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domenica 24 settembre 2017

Secondo un recente studio, la 6ª estinzione di massa potrebbe iniziare nel 2100.


In passato alcuni studi avevano spostato l'attenzione su quella che potrebbe essere la estinzione di massa: c'è chi ha spiegato come la Terra sia già entrata in questa fase e chi invece ha evidenziato come il pianeta possa essere, appunto, sull'orlo di una nuova estinzione di massa. Tuttavia a quanto pare questa 6ª estinzione di massa potrebbe non essere tanto lontana a causa dell'aumento delle concentrazioni di carbonio nell'atmosfera e negli oceani: la loro quantità potrebbe raggiungere il limite tollerato dall'ambiente entro il 2100 e nei successivi 10.000 anni si andrebbe incontro ad un disastro ecologico. O almeno questo è quanto ha indicato un modello pubblicato in questi giorni sulla rivista Science Advances da un gruppo di geologi e matematici del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), coordinato da Daniel Rothman, i quali l'hanno elaborato in base all'andamento del ciclo del carbonio negli ultimi 540 milioni di anni. Difatti nel corso di quest'arco di tempo sulla Terra sono avvenute ben 5 estinzioni di massa, tutte dovute all'aumento delle concentrazioni di carbonio nell'atmosfera e negli oceani: la peggiore è stata quella del Permiano-Triassico, che circa 251 milioni di anni fa fece scomparire l'81% delle specie marine ed il 70% dei vertebrati terrestri, (tra cui i dinosauri). In pratica i ricercatori si sono chiesti se l'attuale ciclo del carbonio stia attraversando un'anomalia tale da portare, appunto, ad una nuova estinzione di massa: per trovare una risposta non è stato sufficiente analizzare le emissioni di CO2 avvenute dal XIX secolo ad oggi perché anomalie del ciclo carbonio si sono verificate in un arco temporale lunghissimo, anche di milioni di anni. Motivo per il quale il gruppo di scienziati in questione hanno analizzato i cambiamenti nel ciclo del carbonio avvenuti prima delle suddette 5 estinzioni, individuando per ognuna di esse delle quantità limite, vale a dire dei valori-soglia che, se superati, l'ambiente non riesce più a tollerare e che sono stati chiamati "soglie di catastrofe". In sostanza, come già anticipato, secondo il modello, il limite potrebbe essere raggiunto nel 2100, quando le attività umane potrebbero aggiungere negli oceani una quantità di carbonio compresa tra 300 e 500 miliardi di tonnellate. Tuttavia il disastro ecologico non avverrà il giorno dopo: secondo lo stesso Daniel Rothman, ci vorrà un po' di tempo e potrebbe, infine, verificarsi nel giro di circa 10.000 anni.


sabato 23 settembre 2017

DolphinAttack, la tecnica che permette di hackerare gli assistenti vocali attraverso gli ultrasuoni.


A quanto pare è possibile prendere il controllo di tutti i principali assistenti vocali attraverso lo sfruttamento degli ultrasuoni; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente alcuni ricercatori cinesi della Zhejiang University, i quali hanno scoperto una grave vulnerabilità e l'hanno descritta all'interno di uno studio scientifico pubblicato dalla Cornell University Library. In pratica questa tecnica è stata rinominata "DolphinAttack", (molto probabilmente per via del fatto che anche i delfini utilizzano gli ultrasuoni), e, come già anticipato, è in grado di mettere a rischio in particolar modo i dispositivi Apple che utilizzano Siri, quelli Google che integrano Ok Google, (noto anche come Google Now), quelli di Amazon con Alexa e quelli Microsoft che possiedono Cortana. In sostanza entrando un po' più nei dettagli, questo sistema si basa su ultrasuoni che non possono essere sentiti dall'orecchio umano, ma che vengono percepiti dal microfono e decodificati dal software utilizzato dell'assistente vocale: il risultato è che il controllo su quest'ulitmo passa nelle mani di altre persone. Inoltre il tutto avviene sfruttando una tecnologia abbastanza semplice che richiede solamente uno smartphone, un piccolo speaker ed un amplificatore per produrre gli ultrasuoni. Motivo per il quale adesso in molti si stanno chiedendo perché vengano realizzati apparecchi che possano riconoscere ed essere controllati da ultrasuoni, non producibili da una voce umana; anche se la risposta non è univoca. Difatti se da una parte si potrebbe spiegare con il fatto che gli ultrasuoni vengano usati per facilitare il riconoscimento della voce umana, (grazie alla comparazione di un suono che li contiene con un altro che al contrario non li mostra), dall'altra si pensa che molte aziende vogliano utilizzare gli ultrasuoni per far comunicare tra loro i vari dispositivi, (da qui la necessità che i microfoni riconoscano anche queste frequenze). Tuttavia entrambe le ipotesi dimostrano come i suoni fuori dallo spettro udibile dell'uomo abbiano una loro utilità dal punto di vista tecnologico. Ad ogni modo fortunatamente questa tecnica può essere utilizzata soltanto a distanza ravvicinata: va da sé che gli assistenti vocali di dispositivi in casa risultano essere difficili da hackerare, ma non per questo sono sicuri al 100%. Comunque sia per il momento l'unico modo per potersi difendere dal "DolphinAttack" rimane quello di disabilitare l'impostazione che mantiene sempre possibile la comunicazione con l'assistente vocale; anche se in questo modo ci si ritrova, infine, nella situazione paradossale di non poter più utilizzare i vari assistenti vocali realizzati appositamente per ricevere ordini o richieste dagli utenti in qualsiasi momento.

Di seguito un breve video d'esempio:




Allo studio un vaccino contro la carie dentaria.


In questi giorni alcuni ricercatori della Chinese Academy of Sciences hanno pubblicato uno studio su Scientific Reports che descrive un vaccino in grado di prevenire l'insorgenza di carie e di conseguenza ridurre il bisogno di otturazioni. In pratica al momento i ricercatori, in collaborazione del Wuhan Institute of Virology, (noto anche con la sigla WIOV), hanno testato su dei topi da laboratorio una fusione di proteine che sembra dare risultati incoraggianti nel prevenire le infezioni che causano la carie: una delle malattie croniche più diffuse a livello mondiale, causata dalla degenerazione del tessuto del dente. Entrando un po' più nel dettaglio il team di scienziati si è accanito soprattutto contro una specifica specie di batteri particolarmente cariogena e molto presente nel cavo orale: lo Streptococcus mutans. Inoltre in studi precedenti, gli stessi ricercatori cinesi aveva testato un mix di proteine ricombinanti, (cioè ottenute a partire dalla combinazione di materiale genetico di origini differenti), del suddetto batterio e dell'Escherichia coli, che pur essendo efficace nel proteggere dalla carie portava con sé effetti collaterali indesiderati, come lesioni infiammatorie del cavo orale. Tuttavia dopo vari aggiustamenti il team ha ottenuto una seconda combinazione di queste proteine, che è stata somministrata ad alcuni gruppi di topi attraverso la cavità nasale: così facendo gli scienziati hanno scoperto che questa sorta di vaccino è risultato avere una copertura dalla carie del 64,2% nei topi non affetti dalla patologia; mentre negli esemplari con denti già cariati questa copertura scendeva al 53,9%. Tra l'altro anche se l'efficacia del preparato in questione è risultata essere equivalente a quella della prima versione, questa volta non ci sono stati effetti collaterali. Comunque sia naturalmente servirà del tempo prima che una versione adatta all'uomo sia messa a punto, ma se realizzato, un simile vaccino potrebbe risultare estremamente utile nelle aree di mondo in cui le visite dal dentista sono una rarità per via delle scarse possibilità economiche: risolvendo così problemi legati non tanto all'estetica, quanto, infine, alla facilità di masticazione e nutrizione.


giovedì 21 settembre 2017

Frank Zappa tornerà "in vita" sotto forma di ologramma ed andrà in tour nel 2018.


A quanto pare dopo Ronnie James Dio, Michael Jackson, Elvis Presley, Freddie Mercury Tupac Shakur e Billie Holiday, un'altra leggenda della musica sarebbe pronta a tornare sul palco sotto forma di ologramma. Difatti, secondo quanto fatto sapere dalla Eyellusion, (azienda nota per la produzione dell'ologramma di Ronnie James Dio e del conseguente tour mondiale), questa volta ad essere riportato "in vita" sarà Frank Zappa, che a quasi 25 anni dalla sua morte, (avvenuta il 4 Dicembre 1993 a causa di un cancro alla prostata), tornerà sul palco per una serie di concerti con alcuni suoi ex-compagni, (tra cui Ian Underwood, Denny Walley, Napoleon Murphy Brock, Steve Vai, Adrian Belew, Mike Keneally, Warren Cuccurullo, Scott Thunes, Arthur Barrow e Vinnie Colaiuta). In pratica la produzione, affidata alla Eyellusion, in collaborazione con il Zappa Family Trust, dovrebbe avere luogo verso la fine del 2017 ed i primi show saranno annunciati nel 2018: l'evento principale, (la cui data è ancora da stabilirsi), sarà una messa in scena dei tutti e tre gli atti di Joe's Garage. Al riguardo Ahmet Zappa, figlio del chitarrista nonché esecutore del Zappa Family Trust, ha dichiarato: "Sono emozionato dal fatto che Frank Zappa possa tornare in tour a suonare i suoi classici più noti e del materiale raro ed inedito. Non vediamo l'ora di riportare sul palco il suo lavoro creativo, al fianco dei musicisti con cui amava suonare, che saranno parte di questa impresa epica. Quando ho parlato con loro, erano felicissimi all'idea di suonare al fianco di Frank ancora una volta e non vedono l'ora di regalare ai fan un’esperienza indimenticabile". Tra l'altro nel progetto è coinvolta anche Diva Zappa, figlia del chitarrista, la quale ha commentato: "Frank è stato un innovatore e la sua arte ha trascinato tanti diversi tipi di media. Ha lasciato un lavoro così ampio e vogliamo festeggiare la sua musica con produzioni olografiche realmente creative ed uniche che introdurranno la sua musica ad una nuova generazione di fan e farla rivivere in tutti coloro che se la sono goduta quando era vivo. Abbiamo avuto questa idea da molti anni e dopo aver incontrato la squadra di Eyellusion sapevamo che erano i partner giusti per renderlo una realtà". Mentre Jeff Pezzuti, amministratore delegato dell'azienda che si occuperà dello sviluppo dell'ologramma in questione, ha affermato: "Siamo entusiasti di dare il benvenuto ad un artista monumentale ed importante nella nostra linea di produzione di ologrammi di musica dal vivo. Frank Zappa è stato un musicista incredibile, ineguagliabile nella sua produzione, ha affrontato tanti generi diversi ed ha influenzato una generazione di artisti che hanno contribuito a modellare la scena rock e pop per decenni a venire. Siamo amanti di musica in primo luogo e non vediamo l'ora di lavorare su un altro spettacolo che permetterà ai fan di sperimentare una musica così importante e senza tempo in un concerto dal vivo". Ad ogni modo, oltre a lavorare sull'ologramma di suo padre, Ahmet Zappa collaborerà con Eyellusion per lo sviluppo di uno business globale; difatti in tal proposito ha spiegato: "C'è una tonnellata di potenzialità inutilizzata in questo settore ed attendo con ansia di collaborare con la squadra per costruire la reputazione dell'azienda come leader di esperienza olografica, creando nuovi contenuti originali e guidando l'azienda in nuovi mercati, tra cui l'intrattenimento per le famiglie". Mentre lo stesso Jeff Pezzuti ha, infine, concluso sottolineando: "Ahmet è perfetto per la nostra squadra in crescita. Lui è instancabilmente creativo, può lavorare senza problemi alla musica ed alle produzioni visive ed è altamente rispettato in tutto il settore. Giocherà un ruolo fondamentale in tutto ciò che faremo, portando valore significativo a tutti i nostri impegni futuri".


mercoledì 20 settembre 2017

Instagram: In arrivo un layout a 4 colonne.


In questi giorni gli sviluppatori di Instagram hanno iniziato a testare una novità per i profili che tra non molto potrebbe modificare l'attuale griglia da 3 foto con un nuovo layout a 4 colonne: naturalmente, come spesso accade in questi casi, si tratta di una novità che riguarda un numero limitato di profili e quindi non è detto che alla fine il Social Network delle foto deciderà di rilasciarla ufficialmente per tutti i suoi utenti. In pratica il tutto dipende dalle reazioni di coloro che hanno avuto la fortuna di essere scelti per testare questa nuovo layout, che tuttavia, secondo le prime indiscrezioni, non sembra essere stato ben accolto. Difatti molti utenti si sono schierati contro il layout a 4 colonne per vari motivi: le lamentele arriverebbero soprattutto da aziende e fotografi che utilizzano la griglia da 3 foto per creare veri e propri mosaici artistici e che con l'introduzione di una 4ª colonna perderebbero l'ordine delle foto, vedendo il loro lavoro rovinato del tutto. Tra l'altro molti utenti lamentano anche che questa nuova ridistribuzione rende i post troppo piccoli per essere visualizzati su smartphone, obbligando di fatto gli utenti a dover aprire i singoli contenuti per visualizzare le varie foto/video. Ad ogni modo l'obiettivo di Instagram è quello di migliorare l'esperienza d'uso della piattaforma e dunque potrebbe studiare la soluzione migliore prima di introdurre una novità che potrebbe rovinare l'applicazione e provocare il malcontento degli utenti. Tuttavia, anche se spesso a dire il vero in passato numerosi utenti si sono lamentati di varie novità proposte dal Social Network delle foto, (tra cui l'introduzione dell'algoritmo che regola l'ordine in cui i contenuti vengono visualizzati), alla fine sono sempre state accettate senza problemi ed Instagram ha proseguito per la sua strada. Comunque sia, come già spiegato, per il momento il layout a 4 colonne si trova in fase di sperimentazione e non è dato sapere se né quando verrà introdotta per tutti gli utenti, l'unica cosa certa è che, se la novità dovrebbe essere, infine, approvata, arriverà prossimamente all'interno di un aggiornamento per l'applicazione sui vari dispositivi.

Di seguito alcune immagini:
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martedì 19 settembre 2017

WntA, il gene "pittore" che dipinge le ali delle farfalle.


A quanto pare le ali delle farfalle sono un capolavoro dell'evoluzione creato in quasi 60 milioni di anni da un solo gene "pittore" che ha deciso disegni e colori per le varie specie; o almeno questo è quanto ha scoperto un gruppo internazionale di ricerca, coordinato da Arnaud Martin, della George Washington University, e da Robert Reed, della Cornell University, i quali hanno utilizzato la famosa tecnica Crispr-Cas9, (una sorta di "taglia-incolla" del DNA), per spiegare il ruolo di questo gene. In pratica lo studio, condotto presso lo Smithsonian Tropical Research Institute di Panama, è stato pubblicato sulla rivista PNAS e potrebbe aprire interessanti prospettive anche per la ricerca sull'evoluzione del corpo umano, cervello incluso. Al riguardo lo stesso Arnaud Martin ha spiegato: "Sappiamo perché le farfalle hanno bellissimi disegni colorati e quale sia la loro funzione: solitamente questi servono per la selezione sessuale, per trovare un partner oppure è una forma di adattamento, per proteggersi dai predatori. Ciò che è davvero misterioso è invece come sia possibile disegnare questi punti e queste strisce, come si generi questa complessità ed in che modo sia stata regolata una determinata caratteristica nei lunghi tempi dell'evoluzione". O così era finora, in quanto, come già anticipato, durante la suddetta ricerca gli scienziati hanno modificato il DNA di 7 specie di farfalle, (tra cui la farfalla monarca, famosa per l'accesa tinta arancione; oltre che per le migrazioni epiche che compie tra Nord e Centro America), con la suddetta tecnica, (ovvero la più in voga per la modificazione genetica di precisione e che è praticamente universale, nel senso che sembra funzionare in tutti i tipi di organismi viventi), in modo da rimuovere il gene WntA, che negli insetti controlla lo sviluppo delle varie parti del corpo, scoprendo che senza di esso i tipici disegni delle ali delle varie specie di farfalle venivano alterati. Entrando un po' più nei dettagli, i ricercatori hanno osservato come a seguito dei loro esperimenti molti esemplari si siano sbiaditi, fino a somigliare a delle foto in bianco e nero, e come in una specie, (ossia la Junonia coenia), il nero si sia illuminato con un tocco blu iridescente; inoltre anche i motivi delle ali risultavano cambiati. In tal proposito Arnaud Martin ha, infine, concluso precisando: "La Crispr ci ha permesso non solo di capire che con l'evoluzione questo gene ha assunto molteplici ruoli nella stessa specie, ma attraverso un massiccio confronto tra diverse specie ci ha permesso di capire che i diversi schemi seguiti dall'evoluzione sono variazioni di un unico tema comune. Questa ricerca è fondamentale, perché si tratta di capire da dove e come siamo arrivati fin qui. In un certo senso l'ala di una farfalla è come una tela bianca dove chiazze di cellule si sviluppano per uno specifico obiettivo, e questo vale anche per la nostra anatomia. Per fare cervelli complicati, ad esempio, servono schemi differenti. Quello che non sappiamo è come si sviluppino. Ed è qui che entrano in gioco le farfalle".

Di seguito alcune immagini:
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lunedì 18 settembre 2017

CCleaner: Hacker inseriscono una backdoor all'interno di alcune versioni per distribuire malware.


In questi giorni alcuni ricercatori di Cisco Talos hanno scoperto che un gruppo di hacker è riuscito a modificare l'installer di alcune versioni del popolare software CCleaner, inserendo una backdoor che consente la distribuzione di malware a milioni di computer in tutto il mondo. Fortunatamente AVAST, (che ha acquisito Piriform, i creatori del software in questione, lo scorso Luglio), è già intervenuta per bloccare la diffusione della minaccia, rimuovendo le versioni "incriminate"; anche se non ha tuttavia spiegato in che modo i cybercriminali hanno avuto accesso ai loro server. Difatti al riguardo i ricercatori di sicurezza di Piriform hanno spiegato: "Abbiamo rilevato un'attività sospetta lo scorso 12 Settembre ed abbiamo scoperto che un indirizzo IP sconosciuto ha caricato sui nostri server delle versioni modificate del software. Queste contenevano una backdoor con cui gli hacker avrebbero potuto entrare nel vostro Pc senza autorizzazione. Abbiamo lavorato con le forze dell'ordine per risolvere immediatamente il problema". In pratica, secondo recenti stime, CCleaner è risultato essere uno dei software di pulizia più usati in assoluto, (si contano oltre 130 milioni di utenti in tutto il mondo e circa 5 milioni di download ogni mese), in quanto permette di effettuare la manutenzione periodica e l'ottimizzazione delle prestazioni dei computer e degli smartphone, eliminando file superflui con estrema facilità: viene da sé che con numeri così importanti il rischio di una diffusione del malware su larga scala è piuttosto elevato. Ad ogni modo, entrando un po' più nei dettagli, gli esperti di Cisco Talos hanno individuato del codice infetto all'interno dell'installer a 32 bit della versione 5.33 pubblicata sul sito ufficiale dal 15 Agosto all'11 Settembre e nella versione 1.07.3191 di CCleaner Cloud. Inoltre, come spiegato anche dal ricercatore Craig Williams, l'attacco informatico ai danni di CCleaner è molto sofisticato visto che è riuscito a penetrare un software di ottima qualità, e probabilmente è stato reso possibile grazie alla manomissione dei computer degli sviluppatori: i malintenzionati hanno inserito un malware multi-stage e firmato il software con un certificato valido, rilasciato da Symantec. Insomma, in qualche modo il processo di sviluppo di CCleaner è stato compromesso ed è probabile che i cybercriminali abbiamo avuto accesso ai sistemi di Piriform tramite un account dell'azienda oppure siano stati aiutati da un "insider". Come se non bastasse, il codice inserito nell'installer è piuttosto complesso ed esegue una serie di operazioni per evitare di essere rilevato dai sistemi di analisi automatica: dopo aver verificato che l'utente possiede i privilegi dell'amministratore, il malware raccoglie i dati del sistema e li invia ad un server remoto. Per fortuna, secondo gli esperti, l'accatto hacker ai danni degli utenti di CCleaner è ad uno stadio iniziale, il che significa che per il momento il software maligno sta ancora raccogliendo dati tramite le macchine infette e quindi non avrebbe ancora distribuito il malware sui computer delle vittime. Comunque sia, considerando che, come già anticipato, le versione infetta è la 5.33.6162, sarebbe consigliabile che tutti gli utenti si apprestino a scaricare il prima possibile l'ultima versione, (ovvero la 5.34.6207); mentre gli utenti CCleaner Cloud hanno già ricevuto un aggiornamento automatico. Per di più, anche se Piriform ha comunicato che il pericolo è cessato, chi ha installato la vecchia release di CCleaner dovrebbe ripristinare lo stato del computer ad una data precedente oppure, (nel caso in cui ciò non fosse possibile), potrebbe provare, infine, a fare una scansione utilizzando tool come Immunet per una maggiore sicurezza.

*(Aggiornamento del 22/09/2017): A quanto pare gli autori del malware hanno sfruttato la sua popolarità per colpire bersagli specifici ed anche se i nomi delle aziende che sono stati coinvolti nell'attacco non sono stati divulgati, dall'analisi dei file è emerso chiaramente che CCleaner è stato utilizzato come strumento per lo spionaggio industriale. Difatti i ricercatori di Cisco Talos hanno analizzato i file trovati sul server sequestrato ed hanno scoperto che i bersagli dell'attacco erano diverse aziende tech, tra cui Microsoft, Samsung, Google, Intel e la stessa Cisco. Insomma, l'obiettivo era accedere ai computer e rubare proprietà intellettuali. Comunque sia anche se alcune parti del codice sono simili a quelle usate in passato da un gruppo di cracker associati ai servizi di intelligence cinese, ciò non permette di attribuire con assoluta certezza la paternità dell'attacco.


domenica 17 settembre 2017

The Pirate Bay: La CPU dei visitatori è stata sfruttata per il "mining" di criptovalute.


A quanto pare The Pirate Bay è stato colto con le mani nel sacco da un'analisi del codice javascript che ha messo in evidenza come il famoso sito di file sharing di file Torrent abbia inserito un cosiddetto "miner di criptovalute" all'interno di alcune sue pagine, al fine di sfruttare la potenza di calcolo dei processori dei visitatori per fare soldi; il tutto all'insaputa degli utenti. O almeno questo è quanto ha fatto sapere la redazione di TorrentFreak tramite un articolo nel quale si può leggere: «Alcune ore fa molti utenti di Pirate Bay hanno iniziato a notare che l'uso della loro CPU era cresciuto in modo netto visitando determinate pagine del sito. Dopo un'approfondita ispezione è emerso che questi picchi erano causati da un miner di Bitcoin integrato nel sito. Il codice in questione è nascosto nel piè di pagina del sito ed utilizza un miner fornito da Coinhive. Questo servizio offre ai proprietari del sito l'opzione di convertire la potenza della CPU degli utenti in monete Monero». In pratica, entrando un po' più nei dettagli, il miner in questione stato scoperto all'interno dei risultati di ricerca e nelle varie categorie, ma non nella homepage o nelle singole pagine dei file Torrent. Naturalmente nel giro di poche ore la notizia ha iniziato a circolare sul forum ufficiale del sito ed in altri del settore ed non è stata accolta positivamente, tanto che alcuni utenti hanno suggerito di bloccare o disabilitare javascript dal browser o tramite add-on come NoScript e ScriptBlock, oppure bloccare direttamente l'URL del miner con un ad-blocker. Tuttavia diverse ore dopo la pubblicazione della notizia in questione TorrentFreak ha pubblicato un piccolo aggiornamento all'articolo, molto probabilmente dopo aver parlato con un portavoce di The Pirate Bay. Difatti al riguardo si può leggere: «Ci è stato detto che il miner è stato testato per un breve periodo di tempo, (circa 24 ore), come nuovo modo per generare entrate. Questo potrebbe sostituire gli annunci pubblicitari sul sito». Comunque sia, come già anticipato, in attesa di vedere se la sperimentazione si ripeterà e se diventerà un metodo a tempo indeterminato, la Rete si è già divisa: c'è chi non ha apprezzato per niente la mancanza di comunicazione; chi si dice del tutto contrario; chi si è schierato dalla parte di The Pirate Bay, vedendo in questo nuovo sistema un metodo realmente utile per bypassare l'utilizzo di fastidiosi banner pubblicitari e popup; e chi invece parla di ipocrisia, sottolineando, infine, che un servizio per la circolazione di materiale pirata non dovrebbe far soldi se non quelli utili al sostentamento del servizio stesso.

Di seguito il codice "incriminato":
https://torrentfreak.com/images/foot.png



venerdì 15 settembre 2017

Creato un cerotto "brucia grassi" che potrebbe aiutare a combattere obesità e diabete.


In questi giorni, tramite uno studio pubblicato sulla rivista scientifica specializzata ACS Nano, alcuni ricercatori del Centro Medico dell'Università Columbia, (noto anche con la sigla CUMC), e dell'Università statale della Carolina del Nord hanno fatto sapere di aver messo a punto un cerotto "brucia grassi" in grado di trasformare tessuto adiposo bianco, (detto anche di deposito), in tessuto adiposo bruno, (che ha la funzione di produrre calore), e che potrebbe diventare la futura arma per eliminare il grasso nei punti indesiderati e per combattere l'obesità. In pratica per anni gli scienziati di tutto il mondo hanno cercato soluzioni per avviare artificialmente questo processo, (che scientificamente si chiama "browning" e che avviene in modo naturale quando il corpo è esposto a basse temperature), in modo da trattare l'obesità ed il diabete, ma finora nessuno, (o quasi), c'era mai riuscito realmente. Al riguardo Li Qiang, uno dei principali autori della ricerca, ha spiegato: "Ci sono diversi farmaci disponibili a livello clinico che permettono di farlo, ma tutti devono essere somministrati come pillole o iniezioni. Questo espone tutto l'organismo al farmaco, che può comportare effetti collaterali come disturbi di stomaco, aumento di peso e fratture. Il nostro cerotto sembra alleviare queste complicazioni rilasciando la maggior parte del farmaco direttamente nel tessuto adiposo". In sostanza il segreto di questo cerotto "brucia grassi" risiede nella nanotecnologia: attraverso aghi microscopici con un diametro di appena 250 nanometri, (ossia più sottili di un capello, il quale generalmente ha un diametro di 100.000 nanometri), questo cerotto penetra nella pelle e nel tessuto adiposo sottostante rilascia gradualmente le particelle di un farmaco, che avvia il processo di "browning". In tal proposito Zhen Gu, coautore dello studio in questione, ha affermato: "Le nanoparticelle sono state progettate per trattenere efficacemente il farmaco e poi collassare gradualmente, rilasciandolo nel tessuto vicino in modo sostenibile invece di diffondere rapidamente il farmaco in tutto il corpo". Ad ogni modo per il momento il cerotto è stato testato con grande efficienza su alcuni topi obesi ai quali sono stati applicati 2 cerotti ai lati del ventre: uno in grado di rilasciare delle molecole di farmaci noti per la loro funzione "brucia grassi" e l'altro completamente inattivo. Tra l'altro tali cerotti sono stati sostituiti ogni 3 giorni e l'intero ciclo è durato 4 settimane: i risultati hanno mostrato come, solo dopo una settimana, il lato in cui era stato applicato un cerotto "brucia grassi" ha avuto una riduzione del grasso del 20% rispetto al lato in cui era stato applicato un cerotto normale. Inoltre, come già anticipato, attraverso le analisi sui roditori i ricercatori hanno rilevato la trasformazione del tessuto adiposo bianco in bruno, che negli uomini è presente soprattutto nei neonati e scompare, (ma non del tutto), man mano che si cresce. Comunque sia il prossimo passo degli scienziati sarebbe quello di programmare i test sull'uomo; anche se prima bisognerà studiare quali molecole funzionano meglio per gli esseri umani. Al riguardo lo stesso Zhen Gu ha, infine, concluso dichiarando: "Molte persone saranno senza dubbio eccitate di sapere che possiamo offrire loro un'alternativa non invasiva alla liposuzione per ridurre le maniglie d'amore. La cosa molto più importante è che il nostro cerotto potrebbe fornire un mezzo sicuro ed efficace per trattare l'obesità e le relative patologie metaboliche come il diabete".

Di seguito alcune immagini:
https://s26.postimg.org/ncxjcaa7t/Microneedle-_Patch-for-_Obesity-_Treatment.jpg
https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/sites/5/2017/09/cerottobg.jpg
http://pubs.acs.org/appl/literatum/publisher/achs/journals/content/ancac3/0/ancac3.ahead-of-print/acsnano.7b04348/20170913/images/medium/nn-2017-04348n_0006.gif
...ed un video di presentazione:



MEGADETH: "Abbiamo iniziato a mettere insieme le idee per il nuovo album"; parola di David Ellefson.


A quanto pare i Megadeth, (attualmente impegnati in tour in un raro ruolo di supporto per gli Scorpions), avrebbero iniziato a buttare giù le basi di quello che sarà il successore di "Dystopia", (il loro 15° album pubblicato a Gennaio 2016). O almeno questo è quanto ha fatto sapere il bassista David Ellefson, in una recente intervista concessa a SpazioRock, durante la quale ha dichiarato: "Abbiamo iniziato a mettere insieme qualcosa... di solito il nostro processo creativo è strutturato in maniera graduale: partiamo componendo riff, scrivendo qualche testo e da lì iniziamo a pensare alla direzione che prenderà il nuovo lavoro. Mentre siamo sul tourbus, di sera tarda discutiamo riguardo il processo, alla location in cui registreremo ed in generale a come dovrà essere il nuovo album. È bello che stiamo già pensando a questo. Completeremo il tour a Novembre ed attualmente la nostra intenzione è quella di cominciare a lavorare alla registrazione dell'album dopo quello". Ad ogni modo quando gli è stato chiesto quale fosse il più grande rimpianto nella sua carriera con i Megadeth, il bassista ha dichiarato: "Non so se ho qualche rimpianto ad essere sincero. Perché il rammarico è un po' come restare attaccati all'aspettativa di come qualcosa doveva andare ed arrabbiarsi perché non è andata come volevi. Penso che si arriva ad un punto in cui lo accetti per quello che è e ti dici: "Beh, quello è stato un po' strano". E poi ti chiedi: "Cosa posso imparare da quella situazione?". Successivamente David Ellefson ha concluso parlato anche del suo tempo fuori dalla band e di come abbia tratto vantaggio da questo, dicendo che gli ha permesso di crescere e divertirsi da adulto quando è tornato nella band. Al riguardo le sue parole sono, infine, state: "C'è stato un periodo in cui i Megadeth si sono sciolti, nel 2002, e poi nel 2004, Dave ed io abbiamo parlando per cercare di ritrovarci: non eravamo realmente sulla stessa pagina e ad un certo punto mi sono solo "sganciato" ed ho lasciato andare i Megadeth per la loro strada; anche se nel mio cuore sapevo che il tutto sarebbe tornato nuovamente indietro. Non deve essere necessariamente un litigio: abbiamo dovuto superare qualche "sfida" ma alla fine tutto è passato. Quando ci ripenso mi rendo conto che mi ha permesso di crescere. Una cosa del far parte di una rock band è quel perenne senso di giovinezza che non permette a molte persone di crescere e può essere molto dannoso per la tua anima e te stesso come essere umano perché siamo destinati a crescere ed andare avanti. Quando rimaniamo in questo stato di eterna adolescenza è molto dannoso, ecco perché molte persone si danno alla droga e non affrontano le cose e la vita. Quel periodo in cui sono stato lontano dai Megadeth mi ha permesso di crescere e diventare un uomo migliore con i piedi per terra ed ha permesso a Dave di fare alcune esperienze esterne. Quindi quando ci siamo rincontrati nel 2010, eravamo due adulti. Non dipendevamo più l'uno dall'altro, eravamo più interdipendenti. Eravamo due uomini indipendenti ed apprezzavamo l'interdipendenza dei rispettivi ruoli che avevamo nei Megadeth. Guardando indietro credo che sia stata una magnifica stagione e credo che come risultato i Megadeth fossero molto più forti e migliori. Penso che ci siamo goduti molto meglio il viaggio insieme in quanto eravamo due adulti che si divertivano con qualcosa che avevano iniziato quando ero un adolescente, (lui aveva 21 anni ed io 18)! È importante essere in grado di crescere e maturare ed apprezzare quello che abbiamo".

Di seguito l'intera intervista:
(la parte riguardante il novo album inizia al minuto 7:20 circa; mentre quella relativa al rimpianto nei Megadeth inizia intorno al minuto 12:25).



mercoledì 13 settembre 2017

BlueBorne, la vulnerabilità zero-day presente nel Bluetooth di Android, iOS, Windows e Linux.


In questi giorni gli esperti di sicurezza di Armis Labs hanno scoperto ben 8 vulnerabilità zero-day, (quattro delle quali considerate critiche), che consentono di prendere il controllo di dispositivi Android, iOS, Windows e Linux, sfruttando la connessione Bluetooth: si tratta di un insieme di bug, denominato BlueBorne, che permette di eseguire varie tipologie di attacchi, (inclusi quelli man-in-the-middle e l'esecuzione arbitraria di codice remoto), senza l'interazione dell'utente. In pratica queste vulnerabilità potrebbero teoricamente colpire circa 5,3 miliardi di dispositivi che integrano un chip Bluetooth e la sua pericolosità risiede sostanzialmente nelle modalità di propagazione: a differenza della maggioranza degli attacchi non richiede una connessione ad Internet e l'utente non deve cliccare su un link e scaricare un file infetto. Tra l'altro BlueBorne è molto "contagioso", in quanto l'attacco viene eseguito in pochi secondi per via aerea eludendo i tradizionali sistemi di protezione e può passare facilmente da un dispositivo all'altro, anche senza pairing. Inoltre le vulnerabilità zero-day scoperte dai ricercatori di Armis Labs dipendono dall'implementazione dello standard Bluetooth da parte dei singoli produttori. Ad ogni modo, anche se il rischio maggiore è per gli utenti Android, (considerata la diffusione del sistema operativo), tutte le grandi aziende coinvolte sono subito ricorse ai ripari, almeno in parte: Google ha rilasciato una patch per Marshmallow e Nougat, ma molti produttori non distribuiranno nessun aggiornamento, soprattutto se il dispositivo è vecchio; per gli utenti iOS sarebbe consigliabile installare la versione 10 o successive; Microsoft ha corretto la vulnerabilità con il patch day di ieri sera per tutti i sistemi operativi Windows supportati; ed i dispositivi Linux, (inclusi quelli con Tizen), dovrebbero essere aggiornati nei prossimi giorni. Comunque sia per fortuna BlueBorne ha alcune limitazioni: è necessario scrivere diversi exploit per ogni sistema operativo ed il malintenzionato deve essere piuttosto vicino alla potenziale vittima, (si parla di u raggio di una decina di metri); anche se la soluzione migliore sarebbe, infine, quella di disattivare il Bluetooth quando non viene utilizzato.

Di seguito un video che riassume il tutto:

...ed alcuni video che mostrano vari esempi di attacco:






Dimostrato che i tatuaggi liberano nanoparticelle di colore che viaggiano nel sangue ed arrivano ai linfonodi.


Chi decide di farsi un tatuaggio sa benissimo che questo resterà per sempre parte di sé, ma a quanto pare ignora quanto tutto questo possa causare nel profondo: i tattoo, infatti, non restano fermi in un angolino della pelle e con il passare del tempo gli elementi che compongono l'inchiostro si staccano e migrano, viaggiano all'interno del corpo e nel sangue in forma di nanoparticelle, (delle dimensioni inferiori ad un milionesimo di millimetro), fino ad arrivare ai linfonodi, vere e proprie "sentinelle" delle difese immunitarie. O almeno questo è quanto è stato osservato da un team di scienziati del Federal Institute for Risk Assessment, (noto anche con la sigla BfR), dell'European Synchrotron Radiation Facility, (conosciuto anche con la sigla ESRF), dell'Università Ludwig Maximilian e del Physikalisch-Technische Bundesanstalt in uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Scientific Reports, il quale ha focalizzato l'attenzione su possibili rischi non ancora studiati. In pratica, come hanno sottolineato anche gli stessi ricercatori, si tratta della prima volta che vengono rilevate prove analitiche del trasporto di pigmenti organici ed inorganici e di impurità di elementi tossici. Al riguardo Hiram Castillo, uno degli autori dello studio nonché scienziato dell'ESRF, ha spiegato: "Quando qualcuno vuole farsi un tatuaggio è molto attento a rivolgersi a centri che utilizzano aghi sterili monouso, ma tuttavia nessuno controlla la composizione chimica dei colori. Il nostro studio ha mostrato che forse sarebbe giusto farlo». In realtà si sa poco sulle potenziali impurità delle miscele di colore applicate alla pelle: la maggior parte degli inchiostri da tatuaggio contengono pigmenti organici, ma includono anche conservanti e contaminanti come nichel, cromo, manganese e cobalto. Per di più oltre al cosiddetto "carbon black", il secondo ingrediente più comunemente utilizzato negli inchiostri per tattoo è il biossido di titanio, un pigmento bianco normalmente applicato per creare alcune tonalità, mescolato con coloranti e che viene anche usato negli additivi alimentari, negli schermi solari, nelle vernici: spesso la guarigione ritardata, insieme all'elevazione della pelle ed al prurito, è associata a tatuaggi bianchi ed all'effetto dell'uso di questa sostanza. Comunque sia finora i pericoli che derivano potenzialmente dai tatuaggi erano stati studiati solo con l'analisi chimica degli inchiostri e dei loro prodotti di degradazione in vitro. Mentre adesso gli scienziati hanno proceduto alla caratterizzazione profonda dei pigmenti ex vivo nei tessuti tatuati e, grazie a delle misurazioni con la tecnica della fluorescenza a raggi X, sono riusciti ad ottenere delle immagini molto chiara sulla posizione del biossido di titanio e delle altre sostanze contaminanti in versione micro e nano sia nella pelle che nell'ambiente linfatico. In tal proposito Bernhard Hesse, secondo autore dello studio in questione, ha concluso dichiarando: "Sapevamo già che i pigmenti viaggiano dai tatuaggi ai linfonodi per via delle prove visive: i linfonodi diventano del colore del tatuaggio. È la risposta del corpo per pulire il sito di ingresso del tattoo. Tuttavia quello che ancora non sapevamo è che migrano in una forma nano; il che implica che non possano avere lo stesso comportamento delle particelle a livello micro. È questo il problema: non sappiamo come reagiscono le nanoparticelle".


Di seguito alcune immagini:
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lunedì 11 settembre 2017

Twitter: In arrivo le "Tweetstorm" per superare il limite dei 140 caratteri grazie a tweet concatenati tra loro.


A quanto pare Twitter le sta pensando davvero tutte per superare il limite dei 140 caratteri dei tweet; anche se questa volta non sta pensando di eliminare del tutto questo limite ma starebbe testando una nuova funzionalità che permetterà di pubblicare più tweet concatenati tra loro per consentire agli utenti di pubblicare un messaggio che normalmente richiederebbe, appunto, più di 140 caratteri. In pratica si tratta di una novità che, come già anticipato, attualmente si trova in fase di test all'interno di un gruppo ristretto di utenti Android e non è chiaro se né quando sarà lanciata, in quanto Twitter non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito. Tuttavia da quello che è stato possibile capire, questa nuova funzionalità, (soprannominata "Tweetstorm"), dovrebbe consentire di scrivere messaggi più lunghi che poi saranno divisi in tweet da 140 caratteri ciascuno, i quali che saranno poi pubblicati tutti insieme all'interno di uno stesso thread. In sostanza una cosa simile è già possibile, ma solo manualmente, scrivendo e pubblicando a ripetizione più tweet come fossero risposte al primo in modo che in timeline risultassero consequenziali, come in un'unica conversazione: questa nuova funzionalità renderebbe il tutto automatico. Insomma, si tratta di una novità abbastanza interessante che dovrebbe semplificare, (e non di poco), l'esperienza d'uso: difatti il limite imposto dal Social Network dai 140 caratteri stanno stretti a molte persone; non a caso in passato Twitter aveva anche pensato di rimuovere questo limite. Tuttavia molti utenti si erano ribellati, affermando che i 140 caratteri sono il segno distintivo della piattaforma: per offrire maggiore spazio per i tweet, i responsabili del sito avevano quindi deciso di non conteggiare più nei 140 caratteri link, immagini ed altri elementi. Comunque sia l'idea di base sarebbe ottima e costituirebbe una naturale evoluzione delle soluzioni già trovate per mantenere il limite strutturale della piattaforma; senza contare che con l'arrivo di questa novità gli utenti dovrebbero, infine, avere una possibilità in più di poter scrivere tweet più lunghi con maggiore semplicità.

Di seguito alcuni screenshot:
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Automobile.it presenta lo speciale "Auto a guida autonoma, presente e futuro delle self driving cars".


Self driving cars, auto a guida autonoma, auto driverless; comunque le si chiami le "auto che si guidano da sole" attirano l'attenzione di appassionati ed addetti ai lavori e sono pronte a cambiare le abitudini di tutti. Ed è stato per capire meglio l'attuale livello di sviluppo che automobile.it, (noto sito di compravendita di auto nuove e usate del gruppo eBay), ha deciso di pubblicare lo speciale "Auto a guida autonoma, presente e futuro delle self driving cars", nel quale cui ha ripercorso la storia delle self driving cars ed ha tracciato alcuni possibili scenari. In pratica, secondo quanto riportato dal sito, i primi "esperimenti" di auto senza conducente non sono così recenti come si potrebbe pensare ma risalgono addirittura al 1925 quando Houdina Radio Control presentò il Linrrican Wonder, ovvero il primo prototipo di veicolo radiocomandato. Naturalmente non aveva nulla a che vedere con le auto a guida autonoma che potrebbero circolare sulle strade nel prossimo futuro. In sostanza, come noto, attualmente grandi case automobilistiche come General Motors, Ford, Volkswagen, Mercedes-Benz, Audi, Toyota, Nissan, Volvo, BMW e di aziende futuristiche come Google e Tesla sono tutte impegnate nello sviluppo di veicoli a guida autonoma con l'obiettivo di realizzare una self driving car di Livello 5: un'auto che sia in grado di funzionare in completa autonomia e che possa affrontare ogni situazione senza la presenza del guidatore. Ad ogni modo stabilito che ormai il futuro è proiettato verso la cosiddetta "passenger economy", (ovvero un'economia in cui tutti saranno, appunto, passeggeri), i vari Paesi sono al lavoro per chiarire il quadro normativo ed etico necessario alla circolazione delle self driving cars e rispondere a domande del tipo: "Chi paga in caso di danni a cose o persone?"; "La responsabilità è del proprietario o dell'azienda produttrice?"; "Come programmare il comportamento delle auto in caso di incidente?". Insomma, si tratta di quesiti che hanno bisogno di risposte chiare ma che tuttavia non sembrano intaccare il giro d'affari legato allo sviluppo delle auto driverless: Strategy Analytics, (un gruppo di esperti in ricerca ed analisi), ha, infatti, calcolato un business di 800 miliardi di dollari per il 2035 e di 7 triliardi di dollari per il 2050; cifre che danno l'idea di quanto la strada sia già stata tracciata. Ma non è tutto; lo speciale "Auto a guida autonoma, presente e futuro delle self driving cars" di automobile.it elenca anche i vantaggi e gli svantaggi di tale tecnologia: se da un lato ci sono il multitasking, la sicurezza, l'efficienza, il meno traffico e la possibilità di non escludere nessuno e non fare discriminazioni verso i disabili, dall'altro ci sono l'inconvenienza di dover essere costretti a fare tante fermate con in treno, la possibilità che l'auto autonoma vada in tilt, la necessità di creare una nuova legislazione, i costi elevati, i posti di lavoro a rischio, la possibilità che le condizioni meteo rendano la auto a guida autonoma inutilizzabili e il problema di poter imbattersi in attacchi hacker, considerato che non esiste un computer che ne sia immune. Comunque sia lo speciale in questione ha lasciato spazio a qualche curiosità; ad esempio, viene spiegato come gli analisti di Morgan Stanley stimino che a beneficiare dello sviluppo delle self driving cars saranno anche le industrie della ristorazione e degli alcoolici che vedranno crescere il loro giro d'affari fino a 98 miliardi di dollari all'anno: difatti senza il problema del tasso alcolemico alla guida ed il rischio di ritiro della patente, il consumo dei drink pro capite a settimana potrebbe, infine, salire dall'1,5 al 2,5.

In collaborazione con BizUp ed Automobile.it



domenica 10 settembre 2017

Scoperto che la qualità del sonno delle madri può influenzare il riposo dei loro bambini.


A quanto pare se la mamma soffre d'insonnia, è probabile che anche il bambino faccia fatica ad addormentarsi; o almeno questo è quanto ha messo in evidenza uno studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Basilea e dell'Università di Warwick, coordinati da Sakari Lemola, e pubblicato di recente sulla rivista Sleep Medicine, nel quale viene mostrato come la qualità del sonno delle madri, (ma non quella dei papà), può influenzare il riposo dei figli. In pratica durante tale ricerca gli scienziati hanno analizzato la qualità e la quantità del sonno di 191 bambini sani, di età compresa tra 7 e 12 anni, e dei rispettivi genitori. Inoltre il risposo dei piccoli è stato esaminato durante una notte in cui hanno dormito a casa propria attraverso l'elettroencefalografia, un esame che consente di registrare l'attività elettrica del cervello e d'identificare le differenti fasi del sonno. Successivamente i ricercatori hanno intervistato i genitori, chiedendo loro informazioni sulla propria qualità del sonno e su quella dei loro figli. Così facendo, è emerso che, mentre il riposo dei papà non influiva sul sonno dei bambini, quello delle loro mamme era capace d'influenzarlo: nello specifico, è stato osservato che, come già anticipato, i figli delle donne che tendevano a soffrire d'insonnia si addormentavano più tardi, dormivano di meno e trascorrevano meno tempo nelle fasi di sonno profondo. Al riguardo i ricercatori hanno ipotizzato che il riposo delle madri influenza maggiormente quello dei figli perché generalmente le mamme trascorrono più tempo con i loro bambini rispetto ai papà, (soprattutto durante i primi anni di vita), e pertanto la possibilità d'influenzarsi reciprocamente appare maggiore. Tra l'altro gli autori dello studio in questione hanno sostenuto che questo fenomeno potrebbe essere dovuto al fatto che i bambini cercano di imitare le abitudini dei genitori, per cui hanno minori probabilità di andare a letto presto se mamma e papà restano alzati fino a tardi. Per di più gli studiosi hanno affermato che le discussioni in famiglia potrebbero turbare i bambini, rendendo più difficile per loro prendere sonno. Ma non è tutto: lo studio ha suggerito che i genitori che soffrono di disturbi del sonno potrebbero avere la tendenza a controllare troppo assiduamente il risposo dei figli, finendo per influire negativamente sulla loro qualità del sonno; motivi per i quali gli studiosi hanno reputato che la propensione a dormire poco sia ereditaria e venga trasmessa dai genitori ai figli attraverso i geni. In tal proposito lo stesso haSakari Lemola ha, infine, spiegato: "Questi risultati sono importanti perché durante l'infanzia il sonno è essenziale per il benessere e lo sviluppo. Il nostro studio dimostra che il sonno dei bambini dovrebbe essere considerato nell'ambito del contesto familiare. In particolare il sonno della madre sembra essere importante per il modo in cui i bambini in età scolare dormono".


Reddit abbandona l'open source e ritorna a chiudere il suo codice sorgente.


A quanto pare Reddit ha deciso di ritornare a chiudere il suo codice sorgente e di conseguenza smettere di essere un progetto open source; o almeno questo è quanto è stato annunciato tramite un post ufficiale pubblicato sulla piattaforma stessa e firmato Christopher Slowe, ovvero lo sviluppatore originale del codice, nel quale si parla di una scelta dettata dalle nuove sfide competitive. Inoltre si tratta di un cambio di strategia che coincide con la chiusura di due thread sulla piattaforma utilizzati, appunto, per discutere del codice della stessa: reddit/reddit e reddit/reddit-mobile, i quali risultano archiviati ed ancora accessibili ma non più aggiornabili. Ad ogni modo, per chi non lo sapesse, Reddit aveva deciso di rendere pubblico il suo codice sorgente il 18 Giugno 2008, quando il forum era agli albori e si trattava di una scelta logica sia alla luce delle possibilità di investimento che della sua sopravvivenza: all'epoca ricorrere all'aiuto della comunità significava, infatti, garantirsi quegli interventi e quegli aggiornamenti necessari a continuare a rimanere online, nonché garantire che anche in caso di fallimento dell'azienda il software rimanesse in mano agli utenti. Tuttavia da allora sono cambiate tante cose e, nonostante i problemi di tenuta di community e di moderazione, Reddit è cresciuto notevolmente, fino ad imporsi come realtà online ed organizzazione più strutturata: ciò non significa solo che le precedenti necessità sono scompare, ma anche che i modi e le tempistiche di sviluppo di una realtà open source finiscono per ostacolare il lavoro interno alla compagnia. Al riguardo lo stesso Christopher Slowe ha raccontato come lo sviluppo di alcune nuove funzioni, (come, ad esempio, quella dei video nativi introdotta di recente in fase beta), si scontra con il rischio di vederle circolare prima che siano pronte, magari a tutto vantaggio dei concorrenti diretti che avranno la possibilità di vedere in anticipo le loro mosse. Tra l'altro questo ha portato, per esempio, ad un lavoro separato tra sviluppatori interni e quelli del codice open source della community e ad una sempre maggiore distanza tra i due "canali" di programmazione che ha comportato un aumento dei tempi di lavoro. Ma non è tutto: sembra proprio che Reddit si stia muovendo con una nuova strategia, che prevede diverse versioni orientate ai possibili servizi offerti e che comporta la necessità di un lavoro più pulito e preciso, in grado di garantire chiarezza ai possibili partner. Naturalmente, come era prevedibile, subito dopo la pubblicazione del suddetto annuncio, la community di Reddit ha iniziato ad esprimere le loro opinioni e sembra essere abbastanza divisa: c'è chi concorda con i responsabili della piattaforma e c'è chi, invece, parla di una scelta puramente economica che poco a che fare con vere e proprie problematiche legate all'open source, il quale, (secondo loro), può essere modellato con diverse metodologie di intervento per non incorrere alle problematiche citate. Comunque sia i responsabili del sito hanno fatto sapere che alcuni strumenti utili per gli sviluppatori, (tra cui baseplate, rollingpin e mcsauna), resteranno open source, e che Reddit continuerà, infine, a supportare le diverse tecnologie open source su cui è basata, (come Postgres, Python, Memcached e Cassandra).