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lunedì 20 marzo 2017

Scoperto che dopo uno sbaglio il cervello va temporaneamente "offline", riducendo la precisione delle scelte successive.


Si sa, dagli errori bisognerebbe imparare, ma a quanto pare il cervello ha bisogno di tempo per apprendere effettivamente la lezione e quando ci si trova di fronte ad un flusso veloce e costante di decisioni da prendere, anche una distrazione momentanea, (come, ad esempio, quella di notare un errore), può fare diminuire la precisione con cui si fa una scelta successiva; o almeno questo è quanto è emerso da un recente studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università del Marylanddella George Mason Universitypubblicato sul Journal of Neuroscience. Al riguardo George Buzzell, uno dei principali autori della ricerca, ha spiegato: "Abbiamo una regione del cervello che ci dice "hai fatto un casino", in modo da poter correggere il nostro comportamento. Ma, a volte, questo sistema di monitoraggio può ritorcersi contro di noi, distraendoci dal compito che dobbiamo svolgere e facendoci fare un nuovo errore". In pratica per testare la veridicità di questa ipotesi, gli scienziati hanno monitorato l'attività cerebrale di 23 partecipanti mentre lavoravano ad un compito impegnativo: cerchi concentrici lampeggiavano brevemente su uno schermo ed i partecipanti dovevano rispondere con una mano se si trattava di cerchi dello stesso colore, e con l'altra se le tonalità erano leggermente diverse. Così facendo si è scoperto che, dopo aver commesso un errore, i partecipanti avevano in genere risposto correttamente alla domanda successiva solo nel caso in cui era stato dato loro almeno un secondo di tempo per recuperare: quando la domanda seguente veniva, infatti, posta molto più rapidamente dopo un errore, (ovvero circa 0,2 secondi dopo), la loro precisione risultava essere inferiore del 10%. In sostanza l'attività elettrica registrata dalla corteccia visiva ha mostrato che i partecipanti facevano meno attenzione alla prova successiva quando avevano appena fatto un errore, al contrario di cosa accadeva se avevano risposto correttamente. Insomma, secondo quanto hanno fatto sapere i ricercatori, la richiesta cognitiva di notare e processare l'errore sembrava distogliere l'attenzione che altrimenti i partecipanti avrebbero dedicato al compito: un po' come se il cervello fosse andato temporaneamente "offline". In tal proposito Jan Wessel, psicologo dell'Università dell'Iowa, ha, infine, concluso commentando: "Nel mondo reale di solito alle persone è dato tempo di riflettere, (anche per pochi secondi), su un errore, prima di fargli prendere un'altra decisione. Ma in alcune attività, come guidare o suonare uno strumento musicale, costringono le persone ad avere a che fare con errori in successione molto rapidamente, pur continuando ad eseguire correttamente il resto del compito. Queste azioni potrebbero spostare i limiti di elaborazione degli errori".


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