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domenica 4 dicembre 2016

Scoperto che andare a dormire arrabbiati o di cattivo umore può essere dannoso per la salute.


A quanto pare andare a dormire avendo ancora vivo il ricordo di emozioni traumatiche o negative è una pessima idea, in quanto se ne renderà più difficile la rimozione. O almeno questa è la conclusione a cui è arrivato un recente studio condotto dall'Università di Pechino, pubblicato su Nature Communications, il quale ha dimostrato come durante il sonno il cervello operi per fissare nella memoria le associazioni sperimentate nell'arco della giornata e per forza di cose le ultime sensazioni vissute hanno una potenza maggiore. Difatti in tal proposito il suddetto studio ha sottolineato: "La capacità di sopprimere ricordi emozionali indesiderati è cruciale per la salute della mente umana". Insomma, secondo quanto hanno confermato gli autori della ricerca, la saggezza popolare che suggerisce di non andare a letto arrabbiati potrebbe avere un fondamento scientifico: ciò che lo studio mette in evidenza, infatti, è che durante il sonno il cervello organizza i ricordi e li immagazzina fissando associazioni più resistenti. Al riguardo i ricercatori cinesi hanno fatto sapere: "Questo consolidamento, tale da rendere più difficile la soppressione dei ricordi emozionali negativi potrebbe avere basi neurobiologiche, in quanto i ricordi più "caldi" attivano aree del cervello più centrali, (come l'ippocampo), mentre quelli sui quali è trascorsa una notte di sonno si distribuiscono in modo più ampio sulla corteccia cerebrale". Ad ogni modo, per entrare un po' più nei dettagli, il professor Yunzhe Liu, principale autore della ricerca in questione, ha analizzato i dati di 73 uomini grazie alla cosiddetta tecnica "think/no think", (in italiano "pensare/non pensare"). In pratica in una prima fase vengono fatte associare ad immagini raffiguranti un volto dall'espressione altrettante rappresentazioni inquietanti di diverso genere, (come un cadavere o un bambino che piange): trascorsi 30 minuti i ricercatori cinesi hanno mostrato loro nuovamente le facce neutre ed hanno richiesto 2 azioni ai volontari; vale a dire riportare alla mente l'immagine negativa associata e provare ad evitare tale associazione. Inoltre un test analogo è stato poi effettuato a 24 ore di distanza, dopo una notte di sonno: dal confronto dei risultati dei 2 esperimenti è emerso che le probabilità di sopprimere con successo le associazioni negative siano più basse nel secondo test rispetto a quello effettuato "a caldo", ossia a soli 30 minuti dall'esposizione alle immagini. Tra l'altro, prendendo come riferimento la quota di volontari in grado di ricordare le associazioni di immagini nell'uno e nell'altro test, è emerso che la soppressione efficace del ricordo avviene con una probabilità del 9%, (percentuale definita come "Suppression score"), nel primo esperimento contro una del 3% del secondo. Insomma, per farla breve, è più difficile rimuovere un ricordo dopo che un'esperienza è stata consolidata nel sonno. Comunque sia anche se gli scienziati cinesi hanno chiarito che questi meccanismi non possono essere direttamente applicati a soggetti affetti da disturbo post-traumatico da stress, hanno, infine, riconoscono che chiarire meglio come il cervello accumuli nella memoria i ricordi emozionali potrà essere di aiuto nello sviluppo di nuovi trattamenti per coloro che sono vittime di esperienze scioccanti.



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