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giovedì 16 marzo 2017

Secondo una nuova ipotesi, il Sahara si sarebbe trasformato in deserto per colpa dell'uomo.


A quanto pare a trasformare il Sahara da una rigogliosa distesa verde in un deserto sarebbe stato l'uomo, e non un cambiamento nell'orbita terrestre, come si pensava finora; o almeno questa è una nuova ipotesi avanzata in questi giorni sulla rivista Frontiers in Earth Science da alcuni ricercatori dell'Università Nazionale di Seoul, guidati dall'archeologo David Wright. In pratica, secondo tale studio, il diffondersi della pastorizia 10.000 anni fa avrebbe provocato un disboscamento tale da aumentare la quantità di luce riflessa dalla superficie terrestre, innescando dei cambiamenti nell'atmosfera capaci di ridurre le piogge monsoniche, portando così alla graduale desertificazione. In sostanza il punto di partenza di questa ipotesi sono state le teorie già consolidate, relative ai cambiamenti nel paesaggio provocati nell'Asia orientale dalle popolazioni del Neolitico, che, secondo quanto ha spiegato lo stesso David Wright: "hanno cambiato il paesaggio così profondamente da impedire ai monsoni di penetrare nell'entroterra. Qualcosa di simile potrebbe essere accaduto anche nel Sahara" Ad ogni modo per verificare l'ipotesi i ricercatori hanno riesaminato le tracce archeologiche della comparsa della pastorizia nell'area del Sahara, confrontandole con i dati sulla diffusione della vegetazione a macchie: indicatore di un cambiamento verso condizioni desertiche. Per farla breve, i risultati hanno confermato che circa 8.000 anni fa, nelle regioni vicino il Nilo, fecero la loro comparsa le comunità di pastori, diffondendosi verso Ovest. Inoltre, come già anticipato, durante questi spostamenti la vegetazione veniva gradualmente rimossa e parallelamente aumentava la quantità di luce solare riflessa dalla superficie terrestre, influenzando così le condizioni atmosferiche fino a ridurre le piogge monsoniche. Tutto ciò, sempre secondo i ricercatori, ha causato un'ulteriore desertificazione e perdita di vegetazione che si è diffusa all'intero Sahara. Al riguardo David Wright ha, infine, concluso spiegando: ''A quel tempo c'erano laghi ovunque, che nasconderanno le tracce di questi cambiamenti. Dobbiamo scavare sottoterra, nei letti di questi vecchi laghi per trovarle. Come archeologi ed ecologi dobbiamo cercare i dati per fare dei modelli più precisi degli effetti della vegetazione sul clima".


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