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venerdì 23 dicembre 2016

Scoperte le "radici" della dislessia.


A quanto pare il cervello delle persone affette da dislessia ingaggia una "guerra contro le parole", percependole come estranee e trovandone difficile la lettura a causa di una difficoltà ad abituarsi agli stimoli ripetitivi: ogni volta è come se fosse la prima volta ed ogni parola letta e riletta suona sempre come se fosse nuova. O almeno questo è quello che hanno scoperto di recente i neuroscienziati del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), durante uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Neuron, il quale ha permesso di scoprire le "radici" ed il "blocco" all'origine del disturbo in questione. In pratica per arrivare a tale conclusione i ricercatori americani hanno messo a confronto l'attività cerebrale di alcuni giovani con e senza difficoltà nella lettura, sottoponendoli ad una risonanza magnetica durante l'esecuzione di diverse attività, (come, ad esempio, l'ascolto di parole lette da altre persone o il riconoscimento di parole scritte, oggetti e facce): in questo modo è emerso che il cervello dei dislessici ha una minore plasticità ed adattabilità agli stimoli ripetuti nel tempo. Al riguardo gli stessi neuroscienziati hanno spiegato: "I neuroni che rispondono ad un particolare input sensoriale di solito reagiscono la prima volta in maniera più forte, mentre le volte successive danno una risposta più debole. Questo adattamento riflette i cambiamenti chimici che avvengono nei neuroni e che facilitano la reazione agli stimoli via via che diventano familiari". Tuttavia nelle persone dislessiche questo fenomeno chiave per l'apprendimento sembra essere difettoso in diverse aree: non solo quelle legate al linguaggio, ma anche quelle coinvolte nel riconoscimento di facce e oggetti; una scoperta che ha lasciato a bocca aperta gli stessi ricercatori, in quanto le persone dislessiche di solito non hanno alcuna difficoltà ad identificare volti ed oggetti. Ad ogni modo è stato proprio da qui che è nata l'ipotesi, secondo la quale, la ridotta plasticità del cervello si manifesti palesemente solo durante la lettura perché si tratta di un compito estremamente complesso, che richiede di decifrare le lettere e ricondurle a dei suoni. Tra l'altro, come ha dimostra la risonanza magnetica fatta su bambini di prima e seconda elementare, queste difficoltà sono presenti anche in giovanissima età. Difatti al riguardo i ricercatori del MIT hanno concluso dichiarando: "Abbiamo osservato la stessa identica riduzione della plasticità cerebrale, e ciò indica che questo problema compare precocemente quando si impara a leggere e non è il risultato di diverse esperienze di apprendimento". Comunque sia adesso il prossimo obiettivo degli scienziati sarà, infine, quello di verificare se lo stesso avviene anche in età prescolare, ovvero prima ancora che i bambini inizino a leggere.


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