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giovedì 8 dicembre 2016

Scoperto che la materia oscura potrebbe essere distribuita in una "ragnatela" più uniforme del previsto.


A quanto pare la materia oscura, (ossia quella materia invisibile e dalla natura ancora sconosciuta che compone almeno il 25% della massa dell'universo), potrebbe essere molto meno densa del previsto e potrebbe essere distribuita in una "ragnatela" più uniforme di quanto si pensasse; o almeno questo è quanto è emerso da una recente osservazione degli effetti in circa 15 milioni di galassie lontanissime, i cui risultati potrebbero aiutare a comprendere come si è evoluto l'universo. In pratica la scoperta, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e finanziata dal Consiglio Europeo della Ricerca, (conosciuto anche con la sigla ERC), si deve alla campagna internazionale di ricerca Kilo Degree Survey, (nota anche con la sigla KiDS), guidata dall'Università di Edimburgo, dall'Università di Leida e dalla Swinburne University of Technology, insieme all'Argelander Institute of Astronomy. In sostanza lo studio in questione, a cui ha partecipato anche l'Istituto Nazionale di Astrofisica, (meglio noto con l'acronimo INAF), si è basato sulle osservazioni del VLT Survey Telescope dell'Osservatorio Europeo Australe, (conosciuto anche con la sigla ESO), ed i dati raccolti si riferiscono ad un'area dell'universo molto ampia: pari a circa 2.200 volte la dimensione apparente della Luna piena. Tra l'altro le osservazioni, effettuate, come già anticipato, su 15 milioni di galassie distanti più di 6 miliardi di anni luce dalla Terra, hanno permesso di calcolare la massa della materia oscura sfruttando il cosiddetto fenomeno della "lente gravitazionale", vale a dire l'effetto previsto dalla teoria della relatività di Albert Einstein, secondo la quale una galassia più vicina curva ed amplifica la luce della galassia distante, ingrandendone l'immagine come farebbe, appunto, una lente. Quindi, come già spiegato, osservando le distorsioni della luce delle galassie, i ricercatori hanno dedotto che la materia oscura tende a distribuirsi in una sorta di "ragnatela" più uniforme di quanto si credesse. Insomma, il quadro generale è molto diverso dalle conclusioni a cui era arrivata la missione Planck Surveyor, dell'Agenzia Spaziale Europea, (nota anche con la sigla ESA), che nel 2013 aveva ottenuto la mappa dell'Universo primordiale utilizzando il segnale a microonde proveniente da poche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang. Al riguardo Mario Radovich, dell'Osservatorio di Padova dell'INAF, nonché uno degli autori della ricerca, ha spiegato: "La differenza delle tecniche sta proprio nel fatto che la missione Planck non ha osservato la distribuzione della materia oscura "oggi", ma l'ha ricavata sulla base di un modello evolutivo; mentre il lensing è riuscito a vedere la distribuzione di massa così come è realmente ripartito nell'universo attuale". Mentre Nicola Napolitano dell'Osservatorio di Capodimonte dell'INAF, ha, infine, concluso dichiarando: "Queste discrepanze rivelano che ci sono importanti dettagli nelle attuali teorie sull'evoluzione dell'Universo che devono essere aggiornate e che necessitano di ulteriori indagini".


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