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sabato 12 agosto 2017

Dimostrato che la solitudine e l'isolamento sociale possono uccidere più dell'obesità.


Come noto,gli esseri umani di per sé sono degli animali sociali e di conseguenza l'essere connessi socialmente con gli altri viene considerato un bisogno umano fondamentale e cruciale sia per il benessere che per la sopravvivenza. Difatti, a quanto pare la solitudine e più nello specifico l'isolamento sociale possono rappresentare un pericolo per la salute pubblica più dell'obesità ed il loro impatto è cresciuto e continuerà a crescere; o almeno questo è quanto ha dimostrato una ricerca presentata in questi giorni al 125° incontro annuale dell'American Psychological Association, (nota anche con la sigla APA). In pratica a condurre tale ricerca è stata la professoressa Julianne Holt-Lunstad, psicologa della Brigham Young University, la quale ha illustrato 2 revisioni della letteratura sull'isolamento sociale ed il rischio di morte prematura che ne potrebbe conseguire. In sostanza la prima metanalisi, condotta su 148 studi, (per un totale di oltre 300.000 partecipanti), ha messo in evidenza che una maggiore connessione sociale è associata ad un rischio di morte precoce ridotto del 50%. Mentre il secondo studio, che ha coinvolto 70 studi, (ai quali avevano partecipato un totale di più di 3,4 milioni di individui provenienti principalmente dall'America settentrionale ma anche dall'Europa, dall'Asia e dall'Australia), ha fatto emergere il ruolo che l'isolamento sociale, la solitudine o il vivere da soli possono avere sulla mortalità: i ricercatori hanno, infatti, scoperto che questi fattori hanno un identico effetto significativo sul rischio di morte prematura, uguale o addirittura maggiore di quello di altri fattori di rischio già ben noti, come, ad esempio, l'obesità. Ad ogni modo non è la prima volta che gli psicologi dell'APA affrontano il problema delle ricadute sulla salute dell'isolamento sociale. Infatti in passato alcuni esperimenti estremi hanno dimostrato come la mancanza di contatto umano potesse addirittura uccidere i neonati; senza contare che tra le punizioni più pesanti ancora oggi, ad esempio in carcere, viene applicato l'isolamento sociale. Tra l'altro i rischi legati alla solitudine oggi si fanno sentire ancora di più: sono milioni e milioni gli adulti che vivono da soli, che non sono sposati, che non convivono e che non hanno figli: a soffrire di solitudine cronica soltanto negli Stati Uniti sarebbero circa 42,6 milioni di persone e perlopiù gli over 45. Come se non bastasse al mondo d'oggi le persone sono sempre meno in contatto tra loro nella vita vera, (mentre lo sono di più sui vari Social Network), e per questo si ritrovano a sperimentare sempre più di frequente la solitudine e/o l'isolamento sociale. Al riguardo la stessa Julianne Holt-Lunstad ha spiegato: "Ci sono prove robuste che l'isolamento sociale e la solitudine aumentano significativamente il rischio di mortalità precoce, influenzando anche altre condizioni mediche, e la grandezza del rischio supera quella di molti indicatori di salute". Per di più con l'invecchiamento della popolazione, si prevede che l'effetto della solitudine sulla salute pubblica aumenterà, tanto che i ricercatori parlano già di "epidemia di solitudine" riferendosi non solo ai Paesi ricchi; motivo per il quale il prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di capire cosa si può fare per migliorare la situazione. Difatti alcuni consigli che gli esperti danno in tal proposito sono: stimolare le interazioni sociali trai i bambini a scuola, prendere in considerazione il livello di vita sociale dei pazienti quando si effettua una diagnosi, e promuovere spazi di incontro sociale, in particolare per coloro che, avendo smesso di lavorare, hanno, infine, visto svanire i rapporti con i colleghi, (che per alcuni costituiscono le uniche relazioni interpersonali).


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