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venerdì 7 aprile 2017

YouTube: Niente più pubblicità per i canali con meno di 10.000 visualizzazioni totali.


Sin dalla sua nascita il Partner Program messo in campo da YouTube, (noto anche con la sigla YPP), consente ai creatori di contenuti, (grandi o piccoli che siano), di monetizzare il loro impegno nella realizzazione dei video, attraverso la visualizzazione di inserzioni pubblicitarie che, come noto, precedono, accompagnano e/o seguono la visualizzazione del filmato. Tuttavia sembra proprio che qualcosa stia cambiando ed in questi giorni i responsabili del sito hanno annunciato l'introduzione di una soglia minima di visualizzazioni necessarie per poterne far parte. In pratica, secondo quanto si può leggere su un post pubblicato sul blog ufficiale di YouTube Creators, prima di poter entrare nel YPP è obbligatorio che i canali raggiungano le 10.000 visualizzazioni totali. In sostanza si tratta di una misura che ufficialmente ha l'obiettivo di consentire a YouTube di verificare la validità del canale e garantire un guadagno ai creatori di contenuti che giocano secondo le regole, ma che allo stesso tempo "nasconde" ovviamente una finalità non dichiarata: combattere il recente fenomeno che ha visto alcuni importanti acquirenti di advertising abbandonare il servizio. Per farla breve, tutto è iniziato nello scorso mese di Febbraio, quando la redazione del Times ha scoperto che alcune pubblicità acquistate dal governo inglese, dalla BBC, dal Guardian, da Channel 4 e dai supermercati Sainsbury's erano state affiancate ad alcuni video inneggianti all'odio ed all'omofobia pubblicati da David Duke, politico statunitense ed ex-membro del Ku Klux Klan, e da Wagdi Ghoneim, predicatore islamico bandito nel 2009 dal territorio britannico, (ed in altri Paesi), per incitazione all'odio. Da allora ci sono state diverse altre segnalazioni da parte di altre testate giornalistiche, (ad alcune delle quali viene accusato di aver falsificato le immagini), che hanno spinto nomi importanti tra cui, ad esempio, AT&T, Verizon, Walmart e Pepsi, (quest'ultima al centro di una polemica riguardante una recente pubblicità dal contenuto controverso pubblicata proprio su YouTube e subito dopo rimossa), a non investire più nelle inserzioni di YouTube, lasciando così molti creatori di contenuti, (sopratutto quelli di canali con un'utenza un po' più "ristretta"), tecnicamente senza un guadagno. Insomma, per arginare il fenomeno ed evitare che altri brand possano fare altrettanto, il colosso californiano dei video, come già spiegato, ha deciso di stabilire una soglia minima da raggiungere in termini di visualizzazioni prima che sui video di un canale possano essere trasmessi gli spot, così da essere in grado, (ipoteticamente), di esercitare un maggior controllo sulla qualità dei contenuti. Inoltre, secondo quanto spiegato sul suddetto post, fissando la soglia a 10.000 visualizzazioni si cerca di porre un freno a quelle persone che riescano a guadagnare condividendo materiale non originale, ma ripreso da altri utenti, ed allo stesso tempo di non penalizzare troppo chi per la prima volta si butta in questo mondo per avere un ritorno economico. Ad ogni modo, oltre a questa stretta sulla pubblicità, YouTube ha annunciato anche altre novità: nelle prossime settimane verranno aggiornate le linee guida per permettere ai nuovi creatori di contenuti di entrare a far parte del YPP e ci sarà un maggior controllo sui contenuti dei singoli canali e della loro attività. Non a caso altre iniziative messe in campo da YouTube riguardano l'impiego di sistemi evoluti di intelligenza artificiale e machine learning per individuare le clip potenzialmente offensive, (o comunque in disaccordo con le policy della piattaforma), non appena caricate, nonché strumenti di gestione avanzati offerti agli inserzionisti. Comunque sia non è chiaro se queste mosse saranno in grado di rivelarsi efficaci per evitare la "migrazione" a cui si è assistito nel corso degli ultimi mesi ed il tutto resta ancora da verificare.


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