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giovedì 31 ottobre 2013

Anonymous Italia attacca ENI e Saipem, entrando in possesso e rendendo pubblici alcuni documenti.


Dopo essersi impegnata per sostenere la lotta contro il "potere" negli scorsi giorni, (prima attaccando i siti del MIT, del MISE, della Corte dei Conti e della Cassa Depositi e Prestiti, e dopo il MUIR, per sostenere gli studenti), e per sostenere il movimento No Tav, (attaccando il MIT, la Regione Piemonte ed il MISE), la divisione italiana dell'ormai popolare legione Anonymous, dopo averlo annunciato, è tornata all'attacco questa volta prendendo di mira l'ENI ed in particolare la Saipem, contro i "disastri ambientali e umani". Inoltre con questo attacco Anonymous Italia è entrata in possesso di diversi file relativi alle due società e che ha in parte resi pubblici. Naturalmente gli hacker, come di consueto, hanno rivendicato l'azione sul loro blog ufficiale tramite un comunicato in cui hanno spiegato anche le loro motivazioni. In questo comunicato gli hacker hanno fatto sapere: «Molti non conoscono il vero volto di ENI, società assetata di denaro, insanguinata, che porta con sé uno strascico di disastri ambientali e umani. I suoi tentacoli disgustosi sono ovunque. È colpevole di numerosi crimini in svariate nazioni: in Italia, ad esempio, si può annoverare l'inquinamento delle falde acquifere di Gela devastate dalla raffineria. Le madri hanno diossina nel latte, nel sangue degli abitanti sono presenti piombo, mercurio, arsenico; i tassi di tumore, malformazioni neonatali e concentrazioni di inquinanti nell'aria sono altissimi. Molfetta venne colpita da una tragedia che causò la morte di 5 persone a causa di esalazioni di idrogeno solforato. La responsabilità coinvolgeva varie società, fra le quali ENITaranto, città già succube dell'inquinamento industriale, è avvelenata anche dalle sostanze provenienti dalla raffineria ENI, che nel periodo estivo hanno invaso il mare durante uno sversamento provocato probabilmente da black-out. Gli scarti tossici della pirite ammorbano la Toscana da anni. Nel 2001, il fiume Merse diventa rosso fuoco, la temperatura sale fino a raggiungere i 38 gradi. La miniera di Campiano vomitava una melma color ruggine, velenosa e bollente. Grazie ad una tesi di laurea viene denunciata presenza di arsenico e mercurio nei pesci. Presenza confermata da analisi che documentano quantità sopra i limiti. Nei primi anni 2000 l'ENI ha riversato circa 5.300 tonnellate di arsenico nelle falde idriche. A Porto Torres, l'ENI è colpevole di disastro ambientale per il feroce inquinamento dovuto allo sversamento  di sostanze nefaste in mare: secondo le analisi, la quantità di benzene rilevata era esorbitante rispetto al valore limite. A Ravenna è famoso il caso del cosiddetto "sversamento stirene" ENI-Versalis, (24 ore consecutive), che ha trasportato i vapori tossici verso la popolazione. Questi sono solo alcuni dei disastri che si possono annoverare nel lungo percorso di veleni e morte che caratterizza questa società profittatrice e senza scrupoli». Ed hanno poi proseguito scrivendo: «ENI e la sua controllata Saipem sono anche protagoniste di lucrose e devastanti azioni di sfruttamento dei paesi più poveri e martoriati della terra; in primis in Congo, uno stato nato come vittima sacrificale degli usurpatori occidentali. Fin da principio l'area del Congo fu occupata come possedimento personale dall'esercito del re del Belgio, Leopoldo II, nel 1872, destinato allo sfruttamento della mano d'opera locale sottoforma schiavile nell'estrazione del caucciù. Furono decenni di selvaggie torture perpetrate dagli immondi sfruttatori bianchi ai danni della popolazione locale. Successivamente il Congo, terra ricchissima di materie prime, si è traformato in area di razzia per le grosse multinazionali estrattive occidentali e negli ultimi 20 anni un susseguirsi di guerre per il controllo del coltan ha ulteriormente devastato il Paese Africano. Si possono stimare i morti un 1-2 milioni, mentre i congolesi scavano nel fango minerali preziosi per l'industria informatica. Come evidenzia un rapporto ONU, i miliziani che si spartiscono le riserve minerarie sono mercenari al soldo delle grandi multinazionali estrattive straniere. Ebbene è in questo contesto che dal 2008 ENI ha investito 3 miliardi di dollari per l'estrazione di sabbie bituminose per la produzione di petrolio. Ciò significa che 1.790 KM quadrati di terreno congolese saranno letteralmente scorticati distruggendo ogni forma di vita animale e vegetale e compromettendone la ricomparsa per un tempo lunghissimo; inoltre produrre petrolio dalle sabbie bituminose provoca un enorme contaminazione dell'aria e necessita di grandi quantità d'acqua nel processo di raffinazione, questa una volta contaminata finirà inevitabilmente nell'ambiente, contaminandolo irremidiabilmente. L'ENI tuttavia, si serve anche del Congo per estrarre petrolio in piattaforme offshore sperimentando "innovative" tecniche d'estrazione col mirabolante risultato dell'affondamento della piattaforma Perro Negro 6 di proprietà Saipem, (controllata dalla ENI), e relativo disastro ambientale. I fatti risalgono al 2012». Ed ancora: «Segnaliamo inoltre che l'ENI ha iniziato da poco le trivellazioni nel canale di Sicilia e gli sversamenti di petrolio in mare non si sono fatti attendere; ed è sempre l'ENI a svolgere i lavori di montaggio delle molteplici piattaforme offshore, (gas liquefatto), che inquinano i mari con cloro e schiume tossiche abbassandone anche le temperature. Non ci sbaglieremo di molto, quindi se additeremo l'ENI come cricca usurpatrice e devastatrice dell'ambiente specializzata nell'avvelenamento dei più deboli, ed indifesi; infatti, come sopra riportato, è in Congo, paese poverissimo e martoriato da un'interminabile guerra, che l'ENI fa affari d'oro ed inquina indisturbatamente a colpi di disastri ambientali, così come la stessa ENI da' il suo contributo alla moria dei meravigliosi ed indifesi cetacei sulle coste tirreniche, costruendo le piattaforme gasiere offshore». Ed hanno, infine, rivolgendosi direttemente alle aziende interessate, scrivendo: «Vili predoni del genere umano e dell'ambiente, Saipem, ENI siamo stanchi di assistere inermi allo scempio della natura; costringete milioni di persone a contribuire alle vostre razzie, pagando per la fornitura della vostra "energia" lercia del dolore di uomini, piante ed animali, capri espiatori sacrificati sull'altare della vostra smania di denaro e potere. Anonymous si batterà sempre contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo del quale ENI ed altre industrie sono responsabili, perciò pubblichiamo i vostri documenti con l'intento di dare un contributo alla lotta dei molti che rifiutano la vostra  brutale oppressione!». Per di più dopo il suddetto comunicato, sul blog ufficiale di Anonymous Italia sono stati pubblicati, appunto, anche alcuni link relativi ad una prima parte dei documenti entrati in loro possesso a seguito dell'attacco. Dunque, come si può intuire, nei prossimi giorni potrebbero essere resi pubblici anche i restanti file.


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