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venerdì 24 febbraio 2017

Sviluppato un mix di farmaci in grado di rigenerare le cellule dell'udito.


A quanto pare di recente, tramite uno studio pubblicato sulla rivista Cell Reports, alcuni ricercatori dell'Harvard-MIT Division of Health Sciences and Technology, (noto anche con la sigla HST) e del Brigham and Women's Hospital, guidati da Will McLean e Xiaolei Yin, sono riusciti ad individuare un mix di sostanze capace di rigenerare le cellule che si trovano alla base dell'udito e che convertono i suoni nei segnali nervosi che arrivano al cervello. In pratica si tratta di una tecnica che potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro alcune forme di sordità ed i cui primi test sull'uomo sono previsti nel 2018-2019. In sostanza, secondo recenti stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono 360 milioni di persone che soffrono a vari livelli di perdita dell'udito, e 1,1 miliardi di giovani sono a rischio per via dell'uso non sicuro dei dispositivi audio. Tuttavia, come già noto, l'evento alla radice del problema è la morte delle cellule ciliate, vale a dire quelle cellule sensoriali situate nell'orecchio interno che captano le onde sonore e trasformano lo stimolo in un impulso nervoso diretto al cervello. Inoltre i fattori che possono causare questa morte sono diversi tra cui l'invecchiamento, l'esposizione a rumori troppo forti, ma anche infezioni e l'utilizzo di alcuni antibiotici e chemioterapici. Tra l'altro, considerando che si tratta di cellule che, a differenza di alcuni animali, nell'essere umano non si rigenerano da sole, se il loro numero diminuisce, cala anche la capacità di percepire i suoni. O almeno così è per il momento, infatti, come già anticipato, i ricercatori statunitensi hanno dimostrato che una giusta combinazione di farmaci, (che ovviamente è rimasta segreta), può spingere le cellule di supporto dell'orecchio interno, (cioè le progenitrici delle suddette cellule sensoriali, situate nello specifico nella coclea), a moltiplicarsi e poi a maturare, appunto, in cellule ciliate. Ad ogni modo, entrando un po' più nei dettagli, il primo esperimento è stato condotto sulle cellule della coclea di topo, coltivate in laboratorio: un primo mix di molecole le ha stimolate a moltiplicarsi rapidamente e l'aggiunta di un altro mix le ha indotte a differenziarsi proprio in cellule ciliate mature. Al riguardo Jeff Karp, uno dei principali autori della ricerca, ha spiegato: "Uccelli ed anfibi sono in grado di rigenerare queste cellule durante la loro vita, e questo ha costituito l'ispirazione per il nostro lavoro, per trovare una soluzione simile nei mammiferi. Assieme ai nostri collaboratori del Mass. Eye and Ear, abbiamo studiato un approccio molecolare, sviluppato per espandere le cellule progenitrici della coclea di topo". Mentre Robert Langer ha aggiunto: "Proprio perché il nostro approccio utilizza piccole molecole, siamo molto entusiasti per le potenzialità terapeutiche di questo lavoro per ripristinare l'udito". Tra l'altro i risultati di questo nuovo metodo sono impressionanti se confrontati con quelli ottenuti attraverso approcci già esistenti: le cellule progenitrici si sono moltiplicate come mai prima, con un'espansione 2.000 volte superiore ed un differenziamento in cellule ciliate è risultato 60 volte più pronunciato. Ma non basta: cosa più importante, le cellule che sono state indotte a differenziarsi si sono dimostrate identiche alle cellule native; mentre i test sono stati effettuati in diverse condizioni ed i risultati confermati anche su cellule umane. Insomma, si tratta di uno studio che, come già detto, apre a diverse prospettive: infatti, se da un lato costituisce un importante punto di partenza per lo sviluppo di terapie contro la perdita dell'udito, dall'altro fornisce anche uno strumento utile per proseguire progetti di ricerca nel campo della biologia rigenerativa in generale. Al riguardo lo stesso Will McLean ha dichiarato: "Crediamo che il nostro lavoro abbia molte applicazioni nell'ambito della biologia rigenerativa oltre che per la perdita dell'udito, che vanno dalle malattie della pelle ai disturbi oculari, dalle malattie gastrointestinali al diabete. Inoltre l'approccio rende concreta la possibilità di studiare su grandi numeri tipi di cellule progenitrici in precedenza difficili da recuperare. Non a caso la scoperta di nuovi farmaci per l'orecchio interno era stata limitata in passato dall'impossibilità di acquisire materiale sufficiente per individuare nuovi bersagli farmacologici". Comunque sia per quanto riguarda l'immediato futuro, la Frequency Therapeutics, azienda fondata da alcuni degli autori di questo studio, (tra cui Jeff Karp), e che ha rilevato il brevetto del mix di farmaci, ha reso nota l'intenzione di voler sviluppare velocemente possibili trattamenti per ripristinare l'udito, per esempio, iniettando il farmaco direttamente nell'orecchio del paziente in modo del tutto simile alla procedura che già si usa per curare alcuni tipi di infezione; mentre come già spiegato, le prime sperimentazioni cliniche sull'uomo sono in programma entro i prossimi 18 mesi.


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