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mercoledì 31 maggio 2017

Animaniacs: In arrivo un possibile reboot.


Chi ha vissuto gli anni '90 si ricorderà sicuramente dei fratelli Yakko, Wakko e Dot Warner, protagonisti di Animaniacs, una delle serie animate più popolari di quei tempi. Ebbene, secondo alcune recenti indiscrezioni, questa serie starebbe per tornare grazie ad un reboot, le cui prime fasi di sviluppo sarebbero già state avviate dalla Warner Bros. Animation e l'Amblin Television di Steven Spielberg, (produttori della serie originale). In pratica per chi non la conoscesse, (o non la ricordasse), Animaniacs era una sketch comedy creata da Tom Ruegger, composta da 99 episodi dalla durata di circa 30 minuti ciascuno ed andata in onda negli Stati Uniti prima su FoxKids e poi su The WB, (all'interno del blocco Kids' WB), tra il 1993 ed il 1998: sulle reti italiane la serie arrivò solo nel 1996 con episodi di circa 22 minuti trasmessi inizialmente su Rai 2, poi su Cartoon Network, Boing ed Boomerang. In sostanza questa serie animata raccontava, appunto, le rocambolesche avventure di Yakko, Wakko e Dot Warner, i tre fratelli  creati negli anni '20 ma poi rinchiusi nell'iconica torre dell'acquedotto della Warner Bros. in quanto considerati troppo pasticcioni ed in grado di sconvolgere la vita di chiunque gli gravitasse attorno con le loro folli idee. Entrando un po' più nei dettagli, questi 3 fratelli un tempo erano protagonisti di cartoni animati, creati tra il 1929 ed il 1930 negli studi della Warner ed erano diventate delle vere stelle del cinema: la gente andava al cinema a vedere i loro film e tutti conoscevano i fratelli Warner. Tuttavia questi cortometraggi furono poi sospesi e dimenticati, in quanto le loro avventure furono giudicate troppo assurde e surreali: i tre furono imprigionati nella suddetta torre dell'acquedotto degli studios, (a Burbank, in California), e ci rimasero fino a quando, negli anni '90, non furono liberati dando vita, appunto, a nuove avventure, la cui formula vincente era quella di inserire diversi corti animati all'interno di una cornice vivacizzata dai fratelli Warner. Inoltre nella serie erano presenti anche Mignolo e Prof, i topi da laboratorio geneticamente sovrasviluppati, (o per lo meno uno di loro), intenti a conquistare il mondo, diventati talmente famosi che fu poi dedicato loro uno spin-off messo in onda in prima serata. Ad ogni modo, anche se per il momento la Warner Bros. si è rifiutata di commentare la notizia riguardante il reboot, le varie voci di corridoio hanno fatto sapere che si tratta di un progetto ancora fermo ad una fase iniziale: si ipotizza, ad esempio, che la nuova serie potrebbe essere anche trasmessa in streaming. Comunque sia per adesso non è ancora chiaro quando il progetto debutterà ufficialmente né su quale canale andrà in onda; anche se un buon impulso al reboot l'ha, infine, dato il forte successo che le repliche di Animaniacs stanno vivendo dopo lo sbarco su Netflix dell'anno scorso.

Di seguito la sigla introduttiva degli Animaniacs:




Net Economy's Got Talent, l'iniziativa che premia i giovani talenti in Economia ed Ingegneria Gestionale.


Con lo sviluppo mondiale della cosiddetta "Net Economy", (termine con il quale si definisce l'offerta di servizi e prodotti legati alle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni), l'innovazione tecnologica sta diventando sempre più fondamentale in un mercato altamente concorrenziale. Inoltre, se a questi fattori si aggiunge anche il forte impatto che la crisi economica ha avuto sui singoli cittadini, lo sviluppo e l'affermazione di siti di comparazione che aiutano gli individui a trovare il servizio/prodotto al costo più vantaggioso diventa molto importante. Motivo per il quale, allo scopo di supportare i più giovani ad inserirsi in questo scenario e con l'obiettivo di attrarre i migliori talenti per valorizzarlo, FairOne S.p.A, società a cui fa capo il servizio online MutuiSupermarket.it, (noto motore di ricerca e comparazione mutui), ha deciso di proporre un'iniziativa chiamata "Net Economy's Got Talent", la quale offre una borsa di studio di 1.000 € ad uno studente di Economia e Management oppure Ingegneria Gestionale, meritevole ed ambizioso. In pratica questo verrà selezionato in base al giudizio insindacabile di una giuria composta da Francesco Russo, (massimo esperto di startup ed innovazione digitale e fondatore del blog InTime, condivido per comunicare), Stefano Rossini, (amministratore delegato e fondatore di FairOne S.p.A e di altre iniziative nel campo della comparazione online come Gruppo MutuiOnline), e Giuseppe Neri, (Direttore Tecnico e Responsabile IT di FairOne S.p.A). Ad ogni modo, come già anticipato, possono partecipare tutti studenti di Economia e Management e/o Ingegneria Gestionale, che, durante il proprio percorso di studi, abbiano dimostrato una forte propensione ed interesse per le tematiche legate alla gestione d'impresa, alla finanza ed all'intermediazione finanziaria collegate all'innovazione digitale e tecnologica. Insomma, per partecipare alla selezione è necessario inoltrare  via e-mail il certificato di iscrizione all'Università in corso di validità, una lettera motivazionale che espliciti come si intende usufruire della borsa di studio ed una lettera di presentazione scritta da un tutor o professore universitario che attesti l'interesse per i temi oggetto dell'iniziativa all'indirizzo "borsadistudio@mutuisupermarket.it", entro e non oltre il 15/06/2017. Comunque sia per chiunque fosse interessato il regolamento completo dell'iniziativa Net Economy's Got Talent è, infine, consultabile al seguente indirizzo: https://www.mutuisupermarket.it/borsa-di-studio-studenti-economia.

Di seguito un'immagine che riassume un po' il tutto:
https://www.mauriziomaraglino.it/wp-content/uploads/2017/05/Net-Economys-Got-Talent-02.jpg
In collaborazione con BizUp e MutuiSupermarket.it.



martedì 30 maggio 2017

Individuati i "neuroni Nostradamus" che prevedono il futuro.


A quanto pare nel cervello sono presenti dei "neuroni Nostradamus", i quali sono stati chiamati così in quanto, (come l'omonimo astrologo, scrittore, farmacista e speziale francese), sarebbero capaci di prevedere, (o meglio calcolare), il futuro. In pratica si trovano un una precisa area della corteccia visiva, la quale ovviamente elabora le informazioni sensoriali provenienti dagli occhi, e sono in grado di anticipare gli eventi futuri, (come, ad esempio, la traiettoria di un'auto mentre attraversiamo la strada), basandosi sulle esperienze del passato; o almeno questo è quanto ha dimostrato un recente studio condotto da alcuni ricercatori della Radboud University Nijmegen e pubblicato in questi giorni su Nature Communications. In sostanza per scovare la suddetta area del cervello, i neuroscienziati hanno monitorato l'attività cerebrale di alcuni volontari ai quali è stato chiesto di guardare un puntino bianco in rapido movimento da sinistra verso destra su uno schermo: le immagini raccolte grazie alla risonanza magnetica funzionale hanno dimostrato che durante tale operazione nel cervello si accende, appunto, una serie di neuroni che rispecchia il movimento del puntino sul display. Inoltre i ricercatori hanno osservato che questo fenomeno si verifica anche quando sullo schermo viene mostrato solo il movimento iniziale del puntino bianco nella parte sinistra dello schermo: a sorpresa, i neuroni della corteccia visiva si accendono non solo per rappresentare la reale posizione del puntino vista sullo schermo, ma anche il suo cammino previsto in base alle osservazioni fatte in precedenza. Al riguardo Matthias Ekman, principale autore dello studio in questione, ha spiegato: "Questi risultati dimostrano che ci creiamo delle aspettative riguardanti gli eventi imminenti, e che la corteccia visiva può completare la sequenza anche sulla base di un input parziale". Tra l'altro il potere predittivo di questi neuroni si è confermato anche quando ai volontari è stato chiesto di focalizzare l'attenzione su una lettera che cambiava sullo sfondo dello schermo, dietro al puntino in movimento. Difatti in tal proposito lo stesso Matthias Ekman ha dichiarato: "Ciò significa che la corteccia visiva predice questi eventi anche quando spostiamo l'attenzione altrove. Il fatto che la previsione sia indipendente dalla nostra attenzione, indica che probabilmente si tratta di un processo automatico".


lunedì 29 maggio 2017

Biopen, la penna che stampa cellule staminali in 3D e ripara la cartilagine prevenendo l'osteoartrosi.

Il dottor Peter Choong con in mano la Biopen.

Di recente un team di chirurghi dell'Aikenhead Centre for Medical Discovery, centro di ricerca presso il St.Vincent's Hospital Melbourne, è riuscito a mettere a punto una particolare penna, (chiamata Biopen), la quale è in grado di stampare strati di cellule staminali in 3D, efficaci per la riparazione dei danni alla cartilagine e prevenire l'osteoartrosi, dolorosa patologia degenerativa delle articolazioni che colpisce il 10% della popolazione. Inoltre il dispositivo, (in sperimentazione da alcuni anni presso la suddetta struttura australiana), è stata recentemente utilizzata con successo per trattare 6 pecore, le cui lesioni al ginocchio erano del tutto paragonabili a quelle che capitano ai calciatori dopo un grave infortunio. Al riguardo il professor Peter Choong, coordinatore della sperimentazione, ha affermato: "La guarigione degli ovini è stata eccezionale". In pratica l'aspetto più interessante della Biopen, (oltre a rappresentare, appunto, uno strumento all'avanguardia per la prevenzione dell'osteoartrosi), risiede nel fatto che il suo impiego potrebbe essere esteso per trattare anche danni ai muscoli, ai tendini ed ai tessuti degli organi, quali il cuore, il fegato ed i polmoni. Difatti in tal proposito lo stesso Peter Choong ha spiegato: "Anche se in primo luogo abbiamo utilizzato la Biopen per la cartilagine, possiamo già vedere come la tecnica possa essere utilizzata in una varietà di altre situazioni cliniche". Ad ogni modo, per entrare un po' più nei dettagli, questa particolare penna è munita di cartucce caricate con un speciale "inchiostro", (chiamato hydrogel), vale a dire una pasta gelatinosa simile al dentifricio dove sono immerse le cellule staminali del paziente, le quali possono essere prelevate il giorno stesso in cui viene effettuato l'intervento chirurgico. In sostanza, durante l'operazione, il chirurgo disegna letteralmente sopra le lesioni fino a riempirne le aree danneggiate: l'intero processo viene agevolato da una luce ultravioletta emessa dalla stessa Biopen, che fissa ed asciuga l'hydrogel. In ogni caso le 6 pecore curate con la suddetta tecnica, dopo un breve periodo di riabilitazione, sono tornate perfettamente in salute, senza provare alcun fastidio derivante dal peso. Motivo per il quale adesso l'obiettivo dei ricercatori è quello di trattare le persone preventivamente, (in particolar modo giovani ed atleti che mettono sotto sforzo le proprie articolazioni), in modo da evitare, appunto, lo sviluppo dell'osteoartrosi. Comunque sia, secondo quanto hanno fatto sapere i ricercatori australiani, i benefici, oltre che sulla qualità della vita dei pazienti, si rifletterebbero, infine, anche sui costi per i sistemi sanitari nazionali, considerato che attualmente gli interventi per le persone anziane affette da tale patologia sono abbastanza elevati.


domenica 28 maggio 2017

Scoperto che i cantanti heavy metal utilizzano tecniche simili a quelle dei neonati.


Come noto, durante le loro esibizioni i cantanti heavy metal, (in particolar modo quelli death metal, grindcore, black metal, gothic metal, nu metal, metalcore, hardcore punk, post-hardcore, screamo ed alcuni altri sotto generi), utilizzano alcune particolari tecniche vocali chiamate growl, scream e yell. Ma in molti si chiedono come funzionano tali tecniche e come appaiono le corde vocali di questi cantanti durante le loro esecuzioni vocali; motivo per il quale di recente Krzysztof Izdebski della Pacific Voice and Speech Foundation, specializzato nell'aiutare le persone che hanno subito danni alle corde vocali, ha deciso di condurre uno studio che, usufruendo delle moderne tecnologie, è riuscito a catturare esattamente come appare un grido gutturale all'interno della gola. In pratica l'obiettivo principale del dottor Krzysztof Izdebski era quello indagare sul come i cantanti metal sono in grado di esibirsi show dopo show senza strappare o danneggiare le loro corde vocali ed ha scoperto che fondamentalmente questi cantanti utilizzano tecniche simili a quelli utilizzate inconsciamente dai neonati per emettere i suoni associati al pianto o ad altri comportamenti tipici dell'infanzia. Infatti mediante tecniche di ripresa con microcamere introdotte nel cavo orale ed avanzate tecniche di imaging, il ricercatore ha analizzato il comportamento delle corde vocali di un cantante metal e lo ha confrontato con quello dei bambini. Al riguardo lo stesso studioso ha spiegato: "Un bambino emette ogni tipo di suono: l'urlo, il ringhio, il fischio, le alte e le basse note. Tutto ciò che abbiamo, lo impariamo, ma in qualche modo lo perdiamo. Le immagini che abbiamo registrato dimostrano chiaramente che il growl è prodotto prevalentemente da strutture al di sopra della glottide, in modo che le corde vocali si aprono e vibrano, ma in realtà non si scontrano. Tutta l'area sopra, (ossia pieghe ariepiglottiche, aritenoidi ed epiglottide), traballano, creando vibrazioni ed un'orchestrazione acustica". Ad ogni modo adesso il dottor Krzysztof Izdebski ha fatto sapere di aver intenzione di continuare a studiare come la gola reagisce alla voce del metal in modo da poter aiutare meglio gli individui con gravi lesioni: difatti crede che un'ulteriore ricerca potrebbe aiutare le vittime con trauma vocale a ripristinare la loro voce. Comunque sia gli studi che ha condotto, hanno portato lo studioso a sviluppare un profondo apprezzamento per i cantanti metal; non a caso in tal proposito ha, infine, concluso affermando: "Questi ragazzi producono melodie molto specifiche. Non è solo andare sul palco ed urlare e fare roba casuale. In realtà loro compongono questa roba".


Di seguito un reportage effettuato da Inside Science:




sabato 27 maggio 2017

Dal MIT il primo tessuto biologico che "respira".

La bioLogic shirt con i fori chiusi, (a sinistra), ed aperti, (a destra).

In questi giorni alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), hanno fatto sapere di aver realizzato un nuovo tipo di materiale che permette di espellere il calore generato dal corpo umano durante l'attività sportiva. In pratica l'indumento, realizzato in lattice, possiede diverse fessure che vengono aperte e chiuse automaticamente in base all'umidità corporea: per il loro controllo sono state utilizzate cellule microbiche vive che funzionano come sensori ed attuatori. In sostanza, come scoperto già in passato, le cellule dei batteri possono modificare struttura o volume in presenza di umidità; motivo per il quale i ricercatori del MIT hanno deciso di "stampare" delle linee parallele di uno dei batteri più noti, (ovvero l'Escherichia coli), su di un foglio di lattice naturale. Così facendo hanno notato che il tessuto ottenuto era in grado di espandersi e restringersi, appunto, in base alla variazione di umidità e quindi l'hanno impiegato per la realizzazione di una maglietta, (chiamata bioLogic shirt), dotata di numerosi fori, (che che ricordano un po' quelli delle creature del film Alien), le cui posizione e dimensione sono stati stabiliti seguendo mappe di calore e sudore del corpo umano: le fessure sono più grandi nei punti in cui generalmente si viene a creare più umidità. Al riguardo Lining Yao, studentessa che ha preso parte al progetto, ha dichiarato: "Le persone possono pensare che il calore e il sudore siano la stessa cosa, ma in verità alcune aree, (come la parte inferiore della colonna vertebrale), producono tanto sudore ma non molto calore, Abbiamo ridisegnato l'indumento usando un mix delle mappe di calore e sudore, ad esempio, rendendo i fori più larghi dove il corpo genera più calore". Ad ogni modo questo indumento è stato poi fatto indossare da alcuni atleti durante l'allenamento su bicicletta e tapis roulant: si è scoperto che, dopo circa 5 minuti di esercizio, i fori si erano aperti ed i sensori posizionati sulla schiena dei partecipanti hanno in effetti misurato una diminuzione della temperatura corporea. In tal proposito Wen Wang, principale responsabile del progetto, ha affermato: "Queste cellule sono talmente forti da indurre la piegature del substrato di cui sono rivestite". Tra l'altro lo stesso tessuto sensibile all'umidità è stato testato nelle suole di sneakers da running, ottenendo lo stesso risultato: il piede rimane asciutto e si evitano l'insorgere di malattie, come le verruche. Al riguardo la stessa Weng Wang ha proseguito spiegando: "Inizialmente avevamo pensato di fare dei fori al di sopra delle scarpe. Tuttavia ci siamo resi conto che normalmente alle persone non suda la parte superiore dei piedi, ma il sudore esce dalle piante dei piedi, causando a volte malattie, come verruche. Così abbiamo pensato: è possibile tenere asciutti i piedi ed evitare tali malattie?". Comunque sia gli scienziati del MIT hanno fatto sapere che adesso avvieranno alcune collaborazioni con le aziende del settore, (tra cui New Balance), per portare questo tessuto biologico sul mercato ed esplorare, infine, altre possibili applicazioni, (come, ad esempio, tende, lenzuola e paralumi). Difatti in tal proposito Weng Wang ha, infine, concluso dichiarando: "Possiamo combinare le nostre cellule con strumenti genetici per introdurre altre funzionalità in queste cellule viventi. Ad esempio, potremmo usare la fluorescenza per far sapere alla gente che stai correndo al buio. In futuro possiamo combinare funzionalità di rilascio di odori attraverso l'ingegneria genetica. Quindi, forse dopo essere andato in palestra, la maglietta potrà rilasciare un odore piacevole".

Di seguito il video di presentazione:



venerdì 26 maggio 2017

Secondo un recente studio, le sigarette light sarebbero più pericolose di quelle normali.


Si sa, le sigarette non fanno affatto bene alla salute e molti fumatori nella speranza di ridurre al minino i rischi del fumo si affidano a quelle "light". Tuttavia a quanto pare quest'ultime non risultano essere più salutari delle normali sigarette, anzi, al contrario, avrebbero contribuito all'aumento della forma più comune di tumori ai polmoni che si è registrata negli ultimi 50 anni nonostante la riduzione del numero di fumatori. O almeno questo è quanto ha dimostrato un recente studio, condotto da alcuni ricercatori della Ohio State Universitypubblicato in questi giorni sulla rivista Journal of the National Cancer Institute e finanziato dal National Cancer Institute e dal Center for Tobacco Products. In pratica i ricercatori si sono chiesti il perché della crescita dei casi di adenocarcinoma, (tumore che si sviluppa nelle profondità dei polmoni), nonostante la complessiva tendenza alla diminuzione di tutte le forme di tumore al polmone negli Stati Uniti. Motivo per il quale hanno deciso di condurre il suddetto studio, svolto in collaborazione con altri 5 centri del Paese, il quale ha confermato quanto gli scienziati già sospettavano da tempo: esiste un'associazione tra il fumo delle sigarette "light" e l'incidenza dell'adenocarcinoma. Difatti in questo tipo di sigarette i fori che circondano il filtro fanno pensare ai fumatori che il fumo inalato sia meno dannoso, ma in realtà è tutto il contrario: quei fori consentono una combustione più lenta e ad una temperatura inferiore, il fumo si disperde in aria e tutto ciò fa sì che i fumatori tendono ad inalare più intensamente, tanto che i prodotti chimici tossici scendono in profondità nei polmoni. Al riguardo Peter Shields, uno dei principali autori dello studio in questione, ha spiegato: "I nostri dati suggeriscono una chiara relazione tra l'aggiunta di fori di ventilazione nelle sigarette ed i tassi crescenti di adenocarcinoma del polmone visti nel corso degli ultimi 20 anni". Ed ha, infine, concluso dichiarando: "Quello che è particolarmente preoccupante è che questi fori vengono ancora aggiunti a quasi tutte le sigarette che si fumano oggi. È sempre più evidente che queste sigarette "ventilate" sono più pericolose ed andrebbero vietate".


giovedì 25 maggio 2017

Scoperto un virus che sfrutta i sottotitoli di film e serie Tv per prendere il controllo dei Pc.


In questi giorni il team di ricerca di Check Point Software Technologies ha annunciato la scoperta di un nuovo metodo di hacking che infetta i dispositivi con virus nascosti nei sottotitoli, (quindi è facile immaginare il grado di diffusione), mettendo in allerta tutti gli appassionati di serie Tv e film in streaming. In pratica, come annunciato in un post pubblicato sul blog della società israeliana di cyber sicurezza, da qualche settimana un gruppo di hacker, (di cui non si conosce la provenienza), ha iniziato ad utilizzare i file contenenti i sottotitoli per prendere il controllo dei Pc: si tratta di file che possono essere manipolati per consentire a chi li ha scritti di prendere il controllo completo su qualsiasi tipo di dispositivo tramite le vulnerabilità riscontrate nei formati di questi video. Infatti in una e-mail Omri Herscovici, a capo del team di ricerca sulle vulnerabilità presso Check Point, spiega che l'anello debole del sistema è la lunga e complessa catena di fornitura dei sottotitoli, dove si usano più di 25 diversi formati, ciascuno dei quali con le sue funzionalità e con le sue vulnerabilità. Difatti nella suddetta e-mail si può leggere: «La catena di distribuzione dei sottotitoli è complessa: ci sono 25 diversi formati, tutti con caratteristiche e capacità uniche. Questo ecosistema frammentato, insieme alla limitata sicurezza, implica che vi siano molteplici vulnerabilità che possono essere sfruttate, rendendoli un target attrattivo per gli hacker. Abbiamo ora scoperto che i sottotitoli malevoli possono essere creati e distribuiti automaticamente a milioni di dispositivi, oltrepassando i software di sicurezza e dando a chi attacca il pieno controllo del dispositivo infetto e dei dati che contiene». Ad ogni modo per il momento l'attacco hacker in questione sta interessando VLC, Kodi, Popcorn Time e Stremio, quattro dei più comuni media player, (ma è probabile ce ne siano altri): i cyber criminali pubblicano in Rete i sottotitoli delle principali serie Tv e film con all'interno pericolosi virus che una volta avviati sul computer della vittima sono in grado di ottenerne il pieno controllo, grazie ad una vulnerabilità che riguarda almeno 200 milioni di utenti che attualmente eseguono questi software. In sostanza, visto da fuori, il sistema è piuttosto banale: l'attacco viene sferrato quando i lettori multimediali caricano i sottotitoli da repository nascosti; i lettori multimediali, che traggono da formati di sottotitoli multipli per garantire una migliore esperienza utente, percepiscono i sottotitoli come nient'altro che file di testo senza alcun pericolo, perciò gli antivirus non li controllano, o per meglio dire non li valutano per quello che sono perché i repository di sottotitoli sono fonti attendibili. Insomma, il danno è potenzialmente enorme: una volta installato il malware, si possono rubare informazioni, sottrarre dati e chiedere riscatti in moneta elettronica, usare il dispositivo come zombie per attacchi DDoS di massa; il tutto senza che la vittima si accorga di nulla. Comunque sia informati della vicenda i responsabili di VLC, Kodi, Popcorn Time e Stremio hanno subito rilasciato degli aggiornamenti di sicurezza in grado di bloccare la falla in questione ed evitare così che gli hacker possano utilizzare i sottotitoli delle serie televisive e film in streaming per diffondere nuove minacce informatiche. Quindi, come solitamente avviene in questi casi, il consiglio degli esperti informatici sarebbe quello di scaricare sempre gli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo e dei vari software utilizzati per la visione di film e serie Tv in streaming.

Di seguito uno schema che riassume il tutto:
http://blog.checkpoint.com/wp-content/uploads/2017/05/infographic_hack_in_translation_v6.jpg
...ed un video che mostra l'attacco in azione:




mercoledì 24 maggio 2017

DJI Spark, il primo minidrone che si controlla con i gesti.


Si chiama DJI Spark, è stato sviluppato da DJI, (azienda nota per la costruzione di droni), e si tratta del primo minidrone che decolla dal palmo della mano e che una volta in volo può essere controllato con semplici gesti. In pratica questo drone è abbastanza leggero, (pesa circa 300 grammi), grazie al sistema PalmControl riconosce i movimenti delle mani ed è in grado di tradurli in alcune azioni come spostarsi o scattare una foto, e tramite la tecnologia FaceAware risponde solo ai gesti del proprietario, in modo che il sensore del minidrone non vada ad intercettare i gesti degli altri eventuali presenti. Ovviamente può essere sempre controllato attraverso un classico radiocomando, (il quale può raggiungere un raggio d'azione fino a 2 Km). Ad ogni modo, stando a quanto hanno spiegato i responsabili, DJI Spark è stato progettato soprattutto per essere molto facile da utilizzare proprio da tutti in piena sicurezza rivolgendosi contestualmente ai più giovani ed al mondo dei Social Network. Infatti, oltre ad essere compatibile con il visore per la realtà virtuale DJI Goggles, all'interno della nuova funzione di ripresa QuickShot sono disponibili 4 modalità di volo: la prima, (chiamata Rocket), permette di far avanzare dritto il drone con la videocamera puntata verso il basso; la seconda, (denominata Dronie), consente al drone di allontanarsi dal pilota; la terza, (detta Circle), permette al drone di volare in circolo attorno ad una persona; mentre la quarta ed ultima, (ossia Helix), permette a DJI Spark di girare in spirale attorno ad una persona. In ogni caso in tutte queste modalità, mentre il drone si muove, la videocamera integrata registrerà un video che gli utenti potranno modificare fino a 10 secondi e poi condividere, (anche live), direttamente tramite l'applicazione, appunto, sui vari Social Network. Ma non è tutto, in quanto DJI Spark rende il volo ancora più semplice e smart offrendo ulteriori funzionalità: ad esempio, "TapFly" permette di indirizzare il drone verso una direzione selezionata direttamente attraverso la suddetta applicazione sullo smartphone; invece con "ActiveTrack" il minidrone seguirà i movimenti di un soggetto selezionato. Inoltre DJI Spark è anche in grado di riconoscere ed evitare gli ostacoli lungo il suo percorso e dal punto delle specifiche tecniche, è in grado di raggiungere 50 Km/h, se impostato nella modalità sport. Per di più la fotocamera integrata scatta foto sino a 12 MP e riesce a registrare video a 1080p, i quali sono stabilizzati per offrire una qualità di registrazione ottimale: naturalmente, come per molti altri droni sviluppati da DJI, anche DJI Spark offre diverse modalità di ripresa per adattarsi a tutte le esigenze degli utenti. Tra l'altro il minidrone in questione dispone di GPS/GLONASS ed anche di una serie di sensori che garantiscono un volo sicuro; mentre la batteria garantisce un'autonomia di circa 16 minuti. Comunque sia DJI Spark sarà disponibile in diversi colori, (bianco, azzurro, verde, rosso e giallo), a partire dalla metà di Giugno ad un prezzo al pubblico che parte da 599 euro per la versione che comprende un batteria, il caricatore e tre paia di eliche; mentre per la variante con due batterie, un controller, quattro eliche con para eliche, la base di ricarica ed una borsa da trasporto il prezzo sale, infine, a 799 euro.

Di seguito alcune immagini:
https://store-guides.djicdn.com/guides/wp-content/uploads/2017/05/DJI-Spark-unboxing-1024x571.png
https://store-guides.djicdn.com/guides/wp-content/uploads/2017/05/DJI-Spark-size-1-1024x576.png
https://store-guides.djicdn.com/guides/wp-content/uploads/2017/05/DJI-Spark-propellers-1024x573.png
https://store-guides.djicdn.com/guides/wp-content/uploads/2017/05/DJI-Spark-props-1024x580.png
https://store-guides.djicdn.com/guides/wp-content/uploads/2017/05/DJI-Spark-propeller-guards-1024x578.png
...due video di presentazione:


...ed un video che mostra le varie possibilità di DJI Spark:




martedì 23 maggio 2017

VOLBEAT: Scritte 5 nuove canzoni; parola di Michael Poulsen.


In questi giorni Michael Poulsen, il frontman dei Volbeat, (da poco diventato padre del suo primo figlio ed attualmente in tour con i Metallica ed gli Avenged Sevenfold), durante una recente breve intervista concessa al programma radiofonico 99.7 The Blitz in occasione del Rock On The Range festival ha fatto sapere, tra le altre cose, che la band è in fase di scrittura di nuovo materiale e che per il prossimo album sono già state scritte 5 nuove canzoni. Difatti al riguardo il cantante ha spiegato: "Sono sempre ispirato ed abbiamo già alcune nuove canzoni scritte. Ma nuove cose stanno accadendo. Una settimana fa sono diventato padre del mio primo figlio, quindi adesso è un bel cambiamento di vita. Chi lo sa come suoneranno le nuove canzoni? Comunque ti senti bene quando hai finito in studio di registrazione e non lo vuoi vedere per molto tempo, e non vuoi stare a casa e scrivere, e ti ci abitui un po'. Ma poi arrivi ad un punto in cui vuoi tornare a scrivere e tornare in studio e tornare on the road e suonare nuove canzoni, perché dopo un po' può anche diventare noioso suonare sempre le stesse vecchie canzoni. Quindi è sempre fantastico trovare quella ispirazione per creare nuove canzoni e registrarle". Ed ha poi proseguito parlando delle suddette nuove canzoni, dichiarando: "Al momento stiamo cazzeggiando su 5 canzoni: 3 di queste sono molto heavy e più up-tempo e le altre 2 sono più rock/melodiche. Quindi vedremo come andrà a finire e cosa ne verrà fuori".

Di seguito l'intera intervista:
(La parte riguardante le nuove canzoni inizia intorno al minuto 4:33)



lunedì 22 maggio 2017

Scoperto che le candele profumate possono inquinare l'aria negli appartamenti.


Al giorno d'oggi l'uso delle candele profumate è sempre più diffuso, (magari per creare un po' d'atmosfera nei momenti più "romantici" oppure per cambiare l'aria viziata di una stanza), ma a quanto pare, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori della San Diego State University e pubblicato in questi giorni sulla rivista PLOS ONE, l'impiego di queste candele potrebbe presentare dei rischi per la salute legati all'inquinamento dell'aria di casa. In pratica studiando i diversi fattori inquinanti all'interno delle mura domestiche di 300 famiglie di San Diego, (con almeno un minore di 14 anni ed un adulto fumatore), con l'ausilio di monitor per la misurazione delle polveri sottili, i ricercatori californiani hanno constatato che se da un lato il fumo di sigaretta resta una delle principali fonti inquinanti, (i valori erano quasi il doppio rispetto alle case dei non fumatori), anche i prodotti per la pulizia, le candele, gli incensi, il cibo fritto ed il fumo di marijuana, (analizzato per la prima volta), possono essere altrettanto pericolosi, in quanto aumentano del 30% il tasso d'inquinamento ed aprire porte e finestre per far circolare l'aria non serve a granché. Al riguardo John Bellettiere, autore principale della ricerca in una nota ufficiale ha spiegato: «Il nostro obiettivo primario era quello di capire cosa succedesse nelle case con i livelli di polveri sottili più elevati e che quindi si trasformano in ambienti insalubri per i bambini». Ad ogni modo per 3 mesi i monitor degli scienziati hanno analizzato le polveri sottili all'interno delle abitazioni che sono risultate essere comprese fra 0,5 e 2,5 micron: valori sufficientemente minuscoli da rappresentare un pericolo per la salute, soprattutto per i bambini, perché in grado di raggiungere i polmoni in profondità e che comprendono polvere, spore fungine, emissioni delle auto e sottoprodotti di combustione, come, appunto, candele ed incensi. In tal proposito la professoressa Barbara Maher dell'Università di Lancaster ha commentato tale risultato dichiarando: "I risultati della ricerca statunitense non sono affatto una sorpresa perché in precedenza anche il mio team di ricerca aveva misurato le particelle rilasciate dalle candele, scoprendo che contengono composti di carbonio e metalli, questi ultimi derivati probabilmente dal processo di produzione industriale". Ed ha, infine, concluso spiegando: "Anche se non sappiamo ancora con esattezza quali danni possano causare, queste particelle costringono il corpo a scatenare una risposta infiammatoria per eliminarle, quindi è probabile che l'inquinamento indoor sia legato agli stessi problemi di salute provocati dall'inquinamento atmosferico e che spaziano dal cancro ai polmoni all'ictus".


domenica 21 maggio 2017

Tactile, il primo traduttore portatile in tempo reale testo/Braille.


Si chiama Tactile e si tratta di un dispositivo portatile, poco costoso, capace di leggere un testo stampato e tradurlo istantaneamente in Braille ed è stato realizzato da 6 studentesse tutte di 17 anni del Massachusetts Institute of Technology, (noto anche con la sigla MIT), le quali sperano di immetterlo sul mercato entro un paio di anni. In pratica si tratta di una sorta di scanner  rettangolare grande più o meno quanto un porta occhiali da far scorrere sulla pagina da convertire: una fotocamera inquadra il testo scritto, che, come già anticipato, viene tradotto in stimoli in rilievo con una serie di piccoli "pistoni" posti sulla superficie del dispositivo e che si attivano sotto alle dita dell'utente. Ad ogni modo adesso il team di ricercatrici, (che tra l'altro di recente ha vinto il Lemelson-MIT Student Prizes for 2017 ricevendo un premio di 10.000 dollari), sta lavorando per migliorare la visuale di Tactile e renderlo più simile ad uno scanner portatile: l'obiettivo finale sarebbe far sì che possa inquadrare ogni volta l'intero foglio e non solo le righe sulle quali è appoggiato, in modo che chi lo utilizza non sia costretto a ricordare a che punto del testo è arrivato. In sostanza, se è vero che esistono già altri convertitori di testo in Braille, questi in genere sono molto costosi, (si parla di un costo che si aggira intorno ai 2.500 dollari), e lavorano per lo più su testo in formato digitale: quindi necessitano l'impiego di un computer. Mentre Tactile, secondo quanto hanno fatto sapere le sue inventrici, dovrebbe costare attorno ai 200 dollari, (e di conseguenza essere molto più accessibile), ma in particolar modo è in grado di riconoscere testi stampati e quindi servirà a risolvere incombenze pratiche e per nulla banali come, ad esempio, tradurre menù, volantini o etichette sui cibi al supermercato. Comunque sia, ideato durante una competizione per informatici e sviluppatori sponsorizzato da Microsoft nel Febbraio 2016, il prototipo è ancora in fase di miglioramento ed ora è sotto brevetto: come già spiegato, potrebbe, infine, essere in vendita tra un paio d'anni in una versione ancora più piccola ed efficiente.


Di seguito un'immagine del primo prototipo:
https://news.microsoft.com/stories/people/assets/tactile/divider.jpg
...l'immagine dell'attuale prototipo:
https://static1.squarespace.com/static/56f096642eeb8185c4062a7d/t/58f2450517bffcc75c2afcd4/1492272853987/currentprototype1.jpg?format=750w
...ed una playlist di video riguardanti Tactile:




sabato 20 maggio 2017

Spotify: In arrivo i video musicali all'interno dell'applicazione.


A quanto pare Spotify ha deciso di espandere i suoi orizzonti con l'introduzione dei video musicali da riprodurre e guardare direttamente all'interno della sua applicazione: la conferma di ciò è giunta proprio in questi giorni con il debutto del videoclip dedicato al brano "Bad Liar" pubblicato qualche giorno fa da Selena Gomez, e rilasciato in una particolare versione filmata in verticale, appunto, come esclusiva per Spotify. In pratica per avviare la visione del video all'interno dell'applicazione è necessario recarsi all'interno della sezione "Today's Top Hits". Insomma, con molta probabilità si tratta di un'iniziativa che verrà replicata in futuro con altri artisti e band, contribuendo così ad offrire una nuova tipologia di contenuto accessibile in anteprima solo dagli utenti Spotify. In sostanza che la piattaforma sia costantemente alla ricerca di innovazione da offrire ai suoi iscritti, (in particolare a quelli che sottoscrivono un abbonamento alla versione Premium), non è certo una novità ed i video musicali potrebbero rappresentare il prossimo campo di scontro per i colossi dello streaming; non a caso anche i vertici di Apple Music hanno già dichiarato di voler puntare in questa direzione. Ad ogni modo l'adozione del formato verticale per i videoclip sembra essere dettata dalla consapevolezza che è questa la modalità con la quale gli utenti interagiscono più frequentemente con il loro smartphone; anche se resta il fatto che un formato di questo tipo continua a non convincere quando si tratta di contenuti video. Comunque sia un'altra novità in arrivo per Spotify è quella relativa ad un profondo e radicale restyling dell'interfaccia che con tutta probabilità sarà introdotto a breve sia per gli utenti Android che per quelli iOS, e la cui caratteristica principale sarà la presenza di un lettore full screen che conferirà, infine, maggiore importanza alle copertine ed ai comandi base per il controllo della riproduzione.


venerdì 19 maggio 2017

Scoperto che l'alcool non modifica la personalità tanto quanto si è sempre creduto.


A quanto pare assumere alcool non modifica la personalità tanto quanto finora si è sempre creduto, ma altera solo in piccola parte alcuni tratti; o almeno questo è quanto hanno fatto sapere di recente un gruppo di ricercatori dell'Università del Missouri, che in collaborazione con l'Università Purdue hanno pubblicato sulla rivista Clinical Psychological Science uno studio intitolato "An Experimental Investigation of Drunk Personality Using Self and Observer Reports", durante il quale è stato osservato il comportamento di un gruppo di persone "ubriache". In poche parole, secondo quanto scoperto dai ricercatori, la classica scusa "ero ubriaco, non è colpa mia" non risulta essere valida, o comunque non completamente: infatti, sempre secondo tale studio, se è vero che da un lato l'alcool riesce ad alterare la personalità, dall'altro è anche vero che agisce solo su un tratto specifico che non giustifica la convinzione per cui da ubriachi non si è più in sé stessi. Ad ogni modo per giungere a questa conclusione i ricercatori statunitensi hanno chiesto ad un gruppo di 156 partecipanti di identificare, attraverso un questionario, i loro 5 tratti della personalità. Successivamente hanno somministrato loro dell'alcool ed hanno chiesto loro di rispondere nuovamente al questionario in questione, descrivendo anche la loro personalità sotto l'effetto delle bevande alcoliche; il tutto mentre ad un altro gruppo di partecipanti è stato chiesto di osservare i volontari prima e dopo l'assunzione di alcool. In sostanza dai dati raccolti è emerso che i partecipanti "ubriachi" sostenevano di essere cambiati sotto l'effetto dell'alcool ritenendosi meno consapevoli, piacevoli ed aperti alle esperienze, e più estroversi e stabili emotivamente; anche se in realtà, secondo il gruppo di osservatori, gli "ubriachi" non erano poi così tanto diversi, fatta eccezione per una maggiore tendenza ad essere più estroversi. Insomma, non ci sono scuse: per quanto può essere facile dare all'alcool la responsabilità degli errori commessi da ubriachi, in realtà non sarebbe del tutto così.


giovedì 18 maggio 2017

KELT-11b, "l'esopianeta di polistirolo".

Ricostruzione artistica di KELT-11b.

In questi giorni un team internazionale di astronomi coordinato dall'Università di Lehigh tramite un articolo pubblicato sulla rivista The Astronomical Journal ha annunciato di aver scoperto scoperto quello che è stato definito come "l'esopianeta di polistirolo", a causa delle sue peculiari caratteristiche di densità e massa. In pratica si chiama KELT-11b, si trova a 320 anni luce dal nostro Sistema Solare, ha un diametro che è circa il 40% più grande di quello di Giove, ma possiede soltanto 1/5 della sua massa: il risultato di ciò è un vero e proprio "pallone gonfiato", con una densità assimilabile, appunto, a quella del polistirolo. Inoltre un altro dettaglio interessante di questo peculiare gigante gassoso risiede nella colonna di gas della sua atmosfera, che si erge all'incredibile altezza di quasi 3.000 chilometri. Ad ogni modo, come suggerisce lo stesso nome, questo esopianeta è stato individuato, (nel 2016), grazie al telescopio Kilodegree Extremely Little Telescope, (noto anche con la sigla KELT e composto da 2 distinti telescopi che dall'Arizona e dal Sud Africa lavorano in sinergia scandagliando il cielo, occupandosi di ben 5 milioni di stelle), attraverso la tecnica del transito: un metodo collaudatissimo che permette di scoprire gli esopianeti misurando le variazioni luminose sulla stella di riferimento, prodotte dal passaggio orbitale. In sostanza tale tecnica è divenuta celebre di recente con la presentazione della NASA del sistema planetario di TRAPPIST-1, con i suoi pianeti nella fascia abitabile e potenzialmente accoglienti per la vita. In ogni caso i ricercatori, coordinati dal professor Joshua Pepper, hanno scoperto che la stella attorno alla quale orbita KELT-11b, (ovvero KELT-11), si sta trasformando in una gigante rossa, ed a causa dei processi nucleari in atto non lascerà scampo al bizzarro "esopianeta di polistirolo": secondo le stime, entro 100 milioni di anni verrà letteralmente inghiottito dall'espansione della stella; questo perché il pianeta ha un'orbita molto ravvicinata e impiega poco meno di 5 giorni per concludere l'intero percorso. Comunque sia l'importanza di KELT-11b, (scoperto anche grazie alla collaborazione di privati cittadini che hanno analizzato le immagini dei suddetti 2 telescopi), risiede soprattutto nella sua atmosfera, le cui analisi permetteranno, infine, agli astronomi di valutare meglio i pianeti potenzialmente abitabili.


mercoledì 17 maggio 2017

Nel 2010 Apple ha brevettato un contenitore per la pizza destinato ai suoi diendenti.


Certamente Apple è una delle aziende tecnologie più innovative al mondo che è solita registrare presso l'United States Patent and Trademark Office, (noto anche con la sigla USPTO), numerosi brevetti riguardanti non solo l'universo Mac, iPhone ed iPad ma anche oggetti non connessi ai classici prodotti dell'azienda. Ed a quanto pare in questi giorni la redazione statunitense di Wired, partecipando ad una visita guidata all'interno del nuovo Apple Park inaugurato lo scorso Aprile, ha scoperto un particolare contenitore per la pizza brevettato da Apple nel 2010. In pratica, come visibile dalle immagini diffuse in Rete nelle ultime ore, (e visibili a fine articolo; oltre che nel brevetto di 19 pagine depositato presso l'USPTO), l'azienda ha realizzato un contenitore a forma circolare per consentire ai dipendenti di prendere la pizza presso la caffetteria presente all'interno del quartier generale dell'azienda per poi consumarla comodamente presso la propria scrivania. Inoltre l'oggetto in questione è stato realizzato con materiale plastico e presenta dei fori sulla superficie per garantire una buona aerazione e la raccolta di eventuali oli. Difatti il brevetto, (che come già anticipato risale al 2010 e che era già avvistato in precedenza: all'epoca però il suo scopo era rimasto un mistero), descrive una scatola per la pizza da asporto con rilievi circolari sul fondo per impedire che la pizza aderisca completamente al contenitore, ma anche per fare in modo che il calore possa circolare; mentre per evitare che la condensa che si viene a creare all'interno della scatola renda molliccia e meno croccante la pizza sono previsti dei fori circolari nella parte superiore per far fuoriuscire il vapore. Comunque sia anche se per il momento risulta ovviamente difficile pensare che questo contenitore per la pizza brevettato da Apple possa venir commercializzato all'interno degli Apple Store, la sua realizzazione evidenzia la grande attenzione dell'azienda verso i propri dipendenti e la voglia di realizzare sempre nuovi prodotti. Non a caso in passato l'azienda della mela morsicata aveva brevettato anche altri prodotti come un vaso di fiori, (attualmente presente in numerosi Apple Store), ed una speciale borsa in plastica sempre destinata ai propri dipendenti.

Di seguito un breve estratto del brevetto in questione:
http://www.patentlyapple.com/.a/6a0120a5580826970c01b7c8f9427d970b-pi
...ed alcune immagini del suddetto contenitore:
https://www.wired.com/wp-content/uploads/2017/05/0617WIFFIDON012.jpg
http://www.designboom.com/wp-content/uploads/2017/05/apple-cafe-mac-pizza-box-designboom-05-17-2017-818-001.jpg
http://www.designboom.com/wp-content/uploads/2017/05/apple-cafe-mac-pizza-box-designboom-05-17-2017-818-003.jpg
http://www.designboom.com/wp-content/uploads/2017/05/apple-cafe-mac-pizza-box-designboom-05-17-2017-818-004.jpg



martedì 16 maggio 2017

Scoperto che la lingua parlata può influenzare il modo in cui il cervello percepisce il tempo.


A quanto pare la lingua parlata può modificare il modo in cui il cervello percepisce il tempo e portare a calcolare la sua durata secondo standard differenti; o almeno questo è quanto hanno rivelato i risultati di un recente studio, intitolato "The Whorfian Time Warp: Representing Duration Through the Language Hourglass", condotto da alcuni ricercatori dell'Università di Lancaster, dell'Università di Stellenbosch e dell'Università di Stoccolma e pubblicato sul Journal of Experimental Psychology: General. In pratica i ricercatori hanno spiegato come le persone che parlano fluentemente almeno 2 lingue riescono a passare da una all'altra con molto rapidità, (anche senza rendersene conto), e che, come già dimostrato in passato, essere bilingue rende in un certo senso anche più intelligenti poiché il cervello viene stimolato maggiormente. Tuttavia non è tutto: durante la suddetta ricerca gli scienziati hanno scoperto, appunto, che la lingua parlata modifica anche la percezione del tempo. Ad un esempio, è stato osservato che chi parla Svedese ed Inglese definisce la durata temporale utilizzando termini di distanze fisiche, (una breve pausa; un lungo matrimonio); insomma, il trascorrere del tempo viene percepito come una distanza percorsa fisicamente. Mentre chi parla Greco o Spagnolo tende a considerare il tempo secondo  una quantità fisica, (una piccola pausa; un grande matrimonio); ovvero il trascorrere del tempo è percepito come un volume che cresce o diminuisce. Al riguardo Panos Athanasopoulos, linguista dell'ateneo inglese, nonché uno dei principali autori dello studio, ha spiegato: "Quando impariamo una nuova lingua, immediatamente ci adattiamo a dimensioni percettive di cui non eravamo a conoscenza. Il fatto che i bilingui vanno tra questi diversi modi di stima del tempo senza sforzo e inconsciamente si inseriscono con un crescente numero di prove che dimostrano la facilità con cui il linguaggio può insinuarsi nei nostri sensi fondamentali, tra cui le nostre emozioni, la nostra percezione visiva, ed ora si scopre anche nella nostra percezione del tempo". Ed ha, infine, concluso dichiarando: "Tuttavia ciò dimostra anche i bilingui sono pensatori più flessibili e ci sono prove che suggeriscono che mentalmente passare da una lingua all'altra su base giornaliera offre vantaggi sulla capacità di apprendimento e multi-task ed offre anche benefici a lungo termine per il benessere mentale".


lunedì 15 maggio 2017

Netflix dice no ai dispositivi Android rooted.


In questi giorni alcuni utenti hanno segnalato che l'applicazione Netflix per Android non viene più visualizzata tra i risultati della ricerca effettuata sul Play Store nel  caso in cui si possieda uno smartphone rooted o sbloccato. In pratica, come ha confermato anche il colosso dello streaming di film e serie Tv, si tratta di una novità introdotta a partire dalla versione 5.0 per prevenire la pirateria; anche se in realtà questa mossa non è stata ovviamente apprezzata da coloro che hanno già pagato l'abbonamento. In sostanza provando a cercare "Netflix" con uno smartphone rooted oppure con boot loader sbloccato non sortisce l'effetto desiderato; mentre se l'utente visita la pagina dell'applicazione vedrà il messaggio "Il tuo dispositivo non è compatibile con questa versione". Ovviamente è sempre possibile scaricare il file APK da fonti esterne allo store di casa Google, (come, ad esempio, il sito APKMirror), ma, anche se una volta installata l'applicazione funziona senza problemi, si tratta di un'alternativa utilizzata solo da utenti più esperti. Ad ogni modo al riguardo la stessa azienda ha rilasciato una breve dichiarazione nella quale si può leggere: «A partire dalla versione 5.0 utilizziamo la tecnologia DRM Widevine fornita da Google, quindi molti dispositivi che non hanno la certificazione Google o che sono stati alterati non funzioneranno più con la nostra applicazione e gli utenti non vedranno più Netflix sul Play Store». Praticamente, per chi non lo sapesse, Widevine è la tecnologia DRM che consente di proteggere i contenuti multimediali trasmessi in streaming, quindi la decisione di Netflix sembra essere giusta, considerato che dallo scorso mese di Gennaio è possibile scaricare film e serie Tv anche sulle schede microSD ed eliminare la protezione da una copia locale con uno smartphone rooted è più semplice, in quanto l'utente ha maggiore controllo sul sistema operativo. Comunque sia per scaricare l'applicazione di Netflix dal Play Store il rooting andrebbe disattivato; anche se in realtà molti utenti usano questa tecnica solamente per installare ROM custom in assenza di aggiornamenti da parte del produttore e non per distribuire film sulle piattaforma di file sharing.


domenica 14 maggio 2017

NASA: "Il viaggio verso Marte partirà dalla Luna".


A quanto pare un gruppo di astronauti potrebbe dover trascorrere un anno o più in orbita intorno alla Luna per esercitarsi e fare esperienza prima di partire per la volta di Marte nel 2030; o almeno questo è quanto ha fatto sapere di recente la NASA in occasione del vertice "Human to Mars" tenutosi in questi giorni a Washington, durante il quale ha rivelato i piani della missione umana sul pianeta rosso. In pratica l'agenzia spaziale ha sottolineato che la prima fase del progetto prevede la costruzione di quella che chiama "Deep Space Gateway", una stazione spaziale che sarebbe da mettere in orbita, appunto, attorno alla Luna e che avrà principalmente 2 obiettivi molto importanti: il primo sarebbe quello di sperimentare tutte le tecnologie necessarie al viaggio spaziale ed il secondo, come già anticipato, quello di fungere da gateway per il viaggio su Marte che dovrebbe partire nel 2030. Inoltre Greg Williams, vice amministratore associato per politiche e piani della NASA, ha anche aggiunto che prima di avviare la fase della missione sulla Luna, saranno effettuati 5 lanci, 4 dei quali senza equipaggio per trasportare materiale che sarà necessario utilizzare in orbita; mentre l'ultima missione lunare servirà per immettere nell'orbita del satellite terrestre il "Deep Space Transport", ossia il mezzo di trasporto che sarà poi utilizzato dagli astronauti per raggiungere Marte. Tra l'altro l'intera missione Luna-Marte sarà resa operativa in 4 passaggi: tra il 2018 ed il 2026 saranno effettuate le prime 4 missioni che permetteranno di strutturare una stazione spaziale intorno alla Luna, (il cui funzionamento sarà molto simile a quello dell'attuale ISS e disporrà anche di un braccio meccanico esterno), mentre dal 2027 scatterà la 2ª fase con il quinto lancio verso la Luna che porterà, appunto, il "Deep Space Transport" ad agganciarsi alla stazione spaziale già in orbita. Quindi sarà solo a quel punto che si passerà alla fase 3 e 4 nelle quali l'equipaggio scelto per la missione su Marte potrà recarsi sulla stazione spaziale per iniziare le attività di addestramento per il lungo viaggio, che, come più volte spiegato dovrebbe essere pronto per il 2030. Naturalmente si tratta di date molto fluide in quanto il programma è ancora suscettibile a modifiche: non a caso la NASA sta ancora lavorando per capire quali possano essere i partner tecnici disposti ad aderire alla missione e come sia possibile armonizzare il tutto per raggiungere, infine, il tanto sognato pianeta rosso.

Di seguito un'immagine che riassume le suddette 4 fasi:
http://i.imgur.com/rHnDeKz.jpg



sabato 13 maggio 2017

Scoperto che l'anoressia potrebbe essere in parte ereditaria.


A quanto pare l'anoressia potrebbe in parte affondare le sue radici nei geni, (per la precisione in un particolare punto del cromosoma 12), e quindi potrebbe parzialmente essere un disturbo almeno ereditario ed avere dei tratti genetici in comune con malattie psichiatriche come la schizofrenia, ma anche con malattie metaboliche quali il diabete. O almeno questo è quanto ha fatto sapere un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'UNC Health Care, guidati da Cynthia Bulik, e pubblicato sul The American Journal of Psychiatry, il quale ha coinvolto 3.495 individui affetti da anoressia e 10.982 individui sani ed ha portato all'identificazione  di un punto preciso del DNA sul cromosoma 12 chiamato "rs4622308". In pratica si tratta di un "locus genico", (definito come un particolare punto su un cromosoma che contiene un gene o comunque una determinata sequenza genetica), che, come già anticipato, è risultato essere associato alla malattia in questione, (o meglio: legato al rischio di soffrirne). Inoltre tale scoperto ha indicato anche che esiste un'elevata "affinità" genetica tra anoressia e malattie psichiatriche quali schizofrenia e tendenza al "neuroticismo", (vale a dire a manifestare disturbi d'ansia, propensione a preoccuparsi ed anche alla depressione), a supporto della tesi che l'anoressia è a tutti gli effetti una malattia psichiatrica. Ma non è tutto: come già spiegato, lo studio in questione, unico nel suo genere per dimensioni, (si tratta del più possente mai condotto prima per identificare radici comuni tra anoressia e malattie psichiatriche e metaboliche), e reso possibile grazie alla collaborazione di oltre 220 tra scienziati e clinici in vari Paesi del mondo, ha permesso di isolare sul cromosoma 12 il primo locus genico legato alla malattia, il quale si trova in una regione che era già nota per ospitare sequenze genetiche legate al diabete giovanile. Al riguardo la stessa Cynthia Bulik ha spiegato: "Abbiamo anche calcolato le "correlazioni", (somiglianze), genetiche, ovvero il grado con cui diversi disturbi sono causati dagli stessi geni, ed è emersa una forte correlazione con malattie psichiatriche quali schizofrenia e tendenza alla nevrosi, (propensione per ansia e depressione), ed anoressia; ma anche con condizioni metaboliche, dalla composizione del corpo, all'indice di massa corporea fino al diabete di tipo giovanile. Il che significa che ci sono dei geni in comune tra tutte queste malattie". Ed ha poi concluso dichiarando: "Questa analisi ci porta a concludere che dobbiamo considerare sia fattori psichiatrici che metabolici quando cerchiamo di comprendere l'origine di questa malattia misteriosa e mortale. Senza contare che l'anoressia è in parte una caratteristica ereditaria complessa per la quale adesso è stato trovato il primo locus genico significativo in questo studio". Comunque sia attualmente gli esperti stanno ulteriormente ampliando il campione studiato e parlano, infine, di questa ricerca come dell'inizio delle scoperte genomiche sull'anoressia nervosa.