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lunedì 30 novembre 2015

Sony avrebbe sbloccato il 7° core della CPU della PS4.


Come noto, la PlayStation 4 è equipaggiata con una CPU octa core, (per la precisione 2 moduli quad core X86-64 ed una frequenza di 1.6 GHz), ma fino ad oggi gli sviluppatori sono stati in grado di sfruttare solamente 6 dei core integrati per l'elaborazione di comparto grafico, audio ed intelligenza artificiale: i rimanenti 2 sono stati riservati da Sony alla gestione delle operazioni relative al sistema operativo. Tuttavia di recente le cose sembrano essere cambiate in quanto la società giapponese ha sbloccato l'accesso al 7° core, in modo da rendere la piattaforma teoricamente più performante durante l'esecuzione dei titoli. Ovviamente, eventuali miglioramenti si vedranno solo in futuro: per sfruttare queste nuove risorse è necessaria un'apposita ottimizzazione del codice, da apportare in fase di sviluppo o post-lancio con il rilascio di una patch. Anche se, tenendo in considerazione i costi da affrontare per le software house, quest'ultima ipotesi risulta essere poco probabile. Ad ogni modo a scoprire la novità sono stati alcuni membri del forum Beyond3D, dando uno sguardo al ChangeLog riguardante l'ultima versione della componente audio middleware FMOD. In particolare i membri del suddetto forum non si sono lasciati sfuggire una precisa stringa che recita: «PS4 - aggiunto FMOD_THREAD_CORE6 per consente l'accesso all'appena sbloccato 7° core». Tra l'altro, anche se Sony non si è ancora espressa in via ufficiale, in queste ore FireLight Technologies, azienda creatrice del suddetto FMOD, ha confermato che il 7° core di PlayStation 4 è ora utilizzabile dagli sviluppatori, precisando però che l'assegnazione del carico di lavoro sul core in questione non è dinamica e quindi solo una porzione delle unità di calcolo sono state effettivamente sbloccate. Ciò significa che, come hanno spiegato diverse indiscrezioni, la potenza di calcolo in questione verrà comunque divisa tra le operazioni del sistema operativo e quelle legate al gaming. Insomma, si tratterebbe della stessa mossa messa in atto all'inizio del 2015 da Microsoft per la sua Xbox One, aggiornando l'SDK dedicato agli sviluppatori: anche in quel caso, il 7° core è risultato essere diviso tra i compiti del sistema operativo e quelli legati all'elaborazione dei titoli videoludici, risentendo pesantemente, (fino al 50% delle prestazioni), nel caso dell'utilizzo di funzionalità come i comandi vocali tramite la periferica Kinect. Comunque sia, (come già spiegato), se queste indiscrezioni dovessero trovare conferma, l'aggiornamento dell'SDK della PlayStation 4 dovrebbe fornire un surplus di potenza ed un miglioramento generale delle prestazioni, (o almeno in linea del tutto teorica); anche se per il momento non è ben chiaro in che modo questa quota di "potenza extra" potrà tradursi in benefici concreti per il giocatore finale.


domenica 29 novembre 2015

Scoperta una stanza segreta nella tomba di Tutankhamon; potrebbe essere della regina Nefertiti.


A quanto pare recenti analisi effettuate ad Agosto scorso tramite georadar nella tomba del Faraone Tutankhamon, (passato alla storia per essere stato "il faraone bambino", morto giovanissimo a meno di 20 anni, nonché simbolo indiscusso della storia dell'egittologia e dell'archeologia mondiale), a Luxor, nel sud dell'Egitto, hanno scoperto l'esistenza una stanza segreta che potrebbe essere la camera di sepoltura della regina Nefertiti. Difatti dopo secoli di ricerche la mummia della regina dalla bellezza leggendaria, che ebbe un ruolo politico e religioso fondamentale nel XIV secolo prima di Cristo e che viene considerata la matrigna di Tutankhamon, non è stata ancora trovata e, secondo i ricercatori, la stanza segreta appena scoperta potrebbe contenere un'eccezionale sorpresa e diventare, così, la scoperta archeologica del secolo. Al riguardo Mamdouh Eldamaty, ministro egiziano delle Antichità, nel corso di una conferenza stampa ha spiegato: "Dopo circa 3 mesi di ricerca, il georadar ha rilevato questa camera proprio dietro quella funeraria di Tutankhamon. C'è il 90% di probabilità che dietro quel muro vi sia qualcosa, e tanti sperano si tratti della tomba di Nefertiti". Tuttavia dovrà passare ancora un po' di tempo affinché gli esami diano conferme: l'immagine dovrà essere inviata in un centro specializzato in Giappone per essere esaminata nel dettaglio. Ad ogni modo nel caso in cui si dovesse trattare davvero della tomba di Nefertiti, (la regina la cui bellezza, tra l'altro, è stata immortalata in un busto di 3.300 anni fa, conservato all'Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino), sarebbe una scoperta molto importante che getterebbe nuova luce su uno dei periodi più misteriosi nella storia dell'antico Egitto. In tal proposito Nicholas Reeves, egittologo a capo della suddetta indagine, nonostante si sia detto convinto che il mausoleo di Tutankhamon sia stato originariamente occupato da Nefertiti, ha anche avvertito sui rischi dell'operazione, sottolineando: "Anche la più piccola delle incisioni potrebbe danneggiare la camera rimasta ermeticamente isolata per così a lungo". Inoltre da diverso tempo gli esperti si sono interrogati su quanto modesta fosse la camera funeraria di Tutankhamon: secondo lo stesso Nicholas Reeves, avrebbe le stesse dimensioni di una anticamera e non sarebbe altro che una aggiunta fatta rispetto alla tomba più grande, ossia quella che, per l'appunto, ospiterebbe la bellissima regina. Tuttavia molti archeologi si sono mostrati piuttosto scettici sulle ipotesi dell'archeologo ed hanno affermato che: "In caso ci siano, le camere ammesse potrebbero contenere i corpi di altri familiari del faraone". Comunque sia, come già detto, se la teoria di Nicholas Reeves fosse confermata, potrebbe portare ad una delle più grandi scoperte archeologiche del XXI secolo.

Di seguito una rappresentazione grafica della suddetta stanza segreta:
http://i.dailymail.co.uk/i/pix/2015/11/06/23/2E2FFDF500000578-3307795-image-a-209_1446854032485.jpg



sabato 28 novembre 2015

METALLICA: James Hetfield parla del flop del loro film 3D.


In questi giorni James Hetfield, (frontman dei Metallica), durante un'intervista concessa a So What!, (rivista ufficiale del Met Club, fan club ufficiale della band), ha ammesso di aver faticato a capire le ragioni per cui "Metallica: Through the Never", il loro film/concerto in 3D uscito nel 2013, si sia dimostrato un flop: la pellicola ha incassato solo 3,4 milioni di dollari, contro i 20 milioni investiti dagli stessi Metallica nella produzione. Al riguardo il frontman ha spiegato: "C'è del dolce e dell'amaro, in tutta questa storia del film. Ci abbiamo investito un sacco di soldi, tempo e fatica, e pensavamo che fosse fantastico e ci dicevamo: "Wow, questo è qualcosa di unico"... e poi, alla fine, si è dimostrato una disfatta. Non era un film/concerto, non era un film d'azione, era da qualche parte nel mezzo ed è caduto dritto nel crepaccio. È scomparso. Ed è stato triste da vedere". Successivamente, riferendosi alle varie recensioni ed al modo in cui i pareri di chi ha visto il film possono aver influenzato dei potenziali spettatori, ha aggiunto: "Hollywood funziona grazie alle chiacchiere. Quindi, se qualcuno twitta "Hey, il film è grandioso", e questa voce si diffonde, aiuta. Molte persone non vanno al cinema per via delle recensioni. Io davvero non capisco. Se dico a mia moglie "Hey, andiamo a vedere questo. Sembra bello!" e lei risponde "Beh, ha cattive recensioni, non ci andiamo", io me ne frego. Deve piacere a me. Lascia che sia io a decidere se mi piace oppure no. Una recensione è soltanto un altro parere". Ad ogni modo James Hetfield ha, infine, concluso dichiarando: "C'è stato un momento in cui sono stato davvero arrabbiato. Volevo puntare il dito contro chiunque. Ma alla fine è dipeso tutto da noi. È stata colpa nostra! Siamo d'accordo su questo. Ed abbiamo imparato una lezione. Le cose succedono per un motivo e puoi non vederne le ragioni adesso, ma in fondo chissà!? Forse il film lascerà un segno nella storia in qualche modo, o forse abbiamo solo imparato che non dobbiamo farlo più". In ogni caso quel che è fatto è fatto ed adesso i fan sono in trepida attesa di avere qualche informazione in più in merito al nuovo album dei Metallica, che, (come più volte ribadito anche dagli stessi membri della band), potrebbe vedere la luce non prima del 2016, (se non addirittura nel 2017).


venerdì 27 novembre 2015

3Dvarius, il primo violino stampato in 3D.


Si chiama 3Dvarius e, (come facilmente intuibile), rappresenta l'unione fra tradizione e innovazione: la fusione perfetta tra la maestria di Antonio Stradivari, (noto liutaio italiano, costruttore di strumenti a corde come violini, viole, violoncelli, chitarre, arpe ed universalmente riconosciuto come uno dei migliori liutai di sempre), e la tecnologia odierna offerta dalla stampa 3D. In pratica si tratta del primo violino stampato in 3D al mondo, creato nel mese di Agosto da Laurent Bernadac, ingegnere meccanico e musicista francese: uno strumento che non solo rappresenta un notevole esercizio di stile in termini di design, ma che è anche pienamente funzionale ed in grado di suonare. Tuttavia, considerando che manca la cassa armonica, la vibrazione delle corde deve essere per forza di cose catturata da un pick-up, in modo del tutto simile a quanto avviene con una chitarra elettrica o con un violino elettrico: ciò permette di amplificare il suono, modellandolo ed elaborandolo con effetti e distorsioni di ogni tipo. Difatti al riguardo il suo creatore ha spiegato: "Abbiamo tolto tutte le parti superflue ed il risultato è che le onde sonore fluiscono perfettamente, meglio che in un violino normale". Ad ogni modo la progettazione di 3Dvarius ha richiesto circa 3 anni, passando da numerosi concept prima di arrivare alla forma definitiva, la quale assicura una notevole leggerezza, (solo 450 grammi), ed ergonomia: il materiale impiegato è una resina traslucente, lavorata in un unico blocco mediante il processo di stereolitografia su cui si basano, appunto, alcune stampanti 3D. In tal proposito lo stesso Laurent Bernadac lo ha definito come: "Un nuovo tipo di strumento, ispirato alla forma del violino tradizionale, ma che non ha alcuna pretesa di rimpiazzarlo". Infatti il fascino ed il calore del suono generato da un corpo in legno non è sostituibile né riproducibile nemmeno con la soluzione hi-tech più avanzata e comunque non è questo l'obiettivo di un progetto come 3Dvarius, il quale punta invece a sperimentare l'impiego di un sistema moderno in un ambito dove da secoli sono la tradizione e la maestria dei liutai a dettare le regole. Comunque sia al momento ne esiste un solo pezzo, (chiamato Pauline), ma a partire dal 2016 ne è prevista la produzione su richiesta.


Di seguito alcune immagini di 3Dvarius:
http://www.designboom.com/wp-content/uploads/2015/08/3dvarius-laurent-bernadac-3d-violin-designboom-05-818x423.jpghttp://www.3d-varius.com/wp-content/uploads/2015/07/top.jpg
http://www.tuvie.com/wp-content/uploads/3d-varius-playable-3d-printed-violin-by-laurent-bernadac4.jpghttp://www.3d-varius.com/wp-content/uploads/2015/07/violin-3d-printed.jpg

http://pix.avaxnews.com/avaxnews/b6/99/000299b6_medium.jpeg
https://scontent.cdninstagram.com/hphotos-xtp1/t51.2885-15/s640x640/sh0.08/e35/11265403_1473821686255044_678457943_n.jpg
...una playlist contenente un video di presentazione ed alcune cover:

...ed il video del "making of":




giovedì 26 novembre 2015

Tremors: In arrivo una serie Tv con Kevin Bacon.


A quanto pare, dopo circa 25 anni, 5 film ed una serie Tv, (nel 2003), Tremors, film cult del 1990, si prepara a tornare sul piccolo schermo con un nuovo adattamento televisivo; o almeno questo è quanto hanno annunciato in questi giorni la Universal Cable Productions e la Blumhouse Productions. Tuttavia nonostante il film sia già stato, appunto, oggetto di sequel e spin-off, nessuno di questi ha visto il coinvolgimento del protagonista principale del primo film: Kevin Bacon; a differenza di questo nuovo progetto nel quale è pronto a rimettere i panni di Valentine McKee. Difatti, secondo le indiscrezioni diffuse da Entertainment Weekly, l'attore starebbe collaborando con Andrew Miller, (sceneggiatore, fra gli altri, di The Secret Circle), allo sviluppo di un drama horror/sci-fi basato, appunto sul film diretto da Ron Underwood. Inoltre, anche se non è stata ancora presentata ai network, questa nuova serie Tv ancora in lavorazione, oltre a riportare, come già detto, Kevin Bacon nei panni di Valentine McKee, il personaggio da lui interpretato unicamente nel primo film, sarà ambientata, come quest'ultimo, a Perfection, ossia l'immaginaria cittadina nel deserto del Nevada. Al riguardo lo stesso Kevin Bacon, (coinvolto nel progetto anche come produttore esecutivo), qualche tempo fa aveva dichiarato: "Mi piacerebbe fare qualcosa di diverso con Tremors e rivisitare il personaggio dopo 25 anni. Parte di quello che è bello di quel film è che non c'erano quasi mai effetti digitali: i mostri erano dei pupazzi. E poi era folle, divertente e spaventoso. Una grande creazione". Mentre in un recente tweet, in cui ha allegato una vecchia foto di lui e di sua moglie ha, infine, scritto: «Io e Kyra Sedgwick, incinta di 9 mesi, 26 anni fa sul set di Tremors. Potrebbe essere il tempo di tornare a Perfection».

Di seguito l'appena menzionato tweet, con annessa foto:



mercoledì 25 novembre 2015

Dimostrato che la solitudine indebolisce le difese immunitarie.


A quanto pare la solitudine è in grado di compromettere i processi che stanno alla base delle difese immunitarie, modificando di fatto l'attività dei geni proposti a proteggere l'organismo; o almeno questo è quanto ha dimostrato uno studio condotto dai ricercatori di diversi centri di ricerca americani, guidati da John Cacioppo, (uno dei massimi esperti di solitudine dell'Università di Chicago), e pubblicato in questi giorni sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, (nota anche con la sigla PNAS). In pratica si tratta di una ricerca che ha fatto un po' di chiarezza in più su un aspetto già noto da tempo: essere soli, isolati, (soprattutto in età anziana), aumenta il rischio di morte prematura del 14% e accorcia l'aspettativa di vita. Difatti precedenti ricerche svolte dallo stesso team avevano individuato un legame tra la solitudine ed una aumentata espressione dei geni coinvolti nell'infiammazione, insieme ad una ridotta espressione di geni coinvolti nelle risposte antivirali. In altre parole, le persone sole hanno una risposta immunitaria meno efficace e sono più a rischio di infiammazione rispetto a chi invece può contare su una buona rete di relazioni sociali. Ad ogni modo anche se John Cacioppo studia da anni gli effetti della solitudine sulla salute umana, questa volta sono stati verificati gli effetti nocivi dal punto di vista dei meccanismi organici del corpo umano. Infatti durante il suddetto studio hanno preso in esame 141 adulti anziani, (36 dei quali sono risultati essere "cronicamente solitari"), ed hanno esaminato il rapporto tra la solitudine ed i modelli di espressione genica nei leucociti, responsabili, appunto, della protezione del corpo contro i virus e batteri. Così facendo i ricercatori hanno scoperto che, come previsto, i leucociti delle persone sole presentavano un'attività genica alterata a favore di geni pro-infiammatori ed a discapito di geni coinvolti nelle risposte antivirali, importanti per difendere l'organismo dagli agenti infettivi. Insomma, per dirla in altri termini, nei leucociti delle persone sole i geni coinvolti nella risposta antivirale generica contro infezioni e virus risultano essere meno attivi; motivo per cui i solitari sono più esposti al rischio di sviluppare patologie. Al riguardo lo stesso John Cacioppo ha spiegato: "Questo tipo di espressione genica cambia il corpo e rende più probabile una risposta infiammatoria che mette l'organismo in uno stato di allerta, pronto per affrontare un'infezione batterica". Inoltre, a quanto pare questo avviene a scapito della capacità di combattere una potenziale infezione virale: nelle persone sole avviene un cambiamento che "distrae" il sistema immunitario dalla protezione dai virus e lo spinge a focalizzarsi sulla protezione dai batteri. Oltretutto durante lo studio in questione gli scienziati scoperto alcune nuove informazioni importanti sugli effetti della solitudine sul corpo: l'espressione genica dei leucociti e la solitudine sembrano alimentarsi a vicenda nel corso del tempo. Difatti le persone che erano "cronicamente solitarie" all'inizio dello studio avevano maggiori probabilità di avere ancora questo tipo di espressione genica pro-infiammatoria un anno dopo; mentre quelli che presentavano l'espressione genica pro-infiammatoria all'inizio dello studio presentavano un maggior rischio di restare ancora soli un anno più tardi. In tal proposito i ricercatori hanno assicurato che: "Questi risultati sono riconducibili esclusivamente alla solitudine e non possono essere spiegati da depressione, stress o grado di sostegno sociale". In ogni caso successivamente, il suddetto team di ricercatori ha rilevato la presenza di processi cellulari analoghi nei macachi Rhesus tenuti in isolamento, i quali hanno anche mostrato livelli più elevati di noradrenalina, vale a dire un neurotrasmettitore legato alla risposta allo stress acuto anche detta "combatti o scappa". Non a caso precedenti ricerche avevano scoperto che la noradrenalina può stimolare le cellule staminali nel midollo osseo per produrre maggiori quantità di un particolare tipo di cellula immunitaria: un monocita immaturo che mostra alti livelli di espressione genica infiammatoria e bassi livelli di espressione genica antivirale. Infatti sia gli uomini sia le scimmie solitarie hanno mostrato livelli più elevati di monociti nel sangue. Ad ogni modo quando i macachi sono stati infettati con l'SIV, (ossia la versione del virus HIV delle scimmie), il virus si è propagato più rapidamente nel sangue e nel cervello delle scimmie che erano state tenute in isolamento rispetto alle altre. In ultima analisi si è scoperto che i "segnali di pericolo" che la solitudine attiva ​​nel cervello influiscono sulla produzione di globuli bianchi; il che a sua volta può sia favorire la solitudine sia contribuire ai rischi per la salute. Comunque sia i prossimi studi del gruppo di John Cacioppo si concentreranno sull'obiettivo di verificare se ed in che modo gli effetti deleteri della solitudine sulla salute si possano, infine, prevenire.


martedì 24 novembre 2015

Yahoo! Mail blocca l'accesso a chi usa AdBlock Plus.


A quanto pare Yahoo! ha deciso di bloccare l'accesso al suo servizio Mail a tutti quegli utenti che usano un ad-blocker; o almeno questo è quanto hanno segnalato in questi giorni i responsabili di AdBlock Plus sul loro forum, dove hanno pubblicato anche lo screenshot dell'avviso che viene visualizzato quando si effettua il login. Tuttavia, anche se al momento sembra che il blocco si verifichi solo su Chrome e Firefox, l'azienda californiana non ha rilasciato nessun comunicato ufficiale sulla questione, quindi non sono ancora chiare le motivazioni alla base di questo blocco. In sostanza, come noto, quella tra utenti ed industria dell'advertising è una "guerra" che dura da diversi anni: la maggioranza dei siti web offre contenuti di vario tipo in forma totalmente gratuita e le uniche fonti di profitto sono appunto i banner pubblicitari. Tuttavia molti utenti utilizzano delle estensioni per contenere la pubblicità più invasiva e di conseguenza contenere il traffico dati ed accelerare i tempi di caricamento delle pagine; motivo per il quale alcuni di questi siti, (come, ad esempio, il Washington Post), decidono di ricorrere alla sottoscrizione di un abbonamento oppure all'inserimento del proprio URL nelle white list dei vari ad-blocker, (a volte anche pagando). Ad ogni modo Yahoo!, se rileva la presenza di un ad-blocker, mostra un avviso che chiede di disattivarlo per accedere alle email: nella barra degli indirizzi si legge chiaramente la stringa "ADBLK_TRAP", la quale, anche senza alcun ad-blocker installato, può riprodurre artificiosamente l'avviso in questione. Tuttavia tra il Washington Post e Yahoo! Mail esiste una grande differenza: il primo, come gli altri siti di informazione, pubblica contenuti propri e può decidere liberamente chi può vederli e chi no; mentre il secondo, essendo un servizio di posta elettronica, funge solo da "intermediario" e quindi non dovrebbe impedire l'accesso ai messaggi degli utenti. In ogni caso, anche se la decisione dell'azienda californiana potrebbe essere una conseguenza della diminuzione dei profitti derivanti dall'advertising, allo stesso tempo, potrebbe innescare una fuga in massa verso i servizi concorrenti. Comunque sia gli utenti che non vogliono rinunciare né a Yahoo! Mail né all'ad-blocker possono utilizzare Internet Explorer, Microsoft Edge oppure qualsiasi altro browser diverso da Chrome e Firefox: in realtà esistono un paio di workaround, (ovvero alcune soluzioni temporanee), ma per alcuni potrebbero, infine, essere solo una perdita di tempo.


Di seguito il suddetto screenshot:
https://venturebeat.com/wp-content/uploads/2015/11/yahoo_mail_block.png?fit=930%2C475&strip=all



lunedì 23 novembre 2015

Creata la prima rosa "bionica".


Il proverbio dice: "Non c'è rosa senza spine"; ma a quanto pare da oggi ci saranno rose "bioniche", con circuiti elettrici integrati. In pratica si tratta del progetto di alcuni ricercatori dell'Università di Linköping, (in Svezia) guidati da Magnus Berggren, i quali sono riusciti per la prima volta nella storia ad impiantare dei circuiti elettrici organici all'interno di piante vive, combinando l'elettronica artificiale con la biologia vegetale in modo da sfruttare ed amplificare l'attività elettrica naturalmente prodotta dalle piante per sopravvivere. Il risultato di ciò, (descritto sulle pagine della rivista Science Advances), è stata la "sbocciatura", appunto, della prima rosa "bionica" che nell'aspetto è del tutto simile alle comuni rose, mentre la sua linfa è formata da circuiti elettrici e sensori. Tuttavia, anche se le possibili applicazioni di tale progetto non sono ancora ben chiare, si tratta di un esperimento che apre un campo di ricerca nuovo con risvolti, per esempio, su una nuova generazione di celle solari oppure su sensori capaci di controllare la crescita delle piante. Difatti in quest'ultimo caso i biologi potrebbero sfruttare simili circuiti per regolare o "aggiustare" la fisiologia delle piante, (in modo analogo all'uso del pacemaker nell'uomo), controllandone la crescita o i processi chimici interni. Inoltre le componenti elettroniche potrebbero servire ad ingegnerizzare una pianta senza manipolarne il DNA, ma, come già anticipato, anche a creare biosensori o a sfruttare la fotosintesi per ricavare energia. Ad ogni modo l'idea delle piante "bioniche" non è del tutto nuova: qualche anno fa alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), avevano dimostrato che, installando nanotubi di carbonio nei cloroplasti di alcuni spinaci, l'attività fotosintetica delle foglie aumentava sensibilmente. Anche se va detto che, in realtà, la strada tentata dai ricercatori svedesi è stata ancora più estrema, in quanto si tratta della prima volta che tutti i componenti di un circuito elettronico vengono integrati in un fiore vivente. Infatti in uno degli esperimenti condotti, lo stelo tagliato di una rosa è stato immerso in una soluzione a base di un polimero altamente conduttore e solubile in acqua, (chiamato PEDOT), il quale è stato risucchiato ed assorbito dal sistema vascolare della pianta, formando all'interno dello xilema, (ossia il tessuto vegetale in cui scorre la linfa), filamenti conduttivi lunghi fino a 10 cm, che non hanno danneggiato in alcun modo l'interno del fiore. Tra l'altro, sfruttando i circuiti e gli ioni, (molecole elettricamente cariche), presenti nella linfa, i ricercatori hanno creato transistor elettrochimici, capaci di trasformare i segnali ionici della pianta in output elettronici: il comportamento di questi transistor si è rivelato perfettamente simile a quello dei componenti elettronici di computer e smartphone. Mentre in un'altra serie di esperimenti, i ricercatori svedesi hanno iniettato nella foglia di una rosa una soluzione di PEDOT e nanofibre in cellulosa e poi hanno espulso l'aria dai tessuti vegetali, permettendo così al PEDOT di riempire gli spazi vuoti creatisi. Il risultato è stato che all'invio di un segnale elettrochimico, la foglia cambiava colore, attorno alle sue venature, passando dal verde chiaro al verde scuro. Comunque sia il prossimo passo dei ricercatori sarà capire se queste proprietà possano essere sfruttate per trasformare alcune coltivazioni di piante in celle a combustibile viventi, per convertire i loro zuccheri in energia elettrica: un tentativo che finora è stato compiuto solo con organismi unicellulari. Al riguardo lo stesso Magnus Berggren ha spiegato: "Ora possiamo davvero cominciare a parlare delle piante come "centrali elettriche". Possiamo, ad esempio, mettere sensori nelle piante ed utilizzare l'energia fornita dalla clorofilla, produrre "antenne verdi" o materiali completamente nuovi". Mentre Ove Nilsson, uno dei coautori della ricerca, ha, infine, concluso sottolineando: "Adesso saremo in grado di influenzare la concentrazione delle varie sostanze nella pianta che ne regolano la crescita e lo sviluppo".


domenica 22 novembre 2015

Scoperto che il Tai Chi può essere utile contro insonnia e malattie cardiache.


Si sa, dormire poco e male non causa danni solo alla mente: con il passare del tempo può generare uno stato di infiammazione generalizzata capace a sua volta di portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari. Tuttavia, secondo un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università della California, Los Angeles, (nota anche con la sigla UCLA), e pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, la soluzione per ridurre l'insonnia e la conseguente infiammazione sarebbe il Tai Chi, la cosiddetta "boxe della polarità" che in passato si è già mostrata capace di rallentare l'invecchiamento. In pratica per arrivare a questo curioso ma sorprendente risultato gli autori dello studio hanno analizzato 120 persone di mezza età sofferenti di insonnia per oltre 4 mesi, i quali sono stati divisi in 3 gruppi: i primi sono stati sottoposti per 2 ore a settimana a sedute di psicoterapia; il secondo a sedute, appunto, di Tai Chi; ed il terzo a corsi per gestire insonnia ed ansia. Successivamente, ad un anno dalla terapia, gli individui che hanno partecipato allo studio sono stati sottoposti ad un esame del sangue volto a valutare la presenza ed il dosaggio di alcuni fattori associati alla suddetta infiammazione. In particolare è stato valutato il livello di Proteina C-reattiva e alcune proteine note con il nome di citochine, vale a dire molecole la cui presenza indica una reazione infiammatoria in corso. Ad ogni modo da queste analisi è emerso che nei primi 2 gruppi, (ovvero quelli in cui erano state svolte sedute di psicoterapia rilassante e di Tai Chi), i livelli di infiammazione risultavano ridotti rispetto al terzo gruppo. Ma non è tutto: dalle analisi è emerso anche che in questi 2 gruppi l'espressione dei suddetti geni che regolano la risposta infiammatoria risultava ridotta; mentre aumentava l'espressione di quelli associati alla produzione di anticorpi, (segnale di un sistema immunitario attivo e pronto a rispondere). Al riguardo il dottor Michael Irwin, uno dei principali autori dello studio, ha, infine, spiegato: "Questi risultati ci dicono che il Tai Chi e la terapia cognitiva possono essere utili nel trattamento dell'insonnia e degli effetti ad essa correlati. Non solo, a differenza dei farmaci questo approccio è privo di effetti collaterali. Trattando l'insonnia è possibile dunque spegnere l'infiammazione sia a livello sistemico che genetico. Un risultato importante se si considera che l'infiammazione contribuisce in maniera importante allo sviluppo di malattie cardiache, depressione ed in alcuni casi anche il cancro".


sabato 21 novembre 2015

SLAYER: Dave Lombardo annuncia la formazione dei "Dead Cross", la sua nuova band.


In questi giorni Dave Lombardo, ex-batterista degli Slayer, (che ha lasciato la band a Febbraio 2013 a causa di problemi finanziari legati al tour disputato nel 2012 e sostituito poi da Paul Bostaph), ha annunciato un cambio di rotta, passando dallo stile progressista dei PHILM, (attualmente in pausa a tempo indeterminato), ad uno un po' più hardcore punk attraverso la fondazione dei "Dead Cross". In pratica si tratta della sua nuova band, formata abbastanza rapidamente e che lo vede alla batteria al fianco di Mike Crain, (chitarrista dei Retox), di Gabe Serbian, (ex-frontman dei Retox ed attuale frontman dei The Locust), e di Justin Pearson, (bassista sia dei Retox che dei The Locust). Al riguardo lo stesso Dave Lombardo ha raccontato di come la formazione della band in questione sia stata frutto dell'incontro casuale con le sue vecchie conoscenze Justin Pearson e Mike Crain; difatti ha affermato: "Per me è davvero una sorpresa quanto velocemente sia successo tutto ciò; è incredibile. Abbiamo registrato e scritto musica per 3 giorni di fila". Ed ha poi proseguito parlando dello stile dei Dead Cross, spiegando: "È punk diretto e brutale, con accenni metal, ma decisamente non metal. Credo che tenda molto più verso lo stile punk, perché sento che per come stanno le cose nel mondo, un'attitudine punk è di certo necessaria per aiutarti ad andare avanti con tutta la merda che sta succedendo. Non c'è tempo per cazzate come "We Are The World", siamo tutti incazzati adesso, e non c'è modo migliore di liberare questa rabbia se non facendo parte di una band punk che scrive musica punk". Ad ogni modo l'ex-batterista degli Slayer ha concluso dicendosi impaziente di iniziare a suonare con questa nuova band, dichiarando: "Sono entusiasta di suonare veloce! Suonavo veloce nella mia precedente band, ma c'erano ancora altri grooves che potevamo sfruttare molto. Si tratta di un "attacco di musica"... qualcosa che il mio corpo è un po' più abituato rispetto a canzoni più groove e rilassate. Questo è il tipo di musica con cui sono cresciuto. È come una vitamina. Torno a casa dopo le prove e sono carico; possono essere le 11 di sera ed io sono pieno di energia". Comunque sia anche se per il momento i Dead Cross non hanno scritto alcuna musica, Dave Lombardo ha fatto sapere che qualcosa è già sulla strada: non a caso la nuova band ha, infine, in programma 2 concerti che si terranno rispettivamente il 2 Dicembre al Roxy Theatre a West Hollywood ed il 3 Dicembre presso la Glass House a Pomona.


venerdì 20 novembre 2015

Durex propone un emoji a forma di preservativo in favore del sesso protetto.


Secondo recenti stime, circa l'80% delle persone di età compresa fra 18 e 25 anni trova più semplice esprimersi mediante l'utilizzo degli emoji ed oltre la metà dichiara di utilizzarle regolarmente nelle conversazioni riguardanti il sesso, (usando in particolare la melanzana per indicare il pene e la pesca per indicare la vagina o il sedere), in quanto ritiene di sentirsi a proprio agio interagendo con questo tipo di immagini piuttosto che a parole, quando si tratta di discussioni inerenti la sfera sessuale. Tra l'altro, cosa più importante, oltre un terzo degli intervistati in una recente ricerca condotta da Durex, (sempre di età compresa fra 18 e 25 anni), non è solito preoccuparsi dei possibili rischi derivanti dal sesso non protetto e pensa che l'HIV non costituisca un pericolo né per sé stessi né per i propri amici. Motivo per il quale in questi giorni l'azienda ha deciso di lanciare un'iniziativa che strizza l'occhio, appunto, al mezzo di comunicazione preferito da parte dei più giovani: le chat. Infatti, a pochi giorni di distanza dalla giornata mondiale della lotta all'AIDS, (ovvero il prossimo 1 Dicembre), Durex attraverso Twitter ha lanciato l'hashtag "#CondomEmoji", attraverso il quale intende proporre all'Unicode Consortium, (ossia l'organizzazione non-profit che coordina lo sviluppo del sistema unicode), di rendere standard una nuova emoji che, (come si può facilmente intuire dal nome dell'iniziativa), raffigura un preservativo in favore del sesso protetto. Ad ogni modo, sebbene ad una prima analisi potrebbe sembrare un'operazione esclusivamente commerciale legata al brand, Karen Chisholm, marketing director di Durex, ha spiegato in che modo l'introduzione di tale emoji costituisce il primo passo di una campagna di sensibilizzazione e responsabilizzazione. Difatti al riguardo ha dichiarato: "Un emoji di questo tipo permetterà ai più giovani di superare l'imbarazzo che circonda le discussioni sul tema del sesso sicuro, incoraggiando la conversazione ed incrementando la consapevolezza in merito all'importanza di usare i profilattici per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili, come HIV ed AIDS". Comunque sia, se si desidera che in generale un messaggio risulti efficace, è innanzitutto necessario che venga trasmesso con modalità immediatamente comprensibili dal suo destinatario, e l'iniziativa messa in campo da Durex punta verso questa direzione, mirando a stimolare una discussione su tutto ciò che riguarda il sesso protetto e sui metodi disponibili per evitare, infine, la diffusione delle varie gravi patologie.


Di seguito il tweet che lancia l'iniziativa:
...ed il video di presentazione:



giovedì 19 novembre 2015

Secondo una nuova ipotesi, gli oceani sarebbero nati grazie alla polvere interstellare.


A quanto pare sarebbero stati i granelli di polvere che avvolgevano il Sistema Solare a creare gli oceani sulla Terra; o almeno questo è quanto hanno suggerito di recente i risultati di uno studio basato sulle tracce di acqua ancora intrappolata nelle profondità del pianeta e che riaprono il dibattito sulle origini di questa preziosa molecola. In pratica si tratta di una ricerca, coordinata da Lydia Hallis, dell'Istituto di Astrobiologia della NASA, e pubblicato sulla rivista Science, che contrasta con le teorie, secondo cui, a formare gli oceani fu un bombardamento di comete. Naturalmente capire l'origine dell'acqua che avvolge ancora oggi la Terra e che ha permesso la nascita della vita è da sempre un grande mistero dell'astrobiologia e svelarlo potrebbe aiutare a comprendere se le condizioni che ne hanno permesso la formazione sul nostro pianeta possano essere facilmente possibili, (o in un certo qual modo "replicabili"), anche in altri sistemi planetari. Motivo per il quale per capirlo i ricercatori americani sono andati alla ricerca delle tracce della primissima acqua che si è formata sulla Terra: è ancora intrappolata nel mantello, vale a dire nello strato che si trova tra la parte più esterna della crosta ed il nucleo. Così facendo, gli studiosi hanno trovato questa sorta d'acqua primordiale all'interno di campioni di lava prelevati in Canada ed in Islanda: analizzandone la "firma chimica", i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli attuali oceani sarebbero stati formati proprio da questa stessa acqua e non, come proposto da precedenti studi, da un intenso bombardamento di comete ricche di acqua. Insomma, questa nuova ipotesi, (supportata tra l'altro anche da alcuni studi precedenti), suggerisce che la presenza di grandi quantità di acqua possa essere un fenomeno normale, legato alla formazione del Sistema Solare, e che quindi, come già anticipato, possano esistere molti altri pianeti ricchi di oceani, (e perché no anche di forme di vita), al di fuori del sistema planetario di cui fa parte la Terra.


mercoledì 18 novembre 2015

Pandora acquisisce Rdio per 75 milioni di dollari.


A quanto pare un altro servizio di streaming musicale sta per giungere al suo capolinea: dopo l'annuncio di diversi mesi fa riguardante Grooveshark e quello dei giorni scorsi in merito all'imminente chiusura di Beats Music, (cosa che avverrà alla fine di Novembre), questa volta tocca a Rdio, attivo dal 2010 e da poco più di 2 anni accessibile anche in Italia. In pratica, come hanno fatto sapere in questi giorni i responsabili del servizio di streaming attraverso il blog ufficiale, la tecnologia, le proprietà intellettuali, alcune caratteristiche chiave e parte del team al lavoro sulla piattaforma passeranno definitivamente nelle mani di Pandora, (popolare servizio di radio online), come risultato di un'acquisizione dal valore quantificato in 75 milioni di dollari. Al riguardo nel comunicato ufficiale si può leggere: «Vorremmo aggiornare l'intera comunità Rdio per quanto riguarda l'annuncio di oggi, secondo cui, Pandora prevede di acquisire la tecnologia innovativa ed il design acclamato dalla critica di Rdio. Pandora è stato un pioniere della musica in streaming per l'ultimo decennio e condivide la nostra passione per trasmettere il miglior servizio possibile per gli appassionati di musica in tutto il mondo. Siamo molto entusiasti di continuare la nostra tradizione di fornire belle e potenti esperienze di musica ad un pubblico ancora più ampio». In sostanza si tratta di una mossa che si è resa necessaria per i vertici di Rdio, in seguito al proprio ricorso presso la United States Bankruptcy Court del Northern District of California. Tuttavia va precisato che il modello di business non farà parte dell'acquisizione: Pandora continuerà ad operare come ha sempre fatto, mentre Rdio verrà chiuso definitivamente. Ad ogni modo nel suddetto comunicato condiviso sulle pagine del blog ufficiale è stato confermato che, almeno per le prossime settimane, il servizio opererà in modo del tutto normale: a breve gli iscritti a Rdio, (in particolar modo quelli che hanno sottoscritto un abbonamento con formula premium, ossia al prezzo mensile di 9,99 euro), riceveranno maggiori comunicazioni in merito. Difatti il comunicato in questione prosegue spiegando: «Il servizio di Rdio non sarà interrotto oggi. Avremo ulteriori aggiornamenti nelle prossime settimane sul significato di questo processo per i vostri account Rdio, ma per il momento il servizio continua immutato». Comunque sia per il momento non è dato a sapere se, in seguito all'operazione, Pandora tornerà ad offrire il proprio servizio anche in Europa: si tratta di uno dei protagonisti storici del mercato legato allo streaming, (nato nell'ormai lontano 2000), inizialmente disponibile anche in Italia, ma che adesso risulta limitato a Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda. In ogni caso in tal proposito il suddetto comunicato ufficiale fa ben sperare; infatti i responsabili hanno, infine, concluso facendo sapere: «Non potremmo essere più orgogliosi di tutto il team Rdio ed il prodotto che abbiamo costruito. Siamo onorati di aver collegato tanti ascoltatori di tutto il mondo con la musica che amano. Vi ringraziamo per il vostro continuo sostegno nel corso degli anni e non vediamo l'ora di fornire ancora migliori esperienze musicali in futuro, come parte del team di Pandora».


martedì 17 novembre 2015

Twitter starebbe testando gli emoji per gli stati d'animo.


Qualche settimana fa Twitter ha effettuato un piccolo grande cambiamento sostituendo il classico pulsante a forma di stella dei "Preferiti" con uno a forma di cuore per permettere agli utenti di mettere un "Mi piace" ai tweet: scelta che inizialmente non è stata gradita dagli utenti più affezionati, (i quali avevano lanciato un apposito hashtag per riavere le stelline), ma che nonostante ciò, stando ai primi dati diffusi dai vertici della piattaforma, ha incremento del 6% l'utilizzo del pulsante. Ad ogni modo sembra proprio che questa modifica nasconda al suo interno molto altro: un utente, accedendo ad una versione di sviluppo dell'applicazione di Twitter attraverso un dispositivo iOS, (nel quale era stato effettuato il Jailbreak), ha scoperto la possibilità di selezionare multiple emoji, in modo da esprimere vari stati d'animo, semplicemente tenendo premuto il suddetto pulsante a forma di cuore. In pratica si tratta di una funzionalità che, secondo quanto riportato dalle prime indiscrezioni, sarebbe ancora ad uno stadio preliminare, ma che basta per far intuire i piani del Social Network dai 140 caratteri. Infatti l'introduzione di queste nuove emoji rappresenterebbe un giusto compromesso per permettere agli utenti di commentare con maggiore efficacia un post condiviso: l'utilizzo di un "Mi piace" può andar bene per alcuni tipi di tweet ma non certamente per altri magari contenenti frasi tristi. Motivo per il quale la scelta di offrire agli utenti maggiori opzioni per giudicare un tweet sembrerebbe essere corretta. Tuttavia va detto che così facendo Twitter andrebbe ancora una volta a seguire la medesima strada scelta da Facebook, che qualche tempo fa aveva annunciato di essere al lavoro per l'introduzione di "Reactions", vale a dire la stessa identica funzione per permettere ai suoi utenti di esprimere, (oltre al classico "Mi piace"), un preciso stato d'animo derivante dalla lettura di un post. Insomma, tutto ciò rientra nel tentativo di rendere la piattaforma di maggiore interesse ed attirare così nuovi iscritti: come noto da tempo, Twitter non cresce come sperato e la società sta tentando nuove strade, appunto, per guadagnare visibilità ed utenti. Quindi l'idea di offrire emoji multiple per commentare un post molto probabilmente va proprio nella direzione di tentare di offrire, infine, un qualcosa di nuovo ed accattivante ai suoi iscritti.


Di seguito il tweet in cui l'utente svela tale novità:



lunedì 16 novembre 2015

Negli smartphone potrebbe arrivare la "modalità letto" per non disturbare il sonno.


Negli ultimi anni diversi studi hanno scoperto che la luce blu degli schermi di smartphone, tablet, Pc e Tv possono causare insonnia e, considerato che per sempre più persone sembra impossibile evitare di portarsi a letto il proprio dispositivo, qualcuno, sulla falsariga della "modalità aereo", ha ben pensato all'introduzione della "modalità letto". In pratica si tratta della proposta di alcuni ricercatori dell'Evelina London Children's Hospital, che in questi giorni hanno pubblicato uno studio coordinato da Paul Gringras, su Frontiers in Public Health, il quale suggerisce a tutte le case produttrici di smartphone e tablet, appunto, l'introduzione di una modalità intelligente che preveda la riduzione automatica della brillantezza dello schermo quando ci si avvicina all'ora in cui ci si deve addormentare. In sostanza anche questo studio ha analizzato i rischi connessi con la brutta abitudine di portarsi a letto i veri dispositivi, ed in particolare l'effetto prodotto, appunto, dalla luce blu degli schermi sull'orologio biologico: sempre più luminescente e sempre più blu, questo tono di colore contribuisce a tenere le persone sveglie ed influisce sull'equilibrio veglia-sonno. Al riguardo lo stesso Paul Gringras ha spiegato: "Ogni nuovo modello che arriva sul mercato ha una luce blu sempre più brillante. Questo tipo di illuminazione prima di coricarsi può allungare la veglia di un'ora. Ecco che da parte dei produttori occorrerebbe più responsabilità: se l'illuminazione dei dispositivi diventasse più scura, seguendo l'andamento della giornata, potrebbe aiutare il corpo dell'utente a produrre la melatonina, che aiuta a prendere sonno". Mentre il dottor Giuseppe Mele, presidente dell'Osservatorio Nazionale sulla salute dell'infanzia e dell'adolescenza, (noto anche come Paidòss), ha commentato: "Sarebbe bene spegnere smartphone, tablet, Tv e computer almeno un'ora prima di andare a letto, entro le ore 20:00; infatti sappiamo che entrare sotto le coperte dopo le ore 21:00 fa sì che i bimbi impieghino molto più tempo per addormentarsi e si sveglino più spesso di notte. Sì a tende e schermature per la luce esterna e ad una lampada che possa essere regolata così da illuminare la stanza da letto dei bambini in modo soft, per aiutare i piccoli che hanno paura del buio ad addormentarsi in presenza di una luce molto fioca". Ad ogni modo anche per gli adulti la qualità del sonno viene pregiudicata sempre più spesso dall'abitudine di portare a letto smartphone e tablet: lo afferma anche uno studio dell'Università della California di San Francisco, (conosciuta anche con la sigla UCSF), che ha segnalato il pericolo insito in questa scelta poco salutare, la quale rischia di provocare dipendenza e problemi anche seri di salute. In tal proposito il dottor David M. Claman, direttore dello Sleep Disorders Center presso l'UCSF Medical Center, ha ricordato che spesso la necessità di sapere l'ora è soltanto un pretesto per utilizzare lo smartphone e sbirciare magari fra le e-mail o vedere le ultime notizie e da qui il passaggio verso l'insonnia e gli stati ansiosi è breve: non a caso l'insonnia risulta in forte aumento fra le persone che hanno un'età compresa fra i 20 ed i 30 anni. Insomma, come più volte detto, uno dei motivi di ciò andrebbe ricercato nella retroilluminazione tipica di tablet, portatili e smartphone: la luce, tendente al blu, interferisce con il ritmo circadiano attraverso i vari recettori cerebrali e contribuisce a tenere vigile l'attenzione. Inoltre la prolungata esposizione a questa luce provoca una forte riduzione, appunto, della melatonina, un'ormone prodotto dalla ghiandola pineale, (detta anche epifisi), che agisce sull'ipotalamo ed ha la funzione di regolare il ciclo sonno-veglia. Ed è quello che rivelarlo anche un altro studio condotto dal Lighting Research Centre, appartenente al Rensselaer Polytechnic Institute di New York, il quale ha evidenziato come l'uso continuativo per oltre 2 ore di smartphone, computer, tablet e così via, possa provocare un calo del suddetto ormone pari al 22%. Il che significa che l'individuo si ritrova un una condizione che porta a disturbi del riposo, in particolar modo nel caso in cui non si contempli una pausa tra lo spegnimento di tali strumenti e l'ora in cui si decide di andare a dormire. Motivo per il quale gli esperti suggeriscono una "tregua" di almeno mezz'ora, ribadendo comunque l'importanza di un maggior quantitativo di ore di sosta per beneficiare di un buon sonno; in caso contrario si corre il rischio di incappare, infine, nella cosiddetta "vigilanza minacciosa", (secondo la definizione che ne dà il neuroscienziato Orfeu Buxton), vale a dire uno stato di ansia continuo che ci costringe alla veglia.


domenica 15 novembre 2015

Scoperta una nuova grave vulnerabilità in Google Chrome per Android basata su JavaScript v8.


In questi giorni Guang Gong, ricercatore di Quihoo 360, (società cinese specializzata in sicurezza), ha fatto sapere di aver scoperto una nuova vulnerabilità all'interno dei dispositivi Android la quale permette ai malintenzionati di installare una qualsiasi applicazione sullo smartphone senza l'autorizzazione degli utenti. In pratica non si tratta di una catena di bug che permette di ottenere i privilegi di root, ma un singolo errore presente nell'applicazione di Google Chrome che permette di eseguire codice infetto e garantisce il completo controllo del dispositivo Android a chiunque sia in grado di creare una pagina HTML con i giusti accorgimenti: entrando un po' più nel dettaglio, come spiegato dallo stesso Guang Gong in occasione dell'edizione di quest'anno del PacSec, tale vulnerabilità sfrutta un errore presente nel motore JavaScript v8 utilizzato, appunto, da Google Chrome per dispositivi mobili. Insomma, si tratta di un bug che, se non verrà risolto in breve tempo, potrebbe compromettere la sicurezza di milioni di utenti che utilizzano dispositivi mobili dotati del sistema operativo Android. Difatti durante il suddetto evento Guang Gong ha dimostrato alla stampa presente il funzionamento della vulnerabilità in questione, (scoperta dopo 3 mesi di lavoro), senza scendere nei dettagli per evitare di renderla pubblica ed utilizzando un Google Nexus 6 compatibile con Project Fi. In sostanza il ricercatore cinese ha mostrato a tutti come bastasse collegarsi ad una pagina web perché in pochi minuti sul suo Nexus 6 venisse scaricato ed installato un videogioco, senza che all'utente venisse richiesta alcuna autorizzazione né operazione particolare: è molto facile pensare che invece del suddetto videogioco si potrebbe inviare un RAT o un qualsiasi altro tipo di malware, senza destare alcun sospetto e cancellando tutte le tracce. Inoltre, come spiegato dallo stesso Guang Gong, un malintenzionato potrebbe installare un'applicazione sullo smartphone degli utenti semplicemente invitandoli ad aprire un link verso un sito web appositamente infettato il quale farebbe scaricare in automatico l'applicazione. Ad ogni modo i responsabili di Google Chrome hanno fatto sapere che sono già al lavoro per correggere il problema in questione, (ovviamente tramite il rilascio di un aggiornamento che dovrebbe bloccarlo definitivamete), e che premieranno l'esperto informatico con un compenso in denaro, (la quale sicuramente sarà minima, se confrontata con quanto alcune società più o meno lecite avrebbero pagato sul mercato nero per accedere ad una tecnica così potente), per ringraziarlo della preziosa informazione e per non aver reso pubblici i dettagli su come sfruttare questa pericolosa falla. Comunque sia in attesa che la falla venga chiusa sarebbe bene tenere gli occhi ben aperti; anche se potrebbe addirittura essere necessario utilizzare un browser alternativo per qualche tempo.