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mercoledì 10 maggio 2017

Secondo una nuova ipotesi, la crosta terrestre sarebbe "piovuta dal cielo".


A quanto pare la crosta terrestre sarebbe "piovuta dal cielo": molti dei suoi componenti chimici non sarebbero stati prodotti dalle eruzioni vulcaniche, ma potrebbero essersi condensati nell'atmosfera circa 4,5 miliardi di anni fa, quando la Terra era ancora giovanissima, in seguito alla catastrofica collisione con Theia, un pianeta ipotetico delle dimensioni di Marte. O almeno questa è la ricostruzione che emerge da una recente ricerca pubblicata sulla rivista Earth and Planetary Science Letters e condotta in Canada, da un gruppo di scienziati della McGill University, coordinato da Don Baker e Kassandra Sofonio. In pratica, secondo le teorie tradizionali, i vulcani sarebbero la fonte principale degli ingredienti della crosta terrestre primitiva, composta per il 90% da minerali ricchi di silice, come quarzo e feldspato. Tuttavia la ricostruzione fatta dal gruppo di ricerca canadese ha indicato che, in seguito alla collisione con il suddetto protopianeta, l'atmosfera terrestre era formata da vapori così bollenti da poter disciogliere le rocce più superficiali, più o meno come lo zucchero si scioglie nel caffè. Al riguardo lo stesso Don Baker ha spiegato: "Questi minerali dissolti sono risaliti nell'atmosfera e si sono raffreddati: i materiali ricchi di silicio si sono separati e poi sono ricaduti sulla Terra sotto forma di pioggia". Inoltre gli scienziati sono riusciti a simulare l'intero processo in laboratorio, surriscaldando a 1.550 gradi un mix di acqua e materiali a base di silice, prelevati dal terreno: le polveri ottenute, unite all'acqua, sono state rinchiuse all'interno di capsule d'oro e palladio, le quali sono poi state messe in un contenitore a pressione riscaldato a 727 gradi per simulare le condizioni estreme presenti alle origini della Terra, un milione di anni dopo l'impatto con Theia, (il quale sarebbe anche responsabile della formazione della Luna). Ad ogni modo, secondo i principali autori dello studio, la catena di eventi ricostruita in laboratorio avrebbe determinato sulla Terra la comparsa di condizioni tali da favorire l'origine della vita ed in un tempo piuttosto breve. Motivo per il quale i ricercatori canadesi ritengono che il risultato della loro simulazione potrà essere utile per individuare, fra i numerosi pianeti finora scoperti all'esterno del Sistema Solare, quelli che hanno condizioni simili a quelle della Terra primitiva e che di conseguenza potrebbero, infine, essere in grado di ospitare la vita.

Di seguito un'immagine che riassume un po' il tutto:
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