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venerdì 30 settembre 2016

Ricreate le radici della violenza umana.


Un vecchio detto recita "il lupo perde il pelo ma non il vizio" ed a quanto pare così è stato anche per gli esseri umani che durante l'evoluzione hanno perso il pelo ma non la loro inclinazione alla violenza: l'uomo infatti resta tuttora una delle specie più violente del pianeta, né più né meno di quanto era alle sue origini come specie, tra 160.000 e 200.000 anni fa. O almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio pubblicato sulla rivista Nature, (sicuramente controverso ed incompleto per alcuni aspetti ma destinato a non passare inosservato per i suoi contenuti che sembrano dare ragione a Thomas Hobbes), e condotto da un gruppo di biologi dell'Università di Granada, il quale ha cercato di rispondere alla domanda: "da dove viene la violenza umana?". In pratica, secondo José Maria Gomez, biologo evoluzionista nonché principale autore della ricerca in questione, la tecnica migliore per trovare una risposta è stata tracciare una sorta di albero genealogico dei mammiferi con accanto la loro propensione ad uccidere i membri della stessa specie. Così facendo i ricercatori hanno scoperto che uomini e primati non solo "siedono" sullo stesso ramo dell'albero evolutivo, ma sono anche fra i più spietati killer della natura, con 2 morti su 100 attribuibili all'attacco di un proprio simile. In sostanza questa sembrerebbe un'allusione al fatto che intelligenza e violenza sono legate fra loro, se non fosse per il fatto che in cima alla classifica, (con quasi 20 "assassini" ogni 100 decessi), non ci fossero una specie di mangusta e due di cercopiteco; seguiti da lupi, altre scimmie e varie specie di grandi felini. In generale, gli animali che vivono in gruppo ed hanno un territorio da difendere sembrano essere più propensi a scontrarsi con i propri simili. Ad ogni modo in circa 6 specie di mammiferi su 10, (i ricercatori spagnoli ne hanno studiate 1.024, nell'arco di 2 anni, censendo 4 milioni di casi di "assassinio"), la pace sembra regnare indisturbata. Inoltre il tasso medio di "omicidi" fra tutti i mammiferi è risultato essere di uno ogni 300 decessi: solo un sesto rispetto agli esseri umani. Per dirla in altre parole il fenomeno è ben lontano dal riguardare soltanto gli uomini: delle specie analizzate, circa il 40% è risultato coinvolto in "assassinii tra conspecifici"; anche se naturalmente con tassi che variano ampiamente. Tra l'altro l'aspetto più interessante, sempre secondo i ricercatori spagnoli, sta nel fatto che sia la violenza che la non violenza tendono a raggrupparsi lungo i medesimi rami dell'albero di famiglia dei mammiferi: più violente sono le specie con cui si è imparentati filogeneticamente, più probabilità ci sono di essere una specie violenta. Quindi, considerando che, come noto, i parenti più prossimi dell'uomo sono i primati, (tra i quali si registrano tassi di violenza interspecifica variabili: si va dagli scimpanzé comuni, con quasi il 4,5% delle morti causata da uno altro scimpanzé, ai ben più pacifici Bonobo, responsabili di appena lo 0,68% delle morti dei propri conspecifici), i ricercatori, servendosi di comparazione e modelli matematici, ha dedotto che la percentuale di uomini uccisi da altri uomini dovrebbe attestarsi sul 2%. Ma non è tutto, lavorando ancora una volta sulla letteratura scientifica che documenta la violenza letale tra gli esseri umani a partire dalla preistoria per giungere fino ai giorni nostri, in oltre 600 distinte popolazioni terrestri, e servendosi di statistiche moderne, etnografie, dati storici e scavi archeologici, è emerso che quel 2% coincide con quello osservabile sulla base dell'evidenza archeologica nei gruppi di cacciatori-raccoglitori preistorici, vissuti tra 50.000 e 10.000 anni fa. Il che, sempre secondo i ricercatori, significa che un certo livello di violenza letale è determinato dalla posizione della specie umana all'interno della filogenesi dei mammiferi: quindi, come già anticipato, l'uomo è violento esattamente quanto predice la sua storia evolutiva di mammifero. Tuttavia attribuire la natura violenta degli esseri umani alla parentela con gli scimpanzé non è stato certo un risultato soddisfacente per i ricercatori spagnoli, i quali, scavando più a fondo nella anima oscura degli uomini, hanno cercato di individuare quale ruolo giocano storia, politica e cultura nell'accentuare o moderare gli istinti violenti. Difatti da ciò è emerso che a partire da questo 2% i tassi di violenza sono molto mutati nel corso della storia dell'umanità, in corrispondenza di cambiamenti estremamente profondi che hanno segnato le popolazioni: in età preistorica le morti violente erano, appunto, il 2% del totale, (con le tracce più antiche di una guerra fra uomini risalenti a 10.000 anni fa, scoperte nel 2012 tramite il ritrovamento di resti dei 21 adulti e 6 bambini massacrati in una battaglia fra tribù di cacciatori-raccoglitori). Per di più la situazione non è migliorata nei secoli successivi, con un picco negativo nel medioevo, quando si raggiunse il cupo record del 25% di morti violente, (il 12% in Eurasia). Tuttavia da quel momento in poi la situazione è tornata a migliorare arrivando al di sotto di quella percentuale che, secondo lo stesso José Maria Gómez, sarebbe "naturale", all'1,3% dell'età contemporanea, grazie al ruolo del diritto esercitato dai vari Stati. Difatti al giorno d'oggi l'uomo sembra aver recuperato "l'innocenza" dell'uomo primitivo, e gli stati stabili con una polizia efficiente arrivano anche allo 0,8-1%; segno che la cultura, a volte, può avere la meglio sui nostri istinti da primitivi. Motivo per il quale, anche se si volesse accettare che nella specie umana c'è un'innata tendenza statistica alla violenza letale, bisogna, infine, ammettere che la cultura può modulare, incrementare, ridurre o addirittura arrestare la sete di sangue degli uomini.

Di seguito il suddetto albero genealogico:
http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/images_article/nature19758-f1.jpg



giovedì 29 settembre 2016

Twitter apre "Moments" a tutti i suoi utenti.


Dopo un lancio avvenuto alcuni mesi fa un po' in sordina, in questi giorni Twitter ha deciso di aprire "Moments", (un'interessante funzionalità che permetterà di poter accedere e seguire con maggiore semplicità a tutti gli eventi di maggiore interesse), a tutti i suoi iscritti. In questo modo qualsiasi utente potrà creare delle raccolte di tweet tra quelli più interessanti condivisi dai propri contatti; senza contare che il Social Network dai 140 caratteri permetterà anche di accedere ad una lista di eventi da seguire, (come, ad esempio, gli avvenimenti sportivi), in maniera tale che gli utenti possano trovare facilmente gli argomenti più interessanti da visionare. Per dirla in altre parole, "Moments" è un sevizio che permette di mettere ordine tra i vari tweet e di non perdere mai nessun evento interessante creando una sorta di "rivista digitale" degli eventi da seguire. Tuttavia, come già anticipato, al momento del lancio questa funzione fu resa disponibile solamente per alcuni editori partner di Twitter, ed in un secondo momento questa fase di test fu allargata anche ad alcuni utenti verificati. Ma a partire da oggi tutti gli utenti avranno la possibilità di utilizzare "Moments": il rollout sarà, come al solito, progressivo e non tutti potrebbero disporre immediatamente della nuova funzione. Mentre va sottolineato che in questa prima fase i "Moments" potranno essere creati solamente dalla versione desktop del Social Network dai 140 caratteri; anche se in un secondo momento questa opzione arriverà anche sulle varie le applicazioni per dispositivi mobili. Questo significa che all'interno dell'interfaccia desktop di Twitter gli utenti troveranno nel loro profilo un nuovo pulsante che permetterà di iniziare, appunto, a creare i loro "Moments". Comunque sia Twitter punta molto su questa nuova funzionalità ed a questo punto saranno gli iscritti a decretarne il successo o il fallimento: come noto da tempo, il Social Network dai 140 caratteri sta provando ogni possibilità per tornare a crescere ed in questo modo superare, infine, una situazione aziendale di stallo che, secondo alcune voci di corridoio, starebbe addirittura portando la società a considerare la decisione estrema di mettersi in vendita, (sempre secondo i veri rumors, tra gli acquirenti più interessati Google, Microsoft, Disney e Salesforce).

Di seguito il tweet di annuncio con tanto di video:
...ed un esempio di "Moments":



mercoledì 28 settembre 2016

Il primo bambino al mondo nato da "3 genitori".

Il dottor John Zhang con in braccio il bambino.

È nato il 6 Aprile scorso, ma la particolare storia di come è stato concepito è stata diffusa soltanto in questi giorni dal settimanale New Scientist: si tratta di un maschietto, figlio di una coppia giordana, e la sua peculiarità sta nel fatto che è il primo bambino al mondo ad essere nato da "3 genitori". In pratica la madre, portatrice sana dalla Sindrome di Leigh, (nota scientificamente anche come encefalopatia necrotizzante subacuta, una patologia che colpisce i più piccoli bloccandone lo sviluppo psicomotorio e portando alla morte entro i primi 6-7 anni di vita), dopo aver perso 2 figli, (rispettivamente di 8 mesi e 6 anni di età), a causa della malattia in questione ed aver affrontato un totale di 4 aborti, ha finalmente dato alla luce un 3° figlio ricorrendo ad un metodo mai sperimentato in precedenza, che ha permesso che il neonato non ereditasse dalla madre la suddetta grave malattia neurodegenerativa. In sostanza tale procedura si chiama Spindle Nuclear Transfer ed è estremamente complessa: essenzialmente, si rimuove il nucleo sano di un ovulo della madre e lo si trasferisce all'interno di quello fornito da una donatrice a cui è stato preventivamente rimosso il nucleo; il risultato di ciò è un gamete che racchiude il DNA nucleare della madre ed il DNA mitocondriale della donatrice. Ad ogni modo successivamente si procede alla fecondazione con il seme del padre e l'embrione viene impiantato nel grembo materno: il codice genetico risultante è, appunto, ereditato da 3 differenti persone. Tuttavia la coppia si è rivolta a John Zhang, primario del New Hope Fertility Centre di New York, che per compiere la suddetta procedura, (proibita negli Stati Uniti), si è recato in Messico, dove non esistono leggi contrarie. Al riguardo lo stesso dottore ha dichiarato: "È la prima volta, almeno per quanto riguarda la riproduzione umana, che una vita viene prodotta da tre parti: un seme maschile e due componenti diverse di altrettanti ovuli. È davvero rivoluzionario". In ogni caso solo uno dei 5 embrioni creati si è sviluppato normalmente ed ha dato esito ad una gravidanza finita bene. Inoltre solo l'1% del DNA mitocondriale del bambino sembra aver ereditato le mutazioni responsabili della Sindrome di Leigh: troppo poco perché quest'ultima possa esprimersi. Tuttavia, anche se la tecnica potrebbe permettere a genitori portatori sani di importanti patologie di avere figli sani a loro volta, comporta ovviamente anche dei limiti etici: primo tra tutti, quello di generare un figlio con il corredo cromosomico di 3 genitori. Difatti negli anni '90, quando la tecnica dei "3 genitori" fu testata per la prima volta, ci furono casi di bambini che svilupparono disordini genetici, e la procedura fu abolita. In quelle circostanze, però, il DNA mitocondriale della donatrice era stato iniettato nella cellula uovo della madre, e sembra che i problemi derivassero dalla compresenza di 2 DNA mitocondriali. Tra l'altro il fatto che il piccolo sia maschio dovrebbe assicurare che il DNA mitocondriale della donatrice non venga, infine, trasmesso ad eventuali eredi.

 Di seguito un'immagine:
http://ocdn.eu/pulscms-transforms/1/kcMk9kpTURBXy83YTljZTBlMzQwZTdiMzc0OTViOTM5OTk2MDUwMWE5Yy5naWaSlQLNAyAAw8OVAgDNAyDDw4GhMQI
...ed un video che riassume la procedura in questione:




martedì 27 settembre 2016

YouTube Go, la nuova applicazione per i video offline.

Logo ufficiale dell'applicazione "YouTube Go".

In questi giorni Google ha annunciato "YouTube Go", vale a dire una nuova applicazione per dispositivi mobili, legata alla popolare piattaforma di streaming video e creata dalla divisione indiana in modo da consentire ed agevolare la visione dei filmati anche a coloro che non dispongono di una connettività ottimale. Tuttavia, anche se al momento tale applicazione non è ancora disponibile per il download su Android ed iOS, nel frattempo gli utenti indiani hanno la possibilità di iscriversi all'interno di un'apposita pagina, (consultabile qui), con l'obiettivo di venir informati non appena verrà effettuato il rilascio. Ad ogni modo questa applicazione non sarà destinata a rimanere un'esclusiva del Paese asiatico: il rollout interesserà in un secondo momento altri territori; anche se per il momento non è dato a sapere quali e con che tempistiche. Mentre tra le funzionalità offerte ci sono il salvataggio dei video per la riproduzione in "modalità offline" e la possibilità di condividerli senza che questi pesino sul traffico dati. Al riguardo Johanna Wright, il Product Management VP di YouTube, che ha annunciato tale applicazione in occasione di un evento andato in scena nella città di Nuova Delhi, ha spiegato: "YouTube Go è un'applicazione del tutto nuova che aiuterà la prossima generazione di utenti a condividere e vedere i filmati. È stata progettata e realizzata dalle fondamenta pensando all'India, così da poter offrire la potenza dei video agli utenti mobile in un modo più consapevole per quanto riguarda il traffico dati e la connettività, due fattori ancora rilevanti per il Paese". Mentre Sundar Pichai, l'amminisratore delegato di Google, parlando espressamente di una visione e facendo riferimento a tutte quelle aree che ancora oggi faticano ad offrire un servizio di connettività adeguato alle esigenze degli utenti, (ovvero laddove la piaga del digital divide ancora non è stata debellata), ha, infine, dichiarato: "In un mondo sempre più mobile, l'India di ha fornito una visione di quello che sarà il futuro di Internet. Inoltre, abbiamo appreso che i problemi sperimentati dagli utenti indiani con la connettività ed il traffico dati possono essere universali".

Di seguito alcuni screenshoot dell'applicazione "YouTube Go":
http://youtubego.com/img/yt-go-signup-section-phone-1.png
http://youtubego.com/img/yt-go-signup-section-phone-2.gif
http://youtubego.com/img/yt-go-signup-section-phone-3.png
http://youtubego.com/img/yt-go-signup-section-phone-4.png



lunedì 26 settembre 2016

Scoperti nell'universo dei raggi X dall'origine misteriosa.


Finora le uniche due fonti conosciute di raggi X intercettati nell'universo erano il vento solare, ossia quel flusso di particelle cariche emesso dall'alta atmosfera del Sole, ed il cosiddetto "Local Hot Bubble", vale a dire quell'ammasso di materiale interstellare incandescente che circonda il Sistema Solare. Tuttavia a quanto pare la sonda DXL, (acronimo di Diffuse X-ray emission from the Local galaxy, lanciato in orbita del 13 Dicembre 2012 con lo scopo di cercare risposte concrete sull'origine dei differenti tipi di luce e raggi X), della NASA ha rilevato dei raggi X ad elevata energia che non risultano provenire né dal vento solare, né dalla suddetta ''Bolla''; o almeno questo è quanto ha riportato una ricerca pubblicata in questi giorni sull'Astrophysical Journal. Al riguardo Youaraj Uprety, principale autore dello studio e astrofisico presso l'Università di Miami, ha spiegato: "Ad energie più elevate, queste fonti contribuiscono a meno di un quarto alle emissioni di raggi X. Questo porta alla conclusione che c'è una fonte sconosciuta di raggi X in questo range di energia. E lascia quindi una domanda aperta sulla loro origine". In pratica parte della luce invisibile che riempie l'universo assume, appunto, la forma di raggi X, la cui fonte ha sempre suscitato accesi dibattiti tra gli scienziati; o almeno cosi è stato fino ad oggi. Difatti, come già anticipato, gli ultimi dati forniti dalla missione della sonda DXL, oltre ad aver rivelato l'esistenza di un gruppo di raggi X che non provengono da nessuna fonte nota, hanno confermato anche alcune delle intuizioni in merito la provenienza dei raggi X che arricchiscono la comprensione dell'antica storia nel Sistema Solare. Comunque sia soltanto ulteriori studi potranno chiarire il mistero di questi raggi X e scoprire un dettaglio o forse sollevare solo un nuovo interrogativo sulle alte energie che transitano nell'universo.


Di seguito alcune immagini che riassumono la scoperta di questi raggi X:
http://www.universetoday.com/wp-content/uploads/2014/07/hecongraphiclabels.jpg
http://images.spaceref.com/news/2016/dxl5.gif



domenica 25 settembre 2016

SLIPKNOT: Corey Taylor si è ripreso più o meno al 75% dai problemi alla spina dorsale.

 
In questi giorni Corey Taylor, frontman degli Slipknot, durante un'ospitata nello show radiofonico "Jonesy's Jukebox", condotto da Steve Jones, chitarrista dei Sex Pistols, ha fornito ulteriori dettagli sui problemi alla spina dorsale che gli hanno imposto di rinviare l'inizio della tournée americana ed ha fornito anche qualche aggiornamento sul suo attuale stato di salute. I pratica il cantante ha spiegato: "È successo che sono andato a fare dei controlli di routine. Dopo una certa età bisogna fare quelle "ristrutturazioni" da vecchi. Ho appena compiuto 42 anni, sono andato a farmi visitare perché sentivo che qualcosa non andava. Il dottore mi fa: «Devi andare da uno specialista». Così ci sono andato, ho fatto una risonanza magnetica e tutto il resto, e ne è venuto fuori che avevo una vecchissima lesione a due vertebre, (la C5 e la C6), che si erano completamente schiacciate l'una sull'altra. Il disco intervertebrale era distrutto e mi stava crescendo dell'osso sul midollo spinale. Il medico mi ha detto di aver visto lottatori di MMA con lesioni meno serie delle mie. Mi ha detto: «Non riesco a credere che cammini ancora». Così sono stato ricoverato per un intervento d'urgenza che, di fatto, ha ritardato l'ultimo tour di 3 settimane. Mi hanno tirato su le vertebre, ci hanno messo un disco di ricambio, hanno rimesso insieme le ossa e ho ancora una lesione nodosa al midollo. Il problema alla spina dorsale mi stava dando problemi fisici. Non avevo più forza sul lato sinistro del corpo. Avevo completamente perso l'equilibrio. Sentivo delle scosse su tutto il corpo. Ero diventato incontinente". Tuttavia parlando del suo stato di salute attuale Corey Taylor ha dichiarato: "Adesso mi sento benissimo. Mi sono ripreso più o meno al 75%. In 2 o 3 mesi tornerò all'80%. Il dottore dice che tornerò al 100% della forma entro un anno, se tutto va bene. Dice che mi sto rimettendo molto bene". Mentre in merito all'origine di un trauma così importante il cantante ha affermato: "L'unica cosa che mi viene in mente è l'Ozzfest del '99. Sono caduto davanti al palco. Sono caduto a quattro zampe e sono atterrato sulla testa. Penso che sia stato quello. Sai, a 24 anni non ci pensi. Di dici: «Bah, chi se ne frega. Sono troppo metal per sentire dolore». Sono andato avanti e con il passare degli anni è peggiorato". Comunque sia i medici hanno proibito almeno per un po' a Corey Taylor di saltare e fare headbanging; il che, secondo lo stesso cantante, ha, infine, contribuito positivamente al livello qualitativo delle sue performance.

Di seguito l'intera intervista:




sabato 24 settembre 2016

Scoperto che il caffè può ridurre il rischio di Alzheimer.


A quanto pare una tazza di caffè al giorno potrebbe allontanare l'Alzheimer; o almeno questo è quanto ha fatto sapere una recente metanalisi presentata dall'ISIC, (ossia l'Institute for Scientific Information on Coffee), e pubblicata sulla rivista Nutrition, secondo la quale il consumo moderato di caffè può ridurre fino al 27%, appunto, il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. In pratica questo effetto sarebbe dovuto ai polifenoli, presenti nel caffè, (oltre che in alcuni frutti, ortaggi e bevande), i quali agiscono sulle cellule cerebrali per ridurre l'infiammazione, diminuire la mortalità dei neuroni e mantenere bilanciati i livelli di acetilcolina, ovvero una sostanza chimica che funge da neurotrasmettitore e che viene rilasciata dalle cellule nervose per inviare segnali alle altre cellule. In sostanza tra i polifenoli, i ricercatori hanno segnalato in particolare l'acido ferulico per via del suo effetto positivo nella prevenzione dai problemi alla vista. Inoltre la caffeina si è mostrata essere efficace nel ridurre l'azione di 2 marcatori tipici dell'Alzheimer: l'accumulo del peptide beta-amiloide e l'iperfosforilazione di proteina Tau. Tra l'altro questa sostanza sarebbe anche in grado di ridurre la morte dei neuroni, soprattutto nelle aree del cervello che giocano un ruolo chiave nella memoria; senza contare che, in qualità di neurostimolante, produce elevati livelli di acetilcolina. Ad ogni modo un altro recente studio ha evidenziato il ruolo svolto dalla quercetina, (un flavonoide presente anche del caffè), come neuroprotettore nei confronti sia della malattia di Alzheimer che del morbo di Parkinson. Per di più una vasta letteratura scientifica ha, infine, riportato i numerosi benefici associati ad un moderato consumo di caffè su ulteriori importanti aspetti della fisiologia umana: dalla memoria alla concentrazione, dalla performance fisica al rallentamento del fisiologico declino cognitivo legato all'età, dalla riduzione del rischio di malattie neurodegenerative, (come, appunto, il morbo di Alzheimer e la malattia di Parkinson), ad una forte azione preventiva e protettiva nei confronti del diabete mellito di tipo 2 e di alcune malattie del fegato, (tra cui cirrosi, steatosi ed epatite).


venerdì 23 settembre 2016

Facebook: In arrivo sondaggi di gruppo e pagamenti "peer-to-peer" su Messenger.


In questi giorni Facebook ha avviato la diffusione di un nuovo aggiornamento per Messenger, la sua popolare applicazione di messaggistica istantanea, all'interno del quale ha introdotto un paio di novità davvero molto interessanti. In pratica la prima riguarda la possibilità di creare dei veri e propri sondaggi: all'interno di una chat di gruppo gli utenti potranno porre una domanda e tutti gli altri partecipanti potranno attribuire una risposta. In sostanza, anche se si tratta di una novità non inedita, considerando che altri Social Network l'hanno già implementata, (si pensi, ad esempio, a Twitter), secondo Facebook, la funzione dei sondaggi servirà in particolar modo ai gruppi di lavoro che potranno, così, prendere più agevolmente le loro decisioni. Tuttavia, questa nuova opzione potrà essere utilizzata "banalmente" anche da tutti gli altri utenti magari solamente per decidere a maggioranza dove recarsi con gli amici a cena, il film da vedere al cinema e cose del genere. Ad ogni modo la seconda e probabilmente la più interessante novità di Messenger riguarda i pagamenti "peer-to-peer": il Social Network in Blu, (dopo averlo annunciato un po' di tempo fa), ha, infatti, deciso di introdurre una sorta di assistente per i pagamenti. Entrando nei dettagli, grazie al nuovo aggiornamento l'applicazione di messaggistica istantanea apprenderà automaticamente quello che gli utenti scriveranno, suggerendo i messaggi da inviare. Per esempio, quando un utente digiterà un messaggio del tipo "Ti manderò 18 dollari" oppure riceverà un messaggio con scritto "Mi devi 18 dollari", all'interno della chat di Messenger comparirà un pulsante che permetterà immediatamente di inviare il denaro all'amico di chat: si tratta di una funzione che probabilmente punta ad incentivare le transazioni all'interno della piattaforma e che sarà disponibile solamente per gli utenti americani; almeno per il momento. Comunque sia, come già anticipato, il rollout delle nuove funzioni è attualmente in corso ed anche se non tutti potrebbero averle già ricevute, l'attesa non dovrebbe essere, infine, molto lunga.

Di seguito alcuni screenshot delle suddette nuove funzioni:
https://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2016/09/facebook-messenger-polls.png?w=680&h=415
https://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2016/09/facebook-messenger-payment-suggestions.png?w=358&h=511



giovedì 22 settembre 2016

YouTube lancia "Heroes", un nuovo programma che permetterà agli utenti di moderare commenti e video.


Sarà capitato a chiunque di guardare un video su YouTube, scorrere verso l'elenco dei commenti ed imbattersi in messaggi non propriamente educati, (a volte davvero offensivi): si tratta di un qualcosa che, per quanto non dovrebbe, succede da sempre su qualsiasi piattaforma Internet aperta a tutti ed alla libera condivisione del proprio pensiero; purtroppo una qualcosa di inevitabile. Tuttavia, anche se esiste già chi si occupa della moderazione di tali commenti, (in modo da non inficiare la qualità dell'esperienza offerta all'intera community), molto spesso e sopratutto al giorno d'oggi il loro lavoro non risulta essere sufficiente. Motivo per il quale YouTube in questi giorni ha deciso di lanciare "Heroes", un nuovo progetto pensato per incentivare gli utenti a collaborare con il suo team e segnalare, appunto, i commenti inappropriati. Inoltre l'azione degli "eroi" di YouTube non si limiterà ai commenti: questi potranno, infatti, anche segnalare video inappropriati o che comunque violano le linee guida del sito, (così che vengano rimossi o comunque monitorati da chi di dovere), aggiungere sottotitoli laddove mancanti e condividere le proprie conoscenze con gli altri utenti attraverso i forum ufficiali di supporto, (in un primo momento in inglese, francese, tedesco, hindi, giapponese, portoghese, russo e spagnolo). Al riguardo i responsabili del sito di video sharing più popolare al mondo ha spiegato: "YouTube Heroes è un programma pensato per riconoscere e premiare la community globale di collaboratori volontari, che aiutano a creare la migliore esperienza possibile di YouTube per tutti". Difatti, come si può apprendere dal video di presentazione, (visibile a fine articolo), gli utenti più attivi saranno premiati dai responsabili dell'azienda: nel dettaglio è stata stilata una griglia che in base al livello, (ci sono un totale di 5 livelli), raggiunto darà la possibilità di accedere ad alcuni benefit, (dalla possibilità di partecipare a workshop esclusivi, fino alla possibilità di testare nuovi prodotti in anteprima ed alla partecipazione agli "Heroes Summit"). Ad ogni modo attualmente il programma "YouTube Heroes" si trova in fase beta ed i suoi termini potrebbero cambiare nel tempo: si tratta dell'ennesima iniziativa messa in campo da Google per coinvolgere la community di utenti nel miglioramento dei propri servizi e delle proprie piattaforme. Insomma, l'idea di base è semplice: una volta constatato che il volume di contenuti caricati ogni giorno è pressoché impossibile da monitorare, anche con l'impiego di algoritmi avanzati e sistemi automatici, YouTube ha pensato sia buona cosa coinvolgere nell'operazione direttamente chi sta dall'altra parte della barricata, (ossia coloro che effettuano l'upload dei filmati e impiegano il loro tempo a guardarli), creando così una sorta di identità di gruppo. In ogni caso per il momento il programma in questione è in fase di test su un numero limitato di utenti ed ha l'obiettivo di migliorare l'esperienza d'uso della piattaforma cercando di offrire contenuti sempre più di qualità con un filtro per bloccare tutti quei contenuti che potrebbero offendere gli utenti che accedono ogni giorno al portale. Comunque sia, (per chiunque fosse interessato), per aderire al programma "YouTube Heroes" è sufficiente compilare l'apposito form messo a disposizione dal team del colosso californiano all'interno delle pagine di supporto; anche se in realtà bisogna avere l'età legale, (ovvero quella che nel proprio Paese è considerata la maggiore età: in Italia, 18 anni), ed accettare, infine, le regole del programma.

Di seguito le ricompense per gli utenti più attivi:
  
- Livello 1, (0-9 punti): ingresso nella community e nella dashboard "Heroes".
- Livello 2, (10-99 punti): partecipazione a workshop esclusivi e ad Hangouts per gli "Heroes".
- Livello 3, (100-399 punti): flag su video abusivi e moderazione della community "Heroes";
- Livello 4, (400-999 punti): anteprime dei nuovi prodotti e contatto diretto con lo staff di YouTube.
- Livello 5, (1.000+ punti): test in anteprima dei nuovi prodotti e partecipazione agli "Heroes Summit".

...ed il suddetto video di presentazione:




mercoledì 21 settembre 2016

AC/DC: Cliff Williams si ritira; la band proseguirà la sua attività con Axl Rose.


In questi ultimi mesi Cliff Williams, bassista degli AC/DC nonché membro della band più longevo, (dopo il co-fondatore Angus Young), aveva espresso più volte la volontà di lasciare la band al termine del "Rock or Bust World Tour": tour che ha visto Axl Rose, (frontman dei Guns N' Roses), alla voce, dopo l'abbandono forzato di Brian Johnson a causa di seri problemi di udito. Tuttavia è stato proprio in questi giorni che il bassista ha ufficializzato la sua decisione tramite un video-comunicato in cui è andato dritto al punto, affermando che dopo l'ultima tappa del tour, (svoltasi ieri, 20 Settembre 2016, presso il Wells Fargo Center di Philadelphia), sarà tempo per lui di ritirarsi definitivamente dalle scene. Difatti al riguardo Cliff Williams ha dichiarato: "È giunta l'ora per me di farmi da parte, e questo è quanto. Non perché abbiamo "perso" Malcolm, Phil o Brian. Certo, quando succede qualcosa del genere tutto cambia. Quando Bon è morto, è cambiato tutto. Sapete, tutto cambia, ma non è questo il punto. È solo che sono pronto a smettere, davvero… Tra un tour e l'altro, ci prendiamo degli anni di riposo, quindi so cosa fare anche in queste circostanze. È giunto il mio momento. Sono felice. Adesso ho bisogno di passare del tempo con la mia famiglia, ho bisogno di staccare la spina e non dedicarmi più solo a questo. Non avrei potuto chiedere di più che stare con le persone con cui sono ora e sono stato in passato, fare quello che ho fatto con questa band e suonare questa musica". E così è stato: nel concerto di ieri sera il bassista ha salutato gli AC/DC ed i fan, dopo una lunga carriera durata ben 50 anni. Tuttavia a poche ore dall'ultimo concerto del suddetto tour, il giornalista brasiliano José Norberto Flesch ha diffuso la notizia, tramite il suo account Twitter, che la band australiana continuerà la loro attività anche dopo la conclusione del "Rock or Bust World Tour", in una formazione che prevede Angus Young, il chitarrista Stevie Young ed, appunto, Axl Rose. Inoltre la band sarà completata da altri musicisti che si alterneranno e, dopo il tour che vedrà i Guns N' Roses impegnati in tour tra Giappone e Oceania, Axl Rose potrebbe incontrare Angus Young per mettersi al lavoro e buttare giù del nuovo materiale; insomma sembra proprio che, nonostante tutto, gli AC/DC non smetteranno di esistere e continueranno con la loro attività; almeno per il momento.

Di seguito il suddetto video-comunicato di Cliff Williams:

...ed il saluto ai fan al termine dell'ultimo concerto del tour:




martedì 20 settembre 2016

Scoperto che guardate film e serie Tv insieme può aiutare a superare i problemi di coppia.


Un tempo c'erano le "pause di riflessione", i consulti con gli amici, la terapia di coppia, oggi a quanto pare l'amore passa attraverso lo streaming, in quanto per risolvere i problemi di cuore  potrebberobastare uno schermo ed una connessione internet. O almeno questo stando ad un recente studio pubblicato sulle pagine del Journal of Social and Personal Relationships, il quale ha fatto sapere che le coppie che passano più tempo insieme a guardare serie Tv sono più legate e vivono una relazione più serena delle altre: in particolar modo se non hanno amici in comune. In pratica per arrivare a tale conclusione il team di ricercatori che ha condotto lo studio, (guidato da Sarah Gomillion, psicologa dell'Università di Aberdeen), ha sottoposto 259 studenti, (di cui 97 uomini e 162 donne), i quali erano in una relazione da almeno 4 mesi ad un questionario, nel quale è stato chiesto, in particolare, di valutare la qualità della propria vita di coppia e di fornire informazioni su quanti amici condividessero con il partner e quanto fossero abituati a guardare, (insieme o da soli), film e/o serie Tv. In sostanza analizzando i risultati gli esperti hanno scoperto, appunto, che maggiore è il tempo che si trascorre insieme davanti allo schermo, migliore è la qualità della relazione, soprattutto per chi condivide pochi amici nel mondo reale. Al riguardo gli scienziati hanno spiegato: "La spiegazione più semplice è che la relazione migliori soltanto perché i partner trascorrono più tempo insieme e che il fenomeno non sia effettivamente legato alla fruizione di serie Tv e film: per scartare questa ipotesi, abbiamo tenuto anche conto del tempo che i partner passano insieme senza guardare serie Tv insieme. Questa analisi ha confermato l'effetto positivo del cosiddetto "binge watching" per la coppia". Insomma, sempre secondo gli autori della ricerca, questo fenomeno sarebbe dovuto al fatto che vivere le stesse esperienze insieme sia un ottimo collante per i partner e le serie Tv sono particolarmente indicate perché è facile identificarsi con i personaggi e vivere insieme al proprio partner i loro amori e traversie. In tal proposito la stessa Sara Gomillion ha, infine, concluso spiegando: "Questa connessione tra partner può rivelarsi particolarmente utile per coppie che vivono una relazione a distanza, permettendo loro di mantenere una rete sociale condivisa, (anche se composta solo di personaggi di finzione), in mancanza di amici e conoscenti condivisi nel mondo reale".


lunedì 19 settembre 2016

Facebook stringe una partnership con Fandango per la vendita di biglietti del cinema.


A quanto pare in un futuro non troppo lontano i biglietti del cinema si potranno comprare direttamente tramite Facebook in quanto quest'ultimo in questi giorni ha stretto una partnership con Fandango, noto portale dedicato, appunto, alla compravendita di biglietti per il cinema. In pratica tale partnership porterà alla nascita di un servizio, valido al momento per il solo nel territorio americano, che inizialmente consentirà l'acquisto di biglietti per una manciata di film: secondo il New York Times, se l'integrazione dovesse piacere agli utenti sarà poi ampliata per rendere Facebook la porta d'accesso al mondo del cinema. Inoltre, sempre secondo le varie indiscrezioni, l'integrazione con i servizi di Fandango sarà molto semplice: quando gli utenti di Facebook visiteranno tramite l'apposita applicazione una pagina dedicata ad un film di cui è possibile acquistare il biglietto, troveranno un semplice pulsante "Buy tickets", (in Italiano "acquista biglietti"), che apparirà nella parte superiore dello schermo. Tra l'altro gli utenti non potranno solo acquistare i biglietti ma anche ottenere altre informazioni come l'elenco dei cinema dove il film sarà proiettato e la programmazione completa: naturalmente il tutto senza mai lasciare le pagine del Social Network in Blu; mentre gli utenti che visiteranno la pagina e cliccheranno su tale pulsante da desktop saranno reindirizzati verso il sito di Fandango. Insomma, l'obiettivo di questa partnership sarebbe quello di rendere l'acquisto di biglietti più facile per il pubblico più giovane e di stimolare così la fruizione del cinema, oggi messo in secondo piano a causa dei servizi televisivi in streaming come Netflix. Tuttavia Facebook non è l'unica piattaforma su cui Fandango ha deciso di puntare, in quanto ha tentato la stessa cosa attraverso Snapchat ed un'applicazione per iOS 10. Comunque sia, d'altro canto, per Facebook arriva la possibilità di offrire ai suoi utenti un nuovo ed interessante servizio di valore aggiunto che renderebbe la piattaforma sempre più centrale per la vita digitale delle persone.

Di seguito uno screenshot della nuova funzione:
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domenica 18 settembre 2016

Secondo un recente studio, la Via Lattea starebbe trabballando e potrebbe "rompersi".


A quanto pare la Via Lattea sta "traballando" e potrebbe raggiungere un punto di instabilità tale da "rompersi"; anche se tra alcuni miliardi di anni. O almeno questo è quanto ha fatto sapere una delle primissime osservazioni di Gaia, ossia il satellite lanciato il 19 Settembre 2013 dall'Agenzia Spaziale Europea, (meglio nota con la sigla ESA), il quale sta realizzando la più completa e precisa mappa in 3D della galassia in questione. In pratica i primi dati sono stati presentati in questi giorni alla comunità scientifica presso l'Agenzia Spaziale Italiana, (conosciuta anche con la sigla ASI), in modo che adesso i ricercatori di tutto il mondo potranno iniziare ad analizzare immagini e dati, in un quella che si annuncia una combattutissima gara alla scoperta. Al riguardo Mario Lattanzi, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, (noto con la sigla INAF), nonché responsabile scientifico del centro di analisi dati di Gaia e del DPAC, (ovvero il Data Processing and Analysis Consortium), ha spiegato: "L'analisi inizia oggi, ma un aspetto visibile sin da subito è che il piano della nostra galassia appare "tiltato", con curvature che lo rendono irregolare. Ciò significa che la Via Lattea cambierà nel tempo e che tra miliardi di anni potrebbe auto-distruggersi". Ad ogni modo, come già anticipato il satellite Gaia è al lavoro da 3 anni esatti per misurare distanza, luminosità e molti altri parametri di circa 1 miliardo di stelle per costruire così la più dettagliata mappa dell'ambiente che circonda la Terra. In tal proposito Barbara Negri, responsabile del progetto Osservazione ed Esplorazione dell'Universo dell'ASI, ha commentato: "Lo sta facendo con una precisione come mai fino ad ora"; mentre lo stesso Matteo Lattanzi ha poi precisato: "Ben tre volte meglio di quanto fatto dalla precedente missione europea Hipparcos". Comunque sia il satellite in questione è stato interamente finanziato dall'ESA ed a realizzarlo è stata una cordata europea di imprese guidata da Airbus Defence and Space, a cui ha partecipato l'italiana Leonardo-Finmeccanica, (la quale ha fornito tra le varie cose anche i sensori necessari al mantenimento della posizione del satellite e gli schermi di protezione dal calore del Sole), Thales Alenia Space, (una joint venture tra Thales e Finmeccanica, che ha fornito specifici sistemi di comunicazione), e Telespazio, (una joint venture tra Leonardo e Thales, che ha fornito assistenza per quanto riguarda gli aspetti legati alle operazioni di lancio e controllo missione). Tra l'altro l'Italia ha anche un fondamentale ruolo scientifico con oltre 70 ricercatori dell'INAF e dell'ASI che hanno grande rilevanza nel consorzio di analisi dati da Gaia, (ovvero il DPAC), con i centri ALTEC, (a Torino, dove viene raccolta e archiviata l'enorme mole di dati prodotti dal telescopio in questione), ed, infine, l'ASI Science Data Center, (il quale gestisce l'analisi dei dati, e situato a Roma).


sabato 17 settembre 2016

Scoperto che la vitamina D può ridurre gli attacchi d'asma.


A quanto pare gli integratori di vitamina D, aggiunti al trattamento standard, possono ridurre il rischio di attacchi gravi nei pazienti asmatici e, di conseguenza, anche il numero dei ricoveri ospedalieri. O almeno questo è quanto ha dimostrano un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Queen Mary University of London, i cui risultati sono stati presentati qualche settimana fa in occasione del congresso internazionale European Respiratory Society 2016, (noto anche con la sigla ERS). In pratica, per chi non lo sapesse, l'asma è una malattia per la quale non esiste una cura definitiva ed i cui sintomi tipici sono: dispnea, mancanza di respiro, tosse, dolore toracico e senso di oppressione, i quali possono essere tenuti sotto controllo grazie ai vari farmaci attualmente in commercio. Tuttavia i ricercatori britannici, guidati da Adrian Martineau, del The Asthma UK Centre for Applied Research, (conosciuto anche con la sigla AUKCAR), hanno fatto una revisione di ricerche precedenti in materia ed in particolare hanno preso in considerazione i dati di 9 studi a cui avevano partecipato complessivamente oltre 1.000 persone: in 7 di questi erano stati coinvolti 435 bambini, mentre negli altri 2 era stato preso come campione 658 soggetti d'età adulta. In sostanza la maggior parte di questi pazienti era affetta da asma, (il cui livello di gravità era compreso in range fra il moderato ed il grave), e ha continuato il trattamento standard. Ad ogni modo dalle analisi dei ricercatori inglesi è emerso che in chi era solito assumere, appunto, integratori di vitamina D per via orale il rischio di ricovero ospedaliero o visita al pronto soccorso a causa di attacchi risultava ridotto del 3-6%. Inoltre risultava ridotta anche la necessità di un trattamento con steroidi per attacchi acuti e di contro non si sono registrati effetti collaterali gravi. Al riguardo lo stesso Adrian Martineau ha spiegato: "Non è chiaro però se la vitamina D possa ridurre il rischio in tutti i pazienti o se questo effetto riguardi solo coloro che presentano dei bassi livelli di vitamina D. Come non è ancora chiaro se i supplementi di questa vitamina possono ridurre il rischio di attacchi di asma grave in tutti i pazienti o se questo effetto riguarda solo i pazienti che hanno bassi livelli di vitamina D". Motivo per il quale adesso dovranno essere, infine, condotti altri studi per comprendere meglio il fenomeno.


venerdì 16 settembre 2016

METALLICA: "Molti ci odiano ma a noi non frega un cazzo!"; parola di James Hetfield.


Negli ultimi anni, (ovvero dall'uscita di Death Magnetic), i Metallica hanno fatto parecchie cose, tra cui la registrazione del loro nuovo album "Hardwired... To Self-Destruct", la cui uscita è prevista tramite l'etichetta indipendente della band "Blackened Recordings" per il prossimo 18 Novembre. Al riguardo James Hetfield, frontman della band, in una recente intervista concessa ai microfoni di Philadelphia station 93.3 WMMR ha fatto sapere che è pronto per le reazioni dei fan, sia positive che negative. In particolare ha spiegato: "Online in molti si lamentano del fatto che ci siano "venduti": haters e persone che per qualche ragione hanno del rancore nei nostri confronti magari vecchio di 10 anni e lo tirano fuori per il nuovo album, che non hanno ancora nemmeno ascoltato. Come dire, non sono critiche musicali, è solo gente incazzata che sente il bisogno di sfogarsi. A noi non frega un cazzo! Noi amiamo quello che facciamo, lo facciamo perché ci piace farlo e componiamo la musica che vogliamo ascoltare. Siamo semplicemente degli artisti. La gente può giudicare quando vuole, ma faremo quello che riteniamo sia giusto per noi". Inoltre il cantante ha poi fatto sapere che è del tutto normale che la loro musica sarebbe cambiata nel corso degli anni, dichiarando: "Beh, credo che siamo qui per evolverci e lo stiamo facendo. Io ad ogni modo non voglio giudicare altri artisti che giustamente fanno quello che vogliono. Se fai lo stesso tipo di disco ancora ed ancora ed ancora ed è quello che ti piace fare e ti viene bene, va benissimo così. C'è sempre del buono in tutto quello che viene fatto. Noi siamo esploratori, ci piace provare a fare cose diverse ed espandere i limiti. Vogliamo fare primati, e ci sono un bel paio di primati che in realtà non abbiamo ancora raggiunto. E poi c'è quello che quasi ucciso, (si sa, alcuni film e cose), finanziariamente e cose del genere. Ma noi puntiamo a provare cose nuove e lo facciamo divertendoci e portando sorrisi ai fan, e questo mi fa sorridere". Mentre tornando a parlare del nuovo album, James Hetfield ha ammesso che a band ci sta ancora trafficando ed ha, infine, concluso dicendo: "Ci potete chiamare perfezionisti, se volete, e lo farò anch'io. Ma c'è sempre qualcosa: «Ah, questo è un po' troppo ripetitivo. Tagliamolo fuori. Facciamolo un po' più potente». Siamo artigiani, e vogliamo farlo il più acuto e potente possibile. Quindi lavoriamo per tutta la strada fino all'ultimo minuto, (anche ordine di marcia). C'è sempre qualcosa a cui pensiamo e cerchiamo di renderlo il migliore e più potente possibile. Facciamo così per tutte le canzoni e con tutti i mezzi che abbiamo. Dunque si tratta solo di piccole opere d'arte qua e là a cui stiamo ancora lavorando".


giovedì 15 settembre 2016

Facebook: In arrivo "Stanze" pubbliche su Messenger.


A quanto pare tra non molto Facebook potrebbe introdurre una nuova funzionalità all'interno della sua applicazione di messaggistica istantanea Messenger, la quale offrirà agli utenti la possibilità di chattare all'interno di stanze pubbliche, ognuna delle quali dedicata ad un determinato argomento o evento. O almeno questo è quanto ha svelato in questi giorni la redazione di TechCrunch che ha pubblicato la scoperta dello sviluppatore Chris Messina, il quale ha notato una nuova funzione chiamata "Rooms" all'interno dell'ultima versione per iOS della popolare applicazione. In pratica dal codice sorgente di quest'ultima sono emerse una serie di indiscrezioni su questa nuova funzionalità che presto potrebbe offrire a tutti gli utenti la possibilità di conversare in chat pubbliche, con la possibilità di invitare altri utenti Messenger all'interno tramite link personalizzati: ogni stanza dispone di un link che può essere condiviso in maniera tale che chiunque possa partecipare alla conversazione. Tra l'altro sembra anche che, con la funzione "Rooms", ogni utente disporrà della possibilità di creare delle stanze personali. Ad ogni modo dopo aver anticipato la notizia, i giornalisti del noto portale d'informazione tecnologica hanno provato a contattare Facebook per avere maggiori informazioni sulla novità, ma nessuno a voluto commentare tale indiscrezione, dichiarando solo che al momento stanno effettuando dei piccoli test. Tuttavia insieme alla notizia TechCrunch ha pubblicato anche una serie di screenshot che evidenziano la struttura delle nuove "Stanze" pubbliche di Messenger ed in particolare la possibilità di entrare nelle Stanze pubbliche, di poter conversare con gli altri utenti e la condivisione per invitare nuove persone. In ogni caso questa nuova funzionalità nascosta ricorda un po' l'omonima applicazione stand-alone con una funzionalità analoghe, lanciata da Facebook nel 2014, ma ritirata l'anno successivo per scarso interesse da parte degli utenti. Comunque sia, come già anticipato, i test che sta conducendo Facebook potrebbero portare, (in un futuro non troppo lontano), all'introduzione delle "Stanze" in Messenger per offrire un nuovo modo per conversare; anche se, come in tutti i test, se l'interesse degli utenti coinvolti nelle sperimentazioni dovesse risultare basso, questa funzionalità potrebbe venire accantonata e non arrivare mai pubblicamente per tutti. Insomma, il dato oggettivo è che questa nuova opzione fa parte dello sforzo del Social Network in Blu di voler costantemente migliorare la sua piattaforma di comunicazione che sta rapidamente diventando uno degli strumenti preferiti di interazioni tra gli utenti.

Di seguito i suddetti screenshot della funzione "Rooms":
https://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2016/09/messenger-rooms-join-talk.png?w=680&h=592
https://tctechcrunch2011.files.wordpress.com/2016/09/messenger-rooms-settings-share.png?w=680&h=588



mercoledì 14 settembre 2016

Scoperto che il linguaggio dei delfini è simile a quello umano.


Di recente alcuni ricercatori del Karadag Nature Reserve tramite uno studio, intitolato "The study of acoustic signals and the supposed spoken language of the dolphins" e pubblicato sul St. Petersburg Polytechnical University Journal: Physics and Mathematics, hanno scoperto che i delfini parlano tra loro utilizzando un linguaggio simile a quello degli esseri umani. In pratica si tratta della prima volta che gli scienziati sono riusciti a dimostrare, (almeno in parte), ciò che si sospettava da tempo: i delfini conversano e comunicano in modo abbastanza simile agli uomini. In sostanza i protagonisti dello studio in questione sono 2 esemplari di tursiope, (o delfino dal naso a bottiglia, scientificamente noti come Tursiops truncatus): un maschio di nome Yasha ed una femmina di nome Yana, che convivono da ormai 20 anni e che sono stati presi in esame in una piscina di 4 metri di profondità, lunga 27 metri e larga 9,5 metri. Insomma, lo strumento utilizzato per captare le conversazioni di questi due delfini è stato un idrofono, vale a dire un microfono progettato per essere utilizzato in acqua e per registrare i suoni sottomarini. Al riguardo gli scienziati fanno sapere che i delfini parlano tra loro utilizzando delle vere e proprie frasi di circa 5 parole che, si suppone, abbiano una struttura che ne influenza il significato. Infatti Vyacheslav Ryabov, principale autore dello studio, ha affermato: "Essenzialmente lo scambio tra i delfini sembra una conversazione tra due persone". Nello specifico questi mammiferi parlano tra loro utilizzando vocaboli che si differenziano per durata, spettro sonoro, volume e frequenza proprio come noi. Tuttavia l'aspetto più affascinante della scoperta non è stato solo l'utilizzo di parole, ma la dinamica dell'interazione stessa: i delfini sembrano interessati ai discorsi l'uno dell'altro ed hanno uno scambio che ricorda, appunto, quello umano attendono che l'interlocutore abbia smesso di "parlare" prima di rispondere. In tal proposito lo stesso Vyacheslav Ryabov ha spiegato: "L'analisi dei numerosi impulsi registrati dai nostri esperimenti mostra che i delfini aspettano il proprio turno e non si interrompono, questo ci fa supporre che ascoltino prima di intervenire". Comunque sia, anche se per il momento serviranno ulteriori ricerche per riuscire a "tradurre" le conversazioni dei delfini, quanto scoperto finora dimostra ancora una volta i molti punti in comune che gli esseri umani hanno con questi animali: precedenti studi avevano, infatti, evidenziato che i delfini stringono amicizie e si chiamano per nome per potersi identificare, proprio come gli uomini.


martedì 13 settembre 2016

Twitter: A partire dal 19 Settembre cambierà il conteggio del limite dei 140 caratteri.


Come era stato annunciato lo scorso Maggio, tra non molto Twitter si appresterà ad effettuare una piccola grande rivoluzione della propria piattaforma con l'obiettivo di migliorarne l'usabilità, con la speranza di guadagnare nuovi iscritti. In pratica a partire dal prossimo 19 Settembre, il Social Network ridurrà gli elementi che concorrono a consumare i famosi 140 caratteri di un tweet per lasciare maggiore spazio ai testi scritti dagli utenti: in particolare gli allegati multimediali, (ossia immagini, GIF, video, sondaggi, link, hashtag ecc...), e le citazioni di altri tweet non saranno più conteggiati perciò gli utenti potranno, appunto, godere di una maggiore flessibilità per poter scrivere i loro messaggi. Inoltre, anche se come già anticipato, questa novità non è del tutto inedita, prima d'ora Twitter non aveva mai fornito alcuna tempistica su quando questa modifica sarebbe stata implementata: la data del 19 Settembre non è stata ancora ufficializzata, ma è stata condivisa dalla redazione di The Verge, la quale ha avuto modo di parlare con alcune fonti molto vicine al Social Network. Quest'ultimo però, sollecitato sull'indiscrezione, non ha voluto commentare in alcun modo la notizia, fornendo così una tacita conferma. Per di più un'altra novità relativa alla gestione dei tweet riguarderà l'utilizzo dei tag degli utenti, (ovvero le "menzioni"), che non saranno conteggiati nei 140 caratteri solo se collocati all'inizio del tweet, regalando, così, agli iscritti ulteriore spazio per le risposte all'interno delle vaie discussioni. Tuttavia, anche se la data per il debutto delle modifiche al conteggio dei tweet sarebbe prevista, appunto, tra circa una settimana, non è chiaro se alla fine tutte le novità saranno implementate in un'unica volta oppure se arriveranno progressivamente. Ad ogni modo in precedenza Twitter aveva anche considerato la possibilità di eliminare il limite dei 140 caratteri, ma gli utenti si erano fatti sentire protestando contro questa possibile modifica; motivo per il quale il Social Network ha preferito offrire maggiore flessibilità agli iscritti semplicemente escludendo dal conteggio i contenuti "extra". In sostanza rimane il cambio di orizzonte evidente di Twitter rispetto alle origini: se prima i 140 caratteri erano il marchio di fabbrica con cui si ricercava l'essenza della comunicazione ed il formato ottimale per lo scambio di informazioni granulari, adesso questo limite verrà svuotato di tag ed allegati pur di dare spazio maggiore al testo: la conseguenza principale sarà molto probabilmente un aumento della "densità" delle informazioni nei tweet, favorendo anche l'uso di immagini ad arricchimento delle bacheche degli utenti. Comunque sia a quanto pare le azioni di Twitter, dopo aver toccato i minimi termini in tarda primavera, si sono risollevate sulla onda di voci di corridoio che ipotizzavano la presa in considerazione di una cessione a gruppi terzi. Tuttavia nessun dato sembra supportare un'inversione di tendenza nel trend al ribasso del Social Network, sempre più eclissato dall'emergere di nuovi nomi e dalla figura "ingombrante" di Facebook. Infatti, alla soglia dei 18 dollari, il titolo TWTR adesso guarderà l'esito di queste novità; anche se la sensazione è che soltanto interventi esterni di natura finanziaria possano, infine, cambiare le sorti del Social Network.