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mercoledì 18 aprile 2012

Boceprevir, un nuovo farmaco efficace contro il virus dell'epatite C.


Al giorno d'oggi le persone affette dall'epatite C cronica sono circa 130-170 milioni in tutto il mondo, ovvero più del 3% dell'intera popolazione globale. E l'Italia si colloca al primo posto in Europa per numero di persone positive al suddetto virus, con 1.000 nuovi casi e 10.000 morti ogni anno. Comunque adesso sembra che la lotta contro questo virus, considerato la più insidiosa malattia del fegato, sia arrivata ad una svolta. Infatti nel 2009 è stato sviluppato un nuovo farmaco, che è stato già approvato dalla Food and Drug Administration, (FDA), in tutto il mondo il 13 Maggio 2011 e che forse il prossimo Giugno sarà autorizzato anche in Italia, e che sembra addirittura in grado di eliminare completamente il virus dall'organismo dei malati; cosa che prima d'ora non era mai successa. In pratica la molecola utilizzata per questa una nuova classe di farmaci si chiama Boceprevir ed agisce direttamente sul virus, (conosciuto con l'acronimo Hcv), ed è risultata efficace contro l'Hcv di genotipo 1, considerato il più temibile perché risulta più refrattario alle cure e perché rappresenta circa il 60% delle infezioni mondiali. Inoltre, se aggiunto alle cure standard con Interferone e Ribavirina, la Boceprevir è in grado di raddoppiare ed addirittura triplicare la percentuale di guarigione dei pazienti. Ciò è stato dimostrato da due sperimentazioni cliniche di fase III, vale a dire lo Sprint-2, al quale hanno partecipato alcuni pazienti mai trattati precedentemente, e il Respond-2, dove sono stati trattati quei pazienti su cui erano fallite le cure standard. Dunque l'aggiunta di Boceprevir in entrambi i gruppi ha migliorato significativamente la risposta virologica sostenuta, producendo un tasso di guarigione rispettivamente del 66% e del 67% in quegli individui che avevano ricevuto il farmaco per ben 44 settimane. Infatti al riguardo Savino Bruno, epatologo dell'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano coinvolto nelle prime sperimentazioni del farmaco, ha spiegato: "Si tratta di una svolta perché è il primo farmaco che risulta avere un'azione diretta contro il virus: raddoppia il tasso di guarigione nei pazienti non trattati prima e lo triplica in quelli su cui altre cure sono fallite". Per di più a farsi portavoce dei pazienti è stato Ivan Gardini, il presidente dell'Associazione EpaC, che ha spiegato: "È necessario che siano stanziati i fondi per garantire le terapie per tutti i pazienti eleggibili alla cura, a prescindere dalla gravità della malattia. Che sia con la duplice terapia o con l'aggiunta di nuovi farmaci, il diritto alla guarigione va comunque garantito a tutti i pazienti". Oltretutto l'epatite C può entrare nel nostro organismo seguendo differenti strade, anche se ad oggi le principali vie di diffusione sono sostanzialmente due, ovvero piercing-tatuaggi e rapporti sessuali di gruppo. In tal proposito a mettere in guardia è stato Antonio Gasbarrini, gastroenterologo del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma e presidente della Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia, (conosciuta anche con la sigla FIRE), che ha dichiarato: «In passato l'epatite C veniva diffusa molto con le trasfusioni infette, tra le comunità tossicodipendenti ed in Italia anche con una sanità non troppo protetta. Pensiamo che fino agli anni '70 si usavano ancora le siringhe di vetro. Invece ad oggi due sono le vie principali di diffusione". Infatti Antonio Gasbarrini ha proseguito sottolineando: "Da un lato la via sessuale, quella più difficilmente utilizzata dal virus Hcv, anche se in caso di rapporti sessuali di gruppo, può essere ancora assolutamente una via di diffusione della malattia. Poi non c'è dubbio che una grande problematica può essere quella dei piercing e dei tatuaggi, che rappresentano ormai una realtà e che devono essere fatti in strutture assolutamente protette. Per questo noi come epatologi stiamo chiedendo il controllo assoluto di tutti i centri che fanno tatuaggi e piercing". Ed, infine, ha concluso puntalizzando: "Inoltre anche le sedute di manicure e di pedicure, se fatte in posti non controllati e con materiali non sterili oppure non usa e getta, possono portare ad una diffusione del virus Hcv".


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