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mercoledì 19 luglio 2017

Scoperto che il legame tra uomo e cane è nato 20.000–40.000 anni fa e non si è mai interrotto.


A quanto pare uomini e cani si sono incontrati in Europa tra i 20.000 ed i 40.000 anni fa e tra il primo branco di lupi addomesticato alle tante varietà che oggi fanno compagnia a milioni di persone non esiste alcun salto genetico: l'evoluzione è andata avanti con continuità, senza tradimenti o turbolenti addii. O almeno questo è quanto hanno dimostrato un gruppo di genetisti della Stony Brook University, (in collaborazione con l'Università del Michigan, l'Università Otto-Friedrich di Bamberga e l'Università Johannes Gutenberg), tramite uno studio pubblicato in questi giorni sulla rivista Nature Communications e coordinato da Krishna Veeramah, il quale ha affermato: "I nostri dati mostrano che tutti i cani moderni che oggi abitano il mondo sono stati addomesticati a partire da un'unica popolazione di lupi". Insomma, si tratta di una conclusione non tanto scontata: basta pensare, ad esempio, che la ricostruzione della storia dei gatti ha suggerito una domesticazione meno lineare, avvenuta in più tappe. Ad ogni modo in passato lo studio del DNA dei cani aveva suggerito ipotesi diverse: prima che l'incontro con l'uomo fosse avvenuto 15.000 anni fa sempre in Europa, poi che forse questa amicizia fosse nata in Asia 12.500 anni fa; mentre una terza tesi, pubblicata lo scorso anno su Science, sosteneva che la domesticazione fosse avvenuta 2 volte, (una in Europa e l'altra in Asia), in epoche leggermente diverse e partendo da 2 diversi branchi di lupi. Tuttavia, come già anticipato, la suddetta nuova ricerca ha smontato tutte queste ricostruzioni ed ha portato più indietro nel tempo l'epoca dell'incontro fra uomini e cani. Difatti durante lo studio in questione Krishna Veeramah ed i suoi colleghi hanno sequenziato l'intero DNA di 3 resti ossei ritrovati fra Germania ed Irlanda, tra cui un teschio quasi intero ed un campione ritrovato accanto alle sepolture di una comunità di agricoltori. Dalle analisi è emerso che questi 3 animali vissero rispettivamente 7.000, 4.800 e 4.700 anni fa, in un'epoca neolitica in cui gli uomini stavano diventando coltivatori sedentari: il cui genoma, messo a confronto con quello di oltre 5.000 esemplari moderni, ha permesso di tracciare un albero genealogico il più completo possibile. Al riguardo lo stesso Krishna Veeramah ha spiegato: "Non sappiamo con esattezza dove l'addomesticamento sia avvenuto. L'ipotesi più verosimile è che alcuni lupi, gli esemplari meno aggressivi, si siano progressivamente avvicinati a dei gruppi di cacciatori e raccoglitori, nutrendosi dei loro scarti. Il processo di avvicinamento di questi animali, carnivori e potenzialmente pericolosi, è probabilmente stato lungo e difficile. Ma di certo 7.000 anni fa i cani domestici erano già un po' ovunque, attorno ai villaggi". Tra l'altro si presume che, circa 20.000 anni fa, questa specie si divise in 2 ceppi, uno asiatico ed uno europeo; il che spiegherebbe le differenze genetiche che hanno spinto alcuni genetisti a ipotizzare il doppio addomesticamento. Comunque sia generalmente dall'analisi del DNA è facile, per i ricercatori, anche capire se ci si trova di fronte ad un esemplare di cane domestico o selvatico: una delle caratteristiche più evidenti degli amici dell'uomo è la presenza di un gene, (chiamato AMY2B), che favorisce la digestione degli amidi; segno di un animale abituato a convivere con popolazioni di agricoltori. Mentre più recentemente uno studio pubblicato lo scorso anno su Scientific Reports ha, infine, individuato anche dei frammenti di DNA relativi ai comportamenti amichevoli ed alle interazioni sociali con la razza umana.


Di seguito le immagini dei resti analizzati:
https://cdn.vox-cdn.com/uploads/chorus_asset/file/8873523/Fig2_NR.jpg
https://abm-website-assets.s3.amazonaws.com/laboratoryequipment.com/s3fs-public/embedded_image/2017/07/Fig3_NR.jpg



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