad ogni modo, in merito al costume di Supergirl la costumista ha, infine, spiegato: "Si tratta di un design con il quale ho voluto abbracciare la tradizione ma, ben più importante, darle lo street-style di un'eroina moderna". Di seguito le suddette immagini:

Supergirl1
http://i2.wp.com/www.scifitalk.com/wp-content/uploads/2015/03/SUPERGIRL-First-Look-Image-Full-Body.jpg?resize=1593%2C3000



giovedì 30 ottobre 2014

Lenovo compra Motorola da Google per 2,9 miliardi di dollari.


In questi giorni Google e Lenovo hanno ufficializzato l'acquisizione di Motorola da parte di quest'utimo; il che significa che d'ora in poi Lenovo diventerà il terzo produttore di smartphone al mondo, inglobando definitivamente non solo il team acquistato da Google nel 2011 per la modica cifra di 12,5 miliardi di dollari, ma anche il suo brand ed il portfolio di soluzioni e dispositivi già introdotti sul mercato, nonché quelli futuri. In pratica si è trattato di un accordo, costato a Lenovo ben 2,9 miliardi di dollari e firmato già lo scorso Gennaio, grazie al quale il gruppo cinese è diventato proprietario del 95% di un'azienda ricca e variegata, con un organico di quasi 3.500 dipendenti in tutto il mondo, (di cui circa 2.800 negli Stati Uniti). Al riguardo Yang Yuanqing, amministratore delegato di Lenovo, ha spiegato: "Oggi abbiamo raggiunto un traguardo importante, una pietra miliare per Lenovo e Motorola: insieme siamo pronti a competere, crescere e vincere nel mercato globale degli smartphone. Diventando il terzo produttore di smartphone al mondo, in grado di sfidare i primi due, daremo al mercato ciò di cui ha bisogno: possibilità di scelta, concorrenza ed una nuova spinta innovativa. Questa partnership è una soluzione perfetta. Lenovo ha una strategia chiara, una portata globale e una comprovata eccellenza operativa. Motorola è in grado di assicurarci una forte presenza negli Stati Uniti e su altri mercati maturi, ottime relazioni con i carrier, un brand iconico, un forte portafoglio IP ed un team di incredibile talento. È una combinazione davvero vincente". Inoltre, secondo quanto assicurato dai responsabili del gruppo cinese, in questo caso non succederà come con Microsoft, che ha deciso di cancellare il nome Nokia dagli smartphone, (optando per il nome "Mircosoft Lumia"); infatti i due marchi conviveranno, ma saranno usati per mercati diversi e complementari: negli USA, America Latina ed Europa gli apparecchi saranno distribuiti come Motorola, mentre saranno targati Lenovo nel resto del mondo e soprattutto in Asia, dove la presenza del marchio cinese è più forte. Per di più, mentre l'azienda opererà come società sussidiaria completamente di proprietà di Lenovo, la sua sede continuerà ad essere a Chicago e Rick Osterloh rimarrà presidente di Motorola Mobility. Ma non è tutto; Google manterrà la proprietà della maggior parte del portafoglio di brevetti Motorola Mobility, mentre Motorola riceverà la licenza d'uso per questo ricco portafoglio di brevetti ed altre proprietà intellettuali: la società manterrà più di 2.000 brevetti ed un vasto numero di accordi di cross license sui brevetti, insieme al nome Motorola Mobility ed al portafoglio del marchio commerciale. In tal proposito Larry Page, amministratore delegato di Google, ha dichiarato: "Motorola è in ottime mani con Lenovo, un'azienda all'avanguardia e focalizzata al massimo nella produzione di dispositivi di qualità". E lo stesso Yang Yuanqing gli ha fatto eco, dichiarando: "Con Motorola ci muoveremo meglio nell'era mobile, potremo finalmente offrire un portfolio completo di prodotti che va da smartphone e tablet agli apparecchi per il mercato professionale". In sostanza il riferimento è all'altra grande acquisizione di Lenovo: quella di IBM, di cui il gruppo cinese ha prima rilevato il settore consumer nel 2005 e di recente la divisione server, diventando il primo produttore di computer al mondo. Ad ogni modo il fatto che Google abbia deciso di vendere Motorola a Lenovo ha sorpreso in molti quando è stato annunciato, all'inizio di quest'anno. Infatti, come già spiegato, Google ha acquisito la compagnia nel 2011, ma era interessata principalmente al portfolio brevettuale della società. Ed adesso, nonostante il colosso californiano abbia perso molto denaro vendendo Motorola, continuerà, infine, a mantenere la proprietà del maggior parte dei suoi brevetti: Lenovo li avrà solo in licenza.


mercoledì 29 ottobre 2014

Dimostrato che un alto colesterolo LDL può causare la stenosi aortica.


In un recente studio della McGill Univeristy, pubblicato su JAMA, è stato dimostrata l'esistenza di un nesso causale tra alti livelli di lipoproteine a bassa densità, (meglio noto con la sigla LDL o "colesterolo cattivo"), e la stenosi aortica, vale a dire quella condizione in cui almeno una delle quattro valvole cardiache viene interessata da un restringimento che limita l'afflusso di sangue al cuore. In pratica si tratta di una condizione molto pericolosa, in quanto può condurre ad un arresto cardiaco o un infarto del miocardio. Tuttavia nella migliore delle ipotesi la patologia in questione può essere causa di difficoltà respiratorie, angina pectoris, sincope, pressione sistolica alta ed altri problemi ancora. Inoltre se si prende in considerazione che la stenosi aortica è una patologia che interessa poche persone, ci si potrebbe sbagliare; difatti proprio in Europa è la forma più comune di malattia cardiaca, ed è anche il principale motivo per cui i pazienti possono avere bisogno di sostituire una valvola aortica. Ad ogni modo per lo studio in questione il dottor George Thanassoulis della McGill Univeristy ed i colleghi sono partiti dai risultati di precedenti ricerche che avevano associato il colesterolo LDL proprio alla stenosi aortica, ma che tuttavia non avevano rilevato un nesso causale. In sostanza durante la suddetta ricerca gli studiosi canadesi hanno scoperto che i farmaci ipocolesterolemizzanti non risultano avere alcun effetto sulla progressione della malattia. Al riguardo lo stesso George Thanassoulis ha spiegato: "Se il colesterolo LDL ha un ruolo causale nella fase iniziale della malattia della valvola aortica, questo potrebbe avere importanti implicazioni per la prevenzione". Per di più l'utilizzo di un approccio chiamato "Randomizzazione Mendeliana", ha portato il team di ricerca canadese a cercare di ottenere una migliore comprensione del collegamento tra il "colesterolo cattivo" e la condizione cardiologica. Difatti l'utilizzo di questo metodo ha consentito agli scienziati di osservare la modificazione genetica al fine di determinare alcuni biomarcatori che possono causare la malattia. In tal riguardo i ricercatori della McGill Univeristy hanno dichiarato: "Questo approccio è stato applicato con successo per valutare la causalità di diversi biomarcatori con vari end-point clinici. I nostri risultati collegano un aumento del colesterolo LDL nel plasma geneticamente mediato con la malattia subclinica precoce della valvola aortica. Così come mostrato in base al calcio della valvola aortica e dalla stenosi aortica incidente clinica, fornendo le prove di supporto per un ruolo causale del colesterolo LDL nello sviluppo della stenosi aortica". Ed hanno, infine, concluso spiegando: "Questi dati suggeriscono che, oltre ai rischi accertati di infarto miocardico ed altre malattie vascolari, l'aumento del colesterolo LDL è anche associato ad un aumentato rischio di stenosi aortica".


martedì 28 ottobre 2014

Nei Paesi Bassi nasce la prima "Smart Highway" al mondo.


C'è voluto più di un anno, ma finalmente la N329 nei pressi di Oss, (nei Paesi Bassi), può ufficialmente essere considerata la prima Smart Highway, (in italiano "autostrada intelligente"), al mondo. Infatti a Gennaio 2013 questo tratto di strada è stato scelto dallo Studio di Progettazione Roosegaarde e dall'azienda di gestione delle infrastrutture Heijmans per dare il via ad un progetto sperimentale che in futuro potrebbe rendere più sicura la viabilità, grazie all'impiego di una speciale vernice: si tratta di vernice fotoluminescente in grado di assorbire l'energia del sole durante il giorno, per poi illuminarsi di verde nel corso delle ore notturne. Insomma una tecnologia che, secondo le intenzioni del team responsabile, dovrebbe garantire un'ottima visibilità delle linee che delimitano la carreggiata in qualsiasi situazione. Ed anche se la sua efficacia è ancora tutta da verificare, soprattutto nelle condizioni di meteo più avverse, l'idea è comunque da apprezzare, innanzitutto perché eco-friendly, in quanto può potenzialmente abbattere i costi legati al funzionamento degli impianti di illuminazione lungo le strade. Inoltre le ambizioni dello Studio di Progettazione Roosegaarde a quanto spiegato: per il futuro è previsto l'impiego della cosiddetta "Dynamic Paint", in grado di mostrare indicazioni diverse in base alla temperatura dell'ambiente, (come ad esempio, cristalli di ghiaccio nascosti nel manto stradale che si illumineranno quando la temperatura scenderà sotto lo zero, in modo da avvisare gli automobilisti del pericolo di poter incorrere in lastre di ghiaccio), e delle cosiddette "Induction Priority Lane", ovvero corsie ad induzione per la ricarica delle automobili elettriche senza che queste si debbano fermare in apposite stazioni di rifornimento. Per quest'ultima funzionalità verranno installate turbine eoliche di piccole dimensioni a lato delle carreggiate, le quali verranno mosse dal vento causato dalle auto in transito e produrranno così energia elettrica. E per finire verrà installato un particolare sistema di illuminazione che si accenderà solamente al passaggio delle automobili in modo da risparmiare energia quando la strada è sgombra. Ad ogni modo questa prima fase di test servirà soprattutto per il perfezionamento delle Smart Highways: allo stato attuale sono in grado di illuminarsi per un lasso di tempo non superiore alle 8 ore; il che risulta troppo breve nei periodo invernali o comunque quando la visibilità è scarsa. Oltretutto resta da chiarire anche quanto la vernice sia in grado di emettere luce una volta coperta da uno strato di sporco, cosa del tutto naturale quando si parla di un'area in cui ogni giorno transitano migliaia di veicoli. Comunque sia il concept di base è interessante e potrebbe rappresentare un valido punto di partenza per migliorare un'aspetto dell'ambito automotive rimasto finora inesplorato dal punto di vista tecnologico, vale a dire quello relativo alla segnaletica orizzontale.


Di seguito il video di presentazione della "Smart Highway" N329:




lunedì 27 ottobre 2014

Twitter acquista TwitPic dopo averlo condannato alla chiusura.


A quanto pare Twitter, (il famoso Social Network dai 140 caratteri), ha deciso di acquistare TwitPic per salvare il suo enorme archivio di foto condivise dagli utenti all'interno dello stesso Social Network, poco prima che il servizio in questione chiudesse a causa sua. In pratica, per chi non lo conoscesse ancora, TwitPic è stato uno dei primi servizi di condivisione delle immagini per Twitter: un servizio, spesso usato dai giornalisti, che permetteva di caricare le immagini ed ottenere un URL breve da condividere, perfetto, appunto, per i 140 caratteri massimi che la piattaforma di microblogging mette a disposizione dei propri utenti. Tuttavia poco più di un mese fa, i responsabili TwitPic avevano annunciato che il servizio avrebbe presto chiuso a causa di pressioni da parte dello stesso Twitter, il quale aveva minacciato di tagliare l'accesso alle sue API per colpa di una disputa legale sulla registrazione del marchio. In poche parole ciò significa che il Social Network dai 140 caratteri non permette che altre aziende possano registrare marchi che in qualche modo richiamino il suo nome e/o che facciano pensare alle persone che si tratti di un servizio o un prodotto legato direttamente a lui. Ad ogni modo TwitPic, non avendo la forza economica di portare il Social Network in tribunale, aveva, appunto, preferito annunciare la sua imminente chiusura. Ed infatti, dopo un fragile tentativo di vendita ad un soggetto esterno poi fallita, la chiusura di TwitPic sembrava imminente; il che avrebbe comportato per i suoi numerosissimi utenti la perdita di tutte le immagini condivise finora su Twitter. Perciò, come già anticipato, il Social Network ha deciso di acquisire TwitPic per consentire agli utenti di poter accedere ancora a tutte le immagini ed ai video caricati e condivisi nel corso degli anni. Tuttavia va precisato che il servizio in questione non rimarrà attivo: sarà disponibile solamente in modalità di "sola lettura". Quindi in parole povere gli utenti potranno ancora accedere al database delle immagini, ma per condividere le loro immagini dovranno per forza utilizzare lo strumento ufficiale di Twitter. Ma non è tutto; infatti le applicazioni TwitPic disponibili per iOS ed Android verranno definitivamente rimosse dai rispettivi store. In ogni caso gli utenti potranno comunque decidere di esportare le proprie foto sul computer e di cancellarle online. In merito all'intera vicenda Noah Everett, fondatore di TwitPic, all'interno di un post pubblicato sul blog ufficiale del servizio, ha voluto spiegare passo passo cosa succederà da adesso in poi ed, infine, ringraziare tutti coloro che nel corso degli ultimi 7 anni hanno utilizzato il servizio di condivisione delle immagini.


domenica 26 ottobre 2014

Secondo un recente studio, l'alluminio può rendere sterili.


In questi giorni un nuovo studio ha messo in guardia gli uomini dall'esposizione all'alluminio; cosa che, tra l'altro, può avvenire con l'assunzione di cibi cotti in pentole d'alluminio, (come, ad esempio, quelle che si usano abitualmente nei ristoranti), bevande in lattina, cibi conservati con pellicole per alimenti, farmaci per lo stomaco ed altri farmaci da banco, ma anche e soprattutto dagli stessi cibi. Inoltre, secondo l'ultimo rapporto dell'EFSA, (ovvero l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), sono state trovate concentrazioni elevate di alluminio, comprese tra i 5 ed i 10 milligrammi, nella maggioranza di prodotti farinacei e farine, in pane, torte e biscotti. Come se non bastasse, concentrazioni moto elevate sono state rilevate anche in alcune verdure come spinaci, ravanelli, lattuga, mais e funghi; ed anche in frutta candita, prodotti lattiero-caseari, (come, per esempio, formaggi fusi), salumi, frattaglie, crostacei, alimenti ricchi di zucchero. E non ne sono risultati esenti addirittura le foglie di tè, diverse erbe, cacao e derivati e spezie. Pertanto è chiaro che risulta molto facile essere esposti in maniera eccessiva all'alluminio, che, sebbene in misura adeguata possa essere utile per l'organismo, a certe concentrazioni risulta assai dannoso per la salute. Infatti in precedenza già diversi studi hanno posto l'attenzione sui danni ai reni ed al fegato, sulla tossicità per il sistema nervoso e l'impatto negativo sullo sviluppo osseo e sull'apparato riproduttivo. Ed è stato proprio quest'ultimo ad essere il tema della suddetta nuova ricerca, durante la quale i ricercatori dell'Università di Lione in Francia e della Keele University nel Regno Unito hanno, appunto, indagato sulla presenza di alluminio nell'organismo maschile e sull'impatto di questo sulla fertilità. In pratica il suddetto team di ricerca ha utilizzato la microscopia a fluorescenza, ed un colorante specifico per l'alluminio, in modo da evidenziare la presenza del metallo sia nel liquido seminale che all'interno degli spermatozoi. I risultati, pubblicati sulla rivista Reproductive Toxicology, hanno mostrato che maggiore è la concentrazione di alluminio, più basso è il numero di spermatozoi: nello specifico, il professor Christopher Exley, (della Keele University, nonché una delle principali autorità sulla esposizione umana all'alluminio), ed il professor Michele Cottier, (specialista in citologia e istologia presso l'Università di Lione), hanno misurato il contenuto di alluminio nello sperma proveniente da 62 donatori e conservato presso una clinica francese, trovando che questo era presente in concentrazioni elevate. Al riguardo il professor Christopher Exley ha spiegato: "C'è stato un calo significativo della fertilità maschile tra cui il numero di spermatozoi, in tutto il mondo sviluppato nel corso degli ultimi decenni e precedenti ricerche hanno collegato questo a fattori ambientali come i perturbatori endocrini. L'esposizione umana all'alluminio è aumentata significativamente durante lo stesso periodo di tempo, e la nostra osservazione di una significativa contaminazione del seme maschile da alluminio deve coinvolgere l'alluminio come un potenziale contributo a questi cambiamenti nella fertilità riproduttiva". Difatti dagli esami eseguiti, il contenuto medio di alluminio per tutti i 62 donatori è risultato essere molto elevato, e pari a 339 ppb, con il contenuto di alluminio nello sperma di diversi donatori che era in eccesso di 500 ppb. Per di più una statisticamente significativa relazione inversa è stata trovata tra il contenuto di alluminio del liquido seminale ed il numero di spermatozoi: la presenza superiore di alluminio ha determinato un numero di spermatozoi inferiore. Quindi in definitiva i risultati dello studio hanno mostrato che l'esposizione all'alluminio è di molto superiore a quanto ritenuto normale e sicuro, pertanto risulta necessario controllare con attenzione le possibili fonti e ridurne, per quanto possibile, l'esposizione.


sabato 25 ottobre 2014

BLACK SABBATH: Dopo il nuovo album ed il relativo tour, il nome della band si "dissolverà".


Come ormai noto da circa un mese, i Black Sabbath inizieranno i lavori su un nuovo album a partire dal 2015 e dopo la sua pubblicazione purtroppo si imbarcheranno per il loro tour d'addio. Infatti già lo scorso Maggio Tony Iommi, chitarrista della band, (che dal 2012 sta combattendo contro un linfoma), aveva fatto capire che il concerto tenutosi il 4 Luglio presso l'Hyde Park di Londra sarebbe potuto essere l'ultimo, in quanto la vita in tour era troppo dura per lui. Tuttavia qualche tempo dopo Ozzy Osbourne, frontman della band, durante un'intervista rilasciata ai microfoni di Metal Hammer, aveva spiegato: "L'intera esperienza Sabbath questa volta è stata fantastica. Siamo tutti amici, non andiamo a scopare in giro, tutti noi sapevamo che avevamo un lavoro da fare o lo abbiamo fatto. Ci siamo divertiti molto. Quindi stiamo per registrare un nuovo album ed intraprendere un tour d'addio. Una volta che la polvere è sopraggiunta dopo l'ultimo tour, abbiamo iniziato a discutere di quest'idea, perché ci hanno chiesto del tour d'addio per tutto il tempo. Ho chiesto a mia moglie Sharon: «Cosa succede? Perché se non ci saranno più i Sabbath, io voglio comunque andare avanti». E lei mi ha detto: «Lasciami vedere». Tre settimane dopo gliel'ho richiesto e lei mi ha detto: «Eh, devo ancora parlarne così e cosà…»; ed io le ho detto: «Sharon, non ho più 21 anni, se dobbiamo fare un nuovo album voglio farlo prima dei 70!». Il tempo non è dalla nostra parte, così lei ha fatto la chiamata e poi mi ha comunicato: «Sì, la casa discografica vuole un altro album». E credo che il produttore Rick Rubin abbia intenzione di collaborare di nuovo con noi". E sebbene ancora non è stato scritto alcun materiale per quello che andrà ad essere il 20° album in studio, (dopo 13, ovvero il primo album ad aver raggiunto la prima posizione delle classifiche sia statunitensi che inglesi), dei Black Sabbath, il frontman aveva concluso affermando: "Inizieremo il prima possibile. Stanno accadendo diverse cose per via della salute di Tony, che si sta ovviamente sottoponendo alla cura per il cancro, ma riusciremo a lavorarci l'anno prossimo. Non so se scriveremo in Inghilterra oppure a Los Angeles, ma se proprio devo scegliere vorrei volare verso la fottuta luna!". Mentre in una recente intervista rilasciata ad Esquire.com, lo stesso Ozzy Osbourne è tornato sull'argomento spiegando: "Ho pubblicato "Memoirs of a Madman" per poter dare ai miei fan qualcosa che li tenga in caldo fino a che non ripartirò con la mia carriera solista. Non sarei in grado di affrontare la mia normale attività musicale come Ozzy Osbourne nel mezzo degli impegni che mi legano ai Sabbath. Ho da poco parlato con Tony chiedendogli di cominciare a spedirmi qualche riff o demo su cui poter cominciare a comporre qualche linea vocale, ma siamo ancora lontani dall’entrare in studio. Voglio che l'ultimo capitolo dei Black Sabbath si concluda nel migliore dei modi, non come è accaduto nel '79 in cui in molti, per vari motivi, sono rimasti con l'amaro in bocca, ed è per questo che vorrei tanto che Bill Ward riesca ad organizzare la sua vita in modo da poter partecipare al nostro ultimo saluto". Inoltre in un'ulteriore intervista rilasciata sempre in questi giorni il frontman dei Black Sabbath ha, infine, voluto fare una piccola aggiunta, spiegando: "Molta gente mi chiede del successo che ha avuto la reunion dei Black Sabbath e se ho intenzione di proseguire da solo. La risposta è "sì". Ho intenzione di continuare per la mia strada da solista, ma è ovvio che non posso fare entrambe le cose… Si farà un altro album ed un altro tour come Black Sabbath, ma poi il nome della band si "dissolverà". Dopo di ciò, tornerò a fare le mie cose da solo".


venerdì 24 ottobre 2014

Hendo, il primo hoverboard funzionante al mondo.


Negli ultimi anni di bufale sul famoso skateboard fluttuante, (noto anche come hoverboard o volopattino), dell'altrettanto famoso film Ritorno al Futuro - Parte II se ne sono viste tante, ma questa volta sembra essere la volta buona; e non solo perché l'oggetto in questione ha il goffo aspetto ipertecnologico tipico dei veri prototipi, ma anche perché c'è chi l'ha provato sul serio e può testimoniare quanto e come funziona. In pratica si chiama Hendo, è stato sviluppato da una startup californiana denonminata Arx Pax, e si tratta, appunto, di una sorta di grossa tavola futuristica, per il momento capace di scivolare a pochi centimetri da terra e solo su superfici metalliche conduttrici, grazie ad un principio simile a quello della levitazione magnetica. Tuttavia non è di certo la prima volta che qualcuno tenta di rendere realtà gli scenari del film che ha fatto sognare intere generazioni: ad esempio, nel 2011 la Nike ha messo in commercio le Nike Air Mag, vale a dire scarpe molto simili alle quelle "autoallaccianti" usate da Michael J. Fox, (prodotte inizialmente in tiratura limitata e messe all'asta con il preciso scopo di devolvere i proventi proprio alla Michael J. Fox Foundation, la quale da anni si impegna a raccogliere fondi per la ricerca sulla malattia di Parkinson, di cui l'attore è affetto), e delle quali sarà messa in vendita una nuova versione proprio nel 2015, ossia l'anno X citato nel film come "il futuro" e che ora è alle porte. Mentre, come già anticipato, questo hoverboard è stato più volte oggetto di fallimenti, o almeno questo finora; infatti Hendo sembra funzionare realmente, tanto che l'azienda ha deciso di lanciare una campagna di crowfounding su Kickstarter, con lo scopo di raccogliere 250.000 dollari entro il prossimo 15 Dicembre; cifra che non rischia certamente di non essere raggiunta, in quanto attualmente, (a 51 giorni dalla scadenza), supera i 339.000 dollari. Ad ogni modo dai video dimostrativi si intuisce che usare questo prototipo di hoverboard non è esattamente facile: la tavola sbanda lateralmente ad ogni minima inclinazione del corpo ed, a detta degli stessi sviluppatori, il modo più sicuro per percorrere un tracciato e farsi dare una spinta da qualcun altro. E ciò è dovuto a causa del sistema di "levitazione" ancora in fase di sperimentazione che per funzionare ha bisogno di una superficie di rame su cui appoggiare la tavola. Al riguardo gli svulippatori di Hendo hanno spiegato: "L'hoverboard è allo stesso tempo affascinante ed eccitante. Le tecnologie esistevano, ma nessuno era ancora stato in grado di convogliarle tutte su un hoverboard. Hendo invece ci è riuscito, ed i nostri dispositivi lavorano in quasi tutti i modi che avevamo immaginato. Ma per perfezionarlo ci vorrà più tempo e maggiori risorse". Difatti la stessa Arx Pax ha fatto sapere che questo è il loro 18° prototipo, e che le ricerche ottengono progressi continui settimana dopo settimana. Comunque sia in merito al funzionamento Greg Henderson, fondatore della suddetta startup, ha dichiarato: "Un magnete ha un campo elettromagnetico. È uguale in tutte le aree. Ha un polo positivo ed uno negativo. Cosa succederebbe se fossimo in grado di prendere questo magnete e organizzare il suo campo magnetico in modo che funzioni su un lato solo? E se potessimo combinarlo con altri campi magnetici in modo da amplificare e concentrare la loro forza?". Il che significa che per adesso lo skateboard fluttuante è solo un prototipo sufficientemente vistoso da attrarre l'attenzione su una tecnologia che, nei progetti del suo inventore, ha ambizioni molto più grandi. Infatti lo stesso Greg Hender ha spiegato che l'obiettivo finale della tecnologia di Hendo consisterebbe in un'applicazione anti-sismica: vorrebbe dotare gli edifici a rischio di una base di Hendo ultra potenziati che consentano di sollevare fisicamente l'edificio e metterlo al riparo dalle scosse. In ogni caso, se una simile prospettiva, (più che visionaria), sembra autenticamente folle, (o almeno al momento, considerato attualmente che allo stato attuale Hendo solleva a malapena un uomo di 80 kg), più sensata è, infine, l'ipotesi di sfruttare questa tecnologia di levitazione per assistere il decollo aereo ed il trasporto tranviario ed automobilistico.

Di seguito alcune immagini:
http://media.boingboing.net/wp-content/uploads/2014/10/Hendo-Hoverboard-2-copy.jpg
http://www.diregiovani.it/codimmagine/47913/hendo-hoverboard-skateboard-volante.jpg
http://icdn7.digitaltrends.com/image/hendo-hoverboards-003-1500x1000.jpg
http://www.geeky-gadgets.com/wp-content/uploads/2014/10/Hoverboard.jpg
...ed il video di presentazione di Hendo:



giovedì 23 ottobre 2014

Scoperta la causa del Parkinson giovanile.


A quanto pare sarebbe una specifica mutazione genetica a causare il Parkinson in età giovanile; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori dell'Istituto di Neuroscienze di Milano, (noto con la sigla IN-CNR), i quali, coordinati da Maria Passafaro ed in collaborazione con colleghi dell'Istituto Auxologico Italiano di Milano, diretti da Jenny Sassone, hanno scoperto il meccanismo molecolare di una particolare proteina, (chiamata parkina), la cui assenza causa la morte dei cosiddetti neuroni dopaminergici, (cioè i neuroni il cui principale neurotrasmettitore è la dopamina), i quali a loro volta hanno un ruolo chiave nel controllo dei movimenti, caratteristica principale della malattia neurodegenerativa in questione. Insomma si tratta di una scoperta che potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per rallentare il decorso, appunto, del Parkinson giovanile. Al riguardo la stessa Maria Passafaro ha spiegato: "La causa più frequente della forma giovanile del Parkinson sono le mutazioni in un gene nominato Park2, il quale codifica per la parkina, ossia contiene le istruzioni su come "costruire" la proteina. Le mutazioni alterano la trasmissione del glutammato, ovvero il neurotrasmettitore amminoacido più diffuso nel sistema centrale nervoso, e possono indurre la morte nei neuroni dopaminergici della sostanza nera, situata nel mesencefalo, tramite un meccanismo molecolare chiamato eccitotossicità". Ad ogni modo, secondo i ricercatori, l'identificazione i questo meccanismo molecolare permetterà in futuro di scoprire se la modulazione farmacologica del recettore possa avere un ruolo non solo nel controllo dei sintomi ma. come già anticipato, anche nel rallentare il processo neurodegenerativo in questa forma genetica del Parkinson. Infatti in tal proposito Maria Passafaro ha concluso dichiarando: "La parkina sembrerebbe interagire con uno specifico recettore glutammatergico, (ovvero il recettore ionotropico per il kainato, detto anche Kar), e ne regola l'espressione, cioè la presenza nei neuroni, tramite un processo conosciuto come ubiquitinizzazione. Nei pazienti con la mutazione del gene Park2 si verrebbe a perdere la normale funzione della parkina con conseguente accumulo patologico del recettore Kar, che causa un incremento di concentrazione di glutammato nei neuroni, alterando così l'attività sinaptica e conducendo le cellule alla morte". Comunque sia lo studio in questione è stato finanziato dalla Fondazione Cariplo e dal Ministero della Salute; ed inoltre alla ricerca hanno collaborato: l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, (nota anche con la sigla IIT); il Dipartimento di bioscienze dell'Università degli Studi di Milano; l'Università di Bordeaux; ed, infine, il Dipartimento di neurologia dell'Università di Juntendo di Tokyo, diretto da Nobutaka Hattori, il quale già nel 1998 aveva identificato la mutazione del gene Park2.


mercoledì 22 ottobre 2014

SLAYER: Kerry King parla del nuovo album.


In questi giorni Kerry King, chitarrista degli Slayer, durante un'intervista rilasciata al Scion AV's "The All Purpose Show", ha parlato del tanto atteso nuovo album della band. In pratica si tratta dell'11° album in studio degli Slayer, (dopo World Painted Blood del 2009), nonché il primo ad essere pubblicato con la Nuclear Blast Records, attraverso l'etichetta di stampa della band, (ancora senza nome), e che andrà a chiudere una rapporto lavorativo di ben 28 anni con Rick Rubin e la sua American Records. Inoltre l'album in questione, (anch'esso ancora senza titolo), sarà anche il primo senza Jeff Hanneman, co-fondatore e chitarrista della band purtroppo scomparso il 2 Maggio 2013 a seguito di una cirrosi epatica legata al suo abuso di alcool. Ad ogni modo durante la suddetta intervista Kerry King ha dichiarato: "Siamo ansiosi di completare il nuovo materiale. Si può suonare il vecchio materiale per così tanto tempo, ma poi devi avere qualcosa di nuovo da pubblicare. È divertente da fare anche questo, è divertente avere del nuovo materiale da suonare, perché ad un certo punto ci si stanca di suonare certe canzoni. Ad esempio, abbiamo suonato "Raining Blood" o "Angel of Death" quasi ad ogni nostro show sin dal 1986". Ed ha poi proseguito spiegando: "Abbiamo materiale veloce, abbiamo materiale pesante, abbiamo materiale "spaventoso" in modo che tutto ciò che si è conosciuto sugli Slayer storicamente si dovrebbe riproporre su questo disco". Comunque sia per il momento gli Slayer si trovano in studio con il produttore Terry Date, che tra l'altro ha già lavorato con la band per il brano "Implode", (reso disponibile per il download gratuito come ringraziamento ai fan da parte della band per il continuo supporto successivo al concerto a sorpresa che si è tenuto lo scorso Aprile in occasione dell'edizione 2014 dei Revolver Golden Gods awards), perciò l'album non ha ancora un titolo; anche se, secondo quanto dichiarato dallo stesso Kerry King, l'uscita del nuovo lavoro potrebbe avvenire nel mese di Marzo. Tuttavia lo scorso mese Dave Lombardo, l'ex-batterista della band, in merito a tutto ciò aveva spiegato: "Ho lavorato con Kerry a tutti i pezzi che saranno presenti sul nuovo album degli Slayer. Lavorano a quell'album da anni. "Implode", la loro nuova hit che gira in radio, fondamentalmente è composta dalle tracce di chitarra che erano state fatte durante le sessioni a cui ho partecipato io, solo che hanno rimosso le mie parti e messo quelle di Paul". In ogni caso la band tra non molto inizierà il loro nuovo tour con i Suicidal Tendencies e gli Exodus, con un primo concerto che avrà, infine, luogo il prossimo 11 Novembre ad Oakland, in California.

Di seguito l'intervista integrale a Kerry King:




martedì 21 ottobre 2014

Il governo cinese sarebbe coinvolto in un attacco hacker nei confronti di iCloud.


A quanto pare il governo cinese avrebbe deciso di spiare gli utenti locali di iCloud, il noto servizio di cloud computing di casa Apple; o almeno questo è quanto ha spiegato di recente un report di GreatFire, (ovvero un gruppo che monitora, appunto, la censura cinese del web), secondo cui il governo sarebbe coinvolto in un cosiddetto attacco "man in the middle" portato a termine in questi giorni per scoprire come gli utenti cinesi sfruttino il suddetto servizio di Apple e cosa decidano di conservare sui server statunitensi. In pratica, stando a quanto spiegato dal suddetto gruppo, nelle ultime ore sarebbe in corso un tentativo di dirottamento del traffico Web sul sito iCloud.com; infatti cercando di collegarsi al sito da una connessione cinese si viene reindirizzati su un portale civetta, dall'aspetto in tutto e per tutto identico al servizio di Apple. Al riguardo gli esperti ritengono che si tratti di una strategia per raccogliere nomi utente e password tramite tecniche tipiche del phishing. Inoltre, sebbene non sia sicuro se questa tipologia d'attacco derivi da un gruppo di malintenzionati o dalle autorità cinesi stesse, il report in questione evidenzia come il sistema faccia leva sul firewall governativo che vige sull'intera nazione. Difatti in Cina, come già noto da tempo, la navigazione sulla Rete non è pienamente libera: le istituzioni centrali decidono di bloccare siti o interi servizi, tra cui i più popolari Social Network, affinché la popolazione non ne abbia accesso. Ma tuttavia non tutto: a sollevare ulteriori sospetti sul possibile coinvolgimento governativo, ci sarebbe il fatto che, sebbene chiunque avrebbe potuto costruire un sito identico ad iCloud, per indurre in errore gli utenti a fornire username e password, (in sostanza questo tipo di attacchi si basa soprattutto sull'ingenuità del navigatore, portato a cliccare su siti che hanno URL simile ma non identica a quella originali), in questo caso è stato rilevato un redirect a livello centrale: a molti degli indirizzi IP collegati ad iCloud viene associato il portale falso, pur mantenendo l'indirizzo originale. Ad ogni modo, se questi sospetti risulteranno fondati, (un fatto tuttavia difficile da verificare, poiché la possibilità che le autorità cinesi intervengano direttamente per spiegare la situazione sono estremamente remote), si potrebbero, infine, compromettere i rapporti tra Apple e la Cina; infatti se è vero che attualmente la società californiana intrattiene legami sia produttivi che di vendita con le realtà industriali cinesi, è anche vero che difficilmente tollererà un'invasione così estesa della privacy dei propri clienti.


lunedì 20 ottobre 2014

KEECKER, il primo "HomePod" al mondo.


In questi giorni un nuovo interessante progetto è stato presentato su Kickstarter, la famosa piattaforma di crowdfunding: il suo nome è KEECKER e si tratta di un robot, (il cui aspetto ricorda molto quello di un uovo gigante), che può muoversi all'interno dell'abitazione in modo autonomo, evitando gli ostacoli e le persone, e che può essere comandato da remoto o tramite un'apposita applicazione. Inoltre l'omonima azienda californiana ha definito il piccolo androide come "il primo HomePod al mondo", in quanto può offrire una completa esperienza di intrattenimento per tutta la famiglia; infatti KEECKER è in grado di proiettare i contenuti digitali, (sia che si tratti di siti web, applicazioni, giochi, video o immagini), su una qualsiasi superficie orizzontale o verticale, può essere utilizzato per misurare diversi parametri, (come temperatura, umidità, qualità dell'aria, livello di luce e di rumori), oppure come baby monitor, pet monitor e rilevatore di movimenti. In pratica all'interno del robot sono presenti un proiettore orientabile, una videocamera panoramica a 360 gradi, un sistema audio surround 3D, un ampio numero di sensori, un modulo WiFi 802.11n, un hard disk da 1 TB e due microfoni con cancellazione di rumore. Per di più KEECKER, (il cui primo prototipo è stato sviluppato nel Maggio 2013), si sposta su quattro ruote, (due motorizzate e due direzionali), e viene alimentato da una batteria agli ioni di litio che possiede un'autonomia di diversi giorni: quando la carica scende al di sotto di un certo valore, il robot ritorna autonomamente alla sua stazione base mediante la quale viene ricaricato senza fili, (cioè ad induzione). Oltretutto le sue dimensioni sono di 40 cm di altezza per 28 cm di larghezza, mentre il peso è di 12 Kg. Tra l'altro il robot in questione è dotato di un sistema operativo Android 4.2.2, quindi può eseguire tutte le applicazioni presenti sul Google Play Store; mentre, come già anticipato, gli utenti possono controllare il robot utilizzando l'apposita applicazione disponibile per Android ed iOS. Ad ogni modo al primo avvio, KEECKER creerà una mappa dell'abitazione, (ovviamente con l'aiuto del proprietario), e memorizzerà il nome di ogni stanza, in modo tale da trovare la strada giusta quando viene chiamato attraverso lo smartphone o il tablet. Mentre i vari parametri misurati, i differenti avvisi e le immagini della videocamera vengono mostrati sul dispositivo mobile. Comunque sia la somma richiesta dagli sviluppatori per continuare il progetto, (vale a dire 100.000 dollari), è stata raggiunta in soli due giorni, ed attualmente la cifra arriva ad oltre 160.000 dollari ed alla fine della raccolta fondi mancano ancora 28 giorni. Comunque sia l'arrivo sul mercato di KEECKER è previsto per il terzo trimestre del 2015, (salvo imprevisti), ed il prezzo dovrebbe, infine, essere di circa 5.000 dollari.


Di seguito alcune immagini:
http://www.phonesreview.com/wp-content/uploads/2014/01/keecker.jpg
http://images.huffingtonpost.com/2014-01-30-Keecker.jpg
http://uncrate.com/p/2014/01/keecker.jpg
http://www.ifitshipitshere.com/wp-content/uploads/2014/04/Keecker-Hero-IIHIH.jpg
...ed il video di presentazione di KEECKER:



domenica 19 ottobre 2014

I buchi neri hanno la "febbre" ed adesso sarà più semplice misurarla.


A quanto pare i buchi neri hanno la "febbre", (come aveva previsto già 40 anni fa il fisico, matematico, cosmologo ed astrofisico britannico Stephen Hawking), e d'ora in poi sarà ancora più semplice misurarla in laboratorio: questo grazie ad un nuovo sistema sperimentale illustrato di recente sulla rivista Nature Physics dal ricercatore Jeff Steinhauer dell'Israel Institute of Technology. Al riguardo Francesco Belgiorno, ricercatore del Politecnico di Milano ed esperto di buchi neri analoghi ricreati in laboratorio, ha spiegato: "Nel 1974 Stephen Hawking aveva teorizzato che i buchi neri non fossero poi così neri. Mettendo insieme le conoscenze della fisica classica con quelle della fisica quantistica, l'astrofisico britannico aveva ipotizzato che i buchi neri non trattengono proprio tutto quello che inghiottono, ma emettono una debolissima radiazione termica, (con una temperatura prossima allo zero assoluto), che è stata chiamata radiazione di Hawking". E da allora un esercito di fisici provenienti un po' da tutto il mondo ha tentato di trovare la prova tangibile di questa radiazione, appunto, ricreando in laboratorio alcuni sistemi analoghi ai buchi neri astrofisici. Tuttavia finora la misurazione di questa sorta di "febbre" si è rivelata un'impresa molto ardua, in quanto si tratta di una radiazione talmente debole che nessun "termometro" è riuscito ancora a rilevarla in maniera incontrovertibile. O almeno così è stato finora; infatti, come già anticipato, Jeff Steinhauer ha provato a superare questo ostacolo ricreando in laboratorio una radiazione di Hawking che si auto-amplifica. In tal proposito lo stesso Francesco Belgiorno ha, infine, concluso dichiarando: "Nel suo esperimento Jeff Steinhauer è riuscito ad accoppiare l'orizzonte di un buco nero, (ovvero il punto di non ritorno da cui non può uscire nulla di ciò che è entrato nel buco), con l'orizzonte di un buco bianco, vale a dire un "muro", (del tutto teorico e non ancora riscontrato nella realtà), che al contrario impedisce di entrare. Questo sistema, oltre a darci un'ulteriore conferma dell'esistenza della radiazione di Hawking, è anche in grado per la prima volta di amplificarla portandola a livelli misurabili''.


sabato 18 ottobre 2014

Mozilla presenta Firefox Hello e sfida i servizi VoIP.


Dopo l'arrivo della versione 33 del suo browser, Mozilla ha di recente rilasciato la versione 34 Beta di Firefox, (la cui versione ufficiale dovrebbe essere resa disponibile il prossimo 24 Novembre, salvo imprevisti), sia per desktop che mobile. Naturalmente sono tante le novità incluse in queste nuove release, ma quella che merita più attenzione è denominata Firefox Hello: si tratta di un servizio VoIP che permette di effettuare chiamate audio e video direttamente dall'interno dello stesso browser, senza installate alcun tipo di software e/o plugin. In pratica la funzionalità di questo nuovo servizio è basata sulla piattaforma OpenTok, sviluppata dalla TokBox, vale a dire azienda acquisita nel 2012 da Telefónica, ovvero uno degli operatori telefonici che sta aiutando Mozilla nella diffusione di Firefox OS, (ossia il sistema operativo per smartphone e tablet). Inoltre da diversi mesi, la fondazione si è messa a lavoro per testare la cosiddetta tecnologia WebRTC ed a quanto pare adesso grazie a Firefox Hello è riuscita a semplificare la procedura per avviare una conversazione tra utenti. Infatti a differenza dei servizi di messaggistica più noti, qui non sarà necessario aprire un nuovo account: basterà soltanto utilizzare un browser compatibile, (ovvero Firefox, Chrome o Opera). Tra l'altro l'icona della chat di Firefox Hello sarà presente nel menù "Personalizza", dal quale ovviamente potrà essere spostata nella barra degli strumenti per un accesso più rapido. Ad ogni modo per iniziare una conversazione sarà necessario inviare un "callback link" al destinatario, tramite e-mail o un'applicazione di messaggistica; mentre se si effettua il login con un account Firefox, sarà possibile evitare la condivisione del suddetto link, in quanto la chiamata sarà diretta: verranno mostrati e sarà possibile contattare gli utenti che a loro volta usano un account Firefox, (i contatti potranno essere aggiunti manualmente oppure importati da Google). Comunque sia per la versione 34 Beta per Android è stata invece potenziata la funzionalità multi-screen introdotta con la versione 33: oltre ai video presenti nelle pagine web, sarà possibile visualizzare su un secondo schermo anche una scheda aperta nel browser. Ed, infine, per effettuare il cosiddetto "tab mirroring" con Chromecast sarà sufficiente toccare la voce corrispondente nel menù "Strumenti".

Di seguito alcuni screenshot di Firefox Hello:
http://www.thedailybit.net/wp-content/uploads/2014/10/FIREFOX-HELLO.png
http://amanz.my/wp-content/uploads/2014/10/screenshot.2.jpg
http://amanz.my/wp-content/uploads/2014/10/screenshot.4.jpg
http://amanz.my/wp-content/uploads/2014/10/screenshot.5.jpg
http://amanz.my/wp-content/uploads/2014/10/screenshot.6.jpg
 ...ed un'immagine che riassume il tutto:
http://cdn1.tnwcdn.com/wp-content/blogs.dir/1/files/2014/10/FirefoxHellodemo.png



venerdì 17 ottobre 2014

Dimostrato che il trapianto di cellule staminali embrionali potrebbe far tornare la vista.


A quanto pare le cellule staminali embrionali, (spesso dette cellule hESC), sarebbe efficaci nel ridare la vista; o almeno questo è quanto ha promesso una recente nuova ricerca, pubblicata su The Lancet e condotta da Robert Lanza, (direttore dell'Advanced Cell Technology), durante la quale è stato dimostrato per la prima volta che il trapianto, appunto, di cellule staminali embrionali umane risulta essere sicuro e può dare buoni risultati a lungo temine contro le diverse malattie della vista. In pratica in questo studio i ricercatori hanno usato questo tipo di cellule staminali per riparare la retina malata di alcuni pazienti la cui vista era gravemente compromessa. Per la precisione nella ricerca, che ha coinvolto 18 pazienti, ( tra cui giovani affetti da distrofia retinica di Stargardt ed anziani che presentavano delle forme di degenerazione maculare), più della metà dei pazienti ha riacquistato la vista, seppur in modo parziale; ma soprattutto tutti pazienti non hanno mostrato nessun effetto collaterale nei 36 mesi di osservazione. Al riguardo lo stesso Robert Lanza ha spiegato: "Le staminali embrionali hanno il potenziale di diventare qualsiasi tipo di cellula del corpo, ma il loro trapianto è spesso complicato da problemi, tra cui il rischio di formazione di tumori o di rigetto. Se usate nell'occhio però si sono rivelate efficaci, e questo organo potrebbe in futuro beneficiare di questo trattamento". Ad ogni modo per entrare un po' più nel dettaglio, durante questo trattamento i ricercatori hanno trasformato le staminali dell'embrione in cellule retiniche per poi iniettarle in differenti dosi, (da 50.000, 100.000 e 150.000), in un solo occhio, (ovvero quello più gravemente malato), di ciascun paziente. Il risultato, come già anticipato, è stato che le cellule sono state ben tollerate fino a 36 mesi dopo il trapianto senza alcun tipo di problema di sicurezza, (come, ad esempio, l'iperproliferazione o il rigetto). In tal proposito Steven Schwartz, del Jules Stein Eye Institute di Los Angeles, nonché coautore dello studio, ha dichiarato: "I nostri risultati suggeriscono che le staminali embrionali rappresentino un trattamento sicuro e promettente per arrestare la perdita della vista in pazienti con malattie degenerative e segnano un entusiasmante passo in avanti verso l'utilizzo delle staminali embrionali come fonte di cellule per il trattamento di diverse patologie che richiedono la riparazione o la sostutuzione dei tessuti dell'organismo". Difatti le cosiddette cellule hESC sono state scoperte nell'ormai lontano 1998 e da allora il loro uso sperimentale come terapie contro le patologie umane ha sempre suscitato molti dibatti tra favorevoli e contrari per motivi bioetici. Al riguardo gli autori dello studio hanno, infine, concluso affermando: "Ora abbiamo il "follow-up" dei pazienti trattati che si estende per più di 3 anni e che mostra sia la sicurezza che l'efficacia delle hESC. Ma molto lavoro rimane da fare prima che le cellule embrionali umane e le staminali pluripotenti indotte possano essere usate nella pratica clinica".


giovedì 16 ottobre 2014

Hacker russi spiavano la NATO, l'Ucraina, l'Unione Europea e gli USA tramite una falla zero-day di Windows.


In questi giorni iSight Partners, (noto gruppo di esperti nel campo delle cyber-minacce e dell'intelligence), ha rivelato che nel corso di quest'anno un gruppo di hacker russi ha eseguito diversi attacchi informatici contro la NATO, il governo ucraino, diverse agenzie governative dell'Unione Europea, alcune organizzazioni accademiche degli Stati Uniti ed altre aziende del settore energetico e di telecomunicazioni europee. In pratica per mettere in atto queste attività di cyberspionaggio, (che per la precisione sono iniziate a fine 2013), è stata sfruttata una cosiddetta "vulnerabilità zero-day" presente in tutte le versioni di Windows attualmente supportate. Entrando più nel dettaglio, il gruppo di cybercriminali in questione, (che si fa chiamare Sandworm Team), esiste dal 2009, ma solo negli ultimi mesi ha iniziato a lasciare tracce del suo operato: ad inizio Settembre iSight Partners ha, appunto, scoperto una campagna di cyberspionaggio contro il governo ucraino ed i membri della NATO, che avevano partecipato al summit in Galles, durante il quale sono stati discussi i piani per fronteggiare l'invasione russa. Inoltre gli attacchi in questione sono stati eseguiti attraverso la tecnica del cosiddetto "spear phishing"; infatti, sfruttando la suddetta vulnerabilità zero-day di Windows, il team di hacker russi è riuscito ad accedere a diversi documenti riservati. In sostanza questo bug era presente nel package manager OLE, (sigla che significa Object Linking and Embedding), il quale consente di scaricare ed eseguire file in formato INF. Ad ogni modo in questo caso, il package in questione ha permesso ad un oggetto OLE di scaricare un file da una fonte esterna e di eseguire codice remoto. Tra l'altro i cybercriminali di Sandworm Team hanno usato metodi di social engineering per convincere gli utenti ad aprire un file infetto, vale a dire una presentazione PowerPoint. Fortunatamente la diffusione di questo meccanismo è limitata, in quanto per il momento il bug è stato sfruttato solo dal Sandworm Team. Ma tuttavia, considerato che si tratta di una vulnerabilità presente in tutte le versioni di Windows, il problema interessa un numero enorme di utenti; per questo motivo è, infine, necessario procedere il prima possibile all'installazione delle patch che la stessa Microsoft ha recentemente rilasciato per risolvere un totale di 24 vulnerabilità, di cui 14 presenti in tutte le versioni di Internet Explorer.

Di seguito un'immagine che mostra gli attacchi in questione:
http://i1-news.softpedia-static.com/images/news2/Five-Year-Long-Russian-Cyber-Espionage-Campaign-Exploits-Windows-Zero-Day-462017-2.jpg