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martedì 31 maggio 2016

PayPal: Costretto a dire addio alla Turchia.


A quanto pare tra poco meno di una settimana tutti i residenti in Turchia non saranno più in grado di utilizzare PayPal né come sistema di pagamento per gli acquisti online né per il trasferimento di denaro; o almeno questo è quanto ha annunciato in questi giorni la stessa azienda tramite un comunicato comparso sulle pagine del sito ufficiale della divisione locale. In pratica lo stop definitivo è fissato per il prossimo 6 Giugno, da quel momento in poi gli utenti turchi di PayPal saranno in grado di effettuare l'accesso al proprio account e di trasferire su un conto bancario il denaro ancora a disposizione, ma non più di spenderlo né di inviarlo ad altri. In sostanza, secondo quanto hanno spiegato i responsabili del servizio, si tratta di scelta obbligata, conseguenza diretta di una nuova legge approvata dal Bankacılık Düzenleme ve Denetleme Kurumu, (noto anche con la sigla BDDK), vale a dire l'ente nazionale che si occupa di regolamentare tutto ciò che riguarda le transazioni sul mercato finanziario, attualmente presieduto da Mehmet Ali Akben. Difatti al riguardo nel suddetto comunicato si può leggere: «Siamo dispiaciuti di annunciare che PayPal sta per sospendere il proprio business in Turchia. A partire dal 6 Giugno 2016, i nostri clienti in Turchia non saranno più in grado di inviare o ricevere fondi tramite PayPal. I clienti potranno comunque effettuare il login a PayPal per trasferire qualsiasi somma presente ancora sul proprio account ad un conto corrente bancario turco». Inoltre, sempre secondo i vertici della società, la misura arriverà ad interessare decine di migliaia di attività professionali e centinaia di migliaia di utenti. Ad ogni modo a spiegare quali sono le ragioni che hanno spinto a questo stop è la stessa azienda: la Turchia non le ha concesso la licenza necessaria alla gestione dei pagamenti nel territorio nazionale. In tal proposito il suddetto comunicato ha proseguito spiegando: «Offrire supporto ai nostri clienti è molto importante per PayPal. Ciò nonostante, non abbiamo altra scelta che sospendere i processi di pagamento in Turchia, poiché la nostra richiesta per una licenza sui pagamenti nel Paese è stata respinta dall'ente locale per la regolazione della finanza e ci è stato imposto di sospendere le operazioni business in tutto il Paese». In sostanza questa mancata concessione sarebbe legata all'impossibilità da parte di PayPal di soddisfare uno dei requisiti previsti nella normativa: la localizzazione di tutte le infrastrutture tecnologiche dedicate alla gestione della piattaforma ed alle informazioni degli utenti all'interno del Paese. Al riguardo il comunicato si è concluso facendo sapere: «La nostra sospensione del servizio è il risultato delle nuove leggi nazionali supervisionate dal BDDK, che richiedono a PayPal di localizzare per intero i propri sistemi tecnologici delegati alla gestione delle informazioni in Turchia. Rispettiamo il desiderio del Paese di avere infrastrutture tecnologiche all'interno dei propri confini, ma PayPal utilizza una piattaforma di pagamento globale che opera in oltre 200 mercati, non un sistema locale con tecnologia dedicata ad un singolo territorio». Perciò per l'azienda risulterebbe impossibile soddisfare la richiesta, anche se volesse: si tratta di un servizio attivo, appunto, a livello globale e che ha costruito il suo business proprio sulla capacità di superare barriere e confini territoriali, rendendo, infine, lo scambio di denaro ed i pagamenti online semplici ed immediati, indipendentemente dal luogo in cui ci si trova.


lunedì 30 maggio 2016

The Walking Dead: "La 7ª stagione vi farà saltare in aria"; parola di Norman Reedus.


È trascorso più di un mese dal finale della 6ª stagione di The Walking Dead ed i fan ancora analizzano e commentano come lo zombie drama di AMC li ha lasciati: con il fiato sospeso, mentre uno dei personaggi principali, (non è chiaro ancora chi; c'è chi è convinto si tratti di Glenn, chi di Eugene, chi di Daryl, chi di Abraham, chi di Aaron e chi ancora di Michonne), andava incontro ad una fine sanguinosa per mano di Negan e di Lucille, la sua letale mazza spinata. Al riguardo Norman Reedus durante una recente conversazione con Entertainment Weekly, ha parlato della 7ª stagione e del destino di Daryl, il suo personaggio. Difatti, dopo aver spiegato di aver risposto probabilmente un'infinità di volte alla domanda se sarà Daryl a morire, ha precisato: "Non mi piacciono gli spoiler, ad essere onesti, non voglio che mi si dica il finale del film quando mi siedo al cinema. Non mi piacciano, quindi non ne faccio. Mi piace l'entusiasmo attorno al fatto che tutti vogliano sapere, è una bella sensazione avere quell'entusiasmo, quindi cerchiamo di mantenerlo". Ed ha poi spiegando: "Ne stanno ancora parlando. Ho fatto arte per molto tempo e vuoi che le persone ne parlino. Alle volte realizzi qualcosa solo per farne parlare. Il fatto che ci siano ancora discussioni in corso è un enorme complimento al modo in cui quell'episodio è stato eseguito, al lavoro degli attori e degli sceneggiatori. È una cosa buona. Parlare alle volte è positivo. So che abbiamo tutti telefoni ed ora tutto ruota intorno alla gratificazione istantanea. Lo capisco. Mi piace. Se devo essere sincero, amo che sia controverso. Penso sia grandioso che ci siano così tante persone coinvolte e sconvolte nel nostro show". Inoltre, dopo aver spiegato come gli autori, (tra cui Scott M. Gimple), debbano affrontare l'ira dei tanti fan, Norman Reedus ha promesso che la 7ª stagione sarà favolosa, affermando: "Fidatevi! Penso che, con ogni probabilità, il pianeta salterà in aria. Questa è la mia sensazione. Ogni volta che siamo in giro per promuovere la nuova stagione e parliamo di quello che sta per succedere, diciamo tutti «Oh mio Dio, è fantastico! Non vedo l'ora che lo vediate». Mi sorprende continuamente come questa serie cresca e faccia tutto questo. Raggiunge ogni volta un nuovo livello, e questo è il più alto in cui siamo mai stati. Bisogna solo aspettare. Ne varrà la pena, credetemi!". Tuttavia manca ancora un bel po' di tempo, (circa 5 mesi), prima di vedere se questa 7ª stagione sarà all'altezza delle aspettative e soprattutto scoprire finalmente, (anche se un po' a malincuore), chi è stata la vittima di Negan: come ogni anno, la nuova stagione di The Walking Dead farà il suo debutto ad Ottobre.


domenica 29 maggio 2016

Scoperto il meccanismo che attiva la memoria durante il sonno.


Diversi studi precedenti avevano mostrato il legame tra sonno ed il consolidamento della memoria, ma a quanto pare nel cervello è presente un vero e proprio meccanismo che attiva la memoria mentre si dorme e che può essere manipolato per evitare o potenziare la formazione di ricordi a lungo termine: si tratta di un circuito nervoso grazie al quale i ricordi, appunto, si consolidano durante la fase del sonno profondo, (o REM). In pratica questa scoperta, pubblicata sulla rivista Science, si è basata su su osservazioni condotte su alcuni topi dal gruppo di ricercatori coordinato da Masanori Murayama, dell'istituto giapponese RIKEN. Inoltre durante tale ricerca è stato scoperto anche che ad avere un ruolo chiave nel consolidamento dei ricordi sono i neuroni della corteccia cerebrale: i ricercatori giapponesi hanno visto che, mettendo i topi di fronte a nuovi concetti da imparare ed a nuovi stimoli sensoriali, le informazioni apprese fluivano, appunto, attraverso i neuroni della corteccia dalle regioni motorie del cervello a quelle legate al tatto ed agli altri sensi. Per questo motivo sono stati condotti 3 tipi di esperimenti, dopo aver esposto i topi a nuovi stimoli sensoriali nell'esplorazione di una stanza: nel primo gli animali, privati del sonno, subito dopo aver fatto nuove esperienze con il tatto, hanno esplorato meno l'ambiente; nel secondo test invece gli scienziati hanno tenuto inattivi i neuroni della corteccia cerebrale nella fase di sonno profondo, (ovvero quella non REM), rilevando che durante la seconda esplorazione della stanza i topi si comportavano come se non avessero dormito, i loro risultati erano decisamente peggiori e non ricordavano le cose fatte in precedenza; mentre nel terzo ed ultimo esperimento i ricercatori hanno disattivato i neuroni della memoria nel momento in cui i topi erano svegli, senza però rilevare particolari effetti. Ad ogni modo i ricercatori del RIKEN hanno anche scoperto che, quando le aree motorie e di senso vengono stimolate contemporaneamente, i ricordi si mantengono più a lungo. Al riguardo lo stesso Masanori Murayama ha, infine, spiegato: "I nostri risultati sono utili per trattare i pazienti con problemi di sonno, che spesso hanno peggiori funzioni mnemoniche, ed aprono la strada a nuove possibili terapie che passano attraverso la riattivazione di questi neuroni".


sabato 28 maggio 2016

Dimostrato che la fame rende impulsivi, irrazionali e rabbiosi.


A quanto pare le decisioni, (sopratutto quelle più importanti), andrebbero prese a stomaco pieno, non solo e non tanto perché si è più lucidi, sereni e meno distratti, ma anche per una questione puramente chimica. O almeno questo è quanto ha dimostrato di recente uno studio svedese condotto su alcuni topi da laboratorio, che, anche se di certo risultano essere meno emotivi degli esseri umani, sono "schiavi" allo stesso modo di un famigerato ormone che inquina la razionalità ed il controllo sulle proprie azioni. Tra l'altro si è scoperto che questo vale non solo in fatto di cibo o in situazioni normali: disturbi ossessivo-compulsivi, dipendenza dalle droghe, iperattività e disturbi alimentari potrebbero d'ora in poi trovare una soluzione proprio agendo sul cosiddetto "ormone della fame", (noto anche con il nome scientifico grelina). In pratica si tratta di un ormone prodotto dallo stomaco in prossimità dei pasti e sostanzialmente più cresce l'appetito più diminuisce la capacità di controllare gli impulsi. Al riguardo Karolina Skibicka, alla guida del team dell'Università di Gothenburg, ha fatto notare come la grelina influenzi presumibilmente non solo le scelte di natura alimentare e come la portata della ricerca sia ben più ampia di quanto appaia. Difatti nello studio svedese, pubblicato su Neuropsychopharmacology, i ricercatori hanno insegnato alle cavie il comportamento corretto per ricevere un pasto di loro gradimento ed hanno rilevato gli effetti di un aumento della grelina, sia attraverso la sua somministrazione che attraverso una crescita naturale nei livelli ematici, (ottenuta in seguito ad un digiuno). Così facendo si è arrivati ad una conclusione abbastanza chiara: i topi carichi di grelina hanno dimostrato di non riuscire ad inibire i propri impulsi, anche quando non corrispondevano al comportamento richiesto per ottenere il cibo. Inoltre i topi affamati hanno evidenziato un'incapacità di perseguire un comportamento per loro vantaggioso e razionale in corrispondenza di un eccesso dell'ormone in questione. Ad ogni modo si tratta di risultati importanti in quanto l'intuizione dei ricercatori svedesi potrebbe portare a bersagliare proprio i recettori cerebrali della grelina in quei disturbi psichiatrici legati alla mancanza di controllo. Comunque sia per il momento sarebbe sufficiente tenere presente che, come già anticipato, nell'imminenza di decisioni importanti converrebbe non essere affamati per non farsi, infine, sviare dalla grelina, che in questi casi non è affatto un buona consigliera.


venerdì 27 maggio 2016

Facebook e Microsoft annunciano "MAREA", un cavo internet sottomarino che attraverserà l'Atlantico.


A quanto pare Facebook e Microsoft puntano a rendere più veloci ed affidabili i collegamenti tra l'Europa e l'America e per far ciò in questi giorni hanno annunciato una partnership per la realizzazione di "MAREA", ovvero un cavo sottomarino per la trasmissione di dati ad elevata capacità che attraverserà tutto l'Oceano Atlantico a partire da un hub di Virginia Beach sino a Bilbao, in Spagna. In pratica, secondo quanto spiegato nel comunicato ufficiale, il cavo in questione sarà in grado di garantire un'ampiezza di banda pari a 160 terabit al secondo e si estenderà per più di 6,600 chilometri sul fondo, appunto, dell'Oceano Atlantico, diventando così il primo cavo a connettere gli USA al Sud Europa. Inoltre, per la realizzazione dell'ambizioso progetto e per espandere in futuro gli hub di rete dall'Europa all'Africa, al Medio Oriente ed all'Asia, le due società hanno scelto Telxius, un'azienda creata lo scorso Febbraio da Telefónica e specializzata nella realizzazione di infrastrutture di rete: se tutto andrà come pianificato, i lavori dovrebbero iniziare ad Agosto 2016 per poi terminare entro Ottobre 2017. Ad ogni modo il progetto "MAREA" rappresenta un nuovo importante passo in avanti nella costruzione delle infrastrutture di prossima generazione dedicate ad ottimizzare le prestazioni e l'accessibilità di Internet. Al riguardo Frank Rey, direttore di Microsoft Cloud, ha spiegato: "Al fine di servire meglio i nostri clienti e fornire connettività affidabile ed a bassa latenza, stiamo continuando ad investire in modi nuovi e innovativi per aggiornare continuamente sia Microsoft Cloud che l'infrastruttura globale di Internet. Quest'anno segnerà un nuovo passo in avanti nella costruzione di infrastrutture di nuova generazione di Internet". In sostanza l'obiettivo finale sarebbe quello che di permettere a Facebook ed a Microsoft di poter gestire con maggiore facilità l'enorme traffico che generano i loro server: non a caso i vari servizi si stanno spostando sempre più sul cloud e questo significa che per il futuro la richiesta di dati sarà sempre maggiore e che serviranno infrastrutture di nuova generazione che possano garantire una maggiore ampiezza di banda per garantire a sua volta collegamenti veloci e rapidi in tutto il mondo. Tuttavia investire in cavo sottomarini non è una nuova tendenza, ma anzi è un'usanza consolidata soprattutto negli ultimi anni; difatti anche se "MAREA" coinvolge solo Facebook e Microsoft, in passato anche Google ha, infine, investito in due cavi sottomarini che si estendono dagli Stati Uniti al Giappone, al Sud America e ad alcune parti dell'Asia.

Di seguito un'immagine del progetto "MAREA":
https://msdnshared.blob.core.windows.net/media/2016/05/MAREA-Cable.jpg



giovedì 26 maggio 2016

Scoperto del ferro meteorico nel pugnale di Tutankhamon.


A quanto pare nella lama di uno dei pugnali appartenuti a Tutankhamon sarebbe presente un elemento extraterrestre: un meteorite; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente un team di ricercatori internazionali, appartenenti al Politecnico di Milano, all'Università di Pisa, al CNR, al Politecnico di Torino, al Museo Egizio del Cairo ed all'Università di Fayoum, (oltre che alla ditta XGLab), il quale ha documentato l'origine meteoritica del ferro della lama del pugnale appartenuto, appunto, all'antico sovrano egizio, (noto come il "faraone bambino" e che tra piramidi misteriose e ricostruzioni fisiche non smette mai di fornire elementi curiosi agli appassionati), appartenuto XVIII dinastia egizia, vissuto nel XIV secolo avanti Cristo e morto che non aveva nemmeno 20 anni, lasciando in eredità ai posteri un corredo funerario dalla bellezza e dalla ricchezza sbalorditiva. In pratica si tratta di una scoperta che è andata a risolvere una questione lungamente dibattuta tra gli studiosi fin dalla scoperta del pugnale in questione, che fu trovato assieme alla mummia di Tutankhamon nel 1925 dall'archeologo britannico Howard Carter: in molti pensavano che quella raffinata arma  avesse qualcosa di "alieno", ma la conferma è arrivata soltanto attraverso indagini appropriate. In sostanza, come riportato nell'articolo pubblicato sulla rivista Meteoritics & Planetary Science, l'analisi chimica non invasiva, eseguita tramite la tecnica della fluorescenza di raggi-X, ha rivelato che la lama di ferro del pugnale esposto al Museo Egizio del Cairo contiene nichel, (al 10%), e cobalto, (allo 0,6%), in concentrazioni osservate tipicamente nei meteoriti ferrosi. Tra l'altro lo studio in questione ha confermato come gli antichi egizi avevano una particolare passione per il ferro di origine meteoritica: verosimilmente attribuivano un grande valore ad esso, tanto da arrivare ad usarlo per la produzione di oggetti preziosi ed addirittura della lama per un pregiato pugnale di elevata qualità manifatturiera di proprietà del "faraone bambino". Mentre l'elevata qualità della manifattura della lama del pugnale testimoniato l'alto livello raggiunto nella lavorazione del ferro già all'epoca di Tutankhamon. Ad ogni modo alla suddetta ricerca, (che è stata finanziata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano e dal Ministero della Ricerca Scientifica egiziano), hanno partecipato anche i professori Massimo D'Orazio e Luigi Folco del Dipartimento di Scienze della Terra dell'ateneo pisano, i quali coordinano anche un gruppo di ricerca, appunto, per lo studio dei meteoriti che vengono catturate dal campo gravitazionale.


MANOWAR: Annunciato il loro tour d'addio.


Dopo quasi 40 anni di carriera, (per la precisione 36), 13 album in studio ed circa 25 tour principali, a quanto pare i Manowar hanno deciso di dire addio alle scene, ovviamente, tramite un apposito tour d'addio. Certo, anche se c'era un po' d'aspettarselo, si tratta di una notizia abbastanza clamorosa, soprattutto per i fan più affezionati alla band newyorkese. Ad ogni modo ad annunciare il suddetto tour d'addio sono stati gli stessi membri dei Manowar tramite un comunicato pubblicato sulla loro pagina Facebook ufficiale, nel quale si può leggere: «Messaggio a tutti i Manowarriors. Il Gods And Kings Tour è stato un momento rivoluzionario nella nostra carriera. Il palco, il sound, i video e voi, i nostri fan, sono stati magnifici! Dopo un tour del genere, ci è parso da subito ovvio che la volta successiva avremmo dovuto fare qualcosa ancora più grandioso di tutto quello che abbiamo fatto in passato. Qualcosa che i fan dei Manowar hanno sempre sognato. Questa per noi sarà l'ultima occasione di ringraziarvi e dirvi addio. La battaglia finale inizierà in Germania e ci condurrà in tutto il mondo per dire addio a tutti voi. If you know Metal, you know Manowar. If you know Manowar, you know Metal!». Ed il comunicato si è concluso spiegando: «Tutti quelli che parteciperanno al nostro tour lo avrà scolpito nella memoria dopo aver visto i Manowar dedicare il proprio sangue, la propria anima, i loro cuori ed ogni momento della loro vita all'heavy metal. Chiediamo a tutti i Manowarriors di prepararsi ed unirsi a noi per "The Final Battle"». Naturalmente per il momento non si conoscono ulteriori dettagli in merito a questo tour d'addio, né quali Paesi riguarderà e quando: molto probabilmente il tutto verrà, infine, chiarito nel corso delle prossime settimane/mesi.


Di seguito il suddetto comunicato:


*(Aggiornamento del 27/05/2016): In queste ore i Manowar hanno rilasciato un comunicato stampa ufficiale nel quale sono stati svelati alcuni dettagli, tra cui le prime date, (con tanto di pre-vendita di biglietti), ed il nome di questo tour d'addio, (con tanto di poster). In pratica si chiamerà "The Final Battle World Tour" e partirà il 24 Novembre 2017 presso lo Zenith a Monaco di Baviera. Inoltre i primi biglietti saranno in pre-vendita a partire da oggi alle ore 03:00 CET esclusivamente sul sito www.lb-events.de: nella pre-vendita saranno inclusi alcuni biglietti souvenir, (è previsto un numero limitato, quindi vale il detto "chi prima arriva meglio alloggia"), ed in futuro è prevista anche la vendita di alcuni "Ultimate Fan Package Upgrades" che saranno validi solo in combinazione con i biglietti per l'ingresso generale e che garantiranno un'esperienza più "profonda" dal vivo. Ad ogni modo le altre date dovrebbero essere annunciate presto quindi è consigliato seguire gli aggiornamenti che saranno rilasciati nelle prossime settimane sul sito ufficiale della band e/o sulla loro pagina Facebook.

Di seguito il suddetto comunicato stampa, (con tanto di poster):



mercoledì 25 maggio 2016

AC/DC: Brian Johnson racconta i dettagli della perdita di udito.


In questi giorni Brian Johnson, nel corso di un'intervista rilasciata alla radio americana SiriusXM, ha approfondito i dettagli della sua perdita di udito, (che lo ha costretto ad allontanarsi dagli AC/DC), ricostruendo l'intera evoluzione del suo problema e spiegando le cause che lo avrebbero portato a dover rinunciare, (non si sa ancora per quanto), all'attività live. In pratica secondo quanto raccontato dal cantante, tutto sarebbe iniziato circa 8 anni fa, durante una corsa automobilistica al Watkins Glen International nello stato di New York. Difatti al riguardo Brian Johnson ha spiegato: "Per la prima volta in assoluto, mi sono dimenticato di mettermi i tappi per le orecchie. Dopo circa 35 minuti ho sentito un piccolo "scoppio" all'orecchio sinistro. Dopo questo episodio ho sofferto di acufene per circa 6 o 7 mesi, ma è passato e sono stato di nuovo bene. Siamo stati in tour ed andava bene". Tuttavia, sempre secondo quanto ha dichiarato, ha presto ricominciato ad accusare dei problemi dopo uno show con gli AC/DC, in Canada: all'epoca il cantante si stava sottoponendo ad una terapia che prevedeva delle iniezioni di particolari fluidi al timpano; circostanza che ha portato il suo medico a formulare una determinata ipotesi per spiegare il rapido deteriorarsi del suo udito. In tal proposito il frontman ha, infine, concluso spiegando: "Stavamo suonando in questo grande stadio fuori Winnipeg. Diluviava, faceva freddissimo e mi sono preso la febbre. Subito dopo lo show dovevamo prendere un volo per Vancouver. Sfortunatamente i fluidi si sono insinuati nelle mie cavità auricolari e tutto attorno all'orecchio, ma dovevamo proseguire. Abbiamo suonato a Vancouver, poi a San Francisco ed a Los Angeles; poi siamo tornati a casa per un break di 2 o 3 settimane e poi abbiamo girato l'Australia, ma il mio orecchio era ancora tappato. Il dottor Chang ha scoperto che i fluidi si erano cristallizzati e che stavano sostanzialmente erodendo il mio orecchio. Mi hanno messo un tubo in un braccio e mi hanno iniettato liquidi e steroidi per cercare di sistemare il problema, ma il medico mi guardava negli occhi con quello sguardo tremendo che hanno i dottori quando sta succedendo qualcosa di brutto. Mi ha detto soltanto: «Ho paura che tu non recupererai l'udito»".


martedì 24 maggio 2016

AbsorbPlate, il piatto che assorbe grassi e calorie in eccesso.


Si chiama AbsorbPlate, arriva dalla Thailandia e si tratta dell'ultima trovata per mangiare meglio: un particolare piatto ideato e realizzato dall'azienda BBDO Bangkok in collaborazione con la Thai Health Promotion Foundation e che, come si può intendere dallo stesso nome, è in grado di assorbire grassi e calorie in eccesso dalle pietanze. In pratica l'idea è nata in seguito alla constatazione che in Thailandia è notevolmente aumentata l'obesità tra la popolazione a causa dell'eccessiva quantità di olio presente nella cucina thailandese; ma non è tutto, in quanto il piatto in questione mira a diventare un accessorio essenziale per qualsiasi dieta si voglia intraprendere. In sostanza, entrando un po' più nel dettaglio, l'AbsorbPlate è un comunissimo piatto che però presenta sul fondo una moltitudine di piccoli fori, (ossia circa 500), i quali filtrano l'olio presente nelle pietanze. In questo modo si riduce, appunto, la quantità di grassi e di calorie, senza variare il gusto del piatto: è stato calcolato che si perdono all'incirca 7 millilitri di grassi e 30 calorie per ogni portata. Ad ogni modo il progetto prevede una tipologia di piatti è differente: ognuno di essi presenta un disegno alquanto simile a quelli che si trovano sulla carta assorbente da cucina, quasi come fosse un ricamo. Tuttavia anche se per il momento AbsorbPlate non è in vendita, stato distribuito in alcuni ristoranti della Thailandia per testarne le capacità e raccogliere i risultati del suo utilizzo. Naturalmente occorre precisare che l'utilizzo di questo piatto non può fare miracoli e sicuramente non farà superare di punto in bianco la prova costume: lo scopo dell'AbsorbPlate è quello di ridurre i grassi presenti in quantità eccessiva in molti piatti della cucina thailandese e "colpevoli" di aumentare il colesterolo e l'insorgere di alcune patologie. Insomma, nonostante tutto vale sempre la regola di una corretta alimentazione e di una costante attività fisica per avere un organismo sano e che funzioni bene. Inoltre un'abitudine importante da prendere in considerazione sarebbe quella di utilizzare un piatto piccolo per mangiare in modo da avere la percezione di mangiare una porzione molto grande di cibo: si calcola che chi ha testato questa tecnica ha ridotto del 22% la quantità di calorie ingerite nell'arco di una giornata. Non a caso gli ideatori di AbsorbPlate hanno, infine, spiegato: "Si tratta di un rimedio parziale. Per perdere peso occorre in ogni caso prestare molta attenzione ai cibi che vengono ingeriti, senza creare squilibri nutrizionali".

Di seguito alcune immagini:
http://www.marketingoops.com/wp-content/uploads/2016/05/xAbsorbPlate-hili.jpg.pagespeed.ic.Dc1Q0NbGGQ.jpg
http://www.adweek.com/files/blogs/thai-absorbplate-hed-2016.png
http://i.huffpost.com/gen/4349502/thumbs/o-ABSORBPLATE-570.jpg?7
https://bitesofbangkok.files.wordpress.com/2016/05/screen-shot-2559-05-10-at-9-26-17-pm.png?w=700
...ed il video di presentazione:



lunedì 23 maggio 2016

Pilot, i primi auricolari in grado di tradurre tutte le lingue.


Sembrano essere uscite da un qualche film di 007, ma in realtà sono il frutto di un'idea di Waverly Labs e saranno proposti al pubblico attraverso una campagna di crowdfunding su Indiegogo che partirà dal prossimo 25 Maggio. Si tratta di Pilot, ovvero le prime cuffiette intelligenti, (anche se tale definizione potrebbe essere riduttiva), in grado di tradurre in tempo reale e far comprendere a chi le indossa tutte le lingue del mondo, (o quasi). In pratica per il momento di dettagli tecnici non c'è traccia: si sa solo che i due auricolari vanno indossati in coppia, (ciò significa, in poche parole: uno per chi parla ed uno per chi ascolta), e vanno collegati via Bluetooth ad uno smartphone. Inoltre, una volta messe in funzione, queste cuffie sono in grado di intercettare le parole pronunciate da ciascuno dei due interlocutori nella rispettiva lingua ed inviarle allo smartphone di cui sopra. A questo punto, grazie all'apposita applicazione, il tutto verrà, appunto, tradotto nella lingua dell'ascoltatore e sarà inviato al relativo auricolare. Per di più, secondo quanto riportato dalle varie indiscrezioni, le cuffiette del progetto Pilot dovrebbero costare, una volta rilasciate al pubblico, tra i 250 ed i 300 dollari; mentre molto meno, (circa la metà), per chi le acquisterà in pre-ordine e ad un prezzo ancora più conveniente per i primi 100 finanziatori del progetto. Naturalmente Pilot non è il primo esempio di traduttore di dialoghi in tempo reale: a Dicembre 2014 Microsoft presentò al pubblico Skype Translator, una tecnologia in grado di far parlare tra loro due persone di lingua diversa attraverso il popolare sistema di comunicazione. Quest'ultima si basa su complessi algoritmi di riconoscimento vocale e sull'utilizzo di reti neurali e per il momento supporta Inglese, Francese, Tedesco, Cinese Mandarino, Italiano, Spagnolo, Portoghese ed Arabo: lingue più che sufficienti per girare il mondo, se non fosse che Skype Translator è di scarsissimo aiuto in caso di conversazioni dal vivo. Ragione per cui Google con la sua applicazione Google Translate ha reso possibile a due persone di lingue diverse di comunicare tra loro quasi in tempo reale traducendo le frasi pronunciate e ripetendole nell'altra lingua. Comunque sia le cuffie Pilot sembrano essere un punto di svolta per questo tipo di tecnologia; anche se bisogna attendere ancora qualche giorno per conoscere i vari dettagli tecnici e per sapere se in futuro saranno il gadget che non si potrà fare a meno di avere per le proprie vacanze all'estero.

Di seguito alcune immagini:
http://futurism.com/wp-content/uploads/2016/05/ear-600x315.png
https://d.ibtimes.co.uk/en/full/1516891/pilot-ear-translator.jpg http://static.boredpanda.com/blog/wp-content/uploads/2016/05/real-time-translator-ear-waverly-labs-6.jpg
...ed il video di presentazione:




domenica 22 maggio 2016

MEGADETH: L'ex-batterista Nick Menza muore all'età di 51 anni.


A quanto pare questo 2016 continua purtroppo a portare gravi lutti nel mondo della musica ed in particolar modo del rock e dell'heavy metal. Difatti, come riportato nelle prime ore di questa mattina e come confermato più tardi, Nick Menza, (storico batterista noto soprattutto per aver fatto parte dei Megadeth dal 1989, prima come tecnico e successivamente come membro ufficiale a seguito all'abbandono Chuck Behler, al 1997-1998, quando fu costretto ad allontanarsi dalla band a causa di un tumore al ginocchio da cui fortunatamente guarì, ma fu allontanato definitivamente in quanto Dave Mustaine non gli credette accusandolo di aver mentito; senza contare la breve permanenza nel 2004 in occasione della riformazione della band), è morto all'età di 51 anni. In pratica, secondo la versione ufficiale, Nick Manza si stava esibendo al The Baked Potato per un concerto con gli OHM, la sua attuale band formata nel 2002, quando è stato colpito da un malore, si è accasciato sul palco, (secondo quanto scritto da chi ha probabilmente assistito alla scena, ciò sarebbe accaduto prima della terza canzone, mentre era impegnato a suonare), ed è morto sull'ambulanza che lo stava trasportando in ospedale: si è scoperto che la causa della morte è stata un'improvvisa insufficienza cardiaca. In sostanza a darne notizia è stato lo stesso The Baked Potato che per primo sulla propria pagina Facebook ha postato semplicemente: «RIP Nick Menza». Successivamente anche lo stesso Dave Mustaine su Twitter ha scritto: «DITEMI CHE NON  È VERO! Mi sono svegliato alle 4 di mattina ed ho sentito che Nick Menza è morto il 21/5 mentre suonava la batteria con gli OHM al The Baked Potato. ». Naturalmente nelle ore successive i Social Network si sono riempiti, (e continuano ad essere riempiti tuttora), da moltissimi messaggi di cordoglio sia da parte dei fan, (molti dei quali ancora increduli dell'accaduto), che dai colleghi. Tra i tanti c' stato, ad esempio, Marty Friedman, ex-chitarrista dei Megadeth, che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «Tutti sappiamo che grande ed unico batterista fosse Nick Menza. Ma era anche un amico fidato, un compagno di band divertentissimo, ed anche un padre affettuoso. Sono triste oltre ogni definizione. Non me l'aspettavo proprio. Riposa in pace fratello mio». Mentre nelle ultime ore sempre nella pagina ufficiale del suddetto locale il responsabile, Justin Randi, ha, infine, scritto: «Il The Baked Potato ha subito una perdita terribile la scorsa notte. Nick non era soltanto parte della famiglia del The Baked Potato, ma anche parte della famiglia Randi... questa perdita si farà sentire fino al midollo. Per favore mandate i vostri pensieri, supporto e preghiere alla famiglia Menza. Grazie & Dio vi benedica».


Di seguito il suddetto tweet di Dave Mustaine:



sabato 21 maggio 2016

DCHS2, RUNX2, GLI3 e PAX1, i geni "architetti" del naso.


Si sa, il naso può avere molteplici forme diverse, (aquilino, all'insù, greco, a patata ecc...), ed a quanto pare i responsabili di ciò sarebbero 4 particolari geni, noti con i nomi DCHS2, RUNX2, GLI3 e PAX1; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori dell'University College London, (nota anche con la sigla UCL), guidati da Andrés Ruiz-Linares. In pratica si tratta di una scoperta, pubblicata su Nature Communications, che non solo rappresenta una curiosità perché da un lato aiuta a capire come la faccia umana è stata modellata nel tempo, mentre dall'altro può aiutare la polizia scientifica a ricostruire un volto, a partire dall'analisi del DNA. Ad ogni modo per arrivarci i ricercatori inglesi hanno analizzato il genoma di circa 6.000 persone provenienti dall'America Latina, (in particolare dal Brasile, dalla Colombia, dal Cile, dal Messico e dal Perù), con antenati europei, (nel 50% dei casi), nativi americani, (nel 45%), ed Africani, (nel 5%), ed hanno identificato i suddetti 4 geni che svolgono, appunto, un ruolo nel controllo dell'ampiezza e della forma dell'organo olfattivo ed uno, (conosciuto con il nome EDAR), che è coinvolto nella forma del mento. In sostanza i ricercatori hanno scoperto che i geni GLI3, DCHS2 e PAX1 sono responsabili del controllo della crescita della cartilagine, mentre RUNX2 è coinvolto nello sviluppo delle ossa. Entrando un po' più nel dettaglio, è stato rilevato che GLI3 e PAX1 decidono anche l'ampiezza delle narici, DCHS2 controlla anche la forma della punta e RUNX2 è responsabile anche della larghezza del ponte nasale, (ovvero la regione ossea posta in cima al naso). Tra l'altro, sempre secondo i ricercatori dell'UCL, i geni GLI3, DCHS2 e RUNX2 sarebbero i più recenti: si sono evoluti nell'uomo moderno e non erano presenti negli uomini arcaici come i Neanderthal ed i Denisoviani. Al riguardo Kaustubh Adhikari, uno dei principali autori della ricerca in questione, ha spiegato: "Scoprire il ruolo svolto da ogni gene ci aiuta a ricostruire il percorso evolutivo dell'uomo, dai Neanderthal agli esseri umani moderni. Inoltre ci aiuta a comprendere come i geni influenzano il nostro aspetto e questo è importante nelle applicazioni forensi". In ogni caso non solo naso e mento, ma anche tutte le altre caratteristiche del volto sono "disegnate" dai geni e questi sono dovuti in parte anche al modo in cui l'ambiente ha influenzato l'evoluzione del genoma umano. Difatti, considerando che il naso risulta essere importante per regolare la temperatura e l'umidità dell'aria che si respira, in passato è stato già ipotizzato che le varie forme del naso risultano essere diverse anche in base ai climi più caldi e più freddi: si pensa, ad esempio, che il naso più stretto degli europei sia dovuto all'adattamento ad un clima freddo ed asciutto. Comunque sia in tal proposito Andrés Ruiz-Linares ha, infine, concluso dichiarando: "Identificare i geni coinvolti nella forma del naso fornisce nuovi strumenti per esaminare come, nel complesso, l'evoluzione ha modellato la faccia. Inoltre ci può aiutare a capire che cosa non funziona nelle malattie genetiche che causano anomalie facciali".

Di seguito un'immagine che riassume il tutto:
http://sciencebulletin.org/wp-content/uploads/2016/05/Genes-for-nose-shape-found.jpg



venerdì 20 maggio 2016

Dimostrato che anche i padri influenzano la salute dei figli.


A quanto pare anche i futuri papà dovrebbero attenersi ad uno stile di vita salutare per facilitare il futuro dei propri figli; o almeno questo è quanto ha suggerito una recente revisione del Georgetown University Medical Center e pubblicata sull'American Journal of Stem Cells, la quale ha dimostrato come a determinare lo stato di salute dei bambini siano anche l'età degli uomini al momento del concepimento ed il loro stile di vita, (oltre a quello delle mamme). Al riguardo Joanna Kitlinska, una delle autrici della ricerca, ha spiegato: "Sappiamo già che l'ambiente nutrizionale, ormonale e psicologico fornito dalla madre altera permanentemente la struttura degli organi, la risposta cellulare e l'espressione dei geni nella prole, ma il nostro studio indica che la stessa cosa è vera anche per i padri. Il cui stile di vita e quanti anni hanno può riflettersi nelle molecole che controllano la funzione dei geni. In questo modo un padre può influenzare la prole non solo nell'immediato, ma anche nelle generazioni future". In pratica, secondo i numeri raccolti durante lo studio in questione, dopo i 25 anni il rischio di avere figli schizofrenici, ad esempio, aumenta in maniera significativa ogni 5 anni, con valori molto alti a partire dai 45 anni. Invece dopo i 40 anni il rischio di avere figli con un disturbo dello spettro autistico è pari a 5,7 volte di quello esistente se si fa un figlio prima dei 30 anni. Tra l'altro l'età avanzata del papà è correlata anche ad una maggiore incidenza di difetti congeniti come, ad esempio, anomalie cardiache, difetti dell'apparato muscolo-scheletrico, della trachea e/o dell'esofago. Tuttavia l'influenza esercitata dall'età non è solo di natura genetica: lo scarto in termini di anni produce effetti distorsivi anche a livello di relazione psicologica. Difatti in tal proposito Simonetta Gentile, psicoterapeuta dell'età evolutiva e responsabile dell'unità di psicologia clinica all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha commentato tale scoperta, dichiarando: "L'età dei genitori, e in questo caso del padre, è un fondamentale nel processo di sviluppo psichico dei figli. Un padre in là con gli anni è più consapevole e da' maggiore importanza alla trasmissione di sapienza, di valori, di conoscenze. D'altro canto però tende a sacralizzare i figli, e questo lo rende più vulnerabile, meno capace di tollerare la frustrazione, la sofferenza psichica dei bambini e degli adolescenti, che invece ha la sua importanza nel processo di crescita maturazione. Ma oltre ad una maggiore difficoltà a porre limiti il padre anziano è anche più semplicemente meno in grado di condividere con i figli le attività fisiche e sportive. Infine c'è anche un problema di linguaggio: i ragazzi d'oggi sono "digitalizzati". Il loro mondo è digitale e più i genitori sono grandi più arrancano nel nuovo contesto tecnologico che non è il loro ma che è quello nel quale sono immersi i loro ragazzi". Ad ogni modo al di là degli anni c'è da considerare, ad esempio, anche l'esposizione a sostanze tossiche; difatti al riguardo la stessa Joanna Kitlinska ha proseguito affermando: "Fino al 75% dei bambini con sindrome feto-alcolica ha padri biologici alcolisti. Il che suggerisce che il consumo di alcool dei padri prima del concepimento può influire negativamente sulla prole". Come se non bastasse, c'è un nesso anche tra alimentazione ed obesità dei padri e la salute dei bambini: i figli ed i nipoti di uomini che hanno seguito una dieta sana mostrano un rischio cardiovascolare ridotto; mentre chi affronta la paternità da obeso causa nei propri figli un aumento del rischio di difetti metabolici, diabete ed obesità, oltre che di insorgenza di tumori cerebrali. In tal proposito Joanna Kitlinska ha, infine, concluso spiegando: "Questo nuovo campo dell'epigenetica paterna ereditata deve essere organizzato in raccomandazioni clinicamente applicabili ed in cambiamenti di stile di vita".


giovedì 19 maggio 2016

PornHub presenta BangFit, il "Wii Fit del sesso".


Dopo "Wankband", il braccialetto per ricaricare i dispositivi grazie al "potere della masturbazione", presentato più di un anno fa, PornHub in questi giorni è tornata a far parlare di sé nel mondo della tecnologia tramite l'annuncio di un altro colpo di genio: BangFit, un programma di "fitness giocoso" per restare in forma divertendosi con il proprio partner. In altre parole si tratta di una sorta di "Wii Fit", ma applicato al sesso": un'esilarante fusione tra porno, tecnologia, fitness e videogame che chiunque può utilizzare sui propri Pc e tablet. In sostanza il funzionamento è abbastanza semplice, basta visitare il sito Bang.fit, cliccare sul tasto Play e scegliere il numero di "giocatori", (è possibile giocare in "solitaria" oppure per il momento fino ad un massimo di 3 persone). Mentre il passo successivo prevede la sincronizzazione con lo smartphone visitando il sito Bangfit.mobi ed immettendo il codice mostrato sul Pc, (o tablet): ciò servirà per osservare le movenze sexy degli avatar virtuali e replicarle dal vivo. Tra l'altro prima di cominciare sarà necessario agganciare lo smartphone ad una fascia da fitness, (PornHub prevede per il futuro il lancio di un'apposita cintura, al momento non in vendita), e fissarla nella zona pelvica; certo in alternativa si potrebbe mettere lo smartphone in tasca, ma si potrebbero presentare seri problemi logistici, soprattutto considerando che l'ipotesi prevede l'essere nudi. Ad ogni modo tramite i sensori dello smartphone, BangFit registrerà i movimenti dei "giocatori": dai numeri delle ripetizioni  alle calorie bruciate, per poi dare un punteggio finale alla prestazione. Inoltre è possibile scegliere noiose posizioni basiche oppure decidere di cimentarsi in pose decisamente più acrobatiche: ovviamente più i movimenti saranno sincronizzati con quelli dei "giocatori" e più il punteggio sarà alto. Come se non bastasse, è possibile scegliere di mostrare al mondo i propri risultati grazie a "trofei" che possono essere condivisi sui Social Network, (naturalmente a proprio rischio e pericolo). Comunque sia, considerando che si tratta solo di una versione beta, non è da escludere che PronHub decida in futuro di sviluppare, infine, una versione di BangFit per la realtà virtuale.

Di seguito il divertente video di presentazione, (con tanto di avatar con fascette antisudore e "pornobaffo" anni '70):




UNICUSANO presenta l'infografica "Sharing Economy: Gli incredibili numeri della nuova tendenza in Italia".


In un'epoca di crisi economica come quella attuale ci si può trovare a dover modificare le proprie abitudini di consumo, riscoprendo uno di quei valori da qualche tempo andati persi: la condivisione. Per questo motivo la Facoltà di Economia dell'Università degli Studi "Niccolò Cusano", (nota anche con il nome UNICUSANO), in occasione del Convegno "Sharing Economy e lo sviluppo sostenibile: impresa, condivisione, profitto", (che si è svolto quest'oggi, 19 Maggio, dalle ore 15:00 alle ore 16:30 presso l'Aula Magna dello stesso ateneo e la cui locandina è scaricabile qui), ha deciso di sviluppare l'infografica "Sharing Economy: Gli incredibili numeri della nuova tendenza in Italia", la quale mostra i dati sulla diffusione del modello economico in Italia. In pratica quest'infografica innanzitutto spiega il significato di sharing economy, ovvero l'economia basata, appunto, sulla condivisione di risorse umane e materiali che include la produzione, la distribuzione, il commercio ed il consumo di beni e servizi condivisi da parte di persone ed organizzazioni diverse. Successivamente l'infografica prosegue una fotografia dei servizi più popolari in Italia: si va dall'home sharing che prevede la condivisione temporanea di un alloggio, (servizio già scelto dal 10% degli Italiani), al car pooling che prevede la condivisione di costi di viaggio tra persone, (il 9% della popolazione dichiara di averne fatto uso), fino ad arrivare ai più noti bike e car sharing, (servizi prediletti dal 9% degli intervistati). Inoltre dai dati raccolti è emerso che gli Italiani che amano questa forma di economia sono lo più di persone con meno di 44 anni, (nel 74% dei casi), il 56% dei quali sono uomini ed il 44% donne; mentre il 21% proviene dal Nord-Est, il 32% dal Nord-Ovest, il 22% dal Centro ed il 25% dal Sud e dalle isole. Per di più tra i Paesi che prediligono la sharing economy, l'Italia è risultata essere al terzo posto, (dietro Turchia e Spagna); difatti nel nostro Paese, dal 2014 al 2015 le piattaforme che offrono servizi di questo tipo sono cresciute del 34,7% ed il trend continua ad essere positivo. Al riguardo il professor Mario Risso, speaker del suddetto convegno nonché Preside della Facoltà di Economia dell'UNICUSANO ed esperto del tema, ha spiegato: "La condivisione e la collaborazione divengono elementi sempre più cruciali per l'innovazione e lo sviluppo sostenibile dell'economia e della società nel suo complesso. Le variegate esperienze di sharing economy rappresentano oggi un fertile modello di impresa che ancora non ha manifestato le sue reali potenzialità"; insomma, si tratta di un'opportunità che, grazie al Web, può essere colta dalle attività emergenti. In tal proposito Claudio Vaccaro, esperto di digital marketing della web agency BizUp, ha sottolineato: "Il web è un canale alla portata di tutti in cui la sharing economy prospera: con la giusta strategia tante attività emergenti possono aumentare di molto i propri affari". Ad ogni modo analizzando i dati e le analisi presenti, questo è solo l'inizio di un percorso: la sharing economy continuerà a far parlare di sé e, secondo le previsioni, entro il 2025 il suo fatturato dovrebbe raggiungere un valore pari a 300 miliardi di euro. Comunque sia, oltre al professor Mario Risso ed a Claudio Vaccaro, al tavolo del Convegno in questione c'erano anche il professor Fabio Fortuna, (rettore dell'ateneo romano), il professor Francesco Casale, (docente di Diritto Commerciale dell'Università degli Studi di Camerino), ed, infine, gli Onorevoli Ivan Catalano e Veronica Tentori, dell'Intergruppo Innovazione della Camera dei Deputati.


Di seguito la suddetta infografica:http://www.unicusano.it/blog/images/infografiche/Unicusano_infografica_sharing_economy.jpg
In collaborazione con BizUp ed UNICUSANO.



mercoledì 18 maggio 2016

Scoperto che le patate potrebbero favorire l'ipertensione.


A quanto pare le patate potrebbero far aumentare il rischio di insorgenza dell'ipertensione; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente uno studio pubblicato sul British Medical Journal da parte di un team di ricercatori del Brigham and Women Hospital e dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health. In pratica si tratta di una ricerca che ha coinvolto migliaia di persone che mostravano avere tutte una pressione sanguigna normale all'inizio della ricerca. In sostanza gli epidemiologi americani ne hanno seguito l'alimentazione consultando il loro diario alimentare e da ciò è emerso che chi consumava 4 o più porzioni di patate alla settimana, (sia lesse che fritte o al forno), mostrava un rischio di ammalarsi di ipertensione superiore dell'11-17% rispetto alla media. Al riguardo la dottoressa Lea Borgi, coordinatrice della ricerca in questione, ha affermato: "Abbiamo visto che se un partecipante sostituiva ad una porzione di patate una verdura non contenente amidi, il suo rischio di ipertensione si riduceva". Tuttavia un altro studio è giunto a conclusioni diametralmente opposte: si tratta di una ricerca dell'Università di Scranton che ha evidenziato i benefici derivanti dal consumo di patate proprio per ridurre il rischio di ipertensione. Difatti, secondo i ricercatori coordinati da Joe Vinson, mangiare patate cotte al microonde due volte al giorno produce un abbassamento della pressione arteriosa attorno al 3-4%; questo perché la cottura al microonde non prevede l'aggiunta di condimenti grassi e non causa quindi aumenti di peso. Inoltre, anche se quest'ultimo studio si è concentrato sulle patate viola, sempre secondo i ricercatori, le stesse qualità dovrebbero essere presenti anche in quelle bianche e rosse. Entrando un po' più nel dettaglio la ricerca dell'Università di Scranton si è avvalsa della collaborazione di 18 persone obese o in sovrappeso con problemi di ipertensione: i volontari hanno seguito una dieta in cui erano presenti 2 porzioni al giorno di 6-8 patate viola di piccole dimensioni con la buccia. Così facendo i ricercatori hanno riscontrato una diminuzione della pressione diastolica media, (ovvero la minima), del 4,3%, e di quella sistolica, (ovvero la massima), del 3,5%. Tra l'altro, com'era prevedibile, il metodo di cottura è risultato essere fondamentale, dal momento che un'eventuale frittura delle patate avrebbe aumentato il quantitativo di grassi e calorie e diminuito notevolmente la concentrazione di sostanze benefiche, bruciate dall'alta temperatura. In tal proposito lo stesso Joe Vinson ha, infine, spiegato: "Le patate sono ritenute serbatoi di grassi e zuccheri, ma in realtà, quando viene preparata non fritta e servita senza burro o margarina, una patata contiene 110 calorie e decine di sostanze fitochimiche salutari e vitamine. Speriamo che la nostra ricerca aiuti a ricostruire la vera immagine nutrizionale di questo ortaggio".


martedì 17 maggio 2016

Twitter avrebbe intenzione eliminare link e foto dal conteggio del limite dei 140 caratteri.


Qualche anno fa girava la voce secondo cui Twitter aveva intenzione di eliminare il limite dei 140 caratteri anche dai tweet, ed a quanto pare il Social Network non ha abbandonato del tutto quest'idea. Difatti, secondo recenti indiscrezioni, Twitter starebbe pensando di consentire agli utenti di poter condividere messaggi più lunghi senza, però, aumentare il limite famoso dei 140 caratteri: simbolo distintivo del Social Network. In particolare Twitter, secondo quanto ha riferito di recente Bloomberg, avrebbe deciso di eliminare dal conteggio del limite dei 140 caratteri sia i link che le foto, in modo da consentire maggiore spazio al testo. In pratica si tratta di una piccola rivoluzione che, secondo le suddette indiscrezioni, dovrebbe arrivare già nel corso delle prossime settimane ed andrebbe a rimuovere uno dei più fastidiosi ostacoli di Twitter. Infatti i link e le immagini riducono rispettivamente di 23 e di 24 caratteri il testo a disposizione; il che significa che gli utenti si ritrovano con meno spazio per poter scrivere quello che vogliono condividere, soprattutto se devono descrivere il contenuto del link o dell'immagine. Ad ogni modo, se le voci si dovessero rivelare vere, tra non molto questa limitazione sarà rimossa e ciò rappresenterà una novità molto importante in particolar modo per i giornalisti e per chi condivide molti link ed immagini, in quanto consentirà loro una maggiore flessibilità all'interno della piattaforma. In ogni caso questa novità fa parte anche del progetto di Twitter, (avviato da diverso tempo), di rendere la sua piattaforma maggiormente accessibile per garantire un'esperienza d'uso di maggiore qualità. Infatti, come noto, il Social Network dai 140 caratteri non sta vivendo una fase felice della sua recente storia non riuscendo ad attirare a se nuovi utenti. Perciò tutte le novità introdotte di recente, (e quelle che verranno), dovrebbero essere viste come un tentativo di offrire agli utenti qualcosa di nuovo in grado di migliorare la loro esperienza d'uso e renderli maggiormente soddisfatti, facendo fronte alle loro richieste più frequenti. Comunque sia, come già anticipato, la scelta di rimuovere dal conteggio dei 140 caratteri i link e le foto sembra essere una scelta più soft del suddetto progetto di eliminare definitamente il limite: un'idea che Twitter stava valutando ma che non era, infine, piaciuta alla maggior parte degli utenti che temeva che il Social Network si snaturasse e perdesse così la sua identità.


lunedì 16 maggio 2016

Nintendo starebbe pensando di tornare a produrre film.


A quanto pare questo per Nintendo è un periodo di intensa attività su molteplici fronti, proiettata non solo verso un futuro prossimo, (come dimostra la nuova console NX), ma anche verso investimenti sul lungo periodo, in particolare con l'intenzione di tornare in prima linea nel business cinematografico. Difatti, secondo quanto ha dichiarato in questi giorni Tatsumi Kimishima, Presidente ed Amministratore Delegato, (passato al comando nel Settembre 2015, in seguito alla morte di Satoru Iwata), l'azienda nipponica starebbe seriamente pensando di tornare a produrre lungometraggi animati ed altri contenuti multimediali dedicati alle sue iconiche proprietà intellettuali: il dibattito con gli eventuali partner sembra essere ancora in uno stadio embrionale, ma l'intenzione dichiarata è quella di portare sul grande schermo almeno una pellicola nei prossimi 3 anni. In pratica se cosi fosse, Nintendo potrebbe tornare ad essere associata anche al mondo cinematografico, (non per le classiche parodie a luci rosse, di cui qualcuno avrà sicuramente sentito parlare o visto), a ben 23 anni di distanza dal clamoroso flop di pubblico e critica che fu il film di Super Mario Bros.: un live action uscito nel 1993 dopo varie difficoltà. Da allora l'azienda tentò più volte ad entrare nel mondo cinematografico con alcuni progetti, ma purtroppo i risultati non furono quelli sperati. Inoltre lo scorso anno, diverse indiscrezionii, (tra cui anche il Wall Street Journal), avevano riportato la notizia secondo cui Netflix stava pensando a una serie televisiva live action dedicata a The Legend of Zelda, tuttavia Nintendo negò tutto e, per il momento, l'adattamento sembra essere scomparso. Ad ogni modo bisognerà aspettare ancora un po' di tempo prima di capire quale strada deciderà di intraprendere la società giapponese sul fronte cinematografico, in quanto, come già anticipato, nel breve periodo sarà impegnata sul fronte mobile ed a preparare il debutto della sua nuova Nintendo NX; il quale dovrà essere assolutamente perfetto, visto e considerato che l'azienda non potrà contare sui gustosi guadagni del periodo natalizio. Comunque sia in merito alla vicenda Maokoto Wakae, portavoce dell'azienda nipponica, ha fatto sapere che si potrebbe optare per un grande progetto da portare nelle sale oppure per un film da pubblicare direttamente nel mercato dell'home video. Anche se, a dire il vero, prima di muoversi in tal senso, Nintendo sembrerebbe aver intenzione di vendere i Seattle Mariners, la sua squadra di baseball, per liberare, infine, qualche risorsa.