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domenica 1 gennaio 2017

Scoperto che la materia oscura si è "ristretta".


A quanto pare la materia oscura, (ovvero quella materia invisibile e dalla natura ancora sconosciuta che compone almeno il 25% della massa dell'universo), si è "ristretta"; o almeno questa è l'ipotesi di una recente ricerca pubblicata sulla rivista Physics Review D da un gruppo di fisici dell'Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca, dell'Istituto per la ricerca nucleare e dell'Accademia Russa delle Scienze, coordinati da Dmitry Gorbunov. In pratica, secondo tale studio, anche se la sua natura è ancora misteriosa, ci sono elementi sufficienti per calcolare che dall'epoca del Big Bang questa materia invisibile si sia ridotta del 2%-5% e non si sa se questo processo sia ancora in atto. Al riguardo Luca Valenziano, dell'Istituto Nazionale di Astrofisica Spaziale di Bologna, nonché responsabile delle attività della missione Euclid, dell'Agenzia Spaziale Europea, (conosciuta anche con la sigla ESA), dedicata proprio allo studio dell'universo oscuro, ha commentato: "I ricercatori ipotizzano che la componete misteriosa del cosmo, che si manifesta solo per l'effetto della sua forza di gravità, potrebbe essere composta di 2 elementi, uno stabile e l'altro instabile che nel tempo è decaduto in altre particelle. I fisici russi hanno costruito un modello basato su un tipo di materia oscura per tentare di descrivere al meglio quello che osserviamo. Tuttavia gli autori dello studio sono cauti e dicono che per una risposta definitiva sono necessarie ulteriori ricerche, possibili anche grazie alle nuove missioni come Euclid, il cui lancio è previsto nel 2020, che cercheranno indizi della componete misteriosa del cosmo''. Tra l'altro, secondo i dati del telescopio spaziale Planck dell'ESA, (che nel 2013 aveva ottenuto la mappa dell'Universo primordiale utilizzando il segnale a microonde proveniente da poche centinaia di migliaia di anni dopo il Big Bang), questa materia oscura compone il 26,8% del cosmo, il resto è per il 4,9% materia ''visibile'', (cioè quella di cui sono fatti i pianeti le stelle e dagli esseri umani), e per il 68,3% energia oscura. Tuttavia i suddetti dati del telescopio Planck hanno "fotografato" l'universo da bambino, e sono un po' in conflitto con altre misure della composizione dell'universo così come è oggi. In tal proposito Igor Tkachev, uno degli autori della ricerca in questione, ha spiegato: "Questo fa ipotizzare due cose: o che siamo di fronte a un qualche tipo di errore nei dati oppure che la composizione del giovane universo fosse diversa da quella del cosmo di oggi''. E sembra proprio che i ricercatori russi hanno reso più plausibile la seconda ipotesi: difatti, analizzando i dati sugli effetti della materia oscura sulle galassie dell'universo di oggi, hanno stimato che, come già anticipato, questa sia scomparsa in una percentuale compresa tra il 2% ed il 5%. Comunque sia in merito lo stesso Igor Tkachev ha, infine, concluso puntualizzando: "Per il momento non siamo però in grado di dire quanto velocemente la parte instabile sia decaduta e/o se il processo sia ancora in atto''.


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