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venerdì 10 marzo 2017

Scoperto nelle ossa un ormone che frena l'appetito.


A quanto pare nelle ossa è presente un particolare ormone, (chiamato lipocalina 2 o LCN2), in grado di spegnere l'appetito agendo direttamente sul cervello e che potrebbe diventare un nuovo alleato nella lotta contro obesità, disfunzioni metaboliche e diabete mellito di tipo 2. O almeno questo è quanto hanno scoperto alcuni ricercatori del Columbia University Medical Center tramite un recente studio coordinato dalla professoressa Stavroula Kousteni, docente di fisiologia e biofisica cellulare presso l'ateneo newyorkese, e pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature. In pratica gli studiosi hanno iniziato ad indagare su questo ormone in seguito ad una ricerca scientifica risalente al 2007, quando un altro team della Columbia University svelò le proprietà endocrine, (vale a dire di produzione ormonale), delle ossa attraverso la proteina osteocalcina. Al riguardo la stessa Stavroula Kousteni ha sottolineato: "Abbiamo ipotizzato che oltre alla osteoalcina ci fossero altri ormoni ossei responsabili della regolazione del metabolismo, dato che che gli altri organi endocrini di solito agiscono attraverso molteplici ormoni". Difatti i vari test hanno portato i ricercatori newyorkesi a concentrarsi, appunto, sulla lipocalina 2, un ormone che inizialmente si credeva fosse principalmente associato agli adipociti, (ovvero le cellule del grasso). Inoltre il team di ricercatori non ha solo dimostrato che l'ormone in questione è presente in concentrazioni 10 volte superiori negli osteoblasti, ma, come già anticipato, ha anche evidenziato il suo impatto sulla regolazione dell'appetito e sul metabolismo dei topi. Non a caso gli animali che sono stati ingegnerizzati e privati del LCN2 mostravano, ad esempio, un appetito superiore ed un metabolismo compromesso; mentre in quelli trattati migliorava il metabolismo e si riduceva il peso. Tra l'altro una delle caratteristiche principali della lipocalina 2 è la capacità di attraversare la cosiddetta "barriera emato-encefalica", (ossia un "muro" che protegge il tessuto cerebrale da potenziali elementi nocivi presenti nel sangue), legandosi successivamente ai neuroni dell'ipotalamo, il quale regola proprio l'appetito. Tuttavia, anche se per il momento non è ancora noto se questo ormone abbia gli stessi effetti anche sull'uomo, durante lo studio in questione sono emersi alcuni indizi incoraggianti: i ricercatori hanno, infine, osservato che nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 minore è la concentrazione sanguigna del LCN2 e maggiore è la tendenza all'obesità, con difficoltà a gestire la malattia ed a tenere sotto controllo nel lungo termine la quantità di glucosio nel sangue.


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