|  

martedì 14 febbraio 2017

Realizzati dei droni "impollinatori" per sostituire le api.

Rappresentazione artistica del drone "impollinatore".

Da anni ormai si parla dell'importanza delle api, senza le quali non avverrebbe più l'impollinazione delle piante e la seguente formazione del frutto. Non a caso una frase attribuita ad Albert Einstein, (che però non può essere verificata), recita: «Se le api dovessero sparire dalla superficie della Terra, all'uomo non rimarrebbero più di 4 anni di vita». Purtroppo, come noto da diversi anni, il numero di questi insetti è in diminuzione ed alcuni generi, (ad esempio, i bombi), sono in via di estinzione. In pratica la cosiddetta "sindrome dello spopolamento degli alveari", (nota anche come "Colony Collapse Disorder"), è stata riscontrata per la prima volta nel 2006, mentre nel 2007 solo in Italia sono morte il 50% delle api: le cause non sono ancora chiare, ma sembra che questa moria sia dovuta principalmente ai cambiamenti climatici ed all'uso massiccio di fitofarmaci. Motivo per il quale alcuni ricercatori giapponesi del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology, (noto anche con la sigla AIST), hanno suggerito una possibile soluzione: dei droni "impollinatori", (progetto simile a "RoboBee", presentato circa 4 anni fa dai ricercatori di Harvard). In sostanza, come facilmente intuibile, si tratta di piccoli droni grandi come dei colibrì che volano di fiore in fiore rubando il polline con la loro "pancia pelosa", (proprio come fanno api e farfalle), e che in futuro potrebbero continuare il lavoro degli utilissimi imenotteri. Entrando un po' più nei dettagli, nella parte inferiore dei questi quadricotteri i ricercatori nipponici hanno incollato una striscia di crini di cavallo imbevuti con un gel liquido ionico, (simile ad un adesivo attacca-e-stacca ed in grado di mimetizzarsi con l'ambiente circostante, riducendo il rischio di un attacco da parte di eventuali animali predatori), grazie al quale il drone intrappola e rilascia i granuli di polline. Tra l'altro un primo esperimento è già stato effettuato con dei gigli ma, anche se l'impollinazione è avvenuta con successo, (soprattutto perché questi fiori hanno organi sessuali molto sporgenti), i droni in questione non sono ancora pronti a sostituire le api: la loro struttura risulta essere piuttosto grezza ed il loro controllo viene fatto manualmente da remoto. Tuttavia i ricercatori si sono detti fiduciosi che in un futuro non troppo lontano, grazie all'ausilio di fotocamere ad alta risoluzione, del GPS e dell'intelligenza artificiale, questi droni "impollinatori" potranno volare autonomamente, formando sciami che andranno a sostituire gli insetti sempre più a rischio estinzione. Comunque sia sarà, infine, necessario testare i droni all'aperto, dove sono presenti condizioni più estreme rispetto a quelle di un laboratorio.

Di seguito il video del suddetto primo esperimento:




Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts