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mercoledì 30 settembre 2015

Twitter potrebbe eliminare il limite dei 140 caratteri anche per i tweet.


A quanto pare Twitter potrebbe presto rivoluzionarsi e, (dopo averlo fatto per i messaggi diretti), eliminare il classico limite dei 140 caratteri anche per i singoli tweet: da sempre il suo elemento distintivo. O almeno questo è quanto ha fatto sapere in questi giorni il sito ReCode, il quale ha diffuso l'indiscrezione, secondo cui, Twitter starebbe progettando un nuovo prodotto che offrirà, appunto, la possibilità di superare il limite dei 140 caratteri, consentendo così agli utenti di pubblicare tweet più lunghi. Tuttavia al momento non è ancora ben chiaro come sarà strutturato questo ipotetico nuovo prodotto o servizio che il "Social Network dai 140 caratteri", (a quanto pare non ancora per molto), proporrà nel prossimo futuro: le varie ipotesi vanno dal semplice aumento dei limiti di battitura alla rimodulazione del calcolo dei caratteri, (non prendendo in considerazione, per esempio, i link o i caratteri che seguono la chiocciola identificando un account); anche se la cosa certa è che, (se mai tali indiscrezioni dovessero rivelarsi vere), offrirà agli utenti maggiori possibilità d'interazione consentendo di inserire testi completi e non semplici e rapidi riassunti, come avviene ad oggi. Certo, c'è da dire che la possibilità di aggirare questo limite di 140 caratteri è già possibile utilizzando alcuni servizi, (come, ad esempio, OneShot), che trasformano il testo in un'immagine da allegare poi al tweet, ma non è proprio la stessa cosa di poter scrivere liberamente quel che si vuole ed pubblicarlo in un unico tweet. Ad ogni modo, anche se il limite di 140 caratteri è stata una delle caratteristiche del brand Twitter fin dal primo giorno, con il tempo e con la rapida evoluzione dei Social Network, molti analisti hanno iniziato a spingere affinché la società decidesse di rimuovere questo limite. Tra l'altro la possibilità di consentire agli utenti di inserire tweet di maggiore lunghezza sarebbe un argomento molto discusso all'interno della società stessa già da alcuni anni, ma solo adesso potrebbe tradursi in qualcosa di più concreto e sotto la guida di Jack Dorsey, visto da molti come il prossimo amministratore delegato di Twitter. Del resto da un po' tempo, il Social Network sta esplorando nuove strade per cercare di migliorare la sua crescita che, come già noto, non si sta rivelando così rapida come molti analisti si aspettavano; in altre parole, eliminando il limite in questione, Twitter molto probabilmente potrebbe attrarre un gran numero di utenti. Difatti, quello dei caratteri "contati" potrebbe esser visto come un limite piuttosto che come una peculiarità: utenti meno affini ad una comunicazione tagliente e sintetica si possono trovare a faticare con i pochi caratteri a disposizione e l'aumento dello spazio potrebbe spingere più aziende ad affidarsi a Twitter per i suoi servizi ai clienti. Tuttavia l'altra faccia della medaglia è rappresentata dal rischio per l'immagine: molti utenti potrebbero rimanere delusi nel vedere che, per sopravvivere nell'iper-competitivo mondo dei social media, Twitter abbia dovuto rinunciare alla sua caratteristica più distintiva. Comunque sia per il momento i responsabili della società non hanno voluto commentare le indiscrezioni, (dopotutto si tratta di una mossa molto delicata in quanto andrebbe ad interagire, appunto, con la caratteristica principale del servizio), ma appare, infine, certo che Twitter possa a breve annunciare grosse novità.


martedì 29 settembre 2015

Amazon Flex, il servizio che trasforma i cittadini in "fattorini per un giorno".


A quanto pare Amazon ha deciso di offrire a tutti i suoi utenti la possibilità di diventare "fattorini per un giorno", pagandoli per consegnare i prodotti rapidamente: si tratta di una piccola rivoluzione che apre ad un nuovo modo di effettuare le consegne garantendo ai suoi utenti un piccolo compenso per ogni prodotto portato a destinazione. Infatti questa iniziativa, (che si chiama Amazon Flex), prevede un compenso compreso tra i 18 ed i 25 dollari all'ora per ogni consegna delle merci effettuata in totale autonomia, utilizzando mezzi propri. In pratica se ne parla sin dal mese di Agosto, ma adesso è diventato una solida realtà attiva; anche se per il momento riguarda Seattle e presto anche Manhattan, Baltimore, Miami, Dallas, Austin, Chicago, Indianapolis, Atlanta e Portland. Ad ogni modo Amazon Flex funziona in maniera molto simile al tanto discusso e criticato Uber: gli utenti potranno scegliere di lavorare per 2, 4 oppure 8 ore al giorno, programmando la giornata lavorativa con 12 ore di anticipo. Tuttavia in questa prima fase dell'iniziativa, gli utenti potranno consegnare solo i prodotti acquistati mediante Amazon Prime Now, (servizio che permette di ordinare e ricevere il proprio prodotto nell'arco di un'ora pagando 8 dollari), ma la stessa azienda ha sottolineato che in futuro questo nuovo servizio di consegna coprirà l'intero catalogo di prodotti. In ogni caso tutti coloro che vorranno entrare a far parte dello staff di consegna di Amazon Flex dovranno avere almeno 21 anni, avere la fedina penale pulita ed essere in possesso di uno smartphone Android. Questo perché, grazie all'apposita applicazione, gli iscritti al servizio vengono geolocalizzati, che così potranno vedere in quali magazzini si trovano i pacchi da consegnare ai clienti. Tra l'altro per il momento le consegne dovranno essere effettuate in automobile, (quindi è ovvio che attualmente al servizio si possono iscrivere solo le persone che possiedono una patente ed una macchina), ma non è escluso che in futuro Amazon possa decidere di offrire un servizio di consegna anche attraverso altri mezzi, (come motorini e biciclette); o almeno nelle aree dove avrebbe senso. Comunque sia pare proprio che l'azienda abbia deciso di rivoluzionare il mondo dell'e-commerce, offrendo agli utenti un'interessante opportunità di guadagno extra ed allo stesso tempo assicurandosi un nuovo strumento per rendere più efficienti e più rapide le consegne, garantendo, infine, un servizio di vendita maggiormente efficiente.


lunedì 28 settembre 2015

La NASA conferma: "Su Marte l'acqua c'è!".


Nel 2010 sulla superficie di Marte sono state osservate per la prima volta le "recurring slope lineae", (nota anche con la sigla RSL), vale a dire delle striature scure e lunghe anche decine e decine di metri, che si formano e scendono dai bordi di numerosi crateri nei periodi più caldi dell'anno sul pianeta rosso. Tuttavia una vera e propria spiegazione di questo fenomeno non è mai stata trovata, rendendolo uno dei principali enigmi di Marte; o almeno così è stato finora. Difatti in questi giorni uno studio condotto da Lujendra Ojha, del Georgia Insitute of Technology, e pubblicato su Nature Geoscience, è finalmente riuscito in questa impresa, tanto che la NASA ha deciso di convocare una conferenza stampa durante la quale ne ha spiegato i dettagli. In realtà tra le varie ipotesi avanzate per spiegare tale fenomeno, una delle più accreditate interpretava le strisce scure come il risultato di fuoriuscite di acqua dai bordi dei crateri; anche se gli strumenti orbitali non hanno avuto la capacità di indagare in quelle strette fasce scure, (non più larghe di 5 metri), e perciò è sempre mancata una risposta certa. Motivo per il quale Lujendra Ojha ha messo a punto una metodologia per studiare lo spettro, (ossia la composizione chimica), di un singolo pixel delle immagini di alcune striature di colore scuro avvistate durante particolari periodo dell'anno grazie allo spettrometro del Mars Reconnaissance Orbiter, (noto anche con la sigla MRO), dimostrando che a rendere scure quelle lingue la sabbia è proprio la presenza di acqua salata, (contenente perclorati). Al riguardo lo stesso ricercatori ha spiegato: "Adesso abbiamo la certezza che l'acqua esiste su Marte, appena sotto la superficie, in diversi punti del pianeta. L'analisi delle sabbie vicino alle lingue scure non mostrano la presenza di sali, e dunque essi fuoriescono insieme all'acqua: si tratta di perclorato di magnesio, trovato anche dove sta lavorando Curiosity, (il rover della NASA), di clorato di magnesio e di perclorato di sodio". Tuttavia adesso resta da risolvere da dove arriva quest'acqua, e ciò potrebbe non essere semplice da trovare: potrebbe essere legata alla presenza di ghiaccio che, durante l'estate marziana ed all'aumentare della temperatura, si scoglie e fuoriesce in getti che poi evaporano velocemente. In sostanza si tratta di un'ipotesi abbastanza plausibile, in quanto non è necessario che la temperatura superi gli 0 °C per avere acqua liquida: la presenza di alcuni sali può portare la temperatura di liquefazione anche a -190 °C, ed in certe regioni del pianeta rosso la temperatura estiva può superare anche i 15 °C, (arrivando anche a toccare ai 21 °C). Ad ogni modo questa ipotesi potrebbe valere per le fuoriuscite d'acqua in regioni prossime ai poli, in quanto è difficile che ci sia ghiaccio in abbondanza anche in prossimità dell'equatore, dove sono state osservate molte di queste striature, nonostante in alcune regioni equatoriali sia stata rilevata la presenza ghiaccio attraverso analisi radar. In pratica per spiegare il ghiaccio equatoriale gli scienziati hanno avanzato l'ipotesi che lì vi possano essere vere e proprie falde acquifere che con l'aumentare della temperatura producano degli sbuffi, (come geyser); mentre una seconda ipotesi è quella secondo cui, grazie alla presenza di percolati l'acqua derivi dalla condensazione di vapore acqueo atmosferico che, dopo essere penetrato nel terreno, ritorna poi nell'atmosfera. Tuttavia al momento, sulla base delle informazioni disponibili, può anche essere che non ci sia una risposta univoca, ma che ci siano diverse valide spiegazioni alla presenza di acqua nelle diverse zone del pianeta. Comunque sia, l'unica cosa certa è che l'acqua su Marte c'è: non possono esserci veri e propri fiumi o laghi, (a causa della bassa pressione dell'atmosfera marziana che li fa evaporare appena in superficie), ma sapere che c'è ghiaccio e, meglio ancora, falde acquifere, rappresenta, infine, un bel punto di partenza per un'eventuale prima base umana sul pianeta rosso.

Di seguito alcune immagini delle suddette "recurring slope lineae":
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http://www.focus.it/site_stored/imgs/0004/004/perspective_7.jpg
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domenica 27 settembre 2015

Microsoft dice stop ai giochi con SafeDisc e SecuROM anche su Windows Vista, 7 ed 8.


Negli scorsi mesi diverse indiscrezioni avevano riportavano l'intenzione di Microsoft di non consentire il supporto a SafeDisc, (una protezione anticopia sviluppata dalla Rovi Corporation), e SecuROM, (una protezione sviluppata da Sony), in Windows 10, impedendo così agli utenti di giocare a vecchi titoli nostalgici su CD o DVD protetti da tali tecnologie di sicurezza: un'azione che è stata effettivamente confermata nel mese di Agosto direttamente dalla stessa azienda, e che ha avuto come conseguenza, l'impossibilità per gli utenti Windows 10 di avviare da supporto ottico alcuni vecchi giochi. In pratica la scelta di Microsoft derivava da motivi di sicurezza in quanto tali standard ad oggi risultano essere obsoleti e potenzialmente attaccabili ed aggirabili. Tuttavia sebbene inizialmente tale scelta sembrava essere, appunto, destinata solo a Windows 10, in questi giorni l'azienda ha deciso di disabilitare il supporto a SafeDisc e SecuROM anche ai Pc dotati dei sistemi operativi Windows Vista, Windows 7 e Windows 8. In sostanza il "responsabile" della disattivazione del supporto a questi vecchi standard di sicurezza sarebbe il pacchetto MS15-097, (rilasciato pochi giorni fa attraverso Windows Update), che anche se viene descritto come un aggiornamento di sicurezza per la componente grafica dei sistemi operativi, in realtà contiene anche la rimozione al supporto di SafeDisc e SecuROM; in poche parole questo update va a disattivare i suddetti supporti alle suddette tecnologie di sicurezza presenti nel processo secdrv.sys. Ad ogni modo non essendo stati rimossi ma soltanto disabilitati, potrebbero essere abilitati nuovamente manualmente agendo su alcuni parametri del file; anche se si tratta di un'operazione abbastanza pericolosa in quanto comporterebbe l'esposizione del Pc ad alcuni rischi di sicurezza. Quindi gli utenti Windows, dovranno, infine, dimenticarsi, per ovvie ragioni di sicurezza, di poter giocare ad alcuni titoli, magari "vecchi" ma ancora al quanto avvincenti.


sabato 26 settembre 2015

Scoperto che la perdita dell'olfatto potrebbe essere legata ad un'aspettativa di vita minore.


Alcuni recenti studi hanno evidenziato che l'aspettativa di vita media e l'olfatto sono legati tra loro: la perdita precoce di questo senso sembrerebbe essere associata ad un più elevato rischio di morte nel breve periodo. In pratica, tra le varie ricerche, l'ultima in ordine di tempo è stata quella realizzata dal Salk Institute's Molecular Neurobiology Laboratory di La Jolla, (in California), e pubblicata sulla rivista eLife. Mentre in uno studio condotto lo scorso anno, alcuni scienziati dell'Università di Chicago hanno testato le capacità olfattive di 3.000 adulti di età compresa tra i 57 e gli 85 anni osservando che le persone non più capaci di riconoscere buona parte degli odori avevano un più elevato rischio di mortalità entro i cinque anni. In sostanza, secondo gli autori, ciò potrebbe dipendere dall'esposizione ad alti livelli di inquinamento atmosferico che nel corso della vita ha interferito con l'olfatto; oppure potrebbe essere un segnale del mancato ricambio cellulare che avverrebbe nel naso, così come nel resto dell'organismo. Inoltre durante l'analisi si è cercato di chiarire il meccanismo alla base del fenomeno: per farlo sono stati utilizzati vermi nematodi appartenente alla specie Caenorhabditis elegans, i quali sono stati esposti a benzaldeide, ovvero un composto chimico avente un profumo molto simile a quello della mandorla. Così facendo gli scienziati hanno scoperto che le cellule che rispondono agli stimoli ambientali sono divise in due categorie: i neuroni primari, che reagiscono alla sostanza in questione, e quelli secondari che reagiscono ai segnali inviati dai neuroni primari. In pratica nei giovani vermi questo circuito neurale funziona bene, ma quando invecchiano, quelli secondari diventano meno attivi nel rispondere ai segnali provenienti dai neuroni primari. Ad ogni modo, dopo aver osservato tale fenomeno, i ricercatori sono stati in grado di mostrare una correlazione, appunto, tra la scarsa capacità di percepire odori, l'attività dei neuroni secondari e la durata della vita del verme. Ed in particolare i vermi più anziani che avevano mostrato una migliore capacità olfattiva, sono vissuti circa il 16% più a lungo rispetto a quelli che hanno faticato a trovare la fonte benzaldeide; insomma si tratta di risultati che confermerebbero il suddetto stretto legame tra olfatto ed aspettativa di vita media. Comunque sia, secondo gli autori, il prossimo passo sarebbe quello di trovare un metodo per manipolare il sistema nervoso e controllare, infine, l'interazione tra neuroni primari e secondari volto a ringiovanire le funzioni cerebrali che si perdono con l'età.


venerdì 25 settembre 2015

Twitter inizia i test per i sondaggi nativi.


A quanto pare Twitter ha iniziato a testare una nuova funzionalità nativa che introdurrà la possibilità di creare sondaggi al suo interno, in modo del tutto simile a quello introdotto da Facebook diversi anni fa. In pratica si tratta di un'opzione ben diversa da quella vista sino ad oggi sul famoso Social Network dai 140 caratteri, il quale normalmente offre alcune funzionalità avanzate agli utenti solo attraverso le Cards o soluzioni esterne di terze parti. In sostanza a scoprire ed annunnciare questa nuova funzionalità sono stati gli editori del New York Times, i quali ha notato che adesso la funzione per la creazione dei sondaggi è profondamente diversa e non include nessun URL, né la fonte del contenuto: in altre parole trattasi, appunto, di una soluzione nativa e non più di terze parti. Tra l'altro molto probabilmente Twitter sta testando questa nuova funzione all'interno del suo progetto di offrire nuovi strumenti dedicati soprattutto agli editori ed ai giornalisti annunciati proprio in queste settimane. Ad ogni modo, sollecitato dal sito The Next Web, il Social Network dai 140 caratteri ha confermato l'arrivo di tale funzionalità; anche se si è limitato a sottolineare che si tratta di un test per una nuova via di creare sondaggi al suo interno. Comunque sia trattandosi di un esperimento, la funzionalità in questione è stata resa disponibile solo per gli account verificati, (e pochi altri account), e non è dato da sapere quando sarà disponibile per tutti quanti; ovviamente sempre ammesso che venga rilasciata pubblicamente. Difatti è risaputo che non tutte le nuove funzionalità che Twitter sta sperimentando vengono davvero rilasciate; anche se tutto ciò rappresenta l'ennesimo segnale che il Social Network sta continuando sulla già intrapresa strada del rinnovamento per creare una piattaforma maggiormente completa e più attrattiva per i suoi utenti, (e per quelli che verranno). Infatti non è un mistero che Twitter non stia crescendo quanto preventivato e dunque stia mettendo in atto da un po' di tempo nuove strategie per arrivare, infine, ad un completo rinnovamento dell'offerta della sua piattaforma.

Di seguito alcuni screenshot:



giovedì 24 settembre 2015

Angry Birds: Il primo trailer del film.


Negli ultimi tempi Rovio, (nota azienda finlandese sviluppatrice di videogame, soprattutto per dispositivi mobili), non sta certo passando uno dei suoi momenti migliori: la software house, dopo aver ottenuto un successo senza precedenti, appunto, in ambito mobile, si è vista costretta a ridurre la propria forza lavoro a causa di profitti in discesa del 71%, (registrati nel 2014), con oltre 260 licenziamenti annunciati solo il mese scorso. Il che ha fatto sì che l'azienda avesse l'esigenza di sperimentare nuove strade, come dimostra il prossimo arrivo sul grande schermo della pellicola dedicata al popolare gioco mobile Angry Birds. In pratica, come già noto da tempo, il film, intitolato semplicemente "The Angry Birds Movie", debutterà nelle sale cinematografiche statunitensi nel Maggio 2016, e si tratta di una pellicola d'animazione realizzata in partnership con Sony e la Columbia Pictures, che si prospetta divertente ed adatta a tutte le età, (come si intuisce anche dal primo trailer pubblicato in questi giorni), in quanto riprende le dinamiche già ben note a chi ha avuto modo di giocare ai titoli della serie su smartphone e tablet, con gli uccellacci arrabbiati alle prese con i loro acerrimi nemici: i maialini verdi. Naturalmente il protagonista principale è Red, che nel corso della storia avrà a che fare con tutti gli altri personaggi resi celebri dalla serie, tra cui: Chuck, BombMatilda, Leonard, (il re dei maialini verdi), e tutti gli altri. Ad ogni modo per la versione originale in inglese Rovio ha ingaggiato nomi importanti addetti al doppiaggio, come Jason Sudeikis, (che darà la voce a Red), Josh Gad, (che darà la voce a Chuck), Bill Hader, (che doppierà Leonard), Maya Rudolph, (che doppierà Matilda), e Peter Dinklage, (che darà la voce a Mighty Eagle). Comunque sia "The Angry Birds Movie" dovrebbe raggiungere anche le sale europee nel corso della prossima estate, con la speranza del team finlandese di poter, infine, sfruttare questo nuovo tipo di progetto per smuovere l'interesse nei confronti del proprio brand, il quale dopo aver ottenuto un enorme successo sembra essere stato messo da parte nelle preferenze degli utenti.

Di seguito il suddetto primo trailer:




mercoledì 23 settembre 2015

4chan venduto al fondatore di 2chan.


A quanto pare la "coscienza di Internet" è stata venduta per una cifra ancora sconosciuta; difatti in questi giorni 4chan, il forum di messaggi ed immagini anonime più noto e controverso del mondo, è stato ceduto dal suo fondatore, (Christopher "moot" Poole, il quale aveva lasciato il comando già a partire da fine Gennaio), all'imprenditore giapponese Hiroyuki Nishimura, meglio conosciuto per essere il fondatore di 2chan, un forum nipponico analogo che fece proprio da ispirazione per il successivo 4chan. Insomma pare proprio che, come ha commentato lo stesso "moot", (che aprì il forum nel 2003, quando aveva appena 15 anni): "Adesso il cerchio si è chiuso!". Certo, può darsi che molte persone non sappiano cosa sia 4chan, ma quasi tutti gli utenti Internet ne hanno avuto una conoscenza indiretta. Infatti questo forum, (tecnicamente una imageboard, ossia un luogo dove è possibile postare immagini e commenti in modo anonimo, in diverse sezioni divise per argomento, ed in totale libertà), è stato per anni la "pancia" di Internet: irrefrenabile fabbrica di meme, immagini, slogan e contenuti virali, di fenomeni culturali complessi e di tormentoni internettiani, spesso al limite della demenza e quasi incomprensibili per gli internauti meno esperti. In pratica se da anni Internet è invaso da immagini di gattini accompagnati da scritte ironiche, (in gergo Lolcat); se qualcuno esistono link che invece di aprire un presunto articolo dirotta sul video "Never Gonna Give You Up" di Rick Astley, (pratica meglio nota come "rickrolling" e che si è guadagnata perfino una menzione d'onore come comportamento deviante in un recente e discusso Glossario del Ministero della Giustizia italiano); se si conoscono le azioni di Anonymous,la famosa legione di hacktivisti anonimi che si impegna in campagne online, inclusi attacchi informatici, a scopo di protesta; se i più giovani impazziscono per GIF che appaiono arcane ed inintellegibili; e se oggi ci sono testate giornalistiche come, ad esempio, BuzzFeed che ne fanno pure delle raccolte; senza contare il parlamento americano che con le GIF ci ha fatto, (o almeno ci ha provato), un comunicato stampa; ebbene va detto che tutto questo, e molto altro, è in gran parte frutto di 4chan. Ad ogni modo, come già anticipato, il forum in questione venne aperto 12 anni fa da un giovanissimo Christopher Poole, appassionato di manga ed anime giapponesi, che in pochi anni è riuscito ha guadagnare senza sforzi, né investimenti, né dipendenti, oltre 20 milioni di visitatori mensili. In sostanza una comunità che si è auto-alimentata e governata per molti anni, e che si è divisa in tante sezioni: da "/a/" per anime e manga; a "/g/" per tecnologia; a "/v/" per videogame; "/mu/" per musica; e così via, fino ad arrivare alla famigerata sezione "/b/", (nota anche come random), dove ognuno può postare quello che vuole su qualsiasi argomento, nonché epicentro di libertà di espressione estrema e sconfinamento nel porno, nell'osceno, nel borderline, nel politicamente scorretto, a volte nel misogino o nell'omofobo, altre volte in forme di bullismo, (anche organizzato), ed ancora in molte altre manifestazioni umane di difficile catalogazione o comprensione. Insomma, un'accozzaglia che ha fatto guadagnare a 4chan la definizione di "Es o inconscio collettivo di Internet", producendo fenomeni diversi ed a volte contrapposti, come ogni inconscio che si rispetti. Tuttavia, indipendentemente dal giudizio che si può avere su 4chan, è indiscussa l'influenza di questo forum sull'immaginario collettivo della Rete e, come si può leggere sull'Urban Dictionary: «4chan è un luogo di genio assoluto e di totale stupidità, divisi spesso da una linea sottile. Qui si può vedere lo stato mentale che esiste nella maggior parte degli esseri umani ma che raramente viene mostrato. È un luogo dove i tabù non esistono». Comunque sia, adesso Christopher Poole ha annunciato, appunto, la vendita del forum a Hiroyuki Nishimura, senza però fornire ulteriori dettagli, e senza dare indicazioni sul futuro di questa grande comunità; fatta eccezione per una attestazione di stima verso l'acquirente. Difatti "moot" tramite un comunicato pubblicato sullo stesso 4chan, ha spiegato: «Hiroyuki è letteralmente l'unica persona al mondo con un'esperienza come la mia, (se non di più), nella gestione di una ampia comunità anonima che serve decine di milioni di persone. È il bisnonno di tutto ciò». Tra l'altro la vendita di 4chan si colloca in un momento cruciale per una serie di altre comunità online anonime che si sono poste in controtendenza rispetto al Web dei Social Network e di Facebook, (nato quasi in contemporanea a 4chan), dove tutti devono metterci la faccia, le generalità ed una marea di altre informazioni personali. Tuttavia questi altri siti indipendenti che respirano la stessa aria, (da Reddit ad Imgur), hanno suscitato l'interesse degli investitori, attratti dalla quantità di utenti e dall'energia mitopoietica di questi luoghi; anche se il come farà il business della Silicon Valley ad andare a d'accordo con simili comunità resta un rebus più indecifrabile dei meme prodotti da 4chan. Inoltre va detto che, sebbene raccolgano grandi quantità di traffico internet, siti di questo tipo non tracciano gli utenti, e spesso, proprio per il tipo di contenuti, sono incompatibili con le esigenze e l'immagine di molti inserzionisti: per orientarsi al business, o scalare in dimensioni, o monetizzare gli utenti dovrebbero quindi snaturarsi del tutto. Come se non bastasse 4chan, (e lo stesso Reddit), sono diventati noti al grande pubblico per aver contribuito a diffondere le immagini private di molte celebrità, (da Jennifer Lawrence a Kim Kardashian), dopo che i loro account iCloud erano stati hackerati nello scandalo noto come "The Fappening". In ogni caso, se è vero che in molti assidui frequentatori di 4chan l'abbandono di "moot" ha prodotto qualche scontento, malumore e delusione, è anche vero che c'è anche chi già teme che il nuovo proprietario di 4chan possa rivendere i dati degli utenti, e sintetizza il tutto su Reddit, commentando: "Siamo fottuti! Beh, è stato bello finché è durato". Di certo è che al momento è difficile prevedere quale sarà il destino di 4chan; anche se pare che, in generale  soffocare un "inconscio" non sia impresa da poco.


Di seguito il tweet che annuncia il nuovo proprietario:



martedì 22 settembre 2015

Dimostrato che il fumo sia attivo che passivo potrebbe incidere sullo sviluppo del diabete.


A quanto pare nell'aumento dell'incidenza del diabete in tutto il mondo, anche il fumo, (anche quello passivo), potrebbe svolgere un ruolo essenziale. O almeno questo è quanto ha fatto sapere una ricerca coordinata da Frank Hu, dell'Università di Harvard, e da An Pan, della Huazhong University of Science and Technology, (basandosi sull'analisi di un totale di 88 ricerche ed oltre 6 milioni di casi), e pubblicata di recente su The Lancet Diabetes & Endocrinology Medical Journal, secondo la quale, chi è esposto al fumo passivo rischia più degli altri non fumatori di sviluppare il diabete mellito di tipo 2: per essere specifici, l'aumento di tale rischio sarebbe pari al 22% per i "fumatori passivi" e del 37% per i fumatori. Al riguardo gli autori del suddetto studio hanno spiegato: "Considerando la prevalenza dei fumatori rispetto ai non fumatori in tanti Paesi del mondo e la crescita del problema del diabete in tutto il mondo, la riduzione dell'uso del tabacco deve essere una priorità delle politiche sanitarie pubbliche, che potrebbe anche potenzialmente contribuire alla prevenzione ed al controllo del diabete". Tra l'altro il fumo passivo rappresenta una vera e propria minaccia per la salute di chi è costretto a respirarlo, in particolar modo i bambini. Non a caso un team di ricercatori scozzesi o scorso anno ha pubblicato sulla rivista Tobacco Control un'analisi secondo cui, vivere con un fumatore espone una persona non fumatrice ad un livello di inquinamento 3 volte superiore a quello limite per la sicurezza. In tal proposito il dottor Sean Semple dell'Università di Aberdeen, che ha coordinato quest'ultimo studio, ha dichiarato: "C'è una prova chiara che l'esposizione a fumo passivo sia associata ad una vasta gamma di eventi negativi per la salute, che include la morbilità respiratoria e cardiovascolare". In sostanza i ricercatori scozzesi hanno analizzato i livelli di PM2,5, (ovvero le famigerate "polveri sottili"), in case di fumatori e non fumatori, ricavando i dati da 4 precedenti studi realizzati fra il 2009 ed il 2013, per un totale complessivo di 93 case di fumatori e 17 case di non fumatori. Da ciò è emerso che la concentrazione di PM2,5 era rispettivamente 31, (10-111), μg/ e 3, (2-6,5), μg/. Al riguardo lo stesso Sean Semple ha proseguito spiegando: "Il range di concentrazioni di PM2,5 misurato in case di fumatori è ampio, con circa il 25% di queste case con concentrazioni medie nelle 24 ore superiori a 111 μg/m3: ossia più di 11 volte quella raccomandata come concentrazione media annua dall'OMS". Inoltre, secondo le stime dei ricercatori, un non fumatore che vive con un fumatore inala una quantità di polveri sottili nel corso della sua vita paragonabile a quella di un non fumatore che vive in una città inquinata come Pechino. Difatti in merito a ciò gli stessi ricercatori hanno fatto sapere: "La maggior parte dei non fumatori che vive famiglie che fumano sperimenterebbe una riduzione di oltre 70% nella sua inalazione giornaliera di PM2,5 se la sua casa diventasse senza fumo". Oltretutto, secondo recenti dati, il 15% dei casi di asma nei più giovani è legato proprio all'esposizione al fumo delle sigarette; anche se le cifre più inquietanti arrivano da un documento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante proprio i danni da fumo passivo. Ad ogni modo stando ai risultati di un'atra ricerca pubblicata su The Lancet, oltre 600.000 persone muoiono ogni anno a causa dell'esposizione al fumo di sigarette; mentre l'aspetto preoccupante è che un terzo sono bambini. In pratica si tratta del primo studio a livello mondiale su tale fenomeno che conduce alla morte per cause legate ai comportamenti degli altri e non per uno stile di vita sbagliato. Per di più, secondo i dati a disposizione, le vittime sono in maggioranza donne ed i decessi sopraggiungono a causa di malattie cardiovascolari nel 60% dei casi, per infezioni respiratorie per un altro 30% e per asma e tumore ai polmoni per il restante 10%. Tra l'altro, come anticipato, la ricerca ha mostrato anche l'estrema pericolosità del fumo passivo per i bambini, che sono soggetti soprattutto alla cosiddetta "sindrome da morte improvvisa del lattante", a polmonite ed asma: il problema principale è che il luogo di maggiore esposizione al fumo passivo è la casa, dove per i bambini, e non solo, è praticamente impossibile sfuggire alle fonti di contaminazione rappresentate dai genitori e dagli altri parenti. Comunque sia, secondo i canoni dell'OMS, solo una minima percentuale di persone al mondo, (quasi l'8%), vive in Paesi che adottano una legislazione anti-fumo adeguata: in questi Paesi la potenziale esposizione al fumo passivo nei locali pubblici scende drasticamente del 90%, incidendo, infine, anche sulla vendita e sul consumo di sigarette.


lunedì 21 settembre 2015

L'AGCOM oscura diversi siti di streaming illegale su segnalazione di Mediaset.


In questi giorni l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, (meglio nota con la sigla AGCOM), ha deciso di oscurando diversi siti, (per la precisione 7), che diffondevano illecitamente in diretta streaming anche le partite del Campionato di calcio di Serie A 2015-2016. In pratica si è trattata di un'iniziativa contro la pirateria che è partita da una segnalazione di Mediaset ed ha preso di mira i seguenti siti: Freecalcio.eu, Calcion.in, Liveflash.tv, Liveflashplayer.net, Webtivi.info, Miplayer.net e Supermariohdsports.wix. In sostanza dopo aver valutato gli effettivi comportamenti illeciti nel trasmettere, appunto, le dirette streaming delle partite del campionato di Serie A senza averne l'autorizzazione, l'AGCOM ha deciso di predisporre il classico blocco dei DNS, (facilmente aggirabile grazie ad appositi software o estenzioni), affinché i portali incriminati non fossero più raggiungibili da parte degli utenti italiani. Insomma, dopo simili provvedimenti attuati dalla stessa Autorità nel corso del 2014, sempre su segnalazione di Mediaset, si tratta di un altro importante risultato a contrasto di contenuti trasmessi illecitamente a danno del diritto d'autore e di chi investe nell'acquisizione legale dei diritti Tv. Motivo per il quale l'azienda privata italiana ha espresso soddisfazione per le nuove, tempestive misure AGCOM che confermano la necessità di tutela contro attività di pura pirateria che nulla hanno a che fare con la libera manifestazione del pensiero. Inoltre Mediaset si è anche riservata di perseguire in sede penale eventuali ulteriori violazioni da parte dei soggetti già segnalati all'AGCOM. Ad ogni modo questa è solo l'ultima azione contro questa forma di pirateria che non accenna a calare e contro cui si spendono ogni giorno molte risorse, tuttavia senza ottenere di fatto dei veri riscontri in quanto, come più volte successo, queste attività illecite sono, infine, in grado di riorganizzarsi molto velocemente nel giro di pochi giorni o alcune settimane.


domenica 20 settembre 2015

Scoperto un legame tra obesità e meningioma.


Si sa, il sovrappeso e l'obesità aumentano il rischio di sviluppare numerose patologie croniche, (da quelle cardiovascolari al diabete), tuttavia, secondo i ricercatori dell'Università di Regensburg, (in Germania), vi sarebbe un'associazione anche tra l'indice di massa corporea ed il rischio di sviluppare un meningioma: un tumore cerebrale che normalmente si forma al di fuori della massa cerebrale, più precisamente nel rivestimento cosiddetto "dura madre". O almeno questo è quanto hanno scoperto grazie ad una recente meta-analisi pubblicata su Neurology, (la rivista dell'American Academy of Neurology), che si è concentrata, appunto, sull'associazione tra obesità, livello di attività fisica ed i due più comuni tumori cerebrali: i gliomi ed i meningiomi. In generale i tumori cerebrali sono piuttosto rari, con un'incidenza di 10 casi su 100.000 abitanti all'anno. Inoltre, mentre la maggior parte dei meningiomi sono in forma benigna e spesso vanno rimossi con un intervento che può rivelarsi molto delicato, i gliomi sono maligni nei due terzi dei casi, risultano essere più aggressivi e tendono ad infiltrare il tessuto cerebrale, interferendo così con le normali funzioni cerebrali. Ad ogni modo dalla suddetta analisi degli studi considerati dai ricercatori tedeschi, (12 sull'indice di massa corporea e 6 sull'attività fisica, per un totale di quasi 2.982 casi di meningioma e 3.057 casi di glioma), è emerso che, rispetto alle persone con un peso normale, le persone in sovrappeso avevano il 21% di probabilità in più di sviluppare un meningioma; percentuale che saliva al 54% nel caso di persone obese. In ogni caso nessuna correlazione è emersa tra gliomi ed un eccesso di grasso corporea; mentre è risultato che alti livelli di attività fisica riducono modestamente il rischio di meningioma del 27%. Comunque sia gli autori dello studio hanno voluto specificare che l'analisi in questione non dimostra che obesità e sedentarietà causano necessariamente il meningioma, ma rivela l'esistenza di un legame, che potrebbe essere spiegato in vari modi: dall'insulina agli estrogeni che negli obesi aumentano. Difatti è già noto che alcuni meningiomi sono ormonosensibili e sono proprio i livelli ormonali a rendete conto dell'incidenza doppia nella donna rispetto all'uomo. Tuttavia adesso dovranno essere effettuate ulteriori ricerche per capire fino a fondo il legame tra questi due fattori. Al riguardo Gundula Behrens, ricercatrice del dipartimento di epidemiologia e medicina preventiva della suddetta università, ha spiegato: "Questo è un dato importante in quanto sono noti solo alcuni fattori di rischio noti per il meningioma e, quelli che noi conosciamo, non sono cose che una persona può cambiare. Data l'alta prevalenza dell'obesità, questi risultati possono essere rilevanti per le strategie volte a ridurre il rischio di meningioma"; insomma, una ragione in più per prestare, infine, più attenzione alle fisiologiche necessità del proprio corpo, sia alimentari che di movimento.


sabato 19 settembre 2015

Resident Evil: The Final Chapter: La controfigura di Milla Jovovich in coma dopo un incidente durante le riprese.


Si sa, quello delle controfigure, (in particolare degli stuntman), è un lavoro abbastanza pericoloso dove spesso si rischia anche la vista. E questo è quello che è accaduto in questi giorni durante le riprese del tanto atteso "Resident Evil: The Final Chapter", (sesto ed ultimo film della famosa serie, che dovrebbe essere rilasciato negli USA il 27 Gennaio 2017), dove si è verificato un incidente che ha gravemente ferito Olivia Jackson, controfigura di Milla Jovovich. In pratica la giovane 32enne, (che di recente aveva già lavorato come controfigura in film come Avengers: Age of Ultron, Star Wars Episodio VII - Il risveglio della Forza e Mad Max: Fury Road), era pronta per sostituire l'attrice ucraina durante una scena in cui Alice sarebbe dovuta sfrecciare su una moto ad alta velocità. Tuttavia le cose non sono andate per il verso giusto e purtroppo Olivia Jackson si è schiantata contro il braccio meccanico di una telecamera posizionata sopra una gru, riportando numerose fratture e lesioni interne su tutto il corpo e finendo in coma: secondo le attuali notizie, le sue condizioni, seppur critiche, risultano essere stabili. In sostanza a rivelare l'accaduto è stata la stessa Milla Jovovich, la quale, commossa ed amareggiata, ha pubblicato un lungo post sulla sua pagina Facebook, nel quale si può leggere: «Mi siedo a scrivere questo post a malincuore, perché un terribile incidente ha scosso il nostro set Sabato 5 Settembre. La mia controfigura incredibilmente di talento, Olivia Jackson, si è scontrata con una camera-gru durante l'esecuzione di una bravata in moto che l'ha spedita in ospedale con gravi ferite multiple. Il cast e la troupe di Resident Evil: The Final Chapter sono stati completamente devastati e sono in attesa con il fiato sospeso per le notizie sul suo recupero - abbiamo ora capito che è stabile ed è attentamente monitorata da medici sudafricani molto esperti. Personalmente non ero lì a testimoniarlo, ma da quello che mi è stato riferito, è stato terribile. Nessuno di noi ha sperimentato nulla di simile nella nostra carriera facendo film d'azione e speriamo che non succeda di nuovo, ma la produzione ha reagito molto rapidamente per garantire che ricevesse le migliori cure ed anche nel tendere la mano alla sua famiglia facendo in modo che venissero informati e confortati dopo questo periodo prepotentemente difficile. Grazie a Dio, sono stati al suo fianco durante tutta questa settimana straziante. È un miracolo che è sopravvissuta. Non la conosco molto bene, in quanto noi tutti stavamo andando avanti con il film, ma le poche volte che abbiamo provato insieme, l'ho davvero ammirata perché danzava attraverso la coreografia, bella e graziosa. È una testimonianza alla forza di Olivia che è riuscita a sopravvivere ed anche alla rapida reazione dei nostri responsabili di sicurezza sul set e tutta la sua squadra se è stata ha finalmente pronunciata stabile. Tutti noi qui abbiamo pregato ogni giorno per lei e la sua famiglia e mandato i nostri pensieri sperando che una parte dell'energia positiva la raggiunga, perché ne ha veramente bisogno...». Ed ha concluso il post rivolgendosi ai suoi fan, scrivendo: «Ve ne sarei davvero grata se da qui a venire vi prendeste un attimo delle vostre giornate impegnate anche per pregare per il recupero completo di Olivia. Ha bisogno di tutto l'aiuto possibile in questo momento ed ogni bit di energia positiva che possiamo inviarle. Grazie, M». Inoltre a questo appello si sono aggiunte anche le parole di David Grant, anch'egli stuntman, nonché suo marito dal 2015, il quale ha, infine, dichiarato: "Siamo stati inondati di messaggi di sostegno e siamo tutti veramente commossi. Lei sta lottando duramente, ed il team che si sta occupando di Olivia è adorabile e sta facendo un gran lavoro".

Di seguito il suddetto post di Milla Jovovich:

I sit down to write this post with a heavy heart, because a terrible accident rocked our set on Saturday the 5th of...
Posted by Milla Jovovich on Lunedì 14 settembre 2015

*(Aggiornamento del 22/12/2015): In questi giorni Olivia Jackson attraverso il suo profilo Facebook ha fatto sapere di essere in fase di recupero ma che a seguito dell'incidente avvenuto sul set di Resident Evil: The Final Chapter, (che l'ha costretta a 2 mesi di coma), probabilmente dovrà subire l'amputazione del braccio sinistro. Al riguardo la stessa stuntman ha scritto: «Il mio braccio sinistro è paralizzato e dovrà essere amputato. La cicatrice sul viso è orribile e vorrei avere la mia vecchia faccia. Ma sono veramente grata di essere viva».


venerdì 18 settembre 2015

Dimostrato che mangiare pesce potrebbe aiutare a prevenire la depressione.


A quanto pare mangiare pesce potrebbe aiutare a tenere lontana la depressione; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere i risultati di una meta-analisi condotta da alcuni ricercatori coordinati da Dongfeng Zhang dell'Università Qingdao, (in Cina), e pubblicata in questi giorni sul Journal of Epidemiology and Community Health. Al riguardo gli stessi ricercatori hanno spiegato: "Diverse ricerche svolte in precedenza hanno provato a esaminare i possibili legami tra dieta e depressione, ma con risultati inconcludenti". Difatti gli scienziati cinesi hanno esaminato tutti gli studi sull'argomento prodotti fra il 2001 ed il 2014, valutando il nesso fra consumo di pesce e rischio di depressione, per poi selezionare 101 trial; anche se della suddetta meta-analisi hanno fatto parte solo 26 ricerche, per un totale di oltre 150.000 pazienti. In tal proposito lo stesso Dongfeng Zhang ha commentato: "Dieci erano studi osservazionali di coorte, mentre gli altri erano di tipo trasversale". Ad ogni modo da questa meta-analisi è emersa una riduzione del rischio di depressione pari al 17% nei soggetti in cui il consumo di pesce è abituale: probabilmente, gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce riescono ad alterare la microstruttura delle membrane cerebrali, modificando così anche l'attività di serotonina e dopamina, ossia i neurotrasmettitori coinvolti, appunto, nell'insorgenza della depressione. Inoltre anche l'assunzione di proteine di alta qualità, di vitamine e dei minerali presenti nel pesce riduce le probabilità di sviluppare sintomi depressivi. Al riguardo Dongfeng Zhang ha concluso: "Un elevato consumo di pesce può essere utile nella prevenzione primaria della depressione". Tra l'altro anche uno studio realizzato da alcuni scienziati australiani del Menzies Research Institute Tasmania e pubblicato sull'American Journal of Epidemiology sostiene la stessa teoria; anche se sarebbe presente una differenza di genere. Difatti, stando ai dati emersi da un'analisi, (che ha anche tenuto conto di una serie di variabili quali il fumo, il peso, l'attività fisica, il consumo di alcol e la condizione lavorativa), condotta su 1.400 uomini e donne fra i 26 ed i 36 anni di età, il consumo di pesce sarebbe legato ad una riduzione del 25% del rischio di depressione nelle donne, mentre gli uomini non godrebbero dello stesso beneficio: probabilmente ciò è dovuto all'assenza degli ormoni femminili, come gli estrogeni ed il progesterone, che combinandosi con gli acidi grassi omega-3 garantirebbero l'effetto positivo. Infatti in tal proposito gli autori di questo studio hanno spiegato: "Per le donne, ogni portata settimanale in più di pesce ha ridotto i rischi di sviluppare depressione del 6%. Negli uomini non è stato riscontrato alcun beneficio. Ciò può essere dovuto al fatto che gli uomini assumono omega-3 principalmente da altri alimenti o, in alternativa, che ci sono delle interazioni tra gli ormoni sessuali e gli acidi grassi". Come se non bastasse, a confermare il ruolo di "antidoto" contro la depressione del pesce è stato anche un ulteriore studio neozelandese condotto dalla Crop and Food Research Organization e coordinato dalla dottoressa Karen Silvers. In sostanza durante lo studio in questione i ricercatori sono partiti da una doppia considerazione: la Nuova Zelanda è il Paese in cui la depressione maggiore è più frequente, ma è anche la Nazione con il minor consumo pro-capite di pesce. Perciò, intuendo una correlazione tra questi due "record", i ricercatori neozelandesi hanno approfondito le loro indagini, scoprendo le virtù antidepressive dell'alimento offerto dal mare. Non a caso il pesce contiene, infine, grandi quantità di triptofano: un amminoacido essenziale che si è già dimostrato essere in grado di migliorare le funzioni cognitive dei soggetti colpiti da schizofrenia e l'umore delle persone affetti, appunto, da depressione.


giovedì 17 settembre 2015

Snapchat introduce filtri, trofei e replay a pagamento.


In questi giorni Snapchat, (applicazione di messaggistica istantanea, popolare soprattutto tra i più giovani), ha annunciato la disponibilità di un aggiornamento per iOS ed Android che introduce 3 nuove funzionalità, nella speranza di incrementare il numero di utenti e di conseguenza anche i profitti. In pratica si tratta dei filtri, i trofei ed i replay a pagamento, i quali offriranno agli utenti la possibilità di rivedere gli snaps, (ossia i messaggi, le foto ed i video), che sono stati eliminati, anche dopo la loro visualizzazione. In sostanza i replay erano stati annunciati circa due anni fa, solo che finora era possibile rivedere solo uno snap al giorno, prima della loro cancellazione definitiva. Mentre questa nuova versione di Snapchat permette, (attualmente solo agli utenti statunitensi), di acquistare 3 replay extra per 0,99 dollari; tuttavia è necessario che si tratti di snap differenti, quindi non è consentita la visualizzazione dello stesso video e della stessa foto più volte. Insomma, si tratta di un cosiddetto "acquisto in-app", ovvero un modello di business già adottato da altri servizi di messaggistica, e considerato che Snapchat viene usata da oltre 100 milioni di utenti al giorno e che vengono visti oltre 4 miliardi di video in 24 ore, i replay a pagamento garantiranno sicuramente grandi guadagni; anche se per il momento non è dato sapere se questa funzionalità verrà estesa anche agli altri Paesi. Ad ogni modo, come già anticipato, la seconda novità si chiama Lenses, con la quale gli utenti potranno scegliere uno dei 7 filtri attualmente disponibili, (è probabile che in futuro ne verranno aggiunti altri), mantenendo premuto il dito sulla foto; potranno deformare la foto con la funzionalità "lenti"; oppure aggiungere animazioni ed atri effetti. Naturalmente per ogni filtro verranno fornite le rispettive istruzioni d'uso sullo schermo. Invece l'ultima novità sono i trofei, ovvero premi e sticker virtuali che gli utenti ricevono in seguito all'uso dell'applicazione stessa; per fare un esempio uno sticker viene sbloccato se l'utente invia 10 snaps con la fotocamera frontale. Comunque sia tenendo conto che con quest'ultima modifica non vengono usate le notifiche, sarà, infine, necessario controllare periodicamente la specifica sezione.

Di seguito alcuni screenshot:
http://www.androidpolice.com/wp-content/uploads/2015/09/nexus2cee_Snapchat-Lenses-update-640x609.jpg
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mercoledì 16 settembre 2015

Scoperto che stare all'aria aperta può ritardare la comparsa della miopia nei bambini.


Si sa, giocare all'aria aperta fa bene a tanti aspetti della salute, soprattuto nei bambini, in quanto migliora lo sviluppo fisico e psicologico del bambino, aiuta la socializzazione, tiene lontana l'obesità infantile, e rafforza il sistema immunitario migliorando i livelli di vitamina D, la quale a sua volta protegge dall'osteoporosi, dalle malattie cardiovascolari e dal diabete. Ed a quanto pare adesso a tutto ciò si aggiunge anche il fatto che trascorrere un po' più di tempo fuori fa bene anche contro la miopia perché ne ritarda la comparsa. O almeno questo è quanto ha spiegato un recente studio dell'Università Sun Yat-sen a Guangzhou, (in Cina), pubblicato sulla rivista JAMA nel quale è stato dimostrato quanto svolgere quotidianamente attività scolastiche all'aria aperta per 3 anni abbia, appunto, portato ad una diminuzione del tasso di miopia in una classe di bambini a Guangzhou. In pratica, secondo recenti stime, la miopia ha ormai raggiunto i livelli di una sorta di epidemia nei bambini ed adolescenti nelle aree del Sud Est asiatico: in queste zone tra l'80% ed il 90% dei ragazzi diplomati è miope; mentre si tratta di un disturbo in lenta crescita anche nella popolazione dell'Europa orientale. Tuttavia anche se al momento non ci sono interventi possibili per prevenire la miopia, questo nuovo studio suggerisce che stare all'aperto può portare a considerevoli miglioramenti. Difatti tale studio è stato condotto su bambini delle scuole primarie, (con una media di età di 6 anni e mezzo), coinvolgendo un totale di 12 scuole ed oltre 1.900 studenti: le prime 6 scuole con 952 studenti e le altre 6 con 951 studenti, che hanno rappresentato il gruppo di controllo. In sostanza nel primo gruppo di classi i bambini hanno svolto 40 minuti di attività all'aria aperta ogni giorno ed i genitori sono stati incoraggiati a coinvolgere i figli in giochi al parco dopo l'orario scolastico, in particolare durante i fine settimana e nei giorni festivi; invece il secondo gruppo ha proseguito a svolgere la loro normali attività. Da ciò è emerso che dopo 3 anni l'incidenza della miopia nel primo gruppo è risultato essere del 30,4%, (nello specifico: 259 casi su 853 partecipanti idonei), rispetto al secondo gruppo, dove il risultato è stato del 39,5%, (nello specifico: 287 casi su 726 casi idonei). Insomma si tratta di una differenza notevole, considerando che il tasso di incidenza della miopia è risultato essere del 9,1% inferiore fra i bambini che più stavano all'aperto. Infatti al riguardo He Mingguang, principale autore dello studio, ha spiegato: "Il nostro studio mostra una differenza del 9,1% nel tasso di incidenza della miopia. Il risultato è clinicalmente importante perché i bambini piccoli che sviluppano la miopia precoce hanno maggiori probabilità di progredire in una miopia elevate, che aumenta il rischio di miopia patologica". Mentre Paolo Nucci, direttore della clinica oculistica universitaria dell'Ospedale San Giuseppe di Milano, ha commentato: "Sebbene sia dimostrato che l'attività all'aria aperta, così come l'utilizzo di strategie che mirano a ridurre la perniciosa ed esagerata attività ravvicinata nei bimbi, riduca la significativa progressione della miopia, questo è il primo importante studio che ne certifica l'efficacia anche nel ritardare la comparsa del difetto. Nonostante si tratti di un dato molto significativo rimane da codificare però quanto tempo, e che tipo di attività svolgere all'aperto. Inoltre nulla si dice nello studio su quanto e per quanto si possa controllare il difetto nel lungo periodo. Sui meccanismi che spiegano il perché di questo effetto benefico non esistono risposte chiare. È probabile però che un minore sfuocamento dovuto ad una minore attività ravvicinata inibisca la produzione della dopamina, un mediatore chimico implicato nell'aumento della elasticità del tessuto oculare esterno: la sclera". Ed in effetti anche gli stessi ricercatori cinesi hanno ammesso che saranno, infine, necessari ulteriori studi, (anche a livello internazionale), per poter generalizzare questi dati.


martedì 15 settembre 2015

Capcom presenta ufficialmente "Resident Evil: Umbrella Corps".


A quanto pare le varie voci di corridoio circolate in Rete negli ultimi mesi si sono rivelate essere vere: in questi giorni la Capcom, (una delle più famose software house al mondo), in occasione dell'edizione di quest'anno del Tokyo Game Show, (noto anche con la sigla TGS), ha ufficialmente presentato, (con tanto di trailer), "Resident Evil: Umbrella Corps"; anche se probabilmente si tratta di un titolo diverso da quello che i fan si aspettavano. Difatti è uno sparatutto online competitivo a squadre che sarà reso disponibile nel coro del 2016, (per la precisione nei primi mesi), su Steam, PlayStation 4 e molto probabilmente anche su Xbox One; anche se su quest'ultima non ci sono stati riferimenti espliciti. Inoltre l'azienda nipponica ha già fissato un prezzo di mercato che in Europa sarebbe di circa 30 €; tutto ciò fa pensare che con ogni probabilità il gioco in questione verrà rilasciato solamente in digitale, ma ancora non c'è alcuna conferma in merito. Ad ogni modo, come già anticipato, Resident Evil: Umbrella Corps, (il cui nome della versione giapponese è "Biohazard: Umbrella Corps"), farà vestire ai giocatori i panni di agenti della Umbrella, avrà un gameplay in terza persona con uno stile competitivo ambientato nelle mappe storiche della serie principale e tra le modalità annunciate c'è anche quella che pone un obiettivo comune per tutti i giocatori i quali, per raggiungerlo, non potranno scoprirsi troppo per non restare vittime del fuoco nemico; mentre alcune modalità saranno, appunto, giocabili anche a squadre. Insomma, si tratta di un annuncio che potrebbe far storcere il naso ai fan della storica serie che per il 20° anniversario, (oltre alla versione rimasterizzata in HD di Resident Evil Zero, in uscita il 21 Gennaio 2016 in Giappone), erano in attesa di un ipotetico "Resident Evil 7" e di un ritorno al passato per il franchise.

Di seguito la copertina, (neutrale):
http://www.thegamescabin.com/wp-content/uploads/2015/09/UC_Keyart__1442243173.jpg
...ed il suddetto trailer:




lunedì 14 settembre 2015

La DARPA ha realizzato un braccio protesico in grado di restituire il tatto.


Nel 2006 la Defense Advanced Research Projects Agency, (meglio nota con la sigla DARPA), aveva avviato il programma Revolutionizing Prosthetics, il quale si prefissava lo scopo di sviluppare di protesi per gli arti superiori: più difficili da realizzare rispetto a quelle per gli arti inferiori. Ed a quanto pare adesso il progetto è stato ultimato, in quanto di recente un ragazzo di 28 anni, (rimasto paralizzato per oltre 10 anni a causa di una lesione alla spina dorsale), è "diventato" la prima persona in grado di toccare e percepire gli oggetti, grazie, appunto, ad una mano robotica collegata direttamente al suo cervello. In pratica si tratta di un risultato che è stato ottenuto utilizzando una sofisticata tecnologia neurale sviluppata dalla stessa DARPA, e grazie alla quale in futuro le persone paralizzate o privi di arti non solo saranno in grado di manipolare oggetti, (inviando segnali dal loro cervello ai dispositivi robotici), ma anche di rilevare cosa i dispositivi stanno toccando. Al riguardo Justin Sanchez, ricercatore dell'agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, ha sottolineato che per il controllo preciso dei movimenti è necessario un segnale di feedback che viaggia verso il cervello; motivo per il quale è necessario impiantare degli elettrodi direttamente nella corteccia somatosensoriale e nella corteccia motoria del paziente, vale a dire le aree del cervello che identificano, appunto, la sensazione tattile e dirigono i movimenti del corpo. In sostanza i fili che collegano la corteccia motoria alla protesi robotica permettono al paziente di controllare i movimenti della mano tramite il pensiero. Mentre la protesi integra sensori che possono rilevare quando la pressione è stata applicata ad ognuna delle dita e convertono questa sensazione fisica in segnali elettrici per poi inviarli al al cervello: i test finora effettuati hanno confermato che il paziente, (da bendato), è riuscito a rilevare la pressione esercitata sulle dita della mano protesica. Insomma, è chiaro come i futuri investimenti nel settore delle neurotecnologie consentiranno di migliorare la qualità della vita alle persone amputate o con paralisi, ed in tal senso la DARPA ha, infine, già avviato altre ricerche simili, tra cui un progetto che permetterà il ripristino delle funzioni cerebrali perse in seguito a lesioni o malattie neuropsichiatriche.