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mercoledì 13 marzo 2013

Dal veleno delle api una possibile cura contro il virus dell'HIV.


In questi giorni un nuovo importante studio condotto dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis ha fatto sapere che delle nanoparticelle, utilizzate per trasportare una particolare tossina che compone il veleno delle api, sono in grado di distruggere il Virus dell'Immunodeficienza Umana, (meglio conosciuto con la sigla HIV), lasciando indenni le cellule sane circostanti. Insomma un grande passo che, secondo i ricercatori, permetterebbe di sviluppare, tra l'altro, un gel ginecologico che potrebbe impedire la diffusione dell'HIV. Al riguardo il dottor Joshua L. Hood in una nota ufficiale ha spiegato: "La nostra speranza è che nei luoghi in cui l'HIV sta dilagando, le persone potrebbero usare questo gel come misura preventiva per fermare l'infezione iniziale". E tutto questo potrebbe essere fatto per mezzo della melittina, appunto la principale tossina del veleno delle api, la quale è già risultata essere efficace nel contrastare i tumori, uccidendo le cellule malate. Tuttavia il fattore controindicante di questa tossina è che, se utilizzata in grandi quantità per ottenere maggiori risultati, può causare danni al resto dell'organismo. Però il rimedio a questo problema è stato trovato, come già anticipato, nell'utilizzo di alcune nanoparticelle che in tal modo possono arrivare al bersaglio rompendo la pellicola di protezione che circonda il virus dell'HIV, (e non solo questo virus), per poi andare ad attaccarlo; il tutto, senza danneggiare le altre cellule sane. In pratica lo stratagemma escogitato dal dottor Joshua L. Hood, insieme a Samuel A. Wickline, (professore di Scienze Biomediche), è una sorta di "paraurti" di cui sono state dotate queste nanoparticelle. In questo modo, quando vengano in contatto delle cellule sane, (che sono di natura più grandi), semplicemente ci rimbalzano sopra e proseguono per la loro strada senza causare danni. Mentre il virus dell'HIV è più piccolo delle nanoparticelle per cui accade che passa attraverso questo "paraurti" andando a finire direttamente in contatto con la melittina che così può svolgere il suo lavoro. Ad ogni modo i risultati finali del suddetto studio sono stati pubblicati sulla rivista Antiviral Therapy e, secondo il dottor Joshua L. Hood, questa nuova tecnica fornisce tutta una serie di vantaggi che i tradizionali farmaci anti-HIV non danno. Ad esempio, molti di questi farmaci inibiscono sì la capacità del virus di replicarsi, ma tuttavia questa strategia, pur se efficace, non riesce a fermare l'infezione iniziale. In questo modo, a lungo andare, alcuni ceppi virali trovano il modo di aggirare l'azione di questi farmaci e riprodursi in ogni caso. Invece al contrario, l'utilizzo della melittina con le nanoparticelle può essere l'alternativa a questi farmaci al fine di bloccare sia l'infezione iniziale che contrastare i virus resistenti ai farmaci. Per di più, secondo gli autori dello studio, le nanoparticelle, se iniettate per via endovenosa, potrebbero essere teoricamente in grado di eliminare dal flusso sanguigno il virus dell'HIV. Insomma una bella speranza che si spera possa avere un seguito e dimostrare concretamente quel che promette.


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