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venerdì 31 luglio 2015

Game of Thrones avrà almeno 8 stagioni e poi forse ci sarà un prequel.


Dopo il panel in occasione dello scorso Comic-Con, le sorti di Game of Thrones, (popolare serie televisiva nota in Italia con il nome "Il Trono di Spade"), sono rimaste alquanto incerte: non c'è ancora una data di uscita per "The Winds of Winter", (vale a dire il sesto volume de "Le Cronache del ghiaccio e del fuoco" di George R. R, Martin), e fino ad oggi la quantità delle stagioni previste era altalenante. Difatti un po' di tempo fa gli showrunner David Benioff e Daniel Weiss avevano manifestato la volontà di fermarsi a 7 stagioni; anche se in realtà già all'epoca la HBO non sembrava essere intenzionata a lasciare andare tanto facilmente la preziosa serie. Ed in effetti dalle parole dichiarate in questi giorni da David Lombardopresidente della programmazione dell'emittente televisiva, pare proprio che sia stato trovato il giusto compromesso tra il desiderio degli autori della serie in questione di non trascinare le storie per un numero spropositato di stagioni e la voglia del network di cavalcare l'onda del successo ancora per qualche anno. Infatti durante un'intervista rilasciata ai giornalisti della Television Critics Association in occasione del TCA Summer Press Tour in corso in questi giorni a Beverly Hills, lo stesso David Lombardo ha spiegato: "Credo che 7 stagioni e basta non sia mai stata la questione, piuttosto quanto oltre la settima stagione possiamo andare. Ovviamente attualmente stiamo girando la , e si spera di accordarci per la . I produttori ritengono che, dopo la sesta, ci saranno probabilmente altre due stagioni. Mi farebbe piacere se cambiassero idea, ma questo è quello che abbiamo in mente al momento". Quindi, come si può facilmente capire, la serie durerà almeno una stagione in più rispetto a quanto si era detto, appunto, nei mesi scorsi, arrivando per adesso ad un totale di 8 stagioni. Tuttavia ciò non vuol dire necessariamente che la fine di "Game of Thrones" avverrà nel 2018; difatti al riguardo il presidente HBO ha proseguito affermando: "Sono aperto a qualsiasi cosa i produttori vorranno fare. C'è un sacco di materiale per un prequel. A questo punto, tutto sta nel capire nei prossimi anni cosa fare di questo show". Mentre in merito al vero destino di Jon Snow, (uno dei protagonisti principali, morto durante il finale della 5ª stagione), che da settimane sta agitando milioni di fan in tutto il mondo, (i quali non si danno pace, credendo che la sua morte non sia stata reale, oltre che ingiusta), David Lombardo ha, infine, concluso dichiarando in modo categorico: "Morto, è morto, è morto. È morto. Sì. Da tutto quello che ho visto, sentito e letto, Jon Snow è morto!".


giovedì 30 luglio 2015

Dimostrato che troppa Tv da piccoli potrebbe aumentare il rischio di essere vittime di bullismo a 10-11 anni.


A quanto pare guardare troppa Tv all'età di 2 anni e mezzo farebbe aumentare il rischio che i piccoli diventino vittime di bullismo verso i 10-11 anni; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente uno studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Montréal e pubblicato sulla rivista Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics. Al riguardo Linda Pagani, coordinatrice della ricerca, ha spiegato: "È verosimile che abitudini di vita caratterizzate nell'età evolutiva da minori esperienze interattive possano provocare in seguito dei deficit negli interessi sociali; in particolare, troppo tempo trascorso da piccoli a guardare la televisione fa diminuire le interazioni con la famiglia, la quale rimane il mezzo primario per socializzare. L'esposizione precoce alla Tv è collegata anche a deficit dello sviluppo associati a funzioni cerebrali "competenti" nel risolvere problemi interpersonali, regolare stati emotivi, sviluppare contatti sociali positivi ed il gioco con i coetanei. Inoltre guardare troppa Tv può far diminuire la capacità di stabilire un contatto emotivo con gli atri attraverso lo sguardo, fondamentale per acquisire sicurezza in sé stessi e gestire le amicizie e le interazioni sociali". In pratica la ricercatrice è giunta a tali conclusioni dopo aver monitorato 991 ragazze e 1.006 ragazzi canadesi: l'abitudine a guardare la Tv da piccoli è stata segnalata dai genitori, mentre sono stati gli stessi bambini a riferire di essere stati vittime di bullismo, appunto, verso i 10-11 anni. Infatti a tutti bambini presi in esame è stato chiesto quanto spesso i compagni avevano sottratto loro degli oggetti e quante volte avevano subito abusi verbali o fisici. In tal proposito la stessa Linda Pagani ha proseguito dichiarando: "A ogni ora in più trascorsa a guardare la Tv, all'età di 29 mesi, corrispondeva un aumento del rischio pari all'11% verso i 10-11 anni. Questo dato tiene conto di altri fattori che potrebbero influenzare la probabilità che il bambino diventi vittima di bullismo, come il suo comportamento, le capacità cognitive e le caratteristiche della sua famiglia, come, per esempio, composizione, reddito, livello di istruzione della madre". Tra l'altro supponendo che i programmi guardati siano adeguati all'età evolutiva, l'American Academy of Pediatrics raccomanda di non "piazzare" davanti allo schermo i bambini dai 2 anni in su per oltre 1-2 ore al giorno. Mentre al riguardo Linda Pagani ha, infine, concluso spiegando: "Ci sono solo 24 ore in un giorno e, per i bambini, la metà del tempo viene impiegata per soddisfare i bisogni elementari come mangiare, dormire e la cura dell'igiene. Il resto della giornata andrebbe dedicato a relazioni ed attività che li arricchiscono, come, ad esempio, il gioco, che permette loro di essere creativi ed offre ai genitori la possibilità di capire come i loro figli interagiscono con gli altri a livello sociale ed emotivo, in modo da poter correggere o promuovere determinati comportamenti".


mercoledì 29 luglio 2015

METALLICA: In arrivo "Orbit: Metallica", una biografia a fumetti.


In questi giorni la StormFront Media, una piccola casa editrice di Portland, (assolutamente non associata all'anonima associazione suprematista bianca), ha annunciato la pubblicazione di una particolarissima biografia dedicata ai Metallica. In pratica si intitola "Orbit: Metallica" è si tratta di una biografia a fumetti composta da 28 pagine, scritta da Michael L. Frizell, (già al lavoro sulle biografie a fumetti di Alice Cooper, Ozzy Osbourne ed altri artisti e personaggi), ed illustrata da Jayfri Hashim con il contributo di David A. Frizell, (fratello di Michael e già in collaborazione con gli Avenged Sevenfold e Wednesday 13), soprattutto per quanto riguarda l'artwork di copertina; o per meglio dire: copertine, considerando che è possibile scegliere tra due diversi artwork. Ad ogni modo in merito a tale progetto lo stesso David Frizell ha dichiarato: "Sono i Metallica! Chi, occupandosi di rock, non avrebbe colto al volo l'occasione di disegnarli? Li seguo da sempre, sono la metal band più influente di tutti i tempi. Volevo che la copertina fosse stereotipata, e che sembrasse quella di un loro nuovo album". Mentre la descrizione di "Orbit: Metallica" recita: "Poche band hanno raggiunto il successo e lo status ottenuto dai pionieri dell'heavy metal, semplicemente conosciuti come Metallica. Il suono dei Metallica, una furia grezza che pochi possono eguagliare, ha resistito alla prova del tempo e posto i membri James Hetfield, Lars Ulrich, Dave Mustaine, Cliff Burton, e Kirk Hammett in un esclusivo club di artisti. Leggi la formazione della band in questo numero speciale di Orbit. Illustrato dal famoso artista David A. Frizell". Comunque sia, per chiunque fosse interessato, la biografia in questione è già disponibile in lingua inglese al prezzo di 3,99 dollari, (spese di spedizione escluse), al seguente indirizzo: http://www.comicfleamarket.com/orbit-metallica/; in versione digitale su iTunes ed in edizione Kindle su Amazon, (al prezzo di 4,09 dollari); oppure per i residenti in Europa al prezzo di 3,59 euro al seguente indirizzo: https://www.comixology.eu/Orbit-Metallica/digital-comic/240683.


Di seguito le copertine:
http://cdn6.bigcommerce.com/s-5ik03x/products/883/images/4264/45621_Metallica_Dual_covers__86866.1435070498.1280.1280.jpg?c=2
http://static.comicvine.com/uploads/scale_large/6/67663/4642947-01.jpg 
...ed alcune anteprime, (in ordine casuale):













martedì 28 luglio 2015

YouTube si separa da Google+.


A quanto pare a partire dai prossimi mesi YouTube e Google+ prenderanno strade diverse, continuando ad operare come due realtà distinte ed indipendenti; o almeno questo è il cambiamento annunciato in questi giorni dallo stesso team Google, che così facendo dimostra nuovamente di saper ascoltare i feedback ricevuti dai suoi utenti durante il percorso di crescita ed evoluzione delle proprie piattaforme. In pratica nel comunicato pubblicato sul blog ufficiale di YouTube si può leggere: «YouTube è costruito da una delle community più attive del Web e sappiamo che volete dei cambiamenti. Oggi annunciamo tramite Google+ le modifiche che apporteremo sulla base dei feedback ricevuti dagli utenti. Vogliamo comunicarvi in anteprima come evolverà il sistema di commenti e tutto ciò che riguarda l'esperienza su YouTube, il quale non richiederà più un profilo Google+ per effettuare upload, scrivere commenti o creare un canale». Difatti tutto ciò di cui gli utenti avranno bisogno per caricare filmati, scrivere commenti ed interagire con i canali della piattaforma sarà, come in passato, possedere un account Google, (esattamente come quello che serve per accedere a tutti i servizi di casa Google), e non più obbligatoriamente l'iscrizione al Social Network in questione. Insomma, sembra proprio che il colosso californiano stia proseguendo il cammino intrapreso nei mesi scorsi con la separazione tra Google Foto ed, appunto, Google+. Ad ogni modo va ricordato che questo cambiamento non sarà immediato, il che significa che per il momento gli utenti, (soprattutto quelli non entusiasti della situazione attuale), non devono assolutamente cancellare i propri account sul Social Network, altrimenti anche gli account su YouTube faranno la stessa fine: per farlo bisognerà solo aspettare qualche mesetto, (non è ben chiaro ancora quando la separazione sarà effettiva). Tra l'altro grazie a questo cambiamento, sin da subito, i commenti pubblicati dagli utenti su YouTube non compariranno più su Google+ e viceversa. Inoltre è stato apportato un altro miglioramento riguardante il sistema di ranking dei commenti, il quale adesso posiziona in cima all'elenco quelli più interessanti, relegando in fondo quelli ritenuti "spazzatura". Comunque sia, come già spiegato, a Google vanno riconosciuti ancora una volta il merito e la capacità di ammettere i propri errori, ed in particolar modo in questo caso, dove l'integrazione, (forzata), di Google+ in tutte le sue piattaforme è risultata essere una scelta che non ha mai convinto la totalità degli utenti. In ogni caso, per il colosso californiano, il Social Network resta un progetto su cui investire per il futuro, puntando soprattutto sugli interessi dell'utenza, sulla condivisione degli elementi e sui servizi di geolocalizzazione. Infatti al riguardo nel comunicato pubblicato sul blog ufficiale di Google si può, infine, leggere: «Con il lancio di Google+ abbiamo voluto aiutare le persone a scoprire, condividere e connettersi su Google, proprio come fanno nella vita reale. Alcune cose ci hanno dato ragione, ma ci sono scelte che dobbiamo rivedere. Quindi, entro i prossimi mesi, apporteremo alcuni importanti cambiamenti».


lunedì 27 luglio 2015

Steam: Offline dopo un attacco cracker.


A quanto pare quella di oggi è stata una giornata da dimenticare per gli ingegneri ed i tecnici di Valve, in quanto hanno scoperto che nel corso della scorsa notte Steam, (la piattaforma più utilizzata al mondo per il gaming su computer, di loro proprietà), è stata vittima di un attacco cracker. In pratica i server sono stati irraggiungibili per buona parte della mattinata, (il tutto si è risolto verso le 12:30, ora italiana), e se si provava ad accedere alla homepage tramite browser, appariva l'errore "Service Unavailable". In sostanza il problema sembrerebbe riconducibile ad un bug nel sistema di recupero della password, che fino a poco tempo fa ha permesso ai malintenzionati di accedere a qualsiasi account, in modo estremamente semplice. Difatti la procedura da eseguire, (che fortunatamente non più funzionante), era la seguente: si chiedeva a Steam di poter recuperare le credenziali di accesso tramite codice per il reset della password inviato via e-mail, ma in realtà, (come spiegato in un video allegato in fondo), non era necessario inserire alcun codice segreto per procedere nell'operazione; il che permetteva di continuare fino alla modifica effettiva della password che poteva essere poi impiegata per il login a qualsiasi account. Ad ogni modo non è ben chiaro se l'attacco in questione abbia messo a rischio gli account dei milioni di utenti che ogni giorno si connettono a Steam per acquistare titoli, scaricare demo ed ovviamente per giocare: secondo alcune testimonianze comparse sui vari forum, (tra cui: NeoGAF, Reddit e Twitch), pare che un numero non indifferente di iscritti abbia visto il proprio profilo svuotato di tutti i contenuti ad esso associati o addirittura cancellato. Al riguardo i responsabili di Valve sono intervenuti per ribadire che con l'utilizzo di Steam Guard gli account degli utenti ed i contenuti ad essi collegati restano al sicuro, anche nel caso di modifiche alla password apportate da terzi. Infatti nel comunicato rilasciato dalla società si può leggere: «Si tenga conto che, sebbene la password dell'account potrebbe essere stata modificata durante quanto accaduto, la password stessa non è stata rivelata. Inoltre, con Steam Guard attivato, l'account rimane al sicuro da login non autorizzati anche se la password viene modificata». Comunque sia, come già anticipato, attualmente l'homepage del portale ed il client desktop di Steam sono tornati online e quindi i tecnici di Valve sembrano aver risolto il problema e ristabilito una situazione di normalità; anche se adesso bisognerà valutare, appunto, se l'accaduto abbia provocato danni agli utenti, in termini di account compromessi o contenuti cancellati, (potenziali danni finanziari non ce ne dovrebbero essere, considerando che l'utente deve inserire le credenziali di carte di credito o debito, Paypal, ClickandBuy o Postepay ogni volta che desidera effettuare un acquisto: Steam non li memorizza, appunto, per motivi di sicurezza).

Di seguito il video relativo alla procedura di modifica delle password:



domenica 26 luglio 2015

Fukushima e lo strano caso delle margherite "mutanti".


Sembrano il frutto di un fotoritocco, eppure a quanto pare le strane immagini che in questi giorni stanno già facendo il giro del mondo sono autentiche e mostrano delle margherite aventi forme e fioriture che non si erano mai viste prima d'ora. In pratica si tratta di margherite trovate a 173 chilometri da Fukushima, per la precisione nella città di Nasushiobara, non lontano dalla centrale nucleare che, dopo essere stata colpita dallo tsunami del 2011, ha disseminato radiazioni un po' ovunque intorno a quell'area. Motivo per il quale in molti credono che la strana forma dei fiori fotografati potrebbe essere dettata proprio dalle radiazioni che in quella zona raggiungono i 0,5 μSv/h ad un metro da terra, (un livello che può spaventare, ma che è appena al di sopra della norma e considerato sicuro per "insediamenti a medio e lungo raggio"), tanto da ribbattezzarli: margherite "mutanti" o "radioattive". Tuttavia naturalmente non tutti sono convinti dell'autenticità delle fotografie, in quanto le "margherite mutanti" appaiono diverse da quelle che si è abituati a vedere nei prati: molto più grandi e presentano una forma per nulla simmetrica. Inoltre, nonostante anche diversi scienziati non escludono l'ipotesi che questi fiori siano il risultato delle radiazioni emesse della centrale nucleare di Fukushima, (facendo sapere che: "Potrebbe trattarsi di uno squilibrio ormonale"), secondo alcuni esperti, vivere nella zona non sarebbe pericoloso, né per le piante né per gli uomini, e la strana forma delle margherite potrebbe essere stata determinata da un particolare fenomeno botanico: la "fasciazione", la quale modifica la fioritura delle piante ed anche se risulta legato a fattori esterni, (come parassiti o virus), non è necessariamente connesso alle emissioni di elementi chimici radioattivi. Al riguardo Guy Barter della Royal Horticultural Society, ha spiegato: "È probabile che si tratti di mutazioni del tutto casuali, ma è impossibile affermare con certezza che non vi sia alcun collegamento con le radiazioni. Per ottenere una certezza scientifica, occorrerebbe procedere con metodo, esaminando l'incidenza di tali mutazioni in termini di numerici sulla zona interessata. Rilievi e ricercche che richiederebbero diversi anni per essere completate". Mentre, secondo Jeffrey J. Doyle, professore di biologia vegetale della Cornell University, quella che si vede nelle foto è una mutazione molto comune, che si può osservare un po' ovunque, anche in zone non esposte a radioattività. Tuttavia anche lo studioso non ha escluso il coinvolgimento delle radiazioni, dichiarando: "In luoghi come questo, dove gli agenti mutageni sono presenti in soglie superiori alla media, non mi sorprenderebbe scoprire mutazioni di qualsiasi genere. Questo vale per i siti radioattivi ma anche per le discariche di rifiuti tossici". Comunque sia, secondo molti, non basta trovare qualche fiore "strano" per poter dare la colpa alle radiazioni; le cose sarebbero del tutto diverse se invece si trovassero interi campi composti da fiori "mutanti" di questo tipo e che si estendono su decine di chilometri. Difatti, secondo Edwin Lyman, ricercatore della Union of Concerned Scientist, stando così le cose non ci sarebbe nessun rischio ed anche con livelli di radiazioni dieci volte più alti sarebbe improbabile vedere mutazioni significative. Insomma, per il momento il dilemma resta ed anche se sarebbe necessario non abbassare la guardia, bisognerebbe farlo senza creare allarmismi ingiustificati: gli studi sulle zone vicine a Fukushima stanno continuando ed è molto probabile che prima o poi, (speriamo non sia troppo tardi però), arriverà, infine, una spiegazione chiara in merito alla vicenda. 

Di seguito alcune immagini delle margherite "mutanti:
 http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2015/07/23/08/2AC4F2CD00000578-3171748-image-a-6_1437635891503.jpg
 http://m.snopes.com/wp-content/uploads/2015/07/mutant-daisies.jpg
 http://i1.wp.com/media.boingboing.net/wp-content/uploads/2015/07/CIA-F6tUsAAk4Th.jpg?resize=599%2C448



sabato 25 luglio 2015

RTS,S, il primo vaccino contro la malaria approvato dall'EMA.


Si chiama RTS,S e si tratta di un vaccino sviluppato inizialmente dalla Walter Reed Army Institute of Research, (nota anche con la sigla WRAIR), negli anni '80 e poi portato avanti dalla GlaxoSmithKline, (conosciuta anche con la sigla GSK), con il contributo finanziario della Fondazione Gates allo scopo di combattere la malaria, il quale in questi giorni è stato approvato dall'Agenzia Europea per i Medicinali, (nota anche con la sigla EMA): il vaccino adesso prenderà il nome commerciale Mosquirix. Tra l'altro la GSK si è riservata un ricarico del solo 5% rispetto al costo di produzione, che sarà investito in ulteriori ricerche sulla suddetta malattia infettiva. Tuttavia, sebbene prometta bene, il vaccino in questione sembra essere più un punto di partenza che di arrivo per la ricerca contro la malaria: i risultati ottenuti non sono certo paragonabili a quelli associati ad altri vaccini dediti, ad esempio, a contrastare la diffusione della poliomielite o del morbillo. Difatti il vaccino RTS,S non riesce a garantire una protezione totale nei confronti del  Plasmodium falciparum, il principale parassita responsabile della malaria: i dati relativi alla sperimentazione condotta su 16.000 bambini di diversi Paesi africani, (dove la malattia in questione è più diffusa), hanno indicato un livello di immunizzazione del 46% nella fascia d'età 5-17 mesi; mentre nei bambini più piccoli i risultati sono risultati essere ancora più bassi. In pratica, come già anticipato, nonostante questo vaccino sia frutto di un lungo percorso di ricerca e lavoro, (appunto, oltre 20 anni), ancora deve essere fatto molto perché risulti molto più efficace; anche se attualmente si tratta del primo vaccino contro la malaria a raggiungere un livello così avanzato durante la sperimentazione e dell'unico che al momento può contare sull'approvazione dell'EMA e puntare così ad una commercializzazione. Al riguardo il professor Brian Greenwood, uno dei ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine coinvolti nella ricerca si è detto un po' deluso dai risultati del trial, dichiarando: "Pensavo che il vaccino RTS,S potesse rivelarsi più efficace, anche se non avremmo mai potuto raggiungere l'efficacia del 97% tipica di altri vaccini". Ad ogni modo, come hanno spiegato i ricercatori, questa scarsa efficacia dipende dalla natura del parassita che causa la malaria, il quale mostra un ciclo vitale davvero complicato da interpretare rispetto ad altri agenti infettivi. Non a caso la sperimentazione ha evidenziato un progressivo calo della capacità del vaccino di proteggere i bambini dal parassita in questione: neppure utilizzando i richiami gli scienziati sono riusciti a garantire la stessa efficacia associata alla prima somministrazione. Tuttavia, secondo lo stesso Brian Greenwood, il livello reale di protezione può attestarsi attorno al 30%: un dato che in ogni caso risulterebbe inedito per questo genere di profilassi. Comunque sia in tal proposito il professore inglese ha spiegato: "L'aspetto più preoccupante è piuttosto un altro: dopo 20 mesi, i bambini vaccinati che non avevano ricevuto il richiamo mostravano un rischio di infezione aumentato rispetto ai bambini che non erano stati vaccinati". Mentre il professor Mike Turner, del Wellcome Trust, ha, infine, concluso dichiarando: "Sebbene i livelli di protezione offerti dal vaccino possono sembrare relativamente bassi, si tratta comunque del risultato migliore che abbiamo a disposizione finora. Si tratta anche di un buon punto di partenza per cercare di sviluppare in seguito vaccini migliori".


venerdì 24 luglio 2015

La eSports League annuncia test anti-doping per i gamer professionisti.


In questi giorni la eSports League, (ovvero la più grande ed importante lega mondiale di competizioni videoludiche, nota anche con la sigla ESL), ha annunciato che presto adotterà una serie di linee guida, regole e controlli per vigilare meglio sull'uso di sostanze dopanti, (dette anche performance-enhancing drugs), nel corso dei suoi eventi. In pratica, come risaputo, essere un campione nel mondo del gaming è un'attività redditizia ormai da anni e da tempo l'interesse che si è attivato intorno ai tornei dei videogiochi è arrivato a livelli inimmaginabili, con, ad esempio, l'ultima finale del popolare videogame online League of Legends, (meglio noto con la sigla LOL), che ha tenuto incollati agli schermi più di 32 milioni di appassionati: una cifra degna della finale di eventi sportivi importanti ed un impatto visivo straordinario. Quindi è facile notare come quello che tempo fa poteva essere considerato solo un gioco in molti casi è diventato ormai incredibilmente competitivo, ed i giocatori esperti, (considerati a tutti gli effetti atleti), in grado di sbaragliare la concorrenza diventano figure di riferimento del settore: il tutto assume un'importanza crescente con il crescere dell'attenzione, che porta più soldi e quindi premi più consistenti messi in palio per i concorrenti. Tuttavia, come tutti gli atleti, in certi casi le loro prestazioni possono essere manipolate ed aumentate, appunto, con il supporto di integratori più o meno legali. Insomma, istinto, allenamento, passione e dedizione non sono le uniche caratteristiche che fanno di un gamer un professionista: contano, per esempio, anche la reattività, la resistenza, la concentrazione ed la coordinazione occhio/mano; e se è vero che le prime non sono artificialmente modificabili, le seconde invece sono caratteristiche che possono diventare "fasulle", intervenendo, appunto, sul corpo dell'atleta con sostanze aventi lo scopo di aumentarne le sue capacità. Tra l'altro della faccenda ne ha parlato apertamente Kory "Semphis" Friesen, un giocatore professionista di Counter-Strike, il quale in una recente intervista ha ammesso  di aver fatto uso dell'Adderall, (uno psicostimolante usato in genere per il trattamento della Sindrome da deficit di attenzione e iperattività o ADHD), in occasione di un importante torneo insieme ad altri gamer del suo team Cloud9. Motivo per il quale la ESL ha deciso di stringere un accordo con il Nationale Anti-Doping Agentur, (un ente anti-doping con sede a Bonn, e noto con la sigla NADA), e con la World Anti-Doping Agency, (l'organizzazione internazionale nota anche con la sigla WADA), in modo da avere supporto nella redazione delle sue policy anti-doping. Difatti, grazie a questa collaborazione, la ESL entrerà immediatamente in azione per garantire "i principi di lealtà e sportività" ed a partire dal torneo ESL One Cologne del prossimo 22 e 23 Agosto, (il quale, tra l'altro, vedrà protagoniste le più forti squadre di LOL e StarCraft II), sottoporrà i suoi atleti ad un test cutaneo per rilevare alcune sostanze dopanti che possono essere utilizzate per alterare le performance. Naturalmente, trattandosi solo di un test parziale, che lascia ancora spazio a diverse possibilità di aggiramento, è stato soggetto di non poche critiche; anche se in realtà si tratta solo del primo passo di un percorso che la ESL intende, infine, seguire con i principali professionisti del settore.


giovedì 23 luglio 2015

BLACK SABBATH: Il riff d'apertura di "Paranoid" sarebbe il frutto di un plagio.


Nel mondo della musica di storie di plagio o di band che copiano da altre band meno conosciute ce ne sono moltissime: l'ultima in ordine cronologico riguarda i Guns N' Roses ed il brano Sweet Child O' Mine. Tuttavia di recente un articolo pubblicato sul sito Dangerousminds.net ha posto l'attenzione sui Black Sabbath, i quali sarebbero colpevoli di aver plagiato una misconosciuta band statunitense: gli Half-Life. In pratica, secondo gli autori dell'articolo in questione, la band inglese avrebbe copiato il riff d'apertura del brano "Get Down", (appunto, della suddetta band americana), usandolo nel brano "Paranoid". In effetti, se si ascoltano i due brani in questione, si scopre come, sebbene abbiano linee vocali totalmente differenti, entrambi i riff d'apertura siano sorprendentemente somiglianti. Tra l'altro nel suddetto articolo vengono riportate le parole di Geezer Butler, (bassista dei Black Sabbath), in merito alla realizzazione, appunto, di "Paranoid": "L'intera storia di come abbiamo creato quella canzone è così divertente. È diventato il brano più popolare dall'album, ma non è stato qualcosa a cui abbiamo pensato molto quando l'abbiamo scritta. In realtà, avevamo finito le registrazioni, ma il produttore ci ha detto che avevamo bisogno di un'altra canzone per finire l'album, quindi abbiamo improvvisato arrivando a "Paranoid" direttamente sul posto. Tony si è messo a suonare questo riff e noi gli siamo andati dietro. Non ci abbiamo pensato più di tanto". Ad ogni modo si tratta di una somiglianza sottolineata già in passato perciò la notizia di per sé non è nuovissima; anche se è interessante notare quanto effettivamente i due riff, (il primo registrato presso i GM Studios di East Detroit il 27 Giugno 1969; mentre il secondo registrato presso i Regent Sound Studios di Londra circa un anno dopo, il 18 Settembre 1970), risultino essere abbastanza simili.

Di seguito i suddetti due brani:





mercoledì 22 luglio 2015

The Walking Dead potrebbe durare 50 stagioni, ma per ora si punta a 12.


A quanto pare ci sono buone notizie per tutti i fan di The Walking Dead, (soprattutto per più giovani), non solo perché dall'11 Ottobre tornerà con la tanto attesa 6ª stagione, ma in particolar modo perché la serie potrebbe andare in onda ancora per moltissimi anni e tener loro compagnia addirittura per gran parte della loro vita; o almeno questo è quanto ha rivelato il produttore esecutivo Robert Kirkman durante il 619° episodio del WTF podcast, (condotto dal comico Marc Maron). In pratica le sue parole sono state: "Si tratta di una serie molto popolare e sembra che i dirigenti della AMC siano intenzionati ad andare avanti per 50 stagioni. E potrebbero anche farlo, ma sicuramente ci sarà una fine ad un certo punto". Certo, 50 sembra un numero esagerato anche per una serie capace incollare allo schermo ogni settimana diverse decine di migliaia di spettatori, (solo negli Stati Uniti), ed il principale rischio sarebbe quello di non trovare più idee per andare avanti per così tanto tempo, (senza considerare l'ipotetica ed inevitabile "perdita" degli attori protagonisti). Tuttavia considerando che lo stesso Robert Kirkman ha fatto sapere di voler arrivare almeno al numero 300 del suo omonimo fumetto, (da cui la serie prende ispirazione), di materiale a cui attingere continuerà ad essercene molto. Ad ogni per il momento la stima più credibile sembra essere quella del collega David Alpert, il quale ha parlato di piani tracciati fino ad un'ipotetica 12ª stagione. Difatti al riguardo durante un'evento dello scorso anno aveva spiegato: "Abbiamo una buona idea di come sarà la 10ª stagione. Sappiamo cosa accadrà nelle stagioni 11 e 12. Abbiamo punti di riferimento e tappe per quelle stagioni, se saremo abbastanza fortunati di arrivarci". Comunque sia, se è probabile che non si saprà mai cos'abbia provocato l'epidemia zombie, (infatti pare che non l'origine del tutto non sarà rivelato neppure in "Fear The Walking Dead", lo spinf-off che andrà in onda a partire dal prossimo 24 Agosto), per quanto riguarda invece la soluzione al problema lo stesso Robert Kirkman sembra avere le idee già chiare. Difatti durante il suddetto podcast ha affermato che: "Avrà a che fare con la capacità dell'umanità di superare questa insormontabile situazione apocalittica"; in altre parole sarebbe necessario sbarazzarsi di tutti gli zombie, un'impresa che richiederà giustamente molto tempo e di conseguenza parecchie stagioni. In ogni caso, per chi fosse interessato, l'intero podcast, (della durata di oltre un'ora e mezza), può, infine, essere ascoltato al seguente indirizzo: http://www.wtfpod.com/podcast/episodes/episode_619_-_robert_kirkman_bob_fingerman; (l'intervista con Robert Kirkman inizia intorno al 22° minuto, mentre la parte in cui parla delle possibili 50 stagioni inizia ad un'ora ed un minuto).


martedì 21 luglio 2015

Twitter rimuove misteriosamente gli sfondi degli utenti.


Quest'oggi molti utenti, accedendo alla propria timeline, si saranno sicuramente accorti che Twitter ha deciso di rimuovere le immagini di sfondo che i suoi iscritti potevano personalizzare in modo da dare un tocco di colore in più ai loro account, (sostituendolo con uno monocromatico di colore grigio/azzurro e uguale per tutti). In realtà va detto che lo sfondo personalizzabile è ancora visibile, ma lo si può vedere solo accedendo ai propri tweet ed ad alcune altre sezioni del Social Network dai 140 caratteri: è stato, appunto, rimosso dall'home page dei profili e dalla timeline. Tra la'ltro non si tratta di un bug o di un problema momentaneo, in quanto dalle FAQ del Social Network, dove in merito alla personalizzazione dell'interfaccia è stato sottolineato come sia possibile personalizzare il layout del profilo in maniera tale che gli utenti possano visualizzarlo quando accedono ai tweet. Difatti si può leggere: "Puoi personalizzare il tema del design che sarà visibile agli utenti che cliccano per visualizzare le pagine di dettaglio dei tuoi tweet. A differenza dei colori del tema, il tema del design non sarà visibile nel tuo profilo o nella tua cronologia personale". Insomma, per farla breve, i colori scelti per il profilo saranno sempre visibili mentre l'immagine scelta potrà essere vista soltanto nei singoli tweet: un cambiamento tuttavia discutibile che, (almeno per il momento), non trova nessuna spiegazione considerando che è stato apportato in maniera del tutto silenziosa senza nessuna comunicazione ufficiale. Ad ogni modo si tratta di una modifica che, (oltre a fare scontenti molti utenti), peserà soprattutto suoi marchi e sugli account aziendali che avevano personalizzato pesantemente la loro home page con loghi, marchi e cose del genere. Mentre, secondo le prime indiscrezioni, potrebbe essere possibile che Twitter si sia messo all'opera per realizzare un nuovo restyling della sua interfaccia, dopo aver di recente modificato l'home page, (per i non iscritti); oppure dietro questa modifica potrebbe esserci l'idea di voler mettere al centro le discussioni piuttosto che le personalizzazioni estetiche. Comunque sia quello che attualmente è certo è che Twitter prima o poi dovrà rendere conto della modifica in questione, spiegandone il motivo agli utenti, (sul sito sono iniziate a diffondersi non poche lamentele); anche perché, come già spiegato, per adesso le uniche dichiarazioni in merito riguardano la conferma sulla rimozione dell'immagine di sfondo per tutti gli utenti, (desktop), che rimarrà visibile solamente per gli utenti registrati in alcune sezioni del Social Network dai 140 caratteri. Tuttavia ci sarebbe un metodo per riavere il proprio sfondo personalizzato: basta andare sulle impostazioni del profilo, accedere al menù "Design", e cambiare lo sfondo ricaricando la stessa immagine; anche se, a dire il vero, lo sfondo personalizzato scomparirà nuovamente una volta che l'utente si sarà disconnesso, (in alcuni casi è bastato chiudere la scheda del browser e riaprirla), perciò non si tratta, infine, di una vera è propria soluzione.


lunedì 20 luglio 2015

Anonymous Italia iniza la vendetta per Aken ed Otherwise attaccando vari organi di Polizia e Giustizia.


Come aveva promesso alla fine del mese di Maggio, la divisione italiana della famosa legione Anonymous ha iniziato la vendetta per Aken ed Otherwise, (i cui veri nomi sono stati svelati e sono Valerio Camici e Fabio Meier), i due membri arrestati durante quella che era stata chiamata "Operazione Unmask" messa in atto dalle autorità a seguito degli attacchi contro l'EXPO 2015 ed il Ministero della Difesa. Infatti, dopo due mesi di apparente inattività, gli hacktivisti di Anonymous Italia sono tornati all'attacco hackerando il Sindacato Italiano Appartenenti Polizia, (noto anche con la sigla SIAP), defacciado i siti dei Sindacati Autonomi di Polizia Penitenziaria, (noti anche con la sigla SEPPE), della Toscana e della Lombardia e rendendo pubblici circa 1 GB di dump, (con tanto di indirizzi email, password, codici fiscali ed altre informazioni), dei database del Distretto della Corte di Appello di Roma, degli Uffici Giudiziari di Caltanissetta, del Sindacato Autonomo di Polizia, (noto anche con la sigla SAP), dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato, (nota anche con la sigla ANPS), del Sindacato dei Poliziotti e dell'Unione Nazionale Arma Carabinieri. Naturalmete, come di consueto, gli hacker hanno rivendicato le suddette azioni tramite un breve comunicato pubblicato sul loro blog ufficiale, nel quale si può leggere: «Ai Chiar.mi Procuratori della Repubblica, Giancarlo Capaldo ed Eugenio Albamonte. Alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Al CNAIPIC. Con le vostre azioni avete dichiarato la morte dei due nostri compagni. Trattati alla stregua di criminali, pubblicando le loro identità e dati personali, togliendoli la maschera, andando contro il massimo principio di Anonymous. Ed avete dato in pasto ai media notizie tendenziose e fuorvianti, lungi da qualsiasi obiettiva verità. Ad ogni azione corrisponde una reazione pari e contraria, pertanto, con sommo piacere vi diamo un assaggio di cosa significhi verità ed informazione. Pubblichiamo qui senza alcuna censura i dati dei vostri database: indirizzi email, password, codici fiscali ed altre informazioni saranno di libero dominio, visibili da chiunque»; difatti dopo queste parole gli hacker di Anonymous Italia hanno pubblicato diversi link e screenshot relativi a tali informazioni. Ad ogni modo gli hacktivisti hanno concluso il comunicato con la promessa che altri attacchi seguiranno; infatti hanno scritto: «Prendete nota. È solo l'inizio. Noi non ci fermeremo, MAI. Noi continueremo a lottare, per i nostri Fratelli, per i nostri Ideali. Aken ed Otherwise, questa è la nostra vendetta per Voi, noi ci siamo, vi sosteniamo, vi vendichiamo. Cannot arrest an idea». Mentre, infine, invece del classico "Expect Us", hanno firmato con: "Aken, Otherwise, we expect YOU".


domenica 19 luglio 2015

Shanchol, il vaccino efficace contro il colera.


Si chiama Shanchol e si tratta di un vaccino anticolerico da assumere per via orale annunciato nel 2009 e che di recente ha mostrato la sua efficacia sul campo in Bangladesh, (una delle regioni del mondo in cui la malattia è caratteristica); o almeno questo è quanto ha fatto sapere uno studio pubblicato su The Lancet da un team di ricercatori dell'International Centre for Diarrhoeal Disease Research di Dhâkâ. In pratica il suddetto studio rappresenta la prima dimostrazione dell'efficacia di questo vaccino in un contesto di vita reale, sostenendone quindi l'utilizzo nei programmi di vaccinazione di massa che mirano al controllo del colera. Al riguardo Firdausi Qadri, una delle autrici della ricerca, ha affermato: "Oltre un miliardo di persone sono a rischio di colera in oltre 50 Paesi endemici, con circa 2,8 milioni di casi incidenti e 91.000 decessi all'anno. La malattia si diffonde con acqua o cibo contaminati dal germe responsabile, il Vibrio cholerae, provocando diarrea acuta che nel 40% dei casi porta a una grave disidratazione che, se non trattata, può essere fatale". Ad ogni modo durante la suddetta ricerca il Shanchol, (che tra l'altro è facile da usare ed ha un costo di circa 1,85 dollari a dose), è stato testato su una popolazione di oltre 270.000 persone che vivono nel quartiere di Dhâkâ, (una baraccopoli ad alto rischio per le condizioni igieniche precarie): i residenti sono stati divisi in 3 gruppi, randomizzati a ricevere il vaccino anticolerico orale da solo, o ad associarlo ad un programma di fornitura di acqua potabile e formazione sul lavaggio delle mani, oppure nessun tipo di intervento. Nel corso dei 2 anni di follow-up i ricercatori sono riusciti a dimostrare che la vaccinazione completa con due dosi è stata in grado di ridurre del 37% l'incidenza di disidratazione da colera grave, con un picco del 45% se combinata ad acqua potabile ed al lavaggio delle mani. In tal proposito la stessa Firdausi Qadri ha spiegato: "I dati raccolti dimostrano che un programma sistematico di vaccinazione orale contro il colera nei Paesi endemici potrebbe ridurre il peso della malattia in modo significativo al costo relativamente modesto di poco meno di 4 dollari per due dosi". Mentre Maureen O'Leary della London School of Hygiene & Tropical Medicine ha, infine, commentato la ricerca dichiarando: "La vaccinazione orale è solo parte di un programma più ampio necessario per controllare il colera, servono infatti acqua pulita e servizi igienici adeguati. Cosa, peraltro, difficile da avere per almeno 2,5 miliardi di persone che abitano nelle zone endemiche delle Nazioni più povere del mondo o vengono colpite da cambiamenti climatici, guerre e disastri naturali".


sabato 18 luglio 2015

A New York i cassonetti dei rifiuti potrebbero diventare hotspot Wi-Fi.


In questi giorni la Bigbelly, nota compagnia americana che si occupa dell'ambiente, attraverso un progetto ribattezzato da molti "Internet of Bins", (ovvero "Internet dei bidoni", così da far eco al ben più famoso trend "Internet of Things"), sta cercando di convincere la municipalità di New York ad installare dei moduli Wi-Fi su alcuni cassonetti, in modo da renderli utili non solo per il riciclo dei rifiuti ma anche come strumento per ampliare la connettività; (cosa avvenuta nel 2014 con le cabine telefoniche). In pratica l'azienda in questione, (tra l'altro già responsabile di oltre 170 compattatori a energia solare sparsi tra New York, Philadelphia, Iowa City e Detroit ed in grado di lavorare alimentati solo dai pannelli fotovoltaici), promette di consegnare ai cittadini di New York tanti hotspot Wi-Fi gratuiti ai quali connettersi con velocità che possono arrivare anche a 50-75 megabit per secondo: cifra di poco inferiore alle connessioni in fibra che sono vicine ai 100 megabit per secondo; senza contare che il loro segnale non andrà ad interferire con quello dei grattacieli, in quanto sarà al piano terra. Inoltre il posizionamento di questi "cassonetti 2.0" sarà strategico, in quanto saranno installati nelle aree meno servite così da permettere anche ai residenti più svantaggiati di poter navigare in Rete senza spendere un dollaro. Tuttavia oltre ad Internet, i bidoni della Bigbelly avranno altre funzioni innovative capaci di facilitare il lavoro degli operatori ambientali: ad esempio, potranno avvertire i netturbini quando avranno raggiunto il limite di capacità, (tramite invio di un messaggio con scritto "I'm full", ovvero "Sono pieno"), oppure se, a causa di particolari rifiuti, nell'aria si sta spargendo un odore troppo forte. Ad ogni modo la Bigbelly ha testato due esemplari di questi bidoni già lo scorso inverno, sempre a New York, analizzandone l'attività ed il livello di segnale: soddisfatta dei risultati, l'azienda adesso si è detta pronta a portare in strada un'armata di bidoni "intelligenti" già a partire da questo autunno; servirà solo raccogliere i giusti fondi per dotare i bidoni già installati della tecnologia Wi-Fi e convincere l'amministrazione di New York, la quale potrebbe anche decidere di non farsi carico di tutte le spese di dotazione. Al riguardo i responsabili dell'azienda in questione hanno dichiarato: "Se dovessimo piazzare un bidone vicino all'ingresso di Starbucks, la catena potrebbe sostenere l'iniziativa pagando un canone in cambio della pubblicità mostrata sugli schermi laterali". Quindi, allo stesso modo, altri soggetti potrebbero sfruttare questi cassonetti per veicolare i loro messaggi: non solo annunci pubblicitari, ma anche avvisi sul traffico, meteo o situazioni d'emergenza e chissà magari un giorno ci si potrà guardare perfino il telegiornale.


venerdì 17 luglio 2015

Zhenyuanlong, il "cugino piumato" del Velociraptor.

Una ricostruzione artistica del Zhenyuanlong.

Di recente in una regione cinese da tempo nota come "il cimitero dei dinosauri" è stato scoperto un nuovo tesoro: il fossile di una nuova specie di rettile preistorico imparentato con il Velociraptor, ma tuttavia munito di ali sorprendentemente simili a quelle degli uccelli moderni, (anche se inadatte al volo). In pratica i resti di questo dinosauro, il cui nome scientifico è "Zhenyuanlong", sono stati rinvenuti sufficientemente ben conservati, appunto, nella zona occidentale della provincia cinese di Liaoning, da un team di archeologi dell'Università di Edimburgo e dell'Accademia Cinese di Scienze Geologiche. In sostanza si tratta di un esemplare che è vissuto circa 125 milioni di anni fa durante il Barremiano, e che poteva facilmente raggiungere il metro e mezzo di lunghezza: sebbene fossili di dinosauri alati siano già stati scoperti in passato, (basta pensare al Microraptor o all'Anzu wyliei), questo è il più grande fossile mai rinvenuto a presentare ali piumate eccezionalmente ben preservate. Difatti, grazie a questo ritrovamento, si è scoperto che quelle dello Zhenyuanlong comprendevano diversi strati di penne molto simili a quelle degli uccelli moderni, ciascuna delle quali con una struttura centrale e sottili diramazioni laterali. Il che rappresenta una scoperta importante perché molti dei dinosauri piumati scoperti finora presentano ali coperte da una sorta di peluria, ma non mostrano segni di piume analoghe a quelle degli attuali pennuti. Ad ogni modo a cosa servissero esattamente ali così ben studiate, per il momento non è dato saperlo: troppo corte per supportare il volo, erano molto probabilmente un residuo evolutivo che il dinosauro sfoggiava in particolari situazioni, in modo abbastanza simile da come i pavoni mostrano la coda; anche perché le penne ricoprivano pure la coda dello Zhenyuanlong. Comunque sia al riguardo Steve Brusatte, coautore della ricerca, ha, infine, spiegato: "Questo nuovo dinosauro è uno dei parenti più vicini del Velociraptor, ma sembra un uccello. È un dinosauro con ali enormi fatte di penne, come quelle di aquile e avvoltoi. I film hanno sbagliato: i Velociraptor potevano avere anche questo aspetto".

Di seguito alcune immagini:
http://www.thehindu.com/multimedia/dynamic/02476/dinosaur_jpg_2476724f.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7b/Zhenyuanlong.jpg/753px-Zhenyuanlong.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f4/Zhenyuanlong_skull.jpg/800px-Zhenyuanlong_skull.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/e/ea/Zhenyuanlong_postcrania.jpg/586px-Zhenyuanlong_postcrania.jpg
http://cdn.phys.org/newman/gfx/news/hires/2015/2-featheredcou.jpg
http://i2.cdn.turner.com/cnnnext/dam/assets/150717022954-zhenyuanlong-6-super-169.jpg



giovedì 16 luglio 2015

Scoperto che usare lo smartphone per 68 minuti al giorno potrebbe essere sintomo di depressione.


Secondo un recente condotto da alcuni ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine, guidati dal professor David Mohr, grazie al cellulare, (o per meglio dire: allo smartphone, considerato che ai giorni d'oggi i vecchi apparecchi sono quasi in via di estinzione), si possono individuare i sintomi della depressione ed anche la sua gravità: più tempo si passa con lo smartphone tra le mani, più è probabile che la depressione sia in agguato. Inoltre un altro indicatore è ciò che si fa durante la giornata: gli spostamenti possono essere tracciati dal GPS e stare molto a casa può essere un campanello d'allarme della malattia in questione. In pratica nel suddetto studio, pubblicato sul Journal of Medical Internet Research, si può leggere: «Una persona depressa trascorre in media 68 minuti al giorno con lo smartphone tra le mani, durante i quali evita di pensare a ciò che non va; mentre chi non è depresso ha una media di 17 minuti al giorno. Si può ipotizzare la depressione anche se il GPS dello smartphone indica che un individuo trascorre la maggior parte del tempo a casa o in pochissimi luoghi, mostrando una tendenza ad isolarsi e la mancanza di motivazione ed energia per uscire». Mentre al riguardo lo stesso David Mohr ha spiegato: "Possiamo rilevare se una persona ha sintomi depressivi e la gravità di questi sintomi senza porle domande. Ora abbiamo una misura oggettiva del comportamento legato alla depressione e la stiamo rilevando passivamente. Gli smartphone sono in grado di fornire dati discretamente e senza alcuno sforzo da parte degli utenti". In sostanza l'obiettivo che si è posto lo studio in questione è quello di monitorare le persone a rischio, in modo tale da poter intervenire il più velocemente possibile in caso di bisogno. Difatti durante la ricerca gli scienziati hanno monitorato 28 persone, la metà dei quali risultavano avere sintomi depressivi, riuscendo ad individuare chi ne soffriva con un'accuratezza dell'87%. In tal proposito i ricercatori hanno, infine, concluso dichiarando: "I dati forniti dagli smartphone sono stati più affidabili nel rilevare la depressione, delle domande del questionario PHQ-9 a cui gli individui sono stati sottoposti quotidianamente: le risposte possono essere ripetute meccanicamente e spesso non sono affidabili".


mercoledì 15 luglio 2015

Scoperto che gli "steroidi da palestra" possono causare anche danni alla memoria.


Che i bodybuilder ed i sollevatori di pesi siano fra i più assidui consumatori di steroidi anabolizzanti, (ormoni utili soprattutto per aumentare la massa muscolare), non è un segreto: secondo recenti stime, lo fanno circa il 40% dei frequentatori di palestre. E non è un segreto nemmeno che queste sostanze, se usate per un lungo periodo di tempo, provocano una serie di disturbi fisici e psichiatrici: si passa da problemi alla pelle, palpitazioni cardiache, malattie cardiovascolari, danni ai reni ed al fegato, compromissione delle capacità riproduttive e disfunzioni sessuali, all'aggressività, atteggiamenti ostili, depressione, quadri maniacali e molto altro ancora. Tuttavia quello che finora non era noto sono le ripercussioni sui processi cognitivi, in particolare sulla memoria; difatti di recente un gruppo di ricercatori della Northumbria University ha colmato questa lacuna, dimostrando, attraverso uno studio pubblicato su The Open Psychiatry Journal, che anche l'impatto, (naturalmente negativo), di questi ormoni sui processi cognitivi è rilevante. In pratica i ricercatori inglesi hanno studiato un centinaio di uomini, costanti frequentatori di palestre, la metà dei quali ha ammesso di far uso di sostanze anabolizzanti e l'altra ha dichiarato di non farne uso. Così facendo hanno scoperto che, rispetto a quest'ultimi, gli utilizzatori di steroidi presentavano maggiori alterazioni della memoria prospettica, (del 39% in più rispetto agli altri), di quella retrospettiva, (del 28% in più), ed anche della capacità di esecuzione, (del 32% in più). In sostanza la memoria prospettica è quel processo mentale attraverso il quale ci si ricorda quello che si è pianificato di fare nel futuro, (come pagare una bolletta o prendere una medicina ad un certo orario), la memoria retrospettiva è quella che permette di ricordare fatti passati, mentre la capacità di esecuzione indica una serie di processi cognitivi che sono utilizzati per gestire le informazioni memorizzate, per pianificare e coordinare azioni, (ad esempio entra in azione quando ci si confronta con un Sudoku oppure se si è chiamati a svolgere due compiti contemporaneamente). Insomma, per farla breve si è scoperto che i cosiddetti "steroidi da palestra" fanno dimenticare, compromettono i ricordi, generano confusione ed impediscono di programmare le attività quotidiane; perciò, com'è ben chiaro, gli ormoni interferiscono pesantemente con la vita di tutti i giorni di chi ne fa uso. Al riguardo Tom Heffernan del Dipartimento di Psicologia della suddetta università, nonché principale autore dello studio in questione, ha, infine, commentato: "L'uso non medico degli steroidi anabolizzanti è iniziato a diffondersi negli ambienti professionistici all'inizio degli anni '60. Poi a partire dagli anni '80 anche i non professionisti hanno cominciato ad assumere questi prodotti. Ed oggi purtroppo sono estremamente diffusi".


martedì 14 luglio 2015

Facebook starebbe lavorando su "Moneypenny", un assistente virtuale tutto suo.


A quanto pare Facebook, (l'ormai stra-famoso Social Network in Blu), starebbe lavorando alla realizzazione di un assistente virtuale tutto suo, al quale sarebbe stato dato il nome in codice "Moneypenny" e che in futuro dovrebbe essere integrato all'interno dell'applicazione Messenger. Tuttavia a differenza dei suoi potenziali concorrenti, (tra cui Siri, Cortana e Google Now), Moneypenny non sarebbe un assistente virtuale dedicato alla produttività ma, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe aiutare gli utenti del Social Network nella ricerca e nell'acquisto di prodotti e servizi. Tra l'altro sembra che attualmente Facebook starebbe testando internamente questo suo nuovo assistente virtuale, per la cui scelta del nome sarebbe stato preso spunto da Miss Moneypenny, vale a dire la storica assistente di James Bond, (visibile nell'mmagine d'intestazione di questo articolo). Ad ogni modo non è ancora ben chiaro quando l'assistente virtuale di Facebook potrebbe fare il suo debutto, né quale sarà esattamente il suo funzionamento: alcune indiscrezioni hanno fatto sapere che Moneypenny potrebbe avere molte funzionalità in comune con servizi come Magic, il quale permette di richiedere servizi o acquistare generi alimentari tramite l'invio di un semplice messaggio di testo. Quindi, se da un lato l'utilizzo di Messenger potrebbe facilitare l'invio di messaggi da parte degli utenti per acquistare alcune tipologie di beni, dall'altro non è chiaro come il Social Network possa gestire le ordinazioni e soprattutto l'intera organizzazione delle consegne; difatti pare molto improbabile, (ma non è del tutto escluso), che Facebook possa decidere di dotarsi di una armata di autoveicoli per buttarsi nel settore delle consegne. Comunque sia l'integrazione di un assistente virtuale "commerciale" in Messenger potrebbe non risultare come un qualcosa di anomalo: l'applicazione di messagistica istantanea, (attualmente guidata da David Marcus, l'ex-CEO di PayPal), da qualche tempo ha iniziato a focalizzare la sua attenzione su servizi commerciali; basta pensare, ad esempio, alla possibilità di effettuare pagamenti o piccoli trasferimenti di denaro tra utenti, introdotta un po' di mesi fa. Tuttavia, sempre secondo le prime indiscrezioni, Moneypenny andrebbe ben al di là e rappresenterebbe una vera e propria svolta commerciale da parte di Facebook in quanto sarebbe, infine, uno dei primi servizi di una certa sostanza che il Social Network in Blu offrirebbe a pagamento ai suoi utenti.


lunedì 13 luglio 2015

Nel 2030 il Sole potrebbe "andare in letargo" causando una piccola era glaciale.


A quanto pare nel 2030 la Terra potrebbe attraversare una piccola era glaciale a causa del fatto che il Sole potrebbe "andare in letargo" ed attraversare una fase particolare della sua esistenza durante la quale le sue macchie potrebbero diminuire; o almeno questo quanto ha fatto sapere un recente studio condotto da Valentina Zharkova della Northumbria University e presentata in occasione del National Astronomy Meeting di Llandudno, (in Galles). In pratica quello elaborato dalla scienziata dell'ateneo britannico è un nuovo modello del cuore del Sole, che sta producendo previsioni sul suo comportamento con una precisione senza precedenti: previsioni con interessanti conseguenze per la Terra. In sostanza, come già noto, il Sole ha un ciclo di attività di circa 11 anni e durante i periodi di punta, si registrano numerosi brillamenti e macchie solari: le particelle cariche, (ossia espulsioni di massa coronale), possono schizzare via dalla superficie, inviando materiale nello spazio. Inoltre queste espulsioni possono influenzare satelliti ed anche la rete elettrica sulla Terra, tuttavia il ciclo di 11 anni non basta a prevedere tutti i comportamenti del Sole, il quale a volte possono apparire irregolari. Proprio per questo motivo Valentina Zharkova ed i suoi colleghi hanno cercato e trovato un modo per spiegare le discrepanze: un sistema di "doppia dinamo". In altre parole è come se il Sole, (che, come tutte le stelle, è un grande reattore a fusione nucleare che genera potenti campi magnetici, simile ad una dinamo), avesse due cuori. Difatti il modello sviluppato dal team di Valentina Zharkova suggerisce che ci siano due dinamo al lavoro: una quasi in superficie e l'altra più in profondità; il che spiegherebbe gli aspetti del ciclo solare con una precisione maggiore rispetto al passato. Ad ogni modo grazie a questo modello gli scienziati hanno esaminato le osservazioni del campo magnetico dal Solar Observatory Wilcox in California per 3 cicli solari, (ovvero dal 1976 al 2008), ed hanno poi hanno confrontato le loro previsioni con il numero medio di macchie solari; vale a dire un altro forte indicatore dell'attività solare. Così facendo sono riusciti a prevedere che l'attività solare diminuirà del 60%, appunto, nel corso del 2030, un po' come accadde durante il cosiddetto "Maunder Minimum" tra il 1645 ed il 1715, quando si registrò persino il congelamento del fiume Tamigi. Al riguardo la stessa Valentina Zharkova ha spiegato: "Nel corso del ciclo, le onde oscillano tra il Nord ed il Sud del Sole. Combinandole insieme e confrontando i dati reali del ciclo solare, abbiamo scoperto che le nostre previsioni hanno mostrato una precisione del 97%". Tra l'altro il modello in questione prevede che le coppie di onde magnetiche si compenseranno sempre più con un picco nel 2022; mentre nel decennio 2030-2040, queste due onde diventeranno esattamente fuori sincronia, annullandosi a vicenda, il che provocherà una riduzione significativa dell'attività solare. In tal proposito la scienziata ha, infine, concluso affermando: "Prevediamo che questo porterà a delle proprietà di un "Minimo di Maunder"".